Carlo Goldoni
Lezione 1 27/02/17
Si può effettuare una lettura molto ampia in chiave europea poiché Goldoni (1707-1793) nasce a Venezia, si
muove per tutta l’Italia e nel ’62 accetta di lavorare a Parigi dove permarrà fino alla morte (scrive le sue
memorie in francese).
In Italia, la diffusione della produzione letteraria europea passa soprattutto attraverso il teatro.
Goldoni pubblica le sue opere in vita e promuove ben cinque edizioni per ogni opera; sta all’editore
contemporaneo di sceglierne una.
Dal 1750, anno in cui compare Il teatro comico, cura 5 edizioni: 1) Bettinelli a Venezia, 2) Paperini a Firenze,
3) Pitteri, 4) Pasquali.
Nelle sue opere vengono rappresentati personaggi di diverse nazionalità, caricaturali o stereotipati
(imagologia).
Si può considerare Goldoni sia come autore di teatro, sia come autore di libri stampati da vari editori. La
recente critica tende a integrare le due prospettive; effettivamente non si può capire l’una senza l’altra.
Per parlare di suddette opere, occorre prima comprendere il contesto in cui si ritrovava a operare, ovvero
Venezia nel 1700. All’epoca, Venezia era una repubblica, era la ‘’città dei teatri’’, spesso posseduti da
famiglie nobili che li affittavano a impresari sotto pagamenti.
Il teatro San Luca, dove Goldoni lavora dal 1753 al 1762, era di proprietà della famiglia Ventramin.
Non c’era un mecenatismo che partiva dall’alto, si lavorava per gli ideali pubblici, nel senso che era
necessario piacere al pubblico. L’autore deve sempre fare i conti con le esigenze del vasto e variegato
pubblico veneziano. (‘’a Carnevale vanno a teatro i servitori’’)
A Venezia nel 1700 andare a teatro costava poco; occorreva quindi riempirlo.
L’autore doveva avere stretti rapporti con gli attori e aveva una serie di vincoli verso le ‘’regole’’ del teatro
del periodo.
Se confrontiamo Goldoni con un autore del periodo come Pietro Metastasio, che lavorava per la maggior
parte del tempo a Vienna presso gli Asburgo, a cui non veniva richiesto di scrivere tantissimo, possiamo
notare che la stesura di lettere è molto più frequente con Metastasio che con Goldoni in quanto
quest’ultimo non aveva uno ‘’stipendio assicurato’’, bensì viveva di teatro.
Vittorio Alfieri scrive il trattato ‘’Del principe e delle lettere’’ in cui affronta il tema del rapporto tra letterati
e potere politico: egli esclude che possa esserci un buon rapporto tra le due parti in quanto il potere
politico influenzerebbe il letterato; paradossalmente dice che il potere migliore è quello del tiranno perché
non orienta i letterati verso una precisa direzione.
Uno dei vincoli che Goldoni ha è il rapporto con gli attori dell’epoca.
Nella Commedia dell’arte, gli attori improvvisavano sulla base di uno schema essenziale, il ‘’canovaccio’’.
Ognuno si specializzava in un preciso ruolo. Vi erano ‘’parti serie’’, ad esempio due o tre coppie di
innamorati, e ‘’parti comiche’’, le maschere, due di anziani e due di giovani.
Goldoni aveva capito che doveva scrivere le sue commedie pensando agli attori che le avrebbero
interpretate; in altre parole scriveva determinate parti pensando a chi le avrebbe rappresentate (ragione
del suo successo).
Goldoni cerca di ottenere dei compensi anche dalla pubblicazione delle sue opere. Si propone di dialogare
alla pari con grossi personaggi della sua epoca. Aveva un contratto con la compagnia di Gerolamo
Medebac: senza il suo consenso non poteva pubblicare. Quando Goldoni volle pubblicare un’opera e
Medebac si oppose, Goldoni si infuriò, andò a Firenze e, nel frattempo, Medebac si accordò con l’editore
per pubblicarla. Goldoni li critica per averla pubblicata senza il suo espresso consenso e perché volevano 1
farla revisionare da un terzo quando l’autore (lui!) era ancora vivo e sarebbe stato la persona migliore per
revisionarla.
Lezione 2 02/03/17
Pietro Chiari rifaceva le opere di Goldoni e le rappresentava con un’altra compagnia. Di fatto gli faceva
concorrenza.
Informazioni generali su Goldoni che ci aiutano a comprendere meglio le sue opere:
Goldoni è un uomo di teatro che lavora, scrive testi, non solo da poeta perché vengano letti, ma perché
vengano rappresentati nei teatri pubblici di Venezia. È un uomo di teatro che si mantiene con il suo lavoro,
di conseguenza i suoi testi devono piacere ed essere adatti a compagnie d’attori che hanno alle spalle la
tradizione delle “commedie dell’arte”.
Parallelamente all’attività di uomo di teatro, Goldoni è anche uno scrittore e, in quanto tale, s’interessa
delle edizioni che pubblicano le sue opere. Tuttavia, Goldoni, con tutto il lavoro che ha da sbrigare per
guadagnarsi da vivere, non ha il tempo di stare a lungo in copisteria, quindi si preoccupa solo delle sue
edizioni.
Proprio perché segue le sue edizioni da vicino, Goldoni decide di cambiare la casa editrice Bettinelli per
trovare qualcuno che gli faccia un contratto più vantaggioso. Tuttavia, Medebac e Bettinelli, non la
prendono bene e decidono di pubblicare le sue opere senza consultarlo. Goldoni, per reagire, scrive nei
“Paratesti” contro chi aveva osato pubblicare delle opere senza il suo permesso e senza consultarlo.
Goldoni lotta per i diritti d’autore, un concetto che allora ancora non esisteva.
Goldoni scrive opere teatrali per un pubblico che non è solo a Venezia e scrive libri che possono leggere
solo le persone alfabetizzate (mentre a teatro andavano tutti).
Biografia goldoniana prima del Servitore di due Padroni:
Quali sono le fonti che abbiamo per avere notizie di Goldoni? Egli ne fornisce moltissime già da sé. Farcisce
le sue opere di dettagli che parlano di lui e scrive ben due opere autobiografiche. Ci dà molti dati, ma è
anche vero che questi devono essere correttamente interpretati. Egli compone ad esempio una commedia
(“La trilogia della Villeggiatura”) il cui protagonista si chiama Guglielmo e fa molti viaggi svolgendo molti
mestieri. I mestieri qui descritti sono mestieri che Goldoni ha effettivamente praticato. Uno dei mestieri
citati è ad esempio quello di avvocato. Goldoni, infatti, prima di divenire uomo di teatro aveva preso la
laurea in giurisprudenza e aveva lavorato a Pisa.
In “La bella verità” il protagonista è Loran Glodoci – anagramma di Carlo Goldoni. È un autore di teatro a cui
viene commissionata un’opera, ma che si trova in difficoltà perché tutti gli attori vanno da lui, come in
processione, a chiedere di apportare modifiche, adattamenti all’opera affinché possa adattarsi meglio su di
loro.
Goldoni scrive anche dei testi in cui i protagonisti sono scrittori di teatro e in cui riversa tanti problemi che
aveva nella sua vita quotidiana, reale. In uno il protagonista è Molière, in un altro Terenzio. Sono alter-ego
di Goldoni.
I “Paratesti” sono tutto ciò che accompagna un testo di riferimento. (il frontespizio, la dedica, ecc.) 2
Le opere di Goldoni sono accompagnate ciascuna da una dedica, in cui vengono date anche informazioni
sul perché quel testo è stato scritto e il momento della sua vita in cui l’ha scritto, fornisce quindi anche
molti elementi biografici.
Ma soprattutto fonte per conoscere la vita di Goldoni sono due testi – le prefazioni che scrive per la quarta
edizione delle sue opere pubblicata dall’editore Pasquali (incompiuta – mentre racconta da giovane
s’interrompe). Questa è una sorta di autobiografia a puntate. Parte a raccontare da quando era bambino e
la accompagna con delle immagini. L’altra fonte sono senza dubbio le memorie francesi – Mémoires de
Goldoni pour servir à l’histoire de sa vie et à celle de son théâtre.
Perché Goldoni ha scritto un’autobiografia e che immagine vuole dare di sé? È più probabile che un autore
dica la verità quando parla attraverso un alter-ego rispetto a quando parla di sé direttamente.
Memorie italiane = Prefazioni Pasquali (incompiuta). Il fatto che le memorie italiane servano ad
accompagnare le edizioni delle opere e quelle scritte in francese siano scritte per servire alla storia del suo
teatro, già dice quale sarà il filtro attraverso il quale Goldoni legge la sua vita. Le memorie francesi
(completa) serviranno a pubblicizzare quello a cui serve a Goldoni per il teatro, mentre molti altri aspetti
saranno celati. Sia dalle memorie italiane che da quelle francesi, riguardo l’infanzia, emerge che Goldoni fin
da piccolissimo era come predestinato a scrivere per il teatro ed egli stesso si propone, fin dalla prima
edizione delle sue opere, e dal Teatro comico in particolare, come riformatore del teatro italiano. Se si
parla di riforma, è implicito che la situazione del teatro all’epoca non era poi così positiva. Tutto nella sua
infanzia è visto in funzione del teatro, viene descritto come un uomo che è nato per il teatro (a quattro anni
faceva il teatrino con le marionette; a otto anni comincia per gioco a scrivere una sorta di commediola,
ecc.).
Oltre a mostrare quello che vuole far vedere, il fatto che sempre sia stato predestinato al teatro ad
esempio, ci sono delle cose che Goldoni allontana da sé. Ad esempio, per quanto riguarda uno dei problemi
fondamentali di moltissime figure del ‘700, il problema della satira, intesa come modo di inserire nelle
opere personaggi che rappresentano persone reali e riconoscibili che vengono prese da subito come
bersaglio, che all’epoca non era ben vista. Gli autori di teatro realizzavano questi tipi di personaggi e li
mettevano in scena anche ridicolizzandoli, ma non lo ammettevano.
Goldoni stesso si troverà coinvolto in polemiche contro gli avversari che condizioneranno la sua carriera
veneziana. Si troverà in polemica con Chiari e Gozzi, eppure nessuno dei due (i suoi rivali più grandi, con i
quali si scontrerà) viene nominato nelle sue opere. Gozzi viene nominato solo una volta come fratello di
Gasparo. Comportandosi così, Goldoni condanna i suoi avversari alla damnatio memoriae, alla
cancellazione totale dal panorama del suo racconto.
Inoltre, nelle sue memorie, inserisce un episodio giovanile, del collegio, che serve ad allontanare da sé ogni
accusa di essere uno scrittore che va a colpire personaggi reali. Racconta di aver intrattenuto una relazione
amorosa con una giovane del posto, ma dopo le vacanze lei non l’aveva accolto come doveva. Così, lui, per
vendicarsi, dice di aver scritto una satira (“Il Colosso”), ponendo lei come personaggio ridicolizzato assieme
ad altre persone dell’epoca, ma racconta di essere stato scoperto e per questo punito. Vi sono due aspetti
importanti. Il primo: quando ne parla, riconduce questo testo, strutturato come se fosse una commedia,
alla tradizione della commedia praticata dai greci e in particolare da Aristofane in cui i personaggi erano
caricature di personaggi reali (es. Socrate). ll secondo: dice di essere stato punito e di essersi pentito e di
non aver mai più scritto né letto altre satire, poiché scottato della punizione e umiliazione che ne aveva
ricevuto. Era stato un errore giovanile. Sostenere ciò era utile per la biografia di un autore che era stato più
3
volte “colto in flagrante” per aver scritto opere satiriche. Questo episodio va dunque interpretato nella
giusta chiave.
Fa rappresentare ad un’attrice, con cui aveva intrattenuto una relazione, ma che gli aveva tirato un brutto
tiro assieme ad un altro attore, una situazione analoga a quella reale. L’autore inserisce poi una caricatura
di Pietro Chiari in un testo che si chiama “I malcontenti”, scritto negli anni ‘50.
Circa 10 anni fa uno studioso, che stava studiando le lettere di Carlo Gozzi e del fratello Gasparo, fu
avvicinato durante una conferenza da un erede della famiglia Gozzi, il quale gli ha rivelato di avere ancora
testi nella villa di famiglia Gozzi. Furono ritrovate moltissime opere e materiali (circa 10.000 carte scritte da
Carlo Gozzi). Uno di questi inediti si chiama ‘’Gare teatrali’’, titolo che si riferisce alla gara tra Chiari e
Goldoni. In tali scritti sono presentati due loro alter-ego. L’alter-ego di Goldoni si comporta malissimo
perché mette in scena dei personaggi satirici di chi lo sostiene e gli dona lavoro, invece di farlo con coloro
che gli fanno concorrenza o gli sono avversari, ma ha il grande pregio di nascondere il più possibile i
riferimenti di chi rappresenta. È quindi descritto come una persona che faceva questo tipo di
rappresentazioni satiriche.
Cosa sappiamo del Goldoni giovane – si allontana la prospettiva di fare satira diretta (di persone reali,
poteva però condannare dei vizi) e svolge varie professioni in varie città italiane, alcune delle quali hanno
un certo rilievo per la carriera di scrittore per la scena. Il fatto che Goldoni abbia fatto l’avvocato per anni
può aver dato lo spunto ad alcune trame delle sue opere. In particolare, vi sono sue opere in cui il
protagonista è un avvocato e in questi casi Goldoni inserisce il gergo tecnico di cui era a conoscenza.
Altro mestiere – segretario del cancelliere criminale. Assisteva agli interrogatori gli imputati ritenuti
colpevoli di qualche delitto e faceva le trascrizioni di ciò che veniva detto. Lui doveva selezionare gli
elementi chiave di ciò che veniva detto e soprattutto comprendere gli stati d’animo umani di chi parlava.
Il suo primo ingaggio teatrale fu nel 1734 con Grimani, che era proprietario di due teatri, uno molto
celebre (S. Giovanni Crisostomo) e uno sperimentale (S. Samuele). Gli anni di attività con Grimani dal ’35 al
’43 sono significativi poiché egli fa per il teatro un po’ di tutto. Il teatro dell’opera oltre ad essere recitato
era anche musicale. Vi erano dei librettisti, persone che scrivevano dei libretti, che dovevano essere messi
in musica e poi cantati da cantanti. Goldoni veniva assunto per riadattare vecchi libretti. Fu così che ebbe la
possibilità di lavorare anche con Vivaldi.
Goldoni non inizia subito solo con commedie, ma è anche autore di tragedie. Scrive poi testi per musica,
ma che non dovevano essere cantati da professionisti, ma dagli attori della compagnia sperimentale del
teatro di S. Samuele. Questi testi sono molto importanti perché fortemente parodici. Se un testo non è
cantato da un professionista, e se si legge come sono strutturati questi testi, si riesce a capire come fossero
parodie.
Sono percorsi che poi in seguito Goldoni metterà un po’ in sordina, che si ritrovano come esempio negativo
nel Teatro comico, attraverso il quale li allontanerà da sé.
Un altro genere che pratica abbondantemente è il genere degli “intermezzi” – testi scritti per musica,
scenette comiche, composti da due o più parte, rappresentate tra un atto e l’altro di un’opera seria. Specie
tra un atto e l’altro di opere non accompagnate da musica. Scriveva tragedie, tragicommedie. 4
Oltre a tutto questo, Goldoni scrive anche commedie, che sono inizialmente “canovacci”, che devono
essere adatti agli attori delle commedie dell’arte. La parte del protagonista nel “Momolo Cortesan” è
l’unica che fa eccezione, per la prima volta è tutta scritta.
Dal ’43 al ’48 parte e si allontana dal teatro, ma continua a mantenere il rapporto con i comici. Nel 1745 gli
arriva una lettera da parte di un attore Antonio Sacchi/Sacco (entrambi i cognomi sono validi). Era un
attore molto importante, uno dei più grandi dell’epoca. Specializzato nella parte di servitore
prevalentemente sciocco. Quella che lui rappresentava è la maschera di Arlecchino, ma portata in scena
con il nome di Truffaldino per distinguersi. Il celebre Truffaldino era quindi per antonomasia Sacchi. Egli gli
chiede di scrivere un testo per lui e ciò che verrà fuori da questo lavoro sarà “Il servitore di due padroni”.
Fu l’attore a fornire l’argomento a Goldoni, suggerendogli di lavorarci sopra con la fantasia e Goldoni ne fu
entusiasmato: ‘’che tentazione! Sacchi era un ottimo attore. La commedia era la mia passione’’. L’attore gli
manda un canovaccio precedente scritto dal francese Mandajors ‘’Arlequin valet de deux maîtres’’. Si tratta
di una commedia basata solo su un comico. Goldoni lavorava di giorno come avvocato e la notte alla
commedia.
Nel 1753 viene scritta interamente per la prima volta, tuttavia la prima redazione che Goldoni manda nel
1745 a Sacco, è ancora un canovaccio. Avendo il canovaccio precedente (quello dato da Sacco), possiamo
tracciare le modifiche che Goldoni apporta. Sfruttando la tradizione precedente, Goldoni trasforma
canovacci mediocri in capolavori, ‘’tagliando e cucendo’’ intrecci e storie già esistenti.
Nella lettura de “Il servitore di due padroni”, partiamo dai “Paratesti”. Nel titolo di Goldoni non è presente
il nome del protagonista (Truffaldino/Arlecchino), al contrario del titolo del canovaccio originale.
L’Arlecchino del canovaccio in Goldoni si chiama Truffaldino. Arlecchino è un personaggio abbastanza
sciocco. Il protagonista di Goldoni riesce ad essere incredibilmente astuto ed incredibilmente sciocco allo
stesso tempo, mostra doti di particolare astuzia solo in determinate circostanze. A volte è scaltro, quando
necessita di tirarsi fuori da situazioni scomode, a volte, quando si distrae e non ci pensa, no. La differenza
tra i due è però anche di connotazione geografica. La figura di Arlecchino non era nata in Italia, ma in
Francia per opera di Martinelli che vi lavorava in una corte. Arlecchino aveva incredibili doti acrobatiche,
quindi era rappresentato spesso nei canovacci dell&rs
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