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Wilhelm von Humboldt - “sull’organizzazione interna ed esterna delle istituzioni scientifiche

superiori a Berlino”

Premessa

Pensatore della filosofia classica tedesca > cioè filosofia postkantiana.

Per Kant, la critica richiede un radicale cambiamento del nostro punto di vista chiamato dal filosofo

“rivoluzione copernicana”, e ora si spiega il perché:

Tolomeo teorizzò che la terra è al centro dell’universo e tutto gira intorno alla terra (fu una teoria fondata

empiricamente, ovvero, Tolomeo vide che ogni giorno il Sole compiva mezzo giro nel cielo). Teorizzò solo

guardando il cielo, senza studiare e spiegarsi il perché.

Copernico vede che i pianeti hanno movimenti diversi (retrogradi) rispetto al Sole e quindi si chiese se

davvero questa teoria della terra, ferma, al centro dell’universo fosse vera.

Anche Tolomeo e i suoi seguaci videro ciò ma lo spiegarono con una ipotesi ad hoc: e (empiricamente) i

pianeti non girano direttamente intorno alla terra ma girano attorno a un punto che a loro volte girava

intorno alla terra. (teoria degli epicicli).

A Copernico questa cosa non tornava quindi tirò fuori questa teoria: magari è la terra che gira intorno al Sole?

Fare questa rivoluzione copernicana porta a una trasformazione di prospettiva.

La teoria copernicana quindi fa una critica: attenzione non è necessariamente quello che noi vediamo

rappresenta quello che è l’ordine oggettivo dell’universo. Non è detto che tutto giri intorno a noi.

Il problema che bisogna porsi è quello del nostro punto di vista, dice Kant.

Il problema delle nostre possibilità e dei nostri limiti della nostra conoscenza. Facciamo questa critica:

chiediamoci che cosa l’osservatore può o non può conoscere.

Aggiunge l’importanza del linguaggio > se non avessimo il linguaggio non potremmo spiegare la nostra

prospettiva. Es. letture di Omero “mare color del vino” se ragioniamo in senso tolemaico possiamo dire che

i greci non sanno distinguere i colori, ma se ragioniamo in senso copernicano si capisce che i greci non

consideravano la tonalità ma consideravano l’intensità quindi il mare color del vino perché il mare, di azzurro

profondo, ha una tonalità intensa. Fa riflessione critica su qualcosa che Kant non aveva considerato: cioè il

linguaggio come strumento per costruire in maniera copernicana una prospettiva e un senso del mondo.

Ad esempio, Kant pur essendo tedesco evita di cadere in un equivoco: schuldt in tedesco significa colpa ma

anche aiuta a capire il modo in cui i tedeschi si sono comportati con i greci. Kant non è solo tedesco, è

Prussiano e distingue tra debito e colpa. Dal punto di vista del diritto in senso stretto si applica quando non

fa il pedagogo nei confronti della controparte. Modo moralista di vedere il diritto. Non è questo lo scopo del

diritto, ma lo scopo del diritto è semplicemente ottenere delle azioni, l’uso pedagogico delle azioni è fuori

dall’ambito del diritto. E’ nell’ambito del diritto solo se si facesse una discriminazione grave eticamente. La

convinzione di Kant è che con il bastone non si produce convinzione etica; l’uso del bastone presuppone che

coloro che siano bastonati siano minorenni e abbiamo bisogno di essere guidati come gli animali al pascolo.

Se io educo le persone con il bastone riesco ad impaurirle ma non riesco a convincere perché avere il bastone

in mano rende difficile una discussione, diventa una discussione agonistica se il coraggioso sa bene che si può

esporre a bastonature. Wilhelm von Humboldt: un frammento di università

Il contesto storico: l’università e le sue crisi

Il frammento “sull’organizzazione interna ed esterna delle istituzioni scientifiche superiori a Berlino” fu

composto da Wilhelm von Humboldt nel periodo fra il 1809 e il 1810, mentre era - pur avendo accettato

l'incarico con molta riluttanza - direttore della sezione del ministero degli interni prussiano dedicata al culto

e all'istruzione. Incompiuto e inedito, conobbe fortuna e fama solo a partire dalla fine del XIX secolo, quando

lo storico Bruno Gebhardt lo riscoprì in un archivio. La mozione ufficiale che condusse alla fondazione

dell'università di Berlino e alla riforma dell'università prussiana fu invece “l'Antrag auf Errichtung der

Universität Berlin”, indirizzato a Federico Guglielmo III, la quale suggeriva di rendere l'università

finanziariamente indipendente dal potere esecutivo tramite la concessione di beni demaniali e la

contribuzione della cittadinanza.

Negli anni cui scrive Humboldt, in Prussia si attraversava un Prussia: la capitale era Königsberg, che oggi si

periodo di crisi. Durante le guerre napoleoniche, la Prussia di chiama Kaliningrad, città russa.

Federico Gugliemo III fu re di Prussia dal 1797

Federico Guglielmo III era stata sconfitta da Napoleone a Jena e ad al 1840.

Auerstädt e aveva dovuto sottomettersi all'umiliante pace di Tilsit,

che l'aveva privata della porzione occidentale del suo territorio

dove avevano sede le sue università più grandi. Quindi c’era crisi militare, economica, politica e culturale.

Humboldt aveva l’incarico di riformare l’intero sistema di istruzione, ma perché lo stato prussiano, monarchia

assoluta, che viveva periodo di crisi, si mette a pensare a fare riforma dell’istruzione? Perché avevano capito,

e lo avevano visto sul campo di battaglia che si doveva riformare i soldati per vincere (napoleone scompaginò

il modo di fare la guerra, la rese più sanguinosa perché utilizzava soldati spinti dallo spirito rivoluzionario,

motivati e partecipi che riuscivano a resistere meglio di quelli professionisti); i prussiani allora dicono che

bisogna fare come in Francia, formare dei cittadini, partecipi e consapevoli delle sorti della nazione in modo

tale che questi possano resistere sul campo come hanno dimostrato i francesi. Per creare persone partecipi

e motivate dobbiamo avere persone che sanno quello che fanno, cioè vanno istruirle = Pensano quindi di

riformare il sistema dell’università e dell’istruzione.

Le Università nei secoli

La Rivoluzione francese aveva abolito monasteri e università, che a quel tempo erano costruite sul retaggio

dell’università medievale (opzione uno). Le prime università, in stile medievale, nacquero a Bologna e Parigi,

intorno allo sviluppo dei liberi comuni, che creano economia commerciale diversa da quella feudale. La nuova

economia aveva bisogno di sapere il diritto, per questo nascono le università così da studiare il “corpus iuris

civiles”, diritto romano, e saperlo commentare perché il diritto privato non era fatto sotto controllo da parte

dell’autorità. Nessun politico aveva interesse a scrivere leggi di diritto. Ma in quell’epoca dove si sviluppava

economia, e lo stato era assente, c’era bisogno di regolare le dispute economiche e giuridiche, quindi si

ricorre a un diritto giurisprudenziale (cioè elaborato da giuristi cioè avvocati, notai, giudici) e c’era un intero

corpo di leggi affinato nei secoli che aveva governato un impero secolare, quindi i nostri commentatori

cominciano a lavorare su quello e inventano nei secoli il diritto comune, chiamato così perché viene elaborato

dagli studiosi dell’università, che parlavano la lingua franca cioè il latino (che non era la lingua madre di

nessuno, ecco perché si possono definire veramente internazionali). Le università erano associazioni di

studenti autonoma e indipendente.

Alle sue origini, nel Medioevo, l’università – –

come Universitas Magistrorum et Scholarium era una corporazione dedicata

all’insegnamento superiore (studium). Poteva organizzarsi come la Sorbona, con un legame lasco con la Chiesa e dei professori liberi

di lasciare la cattedra o di astenersi dal lavoro che controllavano studenti giovani e poveri; oppure come Bologna, di origini laiche,

con studenti più adulti e ricchi che governavano professori legati al loro posto. In ogni caso, sia che i docenti fossero stipendiati dalla

a Bologna, l’universitas libertà dell’ambiente urbano,

Chiesa, come a Parigi, o dal Comune, come si finì per fare non solo godeva della

– –

ma dotata di un proprio sigillo decideva sul reclutamento dei professori, aveva personalità giuridica e autonomia amministrativa

e giurisdizionale interna. Così, in un mondo prevalentemente gerarchico, gli universitari riuscivano a far esperienza di relazioni

orizzontali.

L’università medioevale produceva medici, teologi e giuristi. Era dunque professionalizzante, relativamente indipendente dai poteri

– –

politici ed ecclesiastici in virtù del suo diritto particolare, ma in quanto monopolista dello studium conservatrice e poco vocata

alla ricerca. A partire dal XV secolo l’affermazione dello Stato moderno, che mal tollerava i diritti particolari, spense l’autonomia

dell’università, riducendola a centro di formazione professionale al suo servizio.

Ma quando scrive Humboldt (1809-1810), dell'istituzione originaria, l'università (universitas magistrorum et

scholarium) ormai conservava soltanto il nome, avendo da tempo perso l'autonomia resa possibile dal

pluralismo giuridico medioevale per finire assoggettata allo stato, alla chiesa o alle élite locali. Anche

l’università tedesca sta attraversando questa crisi perché perde della sua autonomia e diventa sempre di più

un esamificio per le aristocrazie.

Per quanto un professore universitario, Martin Lutero, sia stato all'origine di una delle grandi rivoluzioni

dell'età moderna, la Francia rivoluzionaria e imperiale preferì adottare, per la formazione delle sue classi

dirigenti, un sistema di grandes écoles (opzione due), la prima delle quali fu l'Ècole polytechnique, pensate

come immediatamente funzionali all'interesse dello stato.

Fra queste due opzioni che Humboldt si trova davanti, una non più praticabile senza il pluralismo giuridico

medioevale, l'altra controproducente - se s'identificava la causa dell'arretratezza della Prussia con la sua

mancanza di libertà - Humboldt inventò una terza via > la universitas scientiarum che riuniva in sé la funzione

dello studium e quella della ricerca, s’ispirava alla scienza aperta e s’incentrava sulla filosofia come facoltà

“federativa”: il finanziamento statale e il posto fisso offrivano ai professori una prospettiva disinteressata e

un orizzonte di ricerca ampio.

Quindi Humboldt ha l’obiettivo di trasformare l’università in un organo dello stato ma di darle una speciale

autonomia (autonomia del terzo potere dello stato, cioè della magistratura):

- non sono i professori ad essere dipendenti dello Stato ma è l’università come corpo a garantire alla

nazione non soltanto il progresso e la trasmissione della scienza (sulla base delle libertà di

insegnamento e di ricerca) ma anche la garanzia e la certificazione delle abilità professionali e

dell’efficienza del sistema pubblico e produttivo nel suo insieme.

- L’università tedesca (e in forma diversa le università che ad essa si sono ispirate) è divenuta quindi

uno dei poteri dello Stato, dotato di una sua specifica posizione e di un'autonomia protetta, come la

magistratura, all’interno del sistema politico complessivo. 1/10

Incompiuto e inedito, conobbe fortuna e fama solo a partire dalla fine del XIX secolo, quando lo storico Bruno

Gebhardt lo riscoprì in un archivio. Paradossalmente, dunque, questo scritto è divenuto noto soltanto in

concomitanza con l'inizio di una crisi che ha condotto alla demolizione dell'università humboldtiana e alla sua

trasformazione in un'azienda capitalistica di stato, i cui docenti sono per lo più proletarizzati e i cui studenti

sono clienti - crisi di cui Max Weber, già nel 1917, appariva consapevole. Infatti, Max Weber, ne parla nel

Wissenschaft als Beruf nel 1919 (la conferenza dedicata alla scienza come professione risale però al 1917)

grandi istituti di medicina o di scienze naturali sono imprese di “capitalismo di stato”. Non possono venir

I

amministrati senza cospicui mezzi imprenditoriali. E anche qui si presenta la medesima situazione che si ha dove

s’insedia l’impresa capitalistica, cioè la “separazione del lavoratore dai mezzi di produzione”. Il lavoratore, vale a

dire l’assistente, è vincolato agli strumenti di lavoro che sono messi a sua disposizione dallo stato; in conseguenza

di ciò egli viene a dipendere dal direttore d’istituto allo stesso modo dell’impiegato in una fabbrica – infatti il

direttore s’immagina, in perfetta buona fede, che l’istituto sia «suo» e lo governa a piacimento – e la sua posizione

è spesso precaria al pari di qualsiasi esistenza «proletaroide» o dell’assistente di un’università americana.

La nostra vita universitaria tedesca si va americanizzando, come la nostra vita in generale, in punti molto

– –

importanti, e questo sviluppo ne sono convinto si estenderà in seguito anche a quelle discipline dove, come

ancor oggi in larga misura nella mia, l’artigiano stesso possiede lo strumento di lavoro (essenzialmente la

avviene

biblioteca), in modo del tutto corrispondente al vecchio artigiano nell’ambito del suo mestiere. Lo sviluppo è in

pieno corso.

I vantaggi tecnici sono del tutto indiscutibili, come in tutte le imprese capitalistiche e al tempo stesso

burocratizzate. Ma lo “spirito” che in esse domina è ben diverso dall’atmosfera tradizionale delle università

tedesche. C’è un abisso quanto mai profondo, esteriormente e interiormente, tra il dirigente di una grande impresa

– anche nell’atteggiamento interiore. Ma

universitaria di stampo capitalistico e il solito ordinario di vecchio stile

non vorrei qui soffermarmi ulteriormente su questo punto. Tanto all’interno quanto all’esterno l’antico

ordinamento universitario è diventato fittizio. Ma è rimasto, e anzi si è sostanzialmente accresciuto, un elemento

proprio della carriera universitaria: che un libero docente del genere, e per di più un assistente, riesca finalmente a

insediarsi nella posizione di ordinario e perfino di direttore d’istituto, è una questione che dipende soltanto dal

caso. Certamente, non domina soltanto il caso, ma esso domina tuttavia in misura insolitamente elevata. Non

conosco quasi altra carriera sulla terra in cui abbia un ruolo così grande.

Weber mette a confronto due modelli: quello tedesco e quello americano; Weber afferma che anche

l’università tedesca si sta evolvendo verso il modello americano, non privatizzandosi, ma in questo seguente

modo: le università sono imprese capitaliste di stato e quindi vengono amministrate con mezzi

imprenditoriali. Quindi il ricercatore che lavora in queste università si trasforma da ricercatore autonomo in

ricercatore dipendente. Weber dice che, dove l’università si trasforma in un’azienda e che quindi ha struttura

gerarchica come ogni azienda, succede che chi si trova in posizione subordinata si trova in situazione simile

a quella del proletario all’epoca della rivoluzione industriale avendo, cosi come veniva descritto da Marx,

alienazione dai mezzi di produzione. Weber diceva che se i grandi apparati appartengono all’università

aziendalistica di stato e quindi non sono miei, io, da ricercatore indipendente, mi trasformo in un operaio

nella catena di montaggio che devo semplicemente eseguire gli ordini.

Questo sistema permette di migliorare l’organizzazione però comporta una burocratizzazione che ha come

conseguenza la perdita di dipendenza del ricercatore e perdita dell’autonomia della comunità scientifica che

non può più valutare da se la sua ricerca perché è valutata sulla base degli interessi del capitalismo di stato.

L’unica cosa non cambiata, dice Weber, è il carattere casuale della carriera università: il successo delle

carriere accademiche sono sempre dovute a una serie di accidentalità.

Questo brano di Weber ci fa capire perché H. viene scoperto e diffuso all’inizio del 900: perché stava

avvenendo all’università tedesca quello che era già successo in America e quello che aveva “scoperto” già H.;

diventa quindi un testo famoso anche se pochissimo letto.

A nostra immagine?

La coltivazione del sapere è un fine e non un mezzo

H. stava fondando un’università a Berlino perché le principali università prussiane non facevano più parte del

territorio della Russia (causa guerra vs napoleone). Ci si aspetterebbe che un disegno di riforma dell'università

esordisca riconoscendone gli scopi sociali e individuali: che guardi, cioè, l'istituzione dall'esterno e ne esponga

l'utilità o per sistemi e istituti da essa differenti, o per i singoli che ne vogliono diventare partecipi. Humboldt,

però, non segue questa strada: il suo frammento non comincia, praticamente, con un progetto, bensì,

contemplativamente, con un concetto: Humboldt si chiede “quale è il concetto di istituzione scientifica

superiore?” Quindi H. comincia in maniera contemplativa e non pratica.

Istituto tecnico superiore: devo intenderlo come istituto basato sulla volontà di coltivare il sapere o la scienza

nel suo senso più ampio. “A cosa serve la scienza?” H da per scontato che si debba dire “a che cosa serve la

bicicletta o l’automobile” ma che non si debba fare la domanda “che cosa serve la scienza?”. Il frammento

non si preoccupa di dimostrare che la scienza ha una qualche

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di filosofia e teoria dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pievatolo Maria Chiara.
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