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Tema della città contemporanea

Il tema della città si lega al tema della nascita del romanzo. Con Dickens, infatti, Londra diventa il personaggio del romanzo contemporaneo per eccellenza. In questi anni lo scrittore si adegua allo spirito positivista, e a quello delle nuove scienze: osserva tutti gli aspetti facendo riferimento alla città. La città per eccellenza è Parigi. Siamo nell’epoca in cui nasce la fotografia: gli scrittori lavorano tenendo a fianco delle fotografie che gli permettono di descrivere minuziosamente tutti gli aspetti dei luoghi che i loro personaggi attraversano.

La città in relazione alle diverse epoche del contemporaneo

Tre autori rappresentativi della loro epoca:

  • Italo Svevo: segna il passaggio tra il 1800 e il 1900
  • Carlo Emilio Gadda: si colloca in pieno 1900, attraversa la seconda guerra mondiale e il dopoguerra, fino agli anni '70
  • Italo Calvino: sempre dopoguerra e anni '70, mostra la città nuova

Italo Svevo

È ben evidente come la sua città, Trieste, si evolve nel corso dei tre romanzi. Trieste viene sempre rappresentata in tutti i suoi strati sociali. Svevo la rappresenta un po’ con lo spirito di Balzac. Soprattutto nei primi due romanzi, Senilità e Una vita, Svevo la descrive in modo molto puntiglioso. La coscienza di Zeno, invece, è un’altra cosa rispetto agli altri due romanzi: il romanzo muta dal punto di vista strutturale, dal punto di vista della rappresentazione dei personaggi e da quello della rappresentazione della città. Trieste resta comunque un’ambientazione esclusiva: si parla sempre di Trieste, rimane sempre la stessa, ma cambia il modo di rappresentarla. Tutto è meno esatto e ricostruibile dal punto di vista geografico, la città diventa una serie di luoghi con valenza metaforica. Sono luoghi simbolici della vita di Zeno, dei suoi cambiamenti di stato. Tutto è più sfumato, meno fotografico, più profondo sotto altri punti di vista. Il romanzo viene pubblicato alla fine della prima guerra mondiale.

Carlo Emilio Gadda

Gli esordi di Carlo Emilio Gadda si collocano in pieno novecento: i suoi primi racconti furono pubblicati nel 1932. Scrive la sua storia personale, attraversa la seconda guerra e il dopoguerra, fino agli anni '70 inoltrati. Egli si sentiva fuori dal suo tempo, si sentiva un uomo di epoca Risorgimentale, ma vive in piena contemporaneità. Riflette i cambiamenti, in modo ironico e polemico: guarda al suo tempo con un senso di forte scetticismo, non ama il moderno e la città caotica che Milano diventa nel corso di questi anni.

Italo Calvino

Contemporaneità più stretta del secondo dopoguerra e degli anni '70. Le città invisibili di Calvino è un libro che riflette una nuova immagine e idea di città che rispecchia uno spazio urbano che ha mutato la sua fisionomia. La città diventa una città continua, si perde il confine tra centro e periferia, città e città. Ci sono flussi continui non circoscrivibili di spazi urbanizzati che riflettono un po’ lo spazio americano.

Argomenti da trattare

  • Immagine della città nella storia
  • Immagine nella città nell’iconografia
  • Gli scrittori raccontano le città
  • Che cos’è un luogo
  • Definizione di un non luogo
  • I luoghi e l'identità
  • Il futuro delle città

Il luogo e il nonluogo

Negli ultimi decenni l’idea di luogo è stata rovesciata in idea di nonluogo. Questa idea di non luogo deriva da Marc Augé: per definire i nonluoghi è partito dalla definizione del concetto di luogo, per poi rovesciarlo.

Luogo

Se è caratterizzato da tre categorie fondamentali:

  • Categoria dell’identità: legata al concetto di collocazione.
  • Categoria della storicità: è il segno del passaggio del tempo in un luogo ed è compresa nella categoria precedente.
  • Categoria della relazionalità: rispetto alle altre due, è quella che dà un segno del cambiamento, indica come cambia la relazione tra gli individui, tra gli abitanti di una città, tra chi ci vive stabilmente e chi ci vive temporaneamente. Categoria che cambia moltissimo nel tempo.

Nonluoghi

(porti, aeroporti, centri commerciali, autogrill): secondo Augé i non luoghi hanno in negativo tutte le categorie. Erano considerati dei luoghi di passaggio, che si attraversano rapidamente.

  • Non hanno un’identità precisa: non hanno nessuna connotazione religiosa o culturale.
  • Non hanno caratteri di storicità: solitamente sono moderni, nati nel dopoguerra e risalenti agli anni '50.
  • Non hanno il carattere della relazionalità: in questi luoghi ci si va non per lo scopo di incontrare qualcuno, per avere degli scambi con altre persone, ma si è lì solo per uno scopo unico (quello di acquistare nel caso di un negozio o centro commerciale, quello di viaggiare nel caso dell’aeroporto).

Questo concetto di nonluogo proposto da Augé è stato contestato molto, tanto che Augé l’ha rivisto e riconsiderato, date le obiezioni che gli erano state mosse. Questi nonluoghi, infatti, in realtà presentano tutte e tre le categorie: si pensi all’aeroporto di Dubai, per esempio, uno degli edifici moderni più noti e più belli, che presenta una storia recente ma che avrà lunga vita. L’idea di Augé che i nonluoghi siano solo luoghi per gli acquisti e non per le relazioni decade: il centro commerciale, ad esempio, è anche un luogo di incontro, un luogo in cui ci si mette in relazione gli uni con gli altri. Questi nonluoghi rappresentano oggi le nuove piazze: se prima ci si trovava in piazza, oggi ci si trova lì, nei centri commerciali per esempio, dove ormai è possibile trovare ogni tipo di servizio. Augé quindi ridefinisce i non luoghi e li chiama “nuovi luoghi”.

Italo Svevo

Svevo ha un piede nell’800 (quando scrive Una Vita, 1892 e Senilità, 1898), e uno nel 900 (quando scrive La coscienza di Zeno, 1923). Tra il 1800 e il 1900 si assiste ad un cambiamento nella società e nella visione della città.

La città di Trieste

Trieste per Svevo fa sempre da paesaggio ai suoi romanzi, è un vero e proprio personaggio; un personaggio che, però, cambia, muta negli anni. Trieste è una città di mare, ma ha la particolarità di essere diventata città italiana molto tardi, dopo tutto il processo dell’unificazione: infatti è diventata definitivamente italiana solo nel 1952. Si trovava inoltre in una posizione strategica che le conferiva una grande potenza commerciale. A Trieste c'era la banca Union, dove Svevo lavorava da giovane. Trieste, inoltre, era un portofranco: luogo dove il paese non impone tasse alle merci che vengono acquistate nel luogo. Tante aziende quindi erano invogliate a fare affari a Trieste o a installarsi a Trieste, per lavorare lì, poiché non imponeva tasse sul commercio. Per questo Trieste era un crogiuolo dove si mescolavano numerose etnie, culture e religioni diverse. Questo favoriva un tipo di formazione diversa rispetto alle altre città. Svevo nasce e cresce qui, all’epoca dell’impero austro ungarico.

L’infanzia e gli studi

Svevo nasce in una famiglia numerosa di origini ebraiche: la madre era Allegra Moravia, erano 8 fratelli e il padre era un commerciante di ferrarecce. Il commercio del padre, tuttavia, ad un certo punto fallisce, quindi pensa di far studiare i figli affinché potessero poi provvedere al sostentamento della famiglia. Svevo, il cui vero nome era Aaron Hector Schmitz, avrebbe voluto fare studi classici e letterari: pensa di studiare a Firenze, capitale degli studi letterari, ma invece se ne va in Germania con il fratello piccolo, Elio, a fare un liceo tecnico, una sorta di ragioneria. Vengono mandati proprio in Germania perché il padre voleva che imparassero il tedesco: a Trieste infatti per poter entrare nel ramo del commercio era fondamentale conoscere il tedesco. A Trieste si forma parlando triestino, mentre in Germania impara il tedesco e tutto ciò che era relativo alla ragioneria e al commercio. Le sue passioni però non si spengono, perciò continua a scrivere e leggere: era appassionato di Shakespeare ma anche del romanzo francese di Emile Zola. Svevo li legge e ne scrive delle recensioni: questo lo sappiamo grazie al fratello più piccolo, che gli faceva un po’ da biografo e lo spingeva a scrivere. Svevo voleva diventare scrittore per il teatro, inizia ad abbozzare delle commedie. Questi anni in Germania per loro furono anni molto duri, soprattutto per Elio, che soffriva molto la distanza dalla famiglia: erano infatti una famiglia molto unita e molto allegra.

Ritorno a Trieste e lavoro in banca

Il ritorno a Trieste per Svevo è stato il momento in cui ha iniziato a lavorare; non può proseguire i suoi studi letterari all’università, ma si impiega nella filiale triestina della banca Union di Vienna. Viene collocato nell’ufficio della corrispondenza estera: la sera, però, non vedeva l’ora di andare in biblioteca dove studiava, leggeva e si faceva quella cultura che gli era mancata. Leggeva soprattutto i classici italiani: Dante, Manzoni, Boccaccio.

Una vita, il primo romanzo di Svevo, racconta proprio queste cose: è ispirato alla sua biografia. Il protagonista, Alfonso Nitti, è un impiegato di banca, viene da una famiglia che non può più mantenersi, la sera va in biblioteca, legge e scrive. Lui, diversamente da Svevo, aspirava a scrivere un grande saggio filosofico che avrebbe cambiato la storia della filosofia. Svevo cresce quindi in un ambiente in cui si parla prevalentemente il triestino, lingua molto diffusa e utilizzata ancora oggi. La sua lingua era il triestino, tanto che sentiva l’italiano come una seconda lingua, una lingua imparata sui banchi di scuola elementare. Questo è evidente anche nella sua scrittura: si diceva infatti che la sua scrittura fosse abbastanza approssimativa, con un italiano non utilizzato come lingua madre, perché conteneva espressioni in triestino e in tedesco.

Una vita (1892)

Breve trama

Per costruire il personaggio protagonista del suo primo romanzo Svevo si ispira alla sua vita di quel periodo: Alfonso Nitti è infatti un impiegato della banca di Trieste, che arriva dalla campagna in città. Egli frequenta un po’ tutti gli strati sociali della città: la famiglia che lo accoglie e gli dà una stanza, l’ambiente degli impiegati di banca, che Svevo tratteggia prendendo sia dalla sua esperienza sia dal romanzo di Balzac, e l’alta borghesia della famiglia Maller, dove Alfonso si reca ogni mercoledì per partecipare a delle serate di carattere culturale. Durante queste serate incontra i membri della famiglia Maller e soprattutto incontra Annetta, la figlia del signor Maller, con cui instaura una relazione, e il cugino di Annetta, Macario, personaggio che rappresenta il suo rivale. Altro personaggio è Francesca, la dama di compagnia di Annetta, che viene dallo stesso paese di campagna di Alfonso e che lui sente come amica e alleata.

La visione della città

L’immagine della città di Trieste riflette lo spirito con cui il romanzo viene scritto, oltre che i suoi riferimenti culturali: Svevo infatti amava molto Zola, padre del naturalismo francese. Svevo prende sicuramente ispirazione da Balzac, di cui si ricorda il suo ciclo di romanzi Comédie Humaine: questi romanzi rappresentavano tutti gli aspetti della società francese, rappresentavano i diversi stati sociali, le diverse figure, i diversi tipi umani. La principale ispirazione, però, è Zola, con il Rougon Macquart, ciclo di suoi 20 romanzi. Oltre a questo, Zola era stato anche un teorico del romanzo: aveva scritto due testi di teoria della letteratura, il Romanzo naturalista e il Naturalismo a teatro. Svevo, ispirandosi a questa tradizione, in Una Vita tratta gli ambienti come sfondo sociale in cui collocare i suoi personaggi:

  • Ambiente della banca
  • Ambiente della borghesia
  • Ambiente della casa dove Alfonso vive
  • Ambiente del paese a cui Alfonso ritorna per assistere la madre malata

Svevo in tutti questi casi presenta un taglio psicologico nella visione della città.

Senilità (1898)

Nonostante i due romanzi siano stati pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro, si nota un cambiamento notevole tra il primo e il secondo romanzo: la struttura stessa del romanzo si è completamente trasformata. Gli spazi sono sempre quelli delle vie di Trieste, ma cambia la modalità emotiva in cui vengono descritti e la loro funzione all’interno del romanzo. Una vita vede moltissimi personaggi, mentre in Senilità i personaggi si restringono: sono quattro i principali, e intorno a loro si costruisce la vicenda.

Breve trama

Il protagonista, Emilio Brentani, è sempre un impiegato di una società di assicurazioni e aspira a diventare uno scrittore: in realtà è già uno scrittore, ha già scritto e pubblicato un romanzo, ha una piccola fama cittadina ed è alle prese con il suo secondo romanzo, che ha cominciato a scrivere ma che non riesce a terminare. Le sue energie sono infatti concentrate nella relazione con Angiolina Zarri, intorno alla quale ruota tutto il romanzo. Gli altri personaggi sono Amalia Brentani, sorella di Emilio, e Stefano Balli, scultore e migliore amico di Emilio.

La funzione dei luoghi

Cambiando la struttura dei personaggi, cambia anche la funzione dei luoghi: Trieste è il quinto personaggio di questo romanzo, tanta è la sua importanza. Si perde l’aspetto sociologico della città e lo sfondo assume dei connotati di carattere emotivo, psicologico: riflette lo stato d’animo dei personaggi, soprattutto di Emilio, colui attraverso il quale la visione è filtrata. Questo romanzo è scritto in terza persona, ma ha una focalizzazione interna e in particolare è focalizzato sul personaggio di Emilio in modo quasi esclusivo: vediamo le vicende e i luoghi attraverso gli occhi di Emilio. Questa narrazione in terza persona, infatti, prevede delle possibilità di abbassarsi e di vedere la scena attraverso lo sguardo di Emilio.

In che modo? Utilizzando l’artificio chiamato libero, indiretto

Utilizzando frasi che, pur mantenendo la terza persona, fanno capire che sono trasposizioni delle parole che Emilio può aver pronunciato nella sua testa.

Come vengono descritti i luoghi?

I luoghi riflettono un po’ la temperie romantica: il romanticismo tedesco, infatti, ha molti influssi su questo aspetto. In Senilità, infatti, uno stesso luogo cambia in base allo stato d’animo del protagonista. Nei primi capitoli, infatti, lo spazio della collina presso Sant’Andrea, la collina sopra Trieste, viene descritto in modo diverso a seconda di come la storia d’amore si dipana.

Capitolo 1: quando Emilio e Angiolina si scambiano il primo bacio.

“Si fermarono a lungo sul terrazzo di S.Andrea e guardarono verso il mare calmo e colorito nella notte stellata, chiara ma senza luna…”

Emilio descrive inizialmente Angiolina come una donna angelicata, con i capelli biondi, come la donna più bella e perfetta. Il paesaggio riflette lo stato d’animo del protagonista, riflette una calma e una grande gioia.

Quando la relazione tra i due inizia ad avere alcune ombre, perché Angiolina si rivela diversa, allora l’idillio si incrina. Angiolina è in realtà una donna che esce spesso, che va ai balli, racconta molte bugie, bugie che lasciano intravedere una realtà che non è quella che descrive a Emilio. Subentra poi la gelosia: è allora che il paesaggio assume un altro aspetto. Angiolina confessa di essersi fidanzata per necessità: appartiene infatti ad una famiglia povera a cui deve provvedere. Lavora come sarta presso un atelier e si sente costretta a fidanzarsi con un sarto che non le piace affatto, ma che vorrebbe riuscire a sposare, per necessità. Emilio scopre tutto questo e quando si incontrano il paesaggio cambia.

Capitolo 3: quando Emilio scopre la verità tra Angiolina e il sarto Volpini.

“Poi tutto divenne brusco, orribile. La pioggerella monotona, triste che aveva accompagnato il dolore di Emilio con una nota mite che gli era sembrata ora compianto ed ora indifferenza, si mutò improvvisamente in uno scroscio violento. Un soffio di vento freddo, dal mare, aveva sconvolto l’atmosfera pregna d’acqua e venne ora a scuoterli, a toglierli al sogno che un istante felice aveva loro concesso…”

Questa pioggerella da mite diventa un temporale: si tratta di una pioggia che si ripete più volte nel corso della loro relazione. Fin dall’inizio si dice che Emilio è un letterato, e la caratteristica del letterato, secondo Svevo, è quella di cancellare le verità che non gli sono gradite: di fronte alla realtà Emilio chiude gli occhi, è un personaggio cieco, che guarda ma non vede. Emilio è un personaggio illuso. Fino alla fine, non si accorge mai che Angiolina è una donna diversa, una donna che si vende per denaro. Tutto rimane sullo sfondo tra litigi e ore di felicità perfetta, a cui il paesaggio risponde. Il paesaggio, infatti, riflette sempre gli alti e i bassi dell’amore tra i due.

Capitolo 5: quando Emilio e Stefano incontrano Angiolina insieme al sarto Volpini.

“L’aria era tepida ma, coperto di una fitta bianca nebbia, tutta una cappa dello stesso colore, il cielo era veramente invernale e Sant’Andrea con quegli alberi dai lunghi rami nudi, secchi, non ancora tagliati, e il suolo bianco per la luce impedita e diffusa, sembrava un paesaggio di neve…”

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aeea11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Palmieri Nunzia.
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