Estratto del documento

Antropologia della complessità

L'antropologia è come la filosofia ma con le persone dentro, vocazione per la relazione/esperienza. ANTROPOS (uomo) + LOGOS (studio, discorso).

Discipline M-DEA/01

  • D: Demo: Demologia e tradizioni. Studio della cultura popolare e tradizionale nella nostra società.
  • E: Etnografia: Etno. Studi su popoli e culture in diverse aree del mondo.
  • A: Antropologia culturale: Approccio generale teorico e comparativo.

Importante l’etimologia delle parole come veicolo di significati (riflessione, consapevolezza per uso appropriato). Antropologia è quindi studio dell’uomo e delle culture umane (articolazioni etniche e espressioni popolari).

Cultura

Cultura è il complesso di elementi non biologici attraverso cui gruppi umani si adattano all'ambiente. Ma non definibile in maniera netta, solo definizione provvisoria. Cum+plectere: complesso: tessere insieme. Diversi elementi che la compongono e ogni elemento va a comporre tutto l’insieme. Cultura è diversa da ciò che cultura è nel linguaggio comune (prodotti del lavoro intellettuale come letteratura, arti, scienze).

Pratiche, usi, consuetudini che di quanta apparente poca importanza nella nostra quotidianità regolano il modo in cui le società sono in relazione o tra individui. Lo stato, la famiglia, lingua, sport fanno parte/sono espressione della cultura. Complesso di elementi così eterogeneo che non è definibile da un elenco di elementi, obiettivo non è quello di dare una definizione. Essa è incorporata, non ci si può liberare come un vestito. Alcuni aspetti nella nostra quotidianità svaniscono perché ne siamo assuefatti ma con l’incontro con il diverso, con l’Altro siamo messi in discussione.

Etnografia

Processo di ricerca che avviene sul campo per lunghi periodi (Malinowski e metodo etnografico) con un approccio di tipo partecipativo.

Etnologia

Scienza dei popoli (studio storico-culturale di aree limitate).

Precursori dell’antropologia moderna

Seconda metà dell'800: Padre della filosofia della diversità - Erodoto: Grecia antica nel 400 a.C. Ha una forte sensibilità antropologica, un viaggiatore, attraverso l’esperienza e l’incontro con l’altro la base della sua filosofia. Attenzione al viaggio e privilegiato la testimonianza visiva. Sarà una metodologia regina della metodologia contemporanea, nel momento in cui si lavora sul campo sia osservazione che partecipazione (osservazione partecipante). Relazione complessa tra identità e alterità: guardare all’altro per definire noi per esempio descrive i barbari (sono i non greci, attraverso loro va a descrivere i greci, i barbari consentono di affermare implicitamente il valore e la superiorità greca, già il termine barbaro ci fa comprendere l’orientamento infatti significa lo straniero, è anche voce onomatopeica ovvero ci rimanda a un suono in questo caso va a parodiare le emissioni sonore di quando un greco ascoltava una lingua straniera: ha struttura fonetica che richiama bla bla bla oggi espressione attraverso cui riproduciamo rumore incomprensibile. Straniero percepito come un bambino, qualcuno che sta alle soglie ma non dentro la cultura, che balbetta e di conseguenza c’è bisogno che qualcuno lo acculturi e sono ovviamente i greci. Creiamo delle alterità per creare noi. “Chi sono i barbari, ve lo dirò… i barbari siamo noi”.

Antropologia evoluzionistica

1871 Primitive Culture, Edward B. Taylor. Considerato testo fondatore dell’istituzionalizzazione nelle scuole europee e statunitensi. Antropologo evoluzionista.

Lewis Morgan: antropologo americano che studia popolazione degli indiani d’America. Antropologo evoluzionista (suddivisione in tre stadi evolutivi: primo stadio della selvatichezza, stadio della barbarie, stato di civiltà).

Istituzionalizzazione dell’antropologia

Periodo storico della seconda metà dell’800: positivismo nell’ambito scientifico e in particolare l’evoluzionismo per fiducia nella scienza e nel progresso (ambito biologico applicato alle culture. Darwin selezione naturale quindi si parla di evoluzione culturale su una scala di valore proprio come Morgan). Nello scenario geo-politico emerge il colonialismo quindi l’esperienza coloniale che segna in modo molto forte la disciplina antropologica. Non solo per ragioni mercantili ma anche politiche-creazione delle colonie. Dal punto di vista economico assistiamo alla modernizzazione con sviluppo capitalistico e l’industrializzazione con la nascita delle grandi città e urbanizzazione.

L’antropologia studia ciò che l’Europa si è lasciata alle spalle ovvero i primitivi, che non sono stati toccati dalla modernità, si occupa delle società selvagge/esotiche/primitive (subito violenza e dominio culturale). Società senza storia e senza stato e senza macchina a cui manca qualcosa. Non solo coloro che abitano le colonie ma anche i contadini/illetterati che vengono percepiti come sopravvivenza delle culture primitive in Europa (fenomeno connesso all’urbanizzazione). Da un punto di vista antropologico non sono solo coloro che abitano la preistoria (diversa epoca storica rispetto alla nostra) ma anche etichettare altri nella nostra epoca storica ma a noi primitivi/estranei.

Violenza epistemologica

Violenza che viene sottovalutata e non peggiore delle armi o in generale fisica. In realtà si può esprimere in molti modi, anche solo nel modo in cui pensiamo l’altro e lo penso in termini di disuguaglianza (manca qualcosa, successivamente vado a legittimare anche violenza fisica). Non facilmente percepibili ma da tenere conto perché anche sul processo di crescita dei bambini hanno effetti devastanti. Rappresentazione del primitivo non solo in antropologia ma anche primitivismo anche nell’arte affascinò molti artisti. Chiaro esempio di arte primitivista lo vediamo con Picasso Le damoiselle d’Avignon con richiamo alle maschere africane/arte primitiva africana. Un altro è Paul Gauguin con la sua fuga in Polinesia per cercare uno stile di vita semplice al contrario di quella parigina: la cultura del Pacifico lo affascina, i colori, i profumi i volti e le abitudini così diverse da quelle francesi.

Scramble for Africa di Yinka Shonibare: Spartizione dell’Africa dalla conferenza di Berlino dove potenze si chiamano per spartirsi i territori dell’Africa in modo geometrico (oggi la conseguenza sono problemi tra gruppi etnici o divisione all’interno dello stesso gruppo ma anche convivenza impossibile tra gruppi etnici diversi).

Sguardo antropologico

Sguardo dell’antropologo deve essere situato e mai unico (PLURALE CALEIDOSCOPICO ESTRABICO: Claude Strauss capacità di guardare nello stesso tempo alle piccole storie che caratterizzano i luoghi ma al contempo l’evoluzione globale. Il sapere antropologico è votato allo studio della diversità. Non si interessa all’altro perché è bello mettersi in relazione con l’esotico ma come tenere uno specchio, perché prendo consapevolezza del fatto che mi relaziono con l’altro imparo qualcosa sulla mia identità (mi conosco meglio): problematizzo e mi metto in discussione per conoscermi.

Per esprimere la vocazione alla diversità due antropologi: Kluckhohn (antropologo ha una vocazione a fare un “GIRO LUNGO”. Filosofi che si sono interrogati sul rapporto complesso tra alterità e identità stando comodamente seduti alla scrivania, l’antropologo fa un giro lungo per arrivare allo stesso posto: riflettere su chi noi siamo ma attraverso l’esperienza prima della conoscenza) e Lévi-Strauss (ci parla di uno “SGUARDO DA LONTANO” per dirci che parto da guardare qualcosa che sembra lontano da me. Vedere dei bambini in paese africano come può servire a comprendere passaggio da infanzia a adolescenza in Italia? Sguardo a ciò che è apparentemente lontano per riflettere su di noi e su qualcosa di cui non abbiamo consapevolezza perché siamo assuefatti da certi aspetti della nostra cultura (incorporata), il rapporto con il diverso/strano ci costringe a costante ripensamento delle nostre categorie culturali e di ciò che noi siamo portati a dare per scontato o NATURALE. Il nostro modo non è l’unico possibile e magari neanche il migliore, portati a migliorarci.

Postura osservativa partecipativa dell’antropologo che si mette in discussione e criticamente è aperto al cambiamento e al mettersi in discussione.

Ernesto de Martino (antropologo italiano) parla dello “scandalo dell’incontro etnografico” (nel momento in cui si mette in relazione etnografica (paragonabile all’ambito dell’educazione). Nel momento della relazione siamo in crisi, problematizziamo e notiamo nuove facce di noi stessi. Grande ricchezza dell’essere animale sociale, non autoreferenziale, è nella relazione che creiamo noi stessi (in ambito familiare, scolastico, amicale.. siamo formati). Si parla di scandalo perché non sempre è facile problematizzare quello che siamo, spesso veniamo messi di fronte a cose che non vanno davanti a quello specchio, mettere in discussione ciò che diamo per scontato e mettersi quindi in una relazione educativa non è più facile.

Antropologia: campo e filosofia

Centrale nel pensiero antropologico è andare SUL CAMPO. “Antropologia è come la filosofia ma con le persone dentro” Timingol(?). Ti permette di assumere la problematizzazione della realtà filosofica ma ci aggiunge l’esperienza di quei concetti/problemi. Va sul campo facendo esperienza PARTECIPANTE diretta/vissuta, partecipa al contesto sociale e culturale.

Antropologia per la scuola oggi

Studioso che lavora all’inizio del ’900, in un altro tempo quel modello di fieldwork di Malinowski non funziona più OGGI. In una società globalizzata come la nostra entra in crisi: cadono dei presupposti nella contemporaneità. Per esempio, non più antropologo come eroe solitario nel cuore di tenebra (heart of darkness, zone di foresta incontaminate con figure come cannibali della foresta), oggi l’uomo occidentale è arrivato ovunque e la rappresentazione cade. Anche idea delle culture autentiche e incontaminate, un sistema chiuso non esiste più. Antropologia del ’900 non è quella di oggi ma è una disciplina che troviamo anche qui, non per forza in viaggio, sugli spazi urbani o sui processi educativi: antropologia e il “diverso” è vicino a noi. Strumenti non solo per contesti multiculturali ma anche contesti educativi.

Si sono creati nuovi campi disciplinari come antropologia urbana, educazione, organizzazioni, sport, turismo, violenza, mass media, migrazioni, ambiente. Perché l’antropologia è utile allo studio dei processi educativi? Ci offre temi, apparati concettuali e metodi (esperienza, osservazione partecipativa) per entrare nella complessità della comprensione del contesto scolastico: cassetta degli attrezzi. Che deve essere considerata come schooling non come una semplice istituzione ma unione di diversità antropologiche e culturali. Ci offre inoltre un lessico specifico utile nello studio dell’educazione e un vocabolario per dare voce all’urgenza dell’approccio antropologico nello studio dell’educazione, non multidisciplinare ma interdisciplinare (fare dialogare diversi sguardi anche solo nel nostro corso di studi). Ci offre anche gli strumenti della ricerca etnografica per migliorare l’ascolto e l’interpretazione dei contesti educativi in prospettiva di inclusione sociale.

Non possiamo esimerci dal riconoscere e contestualizzare spazialmente, ad esempio una scuola in Italia e in Burkina Faso. Quello che l’analisi antropologica ci porta a fare con il “cambiamento di paradigma”. Innanzitutto bisogna analizzare culturalmente i processi educativi e della scuola. Anche attenzione alla dimensione culturale per avere visione più complessa dei contesti educativi, per comprendere la natura complessa del funzionamento contesti educativi con un approccio dal carattere “situato”. È uno spostamento di attenzione/di focus, non solo analitico e conoscitivo ma anche sul piano delle politiche che regolano contesti educativi (come governiamo un’istituzione scolastica ma come anche una regione o un ospedale, c’era bisogno da anni di un cambiamento di paradigma che non era mai stato accolto: costa fatica cambiare idea).

Governans: significa non pensare a gestione secondo modello top-down (government) ma che tenga conto anche di processi partecipativi (bottom-up), è un fiore all’occhiello dentro le istituzioni scolastiche.

Sguardo dell’antropologo deve essere strabico (Claude Lévi-Strauss, capace allo stesso tempo di guardare a scale diverse: scala piccolo sul gruppo/classe ma allo stesso tempo la capacità di guardare alla scala molto più ampia di come quella scuola si colloca in uno spazio globale e globalizzato (GLOCALE: sguardo capace di guardare alla piccola e alla grande scala, termine coniato), caleidoscopico (come le lenti del c. è uno sguardo che pluralizza e moltiplica, non unica immagine chiusa, osservando immagine complessa e contemporanea), situato.

Praticare “militant middle ground” di Herzferd: Terreno fertile di connessioni che sta in-between che attraversa riflessione teorica/conoscitiva ma lo fa per connetterla alla ricerca applicata (tra teorie e pratiche, non soltanto che detiene conoscenza sul piano teorico). Abitare questo spazio di confine tra culture, lingue, classi sociali diverse. Militant perché per poterlo abitare occorre essere coinvolti, esserci dentro in maniera impegnata, politicamente (non del partito ma come dice Anna Arent politica come partecipazione di uno spazio pubblico con una presa di responsabilità, precondizione affinché ci possa essere un cambiamento). FATTO SOCIALE TOTALE: scuola e contesti educativi sono fenomeno complesso e pervasivo virtuoso perché include delle dimensioni diverse rispetto a quella prettamente educativa (include anche aspetti culturali, sociali ed economici). Fallimento di molte politiche scolastiche a cui pandemia ci ha messo di fronte: difficilmente dai politici è stato considerato un FST ma più solo ambito della formazione. Consapevolezza che scuola sia FST ha fatto sì che negli ultimi decenni ci si è focalizzati sulle esperienze che a vario titolo abitano il contesto. Necessario quindi non solo comprendere condizioni strutturali (eco, politiche) della scuola ma anche alle esperienze, alle aspirazioni, ai desideri di ogni singola persona (se un insegnante non ha desideri come si fa a insegnarlo a un bambino ad aspirare?).

Fatto sociale totale e scuola

Importante il tema Marcell Mauss, dell’agency nell’analisi dei contesti scolastici e educativi (coinvolto e con senso di responsabilità attiva). “Saggio sul dono” 1923. Introdotto concetto di FST, oggetto teorico che ha influenzato pensiero del 20/21esmo secolo. Riprende due studi che sono stati fatti da Malinowski alle Trobriand (“argonauti del pacifico occidentale”. Rituale del kula come esemplificazione del FST per indicare scambio simbolico di doni tra le popolazioni nelle diverse isole dell’arcipelago. Tratterà questo scambio come esempio di fatto sociale totale perché si tratta di un fenomeno che apparentemente rimanda solo alla sfera del simbolico finisce per coinvolgere anche altre sfere delle comunità, influenza le diverse comunità in un modo complesso, possibile spiegare le strutture sociali. Oggetti in sé non avevano valore ma avevano nel momento in cui si instaura rapporto di fiducia tra diversi abitanti. Apparente scambio simbolico senza valore in realtà si celano serie di fattori per comprendere funzionamento di diversi ambiti sociali: economico, politico, legami familiari). Proprio come bisogna essere consapevoli che anche la pandemia è stata gestita solo come emergenza sanitaria quando ha anche altre implicazioni.

La scuola come sistemi culturali

Antropologia che dona concetti nuovi e preziosi per i contesti educativi della scuola. 1) La cultura non è definibile in maniera assoluta, non il nostro obiettivo darci una definizione unica ma problematizzare elementi non strettamente biologici. Cultura innanzitutto non è un abito/accessorio che posso togliere per rimanere un uomo naturale ma un elemento costitutivo, incorporato dentro ciò che siamo. 2) Non sono pacchetti preconfezionati, qualcosa che compro e non isolato compatto e distinto, c’è diversità sia tra culture diverse come all’interno di una stessa cultura (la diversità non da trovare in Africa ma sfumature in una stessa cultura) (genere, classe, istruzione, competenze, ruolo). 3) Le culture non sono statiche ma in movimento nello spazio e nel tempo (dramma dell’autoctonia: pensare che ci siano radici che giustificano il rifiuto della diversità. Pensare la presenza di una cultura pura giustifica il diverso), processuale: schooling (termine inglese riporta all’importanza dei processi educativi). 4) Educatore non è colui che versa i contenuti della sua conoscenza nella testa vuota (ex-duco, conduce fuori ciò che ognuno ha già), apprendimento è movimento attivo e bidirezionale, ogni educazione è faticoso lavoro dialogico intra culturale e trans culturale. 5) Avere consapevolezza che differenza culturale non è mai agevole e può procurare disagio (a Natale fare o non fare il presepe), usare energie morali e mentali: antropologia non ci insegna a addomesticare le differenze ma imparare a gestire il disagio dato dalla problematizzazione (condizioni geografiche, tradizioni storiche, modelli sociali, componenti economiche, conoscenze tecniche e pratiche, credenze religiose).

Fare etnografia dei processi educativi e della scuola

Cosa significa fare etnografia dei processi educativi e della scuola? Postura osservativa partecipativa come inserirla? ETNOGRAFIA, diversi modi di intenderla: 1) come una pratica di ricerca sul campo come diceva Malinowski. Etnos (popolo) + grafein (scrivere) rimanda ad approccio descrittivo dei gruppi, cultura, società. Per molto tempo considerato mero atto tecnico (raccolta dati) ora no.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 18
Antropologia Pag. 1 Antropologia Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia Pag. 16
1 su 18
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ntina.vale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei processi educativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Brambilla Chiara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community