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Antropologia

Studia la cultura come processo evolutivo; per cultura si intende l'insieme di credenze, conoscenze, norme di un determinato gruppo sociale in un dato luogo e in un dato periodo. [Definizione di Taylor nell'800 con il colonialismo, arriva il momento di confrontarsi con altre culture].

  • Obiettivo: indirizza la ricerca sui modi e le forme in cui vivono gli esseri umani, rappresentano e fronteggiano la malattia. Coniuga l'interesse per l'esperienza del corpo, della salute e della malattia con la ricostruzione dei processi sociali, culturali e storicamente determinati.
  • Produce ricerche etnografiche ed elabora riflessioni teoriche sui modi in cui il corpo, la salute e la malattia sono definiti e vissuti in un processo dinamico.
  • Ruolo fondamentale: l'etnografia, ovvero la ricerca pratica ove il sapere teorico si costruisce e si mette all'opera.

Passaggi delle ricerche antropologiche

  • Biologismo: sottovalutazione dei fattori extrabiologici (storico-sociali).
  • Concetto di cultura: le ricerche si riformarono, contrapponendo le ideologie scientifiche all'idea del carattere culturalmente costruito della corporeità. Osservarono le diverse forme culturali attraverso cui gli umani si esprimono, la sofferenza, le emozioni e il dolore. Compararono le rappresentazioni del corpo, della salute e della malattia nelle diverse popolazioni. Mostrano il corpo come una costruzione culturale e la variabilità della soglia salute/malattia.
  • Critica al concetto di cultura: la cultura è un incessante processo di produzione materiale e simbolica e non una definizione astratta dell'essere umano.

La medicina spontaneamente gode di autorità nella nostra società sia per il proprio ordinamento normativo sia per un consenso naturalizzato spontaneamente dalle persone; la biomedicina, ad esempio, è una fonte di attività culturale permanente: stabilisce i confini fra la vita e la morte, salute e malattia, costruisce i corpi e ricalibra la propria azione sulla loro.

Oggi l'antropologia ha un approccio riflessivo, tiene conto della percezione dell'uomo e del fatto che non esistono oggetti in sé ma in relazione con l'uomo che li percepisce. Arriva quindi alla conclusione che anche l'uomo è un corpo e non è possibile estrometterlo dalla scena conoscitiva.

Figure del corpo

  • Sono un corpo, ho un corpo: dicotomia tra esperienza e rappresentazione del corpo
    • Vita vissuta: approccio fenomenologico, si fonda sull'esperienza corporea.
    • Idea che ne costruiamo: approccio cognitivo, esperienza mentale. La distinzione tra queste due è una finzione, poiché noi siamo corpi pensanti: abbiamo un corpo e siamo un corpo. La nostra esperienza e la nostra conoscenza sono incorporate (inscindibili). Io conosco il mondo mediante il corpo, se ignoro la dimensione corporea della dicotomia, avrò una conoscenza falsificata.

Le tecniche del corpo: un sapere incarnato

  • Le tecniche del corpo sono i modi in cui gli uomini si servono del proprio corpo nelle diverse società, uniformandosi alla tradizione.
  • Ciò che noi facciamo deriva da un processo di apprendimento, educazione, formazione, è un meccanismo attraverso il quale le forze sociali modellano il corpo.
  • Indica la capacità del corpo di naturalizzare la tecnica appresa non riconoscendo più il carattere socioculturale.
  • Ci consentono di comprendere meglio l'habitus (il modo in cui noi viviamo il nostro corpo rispetto alle tradizioni).
  • I modi di camminare sono comportamenti naturalizzati, dati da un processo graduale di apprendimento che avviene esponendo il nostro corpo alla società. Il corpo infatti assorbe conoscenze dall'esperienza sociale e li trasforma in movimenti e azioni. Attraverso la mimesi imparo a posizionare il nostro corpo sulla scena sociale. I movimenti del corpo prendono significato solo in relazione con gli altri.
  • L'identità maschile o femminile non definisce la diversità fra i rispettivi comportamenti, è una costrizione storico-culturale fondata sull'esperienza razionale.

Darsi a vedere: il corpo proprio e la conoscenza dell’altro

  • (Nuova Guinea) naven significa mostrarsi e include anche un rituale dove gli uomini e le donne si scambiano i vestiti, imitando i gesti dell'altro in maniera caricaturale così da mettere a confronto le tecniche del corpo maschile e femminili. Il rituale (eseguito quando un giovane porta a termine l'impresa) ha come obiettivo del rito è incentrato sull'esigenza di cambiamento di atteggiamento, infatti nel contesto sociale agli uomini non è dato assumere atteggiamenti affettuosi, considerati femminili, e alle donne non sono concesse espressioni di fierezza, ritenute maschili. Così quindi la madre e lo zio possono manifestare i loro sentimenti senza contrastare i comportamenti sociali legati al ruolo sessuale.
  • Gregory Bateson definì schismogenesi il processo di differenziazione nelle norme comportamentali individuali, dinamica di azione-reazione che genera contrapposizioni e divergenze progressivamente più intense nelle relazioni fra gli individui.
  • Il naven ha quindi come obiettivo l'equilibrio dinamico per il controllo della schismogenesi, temperando i processi di diversificazione ed evitando le estreme conseguenze come l'esplosione dei contrasti, crisi del sistema di relazioni.
  • Permette di uscire dall'habitus e di rientrarvi modificando le tecniche acquisite.

Incorporazione: il corpo nel mondo e il mondo nei corpi

  • L'incorporazione: stare al mondo abitandolo con il proprio corpo e abituandosi ad esso.
  • Incorporiamo le forze esterne e le esperienze passate, agendo nel mondo e trasformandolo con la nostra presenza.
  • De Martino studiò comportamenti e condizioni corporee considerate problematiche in alcune civiltà: il soggetto colpito sembrava non avere controllo delle sue azioni. Ciò era ricondotto a estasi (trance simile al sogno) oppure a possessione (spiriti agiscono sul corpo). Entrambi le condizioni sono rappresentate da una pluralità del sé.
  • In molte civiltà, lo sciamano incorpora le pluralità di spiriti e li domina, uscendo dal proprio corpo e viaggiando in dimensioni immateriali. Manifesta un’epilessia (vocazione) e avendo conosciuto e superato la malattia esso è in grado di affrontare anche il dolore altrui.
  • De Martino considera quegli stati psicofisici e i poteri come esperienze corporee reali. Il problema dei poteri magici coinvolge la loro qualità e il nostro concetto di realtà poiché le pratiche spingono lo spettatore a un’interpretazione che considera possibile l’esistenza di modi diversi di stare al mondo.
  • Perno centrale: nozione di presenza e crisi della presenza. Presenza: riunire nell’attualità la conoscenza di tutte le memorie e le esperienze per rispondere adeguatamente a una determinata situazione storica. È la tensione che ci spinge ad operare, trasformare il mondo e nel mondo. La crisi della presenza: il mondo non è dato ma costruito. L’appaesamento è una produzione culturale derivata dalla nostra capacità di abitarlo e trasformarlo essendo contemporaneamente abitati e trasformati.
  • Cordas considera l’incorporazione come paradigma per l’antropologia. Questa ha prodotto un rinnovamento della disciplina ed ha come obiettivo la critica della dicotomia fra mente e corpo, e andrà oltre alla visione dualistica.
  • L'habitus è quindi strutturato e strutturante: strutturato dal contesto sociale e al tempo stesso capace di riprodurre nuove pratiche sociali.

I nervi

  • La classificazione e la definizione di malattia, come stato di anomalia, sono prodotti culturali costruiti nella storia del sapere biomedico e popolare.
  • Lo studio sui nervi è un esempio di incorporazione: il termine nervi indica un malessere indefinito, è una forma incorporata di sofferenza.
  • Low spiega che la causa dei nervios è biologica o genetica ma nella realtà ciò che provoca il malessere è sempre di natura sociale ed emozionale.
  • L’antropologia mostra che i nervios sono connessi a fattori economici, sociali e politici: il corpo è il mediatore tra il sé e la società. È il luogo di rappresentazione delle forze sociali.
  • Stare al mondo, abitandolo, genera malessere che viene rappresentato dalla malattia.

Lo scienziato e il suo corpo

  • Si sviluppa il concetto di corpo non più come oggetto, lo scienziato non può più osservare i corpi e studiarli come oggetti poiché è messo in atto da un essere umano stesso.
  • L’esperienza della conoscenza scientifica è quindi esperienza corporea.
  • Gregory Bateson, nel rituale naven, mette in discussione il suo atteggiamento di antropologo cercando di dialogare con se stesso per adattare i suoi strumenti scientifici e riflettere la complessità di ciò che stava osservando. Il rituale ci mostra che il confronto conoscitivo può sempre trasformarsi in tentativo di dominio dell’altro, il naven lo espone teatralmente per cercare di controllarlo avendo un equilibrio dei corpi sulla scena sociale.
  • G. Comprende che non si può inglobare l’altro in categorie scientifiche, né si può diventare l’altro (equivoco concetto di empatia), ma si può riflettere l’altro osservando le emozioni che produce in noi stessi.
  • Le scienze umane e sociali comprenderanno che i processi di conoscenza sono frutto dell’esperienza del corpo nel mondo, a quel punto viene messa in discussione la concezione-soggetto che conosce l’oggetto. Prima di ciò, i sentimenti erano un ostacolo per la conoscenza disincarnata (liberata dal corpo).
  • Se l’osservatore non è capace di rispecchiarsi nel volto dell’altro ci sarà incomprensione o l’esercizio di un dominio, è necessario invece che avvenga per i processi di cura.
  • Georges Devereux afferma che attraverso il corpo e le sue emozioni si rende più complesso e efficace il metodo di osservazione. Sviluppa una riflessione sul corpo a corpo, nei rapporti intersoggettivi; nel suo studio “dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento” mostra che la metodologia scientifica basata sull’osservazione oggettivante della persona e del comportamento è in realtà una difesa contro l’angoscia che nasce con il confronto con l’altro. Sottolinea l’importanza dell’auto analisi del ricercatore, l’osservazione deve diventare metaosservazione, e bisogna avere la consapevolezza di essere a propria volta osservati. La pretesa di neutralità e oggettività dell’osservazione è una costruzione del ricercatore per scacciare l’emotività al momento del confronto con l’oggetto osservato. Il corpo non deve essere considerato come ostacolo alla conoscenza oggettiva.
  • Francesco Basaglia riflettendo sul rapporto medico-paziente nota che il corpo oggettivato del malato è considerato l’unico presente sulla scena come corpo anatomico. È quindi un incontro tra un soggetto e un corpo. Al paziente è tolta la capacità di agire e il corpo. Il medico scopre il suo “essere corpo” quando si ammala, e ciò porta a una crisi della sua ideologia e a confondere l’immagine del suo corpo vissuto con quello del paziente.
  • Il carattere oggettuale di un tale rapporto interpersonale è legato ai principi positivisti di una scienza che pone l’uomo come oggetto per la sua finalità di ricerca.

Separazione mente-corpo: errore di Cartesio?

  • È necessario riconsiderare la paradossale rimozione del corpo dalla conoscenza scientifica, ovvero la separazione tra mente e corpo, che viene ridotto a supporto meccanico.
  • Il dualismo mente/corpo origina dal pensiero cartesiano.
  • Cartesio afferma che il mondo consta di due sostanze: la res extensa (fisica/corporea) e res cogitans (pensante).
  • La distinzione della mente dal corpo non si concilia con l'esperienza reale che ne testimonia l'inscindibile unità.

Cartesio, gli antropologi e il corpo pensante

  • Hughes e Lock affermano che occorre una riconsiderazione unitaria del corpo, rivolgendo una critica molto dura a Cartesio. Considerano il corpo formato dall’intreccio di tre: corpo individuale (esperienza personale), corpo sociale (rappresenta la realtà sociale e culturale) e corpo politico (potere che esercita il controllo sul corpo dei soggetti sociali). Quest'ultimo regolamenta la sessualità, il lavoro, il tempo libero, è la concezione di salute e malattia stabilendo il confine tra queste. La mediazione dei tre corpi è data dalle emozioni che forniscono il legame tra mente e corpo.
  • L'antropologia medica deve andare oltre, concependo il corpo come prodotto fisico e insieme simbolico, naturale e culturale, incastrato nel contesto storico in cui vive concependolo come corpo pensante.
  • Cartesio nella loro visione emerge come colui che consacra la dicotomia mente/corpo. È una delle conseguenze del suo pensiero è stata quella di separare l’umanità in un occidente spirituale e civilizzato contrapposto a un non-Occidente selvaggio e materiale.
  • Emily Martin nella critica al...
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Scienze mediche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher medicina25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Pizza Giovanni.
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