IL PENSIERO ECONOMICO NELLA STORIA DELLE IDEE E DEI FATTI
17/09
La teoria economica?
Ricollocazione risorse, produrre beni e servizi in caso di scarsità di risorse, relazioni
sociali, relazioni intra statali e inter statali. Risorse: divisione tra rinnovabili e non
L’economia è ritenuta un’attività di tipo privato vedi Aristotele (e teorici greci),
teoria economica dipende dall’etica e scienza politica, discipline sul benessere
pubblico. L’economica era l’arte di amministrare la casa.
Si passa all’idea di Political Economy, cioè la scienza dell’acquisizione, l’aumento del
benessere dello Stato.
Recentemente Economics, cioè come allocare le risorse scarse in modo da
massimizzare l’utilità.
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Economia si preoccupa anche del prezzo etico dei prodotti?
Il cervello percepisce messaggi di cui non si ha coscienza scelte di marketing e
influenza della popolazione per spingere verso una certa tipologia di consumo.
Principio etico per cui bisogna proteggere una certa categoria di persone, tipo bambini
e vecchi. Perché?
Mente infantile è più malleabile rispetto ad una adulta, si inizia a influenzare da subito
un futuro consumatore.
NB: influenza non vuol dire esonero dalla responsabilità.
Responsabilità= intenzionalità.
L’azione inizia con il pensiero, successivamente si ha l’atto in sé per sé e poi ha la sua
conseguenza: la durata dell’azione inizia prima dell’atto e va oltre lo stesso.
Il libero arbitrio non è così libero, le scelte sono fatte in relazione a ciò è che la propria
utilità, dato questo fine ci si interroga su come si ottengono i mezzi per il
raggiungimento di quella finalità.
La responsabilità, però, è importante perché costituisce una delle motivazioni che
orientano la scelta dell’azione. Un altro aspetto importante è dato dall’informazione,
poiché aiuta a scegliere in modo coscienzioso (NB effetto Framing).
Le teorie dello scambio e della produzione
Teoria economica: migliore allocazione delle risorse scarse per ottenere un
determinato profitto.
Definizione Jevons, 1871 economia deve impiegare il lavoro per massimizzare il
prodotto.
Economia dal pensiero greco al medioevo: dimensione famigliare e benessere della
casa.
Da post medioevo al 1800 circa: political economy, scienza che si occupa del
benessere di uno Stato.
Dal 1800 ad oggi: economics, allocazione risorse scarse per massimizzare il prodotto.
Ed oggi? La definizione di economia è ancora valida?
L’etica discute sui principi che guidano l’azione umana, nei contesti in cui la scelta è
possibile. Etica si occupa di ci che è giusto e sbagliato, ed è più vicina ad un discorso
di giustizia legala all’idea di DU, mentre la morale si basa sulla riflessione su ciò che
costituisce una vita buona, e ciò può essere influenzata da una serie di fattori, come la
religione.
Es. aborto: duplice analisi, etica e morale. La prima può sostenere l’azione come
giusta, mentre la morale può avere un’altra conclusione. 1
Etica è universale, tende ad essere assoluta, non giudica l’idea del singolo ma valuta
la giustizia, mentre la morale si basa su un giudizio più sul singolo.
Carta dei diritti umani: nella dimensione occidentale è molto individualista, in altri
continenti si considera una dimensione molto più collettiva.
Quindi: etica e morale non sono sinonimi. Etica: ciò che dovrebbe essere, Scienze
naturali: ciò che è.
Lo studio economico ha effettuato una transizione da una all’altra, ad oggi ambisce
alle analisi oggettive.
Libertà
La libertà di scelta, aggiunta al diritto di poterlo fare fa sì che io sia responsabile delle
azioni.
Liberta formale: assenza di vincoli, vs libertà effettiva: possibilità d fare qualcosa.
Il senso positivo di libertà fa riferimento alla possibilità di decidere, effettivamente,
cosa fare. Ciò è ben diverso dall’idea di poter fare qualcosa perché è concesso. La
libertà deve essere intesa come capacità autonoma, fare qualcosa in totale
autonomia, decidere propriamente del proprio futuro.
Uguaglianza
Di che libertà ed uguaglianza si parla?
L’utilitarismo mette di più l’accento sull’uguaglianza, mentre il liberalismo sulla libertà.
Utilità come sommatoria dell’utilità della maggioranza.
Differenza tra uguaglianza formale e sostanziale formale fa riferimento a individui
con simili caratteristiche, cioè si tratta in modo uguale gli individui che appartengono
ad una certa categoria ma senza spiegare il perché della categorizzazione e delle
scelte di trattamento.
Per uguaglianza formale si intende la capacità di trattare in modo analogo tutti, con
l’obbligo di fornire le motivazioni della categorizzazione e le differenze di trattamento.
Approcci all’uguaglianza: egualitarismo stretto e il prioritarismo.
Egualitarismo stretto: società migliore è quella dove c’è più uguaglianza, bisogna
essere tutti uguali, ma ciò non comporta la possibilità di avere miglioramenti nella
sfera sociale.
Il Prioritarismo si preoccupa di far sì che chi sta meno bene stia meglio, senza
necessariamente fare dei giudizi di valore.
Etica economica
Come comportarsi in ambito economico, quando si produce e si scambia.
08/10
Influsso della rivoluzione scientifica del XVII secolo sull’economia
Come si è definito l’attuale modello economico?
Tesi e teorie che cambiano, il pensiero economico è in costante evoluzione, con un
passato formato da almeno 4-5 rivoluzioni importanti e tesi sovversive.
Dal XVII secolo in poi si fa strada l’idea del positivismo economico, gli economisti
descrivono la realtà, perciò non teorizzano ciò che “sarebbe buono e giusto”, si
mettono da parte i principi etici e la riflessione morale. L’economia deve essere
considerata una scienza positiva che descrive la realtà dei fatti, il metodo è deduttivo
e non si parla più di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Il precetto, però, è errato perché li esperimenti in chiave economica non sono
ripetibili gli individui e le condizioni in cui vengono svolti gli esperimenti variano, non
è possibile tenerle invariate. 2
Bisogna valutare anche la complessità dei sistemi e non si può isolare una o più
componenti di interesse.
Tesi dell’avalutatività: studiare senza considerare i precetti etici e morali libera la
ricerca da riferimenti valoriali.
In economia è difficile trovare leggi economiche universalmente valide perché le
condizioni storiche fanno sì che due tesi opposte siano entrambe ragionevoli a
seconda del periodo-contesto in cui sono proposte.
Si può cercare di tracciare delle regolarità economiche.
Importante considerare la questione dei comportamenti umani, le pulsioni a cui
rispondono e tanti altri fattori che accrescono la complessità generale.
Per fare dei modelli, però, è necessario semplificare la realtà e fare delle ipotesi ed una
volta ottenuto il risultato bisogna sempre precisare che è frutto di una modellizzazione
e rappresenta una possibilità, e ri-ampliarlo alla luce delle variabili per capire se è
un’alternativa valida o meno.
Importante calcolare il margine di errore se si prende il modello per applicare degli
schemi/politiche nella realtà (anche a livello nazionale) e non si tengono a mente gli
errori, si incorrono gravi rischi.
Da circa 2 secoli s registrano cambiamenti importanti nei sistemi di produzione e
scambio:
Fase del commercio, circa anno 1000, le città iniziano a prendere vigore, spostamento
da campagna verso città, da agricoltori ad operai con centri produttivi. L’attività
economica diventa produttiva e si commercia (scambio tra paesi e di beni e risorse),
ciò porta ad un aumento del benessere. Dopo un primo periodo di benefici generale, si
capisce che il benessere può aumentare a scapito di qualcun altro, quindi bisogna
trovare una nuova fonte e capire come migliorare il processo produttivo;
Fase industriale, si ha uno spostamento dal commercio alla produzione, nasce una
nuova classe sociale, cioè la borghesia e le teorie economiche si orientano sulle teorie
produttive più che su quelle dello scambio.
PS: per esame bisogna ricordare almeno 5 caratteristiche fondamentali che
distinguono le teorie dello scambio da quelle di produzione. Es. micro teoria molto
atomizzato, due soggetti economici e analisi dei loro comportamenti. Marx procede ad
un’analisi di classe, non individualista, anche le teorie produttive fanno così e le classi
possono essere differenziate.
15 particolarità delle teorie di scambio e produzione.
La visione del processo produttivo .
Nel caso delle teorie produttive il processo produttivo è circolare, cioè un bene t è lo
stato iniziale del bene successivo t+1. Le teorie di scambio, invece, procedono per
segmenti, tutto nasce e finisce in quel momento e non si studia ciò che viene dopo, il
processo è diviso in frazioni molto piccole. Perciò le teorie dello scambio danno poca
importanza alla questione del tempo, non è una variabile da tenere in considerazione,
mentre per le teorie produttive è una variabile importante.
Il concetto di scarsità delle risorse.
Le teorie di scambio, molto vicine a quelle marginaliste e neoclassiche, la scarsità è
una condizione essenziale del modello e lo scopo è l’allocazione delle risorse scarse
per massimizzarle nel modo più efficiente possibile. I modelli classici e keynesiani, più
vicini al concetto produttivo, la maggior parte delle fonti sono riproducibili, quindi non
si tiene conto della scarsità, anzi spesso si presenta la questione della
sovrabbondanza.
La distribuzione del reddito (o prodotto nazionale).
Per le TdS la distribuzione avviene secondo un criterio esclusivamente tecnico, cioè il
salario è la q di lavoro è moltiplicato per le ore fatte (utilità marginale del prodotto).
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Nelle teorie del PP si tiene conto anche di altri criteri, per esempio i fattori istituzionali
(assegni famigliari e premi) e la simultaneità dei fattori: per esempio il reddito può
aumentare con l’età, perché più esperienza porta ad una maggiore utilità marginale. Il
pagamento dei fattori produttivi dipende anche dal contesto sociale, in periodo post
keynesiano il capitale viene retribuito prima, poiché il sistema economico necessita un
risparmio per l’acquisto di nuovi mezzi di produzione.
Gli agenti economici.
TdS ha una visione individualista ed atomizzata, si riduce la società al singolo
produttore e consumatore, si focalizza l’attenzione sulle piccole unità di mercato,
mentre TP ragiona per classi. Le classi sono differenziate, si analizzano i fattori
produttivi, l’accumulazione ecc. e la visione della società tende ad essere più organica.
Il ruolo del tempo (vedi punto 1).
In generale si può sostenere che il modello di puro scambio è di natura essenzialmente
statica, mentre le teorie di produzione sono più dinamiche.
Il ruolo dell’accumulazione.
Le TP ritengono importante studiare i processi di accumulazione, in modo diluito nel
tempo e si vede in senso continuato ciò che accade. Le TdS non tengono conto
dell’accumulazione e di come essa si distribuisca nel tempo.
Diatriba in merito all’accumulazione e passaggio intergenerazionale per Modigliani
gli individui pianificano il consumo e l’utilizzo delle loro risorse in base alla loro vita,
senza volontà di tramandare il capitale.
Le TP post keynesiane invece sostengono che c’è una volontà di tramandare capitale
in via generazionale, quindi non si massimizza il proprio capitale per consumarlo in
tutta la vita, ma si risparmia per poter tramandare ai posteri.
Il tipo di relazione tra le variabili economiche .
Nelle teorie dello scambio troviamo di solito una simultaneità nella determinazione del
valore delle variabili: esse sono tutte interdipendenti l’una dall’altra e non è possibile
distinguere delle causalità generali. Diverso è il quadro per le teorie che concentrano
la loro attenzione sulla produzione: si possono distinguere
qui delle concatenazioni d’ordine causale (A determina B in modo esclusivo, il quale
determina C in modo esclusivo; ma non necessariamente in senso inverso - cioè con
mancanza di simmetria). Quindi, l’incrocio di variabili economiche e come esse vanno
a determinare la domanda di alcuni beni e servizi è molto circolare per TdS, mentre
per la TP no, la relazione è di tipo causa-effetto e si può scindere.
Teorie predittive e teorie esplicative.
Le TPP hanno lo scopo di descrivere ciò che vedono, non fanno predizioni, mentre le
TdS hanno carattere più predittivo.
Per le teorie dello scambio la funzione del modello è soprattutto d’ordine predittivo, in
altre parole è quella
di poter compiere delle simulazioni al fine di anticipare avvenimenti economici futuri.
Infatti, la maggior parte dei modelli econometrici o di previsione economica si basa su
postulati marginalisti; e questo è possibile perché di solito vengono:
(a) utilizzate funzioni della produzione perfettamente omogenee, differenziabili in
modo continuo;
(b) ipotizzati fattori della produzione perfettamente sostituibili;
(c) ipotizzate simmetrie perfette all’interno del modello (sul ruolo della simmetria e
asimmetria nelle scienze economiche torneremo più sotto con alcuni esempi);
(d) elaborati modelli dove il tempo è neutro e dove i processi di accumulazione sono
lineari (cioè non caratterizzati da elementi strutturali). Per le teorie della produzione, in
generale, questo aspetto predittivo è messo in secondo piano in quanto: 4
- viene data la precedenza all’analisi storica e all’interpretazione dei fatti passati
che non sono necessariamente ripetibili come gli economisti vorrebbero;
- viene data centralità al comportamento umano o dei gruppi sociali che non
sempre agiscono in modo razionale come è il caso delle teorie marginaliste;
- la presenza di elementi asimmetrici e di concatenazioni causali ben precise, ma
non lineari, rende la formulazione di previsioni economiche difficile
Il ruolo della domanda e offerta.
Le TdS c’è sempre l’incrocio tra domanda ed offerta, sia nel bp che nel lp, mentre le TP
nel lp non si limitano a parlare solo di D e O ma contano anche gli altri fattori.
Un’ulteriore differenziazione tra teorie economiche riguarda il ruolo della domanda e
dell’offerta nel determinare le proprietà più importanti del sistema (per esempio quella
di equilibrio, o di ‘lungo periodo’, oppure di ‘stato stazionario’). In termini molto
generali possiamo affermare che nel modello marginalista l’interazione tra le unità di
consumo e di produzione è determinata dalla domanda e dall’offerta sia nel breve che
nel lungo periodo e i prezzi dei fattori sono direttamente
determinati dalla rispettiva produttività marginale. In termini generali, nel breve
periodo i Keynesiani assegnano alla domanda, o meglio ancora alle aspettative di
domanda, un ruolo predominante; la produzione si adegua in modo passivo alle
aspettative di tale domanda e l’equilibrio che ne risulta sarà di sotto-, pieno- o sovra-
impiego, senza adeguati meccanismi di correzione nel caso di equilibrio di sovra-
Pasinetti
oppure sotto occupazione. Come mostrato da (1981, 1984 e 1993), nel lungo
periodo diviene rilevante lo studio delle condizioni per le quali un sistema economico
può mantenere (o raggiungere) il pieno impiego dei fattori produttivi in presenza di
impulsi dinamici quali:
(i) il progresso tecnico,
(ii) i cambiamenti demografici
(iii) le mutazioni nelle preferenze dei consumatori (o composizione della
domanda)
La sostituibilità dei fattori di produzione.
Alcuni autori preferiscono parlare di teorie che ammettono la sostituzione perfetta dei
fattori produttivi fra di loro (le teorie dello scambio in generale) e di teorie per le quali
questa sostituzione è solo parziale (teorie della produzione in generale). Per
sostituzione si intende, ad esempio, la possibilità di rimpiazzare
capitale con lavoro, o viceversa, nel breve periodo.
La presenza di relazioni simmetriche o asimmetriche nel modello .
Un altro elemento che sembra differenziare le teorie dello scambio e quelle della
produzione si riferisce alla
generalizzazione di relazioni simmetriche nel caso dei modelli marginalisti (o di puro
scambio),
mentre nelle teorie della produzione (classiche e post-keynesiane) si ritrovano sovente
situazioni di
asimmetria; l’esempio classico è quello della disoccupazione/inflazione nel modello
postKeynesiano,
dove le politiche economiche hanno impatti ben differenti e soprattutto non
simmetrici.
Per le TdS è tutto perfetto ed equilibrato nei modelli, se una cosa funziona da A a B,
funziona anche per B ad A perfetta simmetria nel fenomeno.
Le TP sostengono il contrario. Es. i p tendono ad aumentare ma difficilmente a
diminuire, come sostiene il principio di collosità dei prezzi. I salari tendenzialmente
aumentano ma difficilmente diminuiscono.
Le teorie normative e le teorie positive . 5
Le teorie dello scambio, e quella marginalista in particolare, concentrano la loro
attenzione sulla
massimizzazione di una funzione con le caratteristiche descritte sopra
(massimizz
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