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• Il bilancio è quindi un sistema di valori, che deriva da un complesso

ragionamento economico sui risultati delle operazioni aziendali.

SISTEMA DI VALORI: il bilancio d'esercizio, nel suo contenuto concettuale è un sistema

di valori preordinato al calcolo del reddito di esercizio. E' articolato in 2 sottoinsiemi:

1. Sottosistema REDDITUALE, che accoglie l'analisi del reddito, riferito a un determinato

intervallo di tempo, nelle sue componenti di costi e ricavi.

2.Sottosistema PATRIMONIALE, contrappone le fonti dirette di finanziamento agli

impieghi (in rimanenza, tutto ciò che non è consumato) in:

 Beni strumentali (immobilizzazioni)

 Beni di consumo non consumati (rimanenze di magazzino) [materie prime,

semilavorati, prodotti finiti]

 Impieghi di natura finanziaria (crediti, titoli)

 –

Disponibilità monetaria (cassa e banca impiego in attesa di impiego)

Accoglie l'incremento (o il decremento) del patrimonio netto, a una data prescelta, per

effetto del reddito prodotto.

Il totale degli impieghi (patrimonio lordo) diminuito delle partite debitorie corrisponde al

capitale proprio (PN, patrimonio netto).

• Formalmente il bilancio si presenta come una tavola di valori divisa in 2 parti

corrispondenti ai due sottoinsiemi:

➢ - rendiconto del reddito=> CONTO ECONOMICO

➢ -patrimonio da bilancio=> STATO PATRIMONIALE

Per 'capire' il bilancio, occorre rifarsi al ciclo dellel operazioni di gestione che genera e

rigenera valori di impresa.

24/10:

PATRIMONIO DELL'IMPRESA E DA BILANCIO

• Patrimonio misurato nel contesto del bilancio d'esercizio

• Non 'riesce' -per impossibilità strutturale- a tener conto di tutti i valori patrimoniali

dell'impresa. Fornisce un'espressione parziale del patrimonio dell'impresa

VALORI PATRIMONIALI

a. Non rilevati contabilmente, perché privi dei requisiti ai fini del bilancio. (contratti

commerciali pluriennali, portafoglio ordini o linee di credito verso banche).

[Linee di credito ACCORDATE dalla banca all'impresa, ma non ancora utilizzate. Se ho

un fido, ma spendo solo dei soldi rientranti nella mia disponibilità economica, non ho

nessun debito con la banca]

b. Non contabilizzabili (esperienza dell'azienda, puntualità pagamenti, immagine)

• Tale separazione (di cose che vanno e non vanno messe in bilancio) può avvenir

soltanto ponendo in essere un complesso processo di valutazione sulla gestione al

fine di misurare il contributo alla formazione del reddito dell'esercizio delle operazioni

aziendali che transitano nell'intervallo di tempo di riferimento del bilancio.

PERIODO AMMINISTRATIVO ED ESERCIZIO

• Il bilancio è riferito a un esercizio e prende il nome da un periodo amministrativo

• Periodo amministrativo => intervallo di tempo [durata 12 mesi, non anno solare]

• Esercizio => unità economica di risultati di operazioni e di segmenti di operazioni

attribuibili per competenza all'intervallo di tempo.

Ci possono essere delle operazioni accadute i cui risultati non vanno a far parte del reddito

d'esercizio e viceversa delle operazioni non accadute possono farne parte.

Un reddito d'esercizio è formato da RICAVI e COSTI correlati per competenza; ossia devo

contrapporre nello stesso bilancio d'esercizio i ricavi conseguiti con tutti i costi sostenuti per

ottenere quei ricavi. Se avessi sostenuto costi per ricavi che saranno conseguiti in futuro, quei

costi devono essere attribuiti per competenza al bilancio in cui verranno imputati i ricavi.

• Le operazioni ACCADUTE o transitate nell'intervallo di tempo NON formano di per sé

l'esercizio; bensì è necessario valutare in base a principi e criteri di calcolo, che si

agganciano al principio di competenza, quali siano i valori attribuibili all'esercizio e

quali invece "rimangono" nel patrimonio.

• Il bilancio d'esercizio si connota pertanto come un "complesso ragionamento

economico" sulle operazioni aziendali, e non può mai essere ridotto a una sorta di

prospetto riassuntivo che derivi automaticamente da un procedimento contabile.

VALORI DI BILANCIO

La conseguenza del fatto che al bilancio di esercizio si pervenga tramite valutazioni è che

in bilancio troveremo scritti:

 Valori negoziati => derivanti da negoziazioni

 Valori stimati => derivanti da valutazioni

 Valori congetturati => derivanti da valutazioni

Valori negoziati o valori scambiati:

✓ hanno avuto un accadimento negoziale;

✓ scaturiti da una contrattazione tra 2 o più parti

✓ Sono valori EFFETTIVI

✓ (sul testo sono definiti 'quantità economiche')

✓ (NON lo sono gli oneri figurativi)

[Oneri figurativi: impieghi (= costi) di risorse che l'impresa effettua senza approvvigionarsi

di quelle risorse tramite operazioni di scambio. Essi non valgono nel bilancio. Si misurano

in termini di costo - opportunità (= mancato rendimento del migliore investimento

alternativo di quella risorsa)

Interessi di computo: è l'interesse figurativo che matura sul capitale investito nell'attività di

impresa.

N.B. Si arriva al valore negoziato a partire da:

 Valori oggetto di negoziazione => Beni economici di interesse dell'istituto azienda:

beni, servizi. Non lo sono i beni liberi (aria, pioggia, natura)

 Valori che sono attribuiti alla grandezza in fase di scambio sul mercato. Tali valori sono

i prezzi di negoziazione.

 Prezzo = espressione del valore di scambio di un bene.

 Prezzo-Costo = costo sacrificio che l'impresa deve sopportare per l'acquisto di un bene

 Prezzo-Ricavo = attribuito al bene in fase di vendita.

Come minimo deve consentire di coprire tutti i costi sostenuti per la produzione di quel

bene/ servizio, inclusi oneri figurativi.

E' necessario che i prezzi di vendita consentano la remunerazione di tutti i fattori produttivi

incluso il CAPITALE PROPRIO che si remunera con l'utile e avendo DIVIDENDO

(conseguendo un'adeguata politica di autofinanziamento).

PREZZI RICAVO = COSTO DEL PRODOTTO

PREZZI RICAVO = COSTO DEL PRODOTTO + 'MARK UP' (% ATTESA DI UTILE)

Se P.R < C del prodotto in genere si tratta del fenomeno di 'Dumping' per far fallire la

concorrenza.

RICAVO = PREZZO RICAVO x LA QUANTITA' VENDUTA

Valori stimati e congetturati

• Valori che sono risultato di un processo di valutazione e quindi sono SOGGETTIVI

Valori stimati: -Stime (proprie)

➢ Sono approssimazioni al vero; si parla di stima quando la valutazione di una grandezza

potrà trovare un successivo riscontro algoritmico in un valore negoziato; ossia in un

valore 'effettivo' che si manifesterà in un evento. Per la stima ci si avvale di ipotesi

basate su calcolo delle probabilità.

Valori congetturati: -Stime improprie

➢ La valutazione ha come oggetto una grandezza soltanto immaginaria

➢ E' esclusa la possibilità dell'evento futuro che consenta di riscontrare la valutazione

effettuata.

➢ Non c'è nessuna probabilità infatti che l'evento negoziale si verifichi.

➢ Il riscontro diretto del valore congetturato non è possibile

➢ Il riscontro del valore congetturato potrà avvenire soltanto in via indiretta per mezzo di

altre variabili ipotetiche.

Ammortamento: diminuzione valore di bene. Per:

• Senescenza = invecchiamento fisico / tecnico di un bene strumentale

• Obsolescenza = invecchiamento economico tecnico di bene strumentale causato dal

progresso.

25/10 CE o RR

IMPIEGHI CONSUMATI FONTI INDIRETTE

Costi d'esercizio: Ricavi d'esercizio

1. acquisti di materie prime

2. ammortamento

3. perdite presunte su crediti

4. (-) rimanenze finali

Mentre la 1. è un valore Negoziato, la 2. la 3. e la 4. sono valori da valutazioni.

PRINCIPI E CRITERI DI VALUTAZIONE

• PRINCIPIO:

 È una linea guida

 Non può essere trasgredito

 "è di generale accettazione e applicazione

• CRITERIO:

 È una metodologia di calcolo

 Si colloca/applica nel momento della misurazione della grandezza

 Riguarda l'applicazione del principio

 A fronte di uno stesso principio, possono esserci più criteri di calcolo alternativi.

PRINCIPI DI VALUTAZIONE

 'di continuità' o going concern: postulato che stabilisce che tutti gli altri principi di

valutazione previsti per il bilancio d'esercizio, possono essere applicati in ipotesi di

svolgimento dell'impresa in condizioni di ordinaria attività, ossia avendo accertato che

l'impresa non versi in condizione di crisi che ne pregiudichi la possibilità di continuare

in futuro la propria normale attività.

 'di competenza': si fonda sulla correlazione fra costi consumati e ricavi conseguiti e

impone che vadano imputati al reddito d'esercizio i ricavi conseguiti a fronte di tutti e

soltanto dei costi che sono stati sostenuti per conseguire quei ricavi.

 'di prudenza': impone che debbono essere imputati al reddito i ricavi soltanto quando

conseguiti ma i costi anche se solo presunti.

 'di maturazione': impone che i costi e ricavi vengono rilevati quando maturati

economicamente anche se non sono ancora stati pagati i costi o incassati i ricavi.

 'di integrità del patrimonio': non posso inserire valori non veri, andando ad

aumentare il patrimonio netto (Patrim. Lordo capitale di credito). Controllo tutte le

attività, le porto al loro valore effettivo, poi guardo il passivo, e riporto anche debiti non

pagati.

 'di comparabilità': i bilanci d'esercizio di una stessa impresa devono essere

comparabili nel tempo. Si possono confrontare i bilanci. I principi di valutazione

applicati nei bilanci di una stessa impresa non possono essere modificati nel tempo.

Qualora fosse necessario modificarli deve essere data chiara informazione nel

contesto del bilancio.

RELAZIONE TRA CONTABILITA' E BILANCIO

• La metodologia contabile (PD) è 'solo' uno strumento utile ad incanalare nell'apparato

contabile l'esito delle operazioni conseguite dall'impresa ai fini di una loro opportuna

(anche se provvisoria) classificazione secondo la natura dei valori e la loro

classificazione in bilancio.

ES. "Acquisto materie prime": 100 

 Costo di 100 x Acq. Di M.P. =>

 F

Debito di 100 verso fornitori =>

IMPIEGHI

DARE (+) AVERE (-)

100 FONTI

DARE (+) AVERE (-)

100

7/11:

La partita doppia è uno strumento utile perché incanala queste operazioni e l'esito delle

operazioni secondo la loro natura, secondo la natura dei valori almeno provvisoriamente. Al

momento del bilancio bisogna spremere i contenitori per ricavare i valori che rimangono e

metterli nel bilancio. [gli acquisti nel rendiconto reddituale mentre i debiti su fornitori nella parte

patrimoniale] Se ho delle rimanenze di magazzino è evidente che non tutto ciò che ho

acquistato poi l'ho venduto, quindi andrò a valutare le rimanenze e sottrarrò quest'ultime ai

costi di acquisto. Le rilevazioni contabili forniscono i valori da cui partire per formare il bilancio

e non sono il bilancio. Quindi il bilancio di esercizio non deriva automaticamente dalla

contabilità. Bisogna ragionare sui valori che sono stati rilevati. La contabilità fornisce i dati su

cui ragionare per formare il bilancio. L'incremento o il decremento di ricchezza che c'è stato

nell'impresa non va letto tenendo conto solo di quello che è successo. Il sistema di bilancio

va interpretato tenendo conto di condizioni prospettiche, che possono essere sia interne

all'impresa (scelte strategiche diverse), ma anche condizioni di ambiente e di mercato

(esterne) che possono tuttavia modificare il significato delle grandezze dell'impresa stessa

[es. Supponiamo di essere un'azienda che ha come mercato di riferimento la Corea del Nord,

essa viene sottoposta ad un embargo internazionale. Questa scelta influenza pesantemente

l'azienda]. Detto ciò si può sintetizzare il processo di formazione del bilancio in uno schema

che riepiloga tutti questi passaggi:

La situazione contabile è l'insieme dei saldi di tutti i conti, ed è corretta sul piano sintattico se

il totale dei saldi "dare" è = al totale dei saldi "avere" ad una certa data. Un altro controllo è

quello di vedere se ho sbagliato di 'etichettare' i barattoli, quindi verificare se ci sono errori di

imputazioni. Sono rettifiche oggettive che danno di solito origine a giroconti, ossia spostamenti

da un conto all'altro.

IMPIEGHI BENI STRUMENTALI E AMMORTAMENTO

• Hanno la proprietà di produrre e di concorrere alla produzione di altri beni

• Si dicono beni di consumo durevole, in contrapposizione ai beni di consumo immediato

• Bene strumentale: quando dopo essere stato utilizzato permane nell'azienda per

poter essere ancora utilizzato con le stesse caratteristiche in ulteriori processi

produttivi

• La strumentalità di un bene non è data dalla natura del bene ma dalla destinazione del

bene a permanere nell'azienda in quanto strumentale al suo fine istituzionale. [Fiat

500--> consumo immediato per la Fiat, ma per il cliente è strumentale]

• Strumentalità diretta o indiretta

Immobilizzazioni: impieghi che devono essere durevolmente mantenuti per la proficua

gestione di un'impresa. Impieghi la cui dismissione anticipata dal processo produttivo prima

che ne sia esaurita la funzione economica comporterebbe un danno per il processo produttivo

stesso.

[Disponibilità: sono tutte le altre forme di impiego del capitale. Vale il principio opposto delle

immobilizzazioni. Le disponibilità se non vengono disinvestite nel breve periodo (12 mesi)

diventano un intralcio per la gestione d'impresa con conseguente aggravio di costi.]

Ritornando al discorso delle immobilizzazioni, possono essere:

 Materiali: macchinari, impianti, fabbricati, automezzi

 Immateriali: brevetti

 Finanziarie: partecipazioni di controllo in altre società

MODALITA' DI ACQUISIZIONE BENI STRUMENTALI

1. Acquisto --> Fornitore

2. Conferimento --> soci, a fronte di quote di capitale sociale. Deve essere valutato da

un perito esterno indipendente che deve redigere una relazione di valutazione del bene

strumentale che deve liberare quote di capitale sociale. Ma gli amministratori possono

decidere di abbassare il valore dato dal perito (prudenza). Sono beni idonei

solitamente i fabbricati.

3. Costruzione interna o costruzione in economica: se lo fa da sola. Attività

straordinaria, non caratteristica però l'impresa lo può fare. [magari per evitare che una

particolare tecnica costruttiva venga adottata dalla concorrenza oppure per la

sottoccupazione della manodopera]

1,2,3 => l'impresa acquista la proprietà dei beni strumentali

4. Locazione: l'impresa acquisisce solo il processo produttivo. Non li si trovano dentro

le immobilizzazioni, non li si scrive nel patrimonio. Contratta con un terzo [automezzi,

fabbricati, fotocopiatrici], ma la proprietà rimane al terzo. L'impresa secondo il contratto

deve pagare i canoni di locazioni. Questi canoni li ritroverò nei costi nel rendiconto del

reddito.

5. Leasing o contratto di locazione finanziaria: Il fornitore consegna beni strumentali

all'impresa ma li vende a una società finanziaria. Quest'ultima paga il fornitore e fa

firmare contratto di leasing all'impresa che dovrà pagare dei canoni di leasing

[rimborsando la società finanziaria con gli interessi]. Alla fine del contratto, o l'impresa

esercita la facoltà di riscatto del bene pagando ulteriore compenso alla società

finanziaria (genericamente compenso irrisorio rispetto al valore di mercato); oppure

lascia il bene alla società.

I beni strumentali materiali e immateriali sono soggetti a un processo di invecchiamento

[senescenza /obsolescenza].

L' obsolescenza rende un bene ancora integro economico/tecnico non conveniente da

utilizzare. Può colpire direttamente il bene strumentale che diventa obsoleto, ma anche il

prodotto finito (produttori floppy disk o pellicole fotografiche). Senescenza e obsolescenza

concorrono a determinare il fenomeno dell'ammortamento. Ammortamento che definiamo

come la perdita di valore di un bene strumentale provocata dal suo consumo fisico economico

e tecnico, inoltre senescenza e obsolescenza determinano anche quella che si chiama durata

(= vita) economica utile di un bene strumentale. Questa durata economica utile non è altro

che l'intervallo di tempo in cui il bene strumentale può essere convenientemente utilizzato nel

processo produttivo e al termine di questa durata il bene strumentale verrà stralciato

(dismesso). L'obsolescenza interviene a ridurre la durata economica utile che si era ipotizzata

con la senescenza.

L'Ammortamento si calcola attraverso la ripartizione del valore da ammortizzare di un bene

strumentale lungo la durata economica utile. Il valore da ammortizzare è dato dal costo

sostenuto per l'acquisizione di un bene strumentale ridotto al netto del presunto ricavo che

l'impresa avrà (forse) nel momento in cui andrà a dismettere il bene al termine della durata

economica utile- [RICAVO DA STRALCIO]

VALORE DA AMMORTIZZARE = COSTO DI ACQUISIZ. DEL B.S. (-) PRESUNTO RICAVO

DA STRALCIO

14/11: Come quantificare l'ammortamento (che è una congettura, un valore immaginario)?

Innanzitutto significa ripartire il valore da ammortizzare sulla durata economica utile.

Riprendendo l'espressione "VALORE DA AMMORTIZZARE (1) = COSTO DI ACQUIS. B.S

(2) (-) PRESUNTO RICAVO DA STRALCIO (3)" possiamo dire che:

 Il costo di acquisizione b.s. è il valore dell'impiego che l'impresa sostiene nel

momento in cui lo acquisisce. Si può chiamare anche valore di acquisizione o costo

storico.

 Il presunto valore da stralcio è un valore stimato, non nel momento in cui conseguo

il ricavo, ma in una fase precedente. Ovvero appena il B.S. è entrato a regime, all'inizio

della durata economica utile. Stima di lungo termine. 1) E' difficile per il lungo tempo.

2) La stima può gravarsi dei costi di installazione/ disinstallazione. 3) la stima riduce

costo di acquisizione --> quindi il valore da ammortizzare --> che riduce quindi quote

di ammortamento ed aumenta reddito a parità delle altre condizioni. REGOLA BASE:

tra Princ. Di Competenza e Prudenza vince il Princ. Di Prudenza. Se ci sono elementi

fondati su cui basarsi per fare la stima OK. Se l'insieme di elementi è troppo vasto per

fare la stima, per prudenza la stima è = 0.=> Valore da ammortizzare = costo di

acquisizione B.S.

Valore di acquisizione canale

1. Acquisto---> costo sorto in contratto compravendita. Se un bene viene acquistato con

più componenti di costo (consulenza, montaggio beni), tutte quelle operazioni vanno

rilevate insieme come se fosse un unico impianto.

dare

ARREDI

Costo 1000

Consul. Arch, 10

Montaggio 100

Altri costi install. Caso di manodopera 200, che andrò a sottrarre nel RR come

interna incrementi imm. Per costruz interna.

FORNITORI avere

1000

10

MANODOPERA avere

(2000) 100

1900

2. Conferimento---> costo stimato in perizia --> valore peritale

3. Costruzione. Interna---> costi sostenuti per la costruzione

(d) Immobilizzazioni (av.) Incremento Immobilizzazioni x costruzione (costi non consumati,

non di competenza, vanno tolti dal RR.

Il valore di acquisizione di un B.S. è dato dalla somma dei costi cospicui sostenuti per

l'acquisizione del cespite. (inclusi costi di collaudo) (-) Ricavi da collaudo.

CALCOLO AMMORTAMENTO: ripartizione valore da ammortizzare lungo durata economica

utile.

• Criteri di ripartizione:

 A quote costanti: % costante v. da ammortizzare

 A quote crescenti: % crescente v. da ammortizzare

 A quote decrescenti: % decrescente v. da ammortizzare

Esse presentano un difetto: quello di stabilire rigidamente dei piani prefissati di

ammortamento all'inizio della vita del cespite senza prevedere alcun meccanismo

correttivo.

 A quote ipoteticamente o virtualmente costanti: tiene conto di variazioni della

durata E.U. o del V. da Ammort. La quota di ammortamento si calcola dividendo

il valore da ammortizzare per il numero di anni di D.E.U.

QUOTA AMM. = V. AMM / N°ANN D.E.U

COEFF DI AMMORT = QUOTA AMM. / VALORE DA AMM.

Lo scopo è che alla fine delle D.E.U. il valore da ammortizzare sia = al valore

ammortizzato

ANNI VALORE STORICO DA QUOTA DI AMM. VALORE AMM. RESIDUO

AMM.

1 1000 100 100 900

2 1000 100 200 800

3 1000 100 300 700

4 1000 100 400 600

5 1000 300 700 300

6 1000 300 1000 //

7 FONDO AMM.

8

9

10

Costo degli impieghi in beni di consumo (a fecondita semplice): si consumano al

momento del loro utilizzo, una volta consumati non sono suscettibili di essere ancora

utilizzabili con le stesse caratteristiche in processi produttivi successivi. Occorre dividere i 3

–Utilizzo –Consumo

momenti: - Acquisto economico (in correlazione con ricavi conseguiti)

COSTO DEL VENDUTO (RR) => RIM. INIZIALI + ACQUISTI (-) RIM. FINALI (indistinta

rettifica di costi non consumati). Le RIM FINALI vanno nello SP (stato patrimoniale).

16/11

1) Si parte dalla situazione contabile alla data di riferimento del bilancio

2) Si verifica che tale situazione contabile sia sintatticamente corretta.

3) Si apportano eventuali rettifiche "oggettive"

4) Si integrano i valori contabili, con quelli derivanti da stime e valutazioni

Il modello monetario e la nominalità dei valori

• l'unità di misura tipica dei valori aziendali è la moneta.

• È l'unico modulo di commisurazione che consente di rendere confrontabili almeno sul

piano nominale grandezze diverse, quali sono quelle che entrano nei processi

produttivi aziendali.

Funzioni della moneta

▪ La moneta ha più funzioni nelle dinamiche aziendali:

 Modulo di commisurazione dei valori

 Intermediazione degli scambi

 Strumento per accrescere o accelerare i processi produttivi

 Strumento per costruire riserve di valore

La nominalità dei valori

▪ L'utilizzo della moneta come unità di misura e di espressione di grandezze

strutturalmente diverse rende tuttavia le stesse omogenee e dunque confrontabili

soltanto sul piano nominale [es. Dare 500$ in carta di banca; oppure dare 500$ in

datteri].

▪ Le strutture e il peso economico delle grandezze 'misurate' rimangono infatti diversi.

▪ La nominalità è pertanto l'effetto che ricade su valori di bilancio, per la circostanza di

essere misurati ed espressi in moneta di conto che solitamente è la moneta che ha

potere liberatorio negli scambi nel paese in cui ha sede l'azienda.

Momenti nominalistici (=> cause nominalità)

➢ Momento computistico (momento in cui vengono rilevati i valori): è in sostanza la

differenza tra valore nominale e potere d'acquisto, il quale può aumentare per effetto

della deflazione, o diminuire nel tempo per effetti inflattivi. Se il valore nominale è

stabile, il potere d'acquisto variabile fa sì che grandezze uguali abbiano valori diversi.

[Es. Ponendo che in Argentina l'inflazione è del 40-50%: se ho guadagnato 1000$ a

gennaio, a dicembre vale la metà]

➢ Momento costitutivo (fa riferimento alla struttura del valore): non è superabile [es.

1000$ in cassa; 1000$ in impianti o 1000$ in fabbricati? Ovviamente accetterei il

primo, perché gli altri 2 li devo vendere]

– –

Struttura Forma Schema di bilancio

• Struttura: modalità di aggregazione dei valori in classi. Le diverse strutture di bilancio

si differenziano principalmente rispetto a come sono classificate le rimanenze di

magazzino nel rendiconto del reddito.

Diverse strutture:

a. A costi ricavi e rimanenze

b. A costi e ricavi

c. A costi e ricavi e variazioni delle rimanenze

(a) RR o CE P. da Bilancio

Rim iniziali 1000 Ricavi Impieghi Patr.

Acquisti 8000 Rim. Mag. 500

(-) Rim. Finali (500)

(b) RR o CE [valore sintetico] P. da Bilancio

Costo del venduto Ricavi Rim. Mag 500

7500

(c) RR o CE P. da Bilancio

Costi Ricavi Rim. Mag 500

Δ Rim. MP Δ Rim. SL e PF

In quest'ultimo caso bisogna separare le rimanenze materie prime con quelle dei semilavorati

e dei prodotti finiti, e confrontare le rim. Iniziali e finali di ciascuno.

Esempio)

RIM. INIZ MP 200 RIM. INIZ SL E PF 150

RIM FINALI MP (500) RIM FINALI SL E PF (400)

ΔRIM MP |300| Δ RIM. SL E PF |250|

• Forma di bilancio: modo di rappresentare le classi =>

 A scalare

 A sezioni contrapposte

A scalare) RR

RICAVI

(-) COSTO DEL VENDUTO

RISULTATO LORDO

(-) ALTRO COSTO PROD.

RISULTATO LORDO

REDDITO NETTO

A sezioni contrapposte) -

+

• Schema: rappresentazione vincolante, imposta per legge, della struttura e della forma

di bilancio. Il codice civile definisce lo schema obbligatorio di bilancio agli articoli 2423

e seguenti. In particolare art 2424 dà la forma e la struttura obbligatoria dello SP

(prevede sez. Contrapposte) mentre il 2425 del RR (prevede a scalare e struttura a

costi ricavi e rimanenze); facendo salve le disposizioni di leggi speciali per le società

che esercitano particolari attività. Es. Bilanci rendiconti degli intermediari finanziari,

degli istituti di pagamento, delle SGR e delle SIM e bilanci dell'editoria.

[Il sistema informativo deve provvedere a procurare informazioni utili per programmare

controllare fornire un supporto a decisioni consapevoli e razionali agli amministratori].

21/11

SISTEMA INFORMATIVO

E' un complesso di metodologie, opportunamente organizzate per:

 Programmare la gestione (ex ante)

 Controllare (ex post)

 Supportare i processi decisionali

 Consentire di acquisire conoscenze sull'ambiente e sul mercato

Contabilità

➢ È una parte del sistema informativo

➢ è un insieme di rilevazione e di elaborazione di dati aziendali, operate con opportuni

mezzi di annotazione, controllo e memoria.

➢ Rispetto a tipologia, settori e scopi diversi di rilevazione distinguiamo:

a) Contabilità economico patrimoniale (o contabilità generale)

b) Contabilità analitica, o dei costi, o industriale

c) Contabilità di budget

A+B+C insieme formano il sistema di contabilità direzionale integrata

A) Contabilità economico patrimoniale

• Predispone i dati e le rilevazioni necessarie a misurare il reddito nell'ambito del bilancio

d'esercizio.

• La partita doppia è la metodologia che si utilizza

• Rilevazione per origine => in base all'operazione di scambio che li ha originati.

• Le operazioni vengono registrate sul libro giornale in ordine cronologico, sulla base dei

documenti probatori (fatture, bolle) (articolo 2214 del Codice Civile)

• Dati precisi più che tempestivi

B) Contabilità analitica (o dei costi, o industriale)

• Rileva i dati ai fini di effettuare calcoli di convenienza economica in particolare al fine

di calcolare il costo di prodotto.

• Rilevazione per destinazione: rispetto a un centro di costo.

• Costo di produzione = somma dei valori attribuiti ai fattori di produzione impiegati o in

una attività produttiva (es. Fase di lavorazione) o in un prodotto.

• Costo di prodotto = Tutti i costi speciali o diretti (sostenuti per la produzione di quel

bene o per quel centro di costo) + quota costi comuni o indiretti + oneri figurativi.

• COSTI SPECIALI:

 Relativi a fattori produttivi che partecipano in modo esclusivo alla

coordinazione produttiva oggetto di determinazione del costo di produzione.

 Si imputano in modo oggettivo calcolando il consumo effettivo di fattore

produttivo (q)

 Moltiplicando (q) x il prezzo costo (p)

 Quindi un costo speciale può essere calcolato:

QUANTITA' fattore produttivo x PREZZO fattore produttivo

• COSTI COMUNI:

 Comuni a + coordinazioni produttive

 Si imputano in modo soggettivo tramite coefficienti di ripartizione (congetture)

• FIGURE DI COSTO DI PRODOTTO (guardo libro)

a) Costo primo (materie prime + costo manodopera)

b) Costo industriale di trasformazione

c) Costo di fabbricazione

d) Costo pieno aziendale (costo di tutti i fattori produttivi speciali e comuni

imputabili al prodotto)

e) Costo economico / tecnico (include gli oneri figurativi)

ACQUISTI MP X Y Z

1000 350 250 400

CONT. GENERALE " --> C. ANALITICA <--- "

• CENTRO DI COSTO = oggetto 'contabile' di cui si vuole calcolare il costo (reparto,

fase di lavorazione, prodotto)

• Dati tempestivi più che precisi

C) Contabilità di BUDGET

• Rileva e predispone i dati al fine di redigere il budget

• Bilancio previsionale

• si basa su dati preventivi e standard

• Costi e ricavi ipotetici calcolati sulla base di ipotetici livelli di efficienza

LA RICLASSIFICAZIONE DEL BILANCIO D'ESERCIZIO

Significa riesporre i dati del bilancio di esercizio secondo una struttura e una forma diverse

rispetto allo schema obbligatorio secondo cui per legge, il bilancio è stato redatto. Allo scopo

di aumentare il potenziale conoscitivo dello stesso per poter studiare l'equilibrio reddituale,

finanziario e patrimoniale dell'impresa.

Riclassificazione rendiconto del reddito o C.E

• Fonte importante di dati per giudicare le condizioni di esistenza dell'equilibrio

reddituale.

• Occorre utilizzare una struttura e una forma che mettono in evidenza le aree di

–in

gestione nelle quali si sono formati i flussi a reddito per evidenziare particolare- se

il reddito sia stato generato prevalentemente dalla gestione caratteristica o da altre

gestioni accessorie.

• L'obbiettivo è quello di valutare (almeno in prima battuta) quali flussi di reddito

potranno verosimilmente manifestarsi in futuro in quanto provenienti dalla gestione

caratteristica, rispetto a quelle che rivestono un carattere più verosimilmente

"temporaneo", provenendo da altre gestioni.

• Attraverso le riclassificazioni si cerca di passare da una visione meramente storica a

una tendenziale / prospettica.

Conto economico riclassificato (guardo schema libro)

Figure di reddito:

• Reddito netto= figura di reddito che tiene conto di tutti i ricavi e di tutti i costi di

competenza dell'esercizio.

• Reddito lordo= tiene conto soltanto di alcuni costi e di alcuni ricavi di competenza

• EBIT ("EARNING BEFORE INTERESTS TAXES"): calcoli il reddito prima degli

interessi e delle imposte, REDDITO LORDO.

• EBITDA ("EBIT + DEPRECIATION, AMORTIZATION"): prima di aver calcolaro

ammortamenti e svalutazioni.

Riclassificazione Stato Patrimoniale:

• È una fonte molto importante di informazioni al fine di verificare l'esistenza di condizioni

equilibrio patrimoniale e di equilibrio finanziario di un'impresa, ossia l'esistenza di

condizioni di SOLVIBILITA' di breve e di lungo termine.

• Per la riclassificazione si usa il criterio finanziario:

 Gli impieghi (o attività) vanno esposte in ordine di liquidità crescente (o

decrescente)

 Patrimonio netto e debiti in ordine di scadenza del finanziamento.

Le attività vanno esposte al netto delle poste rettificative (bisogna fare una sottrazione

algebrica; sono poste che rettificano specifiche classi dell'attivo. Il fondo ammortamenti

rettifica bene strumentale.

23/11:

[nello schema correggere "se <0 è in grado" con "se >0 è in grado"]

Un margine di struttura positivo (>0) dà giudizio positivo, indicazione decisamente

rasserenante sulla capacità dell'impresa di essere solvibile nel lungo termine. Inoltre ci indica

che tutte le immobilizzazioni sono finanziate da fonti che non devono essere rimborsate.

L'impresa è più indipendente dai terzi finanziatori, dato che il margine di struttura positivo

consente di finanziare anche una parte dell'attivo.

Se il margine di struttura invece è negativo e l'impresa riesce a finanziare le immobilizzazioni

con debiti a m/l termine può comunque andar bene.

Se però l'impresa finanzia le immobilizzazioni con debiti a breve termine bisogna subito

suonar un campanello d'allarme e intervenire.

Relazione tra debiti breve termine (entro 12 mesi) e disponibilità liquide immediate/differite

(crediti entro 12 mesi): la differenza tra liquidità e debiti breve termine deve essere >0, positiva.

Questa differenza è il MARGINE DI TESORERIA [= (b) + (c) - debiti a breve termine. Se

negativo --> si parla di tensione finanziaria nel breve termine].

EQUILIBRIO: nazione dinamica di equilibrio nella gestione. Perché un'azienda sia in equilibrio

deve svolgersi secondo le linee di un'programma, identificando obbiettivi e mezzi, per cui il

sistema produttivo di un'azienda deve basarsi su prospettive di equilibrio economico che si

realizzano quando si verificano nel tempo determinate condizioni. Su questo processo si deve

investire anche nel tempo la continua analisi dell'esistenza di condizioni di equilibrio sotto

l'aspetto reddituale, finanziario e patrimoniale pertanto nel tempo l'equilibrio economico si

realizza quando sono in equilibrio i 3 sottosistemi.

Equilibrio reddituale: quando l'impresa è in grado di autofinanziarsi *.

Occorre che l'impresa ottenga un flusso di ricavi proveniente dalla vendita dei prodotti

superiore al flusso dei costi di acquisto di tutti i fattori produttivi ivi inclusi gli oneri figurativi.

Deve anche garantire la remunerazione.

R > COSTI (remunerazione di tutti i fattori produttivi) => UTILE (dividendi*+capitale proprio)

Equilibrio finanziario (o monetario)

Si raggiunge quando l'impresa ha un flusso di entrate finanziarie sufficiente in ogni istante a

far fronte alle uscite, al flusso di uscite. CASH FLOW. Equilibrio che va studiato nel breve

periodo e poi nel lungo periodo. Nel breve i denari possono derivare da incassi (ricavi) e se

insufficienti l'impresa può indebitarsi (politica di indebitamento). Raggiunge quindi l'equilibrio

finanziario nel breve periodo quando il flusso di entrate (derivanti da incassi e indebitamento)

= al flusso di uscite. Nel B.P l'equilibrio non richiede che l'impresa sia anche in condizioni di

autosufficienza finanziaria. L'autosufficienza finanziaria si ha quando il flusso di entrate è

generato esclusivamente dall'incasso dei ricavi. Ma in un'ottica di lungo termine l'impresa deve

tendere all'autosufficienza.

Equilibrio patrimoniale

Viene giudicato nella CONVENIENTE DISTRIBUZIONE DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO

negli impieghi che si realizza quando c'è una correlazione tra tempo di permanenza degli

impieghi nel patrimonio e tempo previsto per il rimborso delle fonti; e quando le

immobilizzazioni (quindi l'attivo fisso) sono finanziate da: 1) capitale proprio; 2) capitale di

credito m/l termine; mentre le fonti di breve termine finanziano esclusivamente l'attivo

corrente.

N.B. L'aspetto patrimoniale della gestione che è quello che consente di analizzare i piani e i

programmi di un'azienda si dice in termini di vera e propria economia o economicità, in quanto

gli altri aspetti della gestione (reddituale, finanziario) sono dipendenti dalla struttura del

patrimonio. Un disequilibrio patrimoniale pregiudica senz'altro l'equilibrio reddituale e

l'equilibrio finanziario.

N.B. 2 In un'ottica di breve periodo sono possibili temporanei disequilibri in uno dei 3

sottosistemi, senza che venga pregiudicato l'equilibrio economico generale. Invece in un'ottica

di lungo periodo occorre il verificarsi assoluto delle condizioni perché il protrarsi nel tempo

anche di 1 solo dei 3 sottosistemi causa il disequilibrio di tutta la gestione.

28/11:

GESTIONE FINANZIARIA: complesso di decisioni e di operazioni volte a recuperare le fonti

di finanziamento atte a soddisfare il fabbisogno finanziario dell'impresa.

Fabbisogno finanziario: Bisogno di capitali (proprio e di credito) che deriva da 2 circostanze:

1. Il tempo di attesa intercorrente tra momento di sostenimento dei costi e momento di

conseguimento dei ricavi.

2. La struttura degli impieghi.

1) Tempo di attesa tra costi e ricavi: è determinato dalla durata del ciclo produttivo. Si

identifica nell'intervallo di tempo intercorrente tra quando l'impresa sostiene i costi (e ha le

correlative uscite) e quando consegue i ricavi (e incassa le correlative entrate).

Il finanziamento mediante capitale (proprio o di credito) è COMPLEMENTARE al

finanziamento che deriva dalle entrate generate dai ricavi.

(A) L'ampiezza del finanziamento mediante capitali (proprio o di credito) varia in senso

inversamente proporzionale all'ampiezza delle entrate generate dai ricavi. Quanto più elevate

sono le entrate generate dai ricavi, tanto inferiore sarà (a parità di condizioni) il fabbisogno di

finanziamenti in termini di capitali.

(B) L'ampiezza del fabbisogno è funzione della sequenza dei costi e della sequenza de ricavi.

In fase operativa il fabbisogno di capitale varia in base a come, nel tempo, i flussi di entrate si

combinano con quelli di uscite. (Quanto + è breve questo ciclo, ossia quanto + è veloce il ciclo

monetario che intercorre tra il sostenimento dei costi e il correlativo incasso dei ricavi, tanto

inferiore sarà il fabbisogno di capitale circolante). Il flusso di mezzi monetari in entrata e in

uscita (flusso di cassa=> CASH FLOW), determina infatti continue variazioni nelle disponibilità

liquide dell'impresa, ossia nell'entità dei mezzi finanziari disponibili e conseguentemente nel

fabbisogno finanziario.

2) Strutture degli investimenti: il fabbisogno finanziario aziendale è uguale alla somma di

Capitale fisso (=> necessario per acquisire e finanziare le immobilizzazioni, materiali

immateriali e finanziarie) e Capitale circolante (=> fonti che finanziano l'attivo circolante,

mezzi finanziari che si rigenerano al massimo nei 12 mesi; alimenta il ciclo di acquisti-

produzione-vendita; magazzino- crediti- disponibilità). In ottica finanziaria, possiamo pertanto

analizzare gli investimenti per grandi categorie:

(a) Immobilizzazioni tecniche e altri costi pluriennali

(b) Magazzino: scorte di materie prime, di semilavorati, di prodotti finiti

(c) Partite creditorie

(d) Costi di esercizio di ogni specie

Per valutare il fabbisogno complessivo di capitale è necessario perciò considerare (1)

l'ampiezza degli investimenti (2) i tempi di disimpiego (3) la variabilità e l'andamento nel tempo

degli stessi.

INDICI DI BILANCIO

• 3 famiglie di indici: rapporti di grandezze prescelte per la loro significatività

• Quozienti / ratios [reddito / capitale proprio 10%]

• L'indagine per indice mette in evidenza in termini percentuali il risultato. Indagine di

1°momento. Più indici tra loro confrontabili. Non spiega le ragioni.

 (1) Redditività: analizzano la capacità dell'impresa di produrre reddito.

 (2) Solidità patrimoniale: studiano la solvibilità dell'impresa nel lungo termine.

 (3) Liquidità: disponibilità di mezzi monetari che garantisce la solvibilità nel

breve periodo.

(1) INDICI DI REDDITIVITA': relazione tra reddito prodotto con i capitali investiti per ottenere

quel reddito.

• Redditività del capitale proprio:

➢ R.O.E.: "Return On Equity". Utilizzato soprattutto dagli SHAREHOLDERS (soci

investitori). Sarebbe REDDITO NETTO / CAPITALE PROPRIO dove il capitale

proprio è frutto della media tra capitale proprio all'inizio del periodo considerato

e la fine.

• Redditività del capitale investito:

➢ R.O.I. (= R.O.A.): "Return On Investments" (o Assets). Deve essere superiore

al valore dell'indebitamento e all'interesse di computo. Sarebbe REDDITO

OPERATIVO / CAPITALE INVESTITO dove il reddito operativo è della

gestione caratteristica e il capitale investito è la media del capitale investito

all'inizio e alla fine.

Leva finanziaria: si manifesta quando la redditività del capitale investito (ROI) è superiore al

costo del capitale di terzi (oneri finanziari: of). R.O.E.= R.O.I. + D/C x (R.O.I. - OF) dove d/c =

è il rapporto di indebitamento (DEBITI/ CAPITALE PROPRIO)

• Redditività delle vendite:

➢ R.O.S.: "Return On Sales". Sarebbe o REDDITO OPERATIVO / RICAVI

DALLE VENDITE oppure REDDITO NETTO / RICAVI DALLE VENDITE.

(2) INDICI DI SOLIDITA' PATRIMONIALE

• Rapporto di indebitamento: D / C debiti (capitali di terzi) fratto capitale proprio. Se

rapporto pari a 1 è soddisfacente, se invece fosse un rapporto del tipo 3:1 sarebbe

insoddisfacente in quanto si avrebbero troppi debiti.

• G.I.F.: "Grado di Indipendenza Finanziaria". CAPITALE PROPRIO / ATTIVITA'

NETTE. Se indice inferiore al 33 % la situazione patrimoniale dell'impresa è di rischio

(elevata rischiosità); sopra il 66% significa che l'impresa finanza da sé il proprio

sviluppo (ottimo); in mezzo (tra 33% e 66%) bisogna giudicare caso per caso.

• Grado di copertura delle immobilizzazioni = espressione in % del MARGINE DI

STRUTTURA. CAPITALE PROPRIO / IMMOBILIZZAZIONI NETTE

(3) INDICI DI LIQUIDITA', scarsa capacità di indagare sul futuro

• Quoziente di disponibilità, deve essere superiore a 1 ed esprime in % il CAPITALE

CIRCOLANTE NETTO (CCN). ATTIVO CORRENTE / PASSIVO CORRENTE

• Quoziente di liquidità, >1 buon risultato, espressione in % del MARGINE DI

TESORERIA, DISPONIBILITA' LIQUIDE (imm. o diff.) / PASSIVO CORRENTE

ECONOMICITA': insieme di condizioni che permettono all'azienda di perdurare nel tempo.

Condizioni di economicità:

 (1) Autosufficienza economica = autonomia

 (2) Efficienza

(1) Autosufficienza economica: capacità di autofinanziamento, garantita dall'esistenza di

condizioni di equilibrio reddituale; flusso di ricavi che, in una prospettiva di lungo periodo, sia

superiore al flusso di costi sostenuti.

N.B. L'autofinanziamento deve essere assicurato insieme alla congrua remunerazione dei

fattori produttivi (-lavoro; -risparmio)

Autosufficienza economica e autosufficienza finanziaria: l'autosufficienza economica può

essere raggiunta anche se, nel breve periodo, l'azienda non sia in condizioni di autosufficienza

finanziaria. (che si ha quando le ENTRATE generate dai ricavi sono in ogni istante uguali o

superiori alle USCITE). E' sufficiente che l'azienda sia in condizioni di equilibrio finanziario /

monetario.

Economicità:

• Aziendale;

• Super aziendale => Gruppo (unità economica di aziende giuridicamente distinte),

perdita di un'azienda per farne guadagnare un'altra.

• Collettiva => l'azienda non riesce a soddisfare le condizioni di equilibrio economico

perché strutturalmente non è in condizioni di farlo, ma ugualmente può dirsi in

condizioni di economicità se rispetta le condizioni di efficacia e di efficienza.

30/11 EFFICIENZA EFFICACIA

L'efficacia riguarda la capacità di un'impresa di raggiungere gli obbiettivi prefissati; dipende

dalla capacità di selezionare gli obbiettivi, tenendo conto delle proprie risorse (obbiettivi che

devono essere compatibili con la struttura e le risorse dell'impresa)

L'efficienza mette a rapporto gli obbiettivi raggiunti con le risorse impiegate per raggiungerli.

E' misurata da indicatori. La divisione che risulta è RISULTATI OTTENUTI / FATTORI

PRODUTTIVI IMPIEGATI. Questo indicatore studia la capacità di impiego razionale dei fattori

produttivi (lavoro, materiali, capitali) per il raggiungimento dei volumi di produzione

programmati, alle condizioni programmate (in termini di qualità e tempistica). L'efficienza può

essere analizzata in termini di:

• Produttività

• Redditività

Produttività: significa misurare la capacità dell'impresa di trasformare i fattori produttivi

impiegati (input) in risultati produttivi (output), evitando sprechi.

Indici di produttività:

Famiglie di indici del tipo

di produzione ottenuto in Δt) / VOLUME DI FATTORI PRODUTTIVI

Q (=volume

IMPIEGATI

Che è uguale alla scrittura OUTPUT / INPUT

Le indagini possono essere fatte sui rendimenti e su produttività vera e propria.

• (indici rendimento): i rendimenti sono rapporti trà Quantità prodotta e Quantità fattore

produttivo. Sono quasi sempre rapporti di QUANTITA'.

QUANTITA' PRODOTTA / QUANTITA' FATTORE PRODUTTIVO

• Indici di produttività in senso stretto *: RICAVI / COSTI si introduce il fattore prezzo

affinché ci sia il ricavo.

*La disomogeneità, inevitabile con le quantità fisiche, viene superata introducendo il fattore

omogeneizzante prezzo (ricavi, costi)

Diagramma di Redditività

Rapporto tra costi e volumi di produzione

2 categorie di costi:

 Variabili: costi che variano in misura direttamente proporzionale rispetto al variare del

volume di produzione (Q)

 Fissi: non variano al variare di Q

 [Semivariabili: variano meno rispetto a quello proporzionale]

Possiamo considerare le 2 componenti fisso e variabili come singole categorie.

Diagramma costi-volumi di produzione

(p-cvu) è il margine di contribuzione unitario, appunto dato dalla differenza tra ricavi unitari e

costi variabili unitari. Esso è il contributo che la vendita di ogni unità di bene prodotta e venduta

porta prima alla copertura di tutti i costi fissi, e una volta coperti tutti, porta alla formazione del

reddito operativo.Quindi quando il margine di contribuzione totale (somma di tutti i margini di

contribuzione unitari) è maggiore dei costi fissi si genera l'utile, mentre quando esso è pari al

totale dei costi fissi si raggiunge il Break Even Point (B.E.P.). Infatti MCDu=p-cvu e MCD=P-

CV per cui se fosse uguale al tot costi fissi allora CF+CV=P(B.E.P.).

Al fine di ottenere un indicatore relativo, è utile esprimere il margine di contribuzione in

percentuale dei ricavi (MCD%) rapportandolo con la grandezza ricavi totali (MDC/P).

5/12

Il diagramma della redditività ci consente di studiare la relazione tra ricavi e costi.

'Break Even analisys': se una società non è ancora arrivata al B.E.P, è in negativo (in

perdita).

Mentre la retta dei ricavi esce sempre dall'origine degli assi (se vendite =0 allora ricavi= 0), la

Retta dei costi non esce sempre dall' origine degli assi, ma solo se i costi fissi sono uguali a

zero. I costi fissi 'danno' l'altezza da cui parte la retta dei costi.

I punti obiettivo sono (dopo il B.E.P.), il raggiungere l'area di utile.

1° modo è ridurre i costi fissi, in modo tale che la retta dei costi totali si abbassa, ma è sempre

parallela alla precedente.

2° modo è ridurre il costo variabile unitario (non la Quantità), la retta dei costi totali riduce il

proprio coefficiente angolare, si abbassa la retta (si schiaccia verso l'asse X).

3°modo è aumentare il prezzo di vendita, per cui si alza la retta dei ricavi.

4°modo aumento il numero di vendite. L'azienda può attuare una combinazione di queste

tecniche. Tra i 4 modi quelli che sicuramente ci portano a raggiungere punti di utile e quali

portano incertezza: ridurre i costi variabili (abbastanza certo), riduco i costi fissi (sicuro),

aumentare i prezzi (incerto, il mercato della domanda può non assorbire l'offerta), aumento

delle quantità (incerto). Mentre le politiche di riduzione dei costi riguardano l'utilizzo più

efficiente di risorse e quindi riguardano circostanze endogene all'impresa (interne) con la

conseguenza di garantire a parità di altre condizioni l'obbiettivo di migliorare la redditività, le

politiche di aumento dei prezzi e di aumento delle quantità vendute risentono invece di

possibili reazione sfavorevoli del mercato e quindi di riduzione della domanda dei prodotti

dell'impresa e quindi di riduzione dei ricavi.

I limiti della B.E. analysis:

1)ciascuno dei fattori che entrano nel calcolo, viene supposto indipendente dagli altri. Nella

realtà invece ciò non accade quasi mai.

2)è adottabile come lo abbiamo descritto anche come previsione, solo se l'impresa produce e

vende un solo prodotto. Se invece vende una combinazione di prodotti non è previsionale.

3)tutte le quantità devono essere supposte ad essere prodotte e vendute, non si tiene conto

di eventuali rimanenze.

4)non considera le variazioni di capitale investito; funziona solo per una data capacità

produttiva, ma non tiene conto dei suoi incrementi attraverso l'aumento del capitale investito.

[argomenti da studiare anche sul libro magari: 1) problematiche legate alla dimensione

delle imprese (aumento della dimensione); 2) organizzazione del lavoro]

AMBIENTE -MERCATO- SETTORE- SISTEMA COMPETITIVO

Le condizioni di ambiente e di mercato costituiscono variabili esterne (esogene) all'azienda,

che da una parte rappresentano un vincolo per l'impresa, ma dall'altro stimolano il

comportamento delle aziende. (vincolano e stimolano al tempo stesso)

Ambiente: si intende il contesto generale all'interno del quale un'impresa è chiamata a

svolgere le proprie funzioni. L'ambiente è definito da una serie di condizioni di tipo: politiche,

legislative, sociali, culturali, religiose e anche economiche (contesto ampio), che nel loro

insieme determinano quel sistema di vincoli-opportunità all'interno del quale deve trovare

sviluppo la gestione dell'azienda e che ne determinano la struttura e la dinamica dell'impresa.

L'ambiente economico è una parte dell'ambiente; riguarda il complesso di macro variabili che

compongono l'ordinamento economico prevalente in un certo ambito territoriale. L' ambiente

economico può differenziarsi sotto molteplici profili: in particolare il meccanismo di regolazione

della vita economica, che è profondamente diverso se parliamo di un'economia di mercato,

dove la regolazione della vita economica è basata sulla libera iniziativa, rispetto alle economie

di piano, il cui regolatore economico è il pianificatore (vedi economia cinese o periodo

staliniano). [L'unica grande differenza tra una economia di piano, o a decisioni accentrate, e una

economia di mercato, o a decisioni decentrate, risiede nel fatto che la prima ha nella istituzione

Stato il possesso e il controllo dei mezzi di produzione e del capitale finanziario, nonché la capacità

di determinare a priori il costo della forza lavoro e il prezzo di vendita delle merci; la seconda ha

nelle istituzioni private (imprese, corporations, banche) la gestione dei rapporti di produzione e del

capitale finanziario. I prezzi e i salari sono al contempo determinati dalle leggi del mercato e dai

condizionamenti che esse subiscono dalla capacità contrattuale della forza lavoro e dalle pressioni

oligo-monopolistiche dell'offerta]

Ambiente economico e Mercato NON sono sinonimi

Mercato: è un concetto più ristretto. E' dato dall'incontro tra la domanda e l'offerta, rimanda a

un concetto di scambio, per cui il mercato è un insieme di negoziazioni poste in essere da più

contraenti. Questo scambio deve avvenire con una certa regolarità e continuità. Gli scambi

devono avere carattere omogeneo e ricorrenza (frequenza) di comportamenti.

Il mercato si presta ad essere differenziato in relazione a una serie di criteri:

1) Risorse trattate (agricolo, creditizio, edilizio, lavoro)

2)Il tipo di bene scambiato (automobilistico, siderurgico, tessile)

3)Estensione territoriale, ovvero ampiezza geografica (mercato locale, regionale, nazionale,

internazionale, globale). Quello globale sottolinea le relazioni e interdipendenze tra mercati di

uno stesso bene che in passato erano nettamente separati.

4)Fase processo produttivo (mercati di approvvigionamento e di sbocco).

5)Numerosità di imprese concorrenti e le condizioni di svolgimento delle negoziazioni (si

distinguono: come estremi il mercato in 'concorrenza perfetta' e in 'monopolio', in mezzo a

questi due estremi ci sono in oligopolio, in concorrenza monopolistica, in duopolio).

Ogni impresa opera su più mercati.

Settore: è una parte del mercato. Si definisce come un insieme omogeneo di imprese,

'omogeneo' ovvero che producono beni analoghi o che concorrono a produrre lo stesso bene,

legate tra loro da relazioni di interdipendenza (di concorrenza o altro tipo). Il settore definisce

il contesto competitivo di un'impresa ed essa può competere contemporaneamente su più

settori. Non tutti i settori hanno stessa struttura e la struttura del settore determina i

comportamenti delle aziende, che ne determinano i risultati.

Modello "struttura-comportamenti-risultati" è un modello di analisi di struttura del settore

secondo tre variabili:

1)Grado di concentrazione del settore

2)La struttura dei costi

3)Livello delle barriere all'entrata

1) Ci riferiamo alla numerosità delle imprese operanti in quel settore, se esse sono molto

numerose, il settore è poco concentrato e il grado di concentrazione è basso. Viceversa se

esse sono poche il grado di concentrazione è molto alto. Nei mercati in concorrenza perfetta

c'è un alto numero di imprese concorrenti, che singolarmente sono di piccola dimensione. Il

loro prodotto è indifferenziato, perché il prodotto di tutte esse è identico, e indifferenziabile (fa

riferimento a come esso è concepito dal cliente), ossia la capacità di un'impresa di far

percepire al cliente il proprio prodotto come diverso dagli altri, anche se sul piano tecnico è

identico. [Se un'azienda aumenta il prezzo di un bene identico ad un altro che però costa

meno e non fa una grande politica di marketing al fine di rendere differenziato agli occhi del

cliente il prodotto più costoso, l'azienda che ha aumentato il prezzo perde clienti. Il prezzo è

imposto dal mercato e l'azienda non ha nessun potere discrezionale. Se l'azienda vuole avere

un utile deve aumentare le vendite o diminuire i costi.]

L'impresa che opera in un mercato di tipo perfettamente concorrenziale è un'impresa che deve

puntare tutto sull'efficienza minimizzando i costi in quanto qualsiasi intervento sul prezzo

comporterebbe uno spostamento della sua domanda. L'imprese sono tutte piccolissime e

producono tutte lo stesso bene, e hanno tutto lo stesso prezzo, il più basso.

Nel mercato di tipo monopolistico: c'è un'unica impresa di grandissime dimensioni. Il prodotto

è altamente differenziato e unico, massima discrezionalità nella determinazione del prezzo di

vendita, ovvero può scegliere il prezzo. Ciò crea elevati problemi di allocazione delle risorse

(per il mercato). Il massimo grado di concentrazione lo troviamo nel monopolio.

2) Elevata componente costi fissi rispetto a costi variabili. Nei momenti di espansione delle

aziende se ha elevati costi fissi, l'incidenza dei costi fissi sui prodotti diminuisce e i redditi

aumentano, per effetto dell'aumento delle vendite. In fase di recessione (crisi) un'elevata

struttura di Cf è più rischiosa rispetta ad una con più Cv, perché il costo di produzione

aumenta.

3)le barriere all' entrata sono ostacoli che un'impresa nuova entrante in un settore dovrebbe

superare per potersi rendere operativa con le altre aziende operanti nel settore. Più le barriere

son elevate più il settore è protetto (esistenza di un brevetto).

SISTEMA COMPETITIVO

E' una parte fondamentale dell'ambiente economico e possiamo definirlo come lo spazio

economico nel quale l'impresa si presenta con sistemi di prodotto e risultati che sono tipici del

suo core business (sua attività caratteristica). Consideriamo il modello della "concorrenza

allargata". Questo modello si basa sul presupposto che, in ogni settore, la concorrenza non si

limiti alle imprese che tra loro sono competitors, ma che è estesa ad altre categorie di soggetti.

[Concorrenza= Insieme di pressioni esercitate sulle imprese di un determinato settore da un

insieme di soggetti che riescono a influire sulla redditività delle imprese potendo influire sui

costi e sui prezzi di vendita]

I soggetti sono le imprese concorrenti, i clienti, i fornitori, le imprese potenziali entranti e le

imprese produttrici di beni sostitutivi (o beni succedanei).

12/12

I soggetti. Sono clienti, fornitori, imprese potenziali entranti e imprese dei beni succedanei.

I soggetti esercitano vari tipi di forze:

 forza di rivalità tra i concorrenti --> trattiamo un settore in cui operano solo le

imprese

 potere contrattuale dei fornitori --> è un settore in cui operano sia fornitori che

imprese, un contesto molto più ampio. Calcoliamo un potere contrattuale molto elevato

quando i fornitori sono in una posizione di monopolio o comunque sono pochi in

numero, ovvero quanto più i fornitori operano in un settore che abbia un elevato grado

di concentrazione. Il potere contrattuale dei fornitori riguarda l'approvvigionamento da

parte delle imprese.

 potere contrattuale dei clienti --> è più alto quanto più il settore delle imprese è a

elevata concentrazione. Il potere contrattuale dei clienti riguarda il settore di sbocco

dei prodotti.

 minacce di ingresso. Esse sono caratterizzate dall'interesse di nuove imprese a voler

entrare nel settore. Esse dipendono da una serie di circostanze, saranno tanto più

elevate quanto più sono basse le barriere all'entrata e quanto più è alta la redditività

del settore. Il ciclo di vita del prodotto--->(sul quaderno)

 minacce di sostituzione. Si tratta di forze espresse da imprese che producono

prodotti succedanei, ossia di beni che pur avendo caratteristiche diverse da quelle del

bene di riferimento, sono in grado di soddisfare lo stesso bisogno (un succedaneo del

caffè è l'orzo). L'esistenza di imprese produttrici di beni succedanei crea rivalità anche

in sistemi di tipo monopolistico o quasi, infatti se il prezzo del prodotto dettato dal

monopolista risulta troppo elevato, il cliente va a richiedere beni succedanei e ciò

potrebbe spingerlo ad abbassare il prezzo.

Tutte queste forze incidono sui comportamenti delle varie imprese.

Le relazioni di forza osservate all'interno di un sistema competitivo non sono stabili per sempre

e le dinamiche del settore si modificano nel tempo (vedi Apple-Huawei). Se i mutamenti che

avvengono possono essere considerati reversibili allora sono dinamiche congiunturali, se

invece sono mutamenti di natura permanente allora si parla di dinamiche di natura strutturale.

Circostanze che incidono sulle dinamiche strutturali:

• Ciclo di vita

• Grado di concentrazione o di frammentazione

• Livello di esternalizzazione. Consiste nel far produrre ad altre imprese, che diventano

fornitori di quella di riferimento, beni o servizi che in precedenza erano prodotte

dall'impresa di riferimento. Questo processo di esternalizzazione di fasi del processo

produttivo viene identificato sotto il nome di OUTSOURCING. Le attività vengono

esternalizzate per avere maggiore efficienza e per una riduzione dei costi e non

riguarda solo quelle strategiche del core business. Internalizzazione è il contrario,

consiste nel portare all'interno fasi del processo produttivo che prima erano

esternalizzate.

• Spinta all'internazionalizzazione. Cercare nuovi sbocchi (nuovi mercati), si ha quando

i mercati diventano saturi.

STRATEGIE E PIANIFICAZIONE STRATEGICA (nell'ambito di operazione di gestione)

Strategia= un comportamento gestionale orientato al lungo periodo finalizzato a

raggiungimento gli obiettivi primari della gestione di un'impresa in quanto riesce a influenzare

l'ambiente e il mercato nel senso più favorevole alle prospettive di sviluppo aziendale.

La pianificazione strategica richiede di:

• Avere chiari obiettivi nel lungo periodo

• Conoscenza adeguata dell'ambiente competitivo

• Valutazione obiettiva delle risorse necessarie e disponibili per raggiungere tali obiettivi

• Capacità di realizzazione efficace

Le linee strategiche di un'azienda si dispongono secondo un preciso ordine gerarchico: (le

funzionali sono subordinate alle competitive e alle complessive, le competitive sono

subordinate alle complessive)

1. Strategie complessive ---> sono decise a livello corporate, a livello dell'azienda nel suo

complesso (alta dirigenza)

2. Strategie competitive ---> sono decise a livello business, a livello di area strategica

(distinguiamo ad esempio diverse aree strategiche della Apple negli apple pc e negli

smartphone...)

3. Strategie funzionali ---> sono decise a livello funzionale

STRATEGIE COMPLESSIVE

Vengono pianificate a livello corporate, e rientrano nelle seguenti 4 categorie:

1. Istituzionali: riguardano le relazioni tra l'impresa e i soggetti interessati all'attività

dell'impresa. Sono quelle che riguardano la definizione dell'assetto istituzionale.

2. Di portafoglio: riguardano l'identificazione dei settori e dei mercati all'interno dei quali

l'impresa decide di operare e quindi presentare i propri prodotti. Queste strategie

comprendono le scelte di diversificazione (che comportano un multibusiness, ovvero

l'azienda opera su molti mercati---> diversificate - al contrario invece consideriamo il

monobusiness, che opera su un solo mercato---> non diversificata), strategie di

integrazione verticale, le scelte di acquisizione di altre aziende o di cessione di quelle

che si possiedono. Queste strategie stabiliscono il raggio d'azione delle aziende e gli

impieghi da destinare alle varie aree competitive. Si verificano solo nelle aziende

multibusiness. Il fine è sempre di arrivare a nuovi mercati.

3. Organizzative: strategie relative all'organizzazione del personale che riguardano tutte

le ASA (area strategica di affari/business).

4. Reddituali/finanziarie: riguardano tutte le decisioni di investimento e le scelte dei

finanziamenti.

STRATEGIE FUNZIONALI

Sono finalizzate ad ottimizzare la produttività delle risorse attribuite alle singole funzioni,

riguardano le politiche delle funzioni di produzione, di r&s, di marketing, del personale e

finanziaria sia a livello settoriale, sia a livello di singolo prodotto. Esse devono favorire lo

sviluppo di sinergie tra le diverse funzioni.

STRATEGIE COMPETITIVE

A livello business le scelte strategiche riguardano come competere in un determinato

segmento prodotto/mercato, quindi all'interno di un settore o di un mercato specifico.

Le finalità delle strategie competitive: ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti

creando un sistema di prodotto che lo renda preferibile rispetto a quello offerto dalle imprese

concorrenti. Si parla di sistema di prodotto perché si fa riferimento a un sistema unitario di

beni e di condizioni di scambio che sono legati tra di loro da relazioni di complementarità con

cui l'impresa ricerca il consenso dei clienti e cerca di superare la concorrenza. Il sistema di

prodotto è composto da una molteplicità di elementi che riguardano le caratteristiche dei

prodotti, il prezzo, ma anche la notorietà del marchio, l'assistenza tecnica, le condizioni di

vendita e l'ampiezza della gamma dei prodotti.

Esempi di strategie competitive utilizzate sono le strategie di diversificazione e le strategie

competitive di base.

Strategie competitive di base:

1. Strategia di leadership di costo

2. Strategia di differenziazione

3. (Strategia di focalizzazione sui costi)

4. (Strategia di focalizzazione sulla differenziazione)

Può avvenire anche un mix tra le due strategie.

STRATEGIE DI LEADERSHIP DI COSTO

(1) Questo tipo di strategia persegue il vantaggio di costo, ovvero il fatto di riuscire a produrre

al costo unitario più basso per vendere al prezzo più basso rispetto ai concorrenti (il leader di

costo è colui che riesce a fare ciò). Ciò (2) presuppone strutture produttive molto efficienti, (3)

capacità di innovazione di processo, richiede un'elevata efficienza. Essa viene ottenuta

attraverso (4) un'economia di scala, tecnologie esclusive, canali di approvvigionamento

privilegiati e una (5) particolare attenzione alla riduzione dei costi. Il vantaggio di costo è

raggiungibile puntando alla standardizzazione del prodotto (si scontra con le esigenze del

cliente), che tuttavia deve mantenere una qualità sufficiente anche per come viene percepita

dal cliente a mantenere un livello di prezzi di vendita che sia remunerativo. Il difetto (luogo

critico) è sicuramente la qualità del prodotto che spesso è molto abbassata, ma ciò non deve

sottrarre valenza al sistema di prodotto.

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Il vantaggio di costo è raggiunto quando il 'price discount' (prezzo più basso applicato

rispetto ai concorrenti) è inferiore alla riduzione dei costi, ovvero i prezzi scendono meno di

quanto non scendano i costi, quindi rimane una differenza che è la redditività derivante.

STRATEGIA DI DIFFERENZIAZIONE

E' opposto alla strategia di leadership di costo. Esse sono finalizzate a raggiungere un

vantaggio di differenziazione all'impresa che le applica. L'azienda che la adotta punta a essere

unica in un'ASA, predisponendo un sistema di prodotto caratterizzato da un'elevata originalità

e quindi è unica rispetto ai concorrenti, facendo percepire appunto che il prodotto offerto al

cliente è unico. Questa originalità può riuscire in base:

• alla qualità del prodotto, che deve essere la più elevata possibile.

• Il prodotto deve essere massimamente diversificata,

• anche l'immagine dell'azienda deve essere unica ed

• anche il livello tecnologico unico.

Il vantaggio di differenziazione può dirsi raggiunto quando si traduce in un premio di prezzo

rispetto ai prodotti dei concorrenti. Il punto critico sono i costi di produzione, che spesso

risultano elevati. Perché la strategia abbia successo occorre che il livello dei costi non sia

superiore al premium price (premio di prezzo), ovvero che i maggiori costi sostenuti

dall'impresa non devono essere superiori al vantaggio di prezzo che riesce ad avere.

DIMENSIONE E PROCESSI DI CRESCITA DIMENSIONALE

L'economia aziendale studia la conveniente dimensione dell'impresa, ossia la dimensione che

permette all'impresa di perseguire i propri fini con efficacia e di raggiungerli in condizioni di

economicità. Rispetto alla dimensione le aziende si distinguono in piccole, medie, grandi,

tuttavia la conveniente dimensione di un'impresa non è individuabile a priori e non può

mantenersi invariata nel tempo. Nozione di dimensione: è una nozione convenzionale e

relativa al momento e al luogo in cui viene configurata, cioè un'azienda può essere giudicata

di piccole/medie/grandi dimensioni solo se in confronto con altre imprese aventi caratteristiche

di omogeneità o perché appartenenti allo stesso settore merceologico o perché operanti in

uno stesso settore merceologico.

Dimensione in senso fisico= si ricollega al volume di produzione o d'affari che l'azienda è

idonea a sviluppare periodicamente con l'impiego dei fattori produttivi a sua disposizione. Può

essere espressa in termini di:

• Volume di produzione o d'affari (fatturato)

• Fattori produttivi che limitano quel volume: capitale investito in macchinari, numero

dipendenti, volume del capitale investito

Dimensione in senso economico= si riferisce alla forza contrattuale di un'impresa, ossia

alla capacità di quell'impresa di imporre sul mercato le proprie politiche di prezzo cioè imporre

al mercato le quantità di beni che si vogliono vendere al prezzo che decido. In fase di

approvvigionamento avviene in termini di costi e in fase di distribuzione ai clienti in termini di

prezzi-ricavi. L'impresa di grandi dimensioni sotto il profilo economico è un'impresa capace di

esprimere un elevato peso economico sul mercato, il peso economico è la capacità di influire

in modo significativo sulla formazione dei prezzi di approvvigionamento e di sbocco e sul

controllo delle quantità negoziate. Può succedere che un'impresa di piccole dimensioni fisiche

sia di grandi dimensioni economiche, non c'è una grande dipendenza tra le due. Sia i fattori

esterni di ambiente e di mercato sia le scelte di gestione possono orientare un'azienda, data

una sua dimensione, a scegliere di aumentarla (processo di crescita) oppure di ridurla.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gandalf_il_grigio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Clerici Elisabetta.

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