Storia del diritto medievale e moderno
Giustiniano
In Italia viene promulgato il corpus iuris nel 534, periodo in cui Giustiniano vuole restaurare l'impero d'occidente. Il corpus iuris è il frutto di 6 secoli di produzione legislativa ed è innanzitutto un'opera di sintesi, raccolta e orientalizzazione del diritto. Il diritto romano è un diritto giurisprudenziale per eccellenza. La "legge delle citazioni" risponde al bisogno di certezza del diritto stabilendo che potevano essere portati in giudizio solo le interpretazioni di alcuni giuristi. Dal III secolo prende forma l'ideale legislativo romano. L'impero si basa sulle costituzioni. Nel 438 si ha la prima raccolta di esse, il codex Theodosianus.
I regni barbarici
Quando i barbari sfondano ad occidente, si assiste a 2 momenti:
- Primo momento: è il momento dell'incontro tra romani e barbari. Si assiste alla formazione dei regni romano-barbarici. In questo periodo si ha l'emanazione delle leggi romano-barbariche ovvero legislazione barbarica intrisa di diritto romano.
- Secondo momento: è il momento dello scontro. L'elite romana viene massacrata. Con la sua scomparsa, scompare anche chi riusciva a comprendere il corpus iuris. Si assiste a un imbarbarimento della società e alla scomparsa del corpus iuris. Solo la chiesa è depositaria dell'idea di Roma e quindi del diritto come strumento per regolare la vita delle persone.
Longobardi
I longobardi sono un popolo guerriero (kriegerkultur). Rimangono in Italia per circa 2 secoli e lentamente l'etnia germanica e quella latina si fondono. È una società divisa in uomini liberi, semi liberi e servi. I longobardi utilizzano il duello per risolvere le liti tra privati. Un altro strumento utilizzato era la vendetta che rischiava però di disgregare la società longobarda.
Per far fronte a questo problema, nel 643, il re Rotari decide di legiferare ed emana l'Editto di Rotari. In questo momento i longobardi scoprono il diritto. L'editto viene scritto in latino grazie all'intervento della chiesa che, abbassandosi al suo livello per cercare il contatto, lentamente riesce a superare la "corazza" del barbaro. L'Editto è mosso da due motivi:
- Preservare il regno longobardo
- Redigere per iscritto le consuetudini del popolo longobardo
Nonostante questo, il diritto longobardo rimane tuttavia arcaico. I destinatari non sono i romani, i quali non vengono considerati barbari ma esclusivamente braccianti. I destinatari sono esclusivamente i longobardi. La vendetta viene abolita ma viene garantito il risarcimento del danno. Per i longobardi infatti, ogni individuo aveva un valore economico quantificabile a seconda dello status. La capacità di agire era segnata dalla capacità di combattere. Quando si imparava a combattere si diventava adulti. Incapaci sono le donne, sottoposte a tutela perpetua del marito, i servi, gli anziani, i bambini e i malati.
Lentamente la chiesa riesce a convertire il popolo longobardo al cristianesimo. In particolare con Liutprando, i longobardi si fondono con i latini. Essi non sono più una società unicamente guerriera. Il romano viene equiparato al longobardo. La capacità di agire non si identifica più nella capacità di maneggiare le armi, ma in una presunta maturità psichica. Entrano infine in vigore le pene detentive e ciò dimostra che ormai i longobardi hanno abbandonato il comportamento nomade.
L'Europa di Carlo Magno
Tra l'VIII e il X secolo, germani e romani si fondono in una sola civiltà. La chiesa continua ad essere la sola depositaria del sapere antico e attraverso il cristianesimo propaga l'idea del primato dello spirito umano. Cristianizzazione dei barbari significa romanizzazione. Vangelo e diritto romano penetrano sotto la corazza barbarica.
L'impero carolingio è formato da una pluralità di popoli, lingue e razze uniti però da un'unica fede e un'unica organizzazione territoriale. Il controllo del territorio è svolto mediante:
- Funzionari stabili (conti) che svolgono funzioni civili, militari e giudiziarie
- Funzionari itineranti (missi dominici) che controllano l'operato dei conti girando in coppia per tutto l'impero e redigendo un rapporto finale
Carlo Magno è considerato il padre dell'Europa e nell'800 viene incoronato imperatore. Egli dà inoltre un grande impulso alla cultura fondando la scuola palatina di Aquisgrana in cui vengono insegnate le arti liberali. Inizialmente il diritto veniva insegnato all'interno del più ampio insegnamento della retorica. Successivamente alcuni maestri riscoprono il corpus iuris e decidono di insegnare esclusivamente il diritto. I grandi intellettuali dell'epoca sono Tarquinio di York, Eginaldo e Paolo Diacono. Questo impulso alla cultura produce vari effetti tra cui:
- Il latino diventa la lingua dotta e dell'impero
- Tipo unico di scrittura
- Versione ufficiale della Bibbia per evitare eresie
- Regola Benedettina
- Programma scolastico identico per tutto l'impero
Età feudale
Tra il IX e l'XI secolo, si assiste allo sfaldamento dell'impero carolingio. Viene meno la sicurezza garantita dall'ordinamento carolingio e per questo motivo l'Europa si sente insicura. Lo stato arretra e non vi è più l'imperatore capace di garantire pace e sicurezza in tutto l'impero ma queste sono garantite all'interno di piccoli territori rurali dalle signorie. Emerge il rapporto feudale, ovvero un legame bilaterale tra soggetti di diverse posizioni sociali. Con l'atto di vassallaggio, il vassallo dichiara di essere fedele per sempre al proprio signore e in cambio ottiene il beneficium che può essere un bene, una somma di denaro o una carica all'interno della signoria. Il feudo concesso deve però tornare nelle mani del signore e il vassallo può quindi esclusivamente usufruirne. Questa disciplina venne superata nel 1037 con l'edictum de beneficiis per cui i feudi diventano dei beni che possono circolare liberamente. Il rapporto feudale è un fenomeno di lunga durata.
Fenomeno delle consuetudini
Per i longobardi la consuetudine era intesa come la consuetudine del proprio popolo e il diritto era personale. Tra il X e l'XI secolo nascono invece le consuetudini come fatto normativo con valore territoriale. La pluralità dei diritti è tipica espressione dell'universalismo medievale.
I notai dell'epoca erano diversi da quelli di adesso. Non erano preparati come ora e non venivano considerati giuristi veri e propri. Attraverso l'analisi delle carte notarili si nota come il latino si sta abbondando in favore del volgare.
I giudici di questo periodo sono per lo più uomini di giustizia. Questi giudici non conoscono ancora il diritto romano e si riferivano alle consuetudini territoriali che venivano però tramandate ancora oralmente. Il giudice, in mancanza di un documento scritto che formalizzasse le consuetudini, sospendeva il giudizio e attraverso l'inquisitio per teste chiedeva agli anziani per conoscere le consuetudini.
Ordine giuridico medievale
Per comprendere quest'epoca storica risulta rilevante il sostantivo ordo. È una società complessa e il ruolo del giurista è quello di ordinare e far convivere le diversità. Il giurista è quindi un mediatore. Essi devono riscoprire l'ordine che è già preesistente e riordinare la società secondo questo ordine.
Rinascimento giuridico (secoli XI-XIII)
Nasce il problema di coordinare il diritto. Accanto al diritto carolingio vi era infatti ancora il diritto longobardo. A Pavia nasce la prima scuola che cerca di risolvere questo problema. Es: Il caso del furto: in un caso era prevista un'ammenda, in un altro caso invece era prevista delle sanzioni corporali. Cosa si applica allora? In caso di recidiva? Nell'ipotesi in cui non si riesca a capire quale diritto applicare, i giuristi affermano che bisogna utilizzare il diritto romano che, per questo motivo, ricomincia a circolare.
Nell'expositio ad librum papiensem (1070), si afferma che in caso di lacuna si deve applicare il diritto romano che viene considerato come la legge generale. Il diritto romano che nell'alto medioevo si era trasformato in consuetudine, si riappropria della sua natura legislativa. Non circola però il corpus iuris, bensì dei riassunti del codex, delle institutiones e delle novellae.
Una società nuova
La società è profondamente diversa da quella carolingia. Nel 1016, Adalberone di Laon descrive la società come divisa tra coloro che pregano, oratores, coloro che lavorano, laboratores, e coloro che combattono, bellatores. È una società in cui ciascuno ha il suo compito. Questa immagine della società, già 60 anni più tardi, è inattuale. Nelle comunità urbane del secolo XII, nelle città che si ingrandiscono rapidamente per la moltiplicazione della popolazione residente e per l'ampliamento degli spazi abitati, si formano esigenze che sono connaturate con la crescita economica, con la specializzazione del mercato, con l'intensificazione delle relazioni intersoggettive, con le nuove forme del potere politico. È in queste comunità che si avverte la richiesta di modelli teorici e di strumenti pratici più adeguati rispetto a quelli espressi dal mondo signorile, feudale, rurale. Questa società ha bisogno del diritto.
Pepo
Il primo giurista dell'epoca che si ricordi, era un maestro di arti liberali che si firmava come legis doctor. Egli riesce a vincere una causa basando la propria difesa sul digesto, finora assente perché era un'opera molto complessa.
Irnerio
Il principale giurista del XII secolo è però Irnerio, considerato la lucerna iuris. Egli supera la concezione secondo la quale il diritto si insegna nell'ambito della retorica trasformando il diritto in una materia a parte. Con Irnerio nasce quindi la scienza giuridica occidentale. Irnerio recupera i frammenti del corpus iuris e separa il vero corpus iuris da quelli che in realtà erano solo riassunti. Da parte di Irnerio c'è la necessità di recuperare le fonti nella loro genuinità. La riscoperta dei libri delle leggi è un aspetto della più generale esigenza di appoggiarsi, nella disciplina dei fatti umani, a testi scritti di particolare autorevolezza. La cultura medievale è infatti una cultura del libro. Il libro viene considerato un testo perfetto. Compito dell'interprete è mettere in luce l'armonia presente all'interno dei testi. L'uomo medievale ha bisogno del testo e per questo motivo l'interpretazione dei giuristi deve partire da un testo che per sua natura è autorevole. Il corpus iuris è un testo senza tempo, è la giustizia rivelata da Dio agli uomini. Il testo viene scritto con la mentalità dell'epoca per risolvere i problemi del tempo.
La scienza giuridica è legata alla didattica, Irnerio era infatti un maestro di arti liberali. Essa inoltre è spontanea e non nasce da nessun comando di potere politico. L'università di Bologna è infatti un organismo autonomo e cercherà sempre di tenere lontano la politica dall'ateneo. Il giurista è autonomo e non subisce condizionamenti. La scienza giuridica non ha inoltre mire di restaurazione imperiale. La riscoperta infine, non è nulla di museale o archeologico: le leggi servono a soddisfare i bisogni concreti e nondimeno la conservazione di un patrimonio esclusivamente storico.
La struttura medievale del corpus iuris
Il corpus iuris dell'epoca era composto da:
- Primo volume: Digestum vetus (dal primo libro al titolo II del 24°)
- Secondo volume: Digestum infortiatum (dal titolo III del 24° libro al libro 38°)
- Terzo volume: Digestum novum (dal 39° libro al 50°)
- Quarto volume: Codex (solo i primi 9 libri perché i restanti non erano utili alla società del tempo)
- Quinto volume: Institutiones, tres libri (ultimi 3 libri del codex), Novellae, libri feudorum (leggi sui feudi), Lombarda (raccolta di leggi franco longobarde), Trattato di pace di Costanza (sancisce la libertà dei comuni)
Irnerio e i suoi allievi
Il corpus iuris viene spiegato dal docente. Irnerio legge il testo e lo commenta attraverso le glosse. Egli ha degli allievi che si formano seguendo quello che hanno ascoltato a lezione e che, una volta diventati docenti, apportano qualcosa di proprio e originale attraverso altre glosse.
La discendenza di Bulgaro genera quella catena che porterà alla Magna glossa. Accursio infatti, recupera e raggruppa le migliori glosse di un secolo di produzione. Non si legge più il diritto romano ma ci si fida dell'interpretazione del giurista. Si assiste a un fenomeno di sostituzione della glossa al testo. Nasce il diritto giurisprudenziale.
Analizzare il corpus iuris
Lo strumento principale utilizzato per l'analisi del corpus iuris era la glossa. La glossa è un chiarimento che può essere interlineare e quindi posta tra una riga e l'altra o, nel caso in cui serva a chiarire un intero passo, marginale e quindi posta ai margini del manoscritto. I giuristi che analizzano il corpus iuris inizialmente fanno delle connessioni tra le varie parti per prendere confidenza con il testo. Nelle prime glosse vengono utilizzate le stesse parole del testo romano: il testo viene quindi utilizzato per capire il testo. Successivamente nascono le glosse interpretative ed emerge un interesse sistematico. Si arriva infine a una stratificazione delle glosse. Con Accursio nasce, come detto, il diritto giurisprudenziale. La morte di Accursio segna anche la fine della scuola dei glossatori, nata nel 1100 e terminata nel 1250.
Ordo, rex, lex interpretatio
Questi tre sostantivi sono fondamentali per decifrare la cultura medievale.
Ordo è la parola chiave per eccellenza. Esiste infatti un ordo che gli uomini di cultura devono scoprire. L'ordine è già esistente e spetta al giurista renderlo evidente. L'ordine preesiste dal principio dei secoli a disposizione di chi abbia l'umiltà per cercarlo.
Il rex medievale è la figura che si vede consegnata la tradizione sapienziale del diritto. Il corpus viene rivelato agli uomini e il re è il custode del diritto. Il re è associato all'immagine di giudice, il rex iudex. Giustizia e misericordia sono le sue due virtù principali. Dal '500 in poi, il re diventerà anche legislatore.
La lex per l'uomo medievale è qualcosa di più ampio che la semplice legge. Essa può essere scritta o non scritta. La lex è intrinsecamente ragionevole. Al Sovrano spetta il compito di far rispettare la legge ma in quanto comando ragionevole e in quanto espressione dell'ordo. La lex viene ordinata dal giurista; deve essere scoperta, ordinata e armonizzata (funzione di mediazione imprescindibile), da qui si capisce la centralità del giurista nel medioevo. Il giurista dà alla lex forma tecnica e contenuto. Il principe è chiamato unicamente a conferire la sanzione della sua autorità.
Interpretatio
Gli interpreti fanno uso della dialettica aristotelica (logica vetus). La dialettica, attraverso la distinctio, permette di convalidare due principi antinomici. La distinctio è quello strumento che consente di far sì che tutte le norme del corpus iuris possano essere applicate. Il giurista, attraverso la distinctio, arriva sempre alla soluzione. La distinctio permette anche di sviscerare e analizzare diversi problemi. Vengono quindi distinte le categorie di:
- Ius: civile/pretorium
- Persecutio: in personam/in rem
- Iudicium: bona fidei/stricti iuris
Il giurista ha l'obbligo di motivare in modo persuasivo le opzioni interpretative che mette in opera di volta in volta. Ha anche un uditorio articolato e deve tenerne conto. Le sue decisioni, infatti, verranno giudicate:
- Dai destinatari delle scelte
- Dal potere politico
- Dagli altri giuristi
Il doctor fa propria la caratteristica della vaghezza per costruire diritto nuovo, giovandosi della:
- Polivocità
- Equivocità
- Generecità
- Indeterminatezza
Il giurista riesce così a creare un diritto vicino alla società. Egli deve però essere in grado di convincere il suo uditorio che le scelte da lui proposte corrispondono alle esigenze della comunità. Un giurista non credibile è un giurista che non serve a nessuno, infatti in questo momento il giurista è la figura più ascoltata.
Il ruolo dell'equitas medievale
L'equitas è intesa come fonte di giustizia. È un parametro ideale di giustizia. Il concetto di equitas emerge dopo che ci si è posti il problema di come adattare il testo giustinianeo, già vecchio di 6 secoli, alla realtà altomedievale, completamente diversa. Ci sono due tipi di equitas:
- Rudis
- Constituita
Sorge poi il problema di come bisogna comportarsi se la norma del corpus iuris è in contrasto con i principi dell'equitas. La scuola di Bologna sembrava essere polarizzata su due fronti:
- Bulgaro e Irnerio: sostenevano che il giurista non potesse disapplicare la norma.
- Martino: sosteneva che il giurista potesse disapplicare la legge e, nel caso, crearne una nuova.
Le posizioni erano diverse perché all'interno del corpus erano presenti due testi contrastanti:
- Lex inter: in caso di conflitto tra equità e legge bisognava chiedere all'imperatore
- Lex plaquit: in caso di conflitto tra equità e legge vince sempre l'equità
Inizialmente si pensava avesse vinto la posizione sostenuta da Martino perché altrimenti il diritto giurisprudenziale...
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