Donne e studi di genere
Gli studi di genere
Gli Studi di Genere sono un campo di produzione del sapere che studia i processi di costruzione sociale della sessualità e dell’identità di genere, indagando le forme in cui l’uno e l’altra sono prodotti, pensati ed agiti dai diversi soggetti individuali, gruppi sociali o istituzioni. Nascono inizialmente negli Stati Uniti negli anni ’60 e si sviluppano, soprattutto negli anni ’70 e ’80, grazie all’impulso dei movimenti femministi. In Europa, il loro sviluppo è un po’ più recente: comincia all’inizio degli anni ’80 e si consolida negli anni ’90.
Gli Studi di Genere sono un campo di studi trasversale a tutta la Sociologia: essi contribuiscono a chiarire dinamiche legate al genere in ogni ambito sociale (es. scuola, lavoro, relazioni, etc.). Si sono tradizionalmente concentrati sullo studio delle donne, della femminilità e della condizione femminile. Successivamente, l’interesse si è ampliato andando anche ad includere l’analisi dell’omosessualità, delle comunità LGBTQ, della condizione delle persone LGBTQ. A lungo gli Studi di Genere hanno “dimenticato” l’eterosessualità e lo studio degli uomini, della mascolinità e della condizione maschile (tematiche recenti).
I 5 articoli
- Balbo, L. (2007): “Studi di genere, politiche di pari opportunità”. Prospettive, percorsi, parole chiave, Autonomie Locali e Servizi Sociali;
- Colombo, M. (2012): “Sogni di genere”. Disuguaglianze e risorse nel futuro immaginato degli adolescenti, Studi di Sociologia;
- Di Nicola P. (2013): “Il lavoro di cura tra defamilizzazione e mercificazione”. Sociologia e Ricerca Sociale;
- Naldini, M., Saraceno, C. (2008): “Social and Families Policies in Italy”. Not Totally Frozen but Far from Structural Reform, Social Policy and Administration;
- Facchini, C. (2017): “Per una lettura di genere delle politiche sociali”. Autonomie Locali e Servizi Sociali, n.3, pp.621-637.
Balbo – “Studi di genere, politiche di pari opportunità”
Si propone di definire alcuni step fondamentali dello sviluppo degli studi di genere e delle politiche di pari opportunità tra gli anni ’70 e 2000. Il focus è sulle donne e le politiche in loro favore. Studi di genere, politiche di genere, politiche di pari opportunità sono concetti fino a pochi anni fa estranei al dibattito delle scienze sociali e all’agenda politica. A livello delle scienze sociali, i classici non hanno riconosciuto la molteplicità dei ruoli delle identità e dei percorsi.
“Noi donne siamo fin qui vissute in un mondo intellettuale, culturale, politico dalla costruzione del quale eravamo state escluse e nel quale eravamo considerate al più come voci marginali [...] una prospettiva che vede la società, le relazioni sociali, e le vite della gente come se noi donne non ci fossimo” – Smith 1987, 19.
Non è esattamente mancata l’attenzione per una parte dell’umanità, ma tutto è stato ricompreso nel “maschile”: la complessità del mondo è stata a lungo semplificata.
- Sul piano delle politiche e del dibattito politico: la posizione sociale della donna era regolamentata in funzione di una rigida distinzione di ruoli di genere.
Rapporto Beveridge (1942): “La grande maggioranza delle donne sposate devono essere considerate occupate in un lavoro che è essenziale, anche se non pagato, senza il quale i loro mariti non potrebbero fare il loro lavoro retribuito e senza il quale la nazione non potrebbe sopravvivere [...]. L’atteggiamento della donna sposata verso l’occupazione extradomestica non è, e non dovrebbe essere, lo stesso di quello della donna nubile [...] la prima ha altri doveri [...]” – Wilson 1977, 28.
Dagli anni ’70 in avanti, in poco tempo, si è determinato uno stretto rapporto tra l’accumularsi delle conoscenze e l’attivazione di un’attenzione pubblica, e anche politica, su questi temi. Ciò emerge in un contesto segnato dal movimento delle donne e dal dibattito del femminismo, dunque da forti pressioni per il cambiamento. Si parla di “effetto eco”: su questi temi si sono determinati richiami e risonanze, da un contesto ad un altro, tra un “attore” e un altro dei circuiti culturali e politici, da una fase a una fase successiva;
- Sul piano degli studi di genere: si passa da una fase in cui non si sapeva cosa fossero questi ultimi ad una fase molto dinamica. La posizione delle donne nel mercato del lavoro, il contesto di welfare, i servizi, la condizione femminile, il lavoro domestico, iniziano ad essere oggetto di studio approfondito e sistematico. Indubbiamente rilevante l’influenza degli studi realizzati nei paesi del Nord Europa (Scandinavia);
- Sul piano delle politiche: in parallelo allo sviluppo di studi si consolidano iniziative di policy di livello nazionale e internazionale:
- Pechino, “Conferenza mondiale sulle donne, denuncia di condizioni inique in tutti gli ambiti del vivere” (istruzione, salute, lavoro, reddito, ecc.) – 1995;
- Convenzione Onu, “Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne” – 1999;
- Italia, “Istituzione del Ministero delle Pari Opportunità” (Governo Prodi) – 1996.
Un percorso ancora da completare è il campo della politica come esempio. La politica come sistema, che è stato e continua ad essere segnato dalla presenza maschile negli ambiti in cui si concentrano potere, privilegi e gratificazione. È un processo complesso se per le donne ci saranno passi avanti, alcuni uomini dovranno fare dei passi indietro. Poco credibile è la prospettiva di un riequilibrio fisiologico tra uomini e donne in una situazione di scarsità di risorse.
Tuttavia, le donne e gli uomini sono cambiati: si tiene conto che le donne ci sono e che essere donne o uomini nella nostra società fa la differenza (consapevolezza). Pensare la politica sociologicamente significa sviluppare delle “strategie di spionaggio” (Balbo 2002). Soltanto essendo nelle sedi giuste, e allenate a farlo, ci si rende conto dei meccanismi sotterranei e delle pratiche quotidiane, poco visibili a coloro che sono fuori si imparano i tanti aspetti di quel particolare “gioco” che è il fare politica.
Colombo – “Sogni di genere”
Sono i risultati di una ricerca nazionale (Prin) che ha coinvolto cinque città italiane: Milano, Bergamo, Napoli, Salerno e Bari. Sono una combinazione di una ricerca qualitativa (38 interviste in profondità a studenti delle scuole superiori e ad un genitore per ci...
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