Antropologia medica
Antropologia filosofica
Studia l’uomo come tale e le caratteristiche che lo rendono unico come individuo (l’idea stessa di uomo).
Antropologia culturale
Considera l’uomo alla luce delle caratteristiche che gli derivano dalla società e dai rapporti che lo circondano.
Antropologia medica
Conoscenza scientifica dell’uomo come soggetto sano che però può ammalarsi, come malato, come essere sanabile e mortale (uomo sub specie infirmitatis).
La medicina oggi
L’ambiente medico odierno è caratterizzato da aspetti positivi e negativi:
- Più sicurezza
- Medicalizzazione diffusa
- Rapporto contrattuale medico-paziente
- Conflitti bioetici
- Enorme sviluppo tecnologico
- Riduzionismo
- Estremo soggettivismo
- Estensione del concetto di salute e benessere
Soggettivismo
È un aspetto recentemente cresciuto nei pazienti: non si ascolta più il medico bensì lo si "utilizza" per ottenere una risposta ai propri desideri e non più per curare i propri bisogni (si pensi alla chirurgia plastica). Cosa sia bene o male, quindi, è riposto non più nella scienza ma nel giudizio del singolo.
Una causa di questo atteggiamento è che il significato stesso di salute è soggettivo. L’OMS dichiara che la salute è lo stato di completo benessere dell’individuo, estremizzando il soggettivismo del termine: il sentirsi bene infatti dipende da vari fattori, che non necessariamente sono salubri o dipendono dalla medicina. Il ragionamento conseguente è che solo chi prova un bisogno/desiderio sa quando e cosa lo fa stare bene, e richiede alla medicina una risposta soddisfacente.
Medicalizzazione diffusa
È positiva, ma significa anche che essa viene ritenuta la risposta generica a qualsiasi richiesta.
Il rapporto medico-paziente, quindi, ne risulta deteriorato da un punto di vista personale, riducendosi a un “consenso informato”.
Riduzionismo
È un metodo logico-razionale che può essere utile a chi usa le competenze scientifiche per analizzare concetti globali che, come l’uomo, interessano anche fattori diversi. Il soggettivismo è aumentato esponenzialmente, con le competenze scientifiche: più abbiamo mezzi analitici per osservare l’uomo anatomico, meno riusciamo a vedere l’uomo-persona.
Il riduzionismo può essere:
- Metodologico: fatti fisici vengono spiegati con metodi sempre più semplici, e quindi non applicabili a tutti i viventi
- Ontologico: riduce l’uomo a una combinazione di meccanismi biofisici la cui descrizione diventa la chiave interpretativa dell’intera vita umana
Di conseguenza si ha:
- La rinuncia a un’interpretazione metafisica
- La perdita di un orizzonte normativo per l’agire medico
- La perdita di riferimento per i concetti di vita e salute rispetto a norme naturali, che diventano oggetto di scelta del singolo
Si presenta quindi la necessità di recuperare la dimensione antropologico-morale in medicina, tramite una visione integrale della persona come unità corporeo-spirituale.
Persona
È lo spartiacque tra i concetti di umano/non umano, lecito/illecito. È il riferimento al limite evocativo e intuitivo per i quesiti su come si debba trattare un individuo. È titolare della massima dignità e di ogni diritto.
È analizzata con due diverse interpretazioni: funzionalistico-attualistica e sostanzialiste.
Funzionalismo
Tende a definire la persona in base a caratteristiche biologiche e funzioni attive. Una delle più importanti di queste è l’individualità. Essa è anche un problema, poiché finché non c’è un individuo a sé e attivo, non è una persona viva e vera. Al riguardo ci sono varie teorie, importanti anche alla luce delle sperimentazioni in provetta sugli embrioni umani:
- Cariogamia: poiché per la ricombinazione servono almeno 21 ore dalla fecondazione, in quell’arco di tempo non si è ancora formato un individuo umano
- Gemellazione: l’embrione non può essere considerato un individuo, poiché potrebbe ancora verificarsi la gemellanza
- Impianto
- Formazione della stria primitiva: questo avvenimento corrisponde alla gastrulazione, che avviene il 13o giorno. Secondo la commissione Warnok, 1984 è legittimo sperimentare sull’embrione fino a questo momento. Mary Warnok dichiarò poi che questa scelta non era sufficientemente basata su dati solidi bensì arbitraria: in questo periodo è messa in discussione perché per la prima volta riusciamo effettivamente a mantenere un embrione in provetta per più di 13 giorni.
- Formazione SNC: nessun embrione può essere ritenuto individuo umano finché non si è formato il sistema nervoso centrale, in quanto esso è il centro critico del soggetto. Ciò si basa sul concetto di morte cerebrale: quando il SNC non funziona l’individuo come tale è considerato morto, perché prima di esso dovrebbe essere considerato vivo?
In base a caratteristiche psico-sociali:
- Teorie monofattoriali