ANATOMIA APPARATO DIGERENTE
SITUAZIONE DI CURA
Marcello, 58 anni viene ricoverato d’urgenza per un dolore di tipo colico grave nel quadrante superiore DX.
Il dolore è iniziato in sede epigastrica e successivamente è migrato in sede ipocondriale. Il dolore è iniziato
dopo un abbondante pasto grasso , quando ha manifestato nausea e vomito. Da circa 3 mesi in concomitanza
con pasti più grassi del solito lamentava dolore alla spalla Dx.
Marcello riferisce abitudini alimentari eccessive , assume sempre pasti molto abbondanti, grassi e spezie ed
è forte bevitore , è infatti fortemente obeso ed è sedentario. Riferisce una storia di varici esofagee nei 5 anni
precedenti, reflusso gastrico e un episodio di ulcera gastrica perforata con quadro grave peritonite riferito
allo scorso anno. Da sempre soffre di stipsi e da 10 anni di emorroidi che gli causano periodicamente forti
dolori. Riferisce inoltre di diverticoli al colon.
Alla palpitazione il medico nota una rigidità del quadrante superiore DX specialmente all’inspirazione,
prescrive pertanto una RX e un esame ecografico.
Gli esami radiografici ed ecografici evidenziano un calcolo all’interno del dotto cistico e una colecisti
fortemente ingrandita.
La superficie addominopelvica può essere divisa in sezioni per una precisa identificazione dei limiti
anatomici. Si può tracciare due linee ortogonali con la formazione di 4 quadranti: quadrante superiore DX,
superiore SX, inferiore DX e inferiore SX.
SUPERIORE DESTRO SUPERIORE SINISTRO
INFERIORE DESTRO INFERIORE SINISTRO
SUPERIORE DESTRO :
lobo destro del fegato che non può essere palpato ma solo l’arcata inferiore con l’ espirazione , colecisti,
piloro dello stomaco, colon ascendete, testa del pancreas, colon trasverso , duodeno.
SUPERIORE SINISTRO:
fegato lobo sinistro, stomaco, pancreas, milza, intestino crasso
INFERIORE DESTRO:
cieco, appendice, ileo
INFERIORE SINISTRO:
colon sigmoide, organi della riproduzione
Un altro modo di suddividere è quello in regioni che rappresenta una descrizione anatomica più precisa:
Il canale digerente è costituito da un condotto che permette di collegare l’ orofaringe allo stomaco detto
esofago che scorre davanti alla colonna vertebrale e dietro la trachea e prosegue fino a perforare il muscolo
del diaframma. Una volta superato il diaframma l’esofago si rapporta con la sacca gastrica o stomaco
attraverso un sistema valvolare detta cardias. Il cibo entra poi nell’ intestino tenue, poi crasso e infine
avremo il retto. Il canale digerente viene suddiviso in :
• Cavità orale che svolge un trattamento meccanico, di umidificazione, di mescolamento attraverso
le secrezioni salivari;
• Faringe con la funzione di spingere il materiale nell’esofago
• Esofago con la funzione di trasporto materiale nello stomaco
• Stomaco si ha una scissione chimica dei materiali tramite HCl ed enzimi
• Intestino tenue digestione enzimatica e assorbimento di acqua, substrati organici, vitamine ed ioni
• Intestino crasso disidratazione e consolidamento dei materiali non digeriti.
Il canale digerente viene assistito da altri organi detti organi accessori sono :
• Ghiandole salivari = secrezione di fluido lubrificante contenente enzimi che scindono i carboidrati
• Fegato= secrezione della bile ì, deposito dei nutrienti e molte altre funzioni vitali
• Cistifellea o colecisti= deposito e concentrazione della bile
• Pancreas= le cellule esocrine secernono tamponi ed enzimi digestivi, le cellule endocrine
secernono ormoni
Le funzioni dell’ apparato digerente sono la digestione ovvero demolire dal punto di vista chimico il
materiale che abbiamo ingerito. Quando ingeriamo il cibo già nella cavità orale attraverso un doppio
meccanismo uno meccanico e uno chimico inizia la digestione. La masticazione considerata funzione
meccanica ha lo scopo di triturare il cibo ovvero ridurlo in porzioni piccoli e lo bagniamo con la saliva
prodotta. Ad esempio la prima digestione avviene in bocca con l’ amido. Il cibo poi arriva nello stomaco è
inizia la cosiddetta digestione chimica. Lo scopo è assorbire nutrienti. L’apparato digerente ha anche la
funzione di difendersi dal cibo ingerito.
La cavità orale dal punto di vista digerente permette di assumere cibi e di trattarli meccanicamente tramite
la masticazione. All’ interno della cavità orale troviamo sbocchi di tre grandi strutture ghiandolari
responsabili della produzione della saliva che viene prodotta di più quando si sta mangiando. La saliva è
costituita dal 99% di acqua mentre per 1% enzimi come amilasi e lisozima e componenti come
immunoglobuline con azione antibatterica . Le ghiandole sono : le parotidi che sono quelle posizionate nella
parte anteriore del padiglione auricolare ed ha un unico condotto detto dotto parotideo che a livello del
secondo molare trova sbocco nella cavità orale ; sottomandibolare posizionata nella parte posteriore della
mandibola con un unico dotto che prosegue anteriormente per portarsi nella parte anteriore sottolinguale ;
sottolinguale posizionate nel pavimento della cavità orale e hanno tanti dotti piccoli fanno in modo da
sfociare lungo i margini inferiori destri e sinistri della lingua. Queste tre gruppi ghiandolari producono
saliva ma in proporzioni differenti: la maggior parte viene prodotta dalle sottomandibolari circa il 75%, 25 %
dalle parotidi e circa 25 % dalle sottolinguali.
Quando il cibo viene masticato si attiva un importante riflesso che è quello della deglutizione richiede
l’intervento di più nervi cranici . La prima cosa che accade che quando deglutiamo solleviamo la lingua
verso il palato costringendo il cibo a seguire la via posteriore verso istmo delle fauci che presenta dei
recettori meccanici che si attivano e da quel momento il cibo entra in una fase di non ritorno e inizia ad
attivarsi il riflesso della deglutizione. La deglutizione inizia con l’attivazione del nervo dell’ipoglosso
derivante dal fatto che solleviamo la lingua (12 paio di nervi cranici). Ma interessa anche altri nervi il
trigemino (5°) e il glosso-faringeo (9°) che fa sì che questi nervi vanno ad attivare un centro all’interno del
bulbo che è quello della deglutizione. Questo attivandosi fa 2 cose : una è quella di attivare gruppi
muscolari ovvero quelli detti costrittori della faringe attivati dal nervo vago e quello degli elevatori della
laringe attivati dal nervo vago e da quello glossofaringeo che portano il bolo in due direzione esofago o
trachea (soffocamento ) b. Il passaggio del bolo nell’ esofago è garantito dal fatto che nella laringe c’è una
cartilagine detto ipoglottico.
Se nella trachea va finire qualcosa si scatena il riflesso della tosse che è un riflesso difensivo.
Tutti gli organi dell’ apparato digerente compresi gli organi accessori sono rivestiti da una membrana detta
PERITONEO. Il peritoneo assume forme differenti in base alla zona che avvolge. Ha una radice nella parte
posteriore dell’addome e poi si porta in avanti avvolgendo completamente o quasi tutti gli organi. Questo
sistema è importante perché ha funzioni di ancoraggio e inoltre esso crea dei spazi peritoneali importanti
che si possono sfruttare per fare un atto terapeutico quando per esempio il pz deve sottoporsi ad una
dialisi. Utilizzando il peritoneo si può fare la dialisi peritoneale utilizzando la sua caratteristica di
semipermeabilità : iniettando all’interno un liquido questo liquido si sparge nella cavità peritoneale entra
in contatto con il peritoneo che risulta fortemente vascolarizzato.
Non tutti gli organi però sono rivestiti da peritoneo ad esempio lo stomaco, il fegato e l’intestino sono
organi intraperitoneale cioè completamente avvolti dal peritoneo. Poi ci sono organi detti retroperitoneali
vuol dire che davanti hanno il peritoneo ma dietro no per esempio i reni, ureteri, l’aorta. Mentre poi ci sono
gli organi retroperitoneali secondari cioè prima erano intraperitoneali ma durante le fasi di sviluppo hanno
perso quel foglietto posteriormente e quindi anche loro c’è l’ hanno nella parte anteriore come ad esempio
il pancreas, il duodeno.
Proprio perché l’apparato digerente viene detto tubo gastroenterico al suo interno ci sono delle peculiarità.
Se si isola una parte del tubo in generale parte più esterna è costituita da una tonaca sierosa costituita dal
peritoneo. Questo comporta una distinzione di peritoneo : quello viscerale che riveste gli organi e quello
parietale che riveste le pareti. Al di sotto del peritoneo viscerale troviamo un primo strato detta tonaca
muscolare esterna consistente in realtà non è una tonaca unica ma è costituita da due strati muscolari in
cui la parte esterna ha un orientamento longitudinale mentre quella interna ha un andamento delle fibre
tipo circolare. Questo è dovuto al fatto che il tubo digerente deve seguire quelli che sono i movimenti e le
fasi di digestione ovvero le onde peristaltiche controllate dal sistema nervoso. In modo particolare esiste
un plesso detto mioenterico di auerbach . Questi plessi sono pertanto responsabili del movimento
peristaltico che è un movimento propulsivo.
Al di sopra di questo strato troviamo lo strato della sottomucosa costituito da vasi e nervi linfatici ed è
governata da una struttura detto plesso sottomucoso o di Meissner con componenti simpatico e
parasimpatico.
Al di sopra della sottomucosa troviamo un altro strato detto muscolare mucose che è sempre costituita da
due strati come quello viscerale : longitudinale e circolare. Anche essa è governata dal plesso della
sottomucosa ed è destinata ad una attività chiamata segmentazione. La segmentazione è un movimento di
rimescolamento mentre la peristalsi è un movimento propulsivo.
All’interno dell’ intestino tenue nella parte del digiuno la parete interna dell’ intestino però non appare
completamente piatta ma rilevata questi costituiscono le pieghe. Ma se si ingrandisce ulteriormente le
pieghe su di esse si trovano delle escrescenze detti villi intestinali. Le pieghe più i villi aumentano la
superficie di assorbimento.
ESOFAGO
L’esofago scorre all’interno della zona toracica, tipicamente anteriormente alla colonna vertebrale
ed intrattiene un contatto con l’aorta. Verso T10 si ha l’ingresso dell’esofago nella cavità
addominale. L’esofago prende contato con la sacca gastrica grazie una valvola detta cardias.
Le pareti dell’esofago quando non c’è transito tende a chiudersi. È costituito da due tessuti:
muscolare liscio e scheletrico. Può essere suddiviso in 3 parti: la parte più craniale che è costituito
da tessuto muscolare scheletrico, la parte centrale è misto ,mentre la parte finale è invece di
tessuto muscolare liscio. L’esofago subisce 3 ristringimenti : restringimento cricoideo che è dovuto
alla presenza di una cartilagine detta cricoidea che fa parte della laringe; tra T5 subisce un altro
ristringimento dovuto alla aorta; un altro restringimento si ha quando l’ esofago attraversa il foro
esofageo che attraversa il muscolo diaframmatico intorno T10. Ha una lunghezza all’incirca di 25-
30 cm e un diametro di circa 2 cm. Il fatto che sia costituito da tessuto muscolare permette di
deformarsi quando si assumono boli alimentari troppo grossi. Anche a livello esofageo esiste la
peristalsi : se il bolo è troppo grande l’esofago da origine al primo treno d’onda e poi al secondo
treno d’onda. Le onde peristaltiche sono importanti perché altrimenti non si può fare
l’astronauta. La vascolarizzazione dell’ esofago è complessa perché l’esofago attraversa regioni
differenti : cervicale, toracica e addominale. La porzione toracica dal tipo arterioso nascono
dall’aorta e rami bronchiali, mentre il ritorno venoso è sostenuto dal plesso periesofageo
costituito da vene azygos ed emiazygos che hanno a che fare con delle strutture venose distali che
sono parte del ritorno venoso della componente epatica.
Nella parete esofagea si può avere la presenza di varici ovvero vene dilatate. Risultano pericolose
perché possono lacerarsi e si può avere una emorragia che può essere mortale. Il trattamento
avviene con l’inserimento di un palloncino .Una patologia che interessa l’esofago è il reflusso
gastroesofageo. Si presenta soprattutto di notte o quando la persona è distesa causato da HCl che
risale dall’esofago provocando nausea, pirosi (bruciore), etc. Talvolta questo HCl può intaccare
anche le corde vocali causando una tipica tosse.
Un’altra patologia è l’ernia iatale vuol dire che il foro dove passa
l’esofago diventa nel tempo lasso e una parte dello stomaco può
scivolare all’interno della cavità toracica.
STOMACO
Lo stomaco è quel tratto soggetto a dilatazioni infatti c’è una differenza tra uno stomaco che sta
digerendo e uno stomaco a digiuno. Uno stomaco che digerisce può essere suddiviso in : fondo,
corpo e piloro. Inoltre lo stomaco presenta una piccola ed una grande curvatura. La piccola curva è
10 cm , la grande curva è 40 cm. Il fondo è la sede gastrica identificata con la palpitazione nel
quadrante superiore sx. A livello della grande e della piccola curvatura lo stomaco prende contatto
con il peritoneo che avvolge lo stomaco. Nella piccola curva lo stomaco si lega al fegato grazie al
legamento epato-gastrico , mentre nella grande curva il peritoneo forma un grande grembiule che
riveste quasi per tutta la superficie anteriore dello stomaco. Il corpo è la parte più ampia di
deposito e dove avvengono le funzioni digerenti. Il piloro è invece la zona che si unisce con
l’intestino ovvero con il duodeno.
Lo stomaco posteriormente prende contatto con il diaframma, milza , pancreas, duodeno, rene e
surrene sx; anteriormente diaframma.
Dopo la digestione la morfologia dello stomaco cambia in quando l’effetto deposito non c’è più.
Inoltre la morfologia varia anche durante la gravidanza in cui si ha una traslocazione degli organi
che andranno ad intaccare quello respiratorio.
Una serie di strutture vascolari nascono dalla zona addominale dall’aorta. In modo particolare
l’aorta si dirama in una triade detta TRONCO CELIACO da cui nascono l’arteria grande di sx che
irrora la piccola curva e l’arteria gastroduodenale che segue la grande curvatura. Mentre a livello
venoso si ha la vena gastrica di dx e la vena gastromentale destra che si riversano nella vena porta.
Tutto il sistema venoso porta elementi di nutrimento a stomaco ed intestino.
La parete gastrica è costituita dalla muscolatura circolare, dalla muscolatura dello strato obliquo e
dello strato longitudinale il cui scopo è quello di favorire la miglior contrazione possibile. La parte
interna dello stomaco è ondulata con la presenza di pliche ed è una caratteristica che risulta più
evidente nel digiuno. Lo stomaco ha delle particolari funzioni gastriche : deposito, demolizione,
mescolamento e rottura dei legami chimici.
Patologie che possono interessare lo stomaco sono ad esempio gastrite, ulcere. La gastrite è
un‘infiammazione acuta o cronica della mucosa dello stomaco che può essere anche localizzata.
Impropriamente il termine viene usato per definire lievi disturbi quali bruciore, acidità. Può essere
causato da alcool, farmaci(aspirina), infezioni come Helicobacton, stress. I sintomi sono bruciore,
dolore , acidità ed eruttazione. Se la gastrite non migliora può causare una lesione gastrica o
duodenale detta ulcera provocando la fuoriuscita del liquido gastrico causando a sua volta
peritonite. Si ha un aumento di produzione di HCl e muco.
Nella parete gastrica troviamo partendo dalla superficie le cellule mucose che secernono muco
che fa si che la componente acida non entri in contatto con la parete costituita da un epitelio
cilindrico semplice con un turnover di 3 gg; le cellule parietali che secernono HCl e un fattore
intrinseco ovvero una glicoproteina che ha la funzione di favorire l’ assorbimento della vitamina B;
le cellule principali sono quelle che secernono enzimi come pepsinogeno, rennina e lipasi
gastriche (solo neonati). Il pepsinogeno è un enzima proteolitico cioè degrada proteine ma esso
risulta inattivo ed viene attivato sottoforma di pepsina grazie HCl; le cellule enterocromaffini che
invece producono cellule G- gastrina che stimola la produzione di cellule parietali e cellule
principali. Nelle 24 h si produco 1,5 lt di succhi gastrici.
La regolazione della funzione gastrica si suddivide in 3 fasi:
• FASE CEFALICA regolata del sistema nervoso mediante le fibre pregangliari del nervo vago
e sinapsi nel plesso sottomucosa che stimolano la produzione di muco, HCl ed enzimi
preparano lo stomaco all’arrivo del cibo.
• FASE GASTRICA in cui lo stomaco si dilata creando una eccitazione nervosa dei
meccanorecettori che aumentano il Ph.
• FASE INTESTINALE il cibo demolito entra nell’intestino, diminuisce la produzione di
pepsinogeno e gastrina e ritorna nella situazione di riposo.
INTESTINO TENUE
L’ intestino tenue è suddiviso in duodeno (25-30 cm ), digiuno (2,5 m) ed ileo (3,5 m). Il diametro
varia infatti nella parte finale dell’intestino tenue diminuisce. Al suo interno troviamo dei villi che
aumento l’attività di assorbimento. La presenza di pieghe varia in base al tratto le pliche risultano
più consistenti a livello del digiuno. Una caratteristica tipica del duodeno ed ileo ma non del
digiuno è che sotto le pliche del duodeno troviamo le ghiandole di Brunner sottomucose che
hanno una funzione di difesa in modo particolare nel duodeno abbiamo la papilla duodenale che
attraversa la parete in cui passano i succhi biliari e pancreatici fortemente alcalini che venendo a
contatto con il contenuto acido si crea un ambiente neutralizzato
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