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Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione

Lezione 1

Enunciato ed enunciazione

Un enunciato è qualsiasi espressione in lingua con forma sintattica compiuta [es.: “Il re è calvo”]. Ha un’infinità di applicazioni possibili (dette enunciazioni) [es.: “il re è calvo” detto qui e ora, da Tizio]. Si distingue dalle locuzioni, o sintagmi, che non hanno forma compiuta [es.: “il re”, “il re calvo”, etc.].

Classificazione dei principali tipi di enunciati

  • Descrittivi: sono veri o falsi e si distinguono in:
    • Empirici: c.d. “Falsificabili” cit. Einstein, veri fino alla verifica dei fatti reali.
    • Analitici:
      • Formali: per la loro forma logica “piove o non piove”.
      • Informali: per il significato dei vocaboli che li compongono “Scapolo è l’uomo sposato” -> nell’esempio, la parola scapolo ha quel determinato significato? Sì, allora l’enunciato nella sua forma è un enunciato vero.
  • Prescrittivi:
    • Norme: influenzano o guidano la condotta umana.
      • Regole (Tassative).
      • Principi (Non tassativi).
    • Giudizi di valore: indicano ciò che è buono e ciò che è cattivo.

Logica deduttiva

La logica deduttiva, e la deduzione più in generale, serve a controllare la correttezza del ragionamento in base a determinati criteri, a determinare la verità nel passaggio da un enunciato a un altro. L’unità atomica della logica è l’enunciato premessa conclusione. Ogni enunciato può essere collegato ad altri enunciati tramite connettivi.

Connettivi fondamentali

  • Negazione: cambia il valore di verità dell’enunciato al quale viene applicata (¬): es. il cibo è sul tavolo il cibo NON è sul tavolo.
  • Congiunzione: è vera SOLO se entrambi sono veri (gli enunciati) (∧) – è falsa in tutti gli altri casi: es. oggi sono andato a portare a spasso il cane e ho vinto alla lotteria (tale congiunzione è falsa dal momento che purtroppo non ho vinto un bel niente!).
  • Disgiunzione: è vera SOLO se i disgiunti non sono entrambi falsi (∨): es. Maurizio è stupido o lo fa! – in questo caso la disgiunzione potrebbe essere vera, se Maurizio è stupido o se lo fa; sarebbe falsa qualora non sia né stupido, e neanche lo stia facendo.
  • Condizionale: è una proposizione complessa. In questo caso possiamo raffigurare tale preposizione con il simbolo e una condizionale tipo è p → q (se p allora q, se prendi 3 allora paghi 2) ed in questo caso:
    • P= condizione sufficiente per la verità di q.
    • Q= condizione necessaria per la verità di p.
    Il condizionale si dimostra falso quando p (vera) + q (falsa) – in TUTTI gli altri casi è vero. Facciamo un esempio classico, quello del supermercato, ed esaminiamo i quattro casi possibili:
    • Prendo 3 non pago 2 – OK, perché può darsi che non rientravano nella promozione i prodotti da me scelti.
    • Prendo 3 pago 2 – OK, perché è la realizzazione della promozione.
    • Non prendo 3 non pago 2 – OK, la promozione evidentemente non mi aggradava.
    • NON prendo 3 sicuramente in questo caso non pagherò 2, perché manca la premessa fondamentale, la condizione sufficiente.

Ragionamenti “truth – preserving”

Ragionamento valido – Si assume come vera la premessa

  • MPP (Modus ponendo ponens) – Regola della Separazione: Se l’antecedente è vero (Pietro è genovese) allora possiamo concludere che anche il conseguente è vero (Pietro è ligure). Dando veridicità ad una si dà veridicità ad un’altra proposizione.
  • Rinforzo dell’antecedente: Si rafforza la premessa p, ma se le premesse sono vere, sarà sempre e ugualmente vero il conseguente.
  • MTT (Modus tollendo tollens): Se togliamo veridicità alla conclusione, allora anche la premessa sarà falsa – nell’esempio di prima se Pietro non è ligure, allora non è genovese. Tollendo tollens, togliendo toglie. Toglie la verità di una proposizione togliendo quella di un'altra, togliendo a q, toglie verità anche a p.
  • MTP (Modus tollendo ponens) – Sillogismo disgiuntivo: Si applica alle disgiunzioni del tipo A ∨ B. Assumiamo che la disgiunzione dica A oppure B e assumiamo che la verità sia sicuramente NON B, allora potremmo con certezza dire che la verità sarà A. Infatti il modo è quello di togliere verità a una proposizione.
  • MPT (Modus ponendo tollens): Si applica alle disgiunzioni del tipo ¬A ∨ ¬B. Assumiamo che la disgiunzione dica non A oppure non B e assumiamo che la verità sia sicuramente B, allora potremmo con certezza dire che la verità sarà ¬A. Infatti il modo è quello di dare verità a una proposizione.

Fallacie

Fallacie formali

  • Affermazione del conseguente: vero p allora vero p: affermo la conclusione così da dare veridicità alla premessa.
  • Negazione dell’antecedente: nego l’antecedente così da negare anche la conclusione.
  • Non Sequitur: se q è vero allora p non è vero. Non sequitur è una espressione latina che letteralmente significa non ne consegue.

Fallacie materiali

  • Ad hominem: attaccare la persona invece del ragionamento.
  • Ad misericordiam: fa perno sulla compassione di chi ascolta (es. impietosire la giuria, gli studenti agli esami per ottenere un buon voto, ecc).
  • Ad baculum: argomento della minaccia, imporre un ragionamento tramite minaccia.
  • Ad verecundiam: chi fa il modesto e rimanda ad un’Autorità più alta, fa riferimento ad un’Autorità per giustificarsi – non è che se due milioni di persone dicono una fesseria, questa cessa di essere una fesseria! [ATT! Questa è una fallacia in campo logico NON giuridico – si pensi ai richiami dei precedenti vincolanti o comunque formanti l’orientamento prevalente della giurisprudenza, dottrina, ecc.].
  • Ad ignorantiam: non conosco, allora concludo che non esiste (es. non riesco a provare l’esistenza di Dio, allora concludo che non esiste. [ATT! Questa è una fallacia in campo logico NON giuridico – nel campo giuridico ciò che non provabile è come non posto].
  • Composizione: passare dalle PARTI → GRUPPO. Es. le parti di un’auto sono leggere, allora argomento che l’auto è leggera.
  • Divisione: passare dal GRUPPO → PARTI. Es. il Barcellona è forte allora OGNI suo giocatore è forte!

Sillogismo giudiziale

Come disse Cesare Beccaria “quando il giudice sia costretto, o voglia fare anche due soli sillogismi, si apre la porta all’incertezza”.

Partiamo con un esempio scolastico di Sillogismo giudiziale: Il sillogismo giudiziale è il tipo di argomentazione ideale (già aristotelico). “Premessa maggiore: chi ruba va punito, premessa minore: Tizio ha rubato, conclusione: Tizio va punito”.

Critiche

  • Prima critica (a livello ricostruttivo): non necessariamente il discorso giustificatorio riflette fedelmente il processo psicologico del giudice.
    • I motivi sono stati mentali, i.e. impulsi, sentimenti, atteggiamenti, emozioni, etc., che inducono a prendere una decisione.
    • Le ragioni sono enunciati che si adducono a favore di una tesi.
  • Seconda critica (concettuale): Il sillogismo giudiziale costituisce l'ultimo passaggio di una serie di argomenti composti in fatto e in diritto.

Replica: La motivazione della decisione giudiziale si presta, tuttavia, ad essere descritta come una catena di inferenze lato sensu sillogistiche (si parla, al riguardo, di “polisillogismo”).

La motivazione di una sentenza ha (o deve avere) la struttura logica del sillogismo giudiziale, nel senso che deve poter essere ricostruita in quella forma per giustificare la decisione del caso.

Giustificazioni

La giustificazione interna del sillogismo è la conclusione del sillogismo stesso. Quella esterna è la giustificazione della premessa maggiore del sillogismo giudiziale. Consiste nel fornire ragioni a sostegno della validità, giustizia, legittimità, applicabilità di una norma ricavata da una o più disposizioni. Le norme sono il risultato dell’interpretazione di disposizioni. L'interpretazione è giustificata mediante l'uso di argomenti interpretativi: un argomento interpretativo è la ragione che un interprete offre a sostegno di una certa tesi interpretativa.

Disposizione vs. norma – una distinzione fondamentale

Relazioni tra disposizioni e norme

  • Disposizione normativa = oggetto dell’attività interpretativa, ogni enunciato delle fonti del diritto.
  • Norma = prodotto dell’attività interpretativa.

Esistono poi svariate relazioni tra disposizioni e norme: può sussistere una relazione biunivoca (D1 = N1); una sinonimia parziale (D1 = N1 + N2 --- D2= N2 + N3). A una disposizione poi possono corrispondere più norme congiuntamente (D = N1 + N2 + N3 + N4) o disgiuntamente (D = N1 ∨ N2 ∨ N3 ∨ N4).

Una norma viene ricavata da più disposizioni. Tale procedura prende il noto nome di combinato disposto (D1 + D2 + D3 = Na --- es. risarcibilità del danno patrimoniale ex artt. 2043 c.c. + 2059 c.c. + 185 c.p.).

A una disposizione poi potrebbe non corrispondere nessuna norma (es. art. 12 Cost. sulla bandiera italiana) e viceversa, a una norma nessuna disposizione (c.d. Norme inespresse).

Decisioni interpretative

Le decisioni interpretative vertono su norme, non su disposizioni. L’interpretazione conduce a due prodotti:

  • Enunciati interpretativi
  • Norme

Il prodotto dell’interpretazione può essere soggettivo – oggettivo, acontestuale – contestuale, prima facie - “tutto considerato”, originario – attuale. Gli enunciati interpretativi invece, vanno distinti a seconda che scaturiscano da una interpretazione:

  • Cognitiva: l’interpretazione che si limita ad elencare i possibili significati che possono essere astrattamente ascritti ad un testo normativo, “la cornice”.
  • Decisoria: l’interpretazione che consiste nello scegliere uno specifico significato tra i vari possibili, censibili dall’interpretazione cognitiva, come il significato da utilizzare nell’attività di applicazione del diritto.
    • Standard
    • Creativa o Creazione o Costruzione Giuridica: se accade che venga proposta una nuova e inedita interpretazione del testo normativo in questione (cioè una interpretazione creativa), quest’ultima ha l’effetto di allargare la cornice dei significati ammissibili. Fuoriuscendo dal novero di tali possibilità, l’interprete non starà facendo vera interpretazione, ma piuttosto creazione di significati nuovi (ragion per cui la “interpretazione creativa” non è vera interpretazione).

Interpretazione dichiarativa vs. correttiva

  • Dichiarativa: La interpreta un testo attribuendo ad esso il suo significato intrinseco senza alterarlo in alcun modo.
  • Correttiva:
    • Restrittiva: dissocia due casi.
    • Estensiva: eguaglia due casi.

Interpretazione originalistica vs. evolutiva

  • Originalistica: Attribuisce al testo il suo significato originario.
  • Evolutiva: Gli attribuisce il significato attuale, innovato.

Lezione 2

Duplice indeterminatezza del diritto

Si parla di duplice indeterminatezza del diritto perché ad essere indeterminati sono:

  1. L’ordinamento giuridico: nel senso che è dubbio quali norme “esistano” in esso.
  2. Ogni singola norma che lo compone: in quanto questa è fatalmente vaga, inevitabilmente.

Problemi sugli enunciati = risolvibili

  • Ambiguità
    • Sintattica: ossia che deriva dalla struttura grammaticale dell’enunciato (es. art. 12 Cost. spagnola “l’uomo e la donna hanno diritto di contratto matrimonio”: ad una tale norma viene spontaneo domandare solo l’uomo? Solo la donna? Solo matrimonio tra uomo e donna? È ammesso il matrimonio omosessuale, la Corte dice sì! Avallando un’interpretazione estensiva della norma).
    • Semantica: ossia dipendente dalla pluralità di significati ascrivibili ai termini che compongono l’enunciato (es. “non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di un Camera”: anno solare o 365 giorni?) o all’enunciato inteso nella sua interezza (es. “art. 40 Cost. sul diritto di sciopero esercitabile nell’ambito delle leggi che lo regolano: in assenza di leggi, il diritto di sciopero è illimitato o non esiste proprio come diritto?).
  • Complessità: Nasce qualora vi siano una disposizione su cui si è in dubbio rispetto a quante norme esprime quella data disposizione.
  • Defettibilità: Per defettibilità si intende la disapplicazione delle norme giuridiche a seguito del verificarsi di eccezioni implicite. Dato un enunciato condizionale del tipo se p allora q, questo contiene TUTTE le condizioni sufficienti? Ossia, è sufficientemente esaustivo, completo? Tipico esempio è quel del divieto di ingresso ai cani nei ristoranti e la sua incerta applicabilità ai cani guida per non vedenti, come ai cani imbalsamati. La norma vieta l’ingresso ai cani in quanto tali? Oppure vieta l’ingresso ai cani quali elementi disturbatori della quiete dei commensali. Esempio storico di defettibilità si ebbe nel case Holy Trinity vs. USA in cui si condanna chi pagava il viaggio ad uno straniero al fine di sfruttare il suo lavoro; ci si interrogava sul se tale disposizione dovesse applicarsi anche ad un pastore anglicano – la Corte, muovendo dal “common sense of man”, ritiene che quella sia una eccezione implicita e richiama Pufendorf ed il suo esempio di legge Bolognese in cui “chiunque versi sangue sulle strade deve essere punito. Tale norma non va estese al chirurgo che, incidendo una vena per salvare la vita ad una persona che, sentitasi male, cade in mezzo alla strada, sparge del sangue”.
  • Tassatività o esemplificazione?: Tassatività o mera esemplificazione ingenera problematiche comuni che nascono dall’interrogativo: posto che abbiamo le condizioni sufficienti, ve ne sono altre? Si parla a tal proposito di chiusura/apertura della fattispecie alle eccezioni. Si pensi all’art. 75 c.2 Cost. in cui non si ammette referendum abrogativo per le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e indulto e di autorizzazione e ratifica dei trattati internazionali; tutto qui? Ci sono altre fattispecie o l’elenco è da considerarsi tassativo? Nel 2015 la l. Fornero ha intaccato i bilanci di Stato perciò ci sentiamo di propendere per la non tassatività.
  • Bicondizionalità: Le norme condizionali devono interpretarsi come condizionali semplici o bicondizionali? Es. classici sono l’art. 48 Cost. che dichiara elettori tutti i cittadini (stranieri e apolidi? Non lo sono? Oppure il rimando è a una norma che se ne occupa?); art. 32 Cost. sul diritto di salute e cure gratuite agli indigenti (facoltosi e benestanti?).

Problemi di norme = non risolvibili, ineliminabili

Vaghezza delle norme

Tra i principali problemi ineliminabili delle norme possiamo individuare la vaghezza: la vaghezza delle norme si può ridurre, ma non eliminare: lo si può fare ad esempio attraverso un’interpretazione correttiva:

  • Estensiva (che include)
  • Restrittiva (che esclude)

Altro naturale frutto della vaghezza sono le c.d. clausole generali: termini che esprimono o presuppongono valutazioni (danno ingiusto, buona fede, normale diligenza, buon padre di famiglia, atti che offendono il pudore, ecc.). Tali clausole si possono interpretare facendo appello alla morale sociale (non facile, spesso si cade in generalizzazione e non va bene) oppure facendo appello ad un personale giudizio di valore.

Antinomie

Le antinomie nascono dal paradosso di Russel [l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a sé stessi appartiene a sé stesso se e solo se non appartiene a sé stesso]. Si tratta più propriamente di un'antinomia che di un paradosso: un paradosso è una conclusione logica e non contraddittoria che si scontra con il nostro modo abituale di vedere le cose, mentre un'antinomia è una proposizione che risulta autocontraddittoria sia nel caso che sia vera, sia nel caso che sia falsa. In modo più semplice, l’antinomia può essere definita come la congiunzione di due enunciati contraddittori tra loro [es. piove e non piove].

In ambito giuridico si ha un’antinomia allorquando alla stessa fattispecie sono connesse due conseguenze giuridiche incompatibili (p -> q) ∨ (p -> ¬q).

Le modalità deontiche

Le seguenti sono dette modalità deontiche massimali:

  • Obbligatorio: Op = Pp
  • Vietato: Vp = P¬p
  • Facoltativo: Fp = Pp ∨ P¬p

Classificazione delle antinomie in base alla sovrapposizione dell’antecedente

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher acca46 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ratti Giovan Battista.
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