La storia delle relazioni internazionali
La storia delle relazioni internazionali è diversa dalle altre discipline storiche, perché nasce negli anni '30 del '900 come disciplina a sé, costola del diritto internazionale. Infatti, il nome originale era “storia dei trattati e della politica internazionale”, poiché si poneva domande su come i trattati fossero nati per meglio interpretarli, indagando il processo decisionale e il loro contenuto.
La storia delle relazioni internazionali quindi:
- Analizza i negoziati, con le diverse posizioni dei diplomatici.
- Si chiede perché i governi abbiano preso determinate posizioni, questo implica indagare le ragioni alla base delle scelte, ragionare sulla situazione di un governo, di un paese o sulla situazione internazionale.
- L'accento è spesso sul fattore umano, il focus è meno su fattori deterministici e più sulle decisioni dei governi. Ci sono costanti nelle politiche degli Stati, ma alla fine i fatti dipendono dai singoli decisori.
Noi possiamo ragionare su questi aspetti analizzando il processo decisionale. Il processo decisionale è ricostruibile:
- Attraverso le testimonianze dei protagonisti (interviste, diari, memorie) > rischio di parzialità.
- Attraverso documenti diplomatici (comunicazioni dentro i governi, tra i governi o tra governo e diplomazia) > più attendibili e oggettivi.
I documenti diplomatici
Vi è la prassi di pubblicarli già dall'Ottocento. L'origine della loro pubblicazione è strettamente legata al momento in cui il Parlamento rivendica con maggiore forza di controllare il governo. Servono quindi documenti per spiegare le decisioni prese. Da qui l'idea di pubblicare i libri di colore > documenti per Parlamento e opinione pubblica su una determinata questione.
Esempi:
- Dopo la Prima guerra mondiale, la Gran Bretagna pubblica un libro blu, la Francia un libro giallo. Questi servono a spiegare l'origine della guerra.
Già durante il primo dopoguerra si sono diffusi i documenti diplomatici > documenti selezionati e messi a disposizione del pubblico. Si differenziano dai libri di colore perché:
- Mentre i libri di colore riguardavano una singola vicenda (es. origini della prima guerra mondiale), i documenti diplomatici riguardano tutto l'assetto della situazione internazionale di un singolo stato.
- I documenti diplomatici non sono più selezionati dai governi, ma da studiosi indipendenti. Alcuni documenti diplomatici sono perfino scomodi per i governi.
I documenti diplomatici vengono pubblicati da tutti i paesi diplomatici, in formati diversi (cartacei o online).
Esempio:
- In Germania, il link dei documenti diplomatici presenta documenti in inglese (per il controllo statunitense e britannico). Gli Stati Uniti pubblicarono nel 1948 alcuni documenti diplomatici come il Molotov-Ribbentrop per mettere in cattiva luce Stalin.
Da quanto si studia la storia delle relazioni internazionali
La storia delle relazioni internazionali dovrebbe essere studiata dalla Pace di Westfalia del 1648. Noi la studiamo dal 1919, anno di cesura perché la prima guerra mondiale aveva segnato una svolta irreversibile. Cambiano le relazioni internazionali perché era cambiata la concezione della guerra > non più una continuazione della diplomazia, ma l’estrema ratio. Inoltre, cambia il modo di intendere il rapporto tra politica e guerra e tra governo e opinione pubblica.
Questi cambiamenti avvengono a causa dell’estensione della guerra:
- A livello geografico > le colonie (la Nuova Zelanda festeggia una festa nazionale il 25 aprile, giorno dello sbarco a Gallipoli) + riguarda imperi plurinazionali.
- A livello militare > esordio di nuovi modi di fare guerra, nuove armi, nuovi usi delle armi.
- Conflitto lungo rispetto alle brevi guerre ottocentesche. La durata del conflitto comporta una serie di conseguenze sul modo in cui viene gestito.
Le conseguenze della durata del conflitto
Dal punto di vista sociale > riguarda strati crescenti della popolazione, comporta una redistribuzione dei compiti nella società (ruolo della donna).
Dal punto di vista politico > stravolge i rapporti tra Parlamento e governo, perché alcuni governi si attribuiscono poteri speciali per agire smarcandosi dal Parlamento (perfino la Gran Bretagna).
Dal punto di vista militare > i governi devono ricorrere a nuovi modi di fare guerra, facendo tentativi costanti di provocare crisi interne ai nemici. Per farlo si fa leva su vari fattori (la rivolta irlandese del 1917 era stata fomentata dai tedeschi, la Germania si assicura di far tornare Lenin in Russia).
Dal punto di vista dei valori > si fa leva sul nazionalismo (guerra santa nell’impero ottomano) perché bisogna, a causa dell'estensione del conflitto, mobilitare l'opinione pubblica. Per farlo si ricorre alla propaganda che 1) instilla nella popolazione odio verso il nemico (commissioni per studiare i crimini di guerra altrui) 2) diffonde l'idea di essere nel giusto.
È la prima guerra combattuta anche per diffondere degli ideali > novità nelle relazioni internazionali.
L'idea di essere nel giusto: i discorsi
Wilson, nel discorso per convincere a dichiarare guerra alla Germania nel 1917, si rivolge ai cuori. Giustifica la guerra con una ragione ideale: la guerra ha una valenza etico-morale, serve per affermare pace, giustizia, sicurezza.
“È una cosa tremenda coinvolgere questo grande popolo pacifico in una guerra terribile e disastrosa, in cui sembra che la posta in gioco sia la stessa civiltà. Ma il diritto è più prezioso della pace e noi combatteremo per le cose più care al nostro cuore, per la democrazia, per il diritto degli individui a far sentire la propria voce, per i diritti e le libertà delle piccole nazioni, per il dominio universale del diritto garantito da un insieme di popoli liberi che porterà pace e sicurezza a tutte le nazioni liberando finalmente il mondo stesso.”
Woodrow Wilson, 2 aprile 1917
Un altro soggetto che segue l'esempio di Wilson è Lenin, che pubblicò un documento passato alla storia come il Decreto sulla pace (8 novembre 1917). Nel Decreto sulla pace, Lenin e i bolscevichi:
- Si rivolgono prima ai popoli belligeranti e poi ai governi.
- Segnalano l’intenzione di avviare negoziati per una pace giusta e democratica (no annessioni né riparazioni).
- Dichiarano di voler abolire la diplomazia segreta, di condurre apertamente tutti i negoziati e di pubblicare i trattati segreti sottoscritti durante la prima guerra mondiale.
- Si appellano ai lavoratori per rovesciare i governi al potere.
Non sono quindi motivi per cui si fa la guerra, ma principi generali che entrano comunque negli annali della storia delle relazioni internazionali. Di fronte a questi principi, Wilson sente la necessità di rispondere, per non far sì che i bolscevichi si impossessino di alcuni principi. Due mesi dopo il Decreto sulla pace, quindi l'8 gennaio del 1918, Wilson proclama i 14 punti > tratteggia il quadro dell'ordine mondiale con un progetto sul dopoguerra. Propone una serie di principi:
- Economici > liberalizzazione dei mercati, libera navigazione sui mari, libero accesso alle materie prime.
- Morali > rifiuto della diplomazia segreta (punto 1), ripudio della guerra, disarmo generalizzato, fondazione di un'organizzazione per il mantenimento dell'ordine internazionale (punto 14), principio di autodeterminazione dei popoli (non a livello generale, ma solo per gli stati coloniali).
- Riguardo l’Italia > sono da ridisegnare i futuri confini italiani, su base di chiare linee nazionali (nono punto). L'Italia è preoccupata da questi principi: rifiutano la diplomazia segreta e dunque i trattati segreti stipulati durante la guerra. Il problema era che secondo il Patto di Londra (segreto), all'Italia spettavano Alto Adige (non italiano, contro il principio di nazionalità) e l’Istria (no linee di nazionalità chiare). Secondo il patto, però, non le spettava Fiume (abitata da una maggioranza italiana), muovendo dal presupposto che non sarebbe crollato l’impero austro-ungarico e che necessitava di uno sbocco sul mare.
Qual è il primo punto? “Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.”
Qual è il nono punto? “Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.”
Fattori che influenzano i trattati di pace
Il panorama che si presenta a fine guerra è radicalmente mutato rispetto a prima del conflitto. L’armistizio è stato siglato l’11 novembre 1918, ora bisogna fare i trattati di pace. I fattori che influenzano i trattati di pace e la strutturazione del dopoguerra sono:
- Radicato è diffuso retaggio di odio, alimentato dai governi con la propaganda nei confronti del nemico. Grava sui trattati di pace perché l'opinione pubblica si aspetta che il nemico venga punito per non nuocere più.
- Affermazione nella dinamica diplomatica dei principi > durante la guerra la società era stata compattata intorno ai governi, soprattutto indicando gli obiettivi ideali da perseguire attraverso la guerra. Questo riguardava soprattutto gli Stati Uniti, guidati da Wilson. Tra questi principi, quello che condiziona maggiormente i trattati è il principio di autodeterminazione dei popoli.
- Con la guerra sono crollati gli imperi europei, creando un vuoto e la necessità di colmarlo.
- Le opinioni pubbliche sono molto attente ai negoziati, soprattutto perché in guerra era stata denunciata la diplomazia segreta e ci si aspettava che non venisse più seguita > aspettativa delusa.
- La delusione rischierà di creare una frattura tra opinione pubblica e governi, che non mantengono fede alle promesse fatte in guerra.
Lo svolgimento dei trattati di Parigi
I negoziati si svolgono a Parigi su pressione del governo francese a partire dal 18 gennaio 1919. La Francia era però in un periodo di grande crisi, mancavano perfino i beni primari. Le novità maturate durante la guerra limitarono la libertà di manovra dei vincitori e diedero una prima indicazione di come tutte le potenze europee non fossero più in grado di risolvere da sole i problemi legati ai trattati di pace. Nel loro insieme, i trattati di Parigi cancellarono solo in parte le ragioni della guerra. Forse ciò si spiega:
- Poiché la vittoria non aveva segnato la scomparsa come stato della Germania, ma aveva assunto la forma di un armistizio, firmato l’11 novembre 1918, sulla base dei 14 punti wilsoniani ma con la riserva degli alleati circa il problema delle riparazioni e della libertà di navigazione.
- Poiché a occidente i vincitori si impegnarono meglio a chiarire la portata del loro successo, mentre la scomparsa dei tre imperi centrali rese meno chiare le linee e le forze sulle quali costruire un nuovo ordine europeo.
Tra tutti i trattati di Parigi, solo il trattato di Versailles viene negoziato a livello di capi di stato e di governo, gli altri trattati si negoziano a livello di delegazioni di diplomatici. I capi di governo e stato si occupano di quello di Versailles perché riguardava la Germania, ossia il paese che aveva maggiormente messo in discussione la Francia e creato una coalizione di stati. La Germania si era rivolta per l'armistizio prima di tutto a Wilson in persona, sulla base dei principi enunciati l’8 gennaio del 1918. I punti si concludevano infatti con il concetto che non c’era alcuna ostilità o gelosia preesistente nei confronti della Germania. Il governo tedesco si aspettava che venissero rispettati i punti nei negoziati (es. no diplomazia segreta).
Per i negoziati di pace arrivano a Parigi i rappresentanti di vari movimenti (indipendentisti irlandesi, sionisti, perfino Ho Chi Minh). Tutte le aspettative tedesche vengono deluse:
- No carattere pubblico > i rappresentanti tedeschi non possono nemmeno partecipare. Gli sconfitti non partecipano ai trattati, quindi la diplomazia è segreta.
- L’autodeterminazione dei popoli non sempre viene applicata.
Il trattato di Versailles
Il primo trattato in cui emerge il contrasto tra principi illustrati e pratica è quello di Versailles, tanto da avere un vero e proprio valore simbolico*, equivale ad un’idea di ingiustizia. Alcuni storici sostengono addirittura che il contenuto di Versailles è stato direttamente responsabile dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Verrà firmato il 28 giugno 1919.
* L’espressione “sistema di Versailles” sintetizza una realtà complessa ma univoca, che esprime l’ennesimo, estremo tentativo di adattare i rapporti diplomatici globali secondo il modello collaudata della diplomazia europea.
Il trattato venne negoziato tra i capi di stato e di governo delle 5 maggiori potenze vincitrici:
- Italia
- Francia
- Gran Bretagna
- USA
- Giappone
In realtà il vero negoziato sarà portato avanti solo da Francia, Gran Bretagna e USA perché l’Italia non ha interessi diretti e il Giappone viene chiamato in causa solo su singoli aspetti. Il trattato è il risultato di un compromesso tra 3 soggetti:
- USA, guidati da Wilson > era un fatto senza precedenti che un presidente statunitense si recasse in Europa per parlare di negoziati. Nonostante gli USA avessero fatto durante la guerra una serie di programmi sul dopoguerra, Wilson li segue solo in parte: il suo obiettivo è applicare il più possibile i suoi principi (14 punti, 8 gennaio 1918). Questi in realtà non verranno applicati completamente, ma Wilson cercherà di ottenere una pace non troppo punitiva per la Germania.
- Gran Bretagna, guidata da David Lloyd George > mantiene una visione coerente alla politica estera britannica. Muove dal presupposto che l’obiettivo primario dei negoziati debba essere garantire l’equilibrio tra le potenze in Europa > Balance of Power. La Gran Bretagna deve concentrarsi sull’impero, dunque deve esserci stabilità in Europa. Non deve esserci un divario troppo marcato tra le potenze e quindi la Germania non deve essere eccessivamente punita. La Germania sconfitta perderà l’impero coloniale e la sua capacità navale, quindi non sarà più un pericolo per la Gran Bretagna. Tuttavia in Europa non deve essere completamente annientata, per non creare instabilità. Stabilità in Europa significa infatti non doversene occupare e potersi concentrare sulle colonie.
I negoziati iniziano a gennaio e portano al 7 maggio del 1919 all’ultimatum alla Germania. Proprio nella condotta di Lloyd George a Parigi trova origine l’interpretazione secondo cui l’appeasement britannico degli anni '30, sarebbe la conseguenza diretta della politica inglese negli anni '20. Effettivamente la Gran Bretagna adotta, nel corso dell’intero dopoguerra, la tendenza ad assecondare le richieste tedesche e a non piegarla in maniera troppo punitiva. Unica eccezione a questo comportamento è il caso delle riparazioni. Lloyd George, nonostante sia moderato e non voglia annientare completamente la Germania, è condizionato dal fatto che il governo durante la guerra aveva mostrato la Germania come il nemico. Adotta una linea durissima nelle riparazioni.
Francia, guidata da Clemenceau > la Francia aveva paura della Germania, che l’aveva aggredita nel 1870 e durante la grande guerra. Clemenceau si ispira alla politica estera di Richelieu, chiedendo che alla Germania venga sottratta la Renania. Non chiede quindi l’annientamento del paese (USA e Gran Bretagna non l’avrebbero mai accettato), anche se questa sarebbe potuta sembrare l’unica soluzione definitiva attraverso la distruzione dell’unità territoriale tedesca (posizione assunta da Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Polonia, Cecoslovacchia, Austria, Jugoslavia, Italia).
- La Renania diventerebbe uno stato cuscinetto, autonomo ma legato alla Francia da un punto di vista commerciale > togliere la Renania era al centro delle richieste di Clemenceau, in quanto zona strategica.
- Chiede la restituzione di Alsazia e Lorena.
- Chiede l’annessione della Saar (francese tra Richelieu e Napoleone).
Di fronte a queste richieste, USA e Gran Bretagna respingono la richiesta della Renania indipendente poiché violerebbe il principio di autodeterminazione. Secondo Lloyd George, questo avrebbe messo in crisi il principio di equilibrio. Viene quindi rifiutata la richiesta centrale di Clemenceau, ma si giunge ad un compromesso:
- La Renania resta alla Germania come parte integrante di territorio tedesco.
- Viene smilitarizzata > no truppe tedesche né fortificazioni > questo farà sviluppare alla Francia un determinato tipo di politica di difesa.
- Rimarranno in Renania le truppe delle potenze vincitrici per controllare che non venissero stanziate truppe tedesche (viola però la sovranità dello stato). Le truppe delle potenze vincitrici resteranno per territorio per un tempo ben preciso, ritirandosi a scaglioni dopo 5, 10 e 15 anni, solo se la Germania avesse osservato tutte le clausole del trattato di pace (si parla di evacuazione delle truppe dei paesi vincitori, succederà a Locarno).
Nel trattato di Versailles si negoziano anche i nuovi confini tedeschi:
- Alsazia e Lorena vengono restituite alla Francia.
- Concede alla Francia l’amministrazione della Saar, salvo referendum da tenersi 15 anni dopo.
- La Germania cede due distretti al Belgio come riparazione.
- Cede lo Schleswig alla Danimarca.
- Nuovi confini rispetto a Polonia e Lituania, dipendono da una clausola che non ridefinisce i confini ma che viene ritenuta eccessivamente onerosa.
La Lituania annette Memel > città abitata da tedeschi e lituani in per...
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