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Italo Calvino

Calvino ha segnato in Italia la storia di una generazione di scrittori ed è entrato nel canone degli autori di classici della nostra contemporaneità. È stato Calvino a dire come riconoscere un classico: uno dei modi per riconoscerli è avvicinarsi a quegli scrittori. Calvino è uno degli autori italiani in assoluto più letti e tradotti fuori dall’Italia: i suoi romanzi hanno avuto subito una risonanza in Francia, sono stati tradotti poi nelle principali lingue europee e in tante altre lingue del mondo. È un autore tra i più studiati anche nelle università europee e americane. Conosciuto non solo come scrittore ma anche come intellettuale, come pensatore, come voce che ha avuto un grande peso non soltanto nell’ambito letterario ma anche per la cultura del suo tempo.

La vita

Calvino appartiene ad una famiglia ligure di Sanremo, ma lui nasce a Cuba, a Santiago di Las Vegas: nasce a Cuba per una circostanza legata alla famiglia. Egli era figlio di due scienziati, il padre Mario era un agronomo originario di Sanremo, la madre Eva Mameli era laureata in chimica e insegnava presso la cattedra di botanica nell’Università di Pavia. Per motivi di ricerca, il padre era stato traslocato a Cuba, dove diresse una Stazione Agronomica sperimentale per la produzione di canna da zucchero: egli era colui che aveva introdotto a Sanremo la coltivazione intensiva dei fiori. Nel 1925 decidono di tornare in Italia, e i due fratelli (Italo e Floriano) crescono nella Villa Meridiana: la villa aveva un grande giardino, che faceva da laboratorio sperimentale.

La formazione e l’impegno antifascista

In questa famiglia Calvino si sentiva un po’ la pecora nera per il fatto di prediligere gli studi umanistici e la letteratura; egli frequenta scuole elementari e liceo valdese: i genitori erano laici e volevano sottrarre il figlio all’educazione cattolica. Quello che frequenta era un liceo molto serio, che ha frequentato insieme a Eugenio Scalfari: con Scalfari condivide l’impegno politico antifascista. Quando arriva la chiamata alla leva da parte di Mussolini, Calvino sceglie di entrare in clandestinità e di rifugiarsi in quei boschi sulle colline dove il padre possedeva dei terreni in collina, nel borgo San Giovanni: il padre portava spesso i suoi figli in quel luogo, quindi egli conosceva molto bene quei boschi. Questo contatto molto forte con i boschi e con la terra sarà molto importante per Calvino, e sarà un tema che ritornerà spesso nei suoi scritti.

Le Brigate Garibaldi e il Partito comunista

Egli si arruola nelle Brigate Garibaldi facendo una scelta politica: la Resistenza ha accomunato tutti i partigiani in un ideale patriottico, di libertà. La Resistenza ha avuto anche tante sfumature ideologiche diverse: sceglie le Brigate Garibaldi, di ispirazione comunista e socialista. Da lì Calvino avvia un legame che dura diversi anni con il Partito comunista.

Gli esordi e l’amicizia con Cesare Pavese

Egli entra nella casa editrice Einaudi quando era ancora un ragazzo, avvia un’amicizia con Cesare Pavese che lo avvicina ad un gruppo di intellettuali connotato politicamente. Il suo esordio è legato all’amicizia con Pavese: sottopone i primi racconti, usciti nelle pagine dell’Unità e di Rinascita, a Pavese, che riconosce il suo talento ma che gli consiglia di abbandonare temporaneamente la forma breve per dedicarsi al romanzo. Pavese lo sollecita a scrivere un romanzo: tutto questo è testimoniato dalle lettere, che testimoniano le sue paure, il suo desiderio di essere apprezzato come autore. Calvino, tuttavia, si sentiva più vicino alla forma breve, una posizione che tiene un po’ per tutta la vita: il suo modo di fare un romanzo era il mettere insieme dei frammenti brevi, fare delle raccolte di storie, di racconti.

Il primo romanzo: Il sentiero dei nidi di ragno

Questa vocazione per la forma breve gli rimane fino alla fine, ma decide di seguire il consiglio di Pavese scrivendo di getto il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947 da Einaudi, nell’immediato dopoguerra. Il clima è euforico, descritto da Calvino nella prefazione che antepone al suo romanzo nel 1964, quando esce la seconda edizione del romanzo. Egli scrive una lunga prefazione che è un vero e proprio saggio sull’epoca del dopoguerra, e in cui parla del neorealismo, che ha testimoniato dal punto di vista emotivo questo clima euforico e questo desiderio intenso di raccontare un’esperienza così determinante come quella della guerra e della Resistenza. Calvino assume poi un ruolo di rilievo all’interno della casa editrice Einaudi, fino a diventare uno dei principali redattori e consulenti.

Il primo romanzo interpreta la Resistenza in modo inconsueto e inusuale, scegliendo come protagonista un ragazzino, Pin, poco più che un bambino. Pin è un giovane ragazzo orfano che si trova a contatto con la Resistenza e con un gruppo di partigiani che non combatte per i grandi ideali: si tratta di uomini che combattono ai margini, capitati per caso nella guerra. Calvino decide di utilizzare un tono antieroico per il suo romanzo: la sua è una scelta precisa, che compie per descrivere delle vite ai margini, e lo sguardo dal basso di un bambino, che interpreta e legge il mondo un po’ come legge una favola: aspetto fiabesco che sarà una marca distintiva della scrittura di Calvino.

Le opere di Calvino

Agli anni ‘50 risale il suo primo volume della trilogia, Il visconte dimezzato: Vittorini, grande intellettuale che collabora a stretto contatto con Calvino, parla di realismo a carica fiabesca. Componenti entrambe presenti nella sua scrittura: vocazione alla lettura della realtà, trasfigurazione fantastica dei personaggi e dei paesaggi. Nel 1952 inizia la stesura di Marcovaldo, pubblicato poi dieci anni più tardi. Nel 1956 escono le Fiabe italiane: raccoglie le fiabe italiane in un’opera che diventa un punto di riferimento per il folclore italiano. Nel 1957 esce Il barone rampante, e nel 1959 l’ultimo volume, Il cavaliere inesistente.

Negli stessi anni scrive dei racconti lunghi, La formica argentina, La speculazione edilizia e La nuvola di smog: con questi racconti entra a contatto con temi di attualità

  • Con La formica argentina parla di un insetto che gli abitanti di Sanremo conoscevano molto bene, formica molto piccola ma infestante per i raccolti e le coltivazioni
  • Con La speculazione edilizia parla delle costruzioni invasive che hanno deturpato il paesaggio ligure
  • Con La nuvola di smog parla dell’inquinamento atmosferico
Da un lato registra quello che accade, dall’altro racconta sempre con una capacità di trasfigurare la realtà attraverso una visione immaginativa. Questi tre racconti sono ambientati in epoche lontane, ma lo sguardo è quello dell’uomo contemporaneo: modo di guardare al presente, pur dislocando la narrazione in un’epoca lontana.

La lingua di Calvino, a differenza di quella di Gadda, è facilmente leggibile: è una lingua vicina a quella della comunicazione, per questo egli è stato anche uno scrittore molto traducibile e molto tradotto. Il cavaliere inesistente: egli è un’armatura vuota, un uomo che rispecchia tutte le regole, ma l’armatura non ha nulla al suo interno. Metafora di un uomo che aspira alla perfezione formale ma che dall’altra parte non ha emozioni né un’anima, non è in grado di esprimere i suoi sentimenti. Calvino parla anche dell’uomo contemporaneo, del desiderio di apparire e di essere guardati dagli altri, ma di essere poi vuoti.

Come nel visconte dimezzato, mette a fianco ad un personaggio con queste caratteristiche anche un personaggio con caratteristiche completamente diverse, un personaggio spinto dalle passioni, dai desideri, che agisce senza pensieri, contrapponendosi all’altro personaggio. Questo è un modo per rappresentare le due anime che sono presenti in ognuno di noi, è la messa in scena dei diversi aspetti della personalità.

La formica argentina, La speculazione edilizia, La nuvola di smog: affronta dei temi di cui si dibatteva quotidianamente, temi di attualità che affronta con una visione impregnata di elementi più vicini al mondo del fantastico, ma in cui prevale il realismo.

Gli anni ‘60 e il trasferimento a Parigi

Questi anni rappresentano un momento di passaggio segnato dal trasferimento di Calvino a Parigi, che ha ragioni personali (a Parigi si sposa e avrà poi una figlia), ma che rappresenta anche la spinta ad allontanarsi da alcune istanze che ormai per lui erano esaurite: il realismo, la letteratura che si occupa della realtà socio-economica. Calvino sente la distanza da autori che avevano parlato della Resistenza, del Fascismo. Ci sono molti giovani scrittori che sentono la necessità di allontanarsi da questo filone: cercano nuove strade attraverso lo sperimentalismo linguistico, scrittori che si riuniscono intorno al Gruppo ‘63, di cui facevano parte scrittori, letterati, critici, poeti... Tutti erano accomunati dalla necessità di svecchiare la cultura italiana, così come aveva provato a fare anche il futurismo.

La neoavanguardia cerca di portare in Italia delle esperienze nuove, soprattutto sul piano stilistico e formale: uno dei punti di riferimento sarà Gadda, con il suo nuovo modo di scrivere, con un orecchio teso verso le parlate popolari, verso i linguaggi tecnici e la mescolanza di stili. La neoavanguardia lavora anche su una decostruzione del testo e della sintassi che a Gadda invece non interessa, prendendo come punto di riferimento il futurismo. Calvino non è uno scrittore neoavanguardista, non partecipa ai lavori del Gruppo 63: li guarda con curiosità ma da lontano, il suo modo di scrivere è completamente diverso. Sente però il bisogno di allontanarsi dai temi che ha trattato negli anni precedenti e lo fa in modo drastico: si allontana dalla situazione italiana per guardare più in là, all’universo, alle stelle, ai pianeti, alla storia dell’umanità. A questi anni infatti risalgono due cicli di racconti, Cosmicomiche e Ti con zero, racconti che scrive guardando all’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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