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Appunti di filosofia morale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Riva dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in linguaggi dei media. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia morale docente Prof. F. Riva

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ESTRATTO DOCUMENTO

nella prefazione troviamo il rapporto tra le due critiche, poi libertà e legge morale, poi

rapporto con la metafisica dei costumi (kant spiega perche ha lasciato quella strada), la

risposta alle critiche che kant aveva ricevuto qualche anno prima, ultima parte dedicata

alla discussione con il mondo morale inglese.

kant ha ricevuto critiche per la critica alla ragion pratica-> si è messo a parlare in un

linguaggio difficile fatto di deduzioni e imperativi.

kant si proccupa allora di rispondere sul linguaggio: a me non interessa se capite o no ma

spiegare le cose in modo preciso.

nella ragion pura della libertà è impossibile parlare e qui kant dice che il concetto di libertà,

in quanto reale, è la chiave di volta (espressione evangelica, chiave che permetteva di

reggere tutto l’arco).

troviamo i primi tre paragrafi dedicati a questo probelma, confutare che sia possibile una

morale su base empirica. una morale universale. siccome è convinto che una morale

universale che vale per tutti oppure non è morale, decide di paritere da questo problema:

come esce questa moralità? nel mondo della natura le leggi sono universali per ec ogni

causa ha un effetto. questa è universale e immodificabile.

tenta di pensare la morale in termini universali e non eccepibili.

come si deve presentare questa morale? che forma deve avere?

il formalismo kantiano parte su una definizione della legge che lui chiama un principio

pratico, una legge morale che sia valido per tutti.

kant comincia a ragionare sul vocabolario: i principi morali possono essere leggi massime

o leggi pratiche.

differenza-> tutti sono principi pratici pero un conto sono le massime e uno sono le leggi.

la diff è che le massime le considera soggettive, nel senso ce può seguire una massima

perche fanno tutti cosi e quindi mi adeguo, la legge morale dipende da una mia scelta, da

un mio volere.

le leggi pratiche non aspettano il mio riconoscimento soggettivo ma mi si impongono,

hanno la forza di una legge e sono quindi oggettive universali.

kant nella NOTA comincia a darci il suo vocabolario da manuale perche a questo problema

dei principi dice che allora una morale si può costruire in due modi diversi.

modo eteronomo e uno autonomo di impostare la morale: in entrambe le parole su

riprende la parola LEGGE.

per kant la morale eteronoma è quella morale che fa dipendere l’agire morale dal

raggiungimento di uno scopo. l’utile, il piacere, la felicita, il bene.

quello che preoccupa kant p che tutte le morali dove l’azione che io compio è fatta in vista

di un fine non possono diventare universali e valere come morale universale.

la morale eteronoma dice: non rubare se non vuoi pagarne le conseguenze, o fai questo

se vuoi ottenere il paradiso-> è quel modo di comandare un’azione in vista di qualcosa

che si deve raggiungee.

una morale eteronoma si esprime attraverso dei comandi imperativi impotetici. imposta

l’imperativo a partire da una condizione, se salta la condizione salta l’imperativo.

una morale eteronoma non ti restituisce un dovere inquinato dovere indipendemtene dallo

scopo che vuoi raggiungere. 8

la morale autonoma impone un’azione per se stessa non in vista dello scopo da

raggiungere: ex non dire mai il falso, non ci si gira intorno. è obbligatorio per se steso e si

esprime con imperativi categorici: DEVI, (non devi, se vuoi, ma devi e basta).

solo questa è una morale universale. -> determinazione libera dalla volontà

kant sta parlando della capacita di determinarsi da soli e dare a se stessi la propria legge.

QUATTRO TEOREMI

1 teorema: tutti i principi che presuppongono un oggetto o materia come motivo

determinante della tendenza sono empirici perche un ogg può suscitare una tendenza solo

se piace -> questi principi non possono fornire leggi morali universali perche suppongono

una condizione soggettiva (il fatto che a me convenga fare qualcosa rispetto as un altra),

sia perche una situazione cosi è ipotetica, può valere come massima.

i principi che presuppongono una scelta non sono leggi, possono essere solo massime.

2 teorema: i principi pratici materiali sono tutti della stessa specie. i principi pratici

materiali sono tutti quei comportamenti morali che fanno un’azione non convinti dell’azione

ma solo in vista dello scopo da ottenere. rientrano tutti nell’amore di se e felicita.

lunedì 30 ottobre 2017

kant ANALITICA

dei 4 teoremi ne abbiamo visti 2

premessa: la preoccupazione di kant è ancora quella che una morale deve avere una

parte di condivisione, non partizione ma condivisibilità.

universalità in senso forte.

c sono leggi e massime, la morale si fa con le leggi e non con le massime e distingue i due

imperativi.

una morale si fa necessariamente imperativa.

l’essere non sa nulla del dovere.

non c’è morale, perche kant sta ponendo l problema che l’origine del mondo non è

l’origine dell’umano.

i teoremi servono: i primi due teoremi servono per dire che se una morale deve essere

universale non può seguire lo stesso schema di una conoscenza di tipo scientifico per cui

dobbiamo attendere gli input volta per volta dall’esperienza.

empirici= non c’è universalità perche l’universalità la da solo la ragione.

quello che cambia è che qui è come se toccassimo direttamente ciò ch è umano, c’è un

accesso diretto aall’umano-> questo è l’origine. e K ha ragione.

nel secondo teorema K ha bisogno di ribadire che nessun principio pratico materiale può

fondare una morale in quanto universa e sono tutti della stessa specie perche K dice che

la dove c’è morale non c’è nulla di pattuibile, nulla di conveniente. la morale pone il

problema di come si è e non di ciò che è.

tutti i principi pratici sono della stessa specie = K intende dire che non si costruisce una

morale su quella che lui chiama la facoltà di desiderare (desideri, ricerca di felicita, del 9

piacere). K dice che noi non agiremo mai moralmente in vista di uno scopo da

raggiungere. perche la morale è quando fai una cosa non in vista di uno scopo.

il desiderio è importante ma quello che determina moralmente è la forma legge e non

l’oggetto.

nota 2 al teorema 2-> K è convinto che il desiderio di felicita non fonda la legge morale, K

è alla ricerca di motivi puri, morali che distinguono esattamente la morale.

non tutti percepiscono la felicita allo stesso modo perche si fonda sul piacere. K se

ragionasse in questi termini dovrebbe fare una unificazione preventiva per ottenere

qualcosa di unitario ma non è possibile.

secondo motivo: anche se tutti concepissero il piacere allo stesso modo non per il fatto di

trovarsi tutti d’accordo non per questo ce universalità perche l’universale umano è un’altra

cosa. questa è una concordia casuale ma non morale.

seconda parte: altri due teoremi

finora K sembra aver parlato sempre in negativo.( no alla matriaa, no all’oggetto, no

all’empirico)

K non ha ancora pronunciato le parole che gli stanno più a cuore.

TEOREMA 3: PRIMATO DELLA FORMA

iin uesto teormeaa si dic che il motivo per desiderare un oggetto non è terminato dalla

materia ma dalla forma perche la legge comanda di farlo. il motivo per agire moralmente è

perche la legge comanda di farlo.

la preoccupazione di k è quella di non mescolare nulla con il valore di una legge in quanto

tale. la possibilità di capire che uomo può agire non solo alla ricerca di qualcosa per se

stesso è unica cosa che mi garantisce l’universalità. se al centro dell’etica ci sono IO come

desiderante non posso presupporre nulla di etico -> si dice quindi che la forma categorica

(uella dei comandamenti)della morale è un primato.

k si rende conto che sta impostando qualcosa e intorno a questo teorema cè il problema

del FALSO, del formalismo kantiano (=come se ci fosse una morale vuota).

k nella nota dice che se si vuole capire se il nostro comportamento è morale c’è un criterio:

sw la tua azione si può adattare ad una legge universale allora sei dentro il

comportamento etico.

non tutti i nostri comportamenti sono adattabili.

k qui spiega cosa voleva dire quando diceva che la libertà è la ragion d’essere della legge

e la legge è ciò senza cui non saprei niente della liberta.

nel primo problema spiega la libertà e nel problema secondo spiega la legge.

il primo problema: che se la forma della legge è il criterio dell’adattabilità allora io devo

trovare una volontà d agire che si possa determinare per la semplice forma. ognuno

persegue i suoi fini facendo quello ce interessa a se stesso. quindi il problema è come è la

capacita di fare una cosa solo perche è giusta? esiste un essere fatto in questo modo?

k distingue una volontà obbligata e una volontà libera. se ce qualcuno che è in grado di

fare una cosa solo perche è giusta qui c’è la garanzia di liberta.

è forma e non materia cioè è indipendente dai fenomeni. la forma mi garantisce la libertà

perche è l’unico fondamento di una volontà libera.

dice per la prima volta che ciò che determina l’azione in quanto morale non può essere

l’oggetto ma la forma che tiene insieme, senza unire, da un parte la libertà con il problema

10

primo e per la prima volta faccio un’azione giusta disinteressata e senza tornaconto. se

non avviene questa cosa le leggi sono necessarie e noi dobbiamo seguirle.

nota: k dic che il problema non è se legge e libertà coincidono l’una con l’altra ma è quella

del punto di partenza. da dove partiamo? la risposta di k nella nota al problema secondo è:

la libertà fonda la legge ma senza la legge non sapremmo nulla della libertà.

il punto d partenza è che non può essere la libertà! perche per ora la libertà è negativa

cioè la possibilità di seguire una legge indipendentemente dal mio desiderio e dalla mia

felicita. perche il suo concetto primo è negativo = perche l’inizio della libertà è sapere di

essere liberi.

non può essere neppure l’esperienza perche l’esperienza contraddice la libertà. perche il

mondo dell’esperienza è un mondo dove tutto è rigorosamente necessario.

rimane allora il primato della legge perche è la legge che conduce al concetto di libertà.

come io sono di fronte ad una volontà libera nel mondo naturale allo stesso modo sono di

fronte ad una legge che è necessaria ma la necessita di questa legge non ha niente a che

fare con il mondo della fisica dove ogni causa diventa effetto. questa è l’apertura del

mondo umano, quando io posso dire LIBERO e NECESSARIO ma in un modo diverso dal

mondo naturale. k smentisce se stesso e la critica della ragion pura.

prima come punto di partenza, senza la legge neanche saprei di essere libero.

non è vero che non siamo capaci di una volontà libera perche se sappiamo che ci sarà

una conseguenza per pagare la colpa ci asteniamo a fare qualcosa.

in questo contesto al paragrafo: la legge fondamentale della ragion pura pratica è= (slide)

agisci in modo tale che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso

tempo come principio di una legislazione universale.

k pero non riesce a tenere questo linguaggio cosi geometrico, k anticipa uno stile diverso.

smette di parlare un linguaggio cos formale e sembra quasi parlare un’altro linguaggio e ci

dice in un altro modo perche la morale è cosi categorica.

k ci fa capire con unlatra sensibilità cosa sta tentando di dire che il sinonimo di

universalita/razionalita non è la scienza, la conoscenza ma la moralita. il luogo della

razionalità è la moralità stessa. tant’è che nella nota dice che la legge morale è un fatto

della ragione. dice quindi he la faccenda tra legge e libertà permette di costruire un sapere

che non ha bisogno di altro rispetto al proprio stesso piacere. la legge morale è un fatto

della ragione. la legge morale è un fatto che non si deduce ma si impone per se stesso, è

evidente, immediata. moralità sinonimo di razionalità.

la moralità ci obbliga proprio perche siamo liberi, anche per Dio.

la moralità/legge in un certo senso obbliga anche dio che non è al di sopra della legge.

k si sta confrontando anche di dire che perfino un’etica cristiana può essere una finta

etica, non categorica.

k dice che per l’uomo la morale/legge deve essere un imperativo categorico, deve

comandare! perche troveremmo sempre scuse. ha imperativo categorico in quanto segno

della nostra imperfezione. la morale deve comandare perche infrangiamo sempre le

regole. abbiamo bisogno di essere richiamati, non sapremmo niente della nostra libertà se

non avessimo di fronte un comando preciso e categorico.

k parla d resistenza: non c’è vita morale senza lotta interiore, senza resistenza. una via

morale prevede la resistenza alla legge.

ribadisce che la santità di dio lo porrà oltre la fatica morale ma non oltre la legge morale.

dio non avrà i problemi dell’uomo di coerenza ma tuttavia neppure dio sfugge alla legge

morale. in definitiva santa è la legge stessa

allora la virtu non è più esaltazione di se steso in quanto capace ma la consapevolezza

che abbiamo ancora molto da fare-> progresso all’infinito. 11

lunedì 6 novembre 2017

tutti i principi materiali sono dello stesso tipo

negli altri due principi K dice ciò che intende per etica.

k si permette di dirci cosa lo preoccupa veramente: la possibilità di una vita morale. dice

che non c’è vita morale senza fatica o sforzo, è la nostra quotianeità, siamo sempre

tentati. k non ha paura di smentirsi mentre sta impostando un discorso con linguaggio

geometrico. solo ad una persona libera si può comandare di fare qualcosa.

non c’è vita morale senza RESISTENZA, una vita morale pensata come armonia non

esiste, non è vita morale. -> lo dice all’inizio del capitolo dei momenti

problema della coerenza morale

se il teorema 3 mi mette davanti al problema della forma della legge come garanzia di

un’esistenza morale -> primato della forma

a k resta da dire l’ultimo teorema

TEOREMA 4: TEMA DELL’AUTONOMIA

l’autonomia della volontà è l’unico principio di ogni legge morale e dei doveri ad esso

conformi…

un’azione è morale quando non è condizionata

mentre il teorema 3 si ferma sulla parola forma che vuol dire categorico e incondizionato

nel teorema terzo la parola è forma ma anche forma contro materia

nel teorema 4 le parole sono due autonomia e eteronomia

nel mondo naturale non c’è liberta, ad ogni causa segue un effetto, la natura non è

controllabile e quindi non siamo liberi di scegliere cosa fare (ex se voglio andare a correre

ma piove, non posso andare-> non sono libero) regole ferree e necessitanti.

nel teorema 4 k dice che per uomo è possibile una vita che sfugge alle necessita

universali.

mentre noi in quanto animali nel mondo naturale siamo sottoposti alle stesse leggi

necessitanti e le nostre leggi sono date dalla fisica, noi in quanto esseri morali diamo a noi

stessi leggi morali. troviamo uno strano fondamento nostro a livello morale.

quando sono di fronte ad una scelta difficile dove devi scegliere se seguire la legge morale

o i tuoi interessi -> noi neanche ci accorgiamo della grandezza di essere liberi. esistere

moralmente è contestare le cose -> dare a se stessi la propria legge, legge a cui noi

dobbiamo rispondere. se non ci fosse un dovere non saprei di essere libero

legge che mi viene imposta dall’esterno

siamo noi che non riusciamo a portarci ad un livello tale da non dipendere da noi stessi.

k introduce un residuo di dualismo. k sostiene un’autonomia dal ragion pratica,

un’esistenza umana. autonomia nei confronti del mondo fisico ma anche nei confronti di

un mondo umano che non è veramente umano, inferiore a se stesso.

il senso negativo è l’indipendenza dalla materia (piacere, interesse, utile), più un senso

positivo della legge è la forma, la legge morale è DEVI PERCHE DEVI e non perche ti

conviene o per raggiungere qualcosa.

la legge cosi categorica esprime autonomia cioè la libertà. quanto è più forte il senso della

legge quanto più sei sicuro di essere libero. 12

se si introduce la materia e cioè l’agire in vista di qualcosa vediamo l’eteronomia

dell’arbitrio, la libertà dipendente.

il paradosso a cui ci mette di fronte k è che il massimo della legge categorico DEVI

PERCHE DEVI è il massimo della libertà.

se si introduce la materia ne deriva l’eteronomia dell’arbitrio.

allora qui diventa chiaro che ogni massima, legge di tipo ipotetico dove l’azione è

comandata in vista di qualcosa, non può mai essere obbligatoria. k sta contestando che il

desiderio sia la nostra legge, l’uso etico del desiderio come se fosse una necessita.

k sta cercando di dare una possibilità al mondo umano che si chiama libertà e si chiama

legge.

per essere morali non basta agire in modo conforme alla legge. possiamo benissimo non

rubare semplicemente perche non vuoi rischiare e non essendo consapevoli che sia

sbagliato.

NOTA I: c’è bisogno di una materia ma non è questa a determinare una libertà in senso

morale. ex la simpatia ci vuole ma il fatto di agire per simpatia non fa di me un essere

morale

NOTA II: il contrario della moralità è insistere su di se. qui è k illuminista e moderno che

sta mettendo in crisi il primato del soggetto.

fa polemica sulla menzogna a fin di bene.

k ripete anche che il principio di felicita non può dare una morale perche l’oggetto precede

la regola.

nel nono capoverso c’è il problema della pena

tabella: TAVOLA DEI FONDAMENTI MATERIALI

distingue tra fondamenti non fondati di tipo soggettivo o oggettivo.

tra i motivi oggettivi dell’incapacità di determinare una morale c’è la paura per dio: anche

agire per paura di dio è un modo di tradire la morale.

per k le morali ideologiche sono false morali ad eccezione della morale evangelica. se

agisci guardando la volontà di dio non è morale perche tu non ci credi lo fai comunque per

un’altro scopo.

la conclusione è che titti i principi non importa se ce in mezzo il nome di dio o del piacere

ma usati in quel modo come ipotetici presuppongo un oggetto che non è uomo nella sua

dignità di uomo. ???

una morale è possibile per la semplice forma perche è unica cosa che ti garantisce una

dimensione inedita nel mondo della necessita.

k parla di una casualità libera, inizi del mondo umano, una necessità ma di un’altro genere

la conclusion di k dell’analitica è: del diritto della ragion pura ad un ampliamento nel suo

uso pratico che non le è consentito per se nel suo uso speculativo= k dice che òa morale

di apre un mondo di cui altrimenti non sapremmo nulla.

la ragion pratica è una contestazione ma legata al linguaggio della ragion pura.

k pensa di poter costruire una morale supponendo che il discorso che io faccio su di me

valga per tutti gli uomini-> implicito universalistico. dire io o soggetto vale per tutta 13

l’umanita. k sente poco il tema dove non c’è solo genericamente l’altro come equivalente a

me ma c’è l’altro in quanto altro.

k capisce bene che non può esserci identità tra libertà e legge perche se vi fosse

saremmo esattamente come le leggi della natura dove non c’è libertà. k capisce che la

legge è tensione ma quello che sfuma e fa sentire meno è il fatto delle origini della

doverosità della legge? i suoi esempi lo smentiscono. non sono io che do a me stesso il

senso di un dovere categorico, è l’altro che mi comanda. questo si può contestare a k.

nel terzo capitolo non ci sono più problemi, non ci sono più note o teoremi-> scompare

tutto. all’inizio k parla della differenza tra un agire legale e un agire morale. osservare la

legge e agire convinti su questa legge. lunedì 13 novembre 2017

CAPITOLO 3 KANT

capitolo dei moventi

cambia lo stile, no opera matematica

indice in ordine progressivo dei punti salienti:

- opposizione lettera/spirito

- l’effetto della legge negativo/positivo

- necessita dell’ostacolo (il punto 2 e 3 è sul sentimento morale)

- fenomenologia dei sentimenti morali (quali sono i sentimenti morali per kant? 1 rispetto,

2 ammirazione 3 dovere)

- condizione esistenziale tra legislatori/sudditi -> moralmente non si può essere sudditi

- credenti e morale

- fanatismo/cristianesimo evangelico

- inno al dovere

- fine e mezzo -> nessun fine buono giustifica un mezzo malvagio

kant spiega cos’è il movente: motivo per cui agisco moralmente, il motivo per il quale io

agisco diventa un motivo morale quando non è semplicemente una massima di

comportamento. non dipende da cosa voglio io

la cosa ch impressiona è che kant ci mette di fronte al problema dell’ipocrisia morale. lo

intendiamo come costruzione di un discorso morale che non prevede le proprie ipocrisie e

falsità non è etico. l’ipocrisia è il fare quello che fanno tutti.

lui lo sente giocando tra movente e legge: dice che uno può adempiere aduna legge se

non sei convinto(se tu in quella casa non entri questo non sarebbe pero un

comportamento morale perche non basta agire secondo la legge ma deve essere convinto

di ciò che la legge comanda)

agire secondo la lettera della legge-> provoca il legalismo, che non è la legge. il legalismo

si ferma ad un aspetto superficiale, la legge è in profondità. l’ipocrisia morale è agire

secondo la lettera e non lo spirito, non fare qualcosa per convenienza e non perche sei

convinto. parla lo stesso linguaggio di san paolo. L’IPOCRISIA è QUELL’ELEMENTO che

ti f riflettere sul fatto che nessuno si mette la morale in tasca. siamo esposti all’ipocrisia,

siamo ipocriti.

agire secondo lo spirito della legge-> 14

polemica di kant contro i sentimenti morali quando sono bassi o patologici (quello che uno

patisce senza viverlo da protagonista)

un volta chiarito he unico movente per un comportamento morale è che la legge determina

la volontà e non che la volontà sia determinata da desideri che ci girano ogni giorno per la

testa, kant si sente libero nel dire che appunto perche è la legge l’unico motivo comincia a

dire: ma allora quando sento la legge come motivo cosa provoca il senso della legge in

quanto dovere?

lui dice che la legge morale su di noi provoca un doppio effetto: il primo effetto è negativo,

dice di no all’ipocrisia e a tutti i motivi che sono i principi empirici, patologici, bassi.

parla di abbattimento.

la legge mi umilia in quello che credo di essere, riguarda l’egoismo, superbia-> essere io

centro di tutto.

la legge corregge, mi fa sentire quello che potrei essere.

è proprio questo effetto negativo che ci deve essere, è proprio questo che provoca di

rimbalzo l’effetto positivo che la legge morale provoca su di me quando diventa motivo->

abbattimento della superbia, se non distruggi qualcosa dentro di me e dentro di noi non

sorge una prospettiva morale e siamo ipocriti.

quindi solo l’abbattimento suscita nell’uomo quello che kant chiama un sentimento positivo

di rispetto.

il sentimento è positivo quando è sentimento di rispetto per la legge,c he è rispetto per la

persona e per gli altri.

il rispetto sorge unicamente solo se ti metti in discussione, non si inizia un cammino

morale senza mettersi in discussione.

l’abbattimento della superbia umilia inevitabilmente l’uomo.

il sentimento morale è felicemente ambiguo perche da una parte umilia tutto ciò che è in

me perche dice che è empirico, materiale, baso e dall’altra parte proprio per questo

suscita il rispetto della legge.

kant pero con quest dice anche un’altra cosa: non c’è vita morale senza ostacolo e senza

sforzo, se non c’è percezione della forte problematicità della vita morale è chiaro che il

sentimento non diventa mai pratico ma resta patologico.

4 punto: non solo kant essitenzile ma anche fenomenologico, sta recuperando i sentimenti

morali. parla di rispetto, ammirazione, dovere.

non soltanto kant non baipassa tutta la questione dei sentimenti morali ma dice anche che

non sia possibile essere morali per un soggetto privo di sensibilità.

sentimenti morali: rispetto della legge ma anche rispetto che non si riferisce mai a cose ma

esclusivamente a persone.

ritroviamo il rispetto nei confronti della legge, rispetto nei confronti dei referenti del

rapporto

l’ammirazione rispetto al dovere e al rispetto per kant non è ancora un sentimento

sufficientemente morale, cioè non alla stessa altezza del rispetto e del dovere. 15

kant parla di monti alti come il cielo-> ecco l’ammirazione, è una parola che si avvicina al

sentimento morale pero non è cosi chiaro che si riferisca a persone piuttosto che alle cose

e anzi si può ammirare qualcosa o qualcuno senza rispetto.

la differenza tra ammirazione e rispetto è che il rispetto non ha bisogno di grandi cose,

personaggi eroici ma può riguardare persone umili, il rispetto non ha niente a che fare con

cose grandioso dove ti porta l’ammirazione, il rispetto ti porta anche dove non appare

nulla.

punto 5: ritorna il tema dell’esistenza

la nostra condizione di uomini, qual’e la nostra condizione e esistenza umana? cos’è un

esistere umana? la nostra condizione di uomini è difficile, è ipocrita ma la nostra

condizione è che noi non siamo sotto una disciplina, siamo liberi. quel mondo è sottoposto

a leggi dove tutto è necessario, noi siamo membri legislatori di un regno morale.

noi siamo membri, siamo legislatori-> il mondo umano legifera da solo, nasce nel

momento in cui mettiamo le leggi. siamo membri legislatori di un regno morale.

rimanendo corpo sottoposto a tutte le leggi della natura siamo liberi.

la nostra condizione di uomini è che non siao sotto una disciplina. siamo membri legislatori

di un regno morale ma al tempo stesso sudditi. siamo legislatori perche simao in grado di

concepire un dovere come dovere e quindi sei anche suddito, cioè lo serve, perche lo

concepisci.

la nostra condizione di uomini è una condizione al tempo stesso di umiliazione e

innalzamento, sovranità e sudditanza ma questa ambivalenza è l’essere uomini, fuori da

questa non ‘c’è umanita.

punto 6: fanatismo e cristianesimo evangelico.

c’è una fanatismo religioso e anche fanatismo morale.

il fanatismo morale lo chiama FILAUTIA-> AMORE ECCESSIVO DI SE

la morale non è costruire se stessi. il fanatismo morale è l’IO,io che divento la mia felicita.

prendere se stessi come superiori anche della mroale.

c’è anche un fanatismo religioso-> il fanatismo religioso è tutto quello che si discosta dal

rigore del cristianesimo del vangelo dove la regola più grande è ama dio e ama il

prossimo! imperitvo, categorico, non ci sono condizioni o contorni.

INNO AL DOVERE : troviamo una poesia

dovere nome grande e sublime-> prima k parlava di ammirazione, è come se k ti stesse

indicando un livello al di sotto del quale non sappiamo più chi siamo perche non contiene

nulla che lusinghi il piacere = mi fai agire senza farmi vedere una meta che mi piace

raggiungere, per agire moralmente non abbiamo bisogno di essere motivati da nient’altro

che non sia una legge morale.

… ch non usa minacce o spavento= la morale diventa amorale se lusinga il piacere o se

usa minacce o spavento-> dovere per il dovere. per agire in modo morale non abbiamo

bisogno di essere invogliati con qualche meta o essere minacciati.

venerazione: 16

iin conclusione la legge morale è santa cioè inviolabile dal momento in cui è categorica.

l’umanità è santa -> in un mondo dove tutto è in relazione con tutto solo luomo, nell’intera

creazione è fine a se stesso in quanto soggetto morale.

la persona va sempre usata come fine e mai come mezzo-> tommaso d’Aquino dice che

un mezzo sbagliato corrompe il fine. lunedì 20 novembre 2017

KIERKEGAARD

sospensione teleologica dell’etica-> nell’etica (socrate) la libertà muore al di sotto di leggi

comuni. quindi K sta tentando di riprendere lo stesso problema di cosa significa essere

liberi ma sta cambiando il referente della liberta, questo è lo scarto teoretico di K. la libertà

è sempre di fronte all’altro sol che in questo spostamento notevole

K riprende la tematica di una libertà sempre di fronte ma la sposta nel rapporto personale

permette a k di ritornare sul nostro essere liberi per vedere perche siamo disprati-> lo

siamo perche cosi liberi non riusciamo ad essere liberi, o rifiutiamo di essere liberi, o non

riusciamo ad essere liberi.

crediamo di essere liberi ma non lo siamo

il segreto dell’opera di k

prima della mia liberta non c’è nulla, c’è un’esistenzialismo ateo

L’ESORDIO

problemi di k: 1 qual’è la malattia mortale? non è una malattia ma è la disperazione

2 la struttura della malattia 3 i gradi della malattia

disperazione come inconsapevole e poi sale verso forme di consapevolezza

il puntoA comincia con la definizione di che cos’è l’io

meglio l’esistenza religiosa che etica

ci sono malattie per la morte fisica e malattie che ti fanno morire 4 votle.

la disp è una malattia dello spirito, nell’io e cosi può essere triplice, disperatamente non

essere consapevole di avere un io, di no voler essere se sterro e di voler essere se

stesso.

ha molte possibilita perche è dell’io: 1 neanche saperlo di essere disperato 2 non voler

essere se stesso perche sei di fronte a dio che ti ha fatto

prima definisce dio e poi dice l’uomo come sintesi.

parte dalla definizione dell’io

l’io è un rapporto che di mette in rapporto con se stesso se no l’io non ce

ironia: l’uomo è rapporto che si rapporta, l’uomo è sintesi -> possibilità/ necessita ma

anche finito/infinito

come posso intuire qulcoa di infinito? l’uomo è sintesi rapporto tra questi due elementi,

quindi che sia finito e desiderio dell’infinito, ma cosi l’uomo non è ancora se stesso 17


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