Capitolo 1. Classico e romantico
In ambito artistico, tra il 19 e il 20 secolo si incontreranno spesso i due termini di "classico" e di "romantico", entrambi con due diversi significati che fanno riferimento a due distinti periodi della storia dell'arte: il termine "classico" è legato all'arte del mondo antico greco-romano e a quello che può essere considerato il suo tentativo di recupero umanistico del 15 e 16. Il termine "romantico" fa invece riferimento all'arte cristiana del Medioevo, più precisamente al Romanico e al Gotico.
Worringer ha proposto un'analoga distinzione dei due termini per aree geografiche: il classico al mondo mediterraneo, in cui il rapporto tra uomini e natura è chiaro e armonioso, romantico è il mondo nordico, in cui la natura è una forza misteriosa e spesso ostile. Il classico e il romanticismo sono stati teorizzati a partire dalla metà del 18 secolo e l'inizio del 19, il classico dal Winckelmann e dal Mengs, il romantico dai fautori del Gotico e dai letterati e pensatori tedeschi.
Estetica e poiesis
A partire dalla metà del 18 secolo si delinea una vera e propria filosofia dell'arte chiamata estetica. L'arte cessa di essere considerata come il mezzo di conoscenza del reale, l'attività artistica diventa l'esperienza primaria, il fare artistico e cioè poiesis. Nel momento in cui l'arte acquista maggiore indipendenza, ci si inizia a proporre il problema del coordinamento dell'arte e della sua funzione con le altre attività, all'interno della società. L'artista a questo punto si dichiara un "artista del proprio tempo", che prenderà come spunto di riflessione tematiche e problematiche attuali.
Le fasi del 1700-1800
Dal 1700 alla metà del 1800 si individuano 3 fasi:
- Fase pre-romantica con la poetica inglese dell'orrore e del sublime e della poetica tedesca dello Sturm und Drang (tempesta e impeto) che prende il nome da un dramma di Klinger.
- Fase neo-classica che coincide con la Rivoluzione francese.
- Reazione romantica alle restaurazioni monarchiche, coincidente con le rivoluzioni di massa e le rivendicazioni operaie tra il 1820-1850.
Tuttavia questa periodizzazione non regge per diversi motivi:
- Già nella prima metà del '700 il termine romantico coincide con il "pittoresco" riferito al giardinaggio, opera direttamente sulla natura, modificandola, adattandola ai sentimenti umani.
- La poetica del sublime e del pittoresco riflettono due diversi atteggiamenti del soggetto rispetto alla natura. Per i primi la natura è un ambiente misterioso e ostile che produce nell'individuo insicurezza, disperazione e tragicità, per il pittoresco la natura è accogliente, propizia e favorisce lo sviluppo di sentimenti sociali.
- Le poetiche del sublime che vengono definite proto-romantiche assumono come modelli le forme classiche e costituiscono una delle componenti portanti del Neo-classicismo.
Neo-classicismo e Romanticismo
Il neo-classicismo storico è una fase del processo formativo della concezione romantica. Durante tutto il '600 c'era stata una forte tendenza classica che aveva spinto molti artisti a riplasmare contenuti classici in forme originali. Con l'avvento dell'Illuminismo questa moda passa, l'elemento classico cessa di essere vivo nel presente. Tuttavia il bello ideale torna ad essere rievocato da Canova e da Thorvaldsen da Blake e da Ingres. Con gli Impressionisti, il classico uscirà definitivamente dall'orizzonte dell'arte.
Con la Rivoluzione Francese, il modello classico assume un senso etico-ideologico, ponendosi come la soluzione ideale tra libertà e dovere e ponendosi come un valore assoluto e universale. Questo valore universale culminerà con la caduta dell'Impero Napoleonico, aprendo una nuova problematica: le nazioni devono riuscire a trovare in sé le ragioni di una propria autonomia e il raggiungimento di una convivenza civile tra i popoli. Ecco che nasce il romanticismo storico.
A determinare la crisi dell'arte classica è senza dubbio la nascita della tecnologia industriale e quindi le trasformazioni socio-economiche causate dalla Rivoluzione Industriale. Entra in crisi l'artigianato, che utilizzava le materie prime e i processi della natura e subentra la tecnologia industriale con la riproduzione in serie, agendo sulla natura, trasformando in modo irreversibile l'ambiente circostante, degradandolo.
Esclusi dal sistema industriale, gli artisti si trasformano in intellettuali sensibili in perenne conflitto con la stessa società borghese a cui appartengono. Il bohemien che ripudia la borghesia, disprezza il conformismo e i ristretti orizzonti.
Pittoresco e sublime
Dire che un oggetto è bello significa esprimere un giudizio qualitativo/estetico su quella determinata cosa. La cosa quindi non è bella in sé ma è bella in quanto è giudicata tale. Nel Romanticismo il bello oggettivo verrà contrapposto al bello soggettivo, particolare, caratteristico. Il pittoresco e il sublime determinano due diverse realtà.
Il “pittoresco” è una qualità che deriva dal "gusto" del pittore. A teorizzarlo è stato un pittore A. Cozens, il quale sognava di creare una Scuola di Paesaggisti inglese. Le caratteristiche della poetica del pittoresco sono:
- La natura come sorgente di stimoli a cui devono corrispondere sensazioni dell'artista.
- Le sensazioni visive sono rese attraverso la macchia, più scura o più chiara a seconda di ciò che si vuole rappresentare.
- La varietà della natura.
- Il bello non è ideale come quello tipicamente classico ma è il particolare, caratteristico.
Il pittoresco segna il passaggio dalla sensazione al sentimento. Si esprimeva inizialmente nel giardinaggio perché era un tentativo di rieducare la natura senza distruggerla. Il pittoresco si esprime con tonalità calde, luminose con tocchi vivaci che evidenziano l'irregolarità delle cose. I soggetti sono prevalentemente alberi, tronchi, case, macchie d'erba e pozze d'acqua, nuvole mosse dal cielo. La fattura è rapida, c'è poca attenzione ai dettagli.
I principali esponenti sono: Wilson, Constable, Turner. Il pittoresco sociale (natura-società) Rousseau.
Il “sublime” è stato teorizzato dal Burke. I colori sono esangui, foschi, freddi. I temi sono grotteschi, esasperati, bocche urlanti, occhi sbarrati, la figura è imprigionata in un invisibile schema geometrico. Il bello pittoresco si ispira ai precedenti storici olandesi, il bello sublime a Michelangelo. I principali pilastri della poetica sublime sono: Fuseli, Blake.
Fuseli, svizzero di nascita, seguace del movimento tedesco romantico dello Sturm und Drang, si trovò in Italia a studiare Michelangelo, il supremo esempio dell'artista ispirato, che trasmette messaggi ultraterreni. Blake, che opera negli stessi anni, fu pittore e poeta inglese. La poetica dell'assoluto, il "sublime" si contrappone alla poetica del relativo, il "pittoresco". Mentre Fuseli vive di incubi, Blake vive di visioni.
La poetica del "pittoresco" vede l'individuo integrato nel suo ambiente naturale mentre la poetica del "sublime" l'individuo paga con l'angoscia e disperazione il proprio isolamento. Entrambe le poetiche esprimono il grande problema del tempo, la difficoltà del rapporto tra individuo e collettività.
Neo-classicismo storico
Una delle tematiche maggiormente ricorrenti all'interno dell'arte neo-classica è la condanna degli eccessi dell'arte Barocca e Rococò. L'architettura non deve più riflettere le ambiziose fantasie dei sovrani ma rispondere a necessità socio-economiche. Il primo a teorizzare un vero e proprio trattato filosofico è il tedesco Baumgarten nel 1735, con lo scritto intitolato Estetica. Quest'ultimo si pone come una vera e propria "scienza del bello", si pone a metà strada tra la logica e la morale.
L'ideale estetico tipicamente classico deve essere "razionalizzato", deve rispondere funzionalmente ai rapidi mutamenti della società. L'architettura neo-classica ha caratteri tipologici, le cui forme rispondono a una funzione e a una spazialità ben calcolata. Il modello classico rimane comunque un punto di riferimento per una metodologia progettuale. Comincia a farsi strada l'idea che la città sia lo strumento mediante il quale una società esprima un proprio ideale di progresso. Ciò mette in crisi i pittori che non sanno ancora come interpretare la modernità. Prediligono i ritratti con cui studiano l'individualità, i quadri mitologici in cui, attraverso l'evocazione del passato, proiettano la sensibilità moderna, e i quadri storici che riflettono ideali sociali.
Nasce in architettura una nuova scienza, l'urbanistica. I principali architetti sono Boullee e Ledoux. Il Neo-classicismo è una vera e propria poetica, un atteggiamento morale nei confronti dell'arte. A Milano c'è l'Antolini, a Roma il Valadier, in Germania lo Schinkel, il primo architetto che si reputa un tecnico al servizio della società. Anche la scultura ne risentirà. L'epicentro è a Roma, dove a fornire due diverse interpretazioni del rapporto della nuova arte con quella del passato c'è il Canova e il Thorvaldsen.
Canova è alla ricerca del bello ideale che ritrova nell'antico, portatore di una bellezza ormai andata perduta che tenta di rianimare col calore e l'armonia delle sue creazioni attraverso quella che chiamerà "sublime esecuzione". Diverso è l'atteggiamento del Thorvaldsen che considera il mondo dell'antico come un mondo di archetipi, un mondo di tipi senza emozioni, privo di qualsiasi relazione col mondo empirico, assoluto. Non c'è spazio per niente e nessuno, solo per l'universalità dei concetti espressi in figure. Di fondamentale importanza è il bozzetto, il progetto dell'opera e quindi la formazione dell'artista, che non avviene più mediante l'apprendistato presso i maestri ma in scuole pubbliche, nelle accademie.
Romanticismo storico
I grandi esponenti del Romanticismo storico sono alcuni pensatori tedeschi: Schlegel, Wackenroder e Tieck. L'intento è quello di approfondire il rapporto degli artisti con la società del tempo. Ora si riconosce che la scienza sta prendendo il sopravvento sull'arte e la borghesia industriale ha iniziato la sua rapida ascesa. È contro questa borghesia che si scagliano gli artisti del tempo. Si vuole un'arte che esprima l'ethos religioso del popolo e che restituisca l'etica del lavoro umano a quegli stessi individui che stanno per essere inghiottiti dal sistema industriale.
Ciò ha portato a una rivalutazione del Gotico. L'architettura gotica è cristiana, è borghese in quanto esprime sia il sentimento popolare che la storia della comunità. La rivalutazione del Gotico inizia in Inghilterra all'inizio del 18 secolo e segna la rivincita dell'arte del nord contro il Classicismo e il Barocco romani. L'architettura gotica assume diversi caratteri a seconda dei paesi in cui si è diffusa, riflettendo le differenze di lingua, tradizioni, costumi. Il Gothic Revival ha avuto come teorici: i due Pugin, che associano l'architettura gotica ad elementi tipico del 'medievalismo': il medioevo veniva visto come "nostalgia romantica" in contrasto con gli eccessi della rivoluzione francese e degli sconvolgimenti della rivoluzione industriale.
Il teorico e storico Viollet le Duc, il vero fautore del gothic revival in Francia, aveva intuito quali possibilità potessero aprire nuovi materiali, a cominciare dal ferro. In Germania troviamo Semper e Schinkel che sostengono la priorità della funzione rispetto alle scelte stilistiche.
Il pensiero di Wackenroder e degli Schlegel dà vita al 'revivalismo' dei Nazareni, romantici tedeschi attivi a Roma dal 1800 che si ribellano al classicismo accademico con l'obiettivo di recuperare il mestiere dei pittori 400eschi. Da questo gruppo discende il Purismo italiano (Terani, Bianchini, Mussini e Minardi), con un programma di recupero della semplicità stilistica degli artisti prima di Raffaello. Il movimento fu molto più forte in Inghilterra dove prese il nome di gruppo preraffaellita, l'arte come ricerca nel sacro della verità universale. Il loro maggior sostenitore è Morris. L'artista non è più un visionario isolato dal mondo ma fa parte del mondo ed è in polemica con la società moderna.
Il centro del dibattito è la Francia, dove si delinea una forte tensione tra Ingres e Delacroix circa il significato storico dell'ideale romantico e la società in cui si inquadra. Per Ingres che preferisce lavorare a Roma, la pittura non nasce dalla copia della Natura ma dall'interpretazione della storia, i grandi maestri. Per Delacroix, i fatti del passato sembrano reali, così vividi come se li stesse vivendo in prima persona. Vuole essere un “pittore del proprio tempo”. Géricault sarà l'unico artista a percepire che la vera antitesi da risolversi in sintesi è tra il Classicismo e il Realismo, tra ideale e reale. Egli è un anti-classico e un realista. La pittura romantica vuole essere l'espressione del sentimento ma non vi è sentimento che non sia il sentimento della natura. (Corot)
Da giovane Corot si era mosso in Italia alla ricerca di una estrema chiarezza e sobrietà dell'immagine e scoprì nella rappresentazione paesaggistica la proiezione di qualità interiori, un equilibrio tra il mondo dei sentimenti e il mondo naturale. Courbet, che tenterà la via del realismo integrale, rifiuterà l'ideologia della natura in quanto realismo per lui significava prendere di petto la realtà, a prescindere da qualsiasi giudizio. Courbet si scaglia contro la società industriale che non dà ai lavoratori nessuna esperienza del reale. L'artista simboleggia il tipo del lavoratore libero, che non sottostà alla mercè di un capo né alla logica delle macchine.
Opere
- Blake - Newton 1795
- Fussli - L'incubo 1781
- Boullee - Progetto per il Cenotafio di Newton 1780
- Ledoux - Casa delle Guardie Campestri 1780
- Constable - La chiusa e il Mulino di Flatford 1811
- Turner - Mare in tempesta 1840
- Goya - Fucilazione 1808
- David - La morte di Marat 1793
- Canova - Monumento di Maria Cristina d'Austria 1798-1805
- Ingres - La bagnante di Vampincon 1808
- Géricault - La zattera della Medusa 1818-1819
- Delacroix - La libertà guida il popolo 1830
- Bartolini - Monumento funebre della contessa Zamoyska 1837
- Rude - Rilievo dell'arco di Trionfo di Parigi (La partenza dei volontari 1792) 1833-1836
- Corot - La cattedrale di Chartes 1830
- Rousseau - Temporale, veduta della piana di Montmartre 1850
- Daumier - Vogliamo Barabba 1850
- Guys - Per la strada 1860
- Daumier - Il vagone di terza classe 1862
- Millet - L'angelus 1858-1859
- Pissarro - Sentiero nel bosco in estate 1877
Capitolo 2. L'impressionismo (1860-1870)
Nel '47 Courbet aveva scelto la via del realismo integrale, segnando un netto allontanamento dal classico e dal romantico, poetiche volte a condizionare il rapporto tra l'artista e la realtà. Il problema che si poneva era quello di affrontare la realtà senza condizionamenti, attraverso la pittura. Il movimento impressionista nasce a Parigi tra il 1860 e il 1870 e si presentò in pubblico per la prima volta in una mostra di artisti "indipendenti" nello studio fotografico Nadar nel 1874.
Il nome del movimento risale al titolo di un quadro di Monet intitolato "Impression soleil levant". Le figure emergenti sono: Monet, Renoir, Degas, Cézanne, Pissarro, Sisley. Anche se Manet non ne fece parte, fu considerato il precursore. Aveva sviluppato la tendenza realista allontanandosi dall'integralismo di Courbet e richiamando i pittori moderni, proponendo di liberare la percezione da ogni pregiudizio per manifestarla nella sua pienezza di atto conoscitivo. Dopo il '70 si è sempre di più avvicinato all'Impressionismo eliminando il chiaroscuro e i toni intermedi risolvendo in rapporti cromatici.
Alla prima mostra nello studio fotografico di Nadar si susseguirono altre: 77, 78, 80, 81, 82, 86, suscitando non poche reazioni nella critica ufficiale. Non c'era un programma ben preciso ma si erano evidenziati dei punti fondamentali:
- Avversione per l'arte accademica dei Salons ufficiali
- Atteggiamento realista
- Disinteresse per il soggetto, predilezione per il paesaggio e natura morta
- Lavoro en-plain-air
- Rapporto tra colori complementari
Monet, Renoir, Sisley compiono uno studio diretto, sul vero: lavorano sulle rive della Senna, tentando di rendere più reale possibile l'impressione luminosa e la trasparenza dell'acqua. Cézanne e Degas invece si dedicano a studiare le opere dei grandi maestri. Tuttavia in tutti vi è un medesimo fine: dimostrare che l'esperienza della realtà che si fa con la pittura è un'esperienza piena e legittima, insostituibile da qualsiasi altra.
La fotografia
Il problema del rapporto tra le tecniche scientifiche industriali e quelle pittoriche si concretizza nel 1839, con l'invenzione della fotografia, un rapido processo tecnico che permette di raggiungere la massima precisione nella registrazione dell'immagine, cogliendo aspetti e dettagli del reale che col semplice o...
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