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Paradiso: canto e inferno canto XXXIII

Episodio del conte Ugolino

Il conte d’Onorati, un livornese, appartiene a una famiglia ghibellina con stretti legami con la famiglia imperiale. Doveva tutelare i suoi interessi in Sardegna. Si imparentò con la famiglia Visconti, famiglia guelfa di Pisa. Sua figlia Giovanna si sposa con il figlio del Conte della famiglia Visconti, Giovanni. Nel cerchio dei traditori, emergono solo le teste. Coppie come in Paolo e Francesca, parla solo uno. Nella zona dei traditori della patria, nemico del partito. Nel 1266 diventa potestà della città di Pisa.

Nel suo episodio di tradimento, quando era ancora potestà di Pisa, avvenne una battaglia navale tra Genova e Pisa. Ugolino si ritira: fuga o ritirata strategica? Rimane comunque capitano del popolo. Alcune famiglie si alleano contro Ugolino. Firenze e Lucca si ritirano dall’alleanza, rendendo la difesa di Pisa più debole. Ugolino viene incarcerato in una torre, la torre dei Gualanni, chiamata torre della fame. Un'altra ipotesi, sostenuta da Dante: l'arcivescovo Ruggeri invita Ugolino a Pisa, ingannandolo. Siamo colpiti dal dramma, dal torto subito dal personaggio in quanto vede morire i suoi figli e nipoti. Cerchiamo di vedere dunque Ugolino come una vittima.

Dante è distaccato e dunque non prova pietà per Ugolino, in quanto peccatore e dannato. Secondo Dante sono assurde le lotte fratricide: esempio quella tra guelfi e ghibellini, guelfi neri e bianchi, tra gli italiani stessi. Dante critica il fatto che vengono coinvolti gli innocenti: i figli. Esempio del canto X con Farinata. I figli di Ugolino vengono coinvolti appunto. Dante crea un artificio: crea un dubbio, non sappiamo se Ugolino abbia mangiato i suoi figli.

Ugolino e arcivescovo Ruggeri

Partiamo dal verso 124 del canto. Ugolino e Arcivescovo Ruggeri sono conficcati nel ghiaccio. Ugolino divora la seconda parte della testa dell’arcivescovo, come si rosica il pane (Tebaide di Stazio). Nel Canto V in paragone: la pietà che prova Dante di fronte al racconto di Francesca vs. reazione al racconto di Ugolino, durante il quale rimane impassibile. Possiamo prendere in considerazione innanzitutto la differenza di peccati, inoltre la crescita spirituale di Dante.

Canto I Purgatorio

Custode del purgatorio: Catone

Eric Auerbach, critico di Dante, studi sul purgatorio. Uno studio si intitola "Introduce dimensione dell’infinità". Dante fa rivivere personaggi nell’aldilà, bisogna comprenderli tramite una chiave interpretativa e l'applicazione dell’idea allo studio della Bibbia. Nuova concezione cristiana della figuralità: figure dell’Antico Testamento prefigurano Cristo nel Nuovo Testamento. Auerbach applica questa idea alle opere letterarie di Dante. Allegoria: rappresentano ad esempio una virtù, una passione, o sintesi di un fenomeno storico (rappresenta un’idea astratta).

Catone è un esempio di pagano, avversario di Cesare, un suicida: preferisce suicidarsi piuttosto che sottostare a Cesare. Catone seguace dello stoicismo, un’etica che si invera nella dimensione cristiana. (Catone che si trova nell’aldilà ha già passato il Giudizio Universale e ‘lavora’ al cospetto di Dio). Purgatorio e inferno sono luoghi fisici per Dante. Bisogna partire dalla realtà storica del personaggio: Catone nasce nel 96-95 a.C., è un intransigente morale riguardo la legge, della libertà e verità. Durante le guerre civili (Cesare vs Pompeo), Catone non amava le guerre civili, si schiera con Pompeo, è l'ultimo baluardo della repubblica. Pompeo scappa in Egitto, resta solo Catone a condurre le truppe anticesariane, subisce una sconfitta. Decide di infliggersi la morte e sottrarsi al dominio cesariano: difesa dell’istituzione della repubblica.

(In vita decise di non tagliarsi barba e capelli) anche Montaigne gli dedica un’opera. Possiamo farlo rientrare negli spiriti magni, come Farinata. Catone muore nel 45 a.C. per la sua condotta virtuosa (insieme ad Aristotele, Virgilio, ecc.) si trova nel limbo, Gesù, dopo la resurrezione, preleva Catone per assumerlo come guardiano del purgatorio.

Canto I del Purgatorio

La cantica è più umana e affettiva, si rifà più al personaggio di Dante del momento. Nel purgatorio si avverte di più lo scorrere del tempo, nell’inferno e nel paradiso già si sperimenta l’eternità. Nel purgatorio tuttavia le anime devono attendere anni/secoli per attraversare le cornici. Cambia l’atteggiamento di Dante e delle anime in quanto molto più affettuose, dialogano con stima.

(vv1-6) Tema dell’ingegno: per percorrere meglio l’ingegno, si alzano le vele; si lascia indietro il male infernale.

(vv 13-24) Cambia clima morale, color zaffiro. Ricomincia il sollievo degli occhi di Dante, prima gli avevano rattristato gli occhi e il petto. Venere, quel bel pianeta che conforta e supporta faceva vivere l’oriente, coprendo la costellazione dei pesci, i quali erano sotto la sua guida. 4 stelle: le 4 virtù cardinali che potevano essere eseguite senza l’aiuto di Dio.

(Vv28-) Non appena fui partito, come se le stelle stessero guardando Dante. Polo boreale: carro già sparito. Vide un vecchio, degno di rispetto nella sua apparenza, ispirava riverenza e rispetto come il figlio verso il padre. Barba lunga e capelli bianchi. I raggi delle 4 stelle ornavano la sua faccia di luce, Dante lo vedeva come se fosse un sole. Atteggiamento un po’ burbero di Catone ma con aggettivi significativi: «Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregiòne etterna?», disse lui, muovendo quelle oneste piume.

«Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte che sempre nera fa la valle inferna? Son le leggi d’abisso così rotte? O è mutato in ciel novo consiglio, che, dannati, venite a le mie grotte?». Chi siete voi che siete fuggiti dalla prigione eterna (inferno)? Chi vi ha fatto da guida per uscire? Leggi infrante. Caverne = colline del Purgatorio.

"Lo duca mio allor mi dìè di piglio, e con parole e con mani e con cenni reverenti mi fè le gambe e ‘l ciglio." Virgilio prese per mano Dante e lo fece mettere in ginocchio.

«Poscia rispuose lui: «Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi di nostra condizion com’ell’è vera, esser non puote il mio che a te si nieghi. Questi non vide mai l’ultima sera; ma per la sua follia le fu sì presso, che molto poco tempo a volger era. Sì com’io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non lì era altra via che questa per la quale i’ mi son messo." In relazione con il canto 26: tema della follia. È vivo, è in carne ed ossa. Fu vicino alla morte (spirituale), di cui si parla nel primo e secondo canto. Virgilio fu mandato a salvare Dante, non c’era altra via che questa.

Mostrata ho lui tutta la gente ria; e ora intendo mostrar quelli spirti che purgan sé sotto la tua balìa. Com’io l’ho tratto, saria lungo a dirti; de l’alto scende virtù che m’aiuta conducerlo a vederti e a udirti. Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta. Tu ’l sai, ché non ti fu per lei amara in Utica la morte, ove lasciasti la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara. Ho mostrato a lui gli spiriti malvagi, ora voglio mostrargli gli spiriti in via di purificazione, che si stanno purificando grazie a Catone. Virgilio ha portato Dante a parlare con Catone. Dante sta cercando la libertà, come lo fece Catone, ma togliendosi la vita. (Catone quindi sa bene qual è il valore della libertà).

Non son li editti etterni per noi guasti, ché questi vive, e Minòs me non lega; ma son del cerchio ove son li occhi casti di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega, o santo petto, che per tua la tegni: per lo suo amore adunque a noi ti piega. Lasciane andar per li tuoi sette regni; grazie riporterò di te a lei, se d’esser mentovato là giù degni». Marzia è la seconda moglie di Catone, lui la cedette ad un amico, alla morte di questa vuole tornare da Catone (ancora casta), amore puro, similitudine dell’anima che si sgancia e poi ritorna a Dio. Come l’anima torna a Dio, Marzia ritorna a Catone. Aspetto della legalità messo in risalto (vv76-77).

Collegamento dell’amore di Dante verso Beatrice e Beatrice per Dante. Virgilio: permetti a noi di passare, piegati al desiderio dell’amore. Virgilio fa appello all’amore casto tra uomini.

«Marzia piacque tanto a li occhi miei mentre ch’i’ fu’ di là», diss’elli allora, «che quante grazie volse da me, fei. Or che di là dal mal fiume dimora, più muover non mi può, per quella legge che fatta fu quando me n’usci’ fora. Ma se donna del ciel ti muove e regge, come tu di’, non c’è mestier...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nanetta.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Baffetti Giovanni.
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