Estratto del documento

Organizzazione del corso e struttura degli esami

Lettura metrica e analisi dei testi

Dura 1 ora 9:30-10:30. Tre punti:

  • Lettura metrica, ad esempio, che cos'è la sinalefe e che cos'è lo iato. Definizione di esametro dattilico.
  • Quattro o cinque esametri dattilici da scandire su cui occorre segnare i tempi forti con accento ritmico e segnare la cesura e la dieresi.
  • Blocco di domande fra i testi antologizzati.

Commenti e nozioni

Commento (o in forma estesa) oppure elementi pari ad una nozione ad una data.

Corso monografico e bibliografia

Corso monografico Rivoltella Primo Semestre.

Bibliografia consigliata:

  • Claude Lévi-Strauss, “Il totemismo oggi”, Mi 1964
  • Fabio Tutrone “Filosofi e animali in Roma Antica”, Pisa 2012
  • Giovanna Garbarino “RomaMario Citroni “Musa Pedestre”

Analisi testuale e contesto antropopoietico

Griglia di analisi testuale

Ambito denotativo: Che contesto? Funzione antropopoietica della figura animale.

9/10/15 Motivi venatori nella letteratura antica e filosofica, ci porta a chiederci chi è l’uomo in rapporto all’animale. Queste dinamiche sono state analizzate dall’antropologia culturale (scienza che si occupa dell’analisi e della descrizione delle culture umane del passato e del presente, quando l’antropologia culturale si volge ad una cultura presente analizzandone i riti, essa prende il nome di etnografia. L’antropologia declinata nel presente, si preoccupa di studiare le culture di una società attuale).

Specificazione in ambito semantico di cultura

Per l’antropologo culturale il termine cultura ha uno spettro assolutamente ampio e ha una semantica che risente molto della radice etimologica. Cultura deriva dal verbo colere, cultura e coltura sono allotropi (l’uno per la verdura, l’altro per le lettere). Per l’antropologo è tutto ciò che una società elabora in relazione al suo habitat naturale in un determinato tempo. Per l’intellettuale doc la panificazione, la costruzione di una casa non è cultura; ovvero ciò che è cultura materiale edilizia, economia, alimentazione, vestiario a pieno titolo entrano nell’ambito di interesse dell’antropologia culturale come anche quel complesso di conoscenze e di credenze che entrano nella religione, nell’arte, nel diritto, tutto ciò di materiale e di immateriale che una società ha elaborato in una determinata società in un determinato tempo.

Antropologia culturale e rapporto uomo-animale

L’antropologia culturale ha analizzato e analizza fra i vari temi il rapporto uomo-animale letto dal punto di vista antropopoietico (Che deriva dal greco Atropos= uomo e poiein= fare). L’uomo in rapporto col mondo animale comprende sé stesso, vede le sue differenze e le sue analogie con l’animale. L’antropologo Lévi-Strauss coniò nella sua opera una fortunata formula: “Per l’uomo l’animale è buono per pensare”. Con ciò Lévi-Strauss intende dire che per le società umane in generale l’animale viene elevato a simbolo, elevato dalla sua concretezza biologica per diventare un coacervo di molteplici significati, morali e religiosi.

Funzione simbolica degli animali

Per quanto concerne la funzione antropopoietica dell’animale nelle società in generale, anche oggi è semplice vedere come l’animale sia un simbolo. Anche oggi il cane viene citato come esemplare della fedeltà, esso diventa l’emblema di un attaccamento incondizionato e senza remore al padrone. Ciò proviene dalla letteratura greco-latina (Argo nell’Odissea, Lucrezio lo connota con una formula fido corde canum, dimostrando di amare infinitamente questo tipo di animale. Perché il cane ama infinitamente anche quando non è trattato bene). Il suino invece nel nostro immaginario è elevato ad esemplare di sporcizia, non solo fisica, igienica, corporea ma anche morale e nell’immaginario antico e moderno il maiale è simbolo di un’attitudine negativa, l’agnello sacrificato addirittura diventa un simbolo critico.

Canalizzazione simbolica e antropologia culturale

L’uomo tende a far diventare una specie zoologica simbolo di un atteggiamento morale o di un fatto religioso e lo fa attraverso quello che l’antropologia culturale definisce un fenomeno di canalizzazione simbolica. In ogni cultura l’animale diventa una specie di spugna ideologica, un’immagine che assorbe connotati e caratteri del mondo umano ed è chiamato a rappresentarli. L’animale diventa simbolo, assume caratteri che non gli competono, che sono morali. È indubitabile che il cane sia fedele, ma ciò è dovuto alla soggezione gerarchica nei confronti di colui che riconosce come capo branco che lo guida verso il cibo. Noi non vediamo gli animali così come essi sono, li umanizziamo e li catalizziamo secondo due modalità: o per analogia o per antitesi (cane= colui che io dovrei essere, fedele, amante privo di ogni impulso di tradimento) oppure nel caso del maiale rappresenta agli occhi del singolo e della società chi non dovrei essere (sporco fisicamente o moralmente). Tale canalizzazione porta alla trasformazione dell’animale in una sorta di specchio.

Specchio tra uomo e animale

Nell’animale l’uomo si vede in una sorta di specchio, riflesso e per certi versi respinto. Nel confronto dialettico fra l’uomo e l’animale l’uomo traccia ciò che di lui nell’animale c’è e non c’è. Riconosce un’appartenenza al comune regno della biologia e della natura da un lato, nello stesso tempo il confronto con gli animali mette in campo una serie di esclusioni da ciò che è animalità come polarità primitiva, brutale, negativa. Tante manifestazioni umane sono spinte al possesso, alla rapina, di demarcazione del territorio che leggiamo dentro di noi o lo vediamo nei fatti di cronaca. I confini tra uomo e animale non sono per niente chiari. Quando guardiamo un animale vediamo ciò che ci piace cogliere in lui.

Il ruolo dell'animale nel pensiero greco-romano

Funzione speculare e ontologica

Orizzonte greco-romano. Questa funzione speculare sembra ampliarsi dall’ambito antropologico a quello ontologico. Leggendo gli scrittori antichi greci e latini che siano imbevuti di scienza e filosofia che trattano il mondo animale si ricava l’impressione che il confronto con l’animale non tenda solo a definire l’essere umano ma tenda a definire la realtà in genere, l’essere nella sua accezione più ampia, l’animale con il suo comportamento diventa rappresentante simbolico della natura delle leggi a cui l’uomo deve adeguarsi.

De rerum natura e metempsicosi

Tutore dice che l’animale diventa una sorta di chiave che se adeguatamente utilizzata dà accesso al vero volto della natura, dà accesso ai dinamismi più profondi e segreti dell’essere. Un esempio significativo per dimostrare questa tesi è in De rerum natura III 741 e seguenti (Dal 750 in seguito in particolare). Lucrezia dimostra questa tesi che è impossibile credere alla metempsicosi, ovvero la trasmigrazione di un’anima individuale da una forma biologica all’altra dopo la morte. Nell’ambito filosofico antico credevano illustre scuole filosofiche, il pitagorismo e il platonismo. Ciò è impossibile dal confronto col mondo animale. Lucrezia dice se davvero le stesse anime migrassero in corpi diversi allora bisognerebbe porre il caso di un cervo che dopo la morte si reincarna in un cane da caccia quindi mantenendo le sue attitudini originali ovvero privo di qualsiasi attitudine venatoria e non si è mai visto. Oppure se una colomba dopo la morte si reincarnasse in un falco e non si è mai visto un falco che voglia nutrirsi di semi anziché di colombe. Lucrezia conclude dicendo che l’anima individuale non migra, ma muore. Esistono invece caratteristiche specifiche che omologano e caratterizzano in misura maggiore o minore tutti i membri di una stessa specie, l’animale è una chiave per capire la realtà e in questo caso per capire quale sia la sorte dell’anima e dunque quale sia il carattere della natura.

Contestualizzazione letteraria generale

Quest’argomento è tutt’altro che poco diffuso nella letteratura greca e latina, lo si rinviene nei più diversi passi di generi letterari, dall’elegia all’epica, dall’epistologia alla storiografia ad esempio Eneide IV, la battuta di caccia presentata con ampiezza di dettagli e sullo sfondo della quale nasce l’amore fra Enea e Didone. La Fedra di Seneca ha come protagonista un prode cacciatore come Ippolito, il prologo della Fedra si apre con una battuta di caccia, qui la caccia non apre soltanto l’opera ma fino alla fine è un leitmotiv, Ippolito viene fatto a pezzi come le sue vittime e alla fine di una caccia, alla fine di un inseguimento di un mostruoso toro marino, la caccia è un componente del servitium amoris dell’elegia latina, mostrandosi servizievole, uno degli aspetti testimoniati è il fatto che lei ambisca persino a seguire il suo lui portandogli le reti per intrappolare le prede. Plinio il giovane in alcune sue lettere dice di soggiornare in alcune ville e di dividersi fra l’otium letterario e la cura dei poderi e la caccia al cinghiale. Si descrive in una radura nei suoi possedimenti del grossetano e in abiti militari leggeva l’Eneide avrebbe trafitto un cinghiale con una spada. Ciò dimostra l’ampia diffusione della caccia, un certo tipo di caccia ha beneficiato nell’antichità di un proprio genere specifico ed è il genere della cinegetica, la cinegetica è la trattatista dedicata alla caccia non in generale ma alla caccia con i cani, considerata universalmente nell’antichità la forma più nobile ed elevata, appannaggio dell’aristocrazia. Alcuni di questi trattati di cinegetica ci sono giunti. Il più antico e illustre trattato è il cinegetico di Senofonte (discepolo di Socrate, storico greco vissuto fra V e IV secolo a.C.) questo trattato fu ripreso e completato da un altro storico greco, Ariano vissuto fra I e II secolo d.C. egli scrisse emulando e completando a suo dire Senofonte scrivendo un nuovo cinegetico. Due operette di cinegetica ci sono state trasmesse dall’antichità latina. Il cynegeticon di Grattio Falisco vissuto fra I sec a.C e I sec D.C. il suo Cynegeticon non è in prosa, è un poemetto didascalico dunque in esametri dattilici che ci è giunto incompleto e poi il cynegetica di Nemesiano autore di origine africana vissuto nella seconda metà del III secolo D.C. anche questo ci è giunto mutilo. L’ambito che confideremo sarà quello della sola letteratura filosofica.

Coordinate cronologiche della filosofia romana

Introduzione e limiti cronologici

Breve introduzione dedicata alle coordinate cronologiche generali. Ci chiediamo quale inizio e quale termine si possono fissare per la filosofia romana? Quali date possono essere emblematiche, simboliche dell’inizio del fare filosofia a Roma? Terminus a Quo o terminus post quem (Data a partire dalla quale occorre collocare l’inizio di un fenomeno). Quali della fine di esso? Terminus ante quem (la data prima della quale occorre porre un fenomeno, un evento). Le date hanno un valore simbolico in questo ambito. Walter Binni dice che nel panorama culturale letterario cambiamenti bruschi non si danno. Ogni data fallace, ogni data è inadeguata.

Inizio del filosofare a Roma

Secondo la storiografia il terminus a quo è il 155 a.C. Tale data sancirebbe l’inizio del filosofare a Roma, già la tradizione storiografica antica indicava questa data come l’inizio del filosofare a Roma. Cicerone indica questa data nel de Oratore (2, 155) Tusculane (libro quarto capitolo V). Quale fatto già fa parlare le fonti antiche di ciò? Nella primavera di quell’anno giungono Carneade (Rif a Manzoni), Diogene (di Babilonia o di Seleucia) e Critolao tre filosofi greci. Essi formano una delegazione diplomatica che giunge da Atene a Roma per tenere in maniera congiunta un discorso di fronte al senato romano. Atene manda a Roma nel 155 a.C. quelli che erano nel mondo culturale ellenistico coloro che erano accreditati come i filosofi, coloro che erano Scolarchi (Lo scolarca è il caposcuola, il responsabile di una scuola filosofica), essi erano a capo di tre grandi scuole filosofiche selezionati a nome rispettivamente dell’Accademia platonica (Carneade. L’accademia pur fondata da Platone in questo momento aveva subito un’evoluzione ideologica al suo interno verso lo scetticismo di cui Carneade era portavoce). Dunque scolarca dell’accademia platonica nella sua fase scettica. Diogene fu scolarca della stoah (portico), Critolao scolarca del peripato. Essi erano maestri della parola e quindi dell’arte della persuasione, che la cultura ellenica era in grado di esporre. Il motivo di questa delegazione era di tipo politico-economico (richiesta di remissione di un’enorme multa pecuniaria che Roma aveva comminato ad Atene). Roma aveva stabilito che Atene avrebbe dovuto pagare non a Roma stessa ma alla città greca di Oropo una multa di cinquecento talenti.

Contesto storico ed effetti della delegazione

È difficile stabilire a secoli di distanza un’equivalenza pecuniaria di quella multa così come stabilire un equivalente in euro del talento. Certo che il talento nell’antichità greco-romana era un’enorme somma di denaro, chi ha tentato di stimare in euro il valore di un talento è equivalente a 240.000 euro, un solo talento (una somma necessaria a mandare in bancarotta lo stato ateniese). Perché Atene era stata condannata ad una multa simile? Tropo attualmente non esiste più, era una città dell’Attica orientale, medesima regione in cui si trova Atene, era stata distrutta dagli ateniesi, i suoi abitanti in parte uccisi, in parte dispersi. Perché Roma era intervenuta all’interno di un conflitto esclusivamente ellenico è chiarito dal contesto storico, dal II sec a.C. Atene e altre città greche della Grecia centro-settentrionale erano entrate nell’orbita di Roma non come sudditi ma come socii autonomi ma non indipendenti, dal punto di vista della politica estera e militare. Fra i due contendenti a fare da pacere e a comminare la multa è Roma. Nell’attesa di essere ricevuti dal senato gli ambasciatori greci avevano tenuto di fronte al pubblico romano una serie di conferenze, di discorsi su vari temi filosofici suscitando molto scalpore presso il pubblico colto ma non erudito. Carneade aveva suscitato un grande dibattito nell’élite romana tenendo due conferenze in giorni consecutivi sul tema del diritto naturale (dimensione dello ius che ha a che fare con i diritti e doveri legati a ciascuno di noi in quanto persona umana) secondo il giusnaturalismo (branca della filosofia che predica l’esistenza di un diritto naturale). In quanto persona (non cittadino) ha dei diritti: alla libertà, alla vita, alla parola, aveva affermato l’esistenza di vari duri naturali un giorno e il giorno successivo l’aveva negato con argomenti razionali legati ad una capacità di dimostrazione stringata e convincenti. Due tesi radicalmente opposte esposte in maniera convincente avevano messo in crisi l’uditorio romano. I romani si chiedevano dov’era la verità, se esistesse davvero una verità. Dal punto di vista dell’incontro fra la cultura romana e Greca l’ambasceria del 155 ebbe un riverbero negativo. La Garbarino giunse alla conclusione che i romani in genere ebbero un’impressione molto negativa della filosofia greca. L’opinione pubblica da un lato fu molto colpita dalla potenza oratoria del logos e della sua profonda razionalità nello stesso tempo però lo stesso pubblico era uscito scandalizzato dalle conferenze dei tre filosofi, questo a causa del relativismo che rivelavano queste conferenze, l’inesistenza di verità univoche e salde. Solo un manipolo molto ristretto di giovani aristocratici a quella età solo trentenni si era rivelata entusiasta, scippino Emiliano detto l’africano minore e il suo amico fraterno Caio Lelio. Scipione Emiliano già nel 155 a.C. ospitava a casa sua lo storico greco Polibio e forse per mediazione di questi dopo il 155 ospiterà in casa sua un altro grande filosofo della cultura ellenistica Panezio di Rodi. Alla fine riuscirono ad ottenere una grande riduzione della multa a favore di Atene. Il relativismo è dovuto all’impronta scettica.

Filosofia romana e periodo ellenistico

Se accettiamo che a Roma il verbo filosofico greco comincia ad attecchire nella I metà del II sec a.C. che è pertinente parlare di filosofare a Roma anche se autori precedenti come Ennio ci danno tracce di una conoscenza filosofica, dobbiamo comprendere che la filosofia romana è un virgulto che nasce da un tronco molto antico (filosofia greca). Inserire il filosofare latino nella storia filosofia antica nel 155 a.C. significa inserirlo nel periodo che la storia della filosofia antica chiama periodo ellenistico del filosofare, quella fase che secondo una convenzione accettata comunemente non solo nella cultura filosofica, letteraria ma anche nella storia delle arti figurative. L’ellenismo è quel vasto contenitore cronologico e culturale che abbraccia quasi tre secoli, che va dalla fine del quarto secolo a.C. alla fine del primo secolo a.C. I limiti convenzionali sono 323 a.C. (anno che si stabilisce convenzionalmente come inizio dell’età ellenistica, morte di Alessandro Magno, nel 322 morirà una delle figure dominanti nel panorama filosofico Aristotele, maestro di Alessandro Magno) - 30 a.C. (morte di Cleopatra, estinzione dell’ultimo regno ellenistico indipendente nato dai diadochi, i suoi successori che avevano fondato regni sui territori da lui conquistati). La nascita della filosofia romana in piena età ellenistica, per il mondo greco nascita dei tre grandi sistemi filosofici (Scetticismo epicureismo, scetticismo). Il tronco della filosofia greca da cui nasce quella romana è plurisecolare (Ha già quasi quattro secoli) i primi rappresentanti sono della scuola ionica del VI sec A.C.

Terminus Ante quem: la fine della filosofia romana

Quando termina la filosofia romana? Qui c’è meno concordia rispetto al terminus a quo. C’è chi propone la data altamente simbolica del 529 d.C, è di questo avviso Santo Mazzarino “Il basso impero. Antico, tardoantico ed era costantiniana”. Egli è responsabile in Italia dell’importazione della categoria ormai ubiquitaria del tardo-antico. Altra opinione è emersa da uno studio...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher badblackmoon.77 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rivoltella Massimo.
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