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Storia medievale

Lezione 1 – 25/02/19 e Lezione 2 – 01/03/19

Informazioni utili per il corso:

  • Ricevimento lunedì 14.30 - 16.30
  • Lunedì alle 12.30 fino alle 14.00
  • 11 – 15 – 18 marzo le saranno lezioni sospese
  • Colloqui sulla parte istituzionale: dopo Pasqua – Manuale di Zorzi (escluso ultimo snodo) + Fontimedievali (10 documenti di quelli pubblicati + le tre introduzioni) + istruzioni per l’uso NO +documenti in classe + 1 libro dei tre indicati
  • Giovedì 11 aprile dalle 14.30 alle 16.30: seminario tenuto da Giuseppe Albertoni (specialista periodo carolingio) sullo scambio di doni tra Carlo Magno e califfo di Baghdad (elefante) per analizzare i rapporti tra il mondo carolingio e l’oriente islamico
  • Altri seminari: 4 aprile dalle 11.30 – 13.00 > prof. Alberzoni – professor Hartmann (oratoria del periodo comunale); maggio altri due incontri 1. Periodo degli ottoni, 2. Vite dei papi

Parte monografica: Costruzioni politiche e sociali nei secoli VIII e IX in Europa: Carlo Magno

Focalizzeremo l’attenzione sulla costruzione dello spazio politico dell’impero carolingio = il più grande nell’alto medioevo dopo l’impero romano. Parlando del periodo carolingio facciamo riferimento alla nascita e alla formazione del dominio di Carlo Magno. Verrà fatto principalmente uso di documenti forniti a lezione e del testo “Carlo Magno: il barbaro santo”.

Per esame: testo + documenti distribuiti + articoli (indicati dopo Pasqua) raccolti in un fascicolo che si può trovare nel laboratorio di fotoriproduzione o di cui sarà possibile fare le fotocopie (degli articoli per chi ha seguito le lezioni verranno indicati solo un certo numero, chi non ha seguito dovrà studiarli tutti).

Introduzione alla parte monografica

Esiste un’identità europea? Ancora oggi il tema Europa è molto dibattuto, si parla molto della sua identità, su cosa debba diventare. Una discussione sull’identità dell’Europa porta inevitabilmente a parlare anche su che forma dare a essa: un’Europa dei popoli, delle nazioni, dell’economia, della finanza, della burocrazia...? Effettivamente l’Europa geograficamente non ha una sua identità in quanto è un’appendice del continente euroasiatico (confine fisico: Urali) e non è bene individuabile rispetto agli altri continenti (Africa, Oceania, Americhe). Proprio per questo motivo consideriamo l’Europa un continente per la sua identità storica e culturale – sviluppo di una certa civiltà in un momento ben preciso in un determinato luogo.

Il termine EUROPA nel Medioevo iniziò a essere usato molto spesso anche in senso geografico e soprattutto nel periodo carolingio troviamo più frequentemente la citazione di questa parola e essa coincide quasi sempre con il mondo carolingio e con il mondo cristiano occidentale (nella considerazione vengono esclusi l’Inghilterra, la Francia e la Spagna araba). Effettivamente, nel periodo carolingio il vocabolo EUROPA ha una grande fortuna e viene citato molte volte nelle fonti e nei documenti (analisi fatta da uno studioso polacco sui testi di quell’epoca).

  • Radici europee – vengono cercate in diversi ambiti:
  • Con i Celti: erano stanziati in una gran parte di quella che consideriamo Europa
  • Con i Romani: hanno unificato molti territori
  • Nel Diritto: creazione del mondo europeo (elemento identificante)
  • Nel medioevo
  • Nell’Illuminismo
  • Papa Paolo VI diceva che Benedetto fu il fondatore dell’Europa (non sempre i papi conoscono bene la storia anche se questa idea fu ripresa anche da altri ma gli storici non ritengono abbia molto valore)

Anche se esistono diverse scuole di pensiero e il dibattito è molto acceso sarebbe meglio parlare di Carlo Magno come un fondatore dell’Europa: egli fu uno dei padri dell’Europa e il suo contributo fu determinante per la creazione di un’identità europea (esiste ancora oggi un premio Carlo Magno attribuito a coloro che si sono spesi per l’unificazione dei popoli europei e viene consegnato ogni anno a Aquisgrana).

Nota: Aquisgrana = luogo che Carlo prediligeva e dove aveva fatto costruire edifici che riprendevano Costantinopoli grazie alla mediazione di quelli di Ravenna es. cappella Palatina, palazzo di Aquisgrana, attorno alla quale ci sono anche molte foreste dove Carlo poteva dare sfogo alla sua passione per la caccia a anche acque termali calde che gli fornivano sollievo dal momento che aveva problemi di gotta.

Carlo Magno veniva identificato con l’idea della costruzione dell’unità europea ma possiamo dire che è uno dei padri dell’Europa? Già nell’alto medioevo fu definito Pater Europae in un testo anonimo poetico intitolato “Karolus magnus et Leo papa” = racconta di quando papa Leone andò da Carlo Magno a Paderborn e si misero d’accordo per un’alleanza e per dare a Carlo il titolo di imperatore. Anche in altre opere ci sono diciture simili.

Esistono anche altri personaggi che possono essere considerati padri dell’Europa come Ottone III, Federico I o Napoleone (“Per il papa io sono Carlo Magno”). Carlo Magno era un franco che a sua volta era una popolazione germanica: Carlo può essere considerato il progenitore dei francesi o dei tedeschi? Nell’immagine si vede Carlo con l’aquila imperiale tedesca e i gigli della casa reale di Francia, quindi è tedesco o francese? Ambiguità. Nessuno ha voluto fino in fondo appropriarsi della figura di Carlo Magno come progenitore. Eppure, ha comunque lasciato un segno importante nella storia, tanto che anche fuori dall’area occidentale, nel mondo slavo e nordico, egli è stato visto come il prototipo dell’imperatore: in polacco imperatore/re si scrive KRÓL; in ungherese si dice KIRÁLY; in lituano si dice KARALIUS – tutte espressioni che derivano da Carlo che fu una personalità forte tanto che il suo nome proprio viene usato per indicare un re.

Il personaggio di Carlo Magno è diventato anche un mito e secondo una leggenda non è mai morto ma dorme nella cripta della cattedrale di Aquisgrana e tornerà alla fine dei tempi per difendere la christianitas = società cristiana. Il personaggio ha lasciato un impressione forte nella memoria collettiva dei contemporanei ma anche di chi ha venuto dopo di lui quasi da subito: Ottone III volle ritrovare la tomba di Carlo Magno dal momento che non si sapeva bene dove fosse situata, infatti, è stata ben nascosta prima dell’assalto dei Normanni per evitare che la profanassero; Ottone fece scavare per trovarla e secondo un cronista contemporaneo il vescovo Thietmar di Merseburg essa fu trovata nella cattedrale di Aquisgrana e secondo la narrazione fu trovato seduto sul trono e con la corona in testa a indicare una regalità che continua anche dopo la morte.

Secondo la Cronaca della Novalesa di un autore anonimo la vicenda viene molto amplificata e colorata di elementi leggendari: racconta che Ottone e il conte di Lomello entrarono nella tomba e trovarono Carlo su un seggio rialzato, completamente vestito, con le unghie che crescevano (elementi di vita, bucano i guanti) e nulla delle membra era distrutto tranne la punta del naso (permanenza e santità).

Al tempo di Federico I, Carlo venne addirittura canonizzato ma già al tempo di Ottone III i sovrani vollero rifarsi a Carlo tramite una ricostruzione dell’impero mentre Federico I ridiede forza e dignità all’impero – crea il sacro romano impero (seconda metà del XII secolo) – si nota un’evidente volontà di ricollegarsi a Carlo.

Tutti questi elementi ci fanno capire che Carlo fu una grande personalità sia nel passato ma lo rimane anche nel presente es. articolo del 24 gennaio 2012 su un volume di Paolo Mieli che aveva titolo “Carlo Magno un mito per tutte le stagioni”.

Quando è nata l’Europa il personaggio di Carlo Magno ha dato un apporto fondamentale e questo è stato riconosciuto da molti anche in tempi diversi:

  • “Carlo Magno ha posto le fondamento di una storia che ha condizionato il processo storico moderno dell’Europa fino a oggi” autore del XX secolo
  • Hagermann: “Carlo Magno fu uno dei personaggi fondamentali della memoria storica collettiva degli europei”
  • “L’impero di Carlo ha dato forma per la prima volta a quello che noi chiamiamo Europa” – Le Goff era contrario a questa affermazione e infatti pensava che Carlo non avesse alcuna idea o un progetto di Europa, secondo lui infatti egli guardava al passato e non al futuro.
  • “Dio ti ha elevato all’onore e alla gloria del regno di Europa” autore britannico contemporaneo a Carlo
  • “I popoli dell’Europa si erano affidati a Carlo che aveva portato la pace nel territorio europeo” poeta sassone (anonimo)

Il tema di Carlo Magno rimane quindi oggetto di innumerevoli studi. Alcuni dei più importanti testi che sono usciti di recente tratta di questo tema su cui continuano a interrogarsi gli storici, anche se con interpretazioni diverse tra uno e altro e su problemi diversi che vengono analizzati:

  • Wies “Carlo Magno” 1988 – Biografia
  • Cardini “Carlomagno, un padre della patria europea” 1998
  • Becher “Carlo Magno” 1999 – Biografia
  • Barbero “Carlo Magno, Un padre dell’Europa” 2000
  • “Carlo Magno: le radici dell’Europa” di Giancarlo Ardenna, Cheiron: materiali e strumenti 2002
  • Mckitterik “Charlemagne, the formation of a European Identity” 2008
  • Minois “Carlo Magno. Primo Europeo o ultimo romano” 2012 – affronta il problema: progetta un futuro o vuole ricostituire il passato?
  • Fried “Karl der Grosse: Gewalt und Gloube (Traduzione: Carlo Magno: Potere e fede)” 2013 – potere molto forte a volte violento messo a confronto con la sua fede
  • Weinfurter “Carlo Magno, il barbaro santo” 2015

Carlo Magno: il barbaro santo

Non è solo una biografia del personaggio, l’autore vuole dimostrare una sua tesi: per lui l’obiettivo di Carlo Magno (analizza se l’ha perseguito in vari campi e se è riuscito a attuarlo) era l’univocità o uniformità = perseguiva l’obiettivo della disambiguazione ovvero togliere dall’ambiguità. Di fronte a una società diversa con popoli e tradizioni differenti ha voluto che si eliminassero le ambiguità e che si uniformassero i modi con lo scopo di arrivare alla chiarezza. Anche il testo sacro doveva essere uniformato, infatti, ogni copista poteva inserire errori o interpretazioni personali, così Carlo si fece mandare un testo da Roma e lo rese definitivo per uscire dall’ambiguità (indisse una sorta di concorso e vinse monaco Alcuino per avere una versione ufficiale). Perché togliere l’ambiguità? Vuole giungere alla verità, vuole fondare una società dove fosse chiara la verità.

Il barbaro santo – Titolo che mette insieme le due caratteristiche di Carlo:

  • Barbaro = non è un romano, è un franco. I Franchi erano coscienti di non essere romani e Carlo si sentiva re del suo popolo. Eginardo, un dotto, laico e abate della corte di Carlo (viveva per le rendite) scrisse una biografia di Carlo dopo la sua morte, i motivi per cui la scrisse non sono chiarissimi (rassegna di tutte le motivazioni fatta da Alberzoni). Eginardo disse di essere un barbaro, scrisse in latino e la chiamò la lingua dei romani: contrapposizione chiara, c’era coscienza di essere dei franchi e barbari e non romani.
  • Santo = è stato canonizzato.

Chi sono i Franchi?

Franchi: è un nome collettivo per rappresentare varie tribù stanziate a cavallo del confine dove prima c’erano tribù associate ai romani con trattati di federatio, stanziati alle foci dei fiumi Mosa, Reno e Schelda. Nel 507 d.C. i Visigoti vengono sconfitti da queste tribù. Il nome Franchi è un nome collettivo che può significare: i liberi, gli iterranti (seminomadi), i coraggiosi. Tra i Franchi emerse un gruppo quello chiamato dei Franchi Sali che erano quelli stanziati nella zona del Belgio attuale, poi c’era un altro gruppo quello dei Franchi Ripuari stanziati sulle rive del Reno all’altezza dell’attuale Colonia. I primi prevalsero e salico divenne sinonimo di franco.

Erano tribù molto aperte a incontri con tradizioni diverse, inclini alla simbiosi con altre popolazioni – si stanziarono in quell’area con il consenso dei romani, non sono degli usurpatori dal momento che hanno il consenso dell’impero. La loro politica era decisa nell’assemblea dell’esercito che di fatto era quella del popolo, infatti tutti i liberi sono quelli che possono portare le armi, ovvero chi va in guerra. Eleggevano capi militari per andare in guerra, dal mondo latino venivano chiamati res, reges o reguli (reucci) che comandavano non su un territorio ma su degli uomini – concezione diversa del capo rispetto al mondo romano. Nel mondo barbarico ciò che conta sono gli uomini più che i territori ma il processo progressivo di sedentarizzazione li spinse a concepire il potere non solo come comando sugli uomini ma anche come controllo dei territori (integrazione con il mondo romano).

Nel caso dei franchi la vicinanza con il Domino di Siagrio – generale romano che nel momento in cui le legioni romane abbandonarono le terre e si ritirano per tentare di resistere su una linea più interna nel 406 d.C. quando le popolazioni attraversano il Reno, crea un suo dominio personale. Siagrio continua a governare secondo un modello romano di territorialità e i Franchi che sono lì vicino e hanno rapporti non di ostilità ma di alleanza assumono per osmosi questo modello di territorialità romana finché con il loro primo re Clodoveo partendo da queste basi conquista il regno di Siagrio, blocca i Turingi che di volevano spingere verso ovest, blocca gli Alamanni che tentavano l’espansione verso ovest, si accorda con i Burgundi, combatte e sconfigge i Visigoti e unisce i Franchi portandoli alla vittoria e creando un ampio regno. Si impone sopra gli altri capi Franchi e tesse rapporti matrimoniali con Teodorico, con i Burgundi, con l’imperatore di Bisanzio – riconoscono il suo potere come se fosse imperatore anche dell’occidente.

La popolazione dei Franchi non è ariana, è pagana e a un certo punto si converte direttamente al cristianesimo nella forma cattolica (496 d.C. – Clodoveo si fa battezzare e così 1. la popolazione franca lo segue e si fa battezzare 2. Sono sempre più ben visti dal popolo gallo-romano, stessa religione, no molto ostili, rapporti con regno d’oriente da cui Clodoveo ottiene il titolo di console – lo accetta e si atteggia a romano tanto che a Tours dopo aver sconfitto i Visigoti si dirige nel santuario di san Martino di Tours dove c’era la tomba del santo e durante il percorso a cavallo distribuisce monete come facevano i romani – chiaro indice di accettazione del mondo romano).

Lezione 3 – 04/03/19 e Lezione 4 – 08/03/19

Il regno dei Franchi

  • Le tribù dei Franchi inizialmente erano stanziate a cavallo del Reno: i Franchi Salii erano stanziati nell’attuale Belgio, i Franchi Ripuari nella zona di Colonia.
  • Il regno o dominio di Siagrio era una regione che dopo abbandono da parte dei romani della Britannia e dell’area gallica, un generale romano aveva creato come suo dominio personale.

Nel V secolo d.C. tra i Franchi Salii emerge un personaggio chiamato Clodoveo (dinasta dei Merovingi – mitico re Meroveo). Egli era il capo di una delle tribù che abitavano quei luoghi e che riesce a emergere sugli altri, a federare tutte le tribù e a conquistare il regno di Siagrio nella battaglia di Soissons espandendo in questo modo il dominio dei Franchi verso occidente. L’area che i Franchi occupavano prima di questa conquista è la culla del loro regno e si chiama Austrasia = terra dell’est, la terra di nuova conquista invece viene chiamata Neustria = terra dell’ovest.

Nel 507 d.C. i Franchi sotto la guida Clodoveo sconfissero i Visigoti, conquistando Tolosa (sede della corte) nella battaglia di Vouillè e anche tutta l’area chiamata dai romani Aquitania. Sconfissero anche i Turingi e bloccarono loro avanzata verso ovest, gli Alamanni e li bloccarono nell’area corrispondente all’attuale Svizzera. Dopo la morte di Clodoveo riuscirono a sconfiggere anche il regno dei Burgundi. La Britannia non verrà mai amalgamata dal regno franco né nell’impero carolingio – anche oggi c’è un movimento di irredentismo nella Francia attuale.

Nella battaglia di Tolbiac contro gli Alamanni del 496 d.C., la leggenda (“Historia Francorum” di Gregorio di Tours) racconta che in questa occasione Clodoveo essendo in svantaggio aveva pregato tutti i suoi dei pagani ma le cose non erano volte al meglio così ricordandosi del dio di sua moglie che era burgunda e cattolica inizia a pregare il dio dei cristiani riscontrando che da quel punto in poi le sorti della battaglia cambiarono e si riuscì a vincere. Questa vittoria portò il re a convertirsi al cristianesimo secondo una concezione della divinità rozza: adorarlo perché ascoltando le sue preghiere ha fatto vincere una battaglia al suo popolo (concezione divinità tipica delle popolazioni barbare). Clodoveo chiese il battesimo all’arcivescovo di Reims (una delle sedi principali della Chiesa franca) e si battezzò con la gran parte dei suoi soldati che per tradizione seguivano fedelmente il loro re mentre una parte della popolazione continuò a seguire riti pagani (da pagano quale era passa direttamente al cattolicesimo senza passare per l’eresia ariana). Questa conversione è particolarmente importante perché fa sì che non si creino quegli attriti che invece erano nati presso i Vandali, i Visigoti e gli Ostrogoti tra la popolazione romana e i nuovi occupatori di quelle terre, infatti in questo modo si integrano meglio con la popolazione locale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clizia02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lucioni Alfredo.
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