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2.1 Dal Ghana all’Emilia Romagna: rotte di migrazione

L'emigrazione dal Ghana ha avuto differenti fasi e diverse caratteristiche. Da paese

d’immigrazione, dopo le crisi politiche ed economiche del periodo post-

indipendenza e in seguito alle espulsioni dei cittadini stranieri, i ghanesi iniziarono

a lasciare il paese.

La crisi petrolifera, che ha colpito la Nigeria con la conseguente espulsione dei

lavoratori ghanesi hanno direzionato l'emigrazione degli anni ‘80 verso l'Europa,

soprattutto verso la Gran Bretagna, l'Olanda, la Germania, l'Italia e la Spagna.

Per quanto concerne l'Italia, in una prima fase emigra una minoritaria élite urbana

(con alti profili scolastici quali diploma e laurea) cui fa seguito l'arrivo di ampie

fasce di popolazione da aree molto diversificate e rurali e con un tasso di scolarità

inferiore. I luoghi dell'immigrazione ghanese si trovano essenzialmente al nord

della penisola italiana ed in particolare nelle regioni del Veneto, dell'Emilia-

Romagna e del Friuli Venezia Giulia e in alcune province della Lombardia. La

permanenza nel meridione d'Italia, per molti di breve durata e dovuta solo a

ragioni di irregolarità, rappresenta solo una fase del progetto migratorio. Infatti, i

provvedimenti legislativi di sanatoria che consentono la regolarizzazione e le

maggiori opportunità di lavoro nel Centro-Nord Italia, costituiscono per gli

immigrati, non solo ghanesi, i motivi del trasferimento in altre regioni, tra cui

l'Emilia-Romagna.

I ghanesi residenti in Emilia-Romagna sono più di diecimila, e poco più della metà

del totale dei cittadini ghanesi residenti nella regione vivono nella provincia di

Modena. Questo perché in E.R. abbiamo: l'attivazione di catene migratorie

efficaci, la nuova legislazione, le opportunità di un mercato del lavoro in

espansione e la percezione, da parte degli enti locali, dell'immigrazione come

risorsa per lo sviluppo economico piuttosto che fenomeno emergenziale come si

ritiene, invece, nel restante territorio nazionale.

I ghanesi, a differenza di altri gruppi nazionali, presentano una diversificazione

maggiore delle esperienze migratorie prima dell'arrivo in Italia si sono trasferiti in

altri paesi africani come la Nigeria. L'arrivo in Italia, quindi, non è stato

effetto richiamo fattori

determinato solo da quello che è definito l' ma anche da

di espulsione .

2.2 Il contesto modenese

La città di Modena vede negli anni ‘80 e ‘90, tempo dunque coincidente con

l'arrivo di migranti ghanesi in Italia, una crescita economica e un calo della

manodopera industriale locale, oltre che un'espansione urbanistica considerevole.

Questi fattori hanno generato una domanda di lavoro consistente, e in continua

crescita, sino al 2005.

Gli immigrati ghanesi sono in gran parte impiegati nel settore industriale

metalmeccanico, ma lavorano anche nell' agricoltura e nei servizi. Le donne

ghanesi, invece, sono impiegate nelle cooperative locali che erogano servizi di

manutenzione e pulizia.

Gruppi consistenti di immigrati ghanesi vivono nei piccoli comuni vicino alla

città, soprattutto in seguito ai ricongiungimenti familiari e quindi alla necessità, di

conseguenza, di reperire alloggi a costi più contenuti.

spazi d'interazione sociale

Modena ha elaborato degli per monitorare e gestire i

bisogni espressi da una nuova fascia di popolazione. Dalle parole dei cittadini

stranieri emerge una buona relazione con le istituzioni ad eccezione di quelle

preposte al rilascio dei PERMESSI DI SOGGIORNO. Relazioni difficoltose

determinate anche da:

• legge Bossi-Fini (legge 189-2002)

• tempi e condizioni di rilascio dei documenti.

Modena è descritta come luogo “tranquillo, pulito, vivibile”, ma anche come luogo

in cui le discriminazioni indirette sul lavoro definiscono l’estraneità dei migranti

non riconoscendo loro competenze, titoli di studio e opportunità di crescita

professionale.

Nelle parole degli interlocutori ghanesi, immigrati di prima generazione, il colore

della pelle, determinante discriminatoria e identificativa della propria estraneità al

contesto modenese, e la consistenza numerica sempre più imponente,

contribuiscono infatti a disegnare uno spazio sociale d'interazione limitato e

autoreferenziale che parla in lingua twi e agisce codici culturali rivolti

esclusivamente al gruppo ghanese di riferimento.

2.3 Le associazioni ghanesi: forme sociali e simboliche di partecipazione

politica e affiliazione identitaria

associazioni ghanesi

Le , sul territorio italiano, sono essenzialmente interetniche

e costruite intorno a una rappresentanza etno-nazionale. Si costituiscono con un

impianto solidaristico e sono impegnate nella mediazione con il luogo

d'immigrazione; sono spesso lo spazio in cui imparare le regole del paese

d'immigrazione, avere info sui propri diritti e sulle procedure burocratiche relative

al lavoro e ai permessi di soggiorno. Ghana National

In Italia si contano circa 17 associazioni provinciali come

Association (GNA, COGNAI (Council of Ghana National

confederate nel

Association in Italy)

. Il COGNAI consiste nell’organo rappresentativo degli

interessi ghanesi in Italia.

Tutte le associazioni sono definibili come spazi collettivi di solidarietà e mutuo

aiuto tra i membri, durante tutte le fasi del ciclo di vita e nelle situazioni di

difficoltà, come nei casi di perdita temporanea del lavoro o nel recupero delle

risorse necessarie al rientro delle salme nel paese d'origine.

Queste associazioni tendono a mantenere le caratteristiche delle associazioni nate

in Ghana negli anni ‘50/’60.

2.4 L'Associazione Nazionale Ghana Onlus: storia e morfologia

associazione nazionale Ghana Onlus

L’ è nata a Modena nel 1988 ed è

strutturata in un comitato direttivo ed esecutivo e un'assemblea dei soci. I criteri

associativi sono la cittadinanza ghanese e la condivisione dei fini e dello statuto.

L’associazione di caratterizza per essere una delle associazioni locali nazionali più

importanti anche all’interno della confederazione del COGNAI, che è l’organo

rappresentativo degli interessi collettivi ghanesi a livello nazionale.

L'associazione è considerata un punto di rifermento importante all'interno del

gruppo nazionale ghanese immigrato. Oltre ad impegnarsi in attività di

cooperazione internazionale con il paese di origine e in attività a livello locale, sta

anche acquisendo una legittimità politica sempre maggiore.

L’associazione si mantiene attraverso l’autofinanziamento e, parzialmente,

attraverso esigui contributi pubblici con la partecipazione a bandi e iniziative degli

enti locali. Oltre alle quote associative e straordinarie per specifici interventi,

organizza delle collette tra i membri per effettuare delle donazioni in occasioni di

funerali, nascite e in occasioni di riti e celebrazioni legate agli eventi della vita.

L'assemblea si riunisce una volta al mese, di domenica pomeriggio; le modalità

della riunione sono estremamente formali e le lingue di comunicazione sono il twi

e l'inglese. Sono 300 gli associati formalmente iscritti, mentre i partecipanti attivi

sono circa 60; infatti, una delle difficoltà che questa associazione incontra è quella

di rendere gli associati responsabili, a causa della mancanza d’impegno da parte di

tanti.

2.4.1 Identità di genere e generazionali giocate nello spazio associativo

Nonostante la crescita della componente femminile tra i ghanesi immigrati, il

numero delle donne iscritte all'associazione è piuttosto esiguo.

La poca partecipazione femminile è attribuita:

• al poco impegno che si vuol mettere nella promozione delle attività

associative

• alla vita quotidiana delle donne che nel giorno domenicale vorrebbero

riposare piuttosto che impegnarsi nelle riunioni periodiche

• agli scopi dell'associazione che sembrerebbero esser lontani dagli interessi

primari delle donne ghanesi in Italia.

Le poche donne che partecipano s'impegnano più facilmente nelle attività concrete

volte a promuovere le tradizioni culturali ghanesi, le raccolte fondi per il Ghana e

le iniziative della cooperativa. Spesso queste donne sono mogli dei dirigenti.

La presenza dei giovani dentro l'associazione è inesistente. Quei pochissimi che

partecipano, se pur di rado, sono giovani maschi e figli del gruppo esecutivo

dell'associazione.

2.4.2 “Siamo tutti cinesi”: cronache di una riunione

MIOPIA DEGLI ASSOCIATI che fanno fatica ad interessarsi e comprendere

meglio quello che accade in Italia e a trovare nuove forme di partecipazione alla

vita italiana.

2.4.3 Identità ascritte e cariche elettive: la rappresentanza

Nell’associazione modenese sono state raccolte delle opinioni in merito alla

necessità di riorganizzazione interna, con il rinnovo delle cariche ma anche con la

costruzione di un meccanismo elettivo che tenesse contro dell’affiliazione

“etnica”.

Paradossalmente proprio il mutamento degli obiettivi di intervento

dell’associazione e il coinvolgimento nel co-sviluppo potrebbero aver avviato

questo bisogno di etnicizzazione della rappresentanza.

Nel caso di Vicenza, al contrario, per facilitare il processo decisionale è stato

il

istituito, tra l’assemblea e il comitato esecutivo, un organo intermedio:

consiglio dei delegati . Il consiglio, che è una sorta di strumento di democrazia

rappresentativa.

2.4.4 Le relazioni con il contesto

L’associazione ghanese di Modena, grazie all’avvio del progetto di co-sviluppo di

cui è stata promotrice, ha avviato e/o rafforzato alcune relazioni con il contesto

locale, con le istituzioni e con altre associazioni di migranti.

2.4.5 L’associazione e le chiese pentecostali

I movimenti religiosi offrono al migrante delle opportunità per integrarsi alla

società d’immigrazione e una prospettiva in cui la comunità locale e quella

transnazionale si localizzano dentro lo spazio rituale e sociale della CHIESA.

Il rapporto tra i fedeli e il divino è mediato dal PASTORE. Il pastore nel paese

d’immigrazione può orientare i fedeli sulle risorse del territorio, consigliare sugli

aspetti legali legati alla migrazione, o sostenere economicamente qualcuno in

difficoltà; nel paese di origine, invece, può mediare eventuali conflitti personali e

famigliari, organizzare matrimoni e funerali.

Le strutture associative laiche e le chiese pentecostali si pongono come

MEDIATORI tra immigrati e paese d’accoglienza, ma costruiscono relazioni

differenziate con il contesto d’immigrazione. Mentre le associazioni laiche

acquisiscono un ruolo importante in relazione agli Stati, ampliando e

diversificando alcuni rapporti con organismi sociali e politici in una dimensione

transnazionale; le chiese pentecostali, che sono tutte in concorrenza tra loro, non

hanno questa forza nella relazione con gli enti istituzionali locali e statali, ma

hanno un consenso forte e articolato. Infatti, le chiese riescono ad attrarre molti

GIOVANI e molte DONNE, componenti sociali che non partecipano, se non

sporadicamente, alle attività dell’associazione. Per questo motivo le associazioni

stanno cercando di riallacciare i rapporti con le chiese pentecostali per una

maggiore coesione interna alla comunità.

2.4.6 Alcune note sulle relazioni tra associazioni e istituzioni

Le associazioni di migranti e le confederazioni di associazioni sono sempre più

chiamate a svolgere ruoli di mediazione tra cittadini immigrati e istituzioni statali.

Infatti, è evidente che queste associazioni stanno acquisendo sempre più credibilità

nei confronti delle istituzioni, statali e governative, attraverso la mediazione dei

bisogni tra Stati e cittadini, grazie alle loro capacità di avviare relazioni politiche

ed economiche tra contesti locali, ponendosi come luogo di negoziazione e di

costruzione di reti fiduciarie. CAPITOLO 3

IL CASO ETNOGRAFICO: GLI EVENTI, I PROCESSI E I

DISCORSI DI UN PROGETTO DI CO-SVILUPPO

3.1 Il progetto GHANACOOP: una storia

GhanaCoop , nata nel 2005, all'interno dell'associazione ghanese di Modena, era

un'impresa cooperativa che commerciava prodotti agricoli e beni alimentari finiti

tra l'Italia e il Ghana. La neo-nata impresa ha investito risorse economiche

considerevoli nella promozione e realizzazione di interventi di sviluppo

sostenibile, trasferimento di beni e materiali scolastici oltre che la costruzione di

un reparto ospedaliero dell'ospedale cattolico di Apam. Ghanacoop era dunque

impresa progetto condiviso

un' , ma anche e soprattutto un e composito che

raccoglieva l'interesse di attori sociali, economici e politici molto diversi sui

territori, in particolare su quello italiano.

Il progetto Ghanacoop ha avuto diverse fasi:

1. una prima fase di sviluppo e crescita dell'organizzazione e del progetto

nella sua interezza;

2. una seconda fase di investimento e consolidamento in cui l'organizzazione

ha diversificato i suoi obiettivi e ha mutato alcune delle scelte in merito ai

ruoli interni;

3. un'ultima fase di trasformazione degli obiettivi, della natura giuridica e

della composizione societaria dell'organizzazione.

Durante la sua crescita e il suo consolidamento si è costruita una rete piuttosto

ampia e articolata economicamente e socialmente. L’associazione era sostenuta sia

da Comune che da Provincia.

Ghanacoop fallisce nel 2009.

3.1.1 Un quadro descrittivo

Il comune di Modena e l'Associazione ghanese di Modena hanno costruito, sul

bando MIDA dell'OIM, Ghanacoop. Il sostegno delle istituzioni pubbliche locali è

stato lampante all'interno di tutto il progetto.

In seguito al confronto con gli altri attori sociali di questo processo si decise di

avviare un'impresa commerciale per l'importazione di frutta e, successivamente,

un'impresa di sviluppo rurale. Il progetto d'impresa si è modificato nel tempo,

allargando la tipologia dei prodotti importati e divenendo anche esportatori di

prodotti italiani nel paese d'origine. Impegnandosi infine nella gestione di una

piccola piantagione per la coltivazione di pepe destinata per lo più al mercato

ghanese.

Ghanacoop nel 2006 ha avviato anche l'importazione di prodotti "etnici”

(ingredienti base della cucina ghanese come olio di palma, zuppa di palma in

scatola, cassava) che poi venivano rivenduti negli african shops in Italia. Questa

attività preminente della cooperativa ha posticipato la nascita dell'impresa agricola

in Ghana sino al 2008.

3.1.2 Attori sociali e di progetto: diacronia delle relazioni

Attori sociali e di progetto con cui Ghanacoop è entrata in contatto:

- Confcooperative

- Emil Frutta

- Nordiconad

- Emil Banca

- Cooperativa Arcadia

- Ong (WWF Italia)

- associazioni di immigrati provenienti da altri paesi dell'Africa sub-

sahariana

- Università di Modena e Reggio Emilia (MIDCO – Migrant Initiatives for

development in the country of origin ).

Nel prendere corpo la cooperativa Ghanacoop è stata, quindi, supportata dalle

istituzioni locali che hanno informato e negoziato con la comunità ghanese del

territorio le idee progettuali.

3.1.3 Le relazioni con l'associazione locale

Nel prendere corpo la cooperativa Ghanacoop è stata supportata dalle istituzioni

locali che hanno negoziato con la comunità ghanese le idee progettuali. La

cooperativa ha operato in sinergia con il contesto locale e la rete di partner per

dare visibilità al progetto.

Lo spazio associativo può divenire un luogo dove reperire le risorse per attivare

azioni collettive. Un’impresa, per nascere, necessita di contatti, relazioni, capitali.

La forma associativa, l’impegno politico quotidiano nei confronti degli altri

immigrati e nel contesto locale, non sembra suscitare particolare interesse. L’idea

invece che nel gruppo associativo possano esserci delle occasioni per migliorare le

proprie vite e il proprio reddito raccoglie l’attenzione dei leader in carica

Le relazioni tra l’associazione e la cooperativa sono state intese al punto tale da

rendere Ghanacoop un soggetto capace di tessere relazioni e programmi,

promuovendo sul territorio italiano un’immagine propositiva della componente

ghanese. Ghanacoop si è attivata, nell’ultima fase del progetto, in relazioni e in

collaborazioni che hanno coinvolto associazioni ghanesi di altre città e gruppi di

migranti di diversa provenienza nazionale. Queste relazioni hanno consentito a

Ghanacoop di emergere come soggetto attivo nel contesto italiano e in quello

ghanese, consentendole di divenire non solo un’impresa, ma anche un soggetto

politico.

3.2 La scena internazionale

A livello internazionale, il progetto Ghanacoop ha trovato risonanza e attenzione.

La partecipazione attiva di Ghanacoop sulla scena internazionale evidenzia la

capacità di questo gruppo di emergere dal contesto locale italiano e consente di

interpretare l'operato di questa organizzazione come impresa, ma anche come

organizzazione della società civile, come un nuovo soggetto politico, che opera a

livello transnazionale e che è capace di dar voce e corpo agli interessi dei gruppi

diasporici.

3.3 La scena nazionale italiana e ghanese

I temi su cui si è impegnata Ghanacoop a livello politico locale e nazionale con la

partecipazione a iniziative, manifestazioni ed eventi sono: il coinvolgimento delle

diaspore nella cooperazione allo sviluppo, le discriminazioni razziali, il diritto alla

cittadinanza.

Gli amministratori di Ghanacoop si presentano come “agenti di sviluppo” del

proprio paese di origine, ma anche come mediatori di conoscenza verso il paese

d’immigrazione e verso il continente africano.

L’ essere imprenditori, testimoni di un’immigrazione che produce, che conosce

l’ambiente socio-culturale di provenienza e d’insediamento, che si integra nel

contesto d’arrivo, li rendeva possibili e probabili protagonisti dello spazio politico

istituzionale italiano. Queste loro caratteristiche li rendevano dissimili dalla

moltitudine di migranti presenti sul territorio e, in quanto tali, protagonisti di una

possibile apertura del campo della rappresentanza e dell'istanza politica.

Se in Italia e con le autorità italiane il ruolo e l'azione politica di questo soggetto

sono più evidenti, in Ghana vi sono diverse modalità di relazione e,

probabilmente, una diversa idea di soggetto politico, che fa emergere Ghanacoop

come tale nella negoziazione con le autorità tradizionali e in veste d'impresa con le

istituzioni nazionali e governative.

Il co-sviluppo, quindi, favorisce l’incorporazione dei gruppi sociali migranti nei

contesti di destinazione, ma anche re-incorporazione nel paese di origine.

3.4 Le produzioni discorsive

Il carattere vincente del progetto è dovuto:

• allo sforzo di costruire relazioni diplomatiche,

• al sostegno politico locale,

• alla mobilitazione di risorse umane per la promozione dei prodotti

• alla comunicazione.

Questo progetto ha messo insieme la logica dell’impresa cooperativa e i principi

del commercio equo solidale e la responsabilità sociale ed economica verso il sud

del mondo. Questo progetto, capace di trasformare in risorsa le reti transnazionali,

ha costruito un modello facilmente replicabile.

Si vuole dare testimonianza di un’immigrazione diversa.

L’impresa incarna la condizione di migranti e li rende membri di due società e di

due Stati. Il confine tra mercato e società, tende così a confondersi. Ghanacoop

incarna e riproduce queste caratteristiche diventando un’impresa, un agente etico e

.

morale

In questa pluralità di informazioni, l’immagine di Ghanacoop è stata pensata come

opportunità per rompere gli stereotipi sui migranti e per garantire la solidarietà e

l’impegno verso i paesi d’origine degli immigrati.

Ghanacoop è stata capace di costruire immagini potenti come la campagna di

promozione dell’impianto fotovoltaico, l’invenzione di marchi (MIDCO) e spazi

di comunicazione (manifestazioni, conferenze) che testimoniassero la forza del

progetto di co-sviluppo di cui erano protagonisti, promuovendo un’immagine della

collettività ghanese in Italia coesa.

Tutto ciò ha consentito al progetto di accedere a risorse materiali e sociali

inaccessibili, in Italia, ai gruppi di migranti.

CAPITOLO 4

BIOGRAFIE, NARRAZIONI E LEGAMI

41. Ghanacoop: tratti biografici dei dirigenti

(storie di vita pag. 108 del libro)

4.2 I soci: le narrazioni di sé e le traiettorie biografiche ricostruite

La cooperativa era costituita da un gruppo piuttosto eterogeneo di soci, in

prima generazione di

maggioranza uomini, arrivati dal Ghana da circa 20 anni (

immigrati ghanesi ). Tutti avevano completato la scuola secondaria e molti di

loro avevano conseguito il diploma. In Italia avevano dapprima vissuto in alcune

città del sud per poi trasferirsi in Emilia-Romagna.

Le donne erano poche e per lo più mogli di altri soci, arrivate in Italia tramite il

ricongiungimento familiare.

La composizione dei soci è mutata nell’arco della sua breve esistenza.

4.2.1 Dal Ghana in Italia

Dalle diverse narrazioni è emerso che gli UOMINI che decidono di lasciare il

Ghana sono caratterizzati da estrema determinazione a partire e a vivere in Europa,

mentre le DONNE tendono a partire, quasi sempre, solo come conseguenza di

esigenze familiari. Tra le donne ghanesi incontrate dalla scrittrice, sono davvero

poche quelle che raccontano apertamente dell'emigrazione in termini di scelta. E

proprio per questo, molte volte, per le donne la partenza significa interrompere il

proprio percorso di vita, i propri studi.

Non sono molto frequenti i progetti migratori famigliari di sorelle o fratelli verso

mete comuni.

L’Italia come meta di destinazione sembra essere dettata da esigenze e opportunità

burocratiche, dalla possibilità di acquisire i documenti mediante le sanatorie.

Tra gli uomini, sono in pochi ad essere arrivati direttamente in Italia; per la

maggioranza, infatti, l’Italia è spesso una tappa finale del viaggio.

Nelle conversazioni con le intervistate e gli intervistati emerge l’impegno nella

cooperativa, nell’associazione e nei confronti del gruppo ghanese in Italia. Il tema

della SOLIDARIETA’, dell’ORGOGLIO nel fare qualcosa, per e con i ghanesi,

spesso si intreccia al tema del proprio lavoro.

I soci e le socie hanno fatto diversi lavori, gran parte di loro ha lavorato in

fabbrica, qualcuno ha fatto riconoscere i propri titoli di studio ed è riuscito a

trovare un lavoro per il quale aveva studiato.

Tutti i soci sembrano dover avere delle caratteristiche comuni:

• la disponibilità di parte del proprio tempo libero,

• la capacità di sacrificio e la voglia di fare,

• il provare a rendere la propria presenza nel contesto modenese, o per coloro

che viaggiano tra Italia e Ghana, significativa, foriera di opportunità di

lavoro che mettano in gioco le loro capacità di mediazione, di

intraprendenza e orgoglio, oltre che soddisfare le proprie ambizioni.

4.2.2 Divenire soci

Il progetto Ghanacoop è un'impresa capace di mobilitare risorse economiche

importanti per attivare altri progetti imprenditoriali e trovare soluzioni concrete ai

bisogni del gruppo di ghanesi immigrati in Italia. Il progetto e quindi l'esserne

partecipi, a prescindere dalla fatica e da un reddito non elevato o instabile,

permetteva ai singoli di poter partecipare a incontri pubblici importanti, a eventi

mediatici e politici o trasmissioni televisive in Ghana.

In Italia, dove è difficile avere accesso allo spazio pubblico e dove, soprattutto

negli ultimi anni, i ghanesi sono diventati agli occhi degli italiani vittime di

episodi di cronaca e violenza, questa opportunità di partecipare al progetto

Ghanacoop è stata vista come un importante occasione di mobilità sociale nel

contesto di arrivo, oltre che come una modalità per conquistare presenza e

autorevolezza nel contesto di partenza.

Nella definizione delle relazioni tra associazioni si è cercato di sviluppare

un’affezione nei confronti del progetto Ghanacoop e, contemporaneamente, di

includere soci molto efficienti per lo sviluppo di accordi commerciali e

forma cooperativa

imprenditoriali. Elemento cruciale, inoltre, è la . Di

fondamentale importanza è la relazione con l’associazione vicentina (GHANAVI-

è una ONLUS) che insieme ai ghanesi di Modena rappresentano i due gruppi

diasporici più numericamente consistenti.

COGNAI: Organo che riunisce e rappresenta tutte le associazioni ghanesi

 presenti sul territorio italiano.

Nelle comunità ghanesi il sospetto, la mancanza di fiducia e la mancanza di

trasparenza costituiscono dei fattori ostativi allo sviluppo delle associazioni e alla

costruzione di progetti di cooperazione.

Il progetto di co-sviluppo ha innescato un processo di conquista dello spazio

pubblico, e ha creato un nuovo soggetto politico transnazionale (Broker di

sviluppo).

4.3 Ghanacoop: il versante ghanese

In una prima fase Ghanacoop ha stipulato accordi commerciali e consultato gli

esperti locali per avviare l'impresa. In Ghana è stata costituita un'impresa gemella

al versante italiano.

I dipendenti sul versante ghanese sono cambiati in questi anni e, nella fase di crisi

Ghanital

della cooperativa, si è costituito il gruppo che ha sede ad Accra.

Il distretto di APAM è lo spazio locale d’intervento di Ghanacoop, il luogo in cui

sono stati promossi gli interventi di sviluppo ed è stata avviata una piccola impresa

agricola. divisional chief

Un ruolo importante, nell'avvio del progetto, è stato svolto dal

(sono figure politiche riconosciute dalla Costituzione Ghanese; al secondo posto

dopo il RE nella scala gerarchica) del distretto d'intervento.

4.3.1 I dipendenti

I primi dipendenti erano tutti legati ai soci di Ghanacoop da relazioni di

consanguineità e di parentela, e questo sembrava essere un criterio importante

individuato per rafforzare le relazioni di fiducia tra i due gruppi e per avviare sul

terreno ghanese un buon lavoro d’impresa (ottimo modo per avere controllo

dell’operato sul terreno ghanese). Nel tempo tale sistema è risultato

controproducente.

Coloro che sono stati intervistati hanno iniziato tutti, ad eccezione di una persona,

a lavorare solo nel 2007 (fase d'implementazione del progetto). Sono tutti cresciuti

ad Accra con una forte motivazione al lavoro data dall'aspirazione a conoscere

altri mondi. La maggior parte degli intervista ha, però, dichiarato il suo intendo a

rimanere in Ghana. lavoro da bianco lavoro da

Secondo la distinzione operata da Dougnon tra " " e "

nero ", il lavoro proposto da Ghanacoop ai giovani ghanesi di Ghanital sembra

proprio avere le caratteristiche che lo assimilerebbero ad un "lavoro da bianco" e

quindi desiderabile. E’ un lavoro di prestigio, che consente di avere relazioni e

contatti con italiani ed europei.

Le fasi d'indagine sul campo coincidevano con la crisi di Ghanacoop, il leader del

versante ghanese si era dimesso dopo aver avviato una sua impresa nello stesso

settore e aver portato con sé uno dei giovani lavoratori di Ghanital.

Tutti conoscono la natura di Ghanacoop: è una cooperativa di emigrati ghanesi

impegnata per promuovere lo sviluppo del paese di origine.

L’adesione e la coincidenza tra il gruppo ghanese di Ghanacoop e quello italiano

sembrava essere pressoché assoluta.

4.3.2 Ghanacoop e Ghanital: una relazione di dipendenza?

Le parole dei dipendenti hanno confermato che i due gruppi stavano in una

relazione gerarchica, complementare e di solidarietà reciproca.

“Ghanital e Ghanacoop sono quasi la stessa cosa. Ghanacoop è la madre. La

relazione tra Ghanital e Ghanacoop è sana, la seconda fa quello che la prima le

indica di fare”.

I leader della cooperativa venivano chiamati “ZIO”, ed era un termine dedicato

esclusivamente a due uomini ghanesi, adulti ed emigrati in Italia; gli altri soci di

Ghanacoop, in particolare italiani, venivano tutti chiamati per nome.

Il gruppo ghanese è totalmente dipendente da quello italiano, riconosciuto come

capace e depositario del sapere e del benessere dei singoli del gruppo.

Il gruppo ghanese dei giovani dipende dalle decisioni prese in Italia, dipendono e

hanno fiducia esclusivamente nella persona che li ha assunti o reclutati, non hanno

un contratto di lavoro, e sono spesso aiutati nelle loro vite personali con delle

decisioni prese da uno dei leader della cooperativa.

Il gruppo Ghanacoop sul versante italiano, nelle narrazioni e nelle modalità

relazionali, non ammette l'inesistenza di contratti di lavoro e accordi scritti, e sta

tentando anche di fornire una maggiore autonomia al gruppo ghanese, che però al

contrario si aspetta che il datore di lavoro si occupi del lavoro , del benessere e

delle esigenze dei singoli.

Rispetto a quanto viene fuori dalle interviste e alla luce delle difficoltà esistenti tra

datore di lavoro e dipendente, mi pare evidente che vi siano delle discrepanze tra

le narrazioni prodotte e i comportamenti adottati e lo dimostra il caso della

dipendente che ha trascorso l'estate in Italia e si aspettava che il datore di lavoro,

oltre a fornirle alloggio , avrebbe pagato affinché potesse visitare l'Europa e per

tutti i suoi bisogni , desideri e/o beni che avrebbe voluto riportare in Ghana alla

fine del viaggio.

4.3.3 Il villaggio, il chief e i lavoratori

Ripercorrendo brevemente a ritroso le ragioni dell’investimento di Ghanacoop a

GOMOA SIMBROFO, occorre ribadire che oltre alle scelte logistiche e le analisi

della composizione biochimica del terreno su cui avviare la produzione agricola,

che si prevedeva di esportare direttamente in Italia, la relazione tra Ghanacoop e lo

chief Nana K. è stata avviata grazie a un funzionario OIM di Accra.

Il chief emigrato risponde ai bisogni molteplici ed esercita la sua autorità politica e

quindi tenta, attraverso la sua migrazione e dislocazione in Europa, di costruire

nuove opportunità economiche e quindi anche di rafforzare la propria autorità

politica.

L'installazione dell'impianto fotovoltaico a Gomoa Simbrofo ha coinvolto molti

partner e organizzazioni del profilo sociale ed economico diverso: cooperative,

ONG, un istituto di credito bancario. La campagna di comunicazione

sull'intervento è stata imponente, con uno slogan: "metti in luce l'Africa".

L'impianto è stato utilizzato per poco tempo, per ragioni legate

all'approvvigionamento delle batterie, ma anche per l'avvenuta elettrificazione

dell'area: già durante le fasi di ricerca etnografica sul campo sembrava destinato,

purtroppo, a divenire un rifiuto tecnologico.

I gruppi emigrati che decidono di investire o di donare, costruiscono essi stessi un

doppio piano di azione: grazie al loro impegno sono visibili come attori

transnazionali e sono salutati con benevolenza quando non celebrati nei contesti

nazionali di partenza come anche quelli di arrivo, ma essi stesi costruiscono un

terreno politico in cui divengono, paradossalmente, rappresentanti e portavoce di

istanze locali oltre che mediatori tra località, sistemi culturali, rappresentazioni

dell'economia e dello sviluppo.

Il co-sviluppo favorisce l'incorporazione dei gruppi sociali migranti nei contesti di

destinazione, ma anche di re-incorporazione nel paese d'origine.

CAPITOLO 5

LE IDENTITA' E IL POTERE NEI LINGUAGGI DELLO SVILUPPO

5.1 Autorità politica della chieftaincy: le risorse dello sviluppo e della

mobilità

Negli ultimi decenni gli studiosi segnalano un rinnovato interesse negli studi della

chieftaincy

cosiddetta , intendendo come tale le istituzioni politiche cosiddette

"tradizionali" che pur essendo nate nella colonizzazione e nel 900 africano

includono forme precedenti e più propriamente locali di cultura e storia politica.

Nel dibattito politologico sono state interpretate come sopravvivenze e rideclinate

all'interno di una schema dicotomico in cui tradizionale e moderno costituiscono le

polarità. Le “autorità tradizionali” diverrebbero un ostacolo ai processi di

democratizzazione.

Negli ultimi anni le istituzioni della chieftaincy godono di un crescente supporto

da parte delle organizzazioni dello sviluppo (agenzie internazionali, paesi

donatori, grandi istituzioni finanziarie, organizzazioni non governative e gruppi

diasporici) e in particolare il ruolo di alcuni chief, nuovi modernizzatori impegnati

nello sviluppo delle aree di cui sono rappresentanti, si è modificato e ha

ridisegnato i confini del proprio operato e dei propri uffici utilizzando le reti della

diaspora.

Le istituzioni politiche ghanesi "tradizionali" sono divenute interlocutrici

importanti nella costruzione di politiche dello sviluppo della comunità

internazionale. In Ghana questi istituti politici "tradizionali" sono parte dello Stato

ed hanno anche un riconoscimento costituzionale.

I chiefs hanno ridisegnato i confini sociali della propria comunità inglobando

quanti sono emigrati altrove, in particolare coloro che vivono negli Stati Uniti,

Canada ed Europa. Ai membri espatriati dalla propria comunità si chiede una

donazione. Questo pagamento di tributi mantiene il legame del singolo emigrato

con la comunità d'origine. Sono quindi autorità che agiscono dentro e fuori dei

confini nazionali. rituali diasporici di carità

Riguardo a tali donazioni Nieswand parla di “ ” ,

ovvero i micro-interventi o i progetti di sviluppo infrastrutturali avviati nei territori

sono spesso celebrati ritualmente, i donatori riconosciuti e ringraziati; ciò con lo

scopo di raccogliere nuove risorse per lo sviluppo invitando altri migranti a

partecipare attivamente, convertendo le loro ricchezze, prodotte in emigrazione, in

benessere collettivo e risorsa da ridistribuire nella collettività.

Autorità, estesa anche ai gruppi diasporici attraverso lo sviluppo e il rinnovo del

legame comunitario, e legittimità politica consentono, dunque, la reinvenzione

della chieftaincy nella contemporaneità, permettendo altresì la costruzione di

nuovi soggetti politici.

Nel caso Ghanacoop la mediazione tra il gruppo emigrato e le autorità politiche

locali è stata realizzata in una prima fase dall'organizzazione internazionale che ha

finanziato il progetto e, in seguito, dalle autorità religiose. In particolare la Chiesa

Cattolica, con cui l'associazione ha avuto una relazione molto stretta.

La rappresentanza della comunità di Gomoa Simbrofo, l'argine al potere

decisionale dei chiefs nonostante il riconoscimento della loro autorità locale, l'uso

allusivo del linguaggio dello sviluppo per poter preservare il proprio potere

deliberativo e infine l'attribuirsi il compito di accrescere i patrimoni economici

della comunità locale e ridistribuirli secondo criteri ritenuti opportuni, rende il

corpo sociale Ghanacoop, e in particolare il suo leader, molto simile al corpo

politico della autorità locali.


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tonia_la

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in progettazione e gestione dell'intervento educativo nel disagio sociale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tonia_la di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei processi migratori e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Riccio Bruno.

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