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Filosofia morale - Franco Riva

Appunti generali

Lunedì 2 ottobre 2017: appunti + libri + possibile preappello (no esercitazioni).

Il problema di legge e libertà

Non c'è umano fuori dal problema di legge e libertà. Prima devo sapere cos'è l'essere. Come mai nell'essere sorge qualcosa che non è essere e cioè il dovere? Se l'essere è, non può non essere. Altra tensione è l'origine. Non c'è l'umano prima dell'umano, altra tensione continuità e rottura. L'essere libero permette e non permette -> responsabilità. Per il mondo umano il termine relazione è pericoloso. Non si è liberi quando si è liberi, ma si è liberi quando si è responsabili.

Legge e libertà

Immagine: Giotto, Cappella degli Scrovegni. Conflitti in diretta -> legge del rapporto. Rapporto tra legge e libertà? Doppia partenza, entrambe fallimentari, partire con l'altro, di fronte all'altro e non a me stesso. Legge e libertà l'abbiamo davanti tutti i giorni, conflitti in diretta (FORUM, canale 5) + notizie sui giornali, telegiornali -> se guardiamo anche la dimensione mediatica, sono trattati come eroi mitici, la legge e libertà che si scontrano tra di loro. Sempre in scena conflitto e libertà.

Adamo ed Eva e il conflitto contemporaneo

A partire da Adamo ed Eva, racconto biblico, divieto dei frutti dell’albero da non mangiare. Il conflitto è contemporaneo, metterci d'accordo, dinamiche di gruppo. La giustizia permette la convivenza: nel mondo tutti divorano tutti, tra voi non è così. L’uomo nasce nel conflitto tra la legge e la libertà, dove la libertà rompe la legge naturale, dell’essere. Diventare l’uomo dell’uomo.

Platone e la legge

Platone: il fastidio della legge. Non ci si vuole sottoporre ad un padrone. Platone si lamenta dei cittadini cattivi che non vogliono sottomettersi alla legge. Platone non capisce che legge e libertà o vanno insieme o si perdono. Sporgenza del bene rispetto all’essere. Io e te come facciamo a convivere? Equivoco, conflitto. Non finisce la libertà e non finisce la legge.

Kant, imperativi categorici e ipotetici

Toccando il problema legge e libertà parliamo di Kant, di imperativi categorici e ipotetici. Quanto più i codici etici dicono no alla corruzione (droga, sesso, fumo, alcool) tanto più aumenta. Non basta più dire no ai comportamenti corrotti. Da dove partire per il senso della legalità? Cosa so della legalità e della libertà? Mi vengono date in contemporanea. Legge e libertà si hanno nella vita di tutti i giorni e di ogni momento ma al tempo stesso si pongono come origine dell’umano. Rifiuto della definizione, nascono insieme.

Il rapporto tra legge e libertà

Quando mi appello alla legge (ci vuole una regola, non si può fare quello che si vuole) ho dato per scontato molte cose:

  • La libertà non abbia confronti, la libertà è limitata dagli altri.
  • La legge è un carceriere.

Ho dato per scontato che legge e libertà siano nemici. Cosa diventa allora la legge? La legge diventa un sacco di ostacolo per la libertà oppure limite o fastidio. Cosa ne è della legge e della morale? Ostacolo, limite, fastidio. La morale diventa una gabbia, diventa castrante, limitante. Comportarsi in un modo conforme alla legge non significa essere convinti di quello che si fa. Cosa ne è della libertà? La legge diventa una scusa per uccidere la libertà. La libertà impazzisce, è folle. Una libertà che è capace di dire di essere libero. Il conflitto legge libertà si dà come l’originario! La sua struttura è originaria.

Il paradosso della libertà

Partire dalla legge? Buber dice: noi nasciamo dentro nelle coppie originarie. La prima è bene/male, coppie originarie che non sono a nostra disposizione. Idea della coppia -> come riusciamo a trovare un dialogo tra queste due dimensioni? Partiamo dalla legge o dalla libertà? Viviamo situazione paradossale perché da una parte la situazione è la giustizia va in pezzi ecc., ma dall’altra parte di fronte ad una legge o giustizia in crisi siamo disposti ad invocarla per salvarci.

Paradossalmente la legge è il nemico della libertà ma è disposta, quando le fa comodo e il pericolo aumenta, ad invocare la legge. Questo tipo di impostazione del discorso è una battaglia persa perché si porta dietro che la libertà è il contrario della legge e la legge il contrario della libertà. La legge si carica troppo delle parole del limite dove il contrattare è la libertà.

Martedì 3 ottobre 2017: i termini appaiono insieme nei drammi dell’esistenza

Da dove partiamo? Legge o libertà? Partenza dalla legge che si rivela fallimentare perché legge e libertà dall’origine si fronteggiano. Questa legge che si oppone alla libertà non la incontrerà mai. La legge è il limite della libertà. Situazione di stallo tra legge e libertà solo in apparenza, in realtà è già risolto il rapporto tra legge e libertà. Siamo in questa indecisione continua, certe volte scivoliamo dal lato della libertà e altre da quello della legge. La civiltà è naturalmente repressiva perché ha a che fare con qualcosa di represso e quindi libero. La morale è la negazione della libertà e la libertà è la negazione della morale.

Impossibilità di convivenza tra legge e libertà

Platone, Protagora, Obese e Freud pensano che per poter convivere gli uomini devono perdere la libertà, tutta la libertà. Impossibilità della convivenza tra legge e libertà. Platone e Protagora: noi non siamo in grado di dare a se stessi giustizia e rispetto. Dostoevski: Fratelli Karamazov -> “il grande inquisitore”: dialogo, c’è qualcuno che accusa qualcun altro e dice “la tua colpa è di avere portato la libertà agli uomini, ma gli uomini non vogliono la libertà, vogliono cibo, garanzie…”.

Non soltanto la legge si sminuisce ad un aguzzino ma anche la libertà si sminuisce in pura ribellione. “Nelle ore libere organizzeremo la loro vita” -> sei libero anche di peccare.

Partire dalla libertà

La scena del dramma spinge continuamente da una parte e dall’altra. Proviamo allora a partire dalla legge. Non c’è legge senza negazione di libertà, la legge deve negare la libertà. Il ribelle si ribella. Non c’è libertà senza negazione di legge. Non c’è legge c’è etica. Se prima per quella legge la libertà era il pericolo, ora dal punto di vista della libertà il pericolo è la legge. Quanto più esalto la libertà, avrò delle difficoltà della legge. Troppa legge mi dà senso di costrizione. La legge come seconda battuta. La legge viene in seconda battuta e non limita la libertà -> dramma dei nostri rapporti perché non riusciamo ad andare d’accordo. La legge non può venire in seconda battuta ma neanche la libertà però. Quanto più esalto la legge avrò delle difficoltà della libertà. Troppa libertà c’è anarchia, non c’è fondamento, c’è terrore, minaccia di originalità. Senso di dissociazione.

Insofferenza, sentimenti in contrasto

La libertà sente la legge, la legge sente la libertà. Senso di sofferenza, antipatia, insopportabilità, io stesso non mi sopporto perché mi costringo a seguire la legge. Se però io sento la mia libertà posso avere delle insofferenze che abbiamo visto prima.

Due voci a confronto

Sartre “l’essere e il nulla” dice -> siamo condannati ad essere liberi: in questo modo S dice una cosa che porta la parola della legge tutta dentro la libertà. Sono condannato ad essere libero.

Levinas in “totalità e infinito” dice -> la libertà consiste nel sapere che la libertà è in pericolo -> siamo condannati ad essere liberi, la libertà non è libera se non ha coscienza dei suoi pericoli, se non sa il rischio che corre di perdersi.

Il paradosso della libertà

S non risolve il problema di fondo perché incastra la legge dentro la libertà stessa, gioca con gli stessi termini. Se non c’è altro che libertà unica regola che si può avere è la libertà stessa. La libertà diventa paradossalmente il contrario di se stessa, senza legge non ha possibilità. - versione negativa -> non si può non essere liberi, sottolineatura dell’impossibilità. - versione positiva -> la libertà diventa paradossalmente il contrario di se stessa.

La sintesi impossibile

S si mette di fronte al problema della sintesi. L’impossibilità di essere liberi esclude una impossibilità. La libertà è possibilità. Possibilità perfino della sua impossibilità. L’imp di non essere liberi = impossibilità che rimuove una possibilità = il contrario della libertà.

Suicidio, il caso limite

Chi mi può impedire di fare quello che voglio col mio corpo? Sono libero di fare ciò che voglio. Nessuno te lo impedisce (Hume), è legittimo -> riguarda la mia libertà, non danneggia gli altri anzi faccio del bene, distinzione netta tra sfera privata e pubblica, decido io della mia vita. Se la libertà è regola di me stesso non c’è regola.

Perché il suicidio è il caso limite? Perché non si tratta di morale o civiltà ma solo di me stesso. Non si può intervenire per via estrinseca.

Due voci a confronto

Schopenhauer -> “il mondo”: il mondo è dolore, dolore è volere, non vale la pena vivere perché non siamo padroni delle nostre scelte -> tentazione del suicidio di farla finita però altra tentazione contraddittoria -> provochi dolore suicidando e quindi “scelgo” ancora.

Marcel -> “essere e avere”: il mio corpo tra essere/sono e avere/ho. Nel suicidio per me stesso. Io sono il mio corpo ma ho anche un corpo. Sono e non sono. Cerco il suicidio paradossale perché è quella possibilità che fa terminare ogni possibilità. È la scelta libera possibile e anche impossibile.

Il conflitto tra legge e libertà

Lunedì 9 ottobre 2017: cosa non funziona in questo conflitto tra legge e libertà? Sembra che non si riesca ad uscire. Devo vivere il conflitto anche se sembra falso per arrivare ad uno snodo. Tommaso d’Acquino: il bene sa qualcosa che l’essere non sa. Questo è lo snodo della filosofia morale.

Si spinge sempre di più verso il polo opposto della libertà -> cosa orrenda. La libertà non ha altro spazio se non reagire violentemente. La libertà rimane semplicemente un gioco dove la libertà stessa è tutto il contrario della legge e la legge è il contrario della libertà. Il soggetto è libero purché ci sia del rispetto. La libertà è all’inizio sacrificata, dice il contrario di ciò che questa legge falsa e sacrificale vuole ottenere fino all’esplosione della libertà stessa. La libertà diventa contraddizione di se stessa, fa di sé stessa il proprio carceriere -> siamo condannati ad essere liberi (Sartre).

Non pensare in termini di rinuncia il rapporto con l’altro -> non partire con termini di rinuncia. Questa libertà contraddice la legge e quindi deve diventare il destino di se stessa. Da questo punto di vista allora la possibilità del suicidio è strana ma è possibile -> posso uccidermi. Ma questa possibilità è la fine di ogni possibilità -> fatta questa scelta non posso scegliere ancora, -> non posso tornare indietro. Il caso del suicido è interessante perché per lo meno, perfetta trasparenza. La libertà assoluta coincide con l’impossibilità. Ci si può uccidere, questo è il problema del suicidio, il fatto che io lo vieti non significa che non possa compierlo. Mi consegno a tutte le mie possibilità. Il problema legge libertà ce l’abbiamo nel nostro DNA. Questo corpo è la mia libertà ma è anche il mio impedimento. Impugniamo la nostra libertà come se il nostro stesso esserci non fosse un pensiero che agisce come un dovere.

Partire con l'altro

È impossibile stare nel conflitto in quanto conflitto. Non si esce da legge/libertà. Che tipo di uscita puoi avere? - non c’è sintesi dell’umano, la sintesi è l’azzeramento dell’umano. Perché tanto libertà quanto legge hanno ragione quindi il problema non è fare sintesi ma resistere a ciascuno una ragione che non esclude in anticipo l’una dall’altra.

E se la parola da cui partire fosse un’altra? Non c’è nessuna altra parola oltre a quella dell’altro. Stiamo parlando di me e di te. Rapporto con qualcosa d’altro rispetto a me. Perché ripartire con l’altro? Opposto della partenza con noi stessi. L’errore della partenza è questo: che il senso della legalità non è legato né alla legge né alla libertà ma che siamo di fronte all’altro. Il senso della legalità non parte né solo dalla legge, né solo dalla libertà ma dalla responsabilità per l’altro. L’altra faccia della legge è la responsabilità per l’altro. Non tutto si consuma solo nella purezza: nell'essere o nel nulla. Ma che dentro di me spunti un senso di alterità, di responsabilità per l’altro. Nella crepa tra essere e dover essere c’è una vita umana, l’altro. È l’altro che mi domanda un dovere.

L'altra faccia della libertà

La libertà non è solo un insistere sulla negazione di vincoli, impedimenti e regole. Non è libertà questa! Non possiamo stare attenti a tutto. La libertà è anche affermazione: un diventare responsabili. La libertà è anche capace di dire di sì. Libertà e responsabilità. Come si fa ad essere libero non facendo delle scelte? La libertà è responsabilità. Siamo liberi nel momento in cui ho il coraggio di sceglierti e impegno la nostra libertà.

Kant: libertà e legge

La legge è l’altro volto della libertà. Prefazione “Critica della ragion pratica” -> senza libertà nessun dovere ha un senso, ma senza un dovere la libertà non ha senso, io non saprei mai di essere libero. Kant aveva ragione: la legge e la libertà sono volti dello stesso problema. Kant non comprende però che tiene i due termini in un modo astratto come se questo gioco tra libertà e legge io li potessi consumare insieme dentro di me.

La ragion d’essere del dovere è la libertà, ma senza dovere la libertà non saprebbe nulla di se stessa. Agire in modo libero vuol dire dare a se stessi la propria legge. Noi siamo liberi solo nel momento in cui non sottostiamo alle leggi della fisica ma nel momento in cui sono in grado di dare a me stesso la mia legge. L’osservanza della legge non equivale ad essere convinti su ciò che si fa. Non è sufficiente agire secondo la legge.

Levinas: il comando dell'altro

Kant ha ragione ma non tutto si consuma dentro di me. Il senso della legge non sorge da me per estendersi all’altro. Il senso della legge è la stessa presenza dell’altro che mi interroga sul senso della mia libertà -> la mia libertà può molto di più di quel che non pensi -> Levinas “Etica e infinito” questo problema non è possibile senza un altro rispetto a me. Senza una legge, cioè un dovere che mi proviene dall’altro, non saprei di essere libero.

La legge come forza anarchica

La partenza dalla legge mi porta ad una posizione anarchica. La prima motivazione per rifiutare l’approccio non è filosofico ma mitico, la stessa divinità è schiava di se stessa. Due libertà insieme possono diventare una legge. Come la libertà è l’altro volto della legge, la legge è l’altro volto della libertà.

La prima legge e la giustizia

La vita umana sulla terra è fiume gemello sulla terra o stella doppia in cielo. La prima legge è non uccidere. La giustizia è che nel mondo animale tutti sono in guerra ma fra noi non è così, in realtà fra noi è peggio di così. La prima legge è questa. Non uccidere è un comando, ma se c’è l’altro in mezzo non è più non uccidere allora l’altro modo per dire la prima legge è tu non morirai.

Programma etico radicalmente alternativo

Quadro Pellizza da Volpedo: immagine dell’umano dove si sta insieme -> c’è il cerchio ma le figure sono distinguibili. Martin Buber: Andie Warhol -> il polo contrario della costrizione (=legge disumana carceriera) non è la libertà ma la solidarietà. Nostra condizione: prima o poi scappiamo in un modo o nell’altro, abbiamo fatto un po' la pace ma questa pace ha la forma del di fronte all’altro e non della sintesi.

La morale di Kant nel periodo critico

Studiare del libro di Kant: prefazione, analitica dei principi, primo capitolo dei principi, no capitolo 2, capitolo 3 sì. Critica della ragion pura: dialettica= cose che non si possono dimostrare, cose non vere -> non si può dimostrare che Dio esiste, che ci sia libertà nel mondo e che ci sia qualcosa che studio la materia, che ci sia anima -> questo è l’oggetto della dialettica trascendentale. Mentre nella ragion pura la parte dell’analitica e quella della dialettica sono entrambe due grosse parti, nella rag...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia96gallo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Riva Franco.
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