4-5 ottobre
Articolo su “La Repubblica” di Salvatore Settis del 10 agosto 2016: Salviamo il latino, la lingua più parlata
del mondo.
Settis - nome importante dell’archeologia e della storia dell’arte antica. Nel 2004 aveva pubblicato un libro -
Futuro del classico - nel quale sosteneva le ragioni del latino, del perché almeno nei licei classici debba
essere mantenuto. Noto come archeologo e storico dell’arte è stato presidente della sua facoltà e rettore della
Scuola normale superiore di Pisa.
In questo articolo, oltre ad una riflessione sull’importanza del latino, espone il numero dei parlanti delle
lingue romanze.
La lingua più parlata del mondo - qui c’è il paradosso. Il latino sarebbe, secondo Settis, la lingua più parlata
del mondo. E non si riferisce al latino ecclesiastico o a quello dell’ambito dello studio universitario (filologi)
ma a quello che parliamo ogni giorno con le sue trasformazioni storiche: quello delle lingue neolatine o
romanze.
“Lo spagnolo come lingua materna è da solo, con 500 milioni di parlanti, secondo al mondo soltanto al
cinese. Se vi aggiungiamo il portoghese (230 milioni), il francese (100), l’italiano (65) e il romeno (35), si
arriva a 930 milioni di “parlanti latino”, senza contare le numerose lingue minori (ladino, sardo,
friulano).”
Le lingue romanze non derivano dal latino ma sono le continuazioni del latino all’interno del complesso delle
quali si ha avuto un fatto di divergenza.
In che modo può il latino superare il cinese come numero di parlanti? “Il latino ha una presenza capillare
anche fuori dell’ambito propriamente romanzo: in inglese
(terza lingua materna più parlata al mondo, con 350 milioni) il 58% del lessico deriva dal latino o da lingue
neolatine, specialmente francese. Lo stesso è vero di tutte le lingue europee, dal tedesco al russo: forse
nessuna lingua più del latino ha mostrato forza di penetrazione e tendenza a radicarsi in sistemi linguistici
di altra origine.”
Che cosa vuol dire filologia romanza?
Nel caso delle lingue romanze non abbiamo bisogno di parlare di un protoromanzo come lingua da studiare e
ricercare partendo dalle parentele evidenti delle varie lingue romanze; sappiamo che questo “protoromanzo”
è la lingua latina, lingua inizialmente di una piccola serie di popolazioni della regione attuale Lazio (Latium)
tra le quali popolazioni spiccava quella dei romani, abitanti della città di Roma. I romani chiamavano la loro
lingua non romana ma latina, la lingua di Roma. Con le fortune e le vicende di Roma, il fatto che Roma si
fosse trovata a dominare quasi tutto il mondo anticamente conosciuto ecco che il latino ha avuto una
straordinaria diffusione in molti territori nei quali oggi si parla lingue romanze.
L’aggettivo “romanzo” nell’insegna della disciplina filologia romanza indica la continuazione medievale e
moderna del latino, è una continuazione in senso divergente. Il latino in origine era un dialetto dell’antico
italico; questa lingua in seguito agli esiti trionfali della politica si è diffuso in un modo piuttosto uniforme
nel gran parte dell’Impero romano, da quel latino derivano una miriade di parlate.
Le lingue romanze in Europa oggi (cartina)
Partendo da Ovest a Est:
• Portogallo - portoghese: cc 10 milioni di parlanti
• Galizia (comunità autonoma spagnola) - galego/gallego. Alcuni considerano il galego come un
dialetto dello spagnolo, invece non è così, tanto che qualche tempo fa nelle leggi spagnole è stata
considerata una lingua a sé stante, lingua co-ufficiale della Spagna. La stessa cosa è successa anche
con il catalano anche se la Catalonia è molto più insofferente verso l’autorità spagnola rispetto alla
popolazione della Galizia. Nella storia della lingua portoghese la Galizia ha avuto un ruolo
straordinario; la lingua portoghese è nata in Galizia come galego-portoghese, si è poi trasferita a sud
cambiando notevolmente ed è diventata all’interno del Portogallo il portoghese. Il fatto essenziale e è
la conquista araba del 711; gli arabi avevano conquistato quasi l’intera penisola iberica fermandosi
nella loro conquista davanti alle zone più settentrionali che erano anche zone montuose più difficili
da conquistare. Subito è cominciata una resistenza e questa resistenza con i secoli è diventata la
Reconquista - l’azione militare esercitata dalle regioni del nord nel tentativo, nel 1492 riuscito, di
riconquistare l’intero territorio della penisola iberica. è questo che procura il trasferimento della
parlata galega a sud nel territorio dell’attuale Portogallo. Il nome di galego-portoghese si riversa al
periodo nel quale la Galizia ha esercitato la sua azione di riconquista ed è anche l’occasione di
ricordare la produzione letteraria nel galego-portoghese, soprattutto di carattere lirico: la cantiga -
quelle de amor o anche le cosiddette cantiga de amigo. Non si sa se sono state scritte da delle donne
o da uomini che interpretavano i sentimenti femminili.
• Spagna - spagnolo, in italiano anche castigliano perché la regione più importante per quanto riguarda
lo spagnolo è stata la regione della Castiglia; questa regione prende il nome dalla parola latina
“castella” che è una parola plurale che significa “i castelli” perché è una regione nella quale sono
numerosissimi i castelli. La Spagna ha un po’ più di 41 milioni di abitanti, lo spagnolo è però parlata
da 350 milioni (secondo Renzi).
• Catalonia & le isole Baleari - catalano: 9 milioni abitanti/parlanti. La Catalonia è una stretta fascia
costiera della Spagna orientale affacciata sul Mediterraneo. Verso sud si parla anche di valenciano,
una variante di catalano. Nella penisola iberica c’è una lingua non romanza, il basco, fa riferimento
probabilmente alla lingua che si parlava prima della conquista romana quindi all’antico iberico. Il
basco è la lingua dei Paesi baschi.
• Area Gallo-Romanza: quando i romani sono arrivati qui hanno avuto a che fare con i Galli. Questo
territorio veniva definito Gallo-Romania: in buona sostanza è la Francia.
Parlanti del francese: 80 000 000 in Europa (come madrelingua in Francia, Belgio, Svizzera); viene però
anche parlato in America e Canada, dove in alcune città il francese è la lingua dominante: Quebec con
capoluogo Montreal. È parlato anche in quelle che sono state colonie francesi nell'Africa settentrionale e
nelle colonie dell'ex Indocina francese.
La caratteristica del territorio francese è che nel Medioevo abbiamo una netta distinzione tra l'antico
francese parlato a nord (tranne nella regione della Bretagna, dove si parlava il bretone) e l'antico
occitanico/antico provenzale parlato a sud. L'area linguistica dell'occitanico va fatta iniziare dall'estuario
dei due fiumi Dordogna e Geronda che, insieme, sfociano nell'Oceano Atlantico, nelle vicinanze di
Bordeaux.
Grosso modo la suddivisione tra nord (francese) e sud (occitano) è ancora abbastanza valida: nel meridione
della Francia, infatti, capita spesso di incontrare parlanti dell'occitanico come lingua di uso domestico.
Poi abbiamo il franco-provenzale, che è parlato a est, nord-est e sud-est di Lione. Questa lingua nasce nella
città di Lione, oggi totalmente francesizzata. Si trovano tracce di franco-provenzale sporadicamente nelle
colline intorno a Lione. Da Lione, nel medioevo, il franco-provenzale si è diffuso verso est, nord est (verso la
città di Besançon, punto estremo del franco-provenzale), sud est fino a ricoprire l'intera regione della Valle
D'Aosta, dove oggi si parla italiano, ma dove il francese è lingua co-ufficiale. La gente continua comunque a
parlare dei patois franco-provenzali.
Il franco provenzale si parla ancora anche in tutte quelle zone che corrispondono a regioni storiche della
Francia: la regione Franca Contea, la regione del Delfinato, e nella regione di Savoia.
Numero di parlanti: 77 000 di cui in Francia, 70 000 in Italia e 7000 persone in Svizzera e in vari paesini al
confine con la Francia. Questa lingua è chiamata così dagli studiosi perché presenta alcuni fenomeni
caratteristici del francese e altri del provenzale (della Provenza), che rientra nell'occitanico ma presenta delle
particolarità.
Nella sua opera “De Vulgari Eloquentia” (trattato di linguistica) troviamo che Dante, riferendosi alla lingua
italiana-toscana, la definisce come “lingua del sì”, poiché in italiano per dire “sì” diciamo “sì”, termine che
deriva dal latino “sic”=così.
Per indicare la lingua francese a nord, invece, parla di lingua d'oil, antenato della parola “oui”. “Oil” deriva
da due pronomi:
hoc (latino) = questo
ille= quello
Corrisponde terminologicamente all'antico francese.
La letteratura antico francese
A sud invece abbiamo la lingua d'oc, particella affermativa nelle parlate del meridione della Francia.
Corrisponde all'occitanico (provenzale).
La denominazione “provenzale” è un'abitudine degli italiani, che hanno pensato di attribuire questa etichetta
non solo al dialetto della Provenza, regione confinante con l'Italia, ma a tutte le parlate del meridione della
Francia. Per tutte le altre lingue le parlate a sud della Francia costituiscono l'occitanico. Se consideriamo tutti
gli abitanti dei territori occitanici abbiamo 13 000 000 di parlanti; ma da svariati decenni l'occitanico è
entrato in crisi, quindi oggi sappiamo che i parlanti dell'occitanico sono 500 000.
La letteratura occitanica è la letteratura dei trovatori (letteratura lirica), quindi abbiamo soprattutto poesie
d'amore ad opera di vari autori disseminati un po' in tutte le località più importanti del sud della Francia.
La differenza di lingue e generi letterari tra nord e sud della Francia è motivata dal fatto che questi due
territori sono stati conquistati dai Romani in epoche diverse: prima hanno conquistato il sud, e nel 50 a.C il
nord.
Nella cartina abbiamo la rappresentazione di 3 macchiette nere situate nel nord-est dell'Italia nella zona
delle Alpi Retiche, anticamente abitata dai Reti; questo territorio era definito dai Romani come Rezia.
Secondo alcuni studiosi le lingue parlate in queste 3 aree (1. cantone dei Grigioni, 2. nord del Trentino Alto
Adige e 3. Friuli) non sono molto diverse, e quindi viene proposta una denominazione complessiva, ossia
quella di reto romanzo, come lingua delle Alpi Retiche. Altri studiosi propongono invece 3 lingue distinte a
seconda dell'area presa in considerazione:
• romancio svizzero: parlato in un piccolo cantone della Svizzera= cantone dei Grigioni, con
capoluogo Còira. I fatti della letteratura che riguardano il romancio prendono forma solo nei primi
decenni del Rinascimento, grazie alla riforma Protestante di Martin Lutero (questione che vale anche
per il romeno; intorno al XVI secolo) – numero di parlanti 40 000;
• ladino dolomitico: parlata in alcune valli del Trentino Alto Adige – numero di parlanti circa 30 000
tenendo però conto solo di Trento e Bolzano e non delle altre zone in cui è parlato;
• friulano: parlata in Friuli (e non in Venezia Giulia e non a Trieste) nelle province di Gorizia,
Pordenone e Udine, dove abbiamo un'alta percentuale di Friulano – numero di parlanti 450 000 circa.
Sardo: parlato da 1 500 000 di persone; anche se in Sardegna si parla italiano, molte persone parlano sardo a
livello domestico. Ad Alghero, in alcuni quartieri della città vecchia, si parla con un certo gusto catalano,
poiché la Catalonia faceva parte del regno di Aragona e gli aragonesi avevano conquistato parte della
Sardegna, collocandovi alcune delle loro guarnigioni più consistenti. Il catalano parlato qui è più antiquato
rispetto a quello della Catalonia, che si è evoluto nel tempo.
Corso / sardo settentrionale: qualche studioso sostiene che si parli in alcune zone della Sardegna
settentrionale e in Corsica (annessa alla Francia nel 1768); altri sostengono che questa sia quasi una fantasia
di studiosi della Corsica che, troppo patriottici, sostengono di parlare una lingua diversa dal francese. Si
discute sul fatto di attribuire al corso una denominazione vera e propria perché il corso è comunque erede di
dialetti italiani, ossia del genovese e di dialetti toscani.
Romeno/rumeno: 26 000 000 di parlanti (capitale Bucarest)
-daco romeno parlato in Romania: si chiama così perchè all'epoca della sua conquista da parte dei Romani la
Romania si chiamava Dacia (conquistata nel 107 d.C ed è la prima importante conquista dopo Cristo che
ancora al giorno d'oggi ha degli effetti linguistici; tutte le altre conquiste che hanno dato esito alle lingue
romanze sono da collocare prima della nascita di Cristo);
-istro romeno parlato ai confini con l'Italia, in Slovenia, vicino all'Istria;
- megleno romeno e macedo romeno parlati nelle colonie a nord della Grecia.
[diaspora romena]
Il dalmatico tra le lingue romanze della cartina è l'unica che si è estinta; era una lingua parlata in piccole
località delle coste della Dalmazia (penisola dell'ex Iugoslavia), in particolare in due località che,
italianamente vengono chiamate Veglia (Krk) e Ragusa (Dubrovnik).
Quando si è estinto il dalmatico? Nell'anno 1898, quando è morto un barbiere (Tuone Udaina) nella località
di Krk, e sembrava essere l'ultima persona in grado di parlare dalmatico.
Sappiamo di lui grazie ad uno studioso italiano che lo ha individuato come ultimo parlante del dalmatico e lo
ha intervistato. Chanson de Roland
Opera che è stata scritta nell'XI secolo; parla di un episodio storicamente verificato avvenuto nell'VIII
secolo, il 15 agosto del 778.
Il protagonista, storicamente parlando, è Carlo Magno, che nel 778 era un 36enne ed era già re dei Franchi e
già un anno prima aveva operato una serie di operazioni militari in Spagna, come alleato degli Arabi. Per
questa ragione escludiamo la tematica delle Crociate di natura religiosa. Ha operato a Saragoza contro gli
arabi prima della reconquista alleato però con altri arabi, appartenenti a una fazione diversa rispetto a quella
nemica.
Il 15 agosto 778 Carlo Magno si sente richiamato in patria e abbandona i territori della Spagna. Lascia dietro
di sé una retroguardia che possa proteggere la sua ritirata, quindi lui e le sue truppe.
Questa retroguardia viene aggredita nelle gole dei Pirenei, in particolare a Roncisvalle (battaglia di
Roncisvalle). Ad aggredire sono sparsi drappelli di montanari baschi a scopo di rapina ( non vi erano conflitti
di tipo religioso, poiché i baschi erano cristiani).
La Chanson de Roland viene resa famosa nell'XI secolo, e nel poema vengono apportate alcune modifiche
rispetto all'episodio storico: abbiamo il personaggio di Rolando, combattente valorosissimo che muore poco
dopo la metà del poema. Viene comunque chiamata così perchè nel poema viene ricordato in continuazione il
personaggio di Rolando, che deve essere vendicato.
Il poema è un confronto tra islam e cristianesimo; il poeta fa attenzione a non presentare i musulmani come
esseri bestiali, ma come avversarsi temibili e rispettabili, con i quali però è meglio avere a che fare. Abbiamo
sia fonti arabe che cristiane riguardanti il fatto storico. In quella cristiana in latino viene detto che a fare
l'agguato sono i vascones (= baschi/guasconi, perché etnicamente la popolazione è la stessa, che si è stabilita
a sud della Francia e a nord della Spagna). 10 ottobre
Riferimenti essenziali a che cosa è la filologia.
Etimologia della parola “filologia” dalla lingua greca φιλoλογία composto da φίλος phìlos "amante, amico" e
λόγος lògos "parola, discorso": "interesse/amore per lo studio delle parole”.
In greco antico il termine che indicava il filologo – φιλόλογος/filologos – ha significato dapprima uomo
facondo ma anche, in senso peggiorativo, chiacchierone. In seguito nel greco più tardo ha assunto un
significato simile a quello odierno: erudito, cultore dell'espressione letteraria.
L'etimologia fornisce soltanto una vaga idea di quello che veramente ci interessava cioè avere il significato,
ovvero il valore d'uso spendibile nel italiano di oggi della parola “filologia”.
Di solito le parole che finiscono con la desinenza -logia hanno un altro tipo di costruzione, ad es: etimologia
– il discorso sull'etimo, cioè sull'origine linguistica della parola; glottologia – discorso sulla lingua; la prima
parte della parola è oggetto di interesse enunciato nella seconda. Antologia – discorso sul fiore ma per fiore
si intende “il meglio” quindi il meglio della letteratura. Filosofia – amore per la sapienza.
Non ci interessa tanto l'etimologia della parola “filologia” ma ci interessa il valore che assume nell'italiano
d'oggi. Il termine filologia ha un significato accessorio ed è il significato che di solito il termine filologia
assume quando è abbinato all'aggettivo testuale: filologia testuale; c'è una serie di termini che significano la
stessa cosa: critica testuale, critica del testo e ecdotica. Ecdotica è un termine introdotto nell'uso comune
degli studiosi da un sacerdote benedettino, Henri Quentin, nel 1926, che propone di designare la sua attività
con il termine ecdotica, termine che deriva dal greco “ec didomi” - io dò/dare alla luce quindi partorire ma
anche dare alle stampe, pubblicare un testo. L'ecdotica &egrav
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