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Appunti apparato circolatorio

Appunti di anatomia umana sull'apparato circolatorio basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Donetti dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Medicina e chirurgia, Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Anatomia umana docente Prof. E. Donetti

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terminale è arteria sacrale mediana, poi aorta addominale si biforca in arterie iliache comune

che in cavità pelvica si biforcano in arteria iliaca esterna e interna, la esterna continua in arto

inferiore e va a vascolarizzare arto inferiore, la interna dà rami che si occupano di visceri della

pelvi, dell’apparato urinario, genitale e in parte delle pareti muscolari. Rapporti di aorta

addominale: spostamento leggermente a sinistra, in parte di destra c’è vena cava inferiore

con cui prende rapporto parete laterale verso destra di aorta addominale. Aorta addominale

ha rapporto con surrene di sinistra in suo tratto più craniale, distinzione di piani per rami di

aorta addominale. Piano impari viscerale anteriore mediano che si occupa del canale

alimentare con tre rami. Piano laterale pari viscerale per organi di apparato urinario, genitale

e endocrino. Rami postero laterali con disposizione metamerica. Primo ramo di aorta

addominale sono freniche inferiori. Primo ramo impari e mediano è il tronco celiaco o tripode

celiaco, da questo vaso originano subito tre vasi, due diretti verso antimero di sinistra e uno

diretto verso antimero di destra. Verso sinistra il primo ramo di tronco celiaco è arteria

gastrica di sinistra, arteria poi con decorso orizzontale che è arteria lienale o splenica che

decorre su margine superiore del pancreas, si dirige a ilo di milza e la vascolarizza, per

arrivare da aorta addominale a milza sfrutta margine superiore di pancreas. A destra ramo

che emerge dal tronco celiaco è l’arteria gastroepatica. Tronco celiaco si occupa di

vascolarizzazione di parte addominale di esofago, di stomaco, duodeno, pancreas, milza.

Arteria gastroepatica si ramifica in arteria epatica propria e in un’arteria gastrica di destra.

Arteria epatica prima di arrivare a fegato dà ramo che è arteria cistica che vascolarizza la

cistifellea, arteria gastrica di destra si dirige verso sinistra e si anastomizza con arteria

gastrica di sinistra, vascolarizza porzioni di stomaco superiore e destro. Scendendo si ha

arteria gastroduodenale che si ramifica in un’arteria gastroepiploica di destra e in un’arteria

pancreatico-duodenale superiore. Arteria gastrica di sinistra dà dei rami gastrici che

vascolarizzano parte inferiore e sinistra di stomaco. Arteria lienale prima di dirigersi a milza dà

rami pancreatici, prima di entrare in ilo di milza dà arteria gastroepiploica di sinistra. Ramo

che emerge subito sotto tronco celiaco, in aorta addominale, è mesenterica superiore che

fornisce pancreatico-duodenale inferiore che si anastomizza con pancreatico-duodenale

superiore. Rami che originano da mesenterica superiore nascono ad arcata e terminano poi

con arterie rette, mesenterica superiore si occupa di porzione di destra di canale alimentare e

in parte di colon trasverso, abbiamo quindi arteria colica di destra, una media, la pancreatico-

duodenale e un’arteria che si dirige verso ileo che è prima porzione del colon, da cui abbiamo

come estroflessione l’appendice vermiforme vascolarizzata da arteria appendicolare che

origina da mesenterica superiore. Arterie intestinali sono più di 15, poi coliche e ileocoliche e

pancreatico-duodenale. Mesentere è una certa porzione di intestino, quindi arterie

mesenteriche collegate a intestino, la superiore vascolarizza porzione di destra di intestino e

di colon trasverso, il resto vascolarizzato da mesenterica inferiore che origina a livello di L3,

che vascolarizza colon discendente, sigma e retto, con arteria colica di sinistra, le sigmoidee e

l’arteria per il retto. Piano laterale viscerale pari ha come primi rami le arterie surrenali, più o

meno allo stesso livello ci sono le arterie renali e a livello di L2 le arterie gonadiche, nel sesso

maschile sono le testicolari, nel sesso femminile sono le ovariche. Ghiandole endocrine

devono essere molto vascolarizzate, i surreni hanno tre arterie surrenali ma l’unica che origina

direttamente dall’aorta addominale è l’arteria surrenale media, le altre sono la superiore e la

inferiore ma non originano da aorta addominale. Arterie freniche inferiori sono posteriori ma

emergono cranialmente rispetto a tronco celiaco. Da queste arterie originano le arterie

surrenali superiori, le surrenali inferiori originano da arteria renale. Arterie renali sono due pari

e simmetriche che si dirigono verso i reni, la renale di sinistra è più breve di renale di destra

perché aorta è più spostata verso sinistra. Ultimo piano è il postero laterale che comprende

arteria frenica inferiore, le sottocostali e lombari che continuano le arterie intercostali

posteriori dell’aorta toracica. Arterie lombari danno un ramo che si dirige posteriormente che

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è il ramo dorsospinale. Posteriormente ad aorta addominale c’è colonna vertebrale e più

posteriormente arterie si dirigono a midollo spinale in canale vertebrale. Arteria dorsospinale

dà ramo spinale o vertebromidollare, altro ramo di arteria dorsospinale si dirige

posteriormente all’addome e alla muscolatura laterale, si chiama ramo muscolocutaneo.

Arteria iliaca comune origina a livello di L4 come biforcazione di aorta addominale, due arterie

iliache non hanno stessa lunghezza, a destra ce n’è una più lunga rispetto a quella di sinistra,

originano addossate a faccia anteriore di corpi vertebrali e poi si biforcano in arteria iliaca

interna e esterna, la interna è anche chiamata ipogastrica. Arteria iliaca interna si divide in

tronco anteriore e posteriore, tronco posteriore dà rami per la parete (es: arteria glutea

superiore e altre). Arterie glutee vascolarizzano i muscoli glutei. Arteria glutea superiore esce

da cavità pelvica e si porta a regione glutea. Tronco anteriore dà nei soggetti di sesso

maschile sia le arterie vescicali superiori sia le vescicali inferiori, da anche l’arteria rettale

media. L’arteria glutea inferiore è data dall’arteria otturatoria che è ramo parietale del tronco

anteriore dell’arteria iliaca interna. Nei soggetti di sesso femminile nel tronco posteriore non

ci sono differenze, nei rami viscerali del tronco anteriore sono sostituiti i vasi e mancano le

arterie vescicali inferiori che sono le arterie vaginali.

Arteria iliaca esterna: ha un calibro maggiore dell’arteria iliaca interna, decorre lungo il

margine mediale del muscolo psoas, si dirige verso il legamento inguinale passando nella

lacuna dei vasi, si porta nella loggia anteriore della coscia inizialmente, diventa arteria

femorale che rappresenta il ramo terminale a pieno canale dell’arteria iliaca esterna. L’iliaca

esterna dà un ramo che segue il decorso del legamento inguinale e si porta alla spina iliaca

anteriore superiore, questa è l’arteria circonflessa iliaca profonda. Un altro ramo è l’arteria

epigastrica inferiore che resta all’interno della cavità pelvica. Connessione tra l’iliaca esterna

e un ramo dell’aorta discendente toracica grazie all’epigastrica inferiore. Ultimi spazi

intercostali da 7° a 10° sono vascolarizzati da arteria muscolofrenica che è un ramo della

toracica interna.

Vascolarizzazione dell’arto inferiore: lacuna dei vasi con arteria femorale lateralmente e vena

femorale medialmente. Arteria femorale ha calibro ampio, circa 1 cm, ed è di natura

muscolare, ha decorso nel canale degli adduttori, quindi da laterale si porta mediale e

posteriore e andrà a terminare in corrispondenza del condilo mediale della tibia. A livello di

arti reti anastomotiche a livello di grandi articolazioni. Rami offerti dalla femorale andranno a

partecipare al circolo anastomotico dell’anca, arteria epigastrica superficiale, arteria pudenda

esterna (pudenda interna a livello di iliaca interna), arteria circonflessa iliaca superficiale.

Ramo terminale dell’arteria femorale è l’arteria poplitea posteriormente. Arteria epigastrica

superficiale si anastomizza con epigastrica inferiore. Uno dei primi rami dell’arteria femorale,

subito dopo passaggio di iliaca esterna nella lacuna dei vasi, è l’arteria circonflessa iliaca

superficiale che si anastomizza con la circonflessa iliaca profonda costituendo rete

anastomotica tra femorale e iliaca esterna. A livello di collo chirurgico del femore da arteria

femorale origina arteria profonda del femore, da questa origina poi la terza arteria perforante

che è nutritizia. Altri rami sono arteria circonflessa femorale laterale e una mediale che vanno

ad avvolgere il femore in corrispondenza dell’articolazione coxofemorale, partecipando a rete

anastomotica di articolazione. Altro ramo che origina da arteria femorale ma in sua porzione

distale è l’arteria suprema del ginocchio che va a partecipare a vascolarizzazione di

articolazione del ginocchio insieme ad altri rami. Arteria poplitea in proiezioni anteriori la

vediamo sempre in trasparenza. Arterie perforanti che vascolarizzano ossa e muscoli sono tre

e quella che origina da femorale come ramo collaterale è la terza. Arteria poplitea decorre con

vena poplitea e con il nervo tibiale e si porta fino all’arco tendineo del muscolo soleo dove si

ramifica in suoi rami terminali che sono l’arteria tibiale anteriore e l’arteria tibiale posteriore.

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In corrispondenza di articolazione di ginocchio ci sono arterie articolari o genicolari superiori

mediale e laterale, poi arterie articolari o genicolari inferiori mediale e laterale. Poi arteria

surale che vascolarizza il tricipite della sura. Dalle arterie tibiali anteriore e posteriore origina

una amplissima rete vascolare che si occupa del piede sia a livello dorsale che plantare.

Arteria tibiale anteriore si porta da posteriore a anteriore e decorre in loggia anteriore fino a

articolazione tibiotarsica, in primo tratto fornisce rami muscolari per muscoli in loggia

anteriore della gamba, prima di arrivare a articolazione tibiotarsica dove fornisce arteria

dorsale del piede o pedidia che è suo ramo terminale, emette dei rami che sono le arterie

malleolari che sono anteriori, una laterale per malleolo laterale e una mediale per malleolo

mediale. Arteria dorsale del piede si porta fino alla prima articolazione metatarsale dove dà

un ramo che è l’arteria arcuata dalla quale originano vasi che vanno a vascolarizzare il

metatarso e le falangi sul versante dorsale del piede. A livello di prima articolazione

metatarsale viene emesso ramo plantare profondo che attraversa da dorsale a plantare il

piede e va a partecipare a rete di vascolarizzazione di pianta del piede. Rami ricorrenti di

tibiale anteriore: arteria ricorrente tibiale anteriore e arteria ricorrente tibiale posteriore a

livello di articolazione di ginocchio. Arteria tibiale posteriore continua il tragitto in loggia

posteriore, come rami collaterali ci sono rami muscolari tra cui arteria peroniera o fibulare che

deriva da tibiale posteriore e ha decorso laterale nella loggia posteriore. In corrispondenza

dell’articolazione della caviglia sono forniti dei rami malleolari posteriori laterali e mediali da

arteria tibiale posteriore e dei rami calcaneari che vanno a vascolarizzare il calcagno. Rami

terminali della tibiale posteriore sono le arterie plantari mediale e laterale. Arterie plantari

danno arcate anastomotiche per la pianta del piede. Arcata plantare è data da ramo plantare

profondo di arteria dorsale e da ramo plantare laterale di arteria tibiale posteriore.

SAPERE TUTTI I RAMI CHE VANNO A FORMARE CIRCOLO ANASTOMOTICO DELL’ANCA,

CHE PARTONO DA ILIACA INTERNA, ESTERNA E DA FEMORALE.

A livello di articolazione del ginocchio rami derivano da arteria femorale, da poplitea, da

tibiale anteriore e da tibiale posteriore.

Arto superiore: arteria ascellare si porta in regione ascellare, vascolarizza spalla, articolazione

scapolo-omerale, ghiandola mammaria, muscolo succlavio, loggia anteriore e posteriore del

braccio. Arteria ascellare origina dal margine laterale delle coste e termina in corrispondenza

della parte inferiore laterale del grande pettorale. È suddivisa in tre tratti, il primo tra margine

laterale di coste e margine mediale di piccolo pettorale, tratto intermedio passa dietro al

piccolo pettorale, ultimo tratto da margine laterale di piccolo pettorale fino a margine laterale

del grande pettorale. Qui arteria si continua come arteria brachiale. Lungo il suo decorso

l’ascellare emette diversi rami: l’arteria toracica suprema nel primo tratto, la toraco-acromiale

e la toracica laterale nel secondo tratto, l’arteria sottoscapolare e le arterie circonflesse

dell’omero anteriore e posteriore nel terzo tratto che vanno ad avvolgere l’articolazione

scapolo-omerale. Rami che originano da secondo tratto emettono rami che vanno a

vascolarizzare articolazione sternoclaveare. Rami che derivano da ultima porzione circondano

collo chirurgico dell’omero, muscolo grande dorsale e grande rotondo. Come ramo terminale

c’è arteria brachiale che decorre in loggia anteriore in corrispondenza del margine mediale del

bicipite brachiale e arriva fino a fossa. Nel suo decorso è accompagnata dal nervo mediano e

come rami terminali fornisce lateralmente l’arteria radiale, medialmente l’arteria ulnare.

Posteriormente ha rapporto col muscolo tricipite e con il nervo ulnare. È abbastanza

superficiale infatti è uno dei punti di rilevamento della pressione arteriosa. Ha rapporto con

muscolo coracobrachiale. Dà come rami collaterali rami che vascolarizzano cute, muscoli e

ossa del braccio, poi dà un ramo anastomotico per l’articolazione della spalla. Rami del

braccio sono l’arteria nutritizia dell’omero, l’arteria profonda del braccio, poi arterie collaterali

ulnari che si dirigono verso l’articolazione del gomito. Vasi che partecipano a circolo

anastomotico della spalla sono l’arteria succlavia e l’arteria ascellare che fanno un circolo e

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l’altro circolo è fornito da arteria ascellare e da arteria brachiale. A livello di mano vasi

derivano da arteria radiale e ulnare. Arteria radiale dà un ramo ricorrente che si porta verso

l’articolazione del gomito e tre rami: carpico palmare, carpico dorsale e palmare superficiale

che va ad anastomizzarsi col corrispondente ramo palmare che proviene dall’arteria ulnare.

Ramo carpico palmare radiale si anastomizza con ramo carpico palmare ulnare, ramo carpico

dorsale radiale si anastomizza con ramo carpico dorsale ulnare. Ramo palmare superficiale va

a dare arcata palmare superficiale, rami carpici danno invece arcata palmare profonda. Arteria

ulnare decorre molto vicino alla membrana interossea e fornisce rami per questa che si

chiamano arterie interossee comune, anteriore, posteriore, ricorrente, fornisce poi rami

carpali e dei rami ricorrenti. Circolo anastomotico del gomito: arterie che partecipano sono

rami dell’arteria brachiale, della ulnare e della radiale. A livello di mano si hanno tre arcate

anastomotiche: una palmare superficiale, una palmare profonda e una dorsale del carpo.

Circolo venoso è satellite del circolo arterioso, vene sono omonime, hanno stesso nome e

stesso decorso rispetto alle corrispondenti arterie, tranne che in testa, collo e arti. In arti

abbiamo sia un circolo profondo satellite all’arterioso che un circolo superficiale, questi due

circoli sono in anastomosi tra loro. Vene come vasi di capacitanza perché hanno lume molto

ampio, arterie come vasi di resistenza. Vene portano sangue refluo di tutto nostro organismo

da periferia a cuore. Ci sono vene cardiache minime che sboccano direttamente nell’atrio

destro tramite piccoli forellini. Sangue refluo da testa, da arto superiore e da torace viene

drenato in atrio di destra da vena cava superiore. Tutto territorio sottodiaframmatico è

competenza di vena cava inferiore. Vena cava superiore origina per la confluenza di due

tronchi brachiocefalici (vene brachiocefaliche o anonime). I tronchi originano da confluenza di

vena giugulare interna e vena succlavia. Vena giugulare interna sta scendendo da testa con

sangue refluo, è analogo di carotide interna, quindi di porzione encefalica e orbitaria della

testa. Vena succlavia è arteria satellite di arteria succlavia. Vena succlavia lungo suo decorso,

prima di confluenza con giugulare interna raccoglie sangue refluo da giugulare esterna che

drena sangue di pareti della testa. Unico affluente di vena cava superiore è vena azigos che si

butta in vena cava superiore prima che questa entri nell’atrio di destra raccogliendo il sangue

refluo della porzione destra del torace. Per drenaggio venoso di porzione di sinistra del torace

c’è vena emiazigos e ci possono essere emiazigos accessorie. Le emiazigos confluiscono nella

azigos che poi si getta nella vena cava superiore.

Drenaggio venoso della testa: a livello delle meningi, dura madre che è la più esterna si

sdoppia accogliendo all’interno delle strutture venose particolarmente discontinue con un

endotelio ma senza una tonaca media e con membrana basale discontinua, queste strutture si

chiamano semivenosi della dura madre, contenuti nello sdoppiamento della dura madre. Seno

sagittale superiore origina da frontale, si porta a parietale e arriva fino a occipitale, raccoglie

quindi tutto sangue di entrambi gli emisferi. Poi c’è seno sagittale inferiore che origina a fondo

cieco e va a finire a seno retto. Seno sagittale superiore poi si continua in un seno pari e

simmetrico per ogni antimero che è il seno trasverso che si continua a pieno canale con la

giugulare interna. Tutto sangue drenato da seni della dura madre viene raccolto da vena

giugulare interna. Altri seni pari sono un seno cavernoso e uno petroso che va a sboccare in

seno trasverso. Seno cavernoso in prossimità di cavità orbitaria. Seni cavernosi comunicano

tra loro con un seno intercavernoso che sbocca nel seno petroso superiore mentre il seno

petroso inferiore si continua poi con il seno trasverso. La giugulare interna decorre nel fascio

vascolonervoso del collo insieme alla carotide comune e al nervo vago. Inizia con un calibro

inferiore e verso la fine si dilata. In corrispondenza della sua unione con la succlavia c’è un

bulbo della vena giugulare che fa sì che il suo calibro aumenti e c’è valvola che impedisce il

reflusso del sangue verso la testa. Vena giugulare esterna è l’analogo della carotide esterna e

va a sboccare in vena succlavia. A livello di faccia inferiore della clavicola c’è solco di arteria

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succlavia e solco di vena succlavia. Nel punto di confluenza della giugulare interna sinistra

con la succlavia di sinistra che ha drenato giugulare esterna va a sboccare il dotto toracico

che è struttura linfatica. Arto superiore: circolo superficiale e circolo profondo satellite di

arterie. Principali vene di circolo superficiale sono la vena basilica mediale e la vena cefalica

laterale. Queste due vene sono legate tra loro in corrispondenza di fossa cubitale del gomito

da vena cubitale mediana che è quella in corrispondenza della quale vengono effettuati i

prelievi venosi. Ci sono anastomosi tra circolo superficiale e profondo, i due si ricongiungono

in corrispondenza della vena ascellare. Vena azigos decorre lungo la faccia laterale destra dei

corpi vertebrali toracici. Emiazigos e emiazigos accessoria hanno sbocco indipendente a

livello della azigos. La accessoria non c’è in tutti gli individui. La emiazigos inizia come

continuazione a livello di diaframma di vena lombare ascendente di destra, la vena lombare

ascendente di sinistra va a confluire in quella di destra prima dell’orifizio diaframmatico,

caudalmente a questo. La vena azigos prende questo nome una volta che oltrepassa l’orifizio

diaframmatico. Lungo decorso di vena azigos viene drenato sangue di vene intercostali, a

livello di T8 raccoglie sangue di vena emiazigos che sta drenando porzione toracica di sinistra,

continua sua porzione ascendente e a livello di T4 la vena azigos compie un arco che scavalca

il bronco di destra. Vena cava inferiore origina dalla confluenza delle due vene iliache comuni

di destra e sinistra, ma confluenza delle due vene iliache avviene più caudalmente rispetto a

biforcazione di due arterie iliache, qui siamo a livello di L5, per le arterie di L4. In vena cava

inferiore arriva sangue refluo da arti inferiori e da porzione sottodiaframmatica. Confluenza di

vene iliache comuni è posteriore rispetto a quella di arterie iliache. Vena sacrale corrisponde

all’arteria sacrale mediana come ramo terminale di aorta addominale, va a confluire in cava

inferiore. Confluenza di vena iliaca esterna e interna. A livello di fegato c’è interruzione di

drenaggio venoso sistemico per interferenza di vena porta che raccoglie il sangue refluo dalle

vene mesenteriche (superiore e inferiore a livello dell’intestino), poi vena splenica o lienale.

Questo ricorda il tripode celiaco anche se vasi che partecipano non sono gli stessi. Tre vene

costituiscono vena porta che porta a fegato sangue refluo da intestino che deve essere

analizzato, ricco di nutrienti e da cui possono essere estratti componenti che servono al

fegato. Interruzione perché vena porta entra nel fegato ma non in cava inferiore. Vene

epatiche invece si gettano nella vena porta. Vena porta si ricongiunge tramite vene epatiche a

sistema di vena cava inferiore. Sistema di vene porte accessorie che vanno a drenare il

sangue direttamente nel fegato e possono sostituirsi alla vena porta nel caso di patologie.

Vene porte accessorie sono le vene cistiche; le vene del legamento gastroepatico, del

falciforme e del coronario sono mezzi di fissità del fegato, le vene nutritizie dei condotti

biliferi, rami di vena o arteria epatica, vene ombelicali. Arto inferiore: due grossi vasi fanno

parte di circolazione superficiale di arto inferiore sono le safene, la grande safena

medialmente e la piccola safena lateralmente. La grande safena decorre fino a confluire nella

femorale, la piccola safena si ferma in corrispondenza di articolazione del ginocchio e va a

confluire nella poplitea. Vene varicose: situazione in cui vene hanno parete che non è più

contenitiva, colpiscono di più la grande safena, cura è asportazione di grande safena. Arcata

venosa del dorso del piede: da margine laterale origina piccola safena e da margine mediale

grande safena. Vene sono caratterizzate da presenza di valvole, soprattutto quelle dell’arto

inferiore. 13/3/2012

Circolazione prenatale si divide in due fasi: una prima fase vitellina e poi la circolazione

placentare che la sostituisce. Sangue refluo dal feto giunge alla placenta tramite le arterie

ombelicali che sono dei rami delle arterie iliache interne, le arterie ombelicali passano

superiormente alla vescica urinaria e si portano alla placenta attraverso il cordone ombelicale,

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a livello della placenta vanno nei villi e si ha scambio metabolico con sangue materno. Vaso

che porta sangue ossigenato al di fuori della placenta è la vena ombelicale, una sola e decorre

nel cordone ombelicale, vena ombelicale dà parte del sangue saturo di ossigeno al feto,

prosegue e si immette in vena cava inferiore mediante un dotto venoso di Aranzio, vena cava

inferiore va a sboccare nell’atrio di destra portando sangue ossigenato che si mischia in parte

con un sangue scarsamente ossigenato proveniente dalla vena cava superiore. Contatto tra

sangue ossigenato e quello scarsamente ossigenato è limitato da valvola di Eustachio che

devia il sangue in arrivo da vena cava inferiore da atrio destro direttamente nell’atrio di

sinistra mediante il forame ovale che è aperto durante la circolazione fetale e poi si chiude.

Condotto arterioso del Botallo collega il tronco polmonare all’aorta. Durante lo sviluppo del

cuore: tubo cardiaco primitivo a interno di sacco pericardico in cui si riconosce un’estremità

arteriosa e una venosa. Tubo cardiaco primitivo si invagina in pericardio, estremità arteriose e

venose si avvicinano e si crea seno trasverso del pericardio. Seno trasverso del pericardio lo

descriviamo poi nell’adulto posteriormente al tronco polmonare e all’aorta e anteriormente

alla porzione venosa. Altra area che si viene a creare dovuta a crescita di vene polmonari e

loro allontanamento in atrio di sinistra è il seno obliquo del pericardio. Seno trasverso: spazio

virtuale trasversale all’interno del sacco pericardico, mettere un dito posteriormente a aorta

ascendente e tronco polmonare, quindi è possibile grazie a questo bloccare il flusso, clampare

ed effettuare una deviazione del circolo extra sistemica per effettuare interventi chirurgici

come bypass coronarici. Quando il feto nasce la circolazione polmonare ha il suo sviluppo, le

strutture che servivano come collegamento alla placenta vanno incontro ad atrofia, porzione

distale di arterie ombelicali diventano legamenti ombelicali laterali. Vena ombelicale diventa il

legamento rotondo del fegato. Dotto venoso diventa un legamento venoso, il dotto arterioso

diventa il legamento arterioso, il forame ovale diventa la fossa ovale.

SISTEMA LINFATICO

Definito apparato perché comprende organi diversi che collaborano alla medesima funzione.

L’apparato circolatorio linfatico è un sistema vascolare centripeto (centro resta il cuore)

sussidiario del dispositivo venoso drenante i liquidi interstiziali. Funzione dei capillari linfatici è

quella di drenare i liquidi interstiziali che si trovano in spazio extracellulare e derivano da

scambi metabolici. Vasi linfatici sono principale via di diffusione dei tumori di origine epiteliale

che sono i carcinomi, esempio è il tumore alla mammella trasportato a linfonodi dove

originano tumori linfonodali secondari. Sarcomi sono tumori che derivano da tessuti molli

diffondono principalmente per via ematica. Aumento di pressione permette fuoriuscita di

liquido: processo di filtrazione, permette di ottenere l’ultrafiltrato plasmatico, riassorbimento è

circa del 90% dell’ultrafiltrato, il 10% di ultrafiltrato plasmatico a livello del tessuto

interstiziale. Quantità al giorno di ultrafiltrato plasmatico che va a costituire linfa è circa 2-4

litri al giorno. Linfa deriva da ultrafiltrazione del plasma, costituita da acqua, elettroliti, sali,

amminoacidi/proteine, proteine mai riassorbite ma sempre immesse nella linfa, lipidi, ormoni,

vitamine, globuli bianchi, linfa non contiene globuli rossi. A livello di spazio intercellulare c’è

10% di ultrafiltrato che deve essere raccolto per evitare un edema ovvero gonfiore dato da

ristagno di liquidi. Capillari linfatici originano a fondo cieco e vanno a drenare il liquido

interstiziale, capillari linfatici hanno un endotelio continuo e una membrana basale

discontinua, non presentano cellule muscolari lisce esterne. Cellule endoteliali sono collegate

a matrice extracellulare mediante dei filamenti di ancoraggio, quando capillare sente che

arriva liquido interstiziale fibre si tendono e si aprono spazi a livello di cellule endoteliali, si ha

risucchio di liquido all’interno del capillare linfatico. Marcatori per distinguere endotelio di

capillari linfatici da quello di capillari sanguigni. Vasi a fondo cieco via via vanno riunendosi, si

riuniscono in vasi precollettori che si riuniscono in collettori prelinfonodali perché linfa raccolta

deve essere analizzata da linfonodi tra i vasi linfatici. Collettori prelinfonodali portano linfa a

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linfonodo, tutti vasi linfatici hanno valvole semilunari perché linfa deve avere decorso

unidirezionale. Da linfonodo esce un unico collettore postlinfonodale che può avere decorso

superficiale o profondo, quelli profondi hanno decorso simile a vene. Nella cute i vasi linfatici

sono superficiali e hanno decorso indipendente o simile a quello delle vene, negli organi

profondi i vasi linfatici seguono il decorso delle arterie e fanno come una rete attorno alle

arterie. Vasi collettori postlinfonodali si uniscono in tronchi linfatici. Dotto linfatico di destra e

dotto linfatico di sinistra vanno a sboccare in corrispondenza dell’angolo tra la vena

brachiocefalica e la giugulare interna. Decorso di linfa aiutato da contrazione muscolare e da

pulsazione venosa. Linfa a microscopio ha aspetto lattiginoso all’interno dei vasi linfatici.

Tronchi linfatici sono tronco giugulare, succlavio, bronco-mediastinico sia a destra che a

sinistra. Dotto toracico (o dotto linfatico di sinistra) e dotto linfatico di destra sono dotti in cui

gli altri vanno a confluire. Dotto toracico è struttura del mediastino posteriore. Dotto toracico

origina a livello di L2 in corrispondenza di una dilatazione che è la cisterna del chilo, qui

confluiscono i tronchi lombare destro e sinistro che stanno raccogliendo linfa proveniente da

arti inferiori, a livello di cisterna del chilo c’è tronco intestinale che drena linfa dell’intestino.

Dotto toracico risale, passa attraverso l’orifizio aortico del diaframma e si porta nell’angolo tra

giugulare interna e la succlavia dove si forma vena brachiocefalica, decorre in mediastino

posteriore, addossato a corpo delle vertebre. Drenaggio di dotto toracico è tutto territorio

sottodiaframmatico, testa sinistra, torace sinistro. Dotto linfatico di destra si occupa di

drenaggio di testa destra e torace di destra. Dotto toracico ha lunghezza sopra i 40 cm,

mentre dotto linfatico di destra è poco più di un centimetro, a livello di sbocco di giugulare

interna tronco succlavio, bronco-mediastinico, qui si ha ricongiungimento di distretto venoso e

di linfatico. Se quantità di linfa prodotta non venisse reimmessa in circolo moriremmo

disidratati nel giro di pochi giorni. Sbocco di queste strutture a livello di vene che vanno a

formare la vena cava superiore che va a atrio di destra. Organi parenchimatosi linfoidi si

classificano in organi linfoidi centrali o primari e organi linfoidi periferici o secondari, sono

costituiti da tessuto linfoide. Organi primari sono gli organi in cui i linfociti vengono prodotti,

prima della nascita è il timo, dopo la nascita progressivamente l’emopoiesi e la linfocitopoiesi

si spostano nel midollo osseo rosso e in parte a livello del fegato. A livello di organi linfoidi

secondari c’è maturazione di linfociti prodotti in organi linfoidi primari che sono linfonodi (800

nel nostro corpo), la milza e il MALT che è l’acronimo di mucosae associate linfoid tissue,

ovvero tessuto linfoide associato alle mucose, si trova a cavallo tra apparato respiratorio e

digerente, a livello di appendice e nell’intestino tenue. A livello dei linfonodi avviene la

filtrazione e l’analisi della linfa afferente portata dai vasi collettori prelinfonodali e vi è un

sistema per favorire l’incontro tra l’antigene e l’anticorpo. L’antigene può essere stato

raccolto dalla linfa in periferia, entra nella linfa e viene portato al linfonodo dove questo

incontro determina una risposta immunitaria. In funzione della linfa in arrivo a livello di

linfonodi si può avere arricchimento di linfa in uscita con ulteriori linfociti. I linfonodi sono

stazioni di maturazione di linfociti, i quali vi arrivano per via ematica, si localizzano a livello di

linfonodi e questo processo viene definito coming. Diametro di linfonodi è variabile, possono

andare da 1 mm a 2,5 cm, in caso di infezioni si ingrossano e diventano palpabili,

normalmente non lo sono. I linfonodi sono disposti lungo decorso di vasi linfatici, hanno forma

a fagiolo, sono raggruppati nei linfocentri: un linfocentro cervicale in cui ci sono circa 300

linfonodi, il linfocentro inguinale, poi nodi che si raggruppano in linfocentri lungo tutta l’aorta

(para-aortici, retro-aortici e pre-aortici). Linfocentri ascellari e linfocentri a livello del torace

sono mediastinici. Delimitazione a livello del collo di triangoli è data da muscolo

sternocleidomastoideo, linfonodi a questo livello sono in due catene orizzontali, una superiore

e una inferiore che segue decorso di clavicola e tre catene verticali. Tronchi post linfonodali

vanno in tronchi linfatici giugulari. Regione ascellare molto ricca di linfonodi suddivisi in 5

gruppi: laterale, anteriore, posteriore, centrale e apicale, quello anteriore è quello che

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raccoglie la linfa proveniente dalle regioni centrali della mammella. Da mammella linfa viene

drenata soprattutto in gruppo pettorale di linfonodi, questo gruppo in caso di tumore alla

mammella rischia di essere sede di metastasi. Tutta linfa drenata da mammella e da tutti

linfonodi ascellari va a confluire in tronco succlavio. Linfonodi inguinali sono sia superficiali sia

profondi, i superficiali sono in 4 gruppi (2 superiori, 2 inferiori, 2 laterali, 2 mediali) sono in

corrispondenza di sbocco di grande safena in femorale, linfonodi profondi sono in

corrispondenza di triangolo di Scarpa. Vasi linfatici hanno in parte un decorso indipendente da

vene superficiali. In cuore ci sono linfonodi mediastinici anteriori, questi linfonodi drenano in

tronco bronco-mediastinico di sinistra che confluisce in dotto toracico. Linfonodi bronco-

mediastinici, poi para-aortici e pre-aortici e retro-aortici.

Linfonodi: organi parenchimatosi linfoidi in cui c’è capsula connettivale esterna, setti

connettivali interni che si dipartono da faccia interna di capsula e un ilo. Al di sotto della

capsula troviamo uno spazio che è un seno sottocapsulare o marginale, struttura molto lassa

in cui viene accolta la linfa afferente in ingresso, al di sotto di questo troviamo una zona

esterna di corticale e una zona centrale di midollare, la zona corticale si suddivide in zona

corticale esterna e zona corticale interna. Zona di corticale esterna ha delle formazioni

rotondeggianti, zona di corticale interna non le ha. In ilo si ha passaggio di vasi e vaso

linfatico efferente, ovvero collettore postlinfonodale in uscita da linfonodo. Capsula

connettivale perforata da vasi linfatici afferenti che hanno sempre delle valvole e forma detta

a collana di perle. Nella capsula si trovano moltissimi vasi che sono i vasi linfatici afferenti,

sotto alla capsula c’è il seno sotto capsulare al di sotto del quale inizia la corticale esterna.

Nella milza non c’è seno sotto capsulare, in linfonodi contiene linfa, poi cellule tra cui

macrofagi, eosinofili e altri che fanno primo screening di linfa in arrivo, ci sono anche

plasmacellule che sono linfociti B già attivati in grado di produrre anticorpi. Seni linfatici sono

spazi che prendono il nome dalla loro localizzazione: sottocapsulare sotto la capsula del

linfonodo, da capsula si distaccano setti che sono trabecole, seni dove linfa percola che sono

seni trabecolari, da questi si distaccano come ramificazioni i seni che porteranno linfa nella

corticale che sono i seni corticali, poi ci sono i seni midollari. Seni sono delimitati da un

monostrato di cellule endoteliali e al loro interno contengono cellule reticolari che con i loro

prolungamenti citoplasmatici formano una sorta di reticolo che fa sì che la linfa percoli molto

lentamente lungo i seni in modo che possa venire analizzata con precisione. All’interno di seni

ci sono cellule deputate a riconoscimento di antigene come linfociti e macrofagi. Parenchima

linfoide costituito da linfociti B e T. Strutture rotondeggianti in corticale esterna sono i follicoli

linfatici, nella zona corticale interna i follicoli linfatici non ci sono. A livello di follicoli linfatici

troviamo solo linfociti B che possono essere vergini se non hanno mai incontrato l’antigene e

sono follicoli linfatici primari, oppure sono follicoli linfatici secondari in cui è già avvenuto

incontro con antigene. In follicoli linfatici secondari riconosciamo una zona esterna più

intensamente colorata che è il mantello e una zona interna che è il centro germinativo. A

livello di follicoli linfatici secondari nel mantello abbiamo linfociti B vergini, nel centro

germinativo ci sono quelli già attivati. Tra un follicolo e l’altro ci sono zone interfollicolari

occupate da linfociti T. In follicolo primario colorazione è omogenea, in secondario si

distinguono mantello e centro germinativo. Linfociti B sono mediatori di risposta immunitaria

umorale perché anticorpi poi trasportati a livello del sangue e di liquidi corporei. Linfociti T

fanno risposta di tipo cellulare, ovvero quando incontrano antigene mettono in atto

meccanismi con cui sconfiggono antigene in modo diretto. Corticale interna chiamata anche

paracorticale, in questa troviamo solo linfociti T, non ci sono follicoli, ma presenza di strutture

vascolari che sono delle venule postcapillari con caratteristica di avere un endotelio cubico. A

livello di queste venule, a livello di loro endotelio vengono espressi recettori specifici che

richiamano linfociti dal circolo ematico. Aspetto di paracorticale è estremamente omogeneo.

Zona midollare ha seni che sono strutture in cui circola la linfa ma ci sono delle zone più scure

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che sono i cordoni midollari. In cordoni midollari c’è tessuto linfoide, quindi plasmacellule,

macrofagi e una notevole quantità di vasi. Ogni linfonodo è vascolarizzato quindi si ha rete

capillare del linfonodo. Plasmacellule e macrofagi sono due tipi cellulari molto attivi, linfa in

questa zona sta uscendo e questi sono ultimi elementi che possono agire su di essa.

Milza: principale organo emocateretico ovvero deputato alla rimozione di globuli rossi e delle

piastrine invecchiate o anomale dal circolo sanguigno, milza è molto vascolarizzata quindi

risulta rossastra e molto scura perché funge da filtro per sangue. In milza c’è ferro, accumuli

di ferro vengono poi utilizzati per nuovi globuli rossi e contribuiscono a fornire colorito

rossastro. A livello di milza struttura è completamente diversa da linfonodo. Per afflusso di

sangue che riceve milza è adatta a combattere infezioni di tipo ematico quindi tipicamente

batteriche trasportate preferenzialmente per via ematica. Punto di vista macroscopico: milza

sta subito sotto il diaframma nell’antimero di sinistra, si ha quindi faccia diaframmatica

posteriore e superiore e faccia viscerale anteriore e inferiore, c’è margine anteriore e

posteriore e polo superiore e inferiore, c’è ilo in corrispondenza di faccia viscerale. Milza è tra

la 9^ e l’’11^ costa, è lunga 12 cm. Vascolarizzazione della milza ad opera dell’arteria lienale

che è un ramo del tripode celiaco, penetra nella milza a livello dell’ilo accompagnata dalla

vena lienale che è tributaria della vena porta. Rapporti: con il diaframma in faccia

diaframmatica, faccia viscerale prende rapporto col margine laterale del rene di sinistra e con

la faccia posteriore dello stomaco che lascia un’impronta sulla milza che è l’impronta gastrica,

rapporto con il pancreas. Con organi con cui entra in rapporto ci sono dei legamenti che

prendono il nome da organi che collegano: tra stomaco e milza c’è gastro-lienale o spleno-

gastrico, con diaframma c’è legamento frenico-lienale e con pancreas c’è legamento

pancreatico-lienale. Rapporto di polo inferiore della milza con flessura colica di sinistra del

colon trasverso. Vascolarizzazione della milza: da arteria lienale che è uno dei rami di sinistra

del tronco celiaco, questa, una volta entrata nell’ilo della milza, si ramifica percorrendo le

trabecole in diverse arterie trabecolari, queste abbandonano le trabecole e da ciascuna

arteria trabecolare originano diverse arterie centrali, le arterie centrali hanno lungo il loro

decorso un manicotto che è un manicotto di tessuto linfoide che è la guaina linfoide

periarteriolare, al suo termine l’arteria centrale si sfiocca in numerose arterie penicillari

(penicillum in latino è pennello), che non sono più avvolte da guaina. Tra versante arterioso e

venoso non c’è continuità, le arterie penicillari finiscono con dei capillari con guscio che

rilasciano il sangue nel parenchima della milza, solo i globuli rossi sani e giovani, grazie a loro

deformabilità, possono rientrare su versante venoso per rientrare poi in circolo, quelli che non

hanno queste caratteristiche vengono trattenuti nella milza e vanno incontro a distruzione.

Funzione emocateretica di milza si svolge a livello di distretto capillare. Tra circolo arterioso e

venoso non c’è rete di capillari continua, quindi si parla di circolazione aperta, ciò accade solo

in quest’organo. Arteria penicillare da capillari costituiti da endotelio e a estremità la loro

parete è costituita solo da macrofagi che sono in grado di fagocitare gli eritrociti invecchiati.

Sinusoidi sono capillari venosi a parete discontinua e sono punto di raccolta del sangue e da

qui inizia rete capillare venosa. C’è una minima parte di circolazione chiusa in cui capillari non

hanno guscio e continuano in sinusoidi all’interno della milza.

VEDERE CIRCOLAZIONE DELL’INTERNO DELLA MILZA QUI.

A livello del parenchima sotto la capsula c’è suddivisione in polpa bianca e polpa rossa, la

bianca rappresenta il 20% del parenchima totale ed è costituita da tessuto linfoide, ad

esempio tutta la guaina periarteriolare dell’arteria centrale è polpa bianca. L’80% è polpa

rossa in cui si trova tutto versante venoso di raccolta del sangue che andrà a confluire in vena

lienale e dei cordoni contenenti diversi tipi di cellule. Mentre nel linfonodo c’è

compartimentalizzazione di linfociti T e B molto netta, nella milza si parla di polpa bianca e

rossa e sotto capsula non c’è seno sottocapsulare, in milza non c’è mai zona organizzata a

follicoli linfatici come c’è nel linfonodo. 20


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rot89

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (6 anni)
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rot89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Donetti Elena Bianca.

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