Introduzione
Storia del pensiero economico si basa sul concetto di Critical Thinking (pensiero critico). Il pensiero critico è un tipo di pensiero che si propone di raggiungere un giudizio, attraverso processi mentali di discernimento, analisi, valutazione, inferenza, non disgiunto da spiegazioni delle considerazioni sulle quali si fonda quel giudizio. Comprende processi di riflessione su aree tangibili e intangibili con l'intento di formare un giudizio solido che riconcili l'evidenza empirica con il senso comune. Il pensiero critico trae informazioni dall'osservazione, l'esperienza, il ragionamento o la comunicazione. Esso si fonda sul tentativo di andare al di là della parzialità del singolo soggetto: i suoi valori fondamentali sono la chiarezza, l'accuratezza, la precisione e l'evidenza.
Economia e storia
Innanzitutto per prepararci allo studio della materia dobbiamo partire dal presupposto che i concetti di economia e storia sono concetti ben distinti l'uno dall'altro, ma che possono tra loro collegarsi.
Economia: è basata sullo sviluppo di modelli.
Modello: immagine semplificata della realtà, serve a spiegare, mantenendo inalterati determinati fattori; viene espresso in forma matematica, ovvero il linguaggio che ci permette di trattare i problemi; permette di gestire complessità maggiori evitando il crearsi di incongruenze logiche.
L'economia è una scienza sociale:
- Studia la realtà sociale dall'alto e permette di comprenderla;
- È in grado di dare direzioni (plasmare) la società (ci sono scelte efficienti e non efficienti, non per forza una scelta è ottimale per tutti gli individui);
- La scienza economica è una scienza sociale per la sua natura esogena, distaccata dalla realtà, a sua volta influenzata da culture, credenze ecc.
N.B. L'inferenza statistica può essere utile per testare un determinato modello matematico ma non per costruirlo. Il modello economico ha la funzione di fotografare la realtà dando rilievo non a tutto ma, ad una determinata variabile.
Storia: usa degli input (testi, trattati, documenti storici, archeologia) al fine di ottenere e comprendere le ragioni di alcuni avvenimenti. Non è possibile comprendere l'oggi senza aver prima sviluppato un'accurata analisi dello ieri. Ci permette di verificare se un detto modello economico ci può fornire una spiegazione consona a spiegare la realtà e, se così non fosse, ha la capacità di revisionare i modelli ed arricchirli.
Il pensiero economico nel mondo antico
Prima di 10mila anni fa relazioni molto deboli di organizzazione sociale, forme di linguaggio minimali e semplici. Iniziamo a parlare propriamente di storia con la nascita della scrittura, dunque con la possibilità di analizzare dei testi, possibilità di collocare delle narrazioni. Fin da quando l'uomo ha iniziato a scrivere ha sentito il bisogno di mettere nero su bianco racconti, miti ecc.
Le prime tracce di scrittura che abbiamo risalgono al 2000 a.C., più propriamente si parla di organizzazione di simboli. Prima di ciò abbiamo ideogrammi, forma grafica (in Mesopotamia ed Egitto). Tutto nasce nella Mezzaluna Fertile (Tigri, Eufrate, Nilo), grande estensione di terra coltivabile. La loro esondazione annuale porta il limo, sostanza nutriente che rendeva la terra fertile, aumentando la produttività. Le grandi civiltà si sviluppano qui, tra le fonti del fiume Tigri e Eufrate, attraverso la Palestina estendendosi fino all'Egitto.
Codice di Hammurabi, 216 leggi di contenuto principalmente economico (contratti, rapporti tra familiari, ecc.). Scritto con scrittura cuneiforme, che, una volta decifrata ci ha permesso di conoscere molto sulla civiltà sumerica. Le norme vengono solitamente imposte da un qualche sovrano, ed esprimono la mentalità, gli usi e i costumi del tempo. Non per forza le norme sono in forma scritta ma anticamente venivano tramandate per via orale (per farlo era fondamentale impararle a memoria, in quanto quasi nessuno sapeva leggere quindi le norme venivano memorizzate e tramandate oralmente).
La codificazione scritta è soltanto la punta finale. La scrittura era patrimonio di una casta, gli scribi, che avevano il compito di tenere i registri (raccolti, tasse, contratti, editti del sovrano copiati e poi trasmessi ecc) avevano compiti amministrativi: scrivevano, facevano i conti e gestivano l'organizzazione dell'economia (gestione economica). In Mesopotamia ed Egitto abbiamo un'agricoltura basata sull'organizzazione delle acque, non può esistere la libera iniziativa, in quanto le risorse erano scarse ed andavano utilizzate in modo efficiente (gestione di reti dei canali, gestione fasi stagionali); non basta l'organizzazione di un piccolo villaggio. Nascono così le prime città-stato, con lo scopo, non solo di difendersi dalle minacce esterne, ma soprattutto dell'organizzazione delle acque, si parla di società idriche.
Queste città-stato richiedevano un'organizzazione del lavoro di tipo gerarchico e un sistema di contabilità. Nasce una riflessione di natura giuridica, dà forma alle relazioni economiche concrete, cosa posso fare in autonomia, cosa invece devo obbedire. I testi fondamentali dei vari popoli venivano spesso imparati a memoria, su questi testi venivano impostate delle riflessioni su come funzionava l'economia (ciò che è opportuno fare e ciò che non lo è, ciò che è vietato e ciò che non lo è).
Il pensiero economico occidentale
In questi anni le grandi riflessioni prendono forme narrative, in quanto è una forma molto efficace (caratteristica distintiva della "storia" rispetto all'economia, basata invece su modelli). Spesso le narrazioni erano basate sui miti, si cerca di dare risposta a domande che le popolazioni si ponevano, l'individuo riceveva un significato, dava un'interpretazione. La storia è più facile da raccontare rispetto ad un modello, inoltre quest'ultimo è anche molto meno flessibile (casi reali).
5 periodi nella storia Greca: Si passa ad una riflessione di tipo razionale di natura filosofica. Si formano le città-stato; la colonizzazione della Grecia è frutto della grande rivoluzione dell'età del ferro (la capacità di utilizzare il ferro in campo bellico in primis). Dal punto di vista economico facilita la diffusione dell'agricoltura consentendo la costruzione di strumenti più efficienti.
Città stato: piccoli centri urbani indipendenti dal punto di vista politico, suddivise in classi sociali (diverse da città a città). Il popolo più dedito al commercio fu quello dei Fenici. La civiltà greca ha la sua svolta dopo la sconfitta dei persiani (V secolo). Grande fioritura del pensiero politico, scientifico, filosofico e matematico. Le polis perdono autonomia sotto il controllo della Macedonia: in primis sotto Filippo e poi sotto Alessandro Magno. Le città stato avevano un limite: la popolazione non poteva crescere più di un tot, quindi si fondavano le colonie. Diventa la cultura del mondo mediterraneo. Età ellenistica, periodo nel quale la cultura greca è diventata patrimonio culturale comune di vari popoli. (cultura dominante).
Bisogna tener presente il contesto economico nel quale si sviluppa la prima riflessione di natura teorica dell'economia. Il salto di qualità è dato dall'introduzione dell'alfabeto fenicio, aumenta la flessibilità della scrittura, possibilità di scrivere opere più complete. (es. stesura dei primi frammenti del pentateuco concluso poi nel V secolo). L'alfabeto viene poi riadattato alle varie culture. Sviluppo del teatro, altra forma di rappresentazione e divulgazione della cultura greca. L'introduzione dell'alfabeto amplia molto il mercato, si sviluppa una rete molto più ampia. Si forma un mercato interno, tutto ciò che sfugge alla logica della sussistenza (ciò che avanza) viene scambiato, ogni famiglia ha dei surplus e allarga il proprio paniere dei consumi.
Il mercato poi si evolve con la nascita di figure particolari, che producono per vendere, specializzati, non più una semplice economia improntata all'autosussistenza. In questi mercati a partire dal VII secolo fa la sua comparsa la moneta coniata, la quale porta il simbolo del sovrano. In precedenza la moneta esisteva solo in modo teorico, si parlava inizialmente di scambio basato sul baratto (problema di proporzionalità, devo trovare la precisa reciprocità). È invece molto più semplice l'economia del dono, regalo quello che mi avanza ed in futuro riceverò un regalo di qualcosa che avanza ad altri. Non tutto può essere oggetto di transazione, non sempre la reciprocità può essere simultanea (logica del dono). È la prima forma di scambio, tendenza naturale delle persone a scambiare.
L'uomo è naturalmente propenso allo scambio per diversi motivi: riconoscenza, piacere della condivisione (se io sono bravo a fare qualcosa ci tengo a farlo sapere); tecniche di seduzione: vedere cosa so fare e vedere cosa sanno fare gli altri. Ci misuriamo con il resto della popolazione. Lo scambio è più antico e più semplice del baratto e nasce con degli scambi di doni (obbligati o meno). Il problema del baratto viene superato con la moneta, è comunque un prodotto sociale.
Tappe della moneta: Shakel: moneta in orzo. Poi si passa a dei piccoli lingotti d'oro o d'argento, problema del trasporto e della frazionabilità. Si passa quindi a lingotti di forma sferica, più pratici, fino ad arrivare a monete con un peso determinato e con timbro dell'autorità politica. Scopo: serve a pagare le tasse ed estinguere debiti. Funzione sociale molto importante. Le merci si diffondono e si creano i primi mercati delle valute (equivalenze). Nascono le prime forme di credito, tassi di interessi elevatissimi, chi non paga diventa schiavo. Legge di Solone, taglio di due terzi dei debiti, si fece nemici i più ricchi, inoltre fece la redistribuzione delle terre. (democratizzazione) Le colonie non erano libere di commerciare con tutti ma solo con la madrepatria.
5 eventi economici fondamentali (scrittura, colonie, moneta, prestito ad interesse, riforme di Solone) Il tasso di interesse è un fenomeno originario, tassi elevati in quanto la garanzia è la terra (illiquida), rischi molto elevati.
Eraclito: "esiste una sola sapienza: riconoscere l'intelligenza (lògos) che governa tutte le cose attraverso tutte le cose" Logos: parola, concetto, pensiero, intelligenza che sta dentro le cose, ne spiega la natura, la dinamica, la struttura razionale. L'uomo sapiente deve capire la razionalità che sta nelle cose per non essere dominato ma dominarle (nascita del pensiero scientifico), conoscere la realtà per dominarla. Solo se capisco so in che direzione vado, altrimenti sono un "sonnambulo" che vaga senza una logica e senza una direzione precisa. Da qui parte la filosofia greca. L'intelligenza: struttura profonda che sta nelle cose e ci permette di governarle.
Democlito sostiene che la realtà è fatta di atomi, ci si arriva attraverso un esercizio logico, non posso suddividere all'infinito la realtà, arrivo ad un elemento finale non suddivisibile, da cui non posso prescindere se voglio capire ed interpretare la realtà.
Filosofi presocratici
Metodo di pensare legato alla ragione da applicare all'analisi della realtà. Presenza della retorica (non semplicemente l'arte di saper parlare, ma più ampiamente la capacità di persuasione legata a determinati argomenti obbligatoriamente convincenti di natura logica); si sviluppa il pensiero filosofico attraverso una dialettica (contrapposizione di posizioni diverse attraverso la retorica). Un'alternativa alla retorica basata sulla logica potrebbe essere la retorica basata sul sentimento (umanità-emotiva), altrimenti il metodo di pensiero potrebbe basarsi sull'autorità, diversa a seconda dell'ambito di discussione (es. Aristotele, quello che diceva veniva considerato "legge"; ciò che dice la bibbia, il corano), richiama ad un'esperienza passata, non permette la dialettica. (retorica costruita sull'autorità).
Nel pensiero greco esiste la parola economia, deriva da oikos (casa), e nomos (norma, legge). La casa è intesa come proprietà, che svolge molte funzioni economiche, un'impresa in cui operano i diversi componenti della famiglia; il capofamiglia ha un potere decisionale su tutti. La gestione di questa impresa porta dunque alla definizione dell'economia.
Ad un certo punto nasce poi l'economia in senso più ampio, intesa come gestione della polis; si aggiunge dunque il termine politica, per distinguerla dall'economia della casa (della singola unità). Questa nuova accezione risale circa a due secoli e mezzo fa. Il pensiero greco va dal V secolo al IV secolo. Socrate è una figura che fa da spartiacque (filosofi presocratici e postsocratici).
Senofonte scrisse un testo (fine V secolo) nel quale argomentava riguardo la divisione del lavoro. Testo molto ricco che ci mette in contatto con il tema della specializzazione del lavoro all'interno del mercato (visione piuttosto contemporanea). All'interno delle città si forma un mercato sempre più ampio, ciò mette gli artigiani in condizioni di specializzarsi esclusivamente su determinate mansioni, cosa non possibile al di fuori di una città. Viene introdotta la logica di scelta, scelgo ciò che so fare meglio, aumenta il benessere e l'utilità. C'è un commercio di semilavorati. È quello che succede oggi, supply chain molto specializzate e diffuse (2/3 del commercio mondiale attuale è dato da semilavorati).
La suddivisione del lavoro è sostenibile in un mercato spesso (geograficamente concentrato, ampi volumi commerciali). Così facendo, specializzando la produzione, si giunge ad una maggiore produttività, ma ciò ha senso solo se si va a rifornire un mercato ampio. (il rapporto con il mercato è essenziale) La divisione fondamentale del lavoro a livello sociale è la divisione in classi sociali. Si ritiene che l'uomo e la donna abbiano delle caratteristiche diverse, complementari, ma suballineate in un determinato ordine.
Il concetto fondamentale è quello di natura, differenza naturale che porta certi uomini ad essere schiavi ed altri ad essere padroni. È un dibattito che non cambia fino al 1700 (illuminismo), momento in cui cambia la rigidità divisione delle differenze tra uomo e donna. Nelle società di cacciatori e coltivatori, i ruoli erano considerati maggiormente mobili (anche le donne avevano una funzione di difesa e di procacciamento). Con l'età del ferro, i conflitti si professionalizzano, diventano quasi veri e propri mestieri, si creano veri e propri militari, questo porta la donna ad essere legata alla figura della oikos (casa).
"Non si impara ad essere padroni, lo si è per natura", per Platone ed Aristotele, le classi sociali sono scritte nella natura delle cose (destino). Aristotele sottolinea l'intelligenza del padrone che sarà necessaria per gestire. Mentre chi sa usare bene il corpo è destinato a faticare.
In Grecia noi troviamo il primo grande dibattito sulla società privata, le società private si costituiscono nel tempo in cui sostanzialmente non esiste il concetto di privatizzazione; esiste il contesto del gruppo, capacità degli uomini di muoversi in gruppo attraverso la capacità di coordinamento. L'arma più importante per l'uomo è la massa celebrale, permette lo sviluppo di un pensiero maggiormente completo ed elaborato, di conseguenza lo sviluppo del linguaggio, che permette il coordinamento, aumentando il benessere e la produttività. La sua sopravvivenza dipende dal gruppo. All'interno di ogni gruppo vi è comunque una gerarchia ed un'organizzazione. Non si aveva proprietà privata, la proprietà è del gruppo.
La proprietà privata arriva con l'agricoltura, colonizzazione dei terreni. Nella mezzaluna fertile la terra è del re, in parte coltivata in modo centralizzato e una parte affidata ad aristocratici vicini al re. (non è una proprietà privata vera e propria). I filosofi antichi hanno posizioni diverse sulla proprietà privata. Vi è una diatriba, in cui i due estremi sono rappresentati da Platone e da Aristotele:
- Platone, sostiene l'idea di una proprietà comunitaria, di una proprietà comune;
- Aristotele, sostiene l'idea della proprietà privata.
Senofonte aveva un'idea non precisa sulla proprietà privata (stava in una posizione "intermedia"). Secondo lui la proprietà privata porta ad un maggior benessere, in quanto la proprietà viene vista come un mezzo per responsabilizzare l'individuo, laddove la polis non potrebbe raggiungere quel risultato.
Platone Repubblica: Sostenitore della proprietà comune, sostiene che la proprietà privata va' a creare un conflitto di interessi tra polis e singolo soggetto. Secondo Platone questo conflitto va risolto alla radice, si necessita di proprietà piccole per tutti. Coloro che hanno ruoli politici, ovvero che si occupano del ruolo del benessere della polis, non ci deve essere proprietà privata, si deve dunque evitare la creazione di conflitti di interessi. Chi si occupa della repubblica deve essere in grado di comprendere la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni, qui nasce l'importanza di un'amministrazione efficiente, che a sua volta influ...
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