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Metodi e tecniche del servizio sociale

La parola chiave che differenzia l’assistente sociale da altri operatori sociali è la consapevolezza di ciò che fa. Il compito principale dell’assistente sociale è ascoltare, un compito che oggi non è sempre facile. Come in ogni altra cosa, bisogna allenarsi a farlo.

Es. riportato dal prof. Ragazzo che rifiutava la stretta di mano perché per lui era sintomo di abbandono, quindi nei colloqui successivi al primo, l’assistente sociale era consapevole di non dover stringere la mano al ragazzo perché questo innescava una reazione brusca. Si parla di consapevolezza metodologica.

Corso diviso in 4 parti

  • Epistemologia del servizio sociale. L’epistemologia è la riflessione sulla conoscenza scientifica; prima dell’epistemologia c’è la gnoseologia che è la riflessione sulla conoscenza in generale.
  • Teorie di servizio sociale. La teoria è un modo di pensare il servizio sociale, mi dice cosa devo pensare da assistente sociale, non cosa fare.
  • Metodi, strumenti e tecniche del servizio sociale. Per usare questi tre elementi mi servono le teorie.
  • Procedure del servizio sociale. Per operare negli ambienti dove agisce il servizio sociale. La procedura è legata all’ambito di intervento, al problema specifico. Mentre il metodo è generale, non dipende dal problema specifico della persona che va aiutata.

Utente = persona che si rivolge ai servizi sociali.

Esercitazione in classe

Coppie che si raccontano una all’altra e poi vengono presentate all’intero gruppo. Considerazione esercitazione: ogni persona non ha raccontato al gruppo tutto quello che le ha raccontato di sé la collega. Scuola/università gruppo primario, caratterizzato da relazioni molto vicine. Oggi nei gruppi primari si condivide poco. L’assistente sociale è chiamato a creare condizioni per far conoscere le persone nei gruppi.

Nel rapporto a due abbiamo detto cose più profonde di noi stessi, cose che non avremmo mai detto se avessimo parlato in pubblico. Abbiamo costruito microrelazioni che hanno rafforzato il gruppo. Lavorare nel piccolo per rafforzamento nell’insieme. L’assistente sociale lavora proprio sulle microrelazioni.

Mappa concettuale

Gnoseologia – Epistemologia – Teorie del Servizio Sociale – Pensare – Consapevolezza Modelli Teorici del Servizio Sociale Fare → Strumenti – Tecniche Processo di Aiuto → Es. CERN di Ginevra = pensare – fare – pensare. Servizi sociali: schema opposto fare – pensare – fare.

Il sistema dei servizi sociali parte dai bisogni e i problemi delle persone, non da teorie sulle persone. Il lavoro sociale è la disciplina in cui lavorano assistenti sociali ed educatori. Teoria è legata al concetto di scienza. La scienza, per capire cos’è dobbiamo prima capire a cosa serve. Essa serve a spiegare i comportamenti. Quando scopro che in alcune situazioni avvengono quasi sempre determinati comportamenti, la scienza osserva e studia questi comportamenti regolari.

Teoria del bullismo

Si è osservato che nelle classi dove avviene tale fenomeno c’è la presenza di un bullo accompagnato da un certo numero di aiutanti, una vittima che è appoggiata da uno o più compagni, e la maggior parte della classe resta indifferente a ciò che succede. Si verifica una regolarità dei comportamenti. Tale regolarità è definita legge, non in termini di diritto, ma in termini di spiegazione del comportamento. La legge, nel campo sociale, mi dice che c’è un’alta possibilità che il fenomeno accada, non sempre, ma quasi sempre.

Nel caso del bullismo, a volte accade che la vittima finisca per commettere un reato a discapito del bullo. Questa è un’altra legge. Queste due leggi vanno a costituire la teoria del bullismo. Teoria = insieme di leggi che riguardano lo stesso fenomeno.

N.B. Nel campo sociale non c’è automatismo, non c’è determinismo sociale.

Metodi per scoprire una legge

  • Metodo descrittivo: descrive i comportamenti. Descrive cosa accade di fronte a una situazione che sia problematica o meno.
  • Metodo esplicativo: legato a un’ipotesi. Mi trovo in una situazione problematica, e in base alla teoria relativa a quel problema io so che possono accadere alcuni comportamenti. Il compito dell’assistente sociale è quello di verificare se quello che ha teorizzato è un comportamento che accade davvero.

Questi due modelli sono applicati, dall’assistente sociale, alla vita di tutti i giorni.

Metodi induttivo e deduttivo

Metodo induttivo: raccoglie i dettagli e arriva a una spiegazione. Metodo deduttivo: parte da un’idea e verifica se essa è vera.

Tutte le teorie servono a:

  • Spiegare un comportamento
  • Prevedere un comportamento
  • Creare teorie di intervento

Il metodo è un percorso per aiutare le persone. Il metodo del servizio sociale è una serie di procedure che devo attuare per aiutare le persone o la comunità. Il servizio sociale ha due aspetti:

  • Servizio legato a un'azione individuale
  • Idea di servizio inteso come organizzazione, realtà organizzata

Il servizio è un gruppo di persone che lavora insieme con delle regole per raggiungere un obiettivo comune. Ci deve essere un equilibrio tra queste 3 dimensioni. Una di queste dimensioni fa da fulcro rispetto alle altre due, è un po' più importante, ed è l’aspetto metodologico. Il metodo è il fulcro ma non deve diventare mai un dogma, se ben applicato può modificare anche lo scopo.

Il servizio sociale e la sua evoluzione

Il servizio sociale nasce quando diventa una professione ed essa diventa tale quando fa riferimento a una teoria. Esso è passato dall’aiuto spontaneo denominato "aiuto sociale" diventando un lavoro e poi una professione; il servizio sociale è nato con la rivoluzione industriale.

La gente in Inghilterra ha abbandonato le campagne lavorando molte ore in fabbrica ma c’era il problema di chi badasse ai figli e quindi intervennero delle organizzazioni come se si feriva l’operaio o moriva dovevano intervenire delle istituzioni creando un sistema che potesse aiutare la famiglia. Quindi è nata la "società dei servizi"; in quel momento l’aiuto sociale non fu più spontaneo come per es. la Chiesa ma diventò una necessità dello stato di creare degli aiuti per individui che vivevano in città. L’aiuto sociale diventò un’attività come produrre degli oggetti, gestire l’amministrazione di un’azienda, ospedale perché le persone non praticavano più attività di autorealizzazione (riferendosi ai bisogni primari).

Tra fine ‘700 e inizio ‘800 lo stato comincia ad organizzarsi tanto che diventò un’attività professionale; la società è passata da una società semplice ad una complessa per es. per secoli e secoli in campagna c’erano i riti della natura e all’improvviso una persona che abbandonava la campagna per andare in fabbrica il suo rito diventò la campanella che annunciava l’inizio del suo lavoro. Quindi stravolgendo la vita degli individui di conseguenza si stravolse anche la società ed è per questo che diventò complessa.

Nella rivoluzione industriale si cambiò completamente lo stile di vita degli individui e l’aiuto diventò organizzato tanto che ci fu chi studiò l’assistenza sociale con conseguente creazione di teorie dell’aiuto. Le teorie di servizio sociale nascono inizialmente nel mondo anglosassone e poi si divulgarono negli altri paesi. All’inizio il servizio sociale facendo riferimento a teorie di carattere generale come la psicologia, sociologia e non aveva una sua teoria quindi attingeva ad altre professioni non avendo un’identità precisa.

Ma un punto di forza lo aveva e lo ha anche tutt’ora: la nostra professione nasce sul campo ovvero col contatto diretto con le persone ascoltando le loro problematiche e i loro bisogni. Successivamente nacquero delle teorie sul servizio sociale ovvero dei luoghi dove creare queste teorie quindi nacquero le prime scuole di servizi sociali.

Debolezza e forza del lavoro sociale

La nostra professione è oggettivamente più debole e fragile rispetto ad altre perché per es. fare un’operazione chirurgica è difficile ma deve corrispondere a criteri metodologici ben precisi mentre aiutare un minore deviante è complesso umanamente poiché rende oggettivamente difficile il nostro lavoro rendendolo fragile.

Un pensatore particolare di nome Ivan Ilicch teorizzava la fine dei sistemi come quello medico, universitario poiché secondo lui avevano tolto alle persone la capacità di aiutarsi e quindi i piani di aiuto non potevano essere formulati da chi si era specializzato in servizio sociale. Quindi il nostro lavoro si confronta con realtà materiali e immateriali come persone che non hanno casa, cibo e anche con quelle che hanno problemi relazionali, esistenziali, psichiatrici. L’assistente sociale ha un approccio olistico ovvero globale; per es. se un utente viene perché il figlio è stato denunciato per spaccio viene anche per altri problemi non solo per quella determinata difficoltà quindi è per questo che ha un approccio globale; quindi è forte perché si occupa del tutto ma fragile perché non si può occupare di tutto.

Ma tutto ciò si è rafforzato negli ultimi anni poiché 50 anni fa la vita delle persone era molto lineare (andare a scuola, sposarsi, figli) mentre ora questo sviluppo lineare si è stravolto poiché non ci sono più tali necessità per es. famiglia uomo e uomo, figli non necessari come il matrimonio, cambiamento di sesso, procreazione assistita. Non è più presente una società lineare tanto che tale estinzione ha portato la società ad essere complessa/complicata perché è tutto molto più diverso rispetto a 40/50 anni fa.

Un aspetto difficile è quando una persona non vuole essere aiutata e bisogna accettare che in alcune situazioni è impossibile agire. Un modello teorico è un modo di pensare quindi quello del servizio sociale rispecchia ad un modo di progettare d’aiuto; in maniera generale è un insieme di modelli e pensieri per fare delle attività (azioni) quindi ci permette di intervenire nella complessità delle situazioni.

Modelli teorici e loro applicazioni

Un modello teorico serve per dare un aiuto alle situazioni quindi una direzione, che strada/percorso intraprendere; qualunque persona che vive un problema e ciò che rende pesante la situazione è il problema oggettivo stesso ma avendo una direzione cambia la vita della persona stessa.

Sono importanti le informazioni che devo raccogliere o meno; l’assistente sociale dovrà raccogliere le info che saranno coerenti per aiutare l’utente nel suo problema quindi attuare un modello teorico efficiente e corretto per quella determinata situazione. Il modello teorico ci permette, anche, di fare confronti con altre situazioni/utenti per cogliere somiglianze tra di esse attingendo all’esperienza.

Esso non lascia l’assistente sociale da solo; tale affermazione vuol dire che qualche volta si fanno riunioni di equipe (psicologi, insegnanti) con gli assistenti sociali di fronte a problemi molto gravi e quindi ogni operatore inizialmente è da solo di fronte al problema poiché ognuno avrà una sua idea ma grazie al modello teorico si potrà inventare un ipotesi comune con tutti gli altri operatori per non rimanere più nella solitudine di fronte al problema. Quindi l’assistente sociale interverrà all’interno delle sue competenze non uscendo fuori.

Il modello teorico previene un pericolo/errore: evita che la relazione tra utente e operatore possa diventare esclusiva poiché molte volte tra i due si stabilisce una relazione molto profonda che a volte diventa negativa poiché esiste solo utente e operatore eliminando l’essenza del problema non vedendo più il problema nel complesso. Quindi esso agisce per mantenere la distanza tra i due facendo capire quando ci si deve avvicinare o allontanare dall’utente. Il modello teorico mi permette di gestire un aspetto che spesso è stato sottovalutato ovvero ci fa gestire situazioni di crisi/emergenza.

Storia dei modelli teorici

Maria Dal Pra Ponticelli scrisse “I modelli teorici del servizio sociale”; fu il primo libro in Italia che raccoglieva i modelli anglosassoni. Dopo la 2 G.M. in Italia si cominciò a teorizzare; questo succede quando un‘esperienza di lavoro sociale viene descritta in articoli. C’è stato un passaggio nella ricerca teorica dei servizi sociali; quando il lavoro del servizio sociale è passato all’università ha preso una direzione molto scientifica ovvero c’è stato un periodo (30/40 anni) in cui si studiava in modo scientifico come la medicina, matematica.

Accadde questo perché probabilmente si voleva recuperare alla poca professionalità del lavoro sociale rispetto alle professioni giuridiche, mediche. Il carattere scientifico deve essere applicato diversamente all’esistenza umana rispetto a quando si costruisce un ponte ad es. Posso prevederlo in termini di probabilità.

Quindi i modelli teorici di servizio sociale non applicano ciò che noi definiamo “determinismo sociale”. Per es. A e B sono due aspetti di una situazione e quindi se io ho in carica un minore che vive in un quartiere malfamato prevedo che accadrà C ovvero un comportamento che accadrà quasi sempre e di sicuro (90-95%). Mentre in un comportamento antideterminista (si affianca al determinismo quindi non è il contrario) A e B dice che può accadere C ma come può accadere un comportamento D,X,E. Quindi nel mondo sociale si esprime in termini di probabilità l’avvenire di un comportamento. Questo accade anche in psicologia come per es. Freud sull’isteria.

Quindi la scientificità del lavoro sociale si applica con il metodo ma non arrivando a conclusioni rigide e nette. I modelli teorici aiutano a orientare il lavoro del servizio sociale professionale e quando lavora in un ambito comunale, medico, tribunale si articola in 3 dimensioni:

  • Istituzionale: l’assistente sociale lavora in ministero, tribunale per i minori per es. dove dovrà rispettare delle regole e procedure legali ben precise. Bisogna essere coerenti con le leggi del paese (per es. un assistente sociale che lavora in quell’ambito non può commettere reati).
  • Professionale: essa è coerente con i principi del lavoro sociale contenuti nel codice deontologico (racchiude principi che mi inducono a commettere determinati comportamenti ma prima di tutto viene la legge e successivamente tale codice a seconda della fattispecie ovvero situazioni).
  • Sociale: essa è come l’assistente sociale interpreta il suo ruolo all’interno dello sviluppo sociale.

Nel modello teorico è l’incastonazione di diversi elementi sociali come il colloquio; gli elementi sono sempre gli stessi ma cambia il modo in cui l’assistente sociale gli farà incastrare tra loro dando importanza a vari elementi rispetto ad altri. Classificare vuol dire semplificare, fare degli elenchi. Sui modelli teorici si possono fare varie classificazioni ma le più importanti sono 2.

Classificazioni dei modelli teorici

La prima classificazione è divisa in 3 parti:

  • Case work: lavoro sul caso; è il primo modello che viene analizzato agli inizi degli anni ’30 in Inghilterra e viene illustrato un modo di lavorare con gli utenti basato sulla relazione tra operatore e utente molto forte. Viene utilizzato un paradigma (schema) di riferimento del case work che è tipicamente medico; quindi utilizzato nella medicina ovvero studio, diagnosi e trattamento. Utente inteso come paziente.
  • Group work: lavoro con i gruppi; negli anni ’50 in tutto il mondo una parte degli assistenti sociali cominciarono a capire che fu importante anche lavorare con i gruppi (famiglia, marito e moglie, classe, amici). Il lavoro di gruppo fece riferimento a teorie di carattere generale come quella dei sistemi (psicologica, sociologica), della leadership (marketing) e nasce tale lavoro.
  • Community work: negli anni ’50 il lavoro di gruppo si inserì in una comunità più estesa/ampia. Per l’assistente sociale la comunità è legato al territorio (quartiere, città) ed esso lavora nelle comunità per risolvere un problema come per es. problemi di socializzazione all’interno di quartieri dove non ci sono servizi per essa (parchi, centri di aggregazione) e provvederà all’installazione dei tali.

La seconda classificazione comprende 14 modelli che a loro volta sono suddivisi in due gruppi:

  • Il primo gruppo denominato modelli terapeutici/individuale;
  • Il secondo gruppo denominato modelli ecologico/ambientale.

Il primo è legato più all’individuo per il suo cambiamento mentre il secondo dà come punto fermo l’utente all’interno dell’ambiente con le sue varie dimensioni. Il primo gruppo ha 9 modelli (vedere dispense) e prevale:

  • Relazione tra l’individuo e operatore.
  • Tecniche e procedure; soluzione del problema nel seguire procedure e tecniche. Ha come conseguenza che l’assistente sociale ha un ruolo passivo poiché prevale la sua professionalità. L’intervento è oggettivizzato (se va male è colpa dell’assistente sociale).

Il secondo gruppo ha 5 modelli (vedere dispense) e prevale:

  • Una comunità ampia ed estesa con focus sull’ambiente dell'utente.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kitty56 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Berti Giorgio.
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