Archeologia e storia dell'arte romana
Cosa si intende per arte romana?
È un problema piuttosto spinoso. È possibile definire un linguaggio comune all'arte romana che lo identifichi come tale. Un caso emblematico è l'Ara Pacis. Quali sono gli elementi che lo rendono arte romana? Si riscontrano diversi problemi in questo: periodizzazione, i manuali indicano il periodo ellenistico tra il 323 a.C. (morte di Alessandro) e il 31 a.C. (battaglia di Azio con la sconfitta di Antonio e Cleopatra), in quest'ottica si può ritenere il periodo dell'arte romana tra il 31 a.C. e fino a Costantino all'inizio del IV secolo d.C. Non può essere così perchè la battaglia di Azio anticipa il principato di Ottaviano ma non decreta la fine della storia greca (dell'arte e manifestazioni correlate), anzi si potrebbe pensare ad una storia di continuità tra questi due mondi.
Lo stesso tipo di problema si può presentare quando si cerca di delimitare l'arte etrusco italica e l'arte romana. Non esiste un momento di cesura netta oltre il quale si può parlare di arte romana, ci sono fenomeni di sovrapposizione ad un certo punto quindi è impossibile delimitare dove finisca l'arte etruria da un punto di vista culturale. Per non parlare della fine dell'arte romana, che essa viene posta convenzionalmente con Costantino, ma questo non vieta che possa manifestarsi fino al 476 d.C.
Delimitazione dell'area geografica
Naturalmente non si può delimitare la produzione artistica solo a Roma ma si può dire che l'arte romana è l'arte delle zone assoggettate al potere di Roma. Questa definizione elimina il problema senza risolverlo perchè un rilievo da Palmira in Siria e una scultura gallica dalla Francia, pur essendo cronologicamente afferenti allo stesso ambito, hanno poco in comune eppure entrambe le aree entrarono in tempi e modalità diverse entro i confini dell'impero. L'impero romano era talmente ampio che c'era una regionalizzazione amplificata. È questa mancanza d'uniformità la caratteristica dell'arte romana.
Caratteristiche distintive dell'arte romana
Non è possibile per l'arte romana individuare quei processi logici ed evolutivi che hanno condizionato lo sviluppo dell'arte greca. Questo rapporto tra arte greca e romana è rappresentato dalla Cista Ficoroni. Le ciste sono contenitori di bronzo destinati a contenere oggetti da toilette. In questo caso l'oggetto viene da Palestrina (Lazio) è iscritto e da qui capiamo che è un dono dalla madre alla figlia per le sue nozze. È datato intorno al IV secolo a.C. Quest'oggetto ha un'importanza significativa per l'arte romana perché è il primo oggetto di cui si sa con certezza che è stato fabbricato a Roma. Lo sappiamo dal fatto che è stato firmato dall'artista Novios Claudios, accanto al quale c'è scritto “mi fece a Roma”.
La cista è un oggetto parlante e dice di essere stata fabbricata da questo Novios Claudios a Roma. Analizzando i dettagli iconografici e stilistici, il corpo della cista (incisa a bulino e che rappresenta un episodio della mitologia greca degli Argonauti) è inciso secondo delle convenzioni stilistiche tipiche nella produzione della ceramica, in particolare della ceramica greca a figure rosse (lo scorcio, l'accuratezza anatomica, i dettagli...). È una cista che pur essendo stata realizzata a Roma è stata realizzata in uno stile che risente della produzione della ceramica greca a figure rosse. Il nome dell'artista è un nome molto frequente in area campana. Anche se questa cista è stata fatta a Roma, in realtà il suo stile ha molto più a che fare con l'arte meridionale del IV secolo a.C. piuttosto che di produzioni urbane. Questo per dire quanto è complicato definire i confini di ciò che è o non è romano, specialmente nell'età repubblicana.
Rapporto con l'arte greca
Il rapporto con l'arte greca è complesso. Ci sono elementi di continuità e discontinuità che si alternano e s'intersecano continuamente. C'è una continuità iconografica e un'innegabile vicinanza con i modelli stilistici greci, soprattutto attraverso il fenomeno del classicismo (l'arte neoattica). La presenza di questi elementi spiccatamente classici, che emergono in diversi periodi più o meno marcatamente fino alla tarda antichità, si può parlare di arte greco-romana.
Ma ci sono elementi di discontinuità, ci sono elementi distintivi che ci portano ad analizzare due fenomeni: il fenomeno dell'arte greca e il fenomeno dell'arte romana. Quali sono questi fenomeni di discontinuità? La più rilevante differenza è intrinseca al fare artistico di queste due produzioni. L'arte greca è un'arte in sviluppo, in divenire. Un sistema in cui i protagonisti si pongono sempre il problema di migliorare rispetto ai suoi predecessori. L'artista greco ha sempre un maestro, s'inserisce all'interno di una tradizione (di bottega, regionale) ma l'arte greca tende allo sviluppo interno (dal kuros fino a Policleto e oltre).
La tradizione letteraria dall'altra parte conferma quest'ipotesi, i trattati greci ci danno l'idea dello sviluppo conseguenziale dell'arte greca secondo generazioni e secondo l'impulso di grandi personalità. Grande importanza viene data alle firme e ai nomi degli artisti perché sono simbolo di snodi essenziali nello sviluppo del processo. Il nome degli autori viene tramandato e registrato.
Evoluzione dell'arte romana
Per quanto riguarda l'arte romana, la situazione è completamente diversa. Se non avessimo da altre fonti delle notizie di eventi storici ai quali correlare i monumenti fondamentali dell'arte imperiale, noi non saremmo in grado di seguire un'evoluzione cronologica dei monumenti romani. Non c'è una continuità ed una sequenzialità nella produzione artistica, ci sono continuamente fenomeni di ripresa e revival. A differenza dei greci, che s'interessavano alle premesse ed ai fenomeni di sviluppo, gli intellettuali romani non hanno interesse per la teoria dell'arte loro contemporanea.
Inoltre gli artisti romani avevano una posizione sociale molto modesta e difficilmente saranno aggiunti alle posizioni di rilievo di alcuni maestri greci. Con poche eccezioni l'arte romana è anonima, non abbiamo firme, se non con poche eccezioni, e le fonti non tramandano i nomi degli artisti. Anche a livello più alto i nomi degli artisti romani non sono conservati.
Rimangono molti nodi insoluti, come sia potuto nascere un fenomeno artistico come l'arte tardoantica. Otto Brendel era un tedesco fuggito negli USA durante la Seconda Guerra Mondiale e che scrisse, nel 1953, la sua Introduzione all'arte romana. Brendel per primo s'interrogò su questa molteplicità dell'arte romana ed arrivò alla conclusione che è proprio questa molteplicità ad essere la caratteristica dell'arte romana, quella che la rende diversa dagli altri fenomeni artistici.
Questo pluralismo di fonti e di ispirazioni viene spiegato da Brendel con due chiavi: la prima è il processo di formazione dello stato romano e quindi dell'arte romana. Via via che Roma si allargava inglobando città e culture diverse, dall'Etruria fino all'Oriente greco, nel contempo la cultura e la civiltà romana assimilavano spunti da queste nazioni sottomesse. L'espansione di Roma, che iniziava dall'Italia e via via verso aree sempre più ellenizzate, coincide con una sempre più ellenizzazione della cultura e dell'arte romana.
Se nell'età arcaica sono gli Etruschi a fare da padrone, più avanti, arrivando a contatto con la Magna Greca, poi con la Grecia e poi con l'Asia Minore, il mondo romano si arricchisse di stili provenienti da regioni che sono sempre più marcatamente ellenizzate. Questi elementi della cultura etrusca e greca sono assimilati ma anche sistematicamente elaborati e alla fine ciò che ne emergerà sarà la creazione di un nuovo carattere figurativo e che prenda spunti diversi da culture diverse arrivando ad una sintesi che è autenticamente romana.
Arte come selezione e standardizzazione
Se volessimo semplificare potremmo dire che in realtà il ruolo dell'arte romana fu quello di una selezione e di una standardizzazione provenienti da altri ambiti culturali, che ebbe come risultato la creazione di un linguaggio figurativo nuovo e diverso. Quindi questi spunti di arte greca, che noi conosciamo nell'arte romana, sono stati scelti, riadattati e piegati ad esprimere interessi, preoccupazioni e motivi propriamente romani, come il ritratto, che a Roma assume delle caratteristiche molto connotate che sono diverse da quelle del ritratto greco.
Possiamo fare lo stesso discorso per altri aspetti della produzione romana, ad esempio il rilievo storico che in Grecia non esiste e quando compare è imbevuto dei miti, come ad esempio il fregio del Partenone. Il rilievo storico romano prende elementi e li piega per esprimere concetti e preoccupazioni proprie della cultura romana.
Un altro fatto interessante è che l'arte greca è arte per arte, cioè ha una finalità intrinseca a se stessa. Mentre l'arte romana è utilizzata per esprimere messaggi di tipo politico, religioso ma non è fine a se stessa, non è un esercizio intellettuale ma è uno strumento per conseguire un fine, è un mezzo comunicativo di espressione che è modellato in base al pubblico a cui è diretto. Per ottenere un'efficace trasmissione di questi contenuti si assiste ad una standardizzazione dei modelli, spesso greci ed etruschi, in schemi iconografici che vengono selezionati per esprimere concetti facilmente comprensibili.
Pensiamo alla personificazione del Senato romano, il Genio del Senato, che è un uomo barbato in toga che compare spesso. Nel mondo greco le personificazioni esistevano, pensiamo a Nike, la personificazione della vittoria, Ecumene, la personificazione del mondo conosciuto. Però queste iconografie a Roma vengono riutilizzate e trasformate in senso romano e forzate entro uno schema linguistico del linguaggio figurativo che è propriamente romano ed esprime concetti romani.
Se l'arte romana è un sistema semantico, fatto per veicolare dei concetti astratti o giuridici, che cosa ne è dello studio dello stile nell'arte romana? Lo studio dello stile nell'arte greca era tutto, perché era un fatto consapevole. Nell'arte romana si è portati a pensare che lo stile non sia importante, se quello che conta è solamente il messaggio che l'arco trionfale o la colonna trasmettono capire a che stile appartiene è un fatto secondario.
Ma in realtà non è così perché è lo stile è esso stesso il mezzo attraverso il quale il messaggio viene trasmesso e la scelta di uno stile arcaistico, piuttosto che uno stile ellenistico o uno di matrice italica, è una scelta fatta in relazione al tipo di messaggio che si vuole trasmettere e al tipo di pubblico che si vuole raggiungere.
È importantissimo essere in grado di decodificare gli aspetti stilistici anche dei monumenti romani perchè il contenuto del monumento, il suo significato, quello che trasmetteva a chi lo osservava, è mediato attraverso la scelta del soggetto e lo stile entro il quale il soggetto è rappresentato. Lo stile ci illumina anche sugli aspetti sociali, le aspettative del pubblico a cui era rivolto, il tipo di committenza e il livello di questa, i gruppi sociali ai quali questo monumento era rivolto.
L'Italia tra il 900 e il 730 a.C.
In ultima analisi è proprio dallo stile che non può non partire qualsiasi considerazione generale sulla concezione dell'arte presso i romani. Quindi la lettura formale del monumento rimane centrale anche se i problemi che ci interessano magari sono di natura sociologica o antropologica, perché lo stile è la chiave di lettura, senza di questo non si può capire la natura del documento.
Rapida premessa della situazione dell'Italia tra 900 e 730 a.C. L'Italia peninsulare nell'età del Ferro era suddivisa in zone culturali molto distinte. Il Nord è caratterizzato da culture celtiche, al Centro il villanoviano e la cultura medioadriatica nel Piceno, nelle Marche, la cultura laziale nel Lazio a sud dell'Etruria, cultura delle tombe a fossa e un po' di villanoviano in Campania, cultura peuceta e messapica nella Puglia e il panorama complesso e diversificato delle isole.
Per quanto riguarda gli aspetti geografici l'Italia dell'età del Ferro aveva una differenza significativa sulla costa tirrenica occidentale rispetto alle coste adriatiche. La costa tirrenica è mediamente più accessibile, ha un maggior numero di porti naturali, zone pianeggianti, fiumi navigabili e una marcata fertilità che è commisurata dalla presenza di numerosi vulcani. Invece la situazione sulla costa adriatica era assai più aspra e meno favorevole ad insediamenti di lunga durata, la regione del Lazio in particolare è molto paludosa caratterizzata dalla presenza di laghi che sopravvissero fino ad anni recenti, negli anni '30 si svolse la bonifica delle zone pontine.
La situazione in età antica e fino agli inizi del Novecento era quella di un enorme lago che andava da Cori fino a Terracina, una zona malarica, poco ospitale e poco popolata, anche se in realtà ci sono stati tentativi di irrigimentazione delle paludi fin dall'età arcaica. Le alture principali sono concentrate a Sud-Est della zona di Roma nell'area che oggi si chiama dei castelli romani ma che più correttamente dovrebbe essere definita dei Colli Albani, qui ci sono delle alture, laghi entro crateri vulcanici estinti. La zona dei Colli Albani era il cuore sacrale della regione tant'è vero che è il centro religioso dei latini, con capitale Albalonga.
A differenza dell'Etruria il Lazio ha pochissime risorse minerarie. Quindi l'importanza della regione consiste nell'importanza del Tevere, che costituisce una via navigabile in antico che consentiva il commercio tra il mar Tirreno e le zone interne fino all'Umbria. C'erano poi importanti vie di comunicazione tra l'Etruria e la Campania, che passavano dal Lazio, e alcuni porti importanti, tra cui il porto di Anzio. Ostia non divenne porto se non nell'età imperiale con Claudio, ciò nonostante esisteva l'insediamento alle foci del Tevere.
Le saline, che caratterizzarono quell'ambiente, furono il motivo della nascita di un centro urbano importante in questa zona, perchè il commercio di sale aveva un ruolo fondamentale in antichità, in assenza di altre metodologie di conservazione degli alimenti. Si stima che una persona in media consumasse 25 kg di sale per conservare le pietanze e quindi le navi che trasportavano il sale verso l'interno dell'Italia, passavano necessariamente nella zona in cui sorgerà Roma, in cui c'era l'isola tiberina che consentiva un'agevole passaggio tra l'Etruria e il Lazio attraverso il Tevere.
Nella zona dell'isola Tiberina nacque il porto fluviale in questo momento e che si arricchiva grazie ai dazi pagati dalle navi che portavano il sale lungo il Tevere dal Tirreno verso l'Umbria. Ci sono ragioni geografiche per cui il guado dell'isola tiberina diventerà un luogo importante di commercio. In questa zona sorse anche un mercato delle carni, naturalmente l'abbondanza di sale facilitava la presenza di un mercato di quel tipo in quella posizione, come il Foro Boario. È nei pressi dell'isola Tiberina che si sviluppano fenomeni di urbanizzazione, connessi ai rapporti commerciali tra i popoli latini e l'Italia interna.
Origini storiche di Roma
La ricerca delle origini storiche di una città, e della città di Roma che in particolare fu di enorme successo come tipo d'insediamento, appassionava anche gli autori antichi che in più di un'occasione s'interrogavano sulle ragioni di questo insediamento. Le varie tradizioni letterarie riportate dagli autori antichi non corrispondono alla realtà dei fatti, piuttosto riflettono le tradizioni e la cultura dell'ambiente che le aveva prodotte, gli obiettivi anche politico-propagandistici delle età e dai ceti sociali dalle quali queste tradizioni letterarie ebbero origine.
Non si può ricercare nelle fonti la verità storica sulla fondazione di Roma, perchè queste saghe letterarie avevano motivazioni politiche, geografiche e riflettevano le aspettative e preoccupazioni dei loro committenti. Tra l'altro i primi autori che ci parlano della fondazione di Roma, ad esempio l'Eneide, sono posteriori di centinaia di anni rispetto ai dati narrati e questo salto temporale è difficile colmarlo. Virgilio in età augustea nel I a.C. con l'Eneide afferma la versione che diventerà canonica delle origini di Roma.
Enea in questa versione fugge da Troia, arriva nel Lazio dove si afferma la discendenza. Il figlio Ascanio detto Iulio e antenato della gens Iulia si afferma come re di Albalonga. La storia prosegue con la leggenda di Romolo e Remo, figli di Marte e Rea Silva, vengono esposti alle acque dall'usurpatore di Albalonga, vengono trovati dal pastore Faustolo e nutriti dalla Lupa ai piedi del colle Palatino. La storia continua con la contesa tra i due fratelli riguardo alla fondazione della città, Romolo voleva fondarla sul Palatino mentre Remo sull'Aventino, Romolo uccide Remo e regna fondando la città di Roma.
Varrone attribuisce ad una data precisa la fondazione di Roma, il 753 a.C. Alla metà del VIII secolo a.C. secondo la tradizione letteraria canonica, quella riportata da Virgilio nell'Eneide, Romolo fonda Roma. Questa tradizione è l'esito di un processo di rielaborazione mitico molto più antico, che in parte risale addirittura al mondo greco. La nascita di Roma, già nel V secolo a.C., in Grecia era già connessa ad Enea e ai troiani quindi Virgilio rielabora un tema che già circolava nella Grecia del V secolo dove già Enea, secondo alcuni autori.
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Riassunto esame Archeologia e Storia dell'Arte Romana, prof.ssa Ilaria Romeo
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