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Appunti lezioni di scienza politica

La politica come compromesso

La politica come compromesso è l'idea che la politica produca una serie di processi che generano degli accordi, delle intese. Nel contesto delle democrazie, la politica è compromesso perché il conflitto politico è proceduralizzato da istituzioni e regole: elezioni regolari, frequenti e competitive; partiti con candidati. Cioè, quell’insieme di meccanismi genera la situazione in cui il conflitto politico è risolto in termini di compromesso.

ESEMPIO: Confronto tra sciiti e sunniti nella politica degli Emirati Arabi: conflitto violento. L’idea del compromesso è in un ambito ben definito delle democrazie, mentre in regimi non democratici (dittature) prevale la violenza e il tema del compromesso è escluso.

La politica come relazione

L’idea di politica come relazione è più generale perché è qualcosa di più strutturale. Possiamo avere relazioni cooperative o conflittuali in ambito politico e tra attori politici: portatori di identità e interessi specifici particolari riconducibili tra loro. L’elemento relazionale è che l’idea della politica come relazione è una delle tre facce della politica perché la politica è:

  • Policy: Politiche pubbliche, tutto ciò che passa sotto il termine di riforma; complessi, pacchetti di provvedimenti legislativi volti a disciplinare determinati ambiti.
  • Polity: Come è organizzata la comunità politica. A questo proposito distinguiamo le polity democratiche, le democrazie e dall’altro le polity non democratiche, i regimi autoritari e totalitari. Parliamo di polity, cioè di come la politica è l'architettura, la costruzione delle istituzioni che regolano il funzionamento e organizzano una comunità di persone (tipo di regime e istituzioni).
  • Politics: È la politica come “relazioni”, come degli attori trattano, negoziano, si confrontano, confliggono per realizzare determinate azioni, riguarda anche la politica nel quotidiano (multinazionali o organizzazioni non governative).

Il modo in cui attori diversi, che possono essere portatori di interessi e di strategie diverse, sono tenuti a interagire all’interno di un complesso organizzato, come ad esempio un’azienda, un sindacato (una dimensione politica in generale).

La politica come potere

La politica è anche potere; ci sono diverse teorizzazioni perché ad esempio ci sono studiosi che hanno cercato di dimostrare che il potere è la risorsa principale che viene scambiata all’interno della politica. Più in generale, la politica è l’allocazione imperativa di valori in una società (David Easton). Vuol dire che la politica si organizza in polity e funziona in politics e alla fine produce policy. In questo percorso, quello che avviene è sostanzialmente che le policy sono decisioni che sono vincolanti per tutti: decisioni imperative prese dalla politica, imposte tramite la legge.

ESEMPIO: Polity democratica produce policy tramite un processo legislativo con elementi di democraticità. Polity non democratica: policy prodotte da un partito o un sovrano. In entrambi i casi sono vincolanti; potere in termini di autoritas. La definizione di Easton ci dice qualcosa in più su cos’è la politica: “allocazione imperativa di valori in una società” significa che ogni decisione politica può essere vista come il tracciare una distinzione perché produce dei vantaggi e benefici ad alcuni attori e dei costi ad altri (es: politiche fiscali, economiche o di redditi). Alloca costi e benefici in maniera imperativa; chi è penalizzato deve comunque sottomettersi in quanto c’è un vincolo di imperatività. In questo la politica mantiene la sua centralità.

Attori e processi politici

Il sistema politico prende queste decisioni imperative seguendo determinate procedure:

  • Attori: Individui, collettività, gruppi nella società portatori di interessi o identità specifiche di natura diversa. Possono essere lavoratori sindacalizzati o imprenditori, minoranze etniche, razziali, linguistiche.
  • Partiti politici: Fine '700 inizio '800: soggetti principali dell’azione politica.
  • Movimenti sociali: Grado di strutturazione minore, più sporadici e spontanei.
  • Associazioni di interessi: Sindacati, associazioni di categoria, imprenditoriali.

Agiscono nel processo politico formulando domanda (INPUT) rivolte al sistema politico, definendone e trasmettendo domande (OUTPUT).

Livello più direttamente istituzionale:

  • Istituzioni rappresentative, di governo e gli apparati della Pubblica Amministrazione: cuore del sistema politico. Sono i tre elementi dove si producono le decisioni politiche. Policy prodotto tra parlamento e governo e trasformate a produrre atti e comportamenti dalla PA (dai burocrati che danno le gambe alle policy e procedono a trasformare quelli che sono i dispositivi di legge in atti regolativi di comportamento e quindi a produrre comportamenti effettivi).

Siamo sul lato dell’output perché lo schema di Easton è uno schema “cibernetico”, è il sistema politico che vive di ingressi, cioè di input e di uscite cioè output. Gli ingressi sono le domande di attori della partecipazione che sono partiti con meriti e gruppi di pressione ed interesse, che producono domande al sistema politico. L’uscita è l’insieme delle politiche pubbliche prodotte da parlamento e governo e attivate con l’attività della PA; output che produce degli effetti, delle conseguenze, perché modifica lo stato delle cose, induce delle reazioni negli attori.

Siamo sul lato dell’output così propriamente inteso, in periodo più lungo si definisce invece outcome, cioè l’impatto complessivo di quelle politiche. Il sistema è chiuso dal fatto che queste decisioni che hanno un impatto e producono conseguenze, di fatto retroagiscono, cioè hanno un effetto di feedback e retroazione. Ciò significa che se una determinata politica sociale è stata aumentata ed è cresciuta, ed è arrivata a compimento tramite una legge, quella legge non chiude il percorso perché genera delle conseguenze sugli attori che avevano promosso la domanda a favore di quella legge e il processo continua: processi di espansione del welfare. Il sistema politico funziona in modo circolare perché le risposte vengono ridefinite e sono il presupposto di nuove domande che richiedono prestazioni ulteriori.

Max Weber

Max Weber (Erfuhrt, 21 aprile 1964, Monaco di Baviera, 14 giugno 1920) è stato un sociologo, filosofo, economista e storico tedesco. È considerato uno dei padri fondatori dello studio moderno della sociologia e della PA. Siamo nel 1919 per quando riguarda la conferenza. Il testo è composto da 2 conferenze: una la tiene il 7 novembre 1917, l’altra il 28 gennaio 1919. Entrambe sono il prodotto di una richiesta che perviene a Weber (che all’epoca era uno studioso di economia e sociologia piuttosto affermato – farà parte nel 1919 della delegazione tedesca a Versailles per trattare la pace nell’ambito della società delle nazioni).

Weber riceve un invito da parte dell’Università di Monaco, in particolare della Freiburgrichtigspunkt, a svolgere delle conferenze nell’ambito del ciclo più ampio delle conferenze sul lavoro intellettuale come professione e impegno professionale e rigoroso. Siamo in una fase un po’ complicata, alla fine della prima guerra mondiale. La Germania è uscita sconfitta e la città che ospita queste due conferenze che Monaco organizza è la stessa, la quale viene proclamata Repubblica socialista di Eisner basata su principi della rivoluzione russa del 1917: dura ben poco, nel 1917 Eisner viene assassinato, però a Monaco i fermenti continuano.

Il clima è comunque caratterizzato da leader politici che riescono a conquistare le folle (seppur ben lontani dalla seconda guerra mondiale): folle deluse, vittime delle conseguenze della guerra. Weber riceve questo incarico di tenere queste due conferenze negli ultimi anni della sua vita, durante i quali si dedica anche agli insegnamenti universitari. Prefigura queste due conferenze nell’ambito di questo ciclo di incontri sul lavoro intellettuale come professione e come professione rigorosa e scientifica.

Le conferenze di Weber

La prima conferenza è quella del 1917 sulla “scienza come professione”: è una conferenza che Weber fa vertere su un tema, cioè il tema della responsabilità intellettuale dello scienziato. Weber ribadisce che il compito primo dell’intellettuale e dello studioso di chi fa scienza per professione è cercare di porre domande adeguate al livello di complessità che corrisponde alla realtà.

Affronta un tema che sarà importante anche nella seconda conferenza sulla politica come professione. Il tema della responsabilità, cioè l’idea che chi svolge un’attività intellettuale deve portare il peso intellettuale, influenza e condizione il modo in cui si forma l’opinione pubblica. Per Weber l’idea di scienza è legata alla capacità di produrre buone domande. Dentro questo mondo, l’intellettuale deve legare il proprio impegno alla capacità di operare con responsabilità, cioè ad esempio mettere in luce come i problemi siano legati da più sfaccettature.

Weber capisce che la scienza ha una sua parzialità e quindi le cause che ci permettono di spiegare fenomeni complessi sono sempre possibili, parziali e probabili; per Weber deve ritrovarsi nell’impegno che l’intellettuale ha, cioè cercare di comprendere i fenomeni nella loro complessità. Necessità di un rigore scientifico che sia saggezza, equilibrio e vedere i fenomeni in virtù della loro complessità e pluralità di fattori che li determinano.

Seconda conferenza: politica come professione

Riguarda la “politica come professione”. Il problema di Weber è quello di mettere in luce come la politica e la leadership politica richiedano un fattore di responsabilità senza il quale rischia di essere soltanto del millenarismo, quasi una forma profetica spesso capace di produrre conseguenze gravi e pesanti per gli individui perché la politica è caratterizzata dall’uso della forza. L’agire politico con responsabilità vuol dire agire usando l’imperio, la forza, il comando: crearsi di situazioni dannose.

Weber tende ad incrociare nel corso del testo delle ragioni calde e delle ragioni fredde. La politica e la leadership politica che Weber vede come una vocazione (Beruf) sono ragioni calde, una dimensione emotiva. Il leader politico è importante perché ha la capacità di mobilitare ragioni calde e riesce a costruire un orizzonte politico agli individui. La capacità di costruire il consenso dei propri cittadini è una straordinaria arma atomica: leader politici (Mussolini – Hitler). Weber è in questo caso quasi profetico.

Weber sostiene quindi che le ragioni calde si debbano mescolare con la funzione dell’intellettuale studioso, scienziato perché anche il leader politico deve unire alle sue convinzioni in senso di responsabilità (si deve tener conto delle conseguenze dell’agire): temperare la forza emotiva che il leader raggiunge tramite il consenso con la responsabilità delle conseguenze. ESEMPIO: nelle democrazie c’è un’opposizione.

Weber parte da potere, politica e uso della forza; politica ha a che vedere sia con potere che con uso della forza in rapporto anche al fatto che la politica è la sfera dell’attività umana dove si prendono decisioni imperative.

Forme di legittimazione del potere

Ci sono diverse forme attraverso le quali si legittima il potere:

  • Potere tradizionale: è legato al rispetto della tradizione, di consuetudini, norme e regole che si sono consolidate in una società.
  • Potere razionale - legale: è legato a delle regole e convenzioni stabilite all’interno di una comunità, no rispetto alle consuetudini.
  • Potere carismatico: dipende dalla dedizione ad un capo; frutto di un cortocircuito logico. Vive di una particolare singolarità in quanto dipende dall’individuo che prova devozione al capo carismatico (es: D’Alema). È diverso dal “carisma d’ufficio”, autorità razionale - legale perché il carisma non era puro (ESEMPIO: FASSINO).

La devozione di cui parla Weber è personalizzata, è riferita al soggetto, non al ruolo. È una dote eccezionale. Weber traccia i confini dell’agire politico, cioè esso con il potere rinvia a diverse combinazioni di potere in epoche diverse. La politica combina il potere in maniera diversa: nelle società feudali combina il potere tradizionale con elementi di carisma, nelle società contemporanee combina il potere razionale col potere carismatico. Il carisma esiste sempre da Pericle a oggi, poi ci sono gli apparati politici portatori di altri tipi di potere.

Il concetto di stato moderno

Weber introduce il concetto di stato moderno: cosa fa il politico di professione nella società moderna?

  • Politico d’apparato: la sua condizione di legittimazione è l’apparato politico, il potere razionale - legale.
  • Politico puro: la conferenza si concentra sull’analisi e la distinzione di queste figure.

Nel contesto di stato moderno la politica si sviluppa con forme più professionalizzate. Che cos’è lo stato moderno? È un gruppo di carattere istituzionale col potere che all’interno di un determinato territorio si è sforzato di monopolizzare l’uso della forza fisica legittima come mezzo di potere e che ha concentrato nei suoi capi i mezzi oggettivi del potere espropriando coloro che ne disponevano ingiustamente.

L’idea di stato è legata all’idea di struttura istituzionale di potere, territorio e uso legittimo della forza. Lo stato si forma perché un gruppo determina le condizioni di sicurezza di quel territorio espropriando gli altri.

Politico di professione

Dentro lo stato moderno alberga il politico di professione, distinguendo due tipi di individui: un politico può “vivere di politica” o può “vivere per la politica”. Nel primo caso si riferisce al politico d’apparato perché trae le fonti del suo sostentamento economico dalla politica. Nel secondo caso si parla del leader carismatico e fa della politica (Beruf > maggiore autonomia) non una professione ma una vera e propria vocazione.

Qualità professionali: chiarezza, trasparenza. Non ci sono solo capi ma anche altre figure andando a individuare anche nella storia: figure di coloro che hanno competenze legate al lavoro legale che gli permettono di organizzare il lavoro degli altri e la discussione politica (es: Macchiavelli).

Comunicazione: figure strategiche e importanti.

Vocazione e professionismo politico

Vocazione: chi vive la politica come Beruf alimenta il proprio sentimento e la percezione di sé e il proprio equilibrio interiore servendosi di una causa > ciò che permette al leader politico di vivere per la politica è il fatto di avere una causa, cioè:

  • Deve essere economicamente disponibile.
  • Mantenersi all’interno di un sistema organizzato (per chi vive di politica).
  • La figura professionale si afferma con la politica moderna e quindi Weber cerca di definire quale sia il profilo del politico di professione.

C’è un intreccio tra la figura vocazionale, cioè quella del politico come capo politico e quella del politico come professionista politico che lavora nelle organizzazioni politiche.

L’organizzazione professionale della politica porta all’affermazione di alcune figure che hanno una loro origine storica molto in là nel tempo. Per quanto riguarda i funzionari politici, il politico che vive di politica, i tecnici specializzati: Weber rassegna una serie di figure che storicamente sono quelle che hanno dato seguito a questo profilo professionale, in particolare i chierici, i letterati, i mandarini, i nobili di corte, le gentry, i giuristi. Sono tutte figure che dal medioevo in avanti (dapprima in alcuni paesi dell’Asia – paesi dei grandi imperi) iniziano a svolgere quest’attività di professionismo politico legata alle loro competenze specialistiche, come la conoscenza del diritto, l’organizzazione del discorso che sostiene l’agire politico (giuristi).

Ci sono figure come ad esempio la gentry, che è una classe di nuova formazione, che si affaccia sulla scena sociale in Inghilterra nel 600 e che diventa protagonista della prima e seconda rivoluzione inglese perché da corpo alla rappresentanza politica. È una nobiltà che nelle contee inglesi del 600 svolge delle attività amministrative e attività commerciali anche verso le indie, per via navale. Questa nuova classe acquisisce rilevanza sociale e diventa poi un attore politico vero e proprio perché nel Parlamento è la classe che più crea un confronto con il re antagonistico (riguardo i privilegi e sulla questione del bilancio e la disponibilità di risorse): delinea il professionismo politico.

Esempio: Mandarini in Cina

Specialismo politico con competenze esclusive. L’altra faccia del professionismo politico è quella del capo politico che deve le sue origini all’epoca già della democrazia ateniese. Weber a questo riguardo cita Pericle e la figura del demagogo. Entrambi hanno dei profili professionalizzati nel tempo che si accentuano nella specializzazione: il demagogo è specialista nel convincere le masse, nel riuscire a costruire consenso, il professionista burocrate, specialista tecnico della politica.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FedericaMacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Fasano Luciano Mario.
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