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DOCUMENTI:

• Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa-1998: appendice 2 (incremento dell'educazione al patrimonio

culturale) si suppone che il p.c. sia collegato ai programmi scolastici grazie a un'appropriata educazione degli

insegnanti. I professionisti del settore del p.c. dovrebbero essere consapevoli a tutti i livelli delle questioni riguardo al

patrimonio, e di come comuicarle a studenti e visitatori.

• Legge n° 53, articolo 5: la formazione iniziale è di pari dignità per tutti i docenti e si svolge nelle università,

presso i corsi di laurea specialistica.

• Maggio 2003: protocollo di intesa fra regione Lombardia e ufficio scolastico regionale per la

programmazione e realizzazione dei progetti. Le parti intendono stipulare un rapporto di collaborazione, con attività

che possono includere: percorsi e laboratori di sperimentazione didattica, stages per studenti e docenti presso enti ,

iniziative di formazione. Le scuole con indirizzo che comprende i beni cultural saranno privilegiate nella scelta nelle

possibilità di accedere alle offerte.

• decreto legislativo 227, 2005: compiti dell'ateneo sono la collaborazione con le istituzioni e la formazione

degli insegnanti interessati anche all'espletamento di funzioni si supporto e coordinamento (anche con istituzioni come

l'INVALSI).

• Legge finanziaria 2008: i docenti saranno reclutati attraverso concorsi, e formati attraverso corsi di laurea

magistrale con forte componente di tirocinio.

TESI TREDICI: LE ISTITUZIONI CULTURALI

Le istituzioni culturali offrono un importante contributo all'educazione al patrimonio, contributo fondamentale,

aprendosi anche alla collaborazione con scuole ed altre istituzioni. I beni culturali e paesaggistici promuovono le

istituzioni da subalterni fornitori di risorse a interlocutori, validi formatori "alla pari" con la scuola nelle iniziative di

formazione al patrimonio. La consapevolezza di questo ruolo deve essere chiara, al fine di sollecitare la collaborazione

fra più istituzioni.

Le istituzioni culturali sono depositarie di una larga parte dei beni culturali e paesaggistici nel territorio di una

collettività, con compiti di identificazione, conservazione, ricerca e promozione della conoscenza. Esse inoltre

elaborano, raccolgono e studiano interpretazioni e concettualizzazioni dei beni e del patrimonio relative all'attualità e

all' ambito culturale di appartenenza. Le istituzioni culturali sono chiamate a contribuire alla progettazione e

all'attuazione di percorsi formativi con conoscenze e abilità specifiche inerenti le varie componenti del patrimonio,

nell'obbiettivo di diventare sempre di più come luoghi di ricerca ed educazione. Possono mettere a disposizione i beni:

in condizioni di conservazioni adeguate, raccolti e classificati secondo criteri cronologici, tematici, di provenienza, di

classificazione bibliografica o archivistica, corredati da sussidi che hanno contenuto disciplinare e metodologico,

inseriti in percorsi di fruizione e mediati. le istituzioni culturali, poi, devono: rispondere positivamente alle richieste

di collaborazione, considerare componenti del patrimonio ogni traccia materiale o immateriale divenuta testimonianza

culturale, impostare le attività istituzionali nella prospettiva del patrimonio, supportare, documentare e studiare la

costante ricomposizione e il continuo ripensamento del patrimonio nel tempo, mantenere rapporti costanti e

collaborativi con i cittadini possessori di beni culturali e paesaggistici.

DOCUMENTI:

• 2001-MIBAC Atto di indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard di funzionamento nello sviluppo

dei musei:

Ambito 6: gestione e cura delle collezioni- per permettere una migliore comprensione delle collezioni, ogni

museo stabilisce rapporti con altri musei, istituti di ricerca, università, enti e fondazioni, esperti e studiosi, avvalendosi

delle loro competenze e risorse per conseguire risultati di comune interesse ai fini pubblici.

Ambito 7: rapporti del museo con il pubblico- il museo oltre al dovere di conservare il proprio patrimonio, ha

la missione di renderne possibile la fruizione. . Il museo deve provvedere inoltre a servizi collegati alla didattica e

all'ospitalità del pubblico. E' perciò necessaria l'attivazione di un percorso educativo all'interno del museo, dotato di

personale specializzato. Ogni forma di accordo interistituzionale che favorisca lo studio e la ricerca in ambito museale,

produca l'organizzazione di qualificate iniziative congiunte, incrementi la diffusione delle tematiche proprie del museo

e della sua area di pertinenza storica e culturale è da considerare con favore e incoraggiare.

• Codice dei Beni culturali, 2004: definisce istituzioni culturali la biblioteca, il museo, l'archivio, l'area o il

parco archeologico, il complesso monumentale. Per la valorizzazione dei beni culturali è importante anche l'attivitàdi

pubblicazione, i servizi di accoglienza, l'organizzazione di manifestazioni culturali.

• 2004- icom Code of ethics for museums:i musei hanno il compito di acquisire, preservare e promuovere le

loro collezioni come un contributo alla salvaguardia del patrimonio culturale, naturale e scientifico.

TESI QUATTORDICI: LA FORMAZIONE DEGLI EDUCATORI DELLE ISTITUZIONI CULTURALI

La formazione dei mediatori del patrimonio deve essere riconosciuta dalle istituzioni quale momento cruciale: le

figure professionali che curano il servizio educativo devono essere altamente preparate, specificamente

sull'educazione al patrimonio culturale. A tal fine l0identificazione dei profili professionale deve avvenire sulla base di

criteri fondati anche su studi specialistici, e la scelta dei singoli mediatori non può prescindere dalla loro formazione

specifica all'educazione al patrimonio; inoltre deve essere garantita la crescita e lo sviluppo professionale, intese come

un diritto-dovere del/della professionista. La formazione deve prevedere inoltre momenti di tangenza tra i mediatori

delle diverse istituzioni culturali, affinché possano conoscersi.

I musei sono le istituzioni culturali che elaborano con maggior frequenza iniziative formative, ed è importantissimo

che essi curino la scelta delle figure professionali. In Italia è in atto un processo di regolamentazione delle professioni

museali, che ha riconosciuto la missione educativa fra i compiti istituzionali. In un organigramma ideale sono da

prevedere e quindi da formare diversi tipi di mediatori, operanti in un settore specialistico che non va confuso né

sovrapposto agli altri ambiti: le figure maggiori sono due: il responsabile dei servizi e l'educatore museale. In

riferimento alla mediazione del patrimonio, il principio fondamentale da considerare è quello della competenza

specifica, come risulta essenziale la previsione di percorsi di azione e ricerca e progetti svolti con altre istituzioni

culturali ed agenzie formative. In particolare i mediatori museali potranno e dovranno superare due limitazioni

concettuali e operative frequenti e inadeguate in riferimento all'educazione del patrimonio:la monodisciplinarietà e la

ridotta attenzione al territorio.

DOCUMENTI:

• carta di Ename per l'interpretazione dei siti del patrimonio-2005 dice che l'interpretazione di un bene/sito

culturale è un processo in continuum, di contestualizzazione e comprensione che richiede un lavoro continuo di

ricerca. La formazione di professionisti qualificati rappresenta un obbiettivo cruciale. Inoltre i programmi accademici

basilari devono includere l'interpretazione.

• 2007-miur, gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica: si invita a dedicare grande

cura alla professionalità degli addetti e delle addette e alla loro consapevolezza sugli atteggiamenti della

comunicazione. Propongono di aumentare i canali per la formazione di comunicatori scientifici, e di valorizzare la

professione del comunicatore scientifico attraverso un riconoscimento sociale.

TESI QUINDICI: LA RICERCA E L'ALTA FORMAZIONE

l'educazione al patrimonio è un campo di ricerca nel quale si elaborano teorie e proposte di applicazioni rivolte agli

insegnanti e agli educatori delle istituzioni culturali, si producono modelli si trasposizione di sapere e di testi esperti in

percorsi e materiali atti a promuovere la mediazione e l'apprendimento, si riflette sulle esperienze educative e

didattiche, si definiscono modalità e strumenti per l'azione valutativa dei servizi educativi, dei percorsi formativi e

dei loro esiti, si affrontano i problemi della comunicazione dei beni culturali e paesaggistici. la ricerca ha bisogno di

essere promossa nelle sedi di alta formazione con piani di studio che abbiano come scopo la preparazione di

ricercatori le cui competenze siano specializzate nel campo dell'educazione al patrimonio. Gli istituti dedicati alla

formazione hanno elaborato un profilo per i professionisti dell'educazione al patrimonio, la Carta nazionale delle

professioni museali, dove si evidenzia che ciascuno dei compiti attribuiti al responsabile dei servizi educativi può

essere oggetto di attività di ricerca metodica che riguardano la mediazione, la trasposizione delle conoscenze esperte,

la comunicazione eccetera. Queste esigenze di alta formazione, però, non sono molto prese in considerazione dalle

università italiane, nonostante le condizioni formative favorevoli. La riforma universitaria del 1999 ha consentito e

incentivato l'iniziativa universitaria nella formazione professionale e continua e per la prima volta sono stati definiti i

master universitari. In conseguenza di questo interesse sono stati attivati numerosi corsi universitari di Storia e Tutela

dei Beni Culturali, Operatore di Beni Culturali, Conservazione dei Beni Culturali, ma tutti questi corsi prendono in

esame ambiti nei quali è irrilevante l0attenzione alla ricerca psico-pedagogico-didattica.I corsi italiani di laurea

nell'ambito dei beni culturali tendono a voler formare dei ricercatori e professionisti referenti per organizzazioni di

mediazione culturale. I corsi dovrebbero qualificarsi grazie al rapporto di collaborazione e di progettazione condivisa

fra università, organismi di tutela e ministero.

DOCUMENTI:

• 1998-dl 368, articolo 9- parla delle scuole di alta formazione e studio come l'istituto centrale di restauro,

l'opificio delle pietre dure, l'istituto centrale perla patologia del libro.

• 2000 consiglio d'Europa, conclusioni della presidenza: propone di imperniare i lavori dell'unione europea sulla

ricerca, per assicurare all'Europa la possibilità di proporre offerte allettanti per i ricercatori.

• 2000-determinazione delle classi universitarie, MIUR: le classi di laurea triennale sono: preistoria e

protostoria, etruscologia e antichità italiche, archeologia classica, archeologia cristiana e medievale, storia dell'arte

medievale, storia dell'arte moderna, storia dell'arte contemporanea, museologia e restauro, discipline dello spettacolo,

musicologia e storia della musica, cinema, fotografia, televisione, etnomusicologia. Le lauree specialistiche invece

sono in : antropologia culturale, archivistica e biblioteconomia, archeologia, conservazione dei beni scientifici,

conservazione e restauro, storia dell'arte.

• 2005-conferenza permanente delle associazioni museali italiane: la conferenza nazionale dei musei sollecita

diverse istituzioni a una ricognizione dei percorsi formativi, verificandone la relazione con le conoscenze e le

competenze individuali. Denunciano l'urgenza del riconoscimento pubblico delle professioni museali,

dell'aggiornamento.

TESI SEDICI:GLI ORGANISMI POLITICO-AMMINISTRATIVI E NON GOVERNATIVI

Gli interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale stanno alla base della sua esistenza, e di essi si

occupano gli organismi politico-amministrativi,oppure le associazioni non governative (icom). E'importante che questi

organismi tutelino il patrimonio e lo rendano inalienabile, poiché appartiene alla popolazione. Devono anche definire

le linee-guida sui comportamenti da adottare, sull'utilizzo di risorse umane e finanziarie.

Il compito delle istituzioni politico-amministrative consiste nel promuovere la ricerca, garantire i fondi per la tutela e

il mantenimento dei patrimoni, garantire e incoraggiare la formazione di un personale esperto, incoraggiare la

cooperazione fra più realtà, promuovere la sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti del patrimonio, prevedere

la mediazione del patrimonio. L'azione delle istituzioni politiche non deve fondarsi su un'ottica economicistica, ovvero

non deve mirare al guadagno, bensì alla corretta osservazione dei beni culturali. Devono poi vedere la tutela, la

gestione e la valorizzazione del patrimonio come fasi interconnesse e imprescindibili l'una dall'altra. Per riuscire a

svolgere questo compito delicato, le istituzioni devono reperire saperi esperti relativi al patrimonio e all'educazione al

patrimonio, tener conto delle indicazioni fornite durante i dibattiti internazionali.

DOCUMENTI:

• UNESCO- convenzione del 1972 per la protezione del patrimonio culturale e naturale sul piano mondiale.

L'articolo 4 evidenzia che ciascuno stato partecipe alla convenzione riconosce che l'obbligo della tutela lo riguarda in

prima persona, mentre l'articolo 5 fa impegnare gli stati ad adottare una politica mirata al riconoscimento del

patrimonio, a istituire sul territorio diversi istituti di protezione, conservazione e valorizzazione del patrimonio,

sviluppare studio e ricerca in vari ambiti, prendere provvedimenti e dare finanziamenti adeguati per il patrimonio,

favorire l'istruzione e lo sviluppo dei centri internazionali. L'articolo 27 insiste ancora sull'educazione e la formazione.

• 2004: codice dei beni culturali. L'articolo 1 (principi) prevede che lo Stato deve: promuovere la ricerca,

garantire i fondi per la tutela e il mantenimento dei patrimoni, garantire e incoraggiare la formazione di un personale

esperto, incoraggiare la valorizzazione , includendo in tutto ciò, ovviamente, anche i patrimoni gestiti da provati.

L'articolo 20 indica quali sono gli interventi vietati, ovvero la distruzione dei beni culturali, il loro uso inappropriato e

lo smembramento degli archivi.

• 2004-Icom:i corpi governativi hanno una responsabilità primaria nel proteggere e promuove il loro

patrimonio, come le risorse umane, fisiche e finanziare rese disponibili per quello scopo. I governi devono assicurarsi

che i musei abbiano uno statuto e fondi sufficienti per portare avanti la loro attività.

TESI DICIASSETTE: LA COMUNICAZIONE

Comunicare il patrimonio è un'esigenza indispensabile, dal momento che solo se viene comunicato il patrimonio viene

riconosciuto e tutelato. Essa può svolgersi in diversi contesti, ma è fondamentale nei luoghi dove il patrimonio è

elemento caratterizzante, al fine di stabilire un rapporto anche affettivo fra la popolazione e il patrimonio. La

comunicazione può avvenire in diversi modi, ma bisogna privilegiare la molteplicità di tipi di comunicazione:

culturale, storica, tecnica, multimediale eccetera. L'integrazione fra i diversi linguaggi è una garanzia per la

comunicazione aperta ai vari modi con cui le persone percepiscono la realtà.

La corretta ed efficace comunicazione ha il compito di rendere comprensibile il patrimonio, interpretandolo: se viene

svolta o in modo corretto si rivela uno strumento essenziale per coadiuvare lo sviluppo di un turismo consapevole e

sostenibile. Deve coinvolgere in primis i membri della comunità a cui il patrimonio appartiene, per incoraggiarli ad

acquisire consapevolezza e responsabilità riguardo esso.

DOCUMENTI:

• 1999, Icomos, carta sul turismo internazionale culturale. Gli obbiettivi di questa carta sono la facilitazione e

l'incoraggiamento di coloro che vivono a stretto contatto col patrimonio a renderlo accessibile a tutti,

l'incoraggiamento all'industria del turismo, affinché promuova e gestisca il turismo in modo consapevole e rispettoso

delle culture cui il patrimonio appartiene, l'incoraggiamento del dialogo fra l'importanza della conservazione e il

turismo. La relazione fra turismo e luoghi "di patrimonio" è dinamica e può includere conflitto, che può essere risolto

coinvolgendo le comunità ospitanti e i nativi nella gestione del patrimonio.

• 2001-MIBAC atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei

musei.. L'atto sostiene che sono necessari strumenti come la segnaletica esterna e interna, l'identificazione delle opere,

ma incoraggia anche alla lettura critica di ciò che viene esposto, grazie alla comunicazione didascalica delle notizie

intorno a essa come pannelli, schede mobili, guide, audioguide, cataloghi. Dovrebbero anche esserci servizi speciali

per gli utenti, solitamente indirizzate alla popolazione in età scolare, ma anche a persone interessate come la

biblioteca, la fototeca, i laboratori.

• 2004, Codice dei Beni culturali. Il ministero , le regioni e gli altri enti pubblici territoriali fissano i livelli di

uniformità e valorizzazione e ne curano l'aggiornamento.

TESI DICIOTTO: LE DISCIPLINE

Molte discipline si occupano dei beni culturali e per ciascuna tali beni sono oggetto di studio e di ricerca e strumenti

per la costruzione di basi di dati e per l'elaborazione delle conoscenze. Essi si prestano a facilitare le alleanze e le

intersezioni fra i saperi: a sua volta la concorrenza degli sguardi disciplinari permette di carpire i vari significati e

valori dei beni, e ne agevola la loro assunzione nel concetto di patrimonio.

L'educazione al patrimonio non può essere circoscritta a una sola materia, ma deve essere individuata come obbiettivo

da tutte. E' chiaro che le materie che hanno più attinenza al patrimonio, come quelle storico-artistiche, sono

avvantaggiate, poiché possono far utilizzare beni di qualsiasi tipo come fonte, di far scoprire che ogni bene è portatore

di testimonianze di culture diverse, di rendere evidente che i beni possono essere strumenti e fini di informazione e di

educazione. Inoltre c'è la "questione interdisciplinare", ovvero al raccomandazione dei consigli internazionali di

utilizzare questo approccio, quasi esclusivamente legato a progetti singoli. L'educazione al patrimonio si avvantaggia

se ogni disciplina promuove la capacità di comunicare i beni culturali e paesaggistici sia con l'espressione letteraria

che figurativa.

DOCUMENTI:

• 1979-programmi della scuola media inferiore, MIUR, l'approccio all'ambiente e ai beni culturali devono

rendere l'alunno e l'alunna cosciente dei problemi dell'ambiente ed educarlo/a alla sua tutela E' opportuna un'attività

guidata sul campo.

• 1985-programmi della scuola elementari DPR 104. Il primo incontro con le opere d'arte deve essere facilitato

ai discenti, avvalendosi innanzitutto del patrimonio artistico presente sul territorio.

• 2007- programma della scuola dell'infanzia: l'educazione artistica deve iniziare dall'esplorazione delle

tecniche e dei materiali con tutti i sensi. Le osservazioni di opere d'arte aiuteranno a migliorare la capacità di

osservare, coltivare il piacere della fruizione e avvicinare alla cultura e al patrimonio artistico.

TESI DICIANNOVE: LE STRATEGIE

Il patrimonio culturale, come fine, oggetto e strumento di educazione viene incluso nei processi di insegnamento e

apprendimento in svariati modi: le attività laboratoriali sono considerate le più efficaci per la formazione di

competenze metodologiche, le attività guidate, quelle ludiche. Tutte queste si combinano con le lezioni in presenza dei

beni culturali. A monte di ogni processo deve esserci la strategia della trasposizione didattica, indispensabile per

progettare percorsi di uso didattico dei beni, nonché la mediazione .

Non ha senso, infatti, parlare dei beni culturali e paesaggistici senza mai mostrarli, senza mettere i discenti in relazione

con essi,senza che loro siano impegnati ad osservarli e descriverli, ad usarli per produrre informazioni e metterli in

relazione con altri beni. La ricerca didattica può essere applicata a qualsiasi bene: implica attività osservative che

inducono a conoscere aspetti salienti dei beni, promuove le abilità a produrre informazioni dirette e inferenziali e a

comprendere le relazioni fra i vari beni, favorisce le attività comunicative, mediante esposizioni o testi scritti. La

ricerca didattica può essere applicata in primis ai beni culturali di cui dispone l'istituzione scuola: archivio,

biblioteca…

Si possono avvicinare gli studenti e le studentesse ai beni culturali anche fornendo loro testi a carattere divulgativo,

che presentano un corredo illustrativo migliore di quello manualistico. Per quanto riguarda la metodologia ludica, essa

trasforma l'approccio scolastico in ludico, presentandolo come momento di conquista, divertimento e avventura.

La strategia che connette l'insegnamento all'apprendimento da laboratorio è utile al supporto di ogni altra, dal

momento che essa è particolarmente fruttuosa. Qualunque sia la strategia prescelta, l'uso dei beni in funzione degli

apprendimenti richiede la strutturazione di un processo, che si costituisce nella sequenza delle seguenti fasi.

definizione del tema della conoscenza, fase preparatoria e di acquisizione delle conoscenze extra-fonti, organizzazione

delle informazioni, produzioni di inferenze, interpretazione di dati, schedatura delle riflessioni eccetera.

La visita guidata può essere integrata nell'educazione al patrimonio, quando è volta a trasmettere informazioni e a

dargli il significato che incrementa il piacere della fruizione. Attualmente la disponibilità delle risorse del web rende

agevole la loro inclusione nello svolgimento delle lezioni.

DOCUMENTI:

• Clio '92, 1994, Tesi sulla didattica della storia

• Clio '92, 1995, Carta dei diritti della storia locale.

TESI 20-IL PARTENARIATO

Un'efficace progetto di educazione al patrimonio trova il partenariato un'ottima e coerente modalità di realizzazione,

dal momento che promuove la riflessione, il confronto e la condivisione tra istituzioni e soggetti diversi, con l'intento

comune di dare rilevanza formativa all'esperienza. Lavorare in partenariato consente agli attori coinvolti di conoscere,

acquisire, confrontarsi e mettere in sinergia saperi e competenze professionali.

Il progetto educativo condiviso fra scuola e altre istituzioni consente di costruire insieme un percorso di

apprendimento e di formazione con caratteristiche e requisiti specifici, nonché di ideare proposte per realizzare esiti

concreti e verificabili. Lavorare in partenariato significa riflettere sui bisogni dei destinatari e chiedersi quali siano i

concetti chiave e i vari domini dei saperi di appartenenza: le varie persone che prendono posto a un gruppo di lavoro

devono essere disposte a mettersi in discussione, sia come portatrici di una conoscenza e formazione loro, sia come

figure in un processo di collaborazione e condivisione. Il lavoro di partnership permette a ognuno di abbandonare il

proprio punto di vista per accogliere quello altrui, per cui è necessario un lavoro di condivisione e auto riflessione di

gruppo. La scuola e le altre agenzie formative possono diventare partner delle altre istituzioni, operando insieme ad

esse.

DOCUMENTI:

• 1998 accordo quadro fra MIUR e MIBAC: all'articolo 1 si evidenzia che i servizi educativi, nell'ambito delle

proprie funzioni , privilegeranno il rapporto con le istituzioni scolastiche, nell'ambito della loro autonomia didattica e

amministrativa, elaborando progetti annuali e pluriennali per cui si avvarranno delle rispettive competenze.

• 2001 MIBAC atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei

musei: nell'ambito 7 al punto 3 si nomina il partenariato, come fenomeno di contatto fra varie istituzioni da

incoraggiare.

• 2005- Consiglio d'Europa: articolo 1: le parti in questo consiglio sono d'accordo sul prendere i l tempo

necessario per applicare i provvedimenti del consiglio riguardo una più grande sinergia di competenze in tutto il

pubblico, compresi i privati.

TESI VENTUNO: MONITORARE, VERIFICARE, DOCUMENTARE, VALUTARE

In ogni azione di educazione al patrimonio culturale è necessario predisporre, fin dalla prima fase di progettazione,

modalità, strumenti e procedure per storicizzare e custodire la memoria. La documentazione , il monitoraggio e

l'azione valutativa devono essere condivisi e assunti da tutti gli attori coinvolti. La documentazione delle diverse

iniziative intraprese consente di ricomporre e storicizzare ogni snodo del percorso e di lasciare testimonianze

trasmissibili. Monitorare, verificare e valutare intervengono invece perché permettono di acquisire elementi utili per la

riflessione, procedere alla lettura critica del percorso, orientare l'azione nel suo progredire e attuarsi.

La struttura del progetto richiede al suo interno di definire le coordinate culturali, metodologiche e operative del

modello valutativo, di stabilire criteri, procedure e strumenti per intraprendere l'azione di valutazione. L'indagine sulle

condizioni di praticabilità, l'analisi di risorse e vincoli sostanziano l'azione valutativa ex ante , compiuta nella fase di

pre-progettazione. L'acquisizione iniziale di dati ed elementi e la conseguente valutazione degli stessi consente di

comporre il quadro di realtà entro cui articolare l'azione educativa, per accreditarla della necessaria dimensione di

praticabilità. La verifica in itinere, metodologicamente, è un momento fondamentale poichè gli aspetti e i problemi

presi in esame, discussi e condivisi, diventano un patrimonio comune e consolidato. Modalità e strumenti da utilizzare

per condurre l'azione valutativa devono essere adeguati e calibrati rispetto all'ambito e all'indicatore selezionati:

l'efficacia è garantita quando gli strumenti rispettano i criteri di validità, comparabilità, economicità, trasferibilità.,

come questionari, interviste, focus group. La prima operazione per stabilire modalità e strumenti del modello

valutativo è quella di individuare gli ambiti di ricerca. Documentare, monitorare, verificare e valutare garantiscono la

sostenibilità, la continuità e la sistematicità dei progetti e di ogni altra attività educativa.

TESI VENTIDUE: LE NUOVE TECNOLOGIE


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Tardis

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Rossi Emanuela.

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