Estratto del documento

Appunti di comunicazione interculturale

Introduzione

La comunicazione interculturale è “la comunicazione che avviene quando un messaggio prodotto da un membro di una certa cultura deve essere ricevuto, interpretato e compreso da un altro individuo appartenente a una cultura diversa.” (Castiglioni 2015)

Si pone l’accento sulla possibile difficoltà o sulla necessità di impegnarsi nella comunicazione interculturale. Questa non è sempre scontata. Il messaggio ricevuto, interpretato e compreso è da un membro ad un altro, di due gruppi culturali diversi. Non sono culture che comunicano, ma persone. La comunicazione è sempre tra persone (o gruppi di persone), non tra culture. Non è detto che riguardi solo due persone. “La comunicazione avviene quando un messaggio prodotto da un membro di una certa cultura deve essere ricevuto, interpretato e compreso da un altro individuo appartenente a una cultura diversa.” (Castiglioni 2015)

La comunicazione è sempre interculturale. Spesso la si pensa come qualcosa di esotico, e si pensa che quelli che comunicano con noi dovrebbero avere una cultura diversa dalla nostra, ma non è vero. Non esiste la possibilità che due persone appartenenti allo stesso gruppo abbiano la stessa cultura, poiché essa non è qualcosa di fisso o monolite, e anche all’interno di una stessa persona, la cultura può variare.

Noi disponiamo di mentalità attenta (abbiamo la tendenza a considerare tutto ciò che per noi è abituale, lo sia per tutti) e aperta (ci sono cose di altre culture su cui noi potremmo non essere d’accordo, ma dobbiamo accorgerci della loro esistenza, accettarle e farle nostre).

Ammesso che esista la comunicazione interculturale, la pragmatica dà un’ottima base per renderla efficace anche in contesti multiculturali. Per comunicare in modo pragmaticamente corretto, bisogna partire da sé stessi. Per capire la differenza con gli altri, è necessario sostenere un esame delle forme e dei meccanismi dell’auto e eteropercezione.

Mente multiculturale. Viaggiando sempre di più, c’è la possibilità di essere in grado di agire e interagire comunicativamente in modo corretto ed efficace in due o più culture diverse, immedesimandosi nella cultura propria e nelle culture dei paesi di accoglienza.

Comunicazione

La comunicazione costituisce il cuore della vita e della cultura stessa. (E.T. Hall) Hall è uno dei padri della comunicazione interculturale, americano e ha studiato e insegnato in America, durante la guerra era arruolato nell’esercito americano, e ha passato anni in Europa e nel Pacifico. Subito dopo la guerra, i diplomatici americani nei vari paesi hanno avuto problemi a relazionarsi con le persone del posto si è notata una tale mancanza di competenza interculturale che è stato istituito un ufficio per i contatti stranieri, diretto da Hall. È stato lui ad introdurre il concetto del tempo. La cultura viene trasmessa, esiste e si trasforma solo attraverso la comunicazione. La comunicazione costituisce il cuore della vita, secondo Hall.

Es. Federico II (suo esperimento: voleva sapere quale lingua fosse quella primordiale dell’umanità, ha preso dei bambini abbandonati, li ha messi in una stanza insieme ad alcune nutrici, che dovevano prendersi cura di loro ma non parlare con loro; i bambini, privati della comunicazione, sono morti tutti, perché nessuno aveva contatto con loro; esperimento confermato da studi fatti nel secondo dopoguerra, in America: le infermiere si occupavano di bambini disposti per file, in un camerone, quelli delle ultime file non crescevano ed erano apatici, non reagivano affatto e avevano sintomi simili alla denutrizione).

Il termine latino communicatio risale all’aggettivo communis (comune, pubblico, condiviso), che a sua volta deriva dall’arcaico commoinis:

  • cum + munus (dono, compito, dovere);
  • cum + moenia (mura di cinta della città).
L’aggettivo communis si riferisce a esseri umani che condividono uno spazio e sono in una comunione di interessi e di doveri.

La communicatio (= interazione) latina è intesa come possibilità di condividere non solo luoghi fisici, ma anche regole sociali, modo di pensare e stili di vita.

Definizioni di comunicazione

  • Comunicazione: rapporto interattivo in cui si rendono partecipi altri esseri umani di un contenuto mentale, di uno stato d’animo, di un sentimento. (adattato da www.treccani.it/vocabolario)
  • Comunicazione: relazione di carattere cognitivo, emozionale, operativo, che istituisce, tra le/i partecipanti all’atto comunicativo, comprensione unilaterale o reciproca. (adattato da www.treccani.it/vocabolario)
  • Comunicazione: processo bilaterale con il quale le/i partecipanti all’atto comunicativo creano e scambiano messaggi, costruendo nello stesso tempo, tramite un sistema di segni e comportamenti, un mondo comune.

Attenzione: mondo comune NON significa mondo ideale (non deve sempre avere un effetto positivo e rendere le persone più simpatiche o comprensive). Mondo comune significa che il messaggio oggetto della comunicazione è stato trasmesso e interpretato correttamente (le persone non saranno più le stesse). Es. rinnovo/non rinnovo contratto di lavoro. Il verbo comunicare indica un atto comunicativo intenzionale il cui scopo è ottenere un risultato. Non si parla tanto per farlo, ma si comunica per ottenere qualcosa. Atto comunicativo intenzionale: la comunicazione è sempre volontaria mentre l’informazione può essere involontaria.

Es.: sussultare (gioia, paura, sorpresa)

  • tremare (freddo, paura);
  • balbettare (imbarazzo);
  • arrossire, impallidire (imbarazzo, vergogna, piacere, dolore).
Anche un’omissione è una forma (spesso molto efficace) di comunicazione volontaria. Es. non rispondere a una domanda. Comunicare significa scambiare messaggi efficaci. (Balboni/Caon 2015)

Perché i messaggi siano efficaci è necessario che chi comunica tenga presenti, nel suo agire, i fattori che costituiscono un atto comunicativo. Modello SPEAKING (Hymes 1974, Hymes e Gumperz 1980). Hymes, antropologo e linguista americano, studioso di etnografia della comunicazione, ha preso in esame gli elementi che fanno parte di un evento comunicativo e lo determinano. Ha inventato il termine “competenza comunicativa”.

Il famoso acronimo SPEAKING è formato dalle lettere iniziali di quelli che Hymes considera gli elementi costitutivi di un atto comunicativo, definito dal punto di vista culturale e contestuale:

  • Setting - materiale: l’ambientazione, il luogo e il tempo dell’evento comunicativo, “le circostanze fisiche” (dove si è, in quale ora della giornata o stagione dell’anno, in un luogo pubblico o privato); immateriale: lo scenario, la “cornice culturale” e la “configurazione psicologica” (come quelle condizioni materiali e ambientali influiscano sulle persone, di quale ambiente culturale facciano parte e di come queste persone reagiscano a queste condizioni).
  • Participants - persone che partecipano all’evento comunicativo e lo determinano, definendo anche i ruoli sociali e il registro dell’interazione (a seconda delle persone che ci sono, un evento comunicativo avviene in modo diverso). Es. studentessa, compagna di università, genitori, sorelle/fratelli, parenti, altri ospiti.
  • Ends - obiettivi (dichiarati o impliciti) che si sono posti i partecipanti all’evento e i risultati ottenuti (che non coincidono necessariamente con lo scopo prefisso). Es. genitori: farsi dare lezioni di italiano; studentessa: farsi invitare per il fine settimana.
  • Act sequences - sequenza con cui vengono trasmessi i contenuti, che possono consistere in uno o più atti, a seconda degli obiettivi da raggiungere. Importanti il turno nel prendere la parola, le interruzioni, i commenti (ci sono culture che vanno direttamente al punto e altre che presentano le cose in modo graduale). Es. possibili sequenze: genitori: lodano la lingua italiana, si informano sulle difficoltà di apprendimento, chiedono informazioni sulle possibilità di impararla, su lezioni private, ecc.; studentessa: loda la casa, chiede quanto è grande, si complimenta, parla della nostalgia di casa, ecc.
  • Key - chiave interpretativa, trasmessa spesso dal linguaggio non verbale e paraverbale, che fa comprendere il modo con cui il messaggio è trasmesso (tono, modo di fare, gentilezza, attenzione) e interpretato (soddisfazione, imbarazzo, dubbio, sospetto). Es. genitori: insicurezza (che intenzioni ha?) compiacimento (come è gentile), diffidenza (come è invadente); studentessa: insicurezza (che intenzioni hanno?) compiacimento (come sono gentili), diffidenza (come sono invadenti).
  • Instrumentalities - strumenti utilizzati durante l’atto comunicativo: lingua scritta, lingua parlata, uso di dialetti o linguaggi specialistici, segnali comunicativi, ecc. Es. genitori: uso della loro lingua madre o eventualmente lingua franca, eloquio lento/tempo normale, pause frequenti/niente pause, frasi corte/elaborate, registro formale/informale; studentessa: uso della lingua del paese o eventualmente lingua franca, eloquio lento/tempo normale, pause frequenti/niente pause, frasi corte/elaborate, registro formale/informale.
  • Norms - norme sociali dell’interazione tra i soggetti coinvolti nell’evento comunicativo, che riguardano sia la produzione dei messaggi sia la loro interpretazione (sono varie e variano, da cultura a cultura, ma anche da paese a paese e da nazione a nazione, a volte anche all’interno di uno stesso paese; alcune cose non si possono fare in molte culture, ma non ce ne si rende conto). Es. presa dei turni di parola (chi comincia a parlare e comincia la conversazione); interruzioni (chi può interrompere o meno); silenzio/durata delle pause (varia molto); tono di voce alto/basso; scelta degli argomenti (alcuni sono tabù in molte culture); uso di gesti.
  • Genres - eventi comunicativi ritualizzati (lezione universitaria, conferenza, riunione di lavoro, telefonata privata/di lavoro, serata con amici, festa di compleanno, annuncio). Riconoscibili, all’interno di una cultura, per particolari caratteristiche di forma e di contenuto (sono tutte cose di cui bisogna rendersi conto).

Modello speaking

Riunione di lavoro tra italiani e olandesi

Caso, realmente avvenuto: incontro per una trattativa di collaborazione tra due società, una italiana e una olandese.

  • Contesto materiale (le circostanze fisiche): sala riunioni della società olandese, tavolo preparato con materiali di lavoro, termos, biscotti e frutta (inusuale per gli italiani);
  • Contesto immateriale (cornice culturale e configurazione psicologica): gli olandesi pensano di non dover perdere tempo e di concludere; gli italiani vogliono socializzare e discutere ancora qualche punto (anche se di massima sono d’accordo).

Setting: insieme di elementi che costituiscono il contesto materiale (ambientazione, luogo e tempo dell’evento comunicativo, “le circostanze fisiche”) e immateriale (lo scenario, la “cornice culturale” e la “configurazione psicologica”).

Participants: persone che partecipano all’evento comunicativo e lo determinano, definendo anche i ruoli sociali e il registro dell’interazione. In questo caso, sono manager ad alto livello olandesi e italiani:

  • Olandesi padroni di casa e decisi a condurre la riunione (registro rigidamente formale);
  • Italiani ospiti decisi a conservare il loro stile comunicativo (registro semiformale).

Ends: obiettivi (dichiarati o impliciti) che si sono posti i partecipanti all’evento e i risultati ottenuti (che non coincidono necessariamente con lo scopo prefisso):

  • Obiettivi olandesi (in questo caso impliciti): concludere le trattative, il prima possibile e magari anche il giorno stesso;
  • Obiettivi italiani (anche impliciti): portare avanti le trattative, per poter discutere quei punti che per loro non erano ancora perfettamente chiari.

Act sequences: sequenza con cui vengono trasmessi i contenuti, che possono consistere in uno o più atti, a seconda degli obiettivi da raggiungere. Importanti il turno nel prendere la parola, le interruzioni, i commenti. Le sequenze dell’evento comunicativo sono:

  • Saluti;
  • Inizio discussione olandesi (padroni di casa che vogliono condurre l’evento comunicativo secondo ciò che a loro sembra più giusto);
  • Interruzione italiani (potrebbero essere anche apprezzamenti dell’idea, ma non vengono affatto apprezzati);
  • Continuazione della discussione;
  • Richiesta italiani di pausa caffè/sigarette (al di fuori della sala riunioni, perché vogliono muoversi – cosa che non piace agli olandesi);
  • Proposta di accordo olandesi;
  • Richiesta italiani di comunicare con il capo in Italia (altro errore comunicativo, perché gli olandesi si sono sentiti sminuiti, come se le persone venute a trattare con loro non avessero abbastanza potere decisionale);
  • Uscita italiani dalla sala/rientro con proposta di modifica (un’altra cosa che non è piaciuta agli olandesi);
  • Ecc.

Key: chiave interpretativa, trasmessa spesso dal linguaggio non verbale e paraverbale, che fa comprendere il modo con cui il messaggio è trasmesso e interpretato:

  • Interpretazione olandesi: italiani rumorosi, scomposti, occupano “spazio comune”, distratti (dal cellulare);
  • Interpretazione italiani: olandesi rigidi, scostanti, freddi (non ridevano alle loro battute).

Instrumentalities: strumenti utilizzati durante l’atto comunicativo: lingua scritta, lingua parlata, uso di dialetti o linguaggi specialistici, segnali comunicativi, ecc.

  • Lingua inglese: olandesi/italiani.
  • Segnali comunicativi: olandesi: irritazione (celata); italiani: insofferenza (malcelata).

Norms: norme sociali dell’interazione tra i soggetti coinvolti nell’evento comunicativo, che riguardano sia la produzione dei messaggi sia la loro interpretazione:

  • Presa dei turni di parola (inizio olandesi);
  • Interruzioni (italiani);
  • Silenzio/pause di riflessione (olandesi);
  • Manifestazioni di fastidio (italiani);
  • Tono di voce basso (olandesi);
  • Tono di voce alto (italiani);
  • Atteggiamento compassato (olandesi);
  • Uso frequente di gesti (italiani).

Genres: eventi comunicativi ritualizzati (lezione universitaria, conferenza, riunione di lavoro, telefonata privata/di lavoro, serata con amici, festa di compleanno, annuncio) riconoscibili, all’interno di una cultura, per particolari caratteristiche di forma e di contenuto. In questo caso è una riunione di lavoro, ma il modo di intendere le sue caratteristiche è molto diverso da cultura a cultura, sia nella forma, sia nel contenuto. Nel nostro caso, olandesi e italiani hanno modi di gestire l’evento “riunione di lavoro” condizionati da differenti modelli comunicativi culturali.

Gli esseri umani, sulla base di esperienze passate, costruiscono delle rappresentazioni mentali (script) che forniscono “istruzioni per l’uso” di situazioni ritualizzate, ovvero come ci si comporta in una determinata situazione, secondo certi standard. Nel caso che abbiamo considerato, le “istruzioni per l’uso” di italiani e olandesi erano evidentemente diverse, di qui i problemi nel modo di condurre la trattativa. Ognuno dei due gruppi ha un modello mentale – il loro schema – del modo di una riunione di lavoro diverso, in molti particolari, da quello dell’altro gruppo.

Risultato:

  • Olandesi: italiani impreparati (non è vero), “improvvisatori” (nemmeno in questo caso vero), distratti (dal cellulare), poco professionali, ecc.;
  • Italiani: olandesi troppo rigidi, attaccati all’ordine del giorno, pignoli, poco collaborativi, ecc.
Né un gruppo né l’altro si è adeguato al modo di comportarsi delle altre persone. Incomprensioni non sui contenuti dell’accordo, ma sulla forma della comunicazione. Trattativa fallita: l’accordo non è stato fatto.

Script

«Lo script cognitivo. Lo script secondo la prospettiva percettivo-cognitiva è un tipo di schema, cioè un insieme di concetti interrelati riguardanti delle strutture prototipiche. Lo script serve, ad esempio, per catalogare le sequenze di eventi che si presentano con una certa frequenza e alle quali corrisponde un’organizzazione cognitiva. Un esempio di questo tipo di script è la rappresentazione mentale di ‘andare dal dottore’, oppure di ‘un giorno di scuola’. Si tratta di una sequenza di azioni che, all’interno di una data cultura, si succedono le une alle altre secondo un ordine fisso e di una organizzazione gerarchica che raggruppa le azioni semplici. I vantaggi dello script sono di ordine cognitivo, una migliore comprensione delle azioni; di ordine mnemonico, una memorizzazione differenziata; e infine di ordine operativo, rappresentando una guida automatica all’agire.»

Quando i nostri sensi ci trasmettono messaggi, i dati sensibili che percepiamo vengono da noi trasformati in strutture dotate di significato; una di queste può essere lo schema (un insieme di concetti che sono legati fra di loro e che riguardano delle strutture che sono dei modelli di avvenimenti che potrebbero)

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 39
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 1 Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame Comunicazione Interculturale Pag. 36
1 su 39
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher micolprencipe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategie della comunicazione multidisciplinare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof D'Amico Elisabetta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community