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Appunti di scienze politiche

La politica come compromesso e relazioni

La politica è compromesso - rapporti - amministrazione. La politica come compromesso implica che la politica produca processi che generano accordi e intese. Questa è una parte della politica democratica, ma non tutta la politica avviene in istituzioni democratiche.

La politica come relazioni è una delle caratteristiche fondamentali della politica, legata alle relazioni tra attori. Le relazioni possono essere cooperative o conflittuali. La politica come relazioni è una delle tre facce della politica.

Le tre facce della politica

Policy: politiche pubbliche, ossia complessi di provvedimenti legislativi volti a disciplinare determinati ambiti della società.

Polity: complessi e istituzioni di una comunità, come è organizzata la comunità. Politica, normalmente divisa in polity democratiche e non democratiche (regimi totalitari o autoritari). Indica quindi l'architettura delle istituzioni, come sono strutturate.

Politics: come relazioni, quindi come gli attori trattano, si confrontano, entrano in conflitto, prendono accordi per realizzare determinate azioni. Questa terza faccia della politica riguarda anche altre attività che esulano normalmente i fenomeni politici, come ad esempio la vita in un'azienda o organizzazione complessa. Questa è probabilmente la faccia più diffusa della politica, legata all'interazione tra attori in un complesso organizzato. Questi tre aspetti possono essere talvolta in relazione tra loro.

La politica e il potere

La politica è anche potere; alcuni studiosi hanno cercato di dimostrare che il potere è uno degli elementi fondamentali che vengono scambiati all'interno delle arene politiche. "La politica è l'allocazione imperativa di valori in una società", citando Easton. La politica che si organizza in polity, funziona in termini di politics per produrre delle policy, alla fine porta a decisioni che valgono per tutti. Dunque la politica prende decisioni imperative, vincolanti, che valgono per tutti attraverso l'esercizio della legge (polity democratica produce policy grazie al confronto tra vari partiti) o l'uso della forza (polity autoritaria vede decisioni prese dal capo del regime). Sia nei paesi democratici sia in quelli autoritari la politica produce qualcosa che è imperativamente valido per tutti, esercitando un potere che gli viene dato dalla società (sia legittimato dal voto popolare sia da rapporti di forza).

Ogni decisione politica produce vantaggi ad alcuni attori e costi ad altri, visibile in particolar modo nelle politiche fiscali. Ogni decisione politica distribuisce costi e benefici in maniera imperativa nei diversi gruppi della società. Dunque, ogni scelta e ogni decisione politica portano a una distribuzione di costi e benefici tra le parti della società, che devono necessariamente sottostarvi poiché la decisione è imperativa.

Il sistema politico secondo Easton

Il sistema politico segue determinate procedure, descritte da Easton attraverso attori e processi:

Attori: individui, collettività, gruppi presenti nella società che portano interessi e identità specifiche di natura diversa (lavoratori, minoranze etniche...). Queste identità si organizzano in vari gruppi: partiti politici, movimenti sociali, associazioni di interesse e di pressione. I partiti sono i soggetti principali dell'azione politica, i movimenti sociali hanno un grado di strutturazione minore rispetto ai partiti e poi le associazioni di interesse e di rappresentanza sono ad esempio la CGIL, CISL, UIL, e sono attori del processo politico.

Tutti questi attori possono agire nel processo politico formulando delle domande. Il livello istituzionale comprende istituzioni rappresentative (parlamento), istituzioni di governo e apparati della pubblica amministrazione. Questi tre livelli sono il cuore del sistema politico perché producono le leggi: il parlamento vota le leggi, il governo sceglie l'indirizzo politico e la pubblica amministrazione dà seguito alle decisioni.

La politica si interessa anche di:

  • Input: le domande fatte da gruppi sociali, individui organizzati in partiti, movimenti sociali e gruppi di pressione, interessi.
  • Output: insieme delle politiche pubbliche messe in atto grazie all'azione della pubblica amministrazione. L'output produce delle conseguenze perché modifica lo stato delle cose, producendo delle reazioni tra gli attori (outcome).
  • Outcome: impatto complessivo delle politiche nel lungo periodo.

Queste decisioni che hanno un impatto retroattivo: se una politica sociale è stata ottenuta a seguito della domanda di gruppi sociali, la legge che ne nasce non chiude il percorso ma produce delle conseguenze che riattivano il processo. Le condizioni si modificano e producono domande. Il processo politico è quindi un procedimento circolare. Il ciclo politico è simile a quello economico (domanda genera offerta che genera mutazione della domanda...). Questo approccio è detto sistemico.

Weber e la politica

L'opera di Weber risale al 1919 e racchiude due conferenze: 7 novembre 1917 e 28 gennaio 1919. Entrambe sono il prodotto di una richiesta fatta a Weber, che era già un sociologo affermato, dall'Università di Monaco di svolgere due conferenze durante un ciclo di conferenze sul lavoro intellettuale come professione. Il periodo a cui risalgono è un periodo particolare per la Germania (fine WWI) e Monaco nel 1918 aveva visto anche situazioni di tensione, come il colpo di stato per formare una repubblica socialista a Monaco con Eisner nel 1918. A Monaco i fermenti continuavano per dare seguito all'idea di Eisner di formare uno stato ispirato all'URSS. Nel 1919 questa verrà totalmente sciolta. Siamo all'inizio della repubblica di Weimar, periodo in cui iniziavano a diffondersi leader radicali, estremisti che riuscivano ad avere l'appoggio delle folle anche per le conseguenze della WWI. Weber tiene queste conferenze poco prima della sua morte (Monaco 1920) e nella fase culminante del suo insegnamento universitario (prima di economia politica a Vienna, poi scienze sociali a Monaco).

La prima conferenza: la scienza come professione 1917

Tema della responsabilità dell'intellettuale e dello scienziato. Era un'epoca di conflitti sociali in cui prendevano parte spesso gli intellettuali e Weber sottolinea che il ruolo dell'intellettuale non deve dare risposte ma porre domande adeguate al livello della realtà. Responsabilità: chi svolge un'attività intellettuale (sia scienza sia politica) deve portare il peso della responsabilità di svolgere questa attività. Perché sia in politica sia in scienza l'intellettuale condiziona l'opinione pubblica.

L'idea di scienza è legata alla capacità di produrre nuove domande prima ancora che a quella di dare risposte facili. Nel mondo distrutto dalla WWI l'intellettuale deve operare con responsabilità, ad esempio mettendo in luce come i problemi sono dotati di più sfaccettature. Nella "Metodologia delle scienze sociali" illustra come le cause dei fenomeni sociali sono sempre parziali, possibili. Quindi Weber capisce che la scienza ha a sua volta una sua parzialità, è legata ad una prospettiva di osservazione che dipende dal punto di vista dello studioso basato sui propri valori, sulle proprie scelte. Lo scienziato deve quindi capire i fenomeni nella loro complessità.

La seconda conferenza: la politica come professione 1919

Anche qui vi è il tema della responsabilità (è un tema che incrocia le due conferenze). La leadership politica, come il lavoro dello scienziato, richiede della responsabilità, perché l'azione politica è legata all'utilizzo della forza. La vera leadership politica è per Weber una vocazione: il vero leader sa trovare dei temi su cui agitare, emozionare le folle, per non sembrare un semplice tecnocrate. Il leader sa esprimere ragioni calde ed ottenere il consenso dei cittadini e questa è una grande arma, un'arma molto pericolosa (Weber in questo è profetico, perché vede delle figure capaci di realizzare quasi una repubblica socialista sovietica a Monaco, ma anche quelle che saranno le figure che domineranno quella parte del 900, leader capaci di coinvolgere con grande intensità le masse portandole alla distruzione). La responsabilità permette quindi di temperare la forza emotiva del leader per ottenere il massimo del consenso per evitare le conseguenze negative che si potrebbero avere.

Weber parte dall'idea di politica come potere e uso della forza (anche solo rispetto al fatto che la politica prende decisioni imperative che valgono per tutti). Weber parte dalle tre forme di legittimazione del potere:

  • Tradizionale: legato al rispetto della tradizione, alle consuetudini (esempio il potere del sacerdote a capo di una comunità pastorale perché potere che deriva da norme, regole consolidate nel tempo).
  • Carismatico: legato alla dedizione ad un capo, questo potere non deriva da un contesto esterno agli individui (norme o tradizioni) ma da un singolo individuo.
  • Razionale/legale: legato a delle regole e a delle convenzioni stabilite all'interno di una comunità, esempio il potere di un capo ufficio in un'azienda, che non deriva dal rispetto di consuetudini ma da norme.

Weber rinvia a possibili combinazioni di potere diverse nelle varie epoche storiche:

  • Società feudali: potere tradizionale con elementi di carisma.
  • Società contemporanea a Weber: potere razionale, legale e il carisma.

Dunque il carisma come forma di esercizio del potere è un elemento che nella politica esiste sempre. Domanda fondamentale: cosa fa il politico di professione? Weber introduce anche il concetto di stato moderno: gruppo di carattere istituzionale con potere che all'interno di un territorio si è sforzato di avere il monopolio della forza legittima come mezzo di potere ed ha espropriato coloro che ne disponevano a titolo personale e sostituendolo con suprema autorità.

  • Struttura istituzionale di potere
  • Territorio
  • Monopolio dell'uso della forza

"Anarchia, stato, utopia" di Nozick dice che lo stato si forma in termini di agenzia di protezione e ipotizza che dapprima ci siano molte agenzie di protezione. In seguito alcune vengono espropriate dal loro uso della forza legittima finché si forma solo un'agenzia di protezione, corrispondente allo stato. Per questo motivo c'è il problema della mafia, perché solo lo stato può determinare le condizioni di controllo e sicurezza di un territorio espropriando gli altri dell'uso della forza.

Due tipi di uomo politico

  • Vive di politica: trae la propria fonte di guadagno dalla politica. La causa che ha chi vive di politica è mantenersi all'interno di un'organizzazione che gli permette di sopravvivere.
  • Vive per la politica: fa della politica non una professione ma una vocazione (entrambi i termini sono in tedesco Beruf). Chi vede la politica come Beruf riesce ad essere un uomo che vive per la politica grazie ad una causa.

Il tipo di causa è quindi una differenza fondamentale tra i due tipi di uomo politico. Weber tenta di delineare un profilo del politico di professione, figura che si afferma con la politica moderna. C'è un intreccio infatti tra due figure:

  • Politico per vocazione: come capo politico.
  • Politico come professionista: uomo che lavora nelle organizzazioni politiche.

La politica come professione porta all'affermazione di alcune figure. Per quanto riguarda i funzionari politici (politico che vive di politica), Weber indica una serie di figure che storicamente hanno dato seguito a questa figura professionale (chierici, mandarini, gentry, giuristi, letterati) che sfruttano le loro conoscenze (esempio a livello di diritto) per la politica. La gentry per esempio svolge attività amministrative, coordina e governa le contee e con l'evolversi della posizione sociale inizia ad occuparsi di altre attività come il commercio. Questa classe quindi prima assume rilevanza sociale, poi diventa attore politico vero e proprio, che si confronta antagonisticamente con i re, soprattutto per ciò che ha a vedere con la questione del bilancio (risorse economiche per le attività amministrative) e con le altre classi. Tutte queste figure hanno competenze specifiche a livello culturale (esempio i mandarini erano tra i pochi che sapevano leggere prima della riforma educativa).

L'altra faccia del profilo professionistico della politica è quella del capo politico che deve le sue origini già all'epoca della democrazia greca. Weber cita Pericle e le figure del demagogo. Il demagogo era specialista nel ricevere consenso (colui che vive di politica invece ha competenze tecniche).

Queste due figure sono presenti entrambe nello stato moderno. Le due figure funzionano sulla base di caratteristiche diverse, quasi opposte. Il burocrate approccia la politica (che è per lui norme, regole) in modo laico, distaccato. È l'approccio di una figura che mette competenze a servizio della politica per avere anche sostegno economico. La passione e la lotta caratterizzano invece il capo politico, che riesce a crearsi dei seguaci.

Oggi ad esempio ci sono consulenti di politica (al servizio della politica in maniera distaccata, impersonale) e persone che si impegnano politicamente, per passione (per questo raccoglie le folle intorno a sé, ottiene consenso): Le due figure hanno quindi attitudini molto diverse. Questo non indica necessariamente che un consulente politico scopra di avere anche le doti del capo. Si tratta infatti di due figure ideali, rappresentazioni concettuali. Queste nella realtà possono svilupparsi in vari modi. Il capo per esempio necessita dei professionisti e li riconosce e gratifica attraverso la concezione di cariche pubbliche. Questo mette in luce il fatto che nella formazione dei governi al giorno d'oggi ci sono due orientamenti:

  • Ci sono politici che ritengono fondamentale il controllo delle politiche pubbliche, ragiona sul fatto che il suo appoggio al governo possa dare impulso a politiche pubbliche (policy seeking).
  • C'è il politico che invece va alla ricerca di incarichi (office seeking).

La politica si costruisce di questo intreccio. Il capo politico è quello maggiormente rivolto al policy seeking: andando al governo potrebbe fare quello che include nel suo programma. Ma anche se riesce a ottenere seguaci, senza l'organizzazione del politico di apparato non potrebbe portare avanti le sue idee. A certi livelli non è possibile fare la politica a tempo parziale, come se fosse un hobby. Serve in alcuni casi fare politica a tempo pieno: una politica senza qualcuno che vi si possa dedicare a tempo pieno (come chi vive di politica) non è possibile. Servono professionisti, persone che possono dedicarsi alla politica a tempo pieno. Ad esempio all'epoca del PCI c'erano molti politici di apparato in parlamento (esempio dirigenti politici che avevano avuto il ruolo di dirigenza a vari livelli). Napolitano è un tipico politico di professione, allevato nel grande partito di massa del PCI. Weber fa un'analisi storica, legata a GB, Germania, USA: parla della formazione dei ceti politici in questi paesi.

Weber ipotizza due possibili evoluzioni dello stato democratico:

  • Democrazia liberistica plebiscitaria: più congeniale al capo politico.
  • Democrazia acefala: senza capi, più adatta al politico di apparato.

Da un lato una democrazia acefala non può funzionare, perché una democrazia senza capi ragiona solo in termini di soluzioni tecniche. Ad esempio se l'UE è un posto fatto solo di funzionari e burocrati manca l'anima dell'UE, non si crea il consenso intorno a questa immagine. Il capo politico è un antidoto alla plutocrazia, perché sa costruire una visione che può condividere anche con cittadini che votano partiti diversi da lui. È importante infatti la dimensione emotiva della politica, la passione.

La capacità che permette al capo politico di sottrarsi al governo delle plutocrazie è una capacità che va maneggiata con cura. È vero che è mosso da un'idea, però la politica vive del fatto di esercitare in maniera imperativa delle decisioni. Il potere politico è una forza che costringe tutti quelli che stanno in un paese a seguire l'indirizzo politico di quel paese. Chi vince guida tutti sulla base della sua convinzione e declinando in politiche la sua convinzione con l'uso della forza. Occorre quindi temperare questa convinzione. Non basta la propria passione. Weber avverte già che la capacità del leader di aggregare le masse potrebbe diventare una dittatura plebiscitaria. Servono dunque tre qualità per il perfetto leader:

  • Passione
  • Lungimiranza: saper prendere le distanze dalle cose del mondo. Saper prendere le distanze è il fatto che il politico deve saper guardare lontano. La differenza tra un politico e lo statista è che il politico guarda al giorno dopo, lo statista alle prossime generazioni (frase di De Gasperi). La fede e la passione politica del capo politico sembra trasformarsi in una missione. Deve allontanarsi talvolta da quello che potrebbe divenire troppo coinvolgente.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Fasano Luciano Mario.
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