Estratto del documento

Antropologia e migrazioni capitolo 1

Antropologia e migrazioni: un’introduzione di Bruno Riccio

1.1 Introduzione

Il rapporto antropologia e migrazioni è stato a lungo congelato. La ricerca sulle migrazioni ha incontrato numerose difficoltà per essere riconosciuta come legittima all’interno dell’antropologia sociale e culturale sia in Italia che a livello internazionale. Poi dagli anni 50 fu riconosciuto appropriata per esplorare un ‘fatto sociale totale’ come le migrazioni. È solo abbandonando una rappresentazione del proprio oggetto di studio come una realtà statica, omogenea e chiusa che l’antropologia delle migrazioni è riuscita faticosamente a sbocciare.

  • Sensibilità intesa come consapevolezza che le sfere della vita sono interconnesse e non compartimenti stagni autonomi
  • Predisposizione metodologica diffusa che mette al centro gli attori (le persone) e il loro modo di agire

Piano piano si abbandona idea di comunità o cultura intesa come entità astratta, omogenea e chiusa da confini definiti per lasciare spazio allo studio delle dinamiche di cambiamento sociale con cui i processi migratori intrattengono una relazione dialettica.

1.2 Dal continuum rurale-urbano alle connessioni transnazionali

Per Sayad gli immigrati sono allo stesso tempo emigrati e di questo se ne fa portavoce antropologia per la quale i migranti mantengono vecchie e allo stesso tempo costituiscono nuove reti e relazioni multiple (parentali, etniche, lavorative) che collegano le loro società di origine a quelle di approdo creando spazi sociali che attraversano la distinzione tra il rurale e l’urbano e tra confini nazionali, geografici e politici.

Le comunità migranti sono intese come comunità mobili di individui che soggiornano all’estero senza un preciso termine temporale, transitando e circolando tra due territori appartenenti a stati diversi. Alcuni studiosi hanno recuperato il concetto di diaspora, altri hanno definito con il termine transnazionalismo il processo attraverso il quale i migranti, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, tessono reti e mantengono relazioni sociali, economiche, culturali e politiche che attraversano le frontiere e i confini nazionali.

Sviluppo anche di una prospettiva analitica di tipo transnazionale: necessità di nuovi scenari interpretativi e analitici che siano in grado di rendere conto della presenza e dell’azione dei gruppi migranti simultaneamente in diversi luoghi e che mettano in evidenza anche la dimensione ‘micro’ ovvero le esperienze quotidiane delle persone mostrando come le relazioni e i legami intimi intrattenuti a distanza e le tensioni e contraddizioni sociali di un luogo possono riversarsi nell’altro. Con la globalizzazione, le reti transnazionali possono funzionare con un’intensità sconosciuta nel passato: con un’estensione globale e quasi in tempo reale.

1.3 Etnografie multi-situate

L’esplorazione di questi spazi transnazionali ha permesso di affiancare l’analisi delle culture dell’emigrazione e le soluzioni organizzative che caratterizzano i luoghi di origine allo studio dei complessi tessuti istituzionali e associativi che animano i contesti di approdo. Proliferazione delle etnografie multi-situate cioè basate su luogo d’origine e contesti di migrazione che si mettono in relazione tra loro.

In Italia per esempio gli studi si sono focalizzati su un particolare gruppo nazionale di migranti o su specifiche categorie di lavoratori. Il campo è sempre visto come un insieme di realtà connesse dalle relazioni e dalle pratiche degli attori sociali.

L’adozione di una prospettiva transnazionale ha favorito un’analisi più approfondita e maggior sensibilità verso la comprensione dell’interazione tra contesti di approdo e di origine. Ad esempio studiando contesto di approdo si è riusciti a comprendere che alcuni migranti riescono ad affrontare le numerose difficoltà prodotte dalle trasformazioni del capitalismo mondiale rivolgendosi al contesto di origine oltre a quello di approdo per creare nuove strategie di vita transnazionali e resistere all’esclusione sia in patria che all’estero.

La vera novità comunque è il fatto che nell’approccio transnazionale vengono tenuto in conto nell’analisi sia il retroterra socioculturale degli immigrati che i loro legami con il contesto di partenza.

1.4 Culture delle migrazioni

Nelle località di emigrazione, le immagini dei paesi stranieri e degli emigrati diventano metafore con cui pensare i cambiamenti sociali della località stessa. I migranti spesso vengono rappresentati come eroi contemporanei che incarnano le nuove vie di mobilità sociale e veicolano modelli di esistenza e stili di vita alternativi che vanno oltre il semplice successo materiale.

Gli investimenti degli immigrati modificano il paesaggio urbano o rurale oltre al comportamento stesso dei migranti durante i ritorni che influenzano l’immaginazione dei non-migranti. Quindi spesso è agli occhi di coloro che sono rimasti che avviene il pieno riconoscimento del successo migratorio.

Nei comportamenti dei migranti, c’è ambivalenza:

  • Spese ostentative vs investimenti in progetti a lungo termine
  • Conservazione propria identità culturale vs acquisizione comportamento conforme al modo in cui viene percepita la cultura del contesto di immigrazione

Importanza dei ritorni, definitivi o temporanei, che acquisiscono significati plurimi: rinsaldare i legami con la comunità di origine ma anche ostentare il successo raggiunto nelle esperienze di migrazione.

1.5 Co-sviluppo

Associazioni di migranti che si impegnano in iniziative sociali (costruzione scuole, ecc.) o implementazione di programmi di irrigazione, raccolta di rifiuti, ecc., con l’obiettivo di rendere il migrante attore protagonista dello sviluppo del proprio paese di origine. Tuttavia difficoltà perché non vengono sempre riconosciute dalle istituzioni.

1.6 La mediazione delle religioni

La dimensione religiosa è spesso cruciale in fasi di forte cambiamento sociale, come le migrazioni, stimolando processi di inclusione. In quanto permettono ai migranti di ritrovare uno spazio espressivo e una dimensione sociale significativi si rivelano anche in grado di facilitare l’inserimento nel contesto di immigrazione. Geertz ‘religione come sistema culturale’ → fornisce una cornice di senso cognitiva, etica e sollievo dalle sofferenze causate dai cambiamenti. Inoltre le organizzazioni religiose svolgono un importante ruolo di mediazione con le società di immigrazione.

1.7 Etnicità ed identità etnica

Contributi all’antropologia delle migrazioni dati da analisi etnicità e delle identità etniche, comprese in relazione a un contesto specifico in base a rapporto noi-loro frutto di una logica contrastiva. Per Barth i confini etici sono fluidi e flessibili e definiti dagli stessi attori sociali che li usano per identificarsi o contrapporsi ad altri gruppi sociali. Per Epstein l’identità etnica è generata da un processo psico-sociale che interessa variabili interne ed esterne nella forma in cui esse operano all’interno di un ambiente sociale specifico. Si deve tenere conto anche degli elementi inconsci che intervengono nella costruzione dell’immagine di sé. Etnicità come fenomeno multi-dimensionale e dipendente dalle situazioni.

1.8 Multiculturalismo

Negli studi etnografici di stampo socio-antropologico la discussione è animata da uno spirito analitico e non prescrittivo. Società multiculturale vista come categoria della prassi quotidiana. Le differenze culturali vengono a costruire un aspetto del dispositivo interpretativo usato dagli attori sociali in situazioni d’interazione per dotare di senso l’esperienza quotidiana.

Ad esempio in studi sulla migrazione femminile in Italia emerge come le donne delle associazioni abbiano organizzato un sistema femminile di rapporti e aiuti trasformando il loro posizionamento a margine in resistenza, contraddicendo l’ideologia culturalista dominante.

1.9 Genere e migrazioni

L’attenzione al genere è stata molto tardiva e si è fortemente legata con il mancato riconoscimento della capacità di agire femminile e con l’invisibilità delle donne nei processi di mobilità. Deve essere intesa come una chiave di lettura e non come una variabile. Negli ultimi decenni c’è stata una generale femminilizzazione delle migrazioni globali (anche per ricongiungimenti familiari ma non solo), che ha aperto nuovi spazi di analisi in correlazione con cura, famiglia transnazionale, soggettività, intimità e sessualità. Studi su pratiche come modificazione genitali femminili si inscrivono in scenari spesso caratterizzati da forme di razzismo.

1.10 Dal razzismo differenzialista alla razzializzazione

Studi antropologici sulle molteplici forme del razzismo contemporaneo. È stata gradualmente abbandonata una forma di concezione deterministica biologica e genetica a favore di un razzismo basato su reificazione delle differenze culturali e religiose presentate come a-storiche, assolute, immutabili per giustificare l’ostilità o il rifiuto degli altri o per legittimare pratiche discriminatorie. Gli antropologi ricordano che le persone, non tanto le culture, si incontrano e si scontrano e contemporaneamente denunciano il crescente ‘fondamentalismo culturale’ e il ‘razzismo differenzialista’ che celebra le differenze per celebrare le disuguaglianze.

A livello empirico, si è evidenziato come l’evocazione di una cultura astratta venisse utilizzata per disegnare confini con retoriche e atteggiamenti nei confronti dell’immigrazione che negano e costruiscono posizioni nei confronti dei migranti attraverso argomentazioni emergenti dal senso comune, legittimando la diffusa ostilità verso una convivenza multiculturale come naturale espressione di difesa integralista del proprio territorio. Dietro a questi discorsi si annidano concezioni dei migranti come persone culturalmente differenti, inferiori e disuguali. Si parla anche di ‘razzializzazione’ per identificare il processo attraverso il quale sulla base di stereotipi che emergono nei confronti delle differenze più visibili e apparenti (colore pelle), individui e gruppi sociali eterogenei sono categorizzati in modo asimmetrico e disuguale rispetto alla popolazione autoctona maggioritaria. Queste problematiche affliggono soprattutto la vita dei figli dei migranti.

1.11 Cittadinanza quotidiana e seconde generazioni

Maggiore attenzione negli ultimi anni al concetto di cittadinanza. Esistono macro-dinamiche attraverso le quali i diritti vengono acquisiti, e micro-dinamiche attraverso le quali gli stessi diritti vengono negoziati, realizzati o negati. Nonostante i cittadini siano in teoria portatori di uguali diritti, l’effettiva capacità di esercitarli pienamente è influenzata da tensioni e divergenti posizionamenti definiti da genere, provenienza, religione, etnicità. Ciò è maggiormente evidente per i figli dei migranti che vivono in una quotidianità spesso intrisa di discriminazioni anche quando la cittadinanza giuridico-formale è già stata ottenuta. Emerge una contraddizione tra un percorso riuscito di socializzazione e uno negato di mobilità sociale e accesso a diritti e opportunità in una società che li vede come stranieri a vita.

1.12 Trattenere e governare i corpi migranti

Discriminazioni rafforzate da ‘retoriche dell’esclusione’ dei diversi stati nazionali e relative politiche di chiusura delle frontiere, trattenimento coatto dei migranti e governo restrittivo delle migrazioni a livello europeo. Necessità di analizzare globalmente le politiche migratorie, considerando però anche le interpretazioni locali spesso in tensione tra loro.

1.13 Dentro e fuori le istituzioni

Gli etnografi sono piano piano entrati nelle istituzioni e nei servizi per esplorarne ambivalenze e contraddizioni. Beneficiando delle evoluzioni teoriche in ambito etnopsichiatrico e nell’antropologia medica critica si è sviluppata una prospettiva ‘politico-corporea’ capace di esplorare criticamente l’esperienza italiana del governo delle ‘presenze internazionali’ nella dimensione quotidiana. L’attenzione si focalizza sull’attraversamento da parte dei rifugiati del complesso istituzionale che si attiva nelle politiche di accoglienza rivelando esperienza fortemente ambivalenti che oscillano tra dipendenza delle istituzioni bisogno di ricostruire forme socialità. Tale ambivalenza non è tipica solo del contesto italiano: Fassin studiando le politiche francesi nei confronti dei migranti, rivela la connessione tra un ethos compassionevole e pratiche repressive.

1.14 La bifocalità dello sguardo antropologico sulle migrazioni

La ricerca antropologica contemporanea analizza tutti questi processi privilegiando la prospettiva dei soggetti migranti senza dimenticare come le migrazioni costituiscano un riflesso della società di immigrazione nel suo complesso (effetto-specchio). Althabe mostra come le minoranze sono viste come attori simbolici negativi contribuendo ad accrescere l’intesa e il consenso tra gli autoctoni. Nell’opinione pubblica l’immigrazione tende ad essere associata a un’idea astratta e criminalizzante di ‘clandestinità’ e ‘illegalità’. Obiettivo di questo testo è cogliere criticità e opportunità costituite dalla varie esperienze dei migranti per fornire rappresentazioni più sfumate e meno categoriche.

Capitolo 2

Culture delle migrazioni di Stefano degli Uberti

2.1 Introduzione

Gli studi sulle migrazioni hanno generalmente assunto una prospettiva eziologica che guarda alla migrazione come l’antitesi e l’eccezionalità rispetto a una situazione di sedentarietà ma che ha oscurato il ruolo soggettivo e collettivo dei migranti, la loro agency. Diversamente l’adozione di una prospettiva transnazionale e socio-culturale ha promosso una maggiore attenzione agli spazi e alle continue relazioni sociali che i migranti instaurano tra i paesi d’origine e quelli di destinazione. Obiettivo del capitolo è illustrare la prospettiva teorica e i principali temi di analisi che caratterizzano lo studio delle culture della migrazione come un approccio antropologico distintivo nella comprensione dei processi migratori.

2.2 Mobilità e culture della migrazione

I primi lavori in cui si fa riferimento alla CDM sono rivolti allo studio dei processi di mobilità in Nord e Sud America. Secondo Kandel e Massey la CDM scaturirebbe dall’osservazione, dall’emulazione del comportamento dei migranti da parte di chi è socialmente legato ad essi. Appare quindi descritta e analizzata quantitativamente come un fenomeno prodotto esclusivamente dal contatto che le società di provenienza avrebbero con i migranti. Lavori più recenti si rifanno alle teorie di Tarrius sulla ‘cultura della mobilità’ che descrive e mette in relazione i diversi livelli di mobilità che sarebbero riferibili allo spazio e al tempo. All’interno di questo mobility-turn. Altri autori mostrano come presso molte società tradizionalmente considerate come statiche e immobili, le dimensioni storico-culturali della mobilità hanno non poca rilevanza nel far luce sulle motivazioni di una sua ricorrenza. Per esempio nelle società africane, Bruijn illustra come le mobilità e il viaggio siano storie di vecchia data e di un nuovo mondo del Sahel e come la migrazione sia radicata nelle storie e nelle esperienze di vita quotidiana così come nelle motivazioni, nelle aspirazioni non solo dei migranti ma di molte persone che si sentono a casa quando sono in movimento o si realizzano nell’essere mobili.

La mobilità intesa quindi come un modo di vita o un tratto culturale della vita di molti individui significa più di uno spostamento dal punto A a B ma si riferisce anche a oggetti immateriali come idee e valori che possono muoversi assumendo forme specifiche, risultato del movimento delle persone. Studiare le CDM significa quindi assumere la storia come variabile analitica nello studio della migrazione, enfatizzando le connessioni fra passato e presente e far emergere fratture e forme di discontinuità.

2.3 Galuu-looco. Cultura della migrazione tra i pescatori di M’bour (Senegal)

Fenomeno delle migrazioni in piroga (= galuu-looco in Wolof) dalle coste del Senegal e del Gambia verso isole Canarie è solo il capitolo più recente della storia delle migrazioni senegalesi che risale agli anni 20 del 20º sec quando i senegalesi ingrossarono le fila delle forze francesi durante la Prima Guerra Mondiale. In seguito, dopo indipendenza del paese (1960) e crisi dell’esportazione arachide, nuove emigrazioni verso Francia e in seguito anche verso USA, Germania, Spagna e Italia. Nell’aprile 2006 espansione generalizzata delle migrazioni in piroga dal Senegal, soprattutto di pescatori.

La cultura della migrazione è da sempre una componente insita nell’attività dei pescatori locali, soprattutto dell’etnia Lebou, che migravano stagionalmente lungo la costa occidentale dell’Africa con l’intento di seguire il flusso migratorio dei pesci legato al fenomeno dell’up-welling (venti dalla costa al mare producono una serie di correnti che fanno sì che lo strato superficiale dell’acqua sia ricco di sostanze nutritive e quindi di pesci). La partecipazione a questi eventi è considerata simbolo del raggiungimento della maggiore età. Le trasformazioni di una cultura della migrazione sono visibili nel significato metaforico attribuito ad alcuni pesci molto pescati in Senegal (yaboye=pesce con spine, generalmente attribuito agli uomini che non hanno nulla da offrire a una donna / thiouf=cernia, pesce più costoso, indica uomini più ricchi che possono offrire vita agiata alle mogli). Nel caso delle migrazioni, il viaggio diventa simbolico rappresentando il veicolo attraverso cui il mi...

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 1 Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto personale dell'esame Antropologia e migrazioni, prof. Riccio B., libro consigliato "Antropologia e Migrazioni" a cura di Riccio B. Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher faffiparis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e etnografia dei processi migratori e dei contesti culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Riccio Bruno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community