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Apollonio Rodio - Argonautiche

Traduzione letterale

Frattanto, andando alla dimora di Eeta, Argo esortava sua madre con parole di ogni sorta a implorare Medea di aiutarli. Ma anche lei stessa prima lo pensava, ma la tratteneva nell’animo il timore che in qualche modo, o pregasse contro il destino e vanamente lei che era spaventata per l’ira funesta del padre, o che, accondiscendendo ella alle preghiere, le azioni divenissero manifeste e palesi.

Un sonno profondo dava tregua dai dolori alla fanciulla che si era sdraiata sul letto. E tosto, sogni ingannatori e funesti la turbavano, afflitta com’era. Le sembrò che lo straniero avesse sostenuto la gara non affatto bramando di portar via il vello del montone, e che non fosse venuto nella città di Eeta per questo motivo, ma affinché la conducesse alla loro dimora come sposa legittima.

Credeva di lottare lei stessa con i buoi intorno e di affrontare (la prova) molto agevolmente; ma che i suoi genitori non tenessero in conto la promessa, giacché non alla fanciulla ma a lui in persona avevano proposto di aggiogare i buoi: da ciò insorgeva un’incerta contesa tra il padre e gli stranieri. Ambedue si rimettevano a lei: sarebbe stato così com’ella avrebbe desiderato nel suo cuore. Ella subito scelse lo straniero, avendo trascurato i genitori. E essi, un terribile dolore li prese e sdegnati levarono un grido. E insieme al clamore la abbandonò il sonno.

Si alzò sussultando per la paura e guardò in giro tutt’intorno le pareti della camera. A stento riprese animo come prima nel petto, ed emise una forte voce: «sventurata me, come mi hanno spaventata dei sogni pesanti. Temo che questo viaggio degli eroi porti una qualche grande sventura. L’animo mi si innalza intorno allo straniero. Si cerchi in moglie una fanciulla achea, nel suo paese, lontano. A noi stia a cuore la verginità e la casa dei genitori.

In ogni caso, avendo messo da parte l’animo impudente, mai più lontana dalla sorella, proverò se mai, essendo afflitta per i suoi figli, mi scongiuri di aiutarli nella gara. Ciò mi estinguerebbe il dolore funesto nel cuore. Dunque, essendosi alzata, aprì le porte della camera, scalza e con una sola veste. Bramava di andare dalla sorella, e varcò la soglia del cortile. Ma in quel momento, a lungo rimaneva nel vestibolo della stanza da letto, trattenuta dalla vergogna.

Dopo si diresse di nuovo indietro, essendosi voltata, e di nuovo da dentro andava verso fuori, e di nuovo indietreggiava verso dentro. I piedi vani la portavano qua e là. Invero, qualora procedesse, la vergogna la tratteneva da dentro; ma un ardito desiderio incitava lei, trattenuta dalla vergogna. Tre volte fu tentata e tre volte si trattenne. Ma la quarta volta, di nuovo, essendosi voltata, si gettò prona sui letti.

Come quando una sposa piange nella camera nuziale il fiorente sposo, al quale la concessero i fratelli e i genitori, ma un destino fatale lo annientò prima di aver goduto ambedue dei reciproci progetti, ed essa, pur essendo straziata dentro, piange assai in silenzio guardando fisso il vedovo letto, né ha affatto qualche rapporto con tutte le ancelle, per pudore e per riservatezza, ma essendo afflitta se ne sta.

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Apollonio Rodio, Argonautiche III 606-824. Traduzione letterale e analisi morfosintattica Pag. 1 Apollonio Rodio, Argonautiche III 606-824. Traduzione letterale e analisi morfosintattica Pag. 2
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

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