ANTROPOLOGIA DEI SIMBOLI – ROVINE E MACERIE – MARC AUGE’
ETNOLOGIA: Scienza che ha x oggetto di studio l’origine e la diffusione delle culture tra i vari popoli
e gli scambi avvenuti tra esse.
ANTROPOLOGIA : Studio dell’uomo, delle sue caratteristiche, del suo comportamento.
Etnologo = Antropologo
L’etnologo e il suo tempo
Fu Claude Lèvi-Strauss ad intuire la stretta parentela esistente tra l’Etnologia e l’oblio (memoria) e
l’analogia tra il ricordo e la rovina: E. e l’oblio perché proprio egli come Balaudier e Condominas sono
ritornati sulle loro esperienze passate conferendo al loro racconto lo stile di memorie sottraendone
quello di diario (ove quotidianamente annotavano le loro esperienze); da qui ci si è accorti
dell’esigenza di un metodo a cui l’antropologo deve attenersi. Circa l’analogia tra il ricordo e la rovina
c’è da dire che il ricordo si costruisce a distanza come un’opera d’arte, ma come un’opera d’arte già
lontana che abbia acquistato di colpo lo statuto di ROVINA, poiché il ricordo per quanto possa essere
esatto nei suoi particolari non è mai stato la verità di nessuno, né di colui che scrive né di coloro che
egli descrive, tutt’al più il ricordo può essere il disegno inconscio della loro evoluzione.
Gli Antropologi sono gli osservatori di un campo di rovine di un CANTIERE al cui disordine essi
contribuiscono ricostruendone un ordinamento. Con gli A. finisce la preistoria del mondo e comincia
la STORIA.
L’attuale Globalizzazione non sorprende l’A. egli ha trascorso la sua vita osservandone l’avanzata.
Le Rovine e l’Arte
L’esperienza etnologica ci suggerisce che l’arte stessa è una Rovina o una promessa di rovina e per
essere riconosciuta come tale ha sempre bisogno dello sguardo dell’Europa in quanto l’Europa è
talvolta l’autrice, spesso la restauratrice e sempre la visitatrice delle rovine. Rovine intese come
“frammento di antico edificio, deteriorato o crollato” e in senso figurato “ quanto resta di ciò che è
stato distrutto o si è deteriorato”.
Un disturbo della memoria sull’Acropoli
Il disturbo della memoria sull’Acropoli è contenuto in una lettera che S. Freud scrisse nel 1936 a
Romain Rolland in occasione del 70° compleanno. Freud racconta di un’esperienza vissuta 30 anni
prima nel 1904 durante un viaggio fatto col fratello ad Atene. Freud giunto sull’Acropoli si chiede
“Dunque tutto questo esiste veramente proprio come l’abbiamo imparato a scuola?” e da qui la
domanda nella lettera “a cosa è dovuto quel disturbo della memoria?”. Freud stesso propone varie
ipotesi tutte compatibile fra loro. La 1° è che al liceo il suo inconscio non avesse creduto alla realtà
storica di Atene (ipotesi impossibile da dimostrare). La 2° fu che avrebbe potuto trattarsi di un
classico esempio di TROPPO BELLO X ESSERE VERO, scetticismo che proviamo nell’apprendere una
notizia troppo bella. In modo apparentemente paradossale ciò corrisponde all’appagamento di un
desiderio o soddisfazione di un bisogno che soccombono al successo; in altre parole la frustrazione
interna che ordina di mantenere quella esterna è provocata dal SENSO DI COLPA il severo super-io
dentro di noi, nel quale si è sedimentata l’istanza punitiva della ns. infanzia. A questa dimostrazione
di Freud va aggiunta un’osservazione molto importante: il “Tutto questo” da lui evocato quando dice
“Dunque tutto questo esiste veramente proprio come l’abbiamo imparato a scuola?” Volney ha avuto
bisogno di immaginare un genio onnipotente che facesse vedere a Freud, sotto le tracce appena
leggibili delle rovine, lo splendore degli imperi scomparsi in quanto il paesaggio che ha davanti,
considerato di per sé senza la cultura la conoscenza della sua storia non sprigionerebbe tale fascino,
non comunicherebbe la stessa sensazione.
Il Tempo e La Storia
Marc Augè (autore del libro) attraverso la narrazione di alcuni suoi viaggi in Guatemala riporta la ns.
attenzione su un concetto fondamentale: IL SENSO DEL TEMPO.
Comincia col dirci che troppo spesso a causa di guide, manuali d’indicazioni e commenti, viene
monopolizzata l’attenzione impedendo la totale contemplazione dei luoghi e dei musei così come
avviene per il visitatore scrupoloso intento a leggere le etichette attaccate agli oggetti visitati
indugiandoci il tempo necessario ad affievolire il desiderio iniziale (troppo!!) e non soffermandosi così
più di tanto sulle cose.
Autore ROSANNAData creazione 20/05/2005 12.38 O5/p5Pagina 1 di 5
Per ben comprendere il SENSO DEL TEMPO e la STORIA basta pensare alla sensazione che ci evoca la
vista di quei paesaggi cosiddetti naturali (assenza dell’intervento umano), la coscienza che ne
ricaviamo è quella di una permanenza, di un’assenza di tempo, possiamo quindi affermare che la
natura, in questo senso, abolisce la storia, il tempo. Se si considerano le ROVINE in aggiunta alla
natura, inevitabilmente esse aggiungono qualcosa che non appartiene più alla storia ma che resta
temporale; il TEMPO PURO è questo tempo senza storia; solo l’individuo che osserva le rovine può
prenderne coscienza intuendone il senso. Diversamente da Camus (spaventato dalla storia futura che
segnerà la perdita dei paesaggi della sua infanzia) noi, al contrario, dobbiamo reimparare a sentire il
tempo per riprendere coscienza della storia, poiché abbiamo bisogno
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Antropologia
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Riassunto esame Antropologia Culturale, prof. Moro, libro consigliato Rovine e Macerie, Augè
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Antropologia filosofica