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Antropologia dei simboli – Totem e Ragù Appunti scolastici Premium

Appunti di Antropologia dei simboliTotem e Ragù. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La maschera del tempo, Il rapporto di Napoli con il tempo, Spaccanapoli: l’inguaribile ferita, La metropoli della memoria, Caravan Petrol, ecc.

Esame di Antropologia dei simboli docente Prof. M. Niola

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ESTRATTO DOCUMENTO

Underground (II e III edizione) [61]

Il cimitero delle Fontanelle, che contiene migliaia di ossa abbandonate, è dedicato ad un culto molto interes-

sante: quello delle anime del Purgatorio. Anime in pena, come quella del Dottore, dei Gemelli, del Capitano,

che vengono pregate. A Napoli il sotterraneo non è solo un riferimento spaziale, ma è categoria dell’imma-

ginario collettivo: è un sotterraneo sia spaziale che temporale. Il quartiere della Sanità è espressione di questa

ambiguità del sacro, con crani incastonati nelle chiese a guisa di gemme barocche. Nel culto delle anime del

Purgatorio, il fedele sceglie un cranio (la cui anima si manifesta in sogno), lo pulisce (operazione di “rinfresco”)

e lo prega, in cambio di grazie. Il rituale diventa strumento di continuità per il post-morte, legame tra pas-

sato e futuro.

Quarantesette... morto che parla

Il rapporto dei napoletani con il lotto è particolare: è uno strumento di democrazia (giocano tutti indifferente-

mente). Il lotto è un mito, un qualcosa di legatissimo alla città ricca di superstizione. Anche nel caso del lotto,

lo stereotipo ha una spiegazione: la realtà tradizionalista del popolino.

Utopia in miniatura

S. Gregorio Armeno, i pastori con figure di terracotta che a volte non hanno nulla a che vedere con il prese-

pe: personaggi famosi, simboli commerciali, e cibo in simbolo d’abbondanza. La folla natalizia a S. Gregorio

sembra una voce sola, promiscua. Il presepe è luogo di compresenza cronologica: i personaggi di tutti i tipi

minano la sacralità stessa. Metafora della città stessa, il presepe rappresenta spesso l’utopia di una città in

pace con se stessa. Una moderna filiera produttiva al servizio di un'antica ragione rituale. La fortuna del prese-

pe, considerato il simbolo un po' nostalgico del natale tradizionale, è legata a grandi trasformazioni sociali e cul-

turali: la produzione seriale, la valorizzazione degli affetti famigliari e dell'interno domestico, la celebrazione

della natività che fa da sfondo sacro all'emergere di una piccola e media borghesia, vera protagonista dell'affer -

mazione di questa teatralissima macchina devota. Cellula generativa di un'autentica economia del sacro, il prese-

pe rende attuale la buona novella, la ambienta in un presente in cui tutti possono star di casa.

Gli obelischi danzanti (II e III edizione) [66]

Il rito dei Gigli di Nola. Momento di svago religioso, di dimostrazione di forza fisica e sociale. La festa rap-

presenta un modello della società con i suoi simboli. Prima il conflitto, poi la volontà di superarlo: simulta-

nea unione e divisione. Miniaturizzazione della città e ingrandimento del simbolo, il giglio, il fiore che la

città offre al Santo.

La Vergine dei fujenti (solo III edizione) [68]

Altari di periferia (solo III edizione) [73]

Lotto (solo III edizione)[76]

Alle madri (solo III edizione) [82]

Un giocattolo rituale (solo III edizione) [88]

Piedigrotta (solo III edizione) [95]

Mitologie

Cupio Dissolvi (II e III edizione) [101]

Perchè Napoli è tradizionalmente la porta dell’Inferno? Il rapporto che ha con il mondo dell’oltretomba è

quantomai radicato, c’è davvero “dimestichezza”! Le presenze che occupano le case napoletane sono moltissi-

me: dal monaciello al fantasma allo spiritello. Non mancano figure sciamaniche come l’assistito, che in con-

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tatto con l’aldilà riceve i numeri da giocare al lotto. La morte è metafora che aiuta a parlare di se stessa,

ma anche della vita. Metafora del tempo che si esprime anche con il culto delle reliquie in una anima baroc-

ca. Barocco che è proliferante delirio espressivo, una tragedia in continua rappresentazione. La morte è re-

pertorio d’immagini che si susseguono velocemente, morte mai rappresentata con il disfacimento fisico, ma

con l’immagine residua della vita.

Pulcinella (II e III edizione) [105]

Non esiste un solo vero Pulcinella, c’è quello delle origini, quello della Commedia, quello della farsa, la ma-

schera carnevalesca. È maschio e femmina, vivo e morto, intelligente e sciocco, irriverente, servile. Ambiguo,

non ha una sua identità, ma quella che di volta in volta gli si attribuisce. In Pulcinella si consacra ciò che

ognuno vi riconosce.

Maschile e femminile

Mater meridiana

Napoli, città femmina, città madre. La donna carnale che risponde con affetto quando c’è bisogno di qualco-

sa, anche se questo qualcosa non ce l’ha. Ma questo a volte si tramuta in violenza, soprattutto verso i figli.

L’amore viene interpretato in diversi modi. La prima violenza è quella sul bambino che non viene riconosciu-

to in quanto essere, ma solo in quanto figlio, una riduzione d’identità: il figlio diventa oggetto di amore e

violenza. La madre, ambivalente da questo punto di vista, è fortemente simbolica: è vita, è nutrimento, ma

spesso è oppressiva e tende a prolungare oltremodo le sue funzioni materne. Il rapporto madre figlio è in

equilibrio tra amore e violenza.

Porporino e il matriarcato (II e III edizione) [149]

L’omosessualità a Napoli: femminelli (connotazione familiare), travestiti (femmina di notte, per lavoro), ric-

chioni (termine negativo carico di aggressività). Femminile e maschile appaiono, a Napoli, come i due poli ideali

tra i quali si snoda tutta una gradualità dell’essere, di possibilità più o meno vicine all’uno o all’altro polo, varia-

mente connotate. Un’ambiguità che ha un’eco profonda nella vita sociale e nell’immaginario di questa città. La

particolare specializzazione sociale, affiancata al “riempire tutto” di Napoli. L’identità sessuale viene comple-

tata con un “metà e metà” che si ritrova anche per esempi nello stesso Pulcinella (con la maschera fallica ma

anche con la procreazione: “partorisce e mette al mondo tanti piccoli Pulcinella). L’omosessuale ha questa

voglia insoddisfabile di essere l’uno e l’altro. La maternità a volte viene soddisfatta con la recita della na-

scita, simbolo anche di accettazione sociale.

Le ragazze del clan (II e III edizione) [152]

Una serie di nomi di donne, protagoniste di “fatti” di cronaca nera. Nomi-simbolo dell’arco delle mutazioni fem-

minili della criminalità. Almeno nelle rappresentazioni collettive perché in realtà, molte di queste figure si stac-

cano dagli stereotipi, piuttosto convenzionali, del comportamento femminile e delle ragioni, anch’esse riduttive,

che spingono la donna alla violenza e alla criminalità. La criminalità femminile si sposa sempre con il legame

familiare con un malavitoso, raramente la donna delinque fuori da un contesto familiare. Vestali di un fuo-

co familiare da tenere sempre acceso, si tratti anche del fuoco delle armi. Il momento della violenza è sempre

dato dal legame domestico, dalla vendetta. Difficile prendere atto che la donna ha raggiunto una aggressivi-

tà tipica maschile, ma è così, la violenza a Napoli non ha sesso.

Il sangue non è acqua

San Gennaro (II e III edizione) [157]

Il miracolo. Evento atteso, divinatorio ricco di elementi simbolici come il rapporto ambiguo tra maschile e

femminile, l’androginia, il linguaggio del sangue, il corpo come operatore simbolico. La liquefazione rituale

ha un tono quasi di ciclo mestruale: un collegamento tra ciclo e versamento di sangue maschile è molto frequen-

te in molte società, che riflette una sorta di desiderio maschile di mestruare, cioè di appropriarsi della facol-

tà di generare. Il corpo è l’operatore simbolico che permette di trasformare il codice fisiologico in quello so-

ciologico, che in questo caso è il codice del sangue. Non a caso il sangue è spesso usato come metafora del

denaro anche a livello linguistico. Il versamento di sangue (salasso) era considerato purificatore. L’espulsio-

ne del sangue è espulsione anche del male. Il santo che versa il sangue è così sostituto simbolico della socie-

tà. Con il rito vanno via anche i mali: per questo se il miracolo non avviene il presagio è negativo! Il sangue non

è esclusiva di san Gennaro: anche santa Patrizia compie un miracolo analogo con la sua ciclicità, legata ai

processi naturali femminili. Il sangue è un reticolo barocco che irrora e purifica il corpo di Napoli. È una tra-

slazione moderna di aspetti ancestrali come il sesso, il corpo. L’ambiguità tra maschile e femminile si ripro-

pone anche qui, non a caso il corpo di Napoli era spesso raffigurato con la statua del Nilo, con corpo maschi-

le e testa femminile. (Utili i riferimenti al dialetto napoletano che in varie esclamazioni utilizza l’elemento san-

gue per esprimere diversi stati d’animo: “puozza jetta’ ‘o sanghe” inteso come quasi una maledizione o “ha

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avuto ‘o butto ‘e sanghe”, nel riferimento sanitario della tisi, il sangue che fuoriesce, sangue elemento vitale, la

vita che lascia il corpo. Sono due esempi tra i tanti che nell’idioma dialettale possono essere avanzati).

Sensate credenze... (II e III edizione) [162]

Che il miracolo sia vero o finto, non conta. Ciò che conta è il suo valore simbolico, gli effetti sulla società.

Linguaggio del sangue e simbolismo del corpo sono punti centrali, superiori al mero accertamento della

verità. Il fatto che siano molti i “sangui” che si liquefano (san Gennaro, santa Patrizia, san Pantaleone) indica

lo stretto rapporto che la città ha con questo elemento. Il simbolo del santo martorizzato che ripete ogni

volta il suo sacrificio per il bene della città serve a restituire identità collettiva.

... e incerte dimostrazioni (II e III edizione) [165]

Se anche ci fosse la dimostrazione scientifica della falsità del miracolo, la gente continuerebbe a crederci. Discu-

tere dei miracoli in termini di verità significa trascurare i risvolti sociologici, psicologici e storici. È come

scoprire l’acqua calda. Il positivismo assoluto non porta da nessuna parte, perché non basta la scienza a

spiegare in maniera indiscutibile la realtà di un miracolo. Sarebbe meglio rinunciare a voler spiegare i mira-

coli. Le dimostrazioni della falsità del miracolo raramente sono convincenti, e non intaccano la potenza sim-

bolica del rito.

La classe non è acqua

San Gennarmando: le disavventure del simbolo (II e III edizione) [171]

Alla vigilia del primo scudetto del Napoli, nel 1987, Maradona sotto forma di busto, entra in un santuario,

tra ex-voto e numi tutelari, tra cui è annoverato. Più che l’aspetto quasi blasfemo dell’accostamento religioso,

va interpretato con il ruolo che il calcio ha a Napoli. Il pallone ha una carica simbolica, serve a ridisegnare

la straficazione sociale secondo nuovi parametri. È un elemento di avvicinamento sociale di tutti. Il successo

della squadra è una festa popolare di gioia. Maradona si riempie così di carico simbolico normalmente affida-

to al santo, in uno scambio tra figure tradizionali e mitologie contemporanee.

1987: la prima festa (II edizione) – 1987: la festa (III edizione) [177]

I festeggiamenti dello scudetto sono maestosi e imponenti. Nella festa ritornano alcuni elementi caratteriz-

zanti di Napoli: Pulcinella, il Vesuvio, il Golfo, San Gennaro (che finisce sulle bandiere).Non sono trascurati

“femminelli” a ricordare l’ambiguità sessuale della città, e i morti, cui va una dedica per non essere riusciti a ve-

dere il glorioso giorno. Tutti gli elementi ritornano con forza. Pur non essendo una festa religiosa, la festa

dello scudetto è imperniata di simboli di questo mondo.

1990: la seconda festa (II edizione)

Rispetto alla prima, la seconda festa dello scudetto, è la consacrazione di un futuro che veniva immaginato,

sperato (la seconda consacrazione del Napoli). Ciò che distingue le due feste è quindi il rapporto con il tempo,

rappresentano un calendario della speranza. Interessante la contrapposizione simbolica: ad Agnelli (Juve) si è

sostituito Berlusconi (Milan). La festa è una mescolanza di metafore: la Fininvest, la Madonna dell’Arco, Ma-

radona, entrano tutti in un medesimo gioco di scambi di rassicurazione, protezione. La festa esprime ansia di

riscatto, la speranza di festeggiare anche cose diverse da uno scudetto.

In finis

Totem e ragù: una ricetta strutturalista (II e III edizione) [183]

Il maccherone è un simbolo di una cultura, è uno statuto che ben pochi cibi posseggono. È un simbolo tote-

mico della comunità napoletana anche fuori dal Golfo (una Gemeinschaft [comunità] distribuita). Bisogna

quindi distinguere il maccherone simbolo dal maccherone pasta. È un totem. Il totemismo (Levi Strauss) è

un sistema logico che identifica nel totem gli appartenenti allo stesso gruppo. È quindi fonte di identità so-

ciale. Dal totem hanno origine divieti alimentari e sessuali (non si può mangiare il totem né congiungersi con

individui dello stesso gruppo totemico). Regole che la società napoletana infrange palesemente: il macchero-

ne si mangia nonostante sia un totem! È un totemismo imperfetto che rende chiaramente difficile distinguere

e articolare tra loro l’identico e il diverso, il maschile e il femminile, ciò che può e non può essere mangiato, la

sessualità lecita e quella illecita, o, in ultima istanza cultura e natura fa trasparire le ambiguità sessuali della cit-

tà ed una sorta di anarchia alimentare. Questo spiegherebbe almeno in parte le caratteristiche anarchiche e mal

riconducibili a un ordine di tipo binario, soprattutto, che definiscono la natura stessa, oltre che la cultura, parte-

nopee (cfr. “Il casino concertato” in cap. CAOS).

La difficoltà di distinzione trova una sua mediazione perfino nella cottura: il maccherone non è crudo o cotto,

è “al dente”: negazione della cultura, rappresenta un modo di conciliare sul piano del gusto,contraddizioni non

conciliabili sul piano logico e sociologico. Se il crudo in natura ha connotazioni femminili e il cotto connota-

zioni maschili, il ciclo di cottura dei maccheroni rovescia lo schema, collocando le connotazioni maschili

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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei simboli e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Niola Marino.

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