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Storia delle relazioni internazionali

Prima della storia delle relazioni internazionali

Origini: diritto internazionale → storia dei trattati → storia diplomatica → storia della politica estera.

La storia delle relazioni internazionali è stata codificata da due studiosi francesi negli anni '60. Si studiano gli stati come comunità politiche organizzate. Prima si studiava il diritto internazionale; c’erano infatti esperti di diritto che servivano ai diplomatici per conoscerlo. Era una disciplina costruita intorno ai trattati internazionali. La politica estera non è fatta solo dai diplomatici ma anche dalle forze economiche ed esponenti di partito. Nel 1965 sono state formulate da due studiosi francesi (Pierre Renouvin, Jean-Baptiste Duroselle) le basi di metodo della storia delle relazioni internazionali (1965, Histoire des relations internationales/Storia delle relazioni internazionali). Questa disciplina veniva costretta intorno all’identificazione delle forze profonde.

Le forze profonde sono state le condizioni geografiche, i movimenti demografici, gli interessi economici e finanziari, le mentalità collettive, le correnti emotivo-sentimentali.

Individualità: l’individuo ha la capacità di plasmare e indirizzare la politica.

Postulato: Neo-realismo e scelta razionale: idea che gli stati agiscono in un sistema in cui ciascuno massimizza i propri vantaggi e i propri risultati, valutando i pro e i contro di ogni opzione.

Cosa è cambiato dal 1965?

  • Contestazione dell’approccio statocentrico
  • Influenza delle «svolte (turn)» culturale, transnazionale, globale
  • Costruttivismo
  • Visione più globale delle realtà sociali e culturali, economiche, istituzionali, geopolitiche
  • Nuovi oggetti di analisi:
    • Integrazioni regionali
    • Relazioni interregionali
    • Nuova globalizzazione
    • Normativismo e governance internazionale
    • Organizzazioni internazionali
    • Attori non governativi

Per Robert Franck «le relazioni internazionali [sono] l’insieme dei rapporti che gli esseri e i gruppi umani stringono fra loro attraverso le frontiere».

  • Attenzione per «il sistema» più che per il singolo attore. A partire dal 1965 c’è stato un rinnovamento della storiografia delle relazioni internazionali. Si è contestato il fatto che lo stato fosse l’unico attore da prendere in considerazione nell’esaminare l’evoluzione della politica internazionale (contestazione dell’approccio statocentrico). Lo stato rimane fondamentale ma non è l’unico attore.

Ci sono state delle serie di svolte metodologiche: svolte culturale (smontare le strutture culturali per capirle), transnazionale, globale. Queste svolte hanno modificato i terreni di analisi e ne hanno aggiunti di nuovi. Cominciò ad esserci una visione più globale delle realtà sociali e culturali, economiche, istituzionali e geopolitiche. Lo stato rimane un attore centrale perché è in grado di rigenerarsi ma accanto agli stati si collocano altri attori da interpretare come attori globali ma anche all’interno dei singoli stati.

Come riconciliare la persistenza dello stato nel crescere dei fenomeni, degli attori e delle relazioni transnazionali e globali?

Gli ultimi anni forniscono esempi continui della resilienza dello stato nazione, di una sua capacità rinnovata di organizzare le risorse in maniera efficiente, suscitare auto identificazione, esprimere potenza. Le alternative a livello globale o regionale non hanno avuto uguale successo. Dobbiamo quindi pensare le relazioni internazionali al di là, ma non in assenza della sfera statuale, più che pensare che lo stato sia stato sostituito da altri attori, meglio considerare che esso si trasformi, anche e proprio per sopravvivere, e che spesso rimanga la cornice entro la quale altri attori si formano e determinano. Non si tratta di un gioco a somma zero fra attori statuali e altri attori.

Gli ultimi anni stanno dimostrando come il fenomeno di globalizzazione stia provocando contro reazioni che investono le relazioni reciproche e la natura interna dello stato.

Storia internazionale del XX secolo: periodizzazione

Il secolo breve (E. Hobsbawn → storico marxista) 1914-1991

Il 900 inizia nel 1914 con lo scoppio della I guerra mondiale, c’è il collasso della società borghese, o nel 1917 con la rivoluzione russa. Il 900 finisce nel 1991 con il crollo del comunismo, la fine della contrapposizione fra socialismo e capitalismo e della centralità del confronto fra Russia e Occidente.

Gli anni sono suddivisi in questo modo:

  • 1914-1945 età della catastrofe
  • 1947-1973 età dell’oro
  • 1974-89 età della disgregazione o globalizzazione?

Nel secolo breve la forza determinante è il confronto tra capitalismo e socialismo.

La seconda possibile suddivisione è quella del lungo XX secolo: 1870-...

  • 1870-1914 età della seconda globalizzazione e espansione globale dell’Europa
  • 1919-1945 transizione dall’egemonia europea al sistema bipolare
  • 1945-1962 guerra fredda e fine del colonialismo
  • 1963-1981 distensione e cambio nei rapporti nord-sud
  • 1982-2001 unipolarismo USA e neoliberismo, globalizzazione
  • 2002- multipolarismo

Per capire i fenomeni del 900 bisognava andare più indietro dell’inizio del 900 e prendere come punto di partenza la globalizzazione di fine 800. Nell’ultimo trentennio dell’800 si è avviata la globalizzazione con la colonizzazione europea. Ci sono una serie di fenomeni di tipo economico-finanziario ma anche di circolazione di idee che disegnano questa globalizzazione. 1870-80 è il punto di partenza di una nuova fase politica economica e culturale per spiegare i fenomeni del 900. È difficile dire se c’è un termine ad quem, il 1991 diventa una data poco rilevante. L’URSS non è stata in grado di rispondere ai fenomeni di globalizzazione. L’idea del secolo breve è stata quindi abbastanza superata.

La prima guerra mondiale, lo stato europeo e il sistema internazionale

La prima guerra mondiale è considerata lo spartiacque della storia europea perché:

  • Per la prima volta una “Guerra di massa”: le guerre precedenti erano combattute da piccoli gruppi di soldati di professione, si combattevano in aree circoscritte. Con l’invenzione della coscrizione di massa gli uomini di una certa fascia d’età devono combattere. Vengono coinvolte anche le famiglie di questi uomini. La guerra coinvolge anche politicamente tutta la popolazione, era stata infatti il completamento del Risorgimento. C’è una forte mobilitazione politica che segna il passaggio della società borghese a una società di massa. Problema demografico: la guerra di massa produce tante vittime e provoca problemi sociali ed economici. Gli stati sconfitti dovevano ripagare anche le pensioni delle famiglie che avevano perso i soldati in guerra. Ci sono inoltre tanti invalidi che hanno bisogno di una pensione. Il costo economico e sociale che grava su tutti gli stati è enorme.
  • Economia: lo sforzo bellico investe tutta l’economia degli stati in guerra anche perché è una guerra lunga. Sono richieste sempre più risorse. L’economia diventa economia di guerra. L’economia è completamente asservita allo scopo militare. Questa eredità di stravolgimento permane poi nel tempo. Importanti sono l’industria pesante, gli armamenti, i mezzi di trasporto e l’energia. C’era concentrazione di manodopera in precise aree e un enorme ruolo dello stato che acquista la maggior parte della produzione. Il bilancio pubblico si appesantisce, bisognava usare le risorse interne e la popolazione si impoveriva. Si chiedono soldi ai cittadini in prestito agli alleati. Grandi fornitori di capitali per l’Italia sono stati la Francia, la Gran Bretagna e gli USA. La Russia aveva prestiti dai francesi e dagli inglesi. Con la rivoluzione russa l’impero zarista rifiuta di sanare i debiti. Gli stati occidentali rifiutano quindi di riconoscere il nuovo governo bolscevico. Tutti i paesi sono esausti dopo la guerra dal punto di vista finanziario. C’è forte interdipendenza tra le economie dopo la guerra (debiti, scambi di merci). Questo pone problemi soprattutto agli stati più poveri.
  • Ricadute politiche pesanti: la prima guerra mondiale segna la crisi e il tramonto della società borghese. C’è il passaggio alla società di massa che tende a radicalizzarsi dal punto di vista politico. Sono stati alimentati sentimenti nazionalisti da parte dei governi per motivare la popolazione alla guerra e sono state create aspettative di acquisizioni territoriali, guadagni economici e di una trasformazione del sistema per quanto riguarda il cambiamento delle condizioni di vita delle masse operaie. Dopo la guerra si doveva fare i conti con queste aspettative. La delusione di queste aspettative crea forte tensione e si creano movimenti rivoluzionari. Uno dei fenomeni che si verificano è quello di spostare le tensioni sul piano internazionale. Dietro a queste tensioni è centrale la rivoluzione in URSS che ha in tutta l’Europa effetti politici profondi. Il fatto che esista un paese in cui il comunismo è al potere offre un riferimento a tutti gli esponenti del movimento comunista degli altri paesi. Rappresenta un porto sicuro per i comunisti tra le due guerre. L’URSS era un retroterra geopolitico, una sfida esistenziale al capitalismo. Rispondere a questa minaccia è una delle preoccupazioni delle elites dominanti del resto del mondo.

I 14 punti di Wilson rappresentano un manifesto alternativo a quello della rivoluzione socialista. Gli USA entrano nella definizione degli equilibri internazionali. La discontinuità è profonda anche nel resto del mondo. Le trasformazioni prodotte dalla prima guerra mondiale sono molto profonde. C’è l’idea della solidarietà dell’uomo bianco nel tenere le popolazioni degli imperi fuori dalla guerra europea. Dopo la guerra c’è la maturazione della consapevolezza di quanto necessari siano gli imperi e le risorse per il futuro delle grandi potenze. Gli imperi devono essere valorizzati con sfruttamento più organizzato che deve andare a vantaggio del paese intero. Questa è la condizione per potersi confrontare con le potenze emergenti. Gli imperi assumono centralità che non avevano mai avuto prima. Le colonie non devono costare al bilancio pubblico ma devono produrre ricchezza. Le spese della colonizzazione sono tutte a carico degli stati colonizzati. Niente esce dallo stato per finanziare lo sviluppo dell’impero. Dopo la prima guerra mondiale si capisce che in realtà si deve investire negli imperi. Questo avverrà dalla seconda guerra mondiale. La nascita dell’Unione Sovietica ha impatto globale. Dopo la guerra ci sono stati cambiamenti geografici in Europa centro-orientale. Essa si spezzetta. Prima c’erano l’impero austro-ungarico e prussiano. La Germania viene ridimensionata. Al posto dell’impero austro-ungarico nascono Cecoslovacchia, Austria e Ungheria. Si ingrandiscono la Romania e la Iugoslavia. Questi nuovi stati sono a base etnica (principio di autodeterminazione dei popoli). Questi paesi erano spesso in conflitto tra di loro per la presenza di minoranze etniche.

Il frazionamento di grossi imperi spezza le unità economiche presenti. Nascono paesi che non hanno un apparato industriale. C’è sfiducia reciproca tra i vari paesi. Dopo la guerra la Germania è costretta a cedere porzioni di territorio ai paesi vincitori. Porzioni di territorio vengono cedute alla Polonia. Danzica viene internazionalizzata. Viene creato il corridoio polacco per l’accesso della Polonia al mare. La Slesia orientale viene ceduta alla Polonia. Questa regione è ricca di miniere di carbone, è il cuore industriale della Polonia. Alsazia e Lorena sono recuperate dalla Francia. Due distretti sono ceduti al Belgio.

Condizioni economiche imposte alla Germania: alla fine della guerra la Germania non è sconfitta militarmente, c’è blocco navale ma l’apparato industriale è intatto perché si è combattuta tra i confini. La Francia costruisce un sistema di controllo e limitazione dell’attività industriale della Germania. Ci sono controlli di quanto si produce nell’industria pesante, obbligo di non produrre armi, di cedere ai vincitori quote enormi di materie prime (occupazione della Ruhr). Questo serve a impedire alla Germania di riprendere la corsa economica. L’Europa degli anni '20 è instabile sia all’interno degli stati che nelle relazioni tra stati.

C’è una garanzia che inglesi e americani danno ai francesi, cambia però il presidente degli USA che rifiuta di ratificare il trattato di pace. Il governo francese cerca di rendere più rigide le clausole del trattato perché non c’è più la garanzia anglo-americana.

Trasformazione dell’Europa di Versailles

Geografia politica: disfacimento di 4 imperi, nascita di stati a base «etnica» in Europa centro-orientale sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli, ma in molti problema di minoranze. Stati sconfitti e URSS amputati (revanscismo) o frazionati.

Geografia economica: vincitori economicamente dissanguati (debiti interalleati). Germania sconfitta sottoposti a vincoli economici, ma ancora potenzialmente dominante e temuta. Nuovi stati orientali non autosufficienti dal punto di vista economico, in Europa orientale economia agraria e arretrata.

Geografia di sicurezza: URSS amputata e in piena guerra civile. Cordone sanitario anti-sovietico composto di stati piccoli e deboli. Germania amputata e sottoposta a clausole militari, ma sostanzialmente intatta e revanscista. Garanzia trattato di mutua assistenza anglo-franco-americano non ratificato. Europa orientale frammentata e instabile: Finlandia e stati baltici indipendenti. Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Jugoslavia stati multietnici, in un contesto di forti rivalità etniche, e non autosufficienti. Austria rimpicciolita, con divieto di unione alla Germania.

Dopo la prima guerra mondiale era stato vietato alla Germania avere un esercito di leva, uno stato maggiore generale (struttura burocratica). Il conflitto è scoppiato principalmente a causa della rivalità anglo-tedesca, quindi alla Germania doveva essere fatto pagare questo. Essa poteva avere soltanto un piccolo corpo di ufficiali perché si temeva che una Germania totalmente disarmata possa essere presa dalla rivoluzione. In certi territori c’era il divieto di costruire strutture militari. La parte lungo il fiume Reno doveva essere smilitarizzata. La Germania non è stata veramente sconfitta sul campo, è obbligata ad accettare le condizioni di pace.

Fine della prima guerra mondiale per l’Italia: durante la guerra l’Italia vuole accordi che le assicurano ampliamenti territoriali in caso di vittoria motivati con ragioni di carattere linguistico e culturale e con il principio di autodeterminazione dei popoli. Il fatto di chiedere questi territori si giustifica con il fatto che in origine questi territori erano abitati da popoli di lingua italiana, anche se l’arrivo di popolazioni di lingua tedesca ha reso la lingua tedesca maggioritaria (Tirolo). C’è poi l’argomento delle frontiere naturali, ovvero l’arco alpino che delimita il territorio della penisola. L’Italia nel patto di Londra ottiene la promessa del Tirolo, con altre che riguardano il confine orientale (spartizione dell’impero ottomano). Nella pace di Parigi gli italiani avanzano altre richieste oltre a quelle del patto di Londra (ad esempio Sesto). Chiede inoltre la città di Fiume. Queste ambizioni sono in contrasto con il principio di autodeterminazione dei popoli. L’Italia ottiene molto sul confine settentrionale, a spese dell’Austria. L’Italia avrà con il trattato di pace con l’Austria un confine ampliato. Alla fine del 1920 con il trattato di Rapallo si arriva alla definizione del confine orientale, ma gli italiani saranno ancora insoddisfatti.

I problemi del dopoguerra:

  • Territoriali: Germania, ex impero austro-ungarico, Italia, impero ottomano
  • Finanziari: debiti e riparazioni, problemi interni
  • Demografici: classi creuses, questioni sociali
  • Culturali/emotivi: diffusione della democrazia, ma crescita del nazionalismo, revanscismo, anticapitalismo, antisocialismo
  • Politici: diffusione di regimi democratici, istituzioni repubblicane e partiti di massa, ma danno cattiva prova e il rigetto è rapido

Vi è un’elaborazione di idee politiche per il sistema che si sta formando dopo la guerra. La guerra è uno spartiacque anche perché per la prima volta si darà vita a delle istituzioni internazionali con il compito di mantenere la pace e promuovere un mondo in cui la guerra non abbia motivo di esistere. Uno dei precedenti su cui si costruisce quest’idea è stato il Concerto d’Europa, che è la prima forma di organizzazione internazionale (è semiformale). Nasce al congresso di Vienna. Alla fine delle guerre napoleoniche si riuniscono le potenze che hanno sconfitto la Francia che stabiliscono come obiettivo mantenere la pace ed evitare che scoppino guerre generali. In maniera informale ma attraverso l’incontro periodico delle potenze si doveva lavorare per mantenere la pace e circoscrivere i conflitti. Dietro ai conflitti localizzati non si dovevano posizionare le grandi potenze in modo che non si espandessero. Grandi potenze erano Gran Bretagna, Francia (della restaurazione), impero russo, tedesco, austro-ungarico. Queste devono avere un rapporto di equilibrio della potenza (balance of power) e nessuno doveva diventare potenza egemone.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.ballato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Calandri Elena.
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