Quando la tradizione non è più in grado di rispondere alle domande e ai problemi che il suo periodo
storico-culturale gli pone il filosofo comincia a cercare di spiegare i problemi filosofici in un altro
modo. Lo scritto filosofico nasce sempre dalla percezione di una contraddizione tra sapere ricevuto
e coscienza individuale. Quando il sapere ricevuto non risponde più alle domande che vengono
dalla verità nasce una contraddizione. Per comprendere un testo è necessario immergersi nelle
circostanze reali di quell’autore e capire quali sono le contraddizioni con cui quell’autore si
confronta e cercare di capire come le risposte di quell’autore potrebbero risolvere le contraddizioni
trovate di fronte a sé.
Capire cosa un autore dice significa capire perchè lo dice. È necessario ricostruire l’autobiografia
storica e individuale di quell’autore. Il pensiero di un autore è un’autobiografia trasfigurata. Le
contraddizioni non sono solo teoriche, ma anche politiche e sociali. Prima di tutto il filosofo vuole
ordinare il mondo e indicare una strada di soluzione.
Questo si attua perfettamente in Giordano Bruno il cui pensiero trasfigura veramente il suo
momento storico, cerca di dare una risposta alla crisi del suo tempo. Una risposta che parte da un
punto radicale, di origine, necessario che è l’aspirazione dell’essere, della vita, cosa siamo noi nel
grande essere del mondo e dare una nuova morale al suo tempo.
I filosofi hanno cercato una risposta a una crisi. Il rinascimento può essere definito come un periodo
tra metà 400 al 1600. Alcuni studiosi pensano che già Petrarca appartenga al rinascimento. Se deve
invece essere dato un giudizio qualitativo il rinascimento può essere definito come momento della
massima crisi: come il modello della filosofia classica (quella di Platone e Aristotele) viene meno e
si ricerca una nuova idea di uomo e si abbandona per sempre l’idea classica di uomo. Quando si
ricerca di riproporre le categorie del classico in realtà si superano, anche se si superano spesso
inconsciamente. Si cerca di ut utilizzare un materiale e ricostruire un’immagine antica dell’uomo e
dei suoi rapporti col mondo, ma questo modo antico viene smentito nella sua validità nella crisi
politica- sociale che circonda questi tentativi di restaurazione. Il rinascimento è la fine, il tramonto,
del modo classico di percepire l’uomo e la società.
Il rinascimento è un’epoca di crisi, di crisi prima di tutto economica.
Crisi economica perchè con la scoperta dell’America irrompe l’oro, si ha la rivoluzione dei prezzi e
l’ascesa degli stati coloniali e il declino degli stati mediterranei. La crisi economica diviene anche
una crisi istituzionale: chi emerge in questa economia coloniale sono i borghesi, i mercanti. Questa
nuova classe sociale porta il venire meno dei grandi organismi politici centralizzati, gli stati
nazionali e regimi feudali. Viene meno l’aristocrazia. È un malessere economico-politico che in
qualche modo deve essere rielaborato e a cui si cerca di rispondere con una rielaborazione culturale,
anche sul piano religioso.
Il monopolio della chiesa romana è messo in discussione da molteplici fatti, come le correnti
conciliariste che sostengono la superiorità del concilio sul papa.
Si creano nuove dottrine volte a dare una preminenza politica alle chiese nazionali. Tutto questo
porta poi allo scisma luterano che è legato al nascere delle spinte autonome della Germania.
Tutto questo viene avvertito dagli intellettuali non come una crisi politica economica o istituzionale,
ma come una crisi culturale. Si pensa che proponendo un nuovo modello culturale per vedere il
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ruolo dell’uomo o il rapporto tra Dio e l’uomo sia la chiave per risolvere la crisi che è avvertita
come spirituale.
La crisi dell’impero romano d’oriente porta un ampio afflusso della cultura greca in occidente.
Il vero evento che mette la cultura occidentale in contatto con la cultura orientale è il concilio
Ferrara- Firenze.
Questo porta all’emergere del Platonismo secondo cui il discorso di dio si deve basare sul
platonismo ritenendo che il platonismo è l’unica filosofia che si combina con il cristianesimo perchè
sostiene e riconosce la sopravvivenza dell’anima nell’aldilà.
Il fondamento della crisi viene inteso come fondamento culturale. Quindi si cerca una riforma, ma
prima di tutto una riforma del cristianesimo, di un modo di concepire il mondo.
Bruno identifica la crisi e la ragione della crisi nella tradizione culturale che è insieme filosofica che
religiosa. Per il fatto di aver identificato nel cristianesimo una delle ragione della crisi del secolo a
lui contemporaneo sarà condannato al rogo.
Bruno pensa che riformando la morale della società sia possibile vivere in uno stato giusto e quindi
felice. Come si riforma la morale comune?
I destinatari della sua proposta non è tutto il popolo, condivide l’idea di una netta separazione tra
uomini di cultura e analfabeti. Gli analfabeti possono però essere educati, gli si può trasmettere
alcune verità fondamentali sotto la forma della religione.
La religione è uno strumento pedagogico per la massa.
Bruno vuole creare uno stato basato su una virtù etica condivisa: l’idea per cui ogni cittadino fa
parte dello Stato come ogni parte del nostro corpo fa parte del nostro corpo e lavora e collabora per
mandare avanti il corpo intero.
Zao poop, zao a tutti i kebabbari sono tornata col coronavirus! !!!!
ps. hanno arrestato Damiano
Bruno è accusato di aver messo in discussione la cultura dottrinale del suo tempo. Successivamente
viene accusato di arianesimo. L'arianesimo prende il suo nome da Ario ed è un'eresia che non
riconosce il dogma della trinità.
Se l'uomo è in grado di perfezionarsi da solo la Chiesa diviene inutile perchè è lei che confessa, dà
l'assoluzione, amministra quei sacramenti necessari per allontanarsi dal peccato originario e
diventare meritevole del paradiso. L'arianesimo rende l'uomo capace da solo di risolvere la sua
lontananza e guadagnarsi autonomamente il paradiso. In questa accusa è già chiaro il rapporto tra
religione e vita civile. L'accusa mostra l'interesse di Bruno per una religione che mette in evidenza
la capacità dell'uomo di fare, la sua autonomia. E' un accusa molto grave per la quale andò al rogo
Michele Serveto.
Bruno enuncia in modo plateale che la teoria copernicana è una teoria fisica che spiega come
davvero va il mondo. Rispetto a Copernico Bruno enuncia un concetto nuovo: il cosmo eliocentrico
è anche infinito, non ci sono le stelle fisse ma è infinito ed è effetto e produzione di un ente infinito.
Dio che Bruno chiama Uno non può aver prodotto altro che un essere infinito perchè creare un
oggetto finito significherebbe produrre qualcosa che limita le capacità infinite dell’Uno.
Nel processo negherà di essersi convertito al calvinismo ma di sicuro si era convertito perchè sennò
non avrebbe potuto vivere a Ginevra.
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26/02
Implicato nell’accusa di arianesimo (sostenere posizioni razionaliste in cui si dà un particolare
valore alla capacità dell’uomo di intraprendere un percorso di perfezionamento), diviene poi un
domenicano scomunicato che cerca lavoro utilizzando la sua preparazione acquisita in convento.
Compone poi un’opera scientifica- astronomica. L’apparizione della nova creava dei problemi alla
teoria ufficiale della chiesa sul carattere incorrotto del cielo.
A Ginevra Bruno si converte al calvinismo. Qui viene processato e scomunicato. Le accuse che le
autorità gli contestano sono quelle di aver criticato un professore di filosofia. Viene poi processato
per aver definito i calvinisti come pedagoghi. I pedagoghi era un termine dispregiativo usato da San
Paolo verso i cristiani ebrei accusati dal santo di non aver capito il senso spirituale del
cristianesimo. Chiamare i calvinisti pedagoghi significa accusarli di non aver capito il senso
spirituale.
È costretto a fuggire da Ginevra e si rifugia a a Tolosa. Città abbastanza tollerante che non
obbligava i professori a frequentare la messa. Lascia Tolosa perchè cerca di apparire e farsi notare a
Parigi dal re.
A Parigi diventa lettore straordinario e commenta San Tommaso, testo di eccellenza per l’ordine
domenicano. Il re è Enrico III di Valois. Egli era circondato da una corte raffinata e abbastanza
moderna. Enrico III è stato accusato di machiavellismo e di essere un volta faccia e accusato di
frode, in realtà egli cercava di barcamenarsi tra due fazioni politiche contrapposte: la corrente
cattolica-filospagnola della famiglia Guisa e la corrente filoprotestante con a capo Enrico III di
Borbone. La Francia è divisa tra due fazioni religiose che si contrastano. Gli ugonotti sono spesso
aristocratici. Questa situazione aveva dato luogo a una serie di guerre di religione.
Qui si fa largo il concetto di tolleranza.
Il concetto di tolleranza rappresenta quell’ambito in cui la legge non impone modi di
comportamento comune. La tolleranza nasce proprio in questo momento in Francia con le
discussioni sulle guerre di religione ed è la messa a fuoco di un ambito in cui il cittadino può
pensare e fare come vuole. Questa idea viene espressa per la prima volta dal cancelliere francese
(Michel del l’Hospital) che in una riunione in cui si cercava la pacificazione tra le due fazioni disse
che il re non vuole che loro si mettono a discutere su quale opinione è più giusta, perchè non è
questione di dare fondamento alla religione ma dare un fondamento, una struttura pacificata, alla
repubblica e molti possono essere cittadini senza essere necessariamente cristiani.
L’Unità religiosa dello stato esce dai momenti di poteri e lascia il posto all’idea di una zona privata
verso cui il potere politico dichiara il suo disinteresse.
Bruno è ancora nella situazione di pensare nell’unità dei costumi, ma questi intellettuali francesi
operavano nel contesto per cui la tolleranza, la libertà di seguire le proprie scelte, potesse essere
motivo di pacificazione. Questo lavoro di riflessione è un cambiamento di rotta importante nella
mentalità comune.
In Francia si dice che il cittadino deve rispettare le scelte pubbliche, ma che lo Stato deve
disinteressarsi delle scelte religiose. Questo converge in un movimento di secolarizzazione che
converge poi nella nascita dello stato moderno.
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Una religione non può essere totalmente tollerante perchè alla base di ogni religione c’è una
rivelazione. Posso essere praticamente tollerante ma non teoricamente. La verità religiosa richiede
che tutta la comunità si riconosca in quella religione.
La religione dunque non poteva enunciare l’idea di tolleranza, la poteva enunciare un filosofo. Ci
sono due filosofi che parlano di questo: Nicola Cusano e Marsilio Ficino.
Scrivono che tutte le religioni sono forme rispettabili. Pur nel riconoscimento che anche le forme
più primitive di adorazione verso dio sono tutti rispettabili, la tolleranza era rispetto ai rituali.
La tolleranza non significa che si accetta qualsiasi forma di religione, significa che si fa una scala di
valori e si dice che le forme più primitive hanno il loro coronamento nella forma più perfetta nel
cristianesimo.
Bruno si esibisce davanti al re e gli mostra la sua capacità di memoria e viene assunto da Enrico III
come lettore del re straordinario.
Si impegna a scrivere 3 opere di mnemotecnica: le ombre delle idee, il canto di Circe e l’arte della
memoria.
Bruno ha un fortissimo senso della crisi del suo tempo. Il canto di Circe è un’allegoria di Circe. Di
questa figura se ne era servito anche Plutarco nella scrittura di alcune sue opere dove Plutarco cerca
di dimostrare che la vita umana è molto peggiore di quella degli animali.
Pochi anni primi era stata fatta una rappresentazione teatrale in cui la figura di Circe era sconfitta da
Enrico III e Circe consegnava a Enrico la bacchetta con cui aveva trasformato gli uomini in animali
e Enrico li ritrasforma in uomini.
Nel canto di Circe Circe ottiene di trasformare in animali quelli che erano già dentro di loro animali
e che avevano solo l’aspetto di uomini. Avevano aspetto di uomini, ma vizi di animali. Questo è un
ribaltamento della rappresentazione teatrale precedente e sembra di voler dire che la sua riforma
non è servita a niente e questi uomini-animali dovevano essere cacciati dalla città.
Bruno è presentato come un profeta consapevole ai rischi a cui si espone.
Vedi brano letto in classe
Provvidenza degli dei: Linea fatalistica quasi già predestinata
Sacerdoti egiziani: si va a ripescare una religione indistinta, perduta, inaccessibile. Si fa riferimento
a una religione che adorava gli animali. Si va a scegliere come fonte di questa affermazione la
religione che il cristianesimo indicava come la più rozza e la più lontana dalla spiritualità. Adorare
gli animali era considerato come la forma più primitiva di religiosità.
Qui c’è ancora una concezione del tempo non cristiana, unilinerare, non è una freccia che parte da
un punto ed è diretta a un altro punto e alla fine del tempo. Per il cristianesimo c’è un inizio e ci
sarà una fine. (L’inizio è la nascita di Cristo e la fine è il giudizio universale). La concezione del
tempo nella filosofia classicA è ciclica per il fatto che la nostra vita è ciclica sottoposta a un
alternarsi di giorno-notte e stagioni, è una ruota che si ripete all’infinito. Per il mondo antico i
pianeti nel loro movimento eterno e periodico, nel passare in punti diversi della sfera celeste,
determinano il cambiare degli stagioni, e cambiamento nella vita comune.
L’idea del tempo ciclico spiega il rapporto che esiste tra tempo dell’uomo e il movimento stellare a
cui si poteva far riferimento. Anche i pianeti però si troveranno nello stesso luogo di quando il
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mondo è cominciato, all’inizio del ciclo e tutto ricomincerà da capo e riaccadranno situazioni
analoghe (come dice Nietzsche).
Analogia vuol dire identità di rapporti fra classi di enti diversi. Posso esaminare come vanno le cose
fra l’individuo A e B in una certa classe di oggetti e posso per analogia applicare lo stesso rapporto
su un’altra classe di enti. Mi servo di somiglianze.
Bruno aderisce al tempo ciclico è estraneo a una visione provvidenziale tipica del cristianesimo.
La ruota del tempo significa che le società sono sottoposte a una nascita-crescita-morte, a un raggio
di sviluppo come quello dell’uomo.
Tutto questo è riferito a Mercurio. Mercurio è il messaggero degli dei e l’intermediario tra uomo-
dio. Manda personaggi che hanno una specifica funzione religiosa di intervenire nel proprio mondo
e riformare una società che ormai è giunta a decadenza e necessita di riforma. Questi Mercuri o non
saranno accolti o saranno accolti male.
In questi tre libri della mnemotecnica c’è riferimento sia alla teoria copernicana e a Bruno come
promotore di una nuova riforma morale.
In questa presentazione di se stesso come araldo di una nuova filosofia, la convinzione di essere
inviato da una provvidenza superiore.
L’esame critico del credo religioso dei suoi contemporanei mostra l’impossibilità di fondare una
seria morale civile. Il problema di Bruno è un problema morale, etico, sociale, del rapporto tra
cittadini tra di loro. Non si pone il problema tra denaro e società, nè il problema di organizzazione
della famiglia. La società com’è organizzata potrebbe andare bene purchè fosse rieducata, fosse
possibile diffondere una cultura e un’educazione che coinvolgesse tutti verso un concetto di virtù
civile intesa come solidarietà reciproca.
È minimamente peccato quello che riguarda la persona, è poco peccato quello che riguarda due
persone, è massimamente peccato quello che riguarda l’individuo e la società. I principi morali
(parsimonia, mancanza di lussuria, non tradire ecc..) sono per Bruno valori influenti, gli interessa
quello che fa l’uomo nei rapporti di tutta la società.
Peccato è ciò che danneggia la comunità nel suo insieme.
Lavora anche quel concetto che Michel de l’ Hospital stava coltivando e plasmando a livello di
religione, mentre in Bruno si trasporta a livello morale. Bruno riconosce quel disinteresse verso la
sfera privata all’interno della società civile. Da qui si nota la preminenza della società rispetto al
singolo cittadino.
La Lussuria ecc ... non danneggia lo stato. Lo scopo è il benessere dello stato. Benessere dello stato
significa poi benessere di tutti i suoi cittadini.
Bruno fa una classificazione delle religioni, nota come la peggiore il calvinismo, media il
protestantesimo, un po’ meglio il cattolicesimo romano. Il cattolicesimo afferma, seppur con
qualche difficoltà, il valore delle opere dell’uomo. L’uomo può contribuire comportandosi bene alla
propria felicità ultraterrena. Sul concetto di merito dell’uomo si era innescata la rottura con il
luteranesimo. Per Lutero non è possibile che dio venga condizionato dall’uomo sulla base delle sue
opere, le azioni dell’uomo non servono se non è Dio stesso che aiuta l’uomo. Per Lutero l’uomo
peccatore è giustificato per merito della grazia divina. Calvino aveva affermato ancor di più la
predestinazione. La predestinazione per Bruno è la più sconfortante e contraria affermazione
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rispetto all’etica operosa e ottimista su cui si basa la società umana. il cristianesimo è rivalutato da
Bruno per
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