Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

a questo proposito va ricordata l'esperienza pionieristica del METL, musei etnografici della Toscana e

o del Lazio, che presenta schede articolate dei musei e collezioni delle due Regioni, accompagnate da

apposite monografie.

- sempre più musei tendono a presentarsi come un centro di attività per la lettura, lo studio, la presentazione di

un territorio, dei suoi caratteri etnografici e storici, delle sue memorie e delle sue testimonianze materiali.

- In complesso Regioni, Province, comunità montane e Comuni si rendono conto delle potenzialità del tessuto dei

musei DEA locali per lo sviluppo del territorio ed essi stessi si rivolgono a specialisti, universitari e liberi

professionisti.

- i musei locali ampliano la loro attività in direzione sia della formazione sia dell'organizzazione di mostre,

convegni ecc.

- il loro rapporto con la scuola ai vari livelli è abbastanza consolidato

Ecomusei - ha origine in Francia all'inizio degli anni 70; evidenzia il carattere organico del rapporto di una

istituzione con il suo territorio, l'ambiente e la popolazione, insistendo sul suo coinvolgimento attivo:

- un primo esempio di ecomuseo francese sorge nel territorio del centro metallurgico di Le Creusot;

all'affermazione di queste attività industriali, segnando l'esistenza della popolazione, segue la crisi dell'acciaio,

con precarietà e incertezza.

nel progetto si mobilitano popolazione, imprese, sindacati, operai negli allestimenti espositivi che si

o fondano sulle memorie, il recupero dei siti delle attività produttive, le ricerche sulle condizioni di vita

attuali e passate

- un'altra significativa realizzazione francese è quella di Fresnes, che ospitava un carcere che nel corso della

seconda guerra mondiale gli occupanti tedeschi trasformarono in un disumano luogo di detenzione per ebrei

la popolazione aveva chiesto a Parigi di cambiare nome al comune ma l'etnologa direttrice

o dell'ecomuseo invece di tentare di neutralizzarla, promosse una ricerca tra la popolazione proprio sul

carcere durante l'occupazione.

ne risultarono una mostra fotografica e un volume: il passato così temuto ed esorcizzato rivelò episodi

o di solidarietà con gli ebrei, difficoltà affrontate dagli abitanti nel periodo bellico, vicende quotidiane di

allora

- in Italia ancora pochi esempi:

ecomuseo della momtagna pistoiese (rapporti tra bosco, acqua e ambiente montano)

o ecomuseo delle ferrerie e fonderie di Calabria

o ecomuseo urbano comunale di Torino

o

Conclusioni per il ricercatore

- mantenere rapporti organici con la comunità e negoziare quanto si realizza, stimolando/accettando proposte e

collaboraz

- allo stesso tempo prepararsi opportunamente sulla base della letteratura disponibile, dati storico-etnografici,

etc..

4. Istituzioni e legislazioni.

Stato, Regioni, Province, Comuni e altri enti locali sono preposti alla conservazione, tutela e valorizzazione del patrimon

culturale.

la nostra costituzione stabilisce le attribuzioni in materia di beni culturali:

- allo Stato la tutela e la potestà legislativa esclusiva; attua la tutela mediante organismi centrali e periferici del

ministero per i beni e le attività culturali, allo scopo di conservare e trasmettere il patrimonio culturale alle future

generazioni.

- alle regioni la valorizzazione in via concorrente con lo Stato, attraverso le proprie strutture e mediante gli

strumenti propri della programmazione.

Lo Stato

- La legislazione prima del ‘98 era parziale, essenzialmente si riferiva a beni archeologici, storico-artistici e

architettonici

- Il riassetto normativo statale avviato nel ‘98, ha ratificato i beni DEA come parte del patrimonio culturale

nazionale

- Con l'emanazione del codice dei beni culturali e del paesaggio (2004), la normativa è stata ulteriormente rivista,

e il codice tratta la materia in modo onnicomprensivo, che include anche i beni paesaggistici.

anche se il codice fa costantemente riferimento alle cose, e fissa i parametri cronologici e d'autore

o discutibili

infatti l'articolo 10 esclude dalla tutela le opere di autori viventi o di esecuzione non anteriore a

o cinquant'anni

il che vuol dire che, fatto salvo poche collezioni museali, tutti gli altri beni demoetnoantropologici sul

o territorio e in museo non hanno alcuna possibilità di venire tutelati perché sono quasi mai "d'autore" e

raramente databili

inoltre il concetto di autore e di antichità non sono pertinenti al concetto dei beni DEA, il cui valore sta

o nell'essere testimonianze di forme di vita, di differenze culturali colte nelle dinamiche dei contesti

sociali.

Le Regioni e gli Enti Locali

Alcune normative regionali sui beni DEA sono innovative e anticipatorie rispetto allo Stato

- in quanto enti territoriali, le regioni guardano ai beni culturali con un'ottica più focalizzata, sulle peculiarità dei

propri territori di riferimento e sulle istanze espresse dalle comunità locali

A livello normativo, il quadro regionale è più articolato e a volte più soddisfacente di quello statale, con importanti

esperienze:

- La Lombardia già nel 1972 ha istituito il servizio cultura del mondo popolare, con ricerche effettuate in proprio o

affidate ad esperti; il servizio ha pubblicato collane di libri, dischi, video, valorizzando in particolare il patrimonio

etnomusicale

- La Sardegna, ha istituito l'istituto superiore regionale etnografico con sede a Nuoro

- La Provincia autonoma di Trento ha il museo degli usi e costumi della gente trentina, il museo è uno specifico

riferimento per le Regioni alpine e una struttura di rilevanza nazionale della museologia DEA.

- Fra le esperienze più rilevanti c’è quella della Regione autonoma Siciliana che ha istituito le sovrintendenze

uniche per i beni culturali e ambientali, articolate in sezioni tematiche, fra cui quelle dedicate ai beni DEA.

A fronte di un crescente interesse delle Regioni e degli enti locali, resta aperta la questione della professionalità, perché

quasi nessuna Regione ha specifici profili professionali, e la gestione dei beni DEA è affidata ad altre figure

professionali

Le organizzazioni internazionali

- L'Unesco già nel 1989 ha cominciato ad affrontare la questione della salvaguardia della cultura tradizionale e

popolare quale parte del patrimonio mondiale dell'umanità.

- A partire dal 1997, l'Unesco è andato sviluppando una particolare attenzione per il patrimonio culturale

immateriale, ha costituito una sezione dedicata, con responsabilità verso le lingue locali e le forme di

espressività popolari e tradizionali.

- nella 32ª sessione della conferenza generale dell'Unesco i paesi membri hanno adottato a maggioranza la

convenzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, prevedendo di compilare

elenchi nazionali dei beni da tutelare, e di creare due liste riguardanti i beni materiali del patrimonio culturale, e

quella dei beni a rischio.

Le organizzazioni italiane

- vanno distinte le organizzazioni scientifiche e professionali da quelle amatoriali, che si sono venute a

determinare soprattutto su alcuni temi di allargato interesse, quali le feste o la musica fra le organizzazioni

nazionali

- l'associazione italiana per le scienze antropologiche (AISEA) riunisce la gran parte dei demoetnoantropologi

italiani accreditati presso le università, i musei e le istituzioni pubbliche e private.

5. Catalogazione

A livello statale la struttura per la catalogazione del patrimonio culturale è l’ICCD (istituto centrale per il catalogo e la

documentazione), con il compito anche di elaborare programmi di catalogazione generale dei beni fissandone la

metodologia.

- nel 2003 crea un elaborato sistema informativo generale del catalogo (SIGEC) che non accoglie solo schede,

ma anche documenti multimediali

- con l'introduzione del SIGEC tutte le schede sono state uniformate con l'introduzione o la ristrutturazione di

paragrafi comuni, che consentono la registrazione di dati uniformi e la possibilità di ricerca di base per le

diverse tipologie di beni.

- alle normative schedografiche si affiancano quelle sulla ripresa fotografica, gli apparati multimediali e il loro

trasferimento digitale

nel 2001 Stato, Regioni e Province autonome hanno siglato un accordo che stabilisce obiettivi comuni prevedendo, fra

l'altro, l'unificazione delle metodologie di catalogazione e la messa in rete dei sistemi informativi.

Specificità demoetnoantropologiche

Per i beni DEA l'attività di catalogazione si colloca lungo due assi dicotomici:

- i beni in musei e archivi, e beni sul territorio; applicata quasi esclusivamente ai musei

- beni materiali/beni immateriali, più complessa perché devono essere osservati, rilevati e documentati

Le schede FK - nelle metodologie di catalogazione dell’ICCD, nel 78 furono progettate quattro schede denominate FK

(folclore) scheda FKO per la cultura materiale;

o scheda FKM per i documenti etnomusicali;

o scheda FKN per la narrativa di tradizione orale;

o scheda FKC per le cerimonie, i riti e le feste.

o

- presentavano disomogeneità, prelevamento di oggetti (FKO), osservazione diretta (FKC), uso di fonti orali

(FKM, FKN).

- L’applicazione ha generato chiusure, esclusa la FKO (ristrutturata nella BDM), le altre tre sono cadute in

abbandono.

- l’ICCD ha elaborato anche una scheda E, per i beni etnografici materiali extraeuropei, mai rivista e pertanto

desueta

Le schede BDM e BDI.

Le schede BDM (beni DEA materiali) e BDI (beni DEA immateriali) hanno per oggetto tutta l'ampia gamma dei beni DEA

nella loro accezione unitaria con cui gli stessi sono riconosciuti dalla odierna legislazione. Nascono dunque come

schede informatizzate.

- La scheda BDM rappresenta una strutturazione della scheda FKO;

si compone di 18 paragrafi e la normativa stabilisce le regole per la compilazione, che può avvenire a

o due livelli:

catalogazione, con la compilazione di tutte le voci presenti nel tracciato inerenti al bene

 schedato,

precatalogazione, con la compilazione di un più ridotto numero di voci.

la scheda BDM è applicabile a beni conservati in museo, quanto a beni presenti sul territorio, sebbene

o la struttura la renda maggiormente indirizzata a un uso museale, o comunque nell'ambito di collezioni e

raccolte.

- La scheda BDI per i beni DEA immateriali è stata pubblicata nel 2002, da una proposta della Regione Lazio e

successivamente sviluppata da soggetti afferenti all’ICCD, allo Stato, alle Regioni e alle Province autonome,

all'associazione italiana per le scienze etnoantropologiche, e con il coordinamento scientifico della stessa

Regione Lazio.

costruita in modo pluralistico, per essere strumento unificato di catalogazione di una pluralità di beni,

o giochi, danze, spettacoli, tecniche, comunicazioni non verbali, saperi, consuetudini, ecc.

si applica a beni rilevati sul terreno (schedatura sul terreno), e a beni fissati su supporti audiovisivi

o conservati in archivio (schedatura d'archivio)

in considerazione della natura "volatile", la schedatura sul terreno prevede obbligatoriamente la

o realizzazione di un corredo audiovisivo per una stabile restituzione e fruizione del bene

nella catalogazione di beni particolarmente articolati come le feste, i pellegrinaggi, i riti, è buona norma

o compilare più schede, ciascuna relativa a un segmento del bene complessivo.

Anche per la scheda BDI sono previsti due soli livelli di ricerca:

o precatalogazione, applicato di preferenza alla schedatura d'archivio,

 e catalogazione, applicato al rilevamento diretto sul terreno.

6. Ricerca scientifica e formazione

Una preparazione sufficientemente ampia e articolata nel campo delle scienze antropologiche dovrebbe costituire una

componente importante della formazione di chi si accinge a operare nel campo dei beni culturali DEA

- una prima cattedra di antropologia risale al 1869-70, a Firenze, ricoperta dall’antropologo ed etnologo Paolo

Mantegazza

- più recente è il primo corso di quella che allora venne chiamata demo-psicologia inaugurata a Palermo nel

1911, e tenuto da Giuseppe Pitrè, uno dei padri fondatori della demologia nel nostro paese.


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

7

PESO

73.00 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Antropologia
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline della ricerca psicologico-sociale (corso in teledidattica - consorzio Nettuno)
SSD:
Docente: Zola Lia
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruggero_1973 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Zola Lia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in discipline della ricerca psicologico-sociale (corso in teledidattica - consorzio nettuno)

Riassunto esame Comunicazione e persuasione, prof. Arcuri, libro consigliato La trasmissione dei pensieri
Appunto
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, prof. Vianello, libro consigliato Vianello
Appunto
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof. Castelli, libro consigliato Psicologia Sociale Cognitiva, Castelli
Appunto
Riassunto esame Psicologia, prof. Maeran, libro consigliato Comportamento Organizzativo, Tosi, Pilati
Appunto