Capitolo uno: il patrimonio demoetnoantropologico
I beni DEA sono considerati un sottoinsieme della cultura, se intendiamo questo concetto con la definizione che ne diede Edward Tylor nel 1871 in "Primitive culture": la cultura o civiltà, secondo lui, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dalle persone in quanto membri di una società. Questa definizione fu straordinaria, perché decretò che la cultura non corrispondeva più all'erudizione, all'istruzione e all'elitarismo, ma era ad appannaggio di tutte le persone. Ne consegue, infatti, che tutte le società umane sono caratterizzate da cultura e creatrici di cultura in quanto tali, e, poiché la cultura è oggetto di trasmissione, in quanto "capacità e abitudine acquisita", da una generazione all'altra, diventa quindi tradizione.
Ciò non vuol dire che non comprenda i manufatti. La delimitazione del patrimonio DEA all'interno della cultura è tuttavia complessa, sia perché le discipline scientifiche che se ne occupano sono relativamente recenti, sia perché questi beni tendono a coincidere con una varietà di prodotti umani di ampia diffusione territoriale. Gli ambiti in cui agiscono gli studi sui beni DEA sono fondamentalmente due: le popolazioni extraeuropee non alfabetizzate e le culture rurali e popolari, anch'esse scarsamente alfabetizzate. Queste ultime sono quelle più valorizzate, almeno in Europa. Per meglio circoscrivere questo patrimonio dobbiamo fare riferimento alle società complesse, dove, ovvero, esiste una stratificazione sociale, alle cui rispettive classi sono pertinenti status, mestieri e saperi, nonché potere e stili di vita molto diversi. Le culture popolari sono quindi un "sottoinsieme" della cultura accademica ed elitaria, e sono caratterizzate dall'oralità e dal folklore. Alberto Cirese chiamava "folklore" la cultura delle classi subalterne, basate sul lavoro manuale ed esecutivo, di pochissima influenza sulla scala del potere, che subiscono l'egemonia delle classi dominanti.
Tuttavia vediamo come l'antropologia si sia concentrata molto di più sulla classe contadina che non su quella operaia (eppure negli anni '60 e '70, quando nascono gli studi demologici, gli operai erano un terzo degli occupati, i contadini e gli allevatori avevano una minore rappresentanza). Mentre via via il Paese si industrializzava ed urbanizzava, le campagne si spopolavano, e si trasformavano, e i demologi iniziavano a concentrare la loro attenzione sul periodo ad esso antecedente. Dall'altro lato i lavori sul mondo operaio continuano a rimanere scarsi, sia sul mondo di ieri che di oggi, così come poco si indaga sulle attuali comunità rurali, proiettando questo mondo in un passato recente, ma pur passato.
L'altro campo di indagine, ovvero l'etnografia, consiste di oggetti raccolti durante viaggi o missioni, selezionati spesso secondo il gusto della persona. In Italia abbiamo il Museo nazionale preistorico ed etnografico Luigi Pigorini, che ospita acconciature, armi, maschere e reperti, sculture e intagli, manufatti che comunque hanno qualche velleità artistica, nonché interesse magico-religioso, particolarmente attraente per gli antropologi.
La formazione dei beni DEA
Parlando del patrimonio demologico è impossibile non parlare di tutela, ma prima bisogna accennare a un'altra problematica: quella del loro riconoscimento e della loro individuazione entro il complesso dei tratti di cultura. Anche nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, del 2004, è presente solo un'elencazione generica del patrimonio non DEA, il cui riconoscimento e la cui individuazione sono dati per scontati, visto il riferimento alla tradizione colta e d'élite (che non si applica al patrimonio DEA). Ricostruire le origini e tracciare le vicende del patrimonio DEA è molto complesso dal momento che esistono sì alcuni oggetti materiali, ma per quanto riguarda i beni immateriali possiamo trovarne tracce solo nei testi della produzione colta, non finalizzata certo all'illustrazione di pratiche contadine. Il mondo rurale, non va dimenticato, si basa sulla trasmissione orale, e non è quindi possibile, spesso, recepire fonti scritte, né trovare intellettuali specializzati nell'elaborazione scritta.
Inoltre la tradizione popolare è collettiva, e i suoi strumenti di diffusione sono pure comunitari. La poesia popolare ha però avuto un momento di notorietà, durante il Risorgimento, quando era considerata veicolo di messaggi spontanei e genuini. Nella seconda metà del XX secolo, come già suggeriva Gramsci, la cultura popolare acquisisce nuovamente una dimensione valoriale, in quanto "cultura di contestazione". Su questa base si fondano le schede FK degli anni '70, su queste musei come quello nazionale di arti e tradizioni popolari di Roma. Questo contiene materiali dei primi del 1900, materiali "belli" (nell'abbigliamento non volevano abiti di tutti i giorni, sporchi e rattoppati, ma gli abiti "del giorno di festa" più belli alla vista) e presenta il mondo contadino come bucolico e idilliaco. Questo perché rimane forte l'immagine del "bello" popolare, intrisa di evoluzionismo, che lo vede come primitivo, semplice e schietto, ma che risponde a un'analisi venuta dalla prospettiva borghese. Un atteggiamento simile si ha nei confronti dei popoli extraeuropei, che vengono cristallizzati in un "tempo-non-tempo", ma qualcosa si sta muovendo anche su quel fronte, come si constat visitando il "Museo degli sguardi" di Rimini, allestito e diretto da Marc Augè.
La rivitalizzazione delle tradizioni popolari
Problemi sulla catalogazione, soprattutto in caso di oggetti seriali e simili, e molto numerosi, sono importanti e gli interventi nel settore implicano ovviamente scelte parziali. I due bacini di cultura ai quali tradizionalmente si attinge per la costituzione di un patrimonio DEA sono le acquisizioni e la ricerca sul campo dei demologi, e le scelte e le iniziative realizzate dai protagonisti della rivitalizzazione delle tradizioni popolari. Molto indagato è stato il canto popolare, spesso messo in contrapposizione alla coeva musica leggera.
La rivitalizzazione culturale del folk partì nell'ultimo quarto del 1900 al Nord Italia, con membri attivi della società, che vorremmo definire "intellettuali" locali. Queste scelte e iniziative propongono uniformemente alcuni definiti contenuti: le feste e le cerimonie, le testimonianze materiali del lavoro preindustriale, in secondo luogo il canto e l'alimentazione; pongono inoltre in evidenza come oggi la tutela dei beni DEA vada sostanzialmente intesa in termini non solo e non tanto di vincoli, ma di valorizzazioni attraverso la comunicazione e la rappresentazione del mondo popolare, che si rivela un elemento importante della complessità culturale del presente; infine questi beni si configurano sempre di più come risorsa per lo sviluppo del territorio.
Il Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri, in provincia di Cuneo, ha ridato vita a molte manifestazioni culturali, riproponendo la tradizione del periodo preindustriale. Nel gruppo sono presenti soprattutto insegnanti e studenti che lavorano alla raccolta e alla registrazione dei canti e di informazioni relative al ciclo festivo; raccolgono inoltre testimonianze materiali, come la costruzione dei soffitti in gesso locale (su cui hanno creato un museo nel 1994). L'analisi del loro lavoro ci permette di individuare alcuni aspetti che caratterizzano la riproposta: di solito essa viene interpretata come una reazione all'"aggressione", così almeno è percepita, della società urbana che ha depauperato le campagne. In una sorta di controffensiva, loro intendono salvaguardare, anche imparando a conoscerli e registrandoli, i lasciati della tradizione locale, impegnandosi anche a ritessere le reti dei rapporti sociali e comunitari.
Per far questo ricorrono perlopiù all'apparato festivo, rimesso in scena. Lo stesso gruppo spontaneo ha rimesso in scena un rito di questua chiamato canto delle uova (cantè i euv), che prevede percorsi notturni dove i ragazzi e le ragazze cantano e le persone regalano uova e altri doni. Prima il cantè i euv era ad appannaggio maschile, mentre adesso lo fanno perlopiù le ragazze, alle quali è stato riconosciuto un ruolo di primo piano per la rivitalizzazione della cultura locale.
Nell'Aprile del 1979 Cantè i euv diventò addirittura una grande manifestazione musicale, grazie all'impegno di Carlo Petrini, futuro inventore di Slow Food. Una manifestazione analoga, in Salento, è la "Notte della Taranta", dove vanno in scena diverse tradizione di danza, tutte riportate a un unico ceppo d'origine, ovvero una danza curativa e liberatoria dal "morso della taranta". A Cuneo, sempre, antico e moderno si sono coniugati nella reinterpretazione della Via crucis ottocentesca, che consisteva in una vera e propria sacra rappresentazione: alla solennità del testo si accompagnavano scenografie "ironiche" in quanto realizzate con materiali tipicamente poveri (pentole, tubi), nonché il rito che accompagnava gli interpreti di Gesù e i ladroni, i quali venivano massaggiati con oli riscaldanti prima della manifestazione, per proteggerli dall'umidità.
Ovviamente questo tipo di manifestazioni sono interessate anche da una questione commerciale, dal momento che spesso vengono pubblicizzate e rese più appetibili, magari con l'aggiunta di eventi enogastronomici o musicali. Bisogna quindi distinguere fra le manifestazioni veraci e quelle più "commerciali". Un altro fenomeno dello stesso periodo di tempo è la nascita dei musei contadini e locali, spesso contenenti oggetti molto simili fra loro, che sono stati per questo criticati perché sembravano uno la fotocopia dell'altro. Tuttavia non è consono applicare ai beni DEA valori come l'originalità e l'unicità, in secondo luogo questi musei sono sempre frutto del volontariato cittadino. Sulla pratica della conservazione degli oggetti, Cirese parla della demarcazione che sta fra la condizione economica migliore raggiunta in città e il senso di sradicamento ed esilio dalla propria terra.
Conclusioni
Per ricercatori, studiosi ed esperti in documentazione e catalogo queste circostanze rappresentano uno stimolo a considerare quello dei beni DEA un patrimonio in movimento e in progress; a impegnarsi in indagini specifiche, che sappiano tenere conto non solo dei singoli oggetti d'interesse, ma anche del territorio nelle sue articolazioni e degli atti sociali che vi operano. Inoltre la fruizione della propria tradizione e memoria diventa un importante campo di interazione, di socialità e di espressività; non tanto in quanto ne sostituisce altri, connessi di più alla modernità. All'esterno coltivare le proprie tradizioni dà una buona immagine del paese, mentre all'interno si auspicano progetti di finanziamento da parte delle istituzioni per continuare a mantenere vive le tradizioni.
Per distinguere una manifestazione "buona" da una più commerciale dei criteri sono: l'impegno nella ricerca e nella documentazione, la capacità di radicarsi nel territorio, la collaborazione con le scuole, la tendenza a privilegiare supporti di enti pubblici, il ricorso a consulenze qualificate. I beni DEA, tuttavia, non possono essere diffusi e tutelati solo schedandoli, ma devono essere radicati e disponibili per la fruizione. Insomma, le feste e le cerimonie non sono oggi strumentali alla scansione della vita e del lavoro di una comunità contadina e le testimonianze materiali rimandano a saperi sconosciuti ai più. Questi elementi adesso hanno una componente e una funzione di rappresentazione assai importante.
Capitolo due: beni materiali e immateriali, territorio, rilevamento, documentazione
Il rilevamento dei beni DEA materiali e immateriali sul territorio comporta innanzitutto il loro riconoscimento all'interno delle comunità locali che li esprimono e che li producono. Le successive operazioni di osservazione, rilevamento e documentazione degli stessi richiedono l'esercizio di approfondite competenze nell'ambito disciplinare DEA, competenze fra loro molto diversificate, da quelle tecnologiche a quelle meccaniche, a quelle riguardanti materie e tecniche di esecuzione - fabbricazione e così via. La mancanza di testi, tuttavia, spesso porta al non riconoscimento di un manufatto di valore DEA, per il cui riconoscimento non sono sufficienti solo nozioni tecniche.
Il rilevamento dei beni DEA materiali, richiede la conoscenza di nozioni tecniche inerenti ai materiali, alla costruzione eccetera dei diversi manufatti. Occorre inoltre collegare gli aspetti oggettuali dei beni mobili e immobili con gli aspetti immateriali ad essi connessi, che contribuiscono a conferire loro il pieno significato. Per fare questo, è necessario rivolgersi agli attori sociali locali, le cui testimonianze, e i cui comportamenti consentono di orientare l'indagine conoscitiva sul terreno (se per esempio rileviamo uno strumento di lavoro agricolo, ci sarà utile non solo individuarne la categoria tecnologica a cui appartiene, ma anche testimonianze sul suo utilizzo e la sua percezione). Un approccio esclusivamente oggettuale ha spesso fatto in modo che i beni DEA siano stati trattati come beni di interesse archeologico-artistico minore.
Gian Luigi Brava, nel 2005, ha elaborato una griglia relativa alla viticultura in Piemonte, finalizzata a collegare aspetti materiali e immateriali. La griglia si sviluppa in tre categorie di argomenti: tecniche e oggetti, rapporti di lavoro, reddito e impresa e lavoro e vita contadina. Un altro esempio di come è possibile coniugare i due approcci ci viene fornito da Ettore Guatelli nello scritto "La Falce" dove narra di quando, da ragazzino, gli fu spiegato come falciare un campo, lavoro che si faceva in collettività. I falciatori più bravi stavano davanti e battevano la strada, quelli meno esperti dovevano stare dietro e a debita distanza. Guatelli era meno bravo del più robusto fratello minore, ma diventò abile poi, coi lavori di campo, ma la salute gli precluse in seguito questo mondo, portandolo verso l'insegnamento elementare. Finché si parla di beni materiali fino a un recente passato essi potevano essere trovati in contesti rurali, erano seriali, ma spesso un poco personalizzati, mentre ora sono completamente soppiantati dal
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