Carlo Goldoni: la meccanica e il vero
Prologo: tra l'Italia e Venezia
Nel Settecento, Venezia contava circa 15 teatri. Goldoni si muove di teatro in teatro, cominciando dalle zone periferiche fino a raggiungere il centro della città. I suoi "concorrenti", Pietro Chiari e Carlo Gozzi, ne percorrono le tracce: Chiari debutta al San Samuele nel 1749 e Gozzi nel 1761; Chiari passa poi al Sant'Angelo quando nel 1753 Goldoni lo lascia per il San Luca e Gozzi vi approda dopo che Goldoni e Chiari sono fuori città.
A Parigi, Goldoni non riuscì a portare sulle scene la riforma che attuò a Venezia: l’itinerario del teatro parigino andava dal teatro all’italiana di tradizione improvvisa (per cui non si possono scrivere scenari), al canto (per cui si devono scrivere libretti), ai generi riconosciuti e "nazionali".
La formazione di Goldoni è italiana: egli frequentò le scuole dei Gesuiti a Perugia e quelle dei Domenicani a Rimini per poi studiare legge a Pavia, Modena e Padova. A ventisei anni egli è già avvocato veneto ed è costretto a fuggire da Venezia per i debiti di gioco e ad una promessa di matrimonio, ma con in tasca il testo della sua prima tragedia lirica: L’Amalasunta. La sua prima preoccupazione diventa quella di riformare il teatro italiano, dedicandosi specialmente alla commedia.
Tra baronezzo e teatro: gli anni del mezzoservizio
Nella prefazione del 1750 al primo tomo dell’edizione Bettinelli, egli descrive il suo apprendistato come procedente dalla lettura incrociata dei due libri maestri del Mondo e del Teatro. L’autobiografia goldoniana inizia sulle tavole di palcoscenico, da quando Goldoni acquista uno statuto di poeta di compagnia presso il Sant’Angelo, portando in scena riferimenti biografici.
Dopo aver esercitato la professione di avvocato, egli decide di dedicarsi alla scrittura per il teatro a pagamento stipulando, nel 1734, un contratto con il nobile Grimani (proprietario dei teatri San Giovanni Grisostomo e San Samuele). Nel 1737 diverrà inoltre direttore del San Giovanni Grisostomo.
Goldoni inizia col teatro di "parola" presso il San Samuele con tragedie e tragicommedie, per approdare poi alla commedia. L’avvio della riforma goldoniana si ha nel Momolo Cortesan (1738-1739), prima prova con la parte del protagonista scritta, benché composta per il teatro all’improvviso. La Donna di garbo (1743) sarà il primo testo scritto per intero.
Le prove giovanili si ispirano a celebri commedie dell’arte che Goldoni, a corto di titoli, rimaneggia: le premesse al lettore dichiarano la trasformazione letteraria di queste opere, inizialmente pensate a soggetto e poi riscritte in quanto non più presentabili al pubblico educato dal progresso della riforma. Il servitore di due padroni invece avvalora la riconquista al testo letterario del teatro agito della pratica attoriale, ponendo sotto gli occhi del lettore la reinvenzione in forma di scrittura teatrale di uno scenario scritto su richiesta di Antonio Sacchi.
Del periodo del San Samuele importa a Goldoni sottolineare il carattere preriformato delle opere comiche e tragicomiche, ma soprattutto la rivendicazione a sé di un ruolo di battistrada rispetto al genere minore dell’intermezzo per musica. Il San Samuele rappresenta anche il luogo in cui Goldoni inserisce gli intermezzi (cantati da comici) tra gli atti del teatro di parola.
Il teatro a tempo pieno: la riforma come progetto "politico"
Goldoni lascia Venezia a causa dei debiti nel 1743, passando per Rimini e svolgendo, dal 1745 al 1748, l'avvocatura a Pisa.
Il tentativo di smitizzare quanto fatto da Goldoni presso il San Samuele, ha come conseguenza quella di rendere eccezionale la maturazione che si lega alla firma del contratto con la compagnia di Girolamo Medebach. La sua era una compagnia di rango meno elevato, meno professionalmente legata ad una tradizione, quindi più aperta alle novità della riforma. È in questo periodo che egli scrive la Pamela (1750), dal romanzo di Richardson: prima commedia senza maschere e senza dialetto.
Questa sua capacità di trasformazione di materiali letterari in drammaturgia per attori, mostra la via di una riconquista della dignità letteraria del teatro. L’eccesso di moralità nelle opere goldoniane, soprattutto ne L’uomo prudente, indica a Goldoni una rotta alla prosecuzione del suo disegno politico e, rende evidente come questa moralità non sia esente da scandalo, in quanto non mossa da preoccupazioni moralistiche, ma progetto "politico".
Il modello di commedia da lui proposto, con forti istanze di moralità politica, ma al testo stesso, con forti tensioni di ambiguità esistenziale e drammatica, rappresentava ancor meglio ciò di cui la società veneta di allora aveva bisogno, bipartita, lacerata, tra il suo conservatorismo genetico ed il suo bisogno di rinnovamento.
La critica ha teorizzato una troppo schematica teatralizzazione di premesse ideologiche, così da rendere le battute di un personaggio, come dichiarazioni dell’ideologia dell’autore. La commedia goldoniana è uno strumento di conoscenza: la messa in scena della società veneziana, dei suoi disagi e la proposta di una civile correzione, prendono forma attraverso rappresentazioni teatrali.
Repertorio veneziano e scoperta della moralità
La Putta onorata è una delle prime opere che lega il progetto "politico" ad un genere più popolare ed di frequentazione più ampia come la commedia cittadina veneziana. È proprio questo il testo a cui Goldoni si riferisce nei Mémoires, parlando di scoperta della moralità.
La moralità di Bettina non è solo un affare di riforma rispetto ai personaggi del cattivo teatro, ma rappresenta anche un legame con la sensibilità collettiva poiché utilizzata per comprendere il modo in cui il pubblico veneziano guardasse alla "putta onorata". La vicenda di Bettina, insidiata e rapita dal marchese di Ripaverde, voleva essere allusiva ad una violenza che travagliava la società contemporanea: è un periodo in cui a Venezia si assisteva a numerosi processi riguardanti putte violate.
Bettina fu rapita dal marchese di Ripaverde, accostata dal presunto padre del fidanzato e dal “barba” Pantalone, quasi padre adottivo e poi vero padre del fidanzato. La moralità goldoniana consiste precisamente non nella cancellazione degli elementi di fascino, perturbazione e negatività dalla scena, ma nella loro rappresentazione direzionata.
La "moralità" e la "finzione"
[Dettagli su questo tema non sono presenti nel testo originale, pertanto non sono incluse ulteriori informazioni in questo paragrafo.]
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Carlo Goldoni
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Letteratura italiana - Carlo Goldoni
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Appunti Carlo Goldoni prof Valeria Tavazzi