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Appunti prima lezione: 07/03

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Inizieremo con “Le memorie del primo amore” di Leopardi. Il 1817 è per lui l’anno cruciale: è l’anno dello scambio di lettere con gli intellettuali del tempo (Pietro Giordani); l’anno della non sopportazione del suo villaggio natale; l’anno in cui conosce Gertrude Cassi Lazzari.

Le memorie, se paragonate ai Colloqui con il sentimento amoroso di Gozzano, giungono alla stessa conclusione. Gozzano nasce nel 1883 e muore nel 1916, a 33 anni. Leopardi nasce nel 1798 e muore nel 1837, a 39 anni. Con Gozzano giungiamo al capolinea del discorso sulla poesia amorosa.

I due elaborano due Canzonieri fondamentali: Leopardi scrive poesie inizialmente come piccoli idilli (1819­-1821); negli stessi anni inizia anche una canzone di tipo civile. Scrive poi i Canti, elaborati sotto forma di melodia, musicalità.

Leopardi tratta la poetica delle illusioni, in cui il sentimento amoroso è visto come un inganno estremo. Quando Leopardi scrive “Piacere” intende “Felicità”.

Nello Zibaldone scrive: “tutto ciò che affermo l’ho fatto per esperienza” registrazione della conoscenza della vita a partire dalla propria pelle.

Quasi un secolo dopo, Gozzano compone i Colloqui (pubblicati nel 1911 ma elaborati già a partire dal 1907), che rispetto a quello di Leopardi è un “piccolo” Canzoniere, ma di straordinaria bellezza. Infatti, il libro dei Canti è molto complesso e composto da diverse poetiche.

I Colloqui di Gozzano sono invece formati da:

  • Un testo di apertura e saluto ai lettori;
  • 3 sezioni che attraversano la sua vita, per un totale di 22 pagine:
    • Il Giovenil errore;
    • Alle soglie;
    • Il reduce.
  • Un testo di chiusura.

Possiamo, ancora, paragonare le memorie leopardiane, ovvero il suo trattato amoroso, a quello di Stendhal. Tra i due testi vi è una notevole corrispondenza, come se la pensassero alla stessa maniera senza esserselo tuttavia detto. In ogni caso, i due si conosceranno a Firenze nel 1827; Leopardi gli chiederà un autografo per la sorella Paolina, sua grande lettrice.

Stendhal e Leopardi scrivono che il sentimento amoroso non mette in campo l’oggetto, ma l’IO, il suo soggetto, le sue fantasie. “Alla sua donna” parla di una donna che non esiste, è un qualcosa che immaginiamo: la cugina è un pretesto affinché lui come SOGGETTO inizi a pensare all’amore. Sovrappone alla donna che ama una serie di valori che sono sue fantasie.

Stendhal parla di cristallizzazione, un processo attraverso il quale una persona qualunque viene trasformata, nella mente dell’innamorato, nella perfezione luminosa. Il termine in sé viene dal suo celebre esempio dei cristalli di sale che aderendo ad un ramo secco lo ricoprono della loro lucente bellezza. Il punto è che un ramo secco rimarrà sempre un ramo secco.

Infine, anche i testi di Roland Barthes (Frammenti di un discorso amoroso, 1977) arrivano alle stesse conclusioni. Egli scrive: «Quello che viene proposto è, se si vuole, un ritratto; ma questo ritratto non è psicologico, bensì strutturale: esso presenta una collocazione della parola: la collocazione di qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all'altro (l'oggetto amato), il quale invece non parla.»

Nel linguaggio dell’io innamorato non c’è un linguaggio comune, ma solo situazioni comuni nelle quali ci si ritrova. L’unica cosa che è possibile fare è descrivere tante situazioni, come se fossero coreografie ed ordinarle in ordine alfabetico. Colui che ama ha un rapporto con le sue fantasie.

Il pessimismo

Abbiamo detto che Gertrude è un pretesto, il mezzo che gli fa scoprire il sentimento amoroso. Le illusioni sono degli inganni, dei palliativi per ovviare alla nostra eterna condizione di infelicità. Sono errori, ma errori cari, gentili.

Leopardi arriva al pessimismo storico poiché pensa che la ragione ha fatto in modo di farci capire tutto, togliendoci il velo delle illusioni. Per questo, la giovinezza e l’ignoranza sono le due condizioni che aiutano ad illuderci (gli antichi erano infatti felici).

Il suo pessimismo diventa poi cosmico quando si accorge che oltre ad essere storico è anche NATURALE: non possiamo andare oltre i limiti fisici, altrimenti instaureremo un circolo vizioso per cui desidero ottengo ridesidero.

Nel 1819 scrive l’Infinito, che lui percepisce perché la siepe gli impedisce di vedere l’infinito terrestre. Quella siepe, infatti, gli fa fingere un infinito spaziale-temporale nella sua immaginazione.

Inizio lezione (lettura)

Nel 1817, Giacomo Leopardi, tra l’11 e il 14 dicembre (giovedì­domenica mattina) ha ospite a Palazzo Montemorello, palazzo di famiglia a Recanati, Gertrude Cassi Lazzari donna di 26 anni, con suo marito.

Nel 1819 (ma ancora non si conoscono, si conosceranno nel ‘27) a Milano Stendhal si innamora di Matilde di Shabran, il quale lo ispira al trattato d’amore. “Io, …” (Inizio delle memorie di Leopardi): solitudine data da anni di studio matto e disperatissimo, durante il quale si rovina il fisico. Parla di lunghe passeggiate che fa in forma solitaria. C’è l’esigenza di sentimento che ha curiosità di colloquiare con delle belle donne.

“ma la sera dell’ultimo giovedì…”: ‘alta’ e ‘membruta’ (come di quella che si innamorerà Gozzano) annotazione di carattere sociologico, preferendo le pesaresi alle marchigiane.

Contemporaneamente nel 1917 scrive nello Zibaldone: “quando l’uomo concepisce amore tutto…” In assenza dell’oggetto di innamoramento, il discorso delle coreografie, fa parte delle fantasie che il pensiero amoroso ha in assenza dell’oggetto, che non è più significativo dal momento che entro in circolo il sentimento: il soggetto, l’Io idilliaco è ciò che conta (59-­60 pp. Zibaldone). Quando si ama si sta come “torre” in solitario: ci si astrae dall’ambiente sociale e si è totalmente preso dal pensiero amoroso.

Seconda lezione: 08/03

Riprendendo le fila del discorso, sappiamo che Gertrude è una donna molto simile all’idea di innamoramento che vedremo in Amalia Guglieminetti, con Guido con Gozzano. Si tratta di donne virili, forti, dai capelli neri e gli occhi neri.

Nel 1817, inizia per Leopardi la vera attività poetica, che coincide con il sentimento amoroso e la poetica delle illusioni. Noi tendiamo al piacere, alla felicità; desiderarla è il compito fondamentale dell’essere umano. Leopardi inizia questo desiderio attraverso il sentimento amoroso. È un colloquio con il suo cuore, e il cristallo si rompe quando è rifiutato da Fanny Targioni Tozzetti. Il sentimento amoroso di Leopardi inizia dunque nel ’17 con Gertrude e termina nel ’33 con Fanny; è ciò che ritroviamo po’ in Guido Gozzano.

L’attraversata di questo viaggio per Leopardi e Gozzano:

Gozzano sopravvive con l’ironia, la distanza ironica della poesia, che è leggera. Leopardi, invece, concepisce la poesia come drammatica, come una forza eroica. Entrambi hanno un atteggiamento quasi buddistico di distaccamento dalla vita. Leopardi vive la poesia come lo stacco dal desiderio. Si accorge che le fantasie che aveva elaborato su Fanny, sono appunto mere fantasie e le dà l’appellativo di “Aspasia”. Questo termine è molto forte: l’Aspasia era una delle tante cortigiane di Pericle, quindi le dà della meretrice. A questo punto, si trova nella condizione di aver chiuso il suo viaggio, che fa parte di una storia di un’anima, dell’animo umano.

Come si riaggancia Gozzano a tutto questo?

Il libro dei Colloqui, pubblicato 4 anni dopo “La via del rifugio”, si apre con l’introduzione “Colloqui 1” in cui egli ‘chiude in apertura’, ovvero ritroviamo le sue conclusioni sul sentimento amoroso a partire dall’inizio. “Colloqui 1” è una bella poesia introduttiva, che ci spiega come bisogna leggerlo e a quale conclusione lui è arrivato, che è la stessa di Leopardi nel ’33.

“Egli ama e vive la sua dolce vita…compita” “muto sulle mute carte” “non vivo…”: è lo stesso porto a cui approda Leopardi.

Il libro “Colloqui” è un piccolo viaggio di Gozzano, che parte dal Giovenil errore, ovvero dal vagabondaggio amoroso giovanile, quando non riesce a trovare il proprio amore (paragonabile alle “Memorie”). (è preso da Petrarca).

Segue “Alle soglie”, il colloquio dovuto ad una malattia mortale (tubercolosi): dal 1908 al 1916 Gozzano colloquia con “la signora vestita di nulla”, cioè la morte. Il fatto di colloquiare con sé stesso si ricollega al canto di Leopardi che riprende dal ciclo di Aspasia, quando si rompe l’incantesimo.

La terza sezione è “Reduce”: reduce dall’Amore e dalla Morte, gli hanno mentito le due cose belle: “…Moli attribuiscono questi versi a Leopardi: in effetti è come se fossero dei versi leopardiani, perché amore e morte sono i suoi due grandi argomenti. Tuttavia, qui ritroviamo il gioco di Gozzano, che prende la poesia in maniera più leggera. Il “sopravvissuto” è l’alter­ego di Gozzano. Quando il nostro desiderio viene negato, noi, ricordando il soggetto desiderante (l’io) passato, ricordiamo il piacere del desiderato nel passato e non la negazione. Gozzano scrive due versi che ricordano il “Consalvo” di Leopardi, ma poi si autocita.

La condizione finale di Gozzano è la stessa di “miro e sorrido” di Leopardi.

Tornando alle memorie:

Pag. 12: donna avvenente: donna bella virile, forte, capelli castani, occhi neri, molto più bella delle marchigiane. Lui sentiva il desiderio d’amore verso una donna, verso la Donna, la “bella immago” della bellissima elegia (Elegia I), dedicata al primo amore.

Il diario o memorie del primo amore, è una analisi psicoanalitica di come nasce il sentimento amoroso e di come si dipana. (Roland: Non possiamo definire una lingua degli innamorati, ma solo dei comportamenti universali che sono le situazioni). Lui indaga, psicanalizza su sé stesso, su come si sta comportando e quali sono le cause.

Torbido e incerto” fa parte dei suoi appunti di carattere poetico, perché Leopardi ci dice nello Zibaldone che le situazioni vaghe sono quelle fortemente poetiche. Esse sono le stesse che ritroviamo nell’Infinito: noi riusciamo ad immaginare l’infinito perché c’è la siepe. Il vago è poetico. “Ammollirono”: condizione del soggetto che sta entrando nella situazione amorosa.

Pag. 14: considerando i sentimenti del mio cuore: lui soggetto analizza l’oggetto del suo innamoramento, che è sé stesso. Il soggetto innamorato soliloquia, immagina, costruisce cristalli. Situazione di solitudine del soggetto che ama. La memoria, pensare a lui che ha amato slontanato dal presente, pensare ad un desiderio del passato che non si avvera ma che si ricorda, non ci fa pensare nella memoria che tutto è andato male, ma alla dolcezza di sé stessi mentre si desidera e si spera.

Soluzione per rimuovere il pensiero assillante (qui del pensiero amoroso, poi dell’infelicità umana).

Noi desideriamo un piacere infinito, ma questo contrasta con la finitezza della realtà. Bisogna allora illudersi, sapendo che illudendosi siamo in una sfera che non è reale, ma è “un caro gentile errore”. Questo pensiero dell’infelicità può essere rimosso con tanti palliativi come:

  • Il sonno, che ci spezza da quella catena del pensiero in quanto momento di pausa;
  • La morte per l’amore: il desiderio della morte si chiede, si vuole morire, perché il sentimento amoroso è troppo forte;
  • Ubriacarsi: il vino non ci fa pensare all’amore;
  • Le droghe;
  • Il lavoro.

Pag. 15. La stanza di Giacomo Leopardi affaccia sulla parte principale, verso l’entrata delle carrozze; in quel momento si stavano preparando le carrozze per la partenza della famiglia Cassi Lazzari. Il sentire la voce di Gertrude diventa un modo di ricordo, di memorie. Il tempo fa poi l’elaborazione del lutto e il pensiero del sentimento amoroso per la Gertrude passa.

Il doloretto acerbo” diventa una dolce malinconia nel futuro leopardiano, che ritroviamo nell’“Idillio alla luna”. Il 1819 è stato un anno drammatico per Leopardi; egli ha un grande desiderio di uscire da Recanati (vuole fuggire verso Roma, ma viene scoperto dal padre); ebbe anche grandi problemi agli occhi e non riusciva a studiare e faceva lunghe passeggiate, come afferma nelle lettere a Giordani e nello Zibaldone.

e pur mi giova la ricordanza e il noverar l’etate del mio dolore” (Idillio): anche un dolore passato nello slontanamento del tempo ci lascia un dolce amaro. Leopardi riesce a sistemare i suoi pensieri da un pensiero saggistico (Memorie) a un poetico. “bella immagine” che lui cerca di trattenere e per cui scriverà l’Elegia 1.

Pag. 16: L’amore questa prima passione amorosa con ‘donna avvenente’ determina la sua capacità di analizzare, di sviscerare. “deve essere cosa amarissima e io dico dell’amor tenero e sentimentale”. Negli stessi anni, nel libro dell’Amour di Stendhal, egli classifica l’amore come:

  • L’amore-passione;
  • L’amore capriccio, ovvero quello in cui la donna sceglie un amante tenendo conto, più che dell’opinione ha di lui, dell’opinione delle altre donne;
  • L’amore fisico, quello che oggi verrebbe semplicemente considerato come “sesso”;
  • L’amore vanità, in cui la persona amata è solo uno strumento per aumentare la stima di sé.

Leopardi si sofferma sull’amore passione, di cui afferma: “Ne sarò sempre schiavo”.

Pag. 17: elaborazione del lutto amoroso per mezzo del tempo che lenisce e supera. Ma lui non sa, perché quella condizione di soggetto amoroso, che è la sua, di Giacomo Leopardi, è un amore di un soliloquio, è lui che ha un rapporto con le proprie fantasie.

La mia salvezza mi fa dire che forse sì”.

alleggiamento” = viene usato nel proemio del Decameron, parola trecentesca. È tutto ciò che deve risultare leggero a colui/colei che sono presi dal sentimento amoroso, ed è usata nello stesso senso delle Novelle.

Lui non vuole darci un diario, bensì vuole scrivere sulle cause di come il soggetto si comporta sotto passione amorosa. Con termini diversi, Stendhal scrive il trattato d’amore che va sulla stessa linea. “sovrana passione”: sinonimo di dominatore, pensiero ‘re e padrone’.

Come nasce l’amore secondo Stendhal

“Sulla nascita dell’amore” è il capitolo 2 del “De l’amour” di Stendhal: ecco quel che avviene nell’anima:

  1. L’ammirazione.
  2. Uno dice si dice: che piacere darle baci, riceverne, ecc.
  3. La speranza. Si studiano le perfezioni; è in questo momento che una donna dovrebbe arrendersi, perché il piacere fisico sia più grande possibile. Anche nelle donne più contegnose gli occhi arrossiscono nel momento della speranza; la passione è così forte, il piacere così vivo che si tradisce attraverso dei segni evidenti.
  4. L’amore è nato: amare è provare piacere nel vedere, toccare, sentire con tutti i sensi, e da tanto vicino quanto è possibile un oggetto amabile e che ci ama.
  5. Comincia la prima cristallizzazione: Cominciano le fantasie di colui/colei che comincia a pensare ad una donna/uomo che in effetti non esiste. “Ci si compiace di ornare di mille perfezioni la donna del cui amore siamo sicuri” “Lasciate lavorare la testa di un innamorato per 24 ore ed ecco cosa troverete. Alle Miniere di sale di Salisburgo, si getta, nelle profondità abbandonate della miniera, un rametto d’albero spoglio dal gelo; due o tre mesi dopo lo si ritrae ricoperto di cristallizzazioni brillanti: i rami più piccoli sono guarniti d’una infinità di diamanti, mobili e abbaglianti; è impossibile riconoscere il rametto primitivo.” rimane l’effettiva realtà di quella donna/ramoscello. La cristallizzazione è l’opera della mente. Leopardi non usa il termine ‘cristallizzazione’ perché è Stendhal ad averlo brevettato, ma in fondo ci dice le stesse cose.

Capitolo XV Stendhal”: vuole essere più chiaro: vi è stato consigliato in nota di togliere questa parola, o qualora non mi riuscisse di far presente che: “per cristallizzazione intendo una certa febbre dell’immaginazione che travisa (rende irriconoscibile) un oggetto, in genere comune, trasformandolo in un oggetto speciale.”

Basta che la donna che ci ha provocato si comporta con noi in un certo modo per far sorgere di nuovo in noi la capacità di cristallizzare.

Appunti terza lezione: 09/03

Gertrude Cassi è partita e Giacomo Leopardi deve smaltire questo sentimento amoroso.

Nella composizione delle pagine fa riferimento a “Elegia 1”, una poesia scritta in terzine e di impostazione settecentesca, che avrà poi nell’edizione dei Canti del ’31 il titolo di “Primo amore”.

Digressione sul “Capitolo 8” dell’Amour di Stendhal: Una giovinetta di diciotto anni non ha abbastanza cristallizzazione in suo potere, e formula desideri troppo limitati dalla poca esperienza che ha delle cose della vita, per essere in grado di amare con altrettanta passione di una donna di ventotto. Stasera esponevo questa dottrina a una donna di spirito che pretende il contrario.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.de1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bevilacqua Mirko.
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