Estratto del documento

Domande d'esame

Essere rigidi patrimonialmente è un bene o no?

La rigidità degli impieghi si calcola facendo il rapporto tra l’attivo fisso e il totale attivo, di conseguenza il grado di elasticità (rapporto tra attivo corrente e totale attivo K) sarà il suo complementare. In modo speculare si calcola la rigidità delle fonti facendo il rapporto tra il capitale permanente (CP + D m/l) e il totale attivo K.

Il grado di rigidità delle fonti dipende solitamente dalla struttura degli impieghi, ovvero la struttura dei finanziamenti deve essere adeguata a quella degli investimenti. Un alto grado di rigidità degli impieghi implica quindi un grado di rigidità del passivo elevato in modo da coprire tali investimenti ai fini del raggiungimento dell’equilibrio finanziario. Questo però implica anche un’incidenza maggiore degli oneri finanziari attribuiti al passivo consolidato attribuibile a terzi.

Il grado di rigidità patrimoniale adeguato all’azienda dipende dalle condizioni in cui questa opera, è importante che ogni azienda abbia una rigidità/elasticità adeguata al settore in cui opera e quindi necessiterà finanziamenti in base alla struttura dell’attivo: imprese commerciali avranno un grado di rigidità minore rispetto a quelle industriali. Infatti, il patrimonio aziendale varia a seconda del settore: quelle operanti nel settore commerciale sono più elastiche rispetto alle industriali in quanto il valore dell’attivo fisso è meno rilevante rispetto a quello di un’azienda industriale (attività commerciali non hanno grandi quantità di macchinari, attrezzature), invece, il valore dell’attivo corrente delle commerciali è solitamente maggiore rispetto a quello delle industriali (attività commerciali hanno maggiori quantità di rimanenze di magazzino per prodotti invenduti e materie rispetto a una industriale).

Rappresentare il concetto di solidità finanziaria e patrimoniale e i relativi indicatori

Illustra cosa può scaturire un indice negativo di copertura e auto-copertura delle immobilizzazioni. La solidità (autonomia) finanziaria si può dedurre dagli indici di autonomia finanziaria, di struttura e correlazione che esprimono la composizione degli investimenti e finanziamenti di un’azienda.

Dagli indici e margini di correlazione valutano la relazione strutturale esistente tra le classi di fonti e impieghi. Tali indici sono l’indice di copertura (CP + Dm/l) /AF e quello di auto copertura PN/ AF. L’indice di copertura (e margine di struttura secondario) è fondamentale per analizzare l’equilibrio finanziario. Indica infatti quanto le passività consolidate possono coprire l’AF. Se è negativo si ha una situazione di squilibrio poiché mezzi propri e passivo consolidato non sono sufficienti a coprire gli investimenti fatti. L’indice di auto copertura (con margine di struttura primario) indica quanto i mezzi propri sono in grado di coprire gli investimenti fatti. Un valore negativo di questo non genera uno squilibrio finanziario. Entrambi dipendono dall’elasticità degli impieghi e dal grado di autonomia finanziaria.

Gli indici di struttura sono il grado di rigidità dell’attivo e del passivo: la rigidità degli impieghi si calcola facendo il rapporto tra l’attivo fisso e il totale attivo, di conseguenza il grado di elasticità (rapporto tra attivo corrente e totale attivo K) sarà il suo complementare. In modo speculare si calcola la rigidità delle fonti facendo il rapporto tra il capitale permanente (CP + D m/l) e il totale attivo K.

Gli indici di autonomia finanziaria esprimono il peso del capitale proprio sul totale fonti e ne indicano la porzione rispetto al capitale di terzi. Questi sono il rapporto CP/tot attivo e CP/capitale terzi. Il rapporto CP/tot attivo assume valori vicini a 0 nel caso il CP proprio rappresenti una piccola quantità del passivo e che quindi l’azienda ricorre prevalentemente al capitale di terzi per finanziarsi. Nel caso abbia valori vicini a 1 significa che il CP assume grande rilevanza nell’azienda e che questa è indipendente o quasi da terzi finanziatori ed è autonoma finanziariamente. Per valori intermedi indica se l’azienda, nel tentativo di migliorare la redditività attraverso l’indebitamento, è riuscita a mantenere la propria autonomia finanziaria.

Per solidità patrimoniale si intende se l’azienda è riuscita ad ottenere nel tempo un PN maggiore del CP (CS + riserve) tramite autofinanziamento. Si calcola facendo il rapporto tra PN e CP. Se è maggiore di 1 vuol dire che c’è autofinanziamento, se è tra 0 e 1 vuol dire che ci sono state perdite che hanno eroso il CS, se è minore di 0 significa che c’è un deficit e che le perdite sono maggiori del CS.

Illustrare il meccanismo di scomposizione del ROI

Il ROI (Return on Investments) rappresenta la redditività del capitale investito. Si calcola facendo il rapporto tra reddito operativo e tot attivo. Questo indice può essere scomposto nel prodotto tra ROS (redditività delle vendite) e Capital Turnover (quante volte il tot attivo ritorna in forma liquida in ricavi).

Questa scomposizione è chiamata leva operativa: un alto valore dell’indice ROS significa che l’azienda ha alto margine di ricavo sulle vendite, al quale corrisponde un basso CT poiché i volumi di vendita saranno minori. Da questa analisi si può dedurre se l’azienda punta su un’alta redditività delle vendite ma in meno quantità vendute (caso settore lusso), oppure se punta su alti volumi di vendita ma con minore redditività (caso settore discount).

RO / tot attivo = RO / ricavi vendita * Ricavi vendita / tot attivo

Quali sono gli indicatori di redditività?

Soffermarsi sulle modalità della loro determinazione e sulla valenza informativa a cui assolvono. Gli indicatori di redditività sono:

  • ROI = (RO/tot attivo) indica la redditività del capitale investito senza distinguere se è capitale proprio o di terzi. Se è alto vuol dire che il tot attivo ha un buon rendimento ovvero l'azienda produce reddito poiché è dato dal rapporto tra RO (remunerazione ottenuta con la gestione caratteristica) e il tot attivo (quanto abbiamo investito).
  • ROE = (utile o perdita/PN) indica la redditività del capitale proprio, cioè quanto l’azienda è capace di remunerare i mezzi propri con la sua attività, è quindi importante che sia alto. È l'indice da cui gli investitori deducono la remunerazione degli investimenti.
  • ROD = (OF/capitale terzi) indica l’onerosità del capitale di credito, cioè quanti oneri finanziari gravano sull’azienda a fronte del capitale richiesto a terzi. È importante che sia basso perché così significa che gli oneri finanziari hanno poco peso sui debiti.
  • ROS = (RO/ricavi vendita) indica quanto sono redditizie le vendite, cioè quanto margine di ricavo c’è sulle vendite. Il suo valore dipende da come è strutturata l'azienda, se punta a grandi volumi di vendita questo sarà più basso, se punta su maggiori ricavi e meno quantità è alto.

Illustrare il meccanismo della leva finanziaria e il rapporto del ROE con il ROI

Studiare il fenomeno della leva finanziaria è utile per capire i casi in cui è possibile aumentare il ROE, sfruttando un aumento dell’indebitamento. Questo si può dedurre scomponendo il ROE (utile o perdita/PN) come il prodotto tra ROI, quoziente di indebitamento Q (tot attivo/PN) e incidenza degli oneri finanziari OF (utile o perdita/RO).

Utile o perdita/PN = RO/tot attivo * tot attivo/PN * utile o perdita/RO Tanto più Q sale, più il ROE sale a parità di condizioni. Infatti, più debiti ci sono, più investimenti abbiamo fatto, quindi il tot attivo cresce e si hanno più mezzi per produrre e ciò fa aumentare la redditività. Bisogna tenere presente che un aumento di Q, oltre all’effetto moltiplicativo sulla redditività, ha anche un effetto frenante derivante dall’aumento degli oneri finanziari che rendono minore OF.

Tanto più OF tende a 1, più il ROE aumenta. Infatti, meno oneri finanziari ci sono, minore è la differenza tra RO e l’utile, quest’ultimo sarà quindi maggiore e il ROE aumenterà. Di conseguenza, tanto più il ROI è maggiore di OF, più il ROE aumenta. Infatti, più la redditività del capitale investito, tenendo conto anche del capitale di terzi, è alta rispetto all’incidenza degli oneri finanziari sul reddito, maggiore sarà la redditività globale. In questo caso conviene aumentare il grado di indebitamento.

Invece, più la redditività del capitale investito comprensiva del capitale di terzi è minore dell’incidenza degli oneri finanziari sul reddito, minore sarà la redditività globale. In questo caso non conviene aumentare il grado di indebitamento perché non saremo capaci di rimborsarlo, in questo caso però Q aumenta lo stesso perché aumentano gli oneri finanziari a carico dell’azienda visto il rischio di insolvenza, quindi il ROE diminuisce ancora di più. Il ROI è in stretto rapporto con il ROE, infatti può essere confrontato con il ROD e a seconda del rapporto che intercorre tra i due indici si ha un diverso effetto sul ROE: se ROI > ROD allora possiamo far crescere ROE > ROI. Ciò significa che quando il rendimento del capitale investito è maggiore dell'onerosità del capitale di terzi, allora l'azienda può indebitarsi fino a che la redditività globale dell'attività aziendale sia maggiore di quella del capitale investito. OF = 1 ROE + Q+ = ROE+ ROI > OF Q+ ROE+ ROI < OF Q+ ROE- ROI > ROD possibilità di Q + ROE > ROI.

Illustrare gli indicatori che rappresentano gli equilibri finanziari a breve termine

Gli indici di liquidità analizzano la situazione finanziaria (diversa dalla struttura finanziaria) ovvero valutano se l’azienda è in grado di far fronte ai debiti di breve termine. Questi sono: l’indice di liquidità generale detto current ratio (e il margine di CCN), l’indice di liquidità primaria detto quick ratio (e il margine di tesoreria), l’indice di liquidità secondaria (e il margine di tesoreria secondario).

Liquidità generale = AC/debiti B CCN = AC –

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Approfondimenti - economia aziendale Pag. 1 Approfondimenti - economia aziendale Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Approfondimenti - economia aziendale Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Approfondimenti - economia aziendale Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinadeluca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Lazzini Simone.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community