8.1.9 - Radici del romanticismo:
L’uso del termine romanticismo viene utilizzato per riferirsi ai nuovi
comportamenti e nuove ideologie che si diffondono in tutta Europa verso la fine
del ‘700 e durante la prima metà dell’ ‘800 che designano in modo esplicito se
stessi come “romantici”.
Si diffonde in momenti diversi in diversi paesi d’Europa. In Italia arriverà, per
esempio, intorno al 1815. Nonostante la “decadenza” della spinta creativa del
Romanticismo nella prima metà del nuovo secolo, esso avrà comunque vita nel
contesto sociale come fenomeno di costume in una versione intimistica e
rispettosa dell’ordine sociale.
Si sono avute visioni contrastanti di tale movimento poiché ad esso aderirono
intellettuali di ogni ceto sociale e anche perché non è facile distinguere nel
romanticismo aspetti conservatori da aspetti progressisti e rivoluzionari. Il
Romanticismo è la risposta della società ad una situazione post rivoluzione
politica e industriale. Sicuramente alla base del cambiamento c’è il vedere
completamente cambiati e messi in dubbio capisaldi secolari reputati immutabili.
“LA DISTRUZIONE CREA”
La società interpreta in vari modi lo sgomento: chi si proietta in un futuro
prossimo di distruzione e chi si appella ai valori più antichi. L’arte ha vari
messaggi: forma di consensi sociale, reintegrazione di valori collettivi o come
modo per partecipare di nuovo alla vita nazionale. Allo stesso tempo, l’autore
poteva scegliere di ignorare totalmente gli accaduti storici continuando la sua
scrittura senza farsi coinvolgere. Non è possibile dare ad un movimento cosi
“VAGO” una giusta spiegazione ideologica.
8.1.10 – La visione del Romanticismo in Europa.
Il Romanticismo comincia ad essere “reale” quando i capisaldi principali (ordine,
equilibrio, armonia) vengono messi in discussione.
In Germania: si cerca un nuovo metodo di espressione, con l’obiettivo di dare
voce ad un mondo storico-popolare o che comunque metti in risalto una
irriducibile soggettività. Alcuni autori naturalmente si muovono verso questa
“rottura” con il passato con l’obiettivo di un nuovo equilibrio “classico” che non
abbia l’estremismo del romanticismo distruttivo. Attraverso l’interpretazione di
vari autori (uno in particolare, Schiller) abbiamo una visione chiara dei due
aspetti della poesia che si vanno a creare. Da una parte abbiamo una poesia
definita ingenua, un tipo di poesia antico, impersonale, dai lineamenti precisi e
dall’altra abbiamo una poesia sentimentale, che contrariamente alla
precedente prende aspetti più generali, più moderni, basata sulla frattura tra
ideale e reale, tra l’io e gli oggetti, che acquista una musicalità unica (diversa da
ogni stile precedente prova soprattutto del periodo storico che si viveva).
L’autore non esprime una preferenza ma evidenzia le differenze. Il gruppo di Jena
con organo di espressione la rivista “Athenaeum” darà un’interpretazione più
drastica alla visione precedente suddividendo in modo netto la letteratura
classica, da quella romantica. La letteratura romantica si basa sulla fantasia
(carattere di tipo romantico) a cui si contrappone l’immaginazione perché
ritenuta capace di rappresentare la realtà solo negli aspetti esteriori
(caratteristica dell’arte classica). Nei primi decenni dell‘800 si ebbe quindi la
produzione di un gran numero di opere improntate proprio sulla fantasia, su un
nuovo tipo di umorismo letterario, pieno di passioni tragiche e distruttive.
In Inghilterra già durante fine ‘700 si comincia a vedere l’avvento del
romanticismo ma in realtà non c’è una data precisa. Soprattutto i poeti
cominciano a scrivere in uno stile più romantico, non più con un “etichetta”
statica sulle loro opere. La posizione storica dell’Inghilterra di quel periodo spinge
il Romanticismo inglese in posizioni di rottura drastiche anche dal punto di vista
politico. Ci sono moltissimi autori di quest’epoca dalla fantasia accesa. Charles
Dickens è invece fautore di un’opera narrativa che rappresenta a pieno un nuovo
tipo di letteratura romantica, il romanzo sociale, pieno di attenzione verso le
realtà della società.
In Francia durante gli anni di rivoluzione e Napoleonici vediamo atteggiamenti di
romanticismo antiilluministico, molto conservatore. A seguire ci saranno altri
metodi interpretativi ma solo nel 1830 vediamo uno spostamento del
Romanticismo verso una visione di tipo liberale e democratico. Uno dei poeti più
famosi è Victor Hugo che sperimenta vari tipi di scrittura fino al romanzo
realistico e popolare (“Les Miserables”), evidenziando quanto da una visione di
monarchia si stia lentamente passando ad una visione di repubblica e
democrazia. Al romanticismo francese appartiene anche la ricerca perpetua
dell’ignoto e dell’irrazionale che caratterizza l’opera di Gerard de Nerval.
8.1.11 Rottura e sopravvivenza del sistema dei generi.
La letteratura romantica rompe ogni tipo di sistema di genere. Non accetta
le esclusioni, i limiti, i codici dei generi letterari. Per il romantico l’unica
legge è il “genio” che fa risuonare gli aspetti del mondo oggettivo-
soggettivo. I Più famosi letterati nel periodo sono Omero, Dante e
Shakespeare. L’obiettivo collettivo che si percepisce è abbandonare le
forme poetiche classicistiche del XVIII sec. Ricercando invece metodi di
scrittura più moderni più accessibili anche al popolo, più reali. Il
romanticismo non deve essere visto come una forma di anarchia, ma come
una nuova chiave di lettura per il nuovo secolo (il ‘900) che vuole solo
evolvere principi attuali eliminando alcune regole troppo rigide. Dobbiamo
anche tenere sott’occhio cosa accade ai tre generi più famosi tradizionali
Il Lirico: Vengono introdotte forme libere, create dagli stessi poeti in base
alle loro esigenze. Ad esempio in Germania e in Inghilterra la lirica
attraversa una trasformazione che la renderà più “vicina” al popolo. In
Italia abbiamo come riferimento la Ballata romantica e la Ballata.
La narrativa: posto centrale del romanzo che prende spunto dalla storia,
dalla realtà. Una forma narrativa di successo era la novella in versi, che
prende contenuti storici e avventurosi, viene scritta utilizzando un
linguaggio più appassionato. Naturalmente ogni paese poi assumerà
tradizioni locali di scrittura.
Il dramma: restano comunque in ombra le forme comiche, ma si rivaluta la
tragedia storica aggiungendo elementi fantastici e rompendo
contemporaneamente i metodi classici secondo il modello di Shakespeare.
La caratteristica del teatro del Romanticismo è vedere intrecciati elementi
storici e realistici.
Francesco de Santis
Francesco de Santis è uno degli autori che da il suo aiuto nell’epoca risorgimento
ma non sul piano creativo ma per ciò che riguarda la critica letteraria. Egli offre
una visione appunto critica sulla situazione letteraria legata al romanticismo e al
risorgimento. De Santis esegue un lavoro ben preciso, mira ad interventi razionali
sul “circuito” sociale per rinnovarlo, promuove un atteggiamento più “gentile”
che non giustifica estremizzazioni. Porta avanti il “potere” della classe
intellettuale, quindi un mantenimento della tradizione.
Nato a Morra irpino nel 1817 da una famiglia di “galantuomini”, ovvero una
famiglia borghese di proprietari terrieri e da appassionato della letteratura
sceglie la strada dell’insegnamento. Inizialmente alla scuola militare di
S.Giovanni a Carbonara e poi presso il collegio della Nunziatella.
Contemporaneamente apre una scuola di grammatica e letteratura.
Di partenza de Santis ha una posizione ben precisa, ovvero un orientamento
verso posizioni liberali giobertiane e neoguelfe (pensiero in cui si promuove la
supremazia del papato con conseguente domanda di accettazione da parte del
papato di potere-guida) ma un evento tragico (1848), lo porterà verso un
orientamento laico e democratico. Ha una vita piuttosto travagliata finirà anche
in carcere nell’ex prigione del Castel dell’Ovo a Napoli per aver partecipato ai
moti napoletani, dove scrive Torquato Tasso e si dedica allo studio della logica di
Hegel che lo allontanano dalla figura pessimistica che aveva negli ultimi anni.
Viene esiliato e imbarcato per l’America ma riesce a fermarsi a Malta dove si
Imbarca per Torino. Qui vive dando lezioni. Ottenne poi al Politecnico di Zurigo
L’insegnamento di Letteratura Italiana e qui diventa ministro della Pubblica
Istruzione. Torna a Napoli nel 1863 e fu tra i fondatori dell’associazione unitaria
costituzionale, presieduta da Settembrini. Diresse il quotidiano L’Italia dal ’63-’65
al 1870. Risiede a Firenze capitale provvisoria del regno e qui scrive “Storia
della letteratura italiana”. Nel 1871 viene chiamato a ricoprire la cattedra di
letteratura all’università di Napoli, quella che si suole chiamare la sua – seconda
scuola napoletana dove tenne i corsi sulla letteratura della Pubblica Istruzione ma
si dimise per problemi di salute. Muore a Napoli il 29 Dicembre del 1883.
Negli anni’50 De Santis scrive saggi importanti, per varie riviste, poi raccolti nel
volume Saggi Critici.
Tra gli studi del De Santis spicca il Saggio critico sul Petrarca del 1869. Mente
dei Saggi critici e dei Nuovi Saggi critici meritano di essere menzionati quelli su
episodi della Divina Commedia, su l’Uomo del Guicciardini, su
Schopenhauer e Leopardi oltre il Darwinismo nell’arte.
Dopo l’evento del ’48 (La morte del suo allievo durante una rivolta) De Santis
arriva a rifiutare gli aspetti estremi del romanticismo. Abbandona ogni pensiero
negativo, pessimistico e crede in una letteratura dai contenuti “autentici”,
“concreti”.
La critica di De Santis: ogni opera letteraria è espressione del tempo in cui è
stata prodotta. Ogni opera esprime passione per la vita, energia pura.
Egli definisce la letteratura non come insieme di sole unità esteriori, linguistiche o
retoriche ma un insieme di
dati oggettivi che si riferiscono alla realtà
dati soggettivi che si riferiscono all’autore. I concetti appaiano come ben
definiti e chiari.
Le opere letterarie sono concepite come organismi viventi immersi in un
divenire storico, esprimono i caratteri più profondi delle vite nelle
diverse epoche. Nonostante il suo primo apprezzamento nell’estetica Di Hegel,
egli comincia a criticare come Hegel stesso definisce la “forma”. Per De Santis al
contrario di Hegel la “forma” non è “standard” non può essere catalogata con
schemi precisi, ma ogni “forma” va constata nel contesto della situazione. Il
critico deve saper “ascoltare” ogni opera tenendo conto del contesto
per poi analizzare il significato concreto. La sua critica fu una critica di
tipo militante, che come scopo quello di “abbattere le barriere” del
distacco tra l’artista e l’uomo, tra la cultura e la vita nazionale, tra la
scienza e la vita. L’autore non è mai solo “autore” ma deve essere inquadrato
nella sua situazione circostante, tenendo in considerazione le emozioni
dell’autore e gli eventi della nazione a cui appartiene, ma soprattutto della sua
“tradizione artistica” - la sua civiltà e la sua cultura.
STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA: è il risultato di un intreccio di alcuni
saggi. Viene concepito come manuale di letteratura per i licei, per la quale De
Santis firma un contratto con l’editore napoletano Morano nel 1867. Costituisce la
prima compatta e coerente sintesi di tutta la letteratura italiana.
Nell’ ‘800 si erano già prodotti manuali simili come ad esempio da Settembrini,
ma nessuno di questi soddisfaceva i criteri di analisi di De Santis. Inizialmente
doveva essere un solo volume ma data la mole della materia aumentata, fu
necessario pubblicarla in due volumi 1870-1871. È suddivisa in 20 capitoli, di cui
gli ultimi due (settecento e ottocento) risultano esposti in modo un po'
disordinato e sommario a causa della fretta dell’editore su De Santis. Non è
corretto definirlo un manuale di letteratura completo ma bensì una sintesi
appassionata della storia della società italiana in cui i personaggi sono autori dei
loro testi.
Negli ultimi anni De Santis è attratto dalla scrittura autobiografica, in cui vuole
raccontare il suo rapporto con persone e fatti. Stila una serie di memorie che
detterà personalmente a sua nipote Agnese poiché quasi cieco. Il lavoro non sarà
mai portato a termine. I 28 capitoli ultimati verranno pubblicati da Pasquale Villari
nel 1889, con il titolo di: “La giovinezza”. Oltre alla sua vita, nel saggio si parla
anche della sua formazione letteraria.
Benedetto Croce
Nasce a Pescasseroli il 25 Febbraio 1866 da una famiglia di proprietari terrieri.
Esegue i suoi studi a Napoli. Il 28 Luglio 1883 visse il momento più tragico della
sua vita. Durante il terremoto di Casamicciola persero la vita i suoi genitori e una
sorella.
Si reca a casa di Silvio Spataro, un parente, esponente della Destra storica. Dopo
un tentativo vano alla facoltà di giurisprudenza si concentra e appassiona alla
ricerca storica, letteraria e filosofica, seguendo le lezioni di Antonio Labriola. Curò
l’edizione di varie opere di De Santis e nel 1902 appare l’opera che lo doveva
introdurre alla contemporanea cultura italiana –
“l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale” L’esperienza
estetica qui viene indicata come la prima forma di rapporto tra lo spirito umano
che ha con il mondo, quindi, il livello più originario della conoscenza. Nello stesso
anno insieme a Gentile ideò “la critica”.
Nel primo decennio del ‘900 l’opera filosofica di Croce è il nuovo grande modello
culturale, con la prerogativa di seguire l’aspirazione a valori “ideali” e spirituali
che si mettono in atto con molta “sobrietà”, al contrario dell’estremizzazione
irrazionalistica tipica di quegli anni.
(Croce è un neoidealista che segue il filo logico di De Santis
appoggiandosi al pensiero Hegeliano come fece inizialmente anche De
Santis stesso, controcorrente e soprattutto non d’accordo con lo studio
della scienza, ma solo fedele alla storia e allo spirito assoluto.)
Croce negli anni successivi all’uscita della “Critica” si dimise da ogni carica
sociale per concentrarsi in uno studio ed una ricerca approfondita sulla
letteratura italiana post-unitaria. Come risultato abbiamo una serie articoli,
collaborazioni, e le note su vari temi culturali. Cosa da non dimenticare è il suo
coinvolgimento nelle iniziative culturali (basta pensare alle varie uscite letterarie
di quel periodo e al fatto che guida le scelte della nuova casa editrice Laterza che
poi pubblicò tutte le su opere). Possiamo definire questo periodo, come periodo di
completamento del suo sistema filosofico.
Negli anni a seguire, Croce perde la sua compagna, sposerà pochi mesi dopo
un’altra donna e avrà 4 figli. Ha la prima polemica con Gentile con cui poi
spezzerà ogni rapporto. Con la nuova situazione creata dalla guerra scrive nel
1915 “Contributo alla critica di me stesso”, opera autobiografica in cui parla del
suo vissuto già carico e delle sue intenzioni per il futuro. Si occupa anche di
politica per un breve periodo post guerra (ultimo governo Giolittiano), dove però
praticava una politica “aperta”, non estremizzata verso destra o verso sinistra.
Guarda in modo responsabile l’introduzione del fascismo a cui si opporrà
completamente (cosa che non fece Gentile che abbracciò completamente il
pensiero fascista-rappresenterà una rottura definitiva per Croce con Gentile) in
quanto sistema troppo drastico e repressivo e stilerà infatti il primo manifesto
degli intellettuali antifascista. Non venne mai perseguitato per le sue idee
anche perché considerato un personaggio di rilievo e di alcun pericolo per la
società dell’epoca.
Dopo la fine del regime, Croce si impegna nuovamente in politica dove però
manterrà sempre un aspetto liberale. Muore a Napoli il 20 Novembre 1952
venerato come grande rappresentante della cultura moderna italiana.
L’idealismo Crociano:
Ad Hegel, Croce, riconosce la scoperta degli opposti che possono sintetizzarsi, ma
gli rimprovera che la realtà non è solo questa ma è anche composizione di
distinti categorie dello spirito precisi (arte e religione, fantasia e intelletto
ecc.) tra cui il nesso si può raggiungere anche senza giungere ad una sintesi. Lo
spirito per Croce ha due attività: una teoretica della conoscenza e una
volitiva azione. In base alla loro “direzione”, ovvero nell’universale o
nell’individuale danno luogo a 4 categorie diverse: -La conoscenza individuale
dall’estetica-studia l’attività estetica, cioè l’arte che è intuizione,
studiata
sentimento, fantasia ed espressione. Essa è propria di ogni uomo-la differenza tra
il genio e l’uomo è solo quantitativa. L’arte è sintesi di forma e contenuto, è
indipendente dalla scienza, dalla logica e dalla morale, ha come fine
solo se stessaconcetto crociano de ”l’arte per l’arte”
La conoscenza dell’universale studiata dalla logica, ovvero, la scienza
del concetto puro che è universale e concreto. (Da non c
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