Che materia stai cercando?

Antropologia dei simboli – Corpo mirabile Appunti scolastici Premium

Appunti di Antropologia dei simboli Corpo mirabile. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Lo sguardo barocco e l’antropologia, Res Extensa, Cifre beate, Star trasformata in Dio. Orsola e le metafore del corpo estatico, Fervidi umori. San Gennaro... Vedi di più

Esame di Antropologia dei simboli docente Prof. M. Niola

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Antropologia dei Simboli. Il corpo mirabile.

Critiche/suggerimenti/correzioni per questi riassunti vanno inviati a Giorgio Signori, yurex@tin.it

Introduzione. Lo sguardo barocco e l’antropologia.

“Il barocco è la regolazione dell’anima attraverso la scopìa corporea” (Lacan). Per scopìa si intende la visione (dal

greco scopèo, vedere). La figura del corpo è fondamentale nel barocco, l’esibizione di corpi devastati ne è elemento

importantissimo. Che senso hanno queste scene d’orrore e martirio? Il corpo è una fonte figurale pressocchè

inesauribile, ma un corpo spezzato, lacerato. La allegorizzazione della fisicità si impone solo con il cadavere. Il

corpo, reliquia figurale, assume così importanza simbolica. Tra anatomia del corpo e anatomia dell’anima c’è un

fitto reticolo di “comunicazione”, espressione di interiore ed esteriore indissolubilmente legati. Il corpo diventa

meatafora quasi teatrale dell’anima e della parola. Le scienze dell’animo e quelle fisiche tendono quindi a

concentrarsi sul corpo, sulle sue segmentazioni, sulla sua varietà espressiva. Il selvaggio, il folle, il primitivo, sono

solo alcune legittime espressioni di questa varietà. Questa scopìa del corpo quindi porta alla ricerca della “logica del

concreto” (Levi-Strauss), individuandovi la natura stessa del “pensiero selvaggio”. Il barocco è per certi versi

pensiero selvaggio dell’Occidente. La ricerca etnografica in questo senso è barocca: è la ricerca del selvaggio,

dell’immutato, di qualcosa di familiare come le usanze tribali, eppure ancora non perfettamente identificabile.

Res Extensa

Il barocco a Napoli non è assenza di forma, ma una forma diversa che non esclude alcun elemento del caos, una

serie di mutazioni catastrofiche, una metamorfosi continua. Con la crescita della popolazione e la lotta per

l’accaparramento degli spazi, a partire dal 1500, nasce una sorta di “anarchia ordinata” fatta di conflitti e

contaminazioni. La capacità di autoregolazione è data dai cosiddetti “elastici strutturali” descritti da Evans-

Pritchard: dispositivi di regolamentazione degli antagonismi sociali. La storia caotica di Napoli è scandita da colpi

della storia e della natura (eruzioni, peste, disastri economici, rivoluzioni). La Chiesa controriformata si intarsia, dal

600, in questa situazione. Napoli assume la connotazione metaforica di un labirinto, spazio sia fisico che sociale,

particolarmente frammentato. Napoli è fatta di 3 metafore: spaziale (è un labirinto), organica (è un corpo), scenica (è

un intrigo). La città esplode in una devozione senza precedenti, si assiste ad una disseminazione del sacro fatta di

miracoli, prodigi, reliquie, nuovi santi etc. Nasce un devozionismo che culmina con l’esempio di San Gennaro e della

Madonna dell’Arco. La città viene “presidiata” da elementi di richiamo religioso, viene marcato il territorio in una

sorta di cartografia rituale. Nascono riti che fissano le tappe del calendario come i luoghi di un itinerario. In

particolare le reliquie assumono il valore barocco del corpo frammentato, labirintico, discontinuo, simbolizzato, in

una microfisica del sacro che si dispiega tra protezione e intercessione. Ogni devozione che nasce accresce la

frammentazione e le fratture. Santi e Madonne però diventano non più semplici entità celesti, ma realtà molto più

vicine al quotidiano, “a portata di mano”. La santità è fatta di intercessione e potentia in uno scambio votivo, e crea

un vero e proprio teatro della santità fatto di mediazioni. La correlazione tra smembramento del corpo e

segmentazione della società rivela un “reliquismo” quasi grottesco in cui diversi gruppi sociali si identificano in parti

del corpo divino. Si viene a creare la cosiddetta “vertigine barocca”: lo smarrimento prodotto da questo mondo pieno

e frammentato. La stessa luce ha difficoltà a far luce in questo labirinto, ma resta comunque arma divina contro

l’oscurità in un gioco di chiaroscuri estetico e simbolico.

Cifre beate

Il capitolo si apre con un racconto del 1589 di una donna che dopo aver ricevuto due volte una grazia a piedi ed occhi,

recandosi al santuario della Madonna dell’Arco per due volte gli cade il voto di cera preparato, e la donna si lascia

andara ad ire e bestemmie. La donna contrae una malattia ai piedi che dopo un anno vanno in cancrena, perdendoli.

Tentando di dar sepoltura ai piedi della danno, si verificano dei prodigi ed i piedi vengono mostrati al pubblico come

ammonimento. Questo racconto introduce il topos del simulacro offeso, del castigo della Vergine che è alla base della

devozione verso la Madonna dell’Arco. Non si deve considerare il miracolismo un fenomeno solo “popolare”. La

plebe così come le elites sono interessate da questo fenomeno fatto di spinte devozionali che si incrociano. Nel 600 si

crea persino una hagiomachia: una lotta per la santità: le diverse correnti religiose lottano per dimostrare i miracoli

dei propri ministri per avere tra le proprie fila un santo. Il santo in vita è elargitore di prodigi, ma anche preziosa

riserva di reliquie, tanto che i venerabili potenziali santi sono costretti a sfuggire al pubblico per evitare di essere

attaccati dalla ressa che vuole “loro pezzi”. Più ci sono santi, più un ordine è potente. Il miracolo diventa quindi

strumento di potere. Il miracolo per esser tale deve apparire inspiegabile, e deve rivelarsi in figure teometriche, cioè

misure dell’essere divino. Il divino deve quindi essere mirabile, cioè figurabile descrivibile. Il potere del miracolo

deve quindi essere rappresentabile, con lo stupore della gente che è quasi metro di paragone. Il miracolo deve essere

“strano”. Il santo barocco è un elargitore di quel po’ di potenza divina che ha, è un taumaturgo autonomo. Il santo

è però anche strumento di controllo sociale: nuove devozioni sono usate dalla Chiesa per controllare le masse (come

nel caso della Vergine del Rosario: la folla è invitata a recitare il rosario in coro in caso di tumulti, o quello della

Mamma Schiavona, la Vergine del Carmine). Gli ordini hanno una “diversificazione dell’offerta”: teatini e gesuiti

si concentrano nei nuclei cittadini, domenicani e carmelitani sono più extraurbani, creando una grande ondata

miracolistica, legata anche all’esplosione dei patronati, dove il patrono è un taumaturgo o un protettore scelto dal suo

gruppo di elezione a lui votato. I santi circondano Napoli proteggendola, con una cortina spessissima. In realtà più che

protezione dall’esterno, è una protezione dai problemi interni, dal teatro doloroso che ha la sua rappresentazione nella

città frammentata. La santità trova inoltre grande sfogo nelle arti figurative e nella scienza che cerca nel corpo del

santo la potenza taumaturgica. Lo sperimentalismo di Campanella o di Tommaso della Porta è attento alle

capacità metamorfiche dei corpi, e alla decifrazione dei fenomeni naturali. Non a caso oltre alle guarigioni, i

miracoli sono spesso metamorfosi: sangue che muta di stato, pane che diventa carne etc. Vince sempre la logica della

meraviglia, ma non manca un utilizzo “medico” dei fluidi dei santi, degli olii consacrati. Il miracolo è quindi potere in

deroga alle leggi della natura, è “sovrano delle leggi di eccezione”. In questa ottica il santo diventa l’unico possibile

salvatore da eruzioni, epidemie, contagi, che restano però allo stesso tempo effetto della giusta ira di Dio. La potenza

del santo è ricercata, venerata. La stessa Madonna dell’Arco, che mutila il corpo della bestemmiatrice, si prodiga con

il miracolo della resurrezione. Il prodigio implica da parte dell’uomo un patto di sottomissione, un riconoscimento

dello squilibrio di forze. C’è un “do ut des” di fondo. Anche nel miracolo si ritrova la tematica barocca dello

smembramento del corpo, come nel caso di Aurelia del Prete in cui i piedi cadono e diventano monito pubblico.

Star trasformata in Dio. Orsola e le metafore del corpo estatico

La figura di Suor Orsola Benincasa si insinua nella Napoli barocca come figura di intercessione e consolazione. La

figura di Orsola è esempio della santità rivelatasi nel corpo, che nel caso di Orsola era un corpo in pena, spezzato,

che nei giorni di festa dava la sensazione ad Orsola di essere scorticata o arsa viva. Anche qui ritorna l’elemento

della luce: dopo essere nata emanava splendore illuminando la culla. Una volta la madre vide la casa avvampata di

fiamme, ma bastò toccare la piccola perchè il fuoco si spegnesse senza lasciar traccia. Il prodigio ha una immagine di

“investitura” quasi sciamanica (lo sfuggire ad una malattia o ad un grave pericolo e la costituzione calda e ignea

divina). Il fuoco è simbolo ardente di devozione altamente metaforico di un’anima affinata dal fuoco che brucia il

corpo ma rafforza l’anima. Orsola ha come caratteristica, altamente sciamanica, il rapimento estatico e visionario. La

sua iniziazione, oltre al battesimo del fuoco, si ha anche con l’incontro con uno dei suoi predecessori, che avviene a

dieci anni al suono dell’Ave Maria, nella prima manifestazione estatica. L’estasi diventa manifestazione di

“potentia mirabile” e nonostante i dubbi che sia indemoniata, i suoi segni (levitazione) la innalzano a una santa

vivente. L’analisi dell’anima di Orsola dura sette mesi a Roma, mesi di sofferenza per appurare che non sia

indemoniata, sofferenza che si scaglia sul corpo (da notare che è sottoposta a salassi di sangue). Al termine di queste

prove Orsola viene riconosciuta come Madre Venerabile. Aspetto della sua venerabilità è il suono: al suo corpo

vengono attribuiti dal suono d’organo al vagito del bambino: la musica diventa veicolo di Dio. Particolare di Orsola,

non ha particolari doti taumaturgiche, ma si configura come “parte femminile di Dio” (Lacan), metafora del vuoto

dell’estasi, il nulla barocco. Tornata a Napoli Orsola si prodiga in miracoli e prodigi. Fonda la cittadella a San

Martino (la nostra università!) che appare come bastione e baluardo contro i nemici infernali. Orsola elargisce

protezione soprannaturale soprattutto politica: durante la crisi agraria del 500 la folla in tumulto risparmia il

monastero orsolino in seguito all’apparizione di navi cariche di frumento. Durante la peste del 1656 invece sullo

sfondo dell’epidemia prende forma la profezia della Madre che nel 1616 prima di morire aveva divinato che il suo

monastero sarebbe stato ultimato con la fine di una calamità. I Napoletani ultimarono il monastero durante la peste

sperando di mitigare l’epidemia. Con la sua morte il prodigio si esprime al massimo: con la fine del corpo fisico,

c’è il passaggio inconfutabile allo stato spirituale e immortale della santità. Giorni dopo la sua morte il suo corpo

profuma di fiori (mitologia cristiana degli aromi – odor di santità): odori buoni e odori cattivi sono carichi di

significato simbolico. Quando si diffonde la voce del profumo del corpo della Venerabile, la folla si accalca ai cancelli

del monastero. Si comanda la sepoltura, ma le suore ne nascondo il corpo occultandolo alla vista del popolo, ma la

Venerabile in quel momento, poichè non si seguivano gli ordini dell’arcivescovo, cominciò a deturparsi. Saputo del

prodigio l’arcivescovo decide di mostrare il corpo di Orsola, che in quel momento ritorna alla sua integrità e al buon

profumo di prima, versando sangue non coagulato dal naso, appaiono inoltre segni di frusta e di bruciature sul cuore

(metamorfosi simboliche del corpo). E’ una sorta di iniziazione post-mortem. I medici che ne analizzano il corpo la

trovano senza cuore, l’interno consumato dal fuoco, “dileguato dallo spirito santo”. Il tema della vacuità del corpo

disegna la forma cava della vox populi: la vita santa è liberazione dai vincoli del mondo, l’esser vuoti significa

essere puro spirito di santità.

Fervidi umori. San Gennaro ovvero della microfisica del sangue

I tentativi della giustificazione del miracolo di San Gennaro sono molteplici e durano da secoli. La prodigiosa

liquefazione sarebbe solo un inganno di preti furbi per tener buono il popolo. Per i credenti la verità del miracolo è

fuori discussione. I fattori che danno questa certezza sono psicologici, sociali, antropologici, religiosi, storici, e anche

spiegando scientificamente il miracolo, sarebbe impossibile strappare le radici che ha messo in tutti questi campi. Il

valore simbolico del miracolo ha una portata antropologica di importanza almeno pari al suo valore religioso. Il

linguaggio attraverso cui si esprime è quello del sangue e del corpo. Il sangue, “sugo della vita” ha una centralità

simbolica particolarmente legata a Napoli. Il possesso del sangue dei santi significa possederne praesentia e

potentia. Il miracolo si registra per la prima volta nel 1389, dove viene accolto come un secondo martirio di San

Gennaro per la sua città in un momento difficile, riflettendo l’antica concezione espiatoria del battesimo di sangue.

Tra tutte le reliquie dei santi a Napoli (oltre 600 corpi interi e migliaia di “pezzi”) le ampolle del sangue dei santi

sono i “pezzi pregiati”. Il sangue che si scioglie è frequente: oltre a quello di San Gennaro c’è San Giovanni Battista,

santa Patrizia, Lorenzo, Pantaleone. A Pozzuoli invece si assiste al prodigio del “latte”, della Gloriosa Vergine, che si

liquefa alla vigilia dell’Assonzione. Esiste un vero e proprio linguaggio delle reliquie: le reliquie “riconoscono” la

testa, lo stesso sangue di San Gennaro si scioglie quando accostato alla testa dell’autorità religiosa. La densità di

reliquie diffuse per la città corrisponde con la frammentazione dello spazio urbano, fatto di intrecci labirintici.

Storicamente il patrono difende la città dai pericoli, dalle epidemie, dalle eruzioni (in particolare quella del 1631

quando inizia l’iconografia ianuariana dopo che la testa e il sangue del santo deviarono la nube). L’associazione tra

patrono e fuoco del vulcano è stretta. Così come il Vesuvio è chiamato “jetteco”, cioè tisico (giallo zolfo), così il

santo quando viene bestemmiato è chiamato “faccia gialla(o verde)” in corrispondenza del color malus che

contraddistingue la jettatura. Anche il contagio del 1656, “annunciato” dalla mancata liquefazione, è associato alle

divinazioni ianuariane. Nel 1647 il Santo si “schiera” con la popolazione nella rivolta antispagnola. Il legame tra

San Gennaro e politica e società è fortissimo. Quando nel 1799 il miracolo si compie davanti alle truppe francesi, la

plebe è arrabbiatissima con il Santo, che doveva schierarsi con lei: il santo viene raffigurato come fustigato da

Sant’Antonio di Padova e la sua statua bagnata nelle acque del golfo. A differenza di santi minori, San Gennaro

non offre grazie o benefici particolari: il suo sangue è lasciato all’interpretazione della città, una sorta di “grazia

globale”. Il prodigio rivela in quanto segno, simbolo allo stato puro. Levi Strauss nota che il significante (il sangue)

eccede rispetto al significato (l’interpretazione), è preponderante il simbolo rispetto al suo significato. E’ quasi un

atto linguistico, un processo semiotico.

Corpo in figura. Nuova appendice ragionata

Il barocco, per Anceschi, porta allo stupore, alla meraviglia, allo stordimento. Il Seicento apre una nuova

interpretazione dell’anima, non più in bilico tra inquietitudini religiose, filosofie naturalistiche, scoperte, scienze.

Diventa uno snodo figurale della conoscenza e del sentire, e in connubio con il corpo, elemento fondamentale del

barocco, che fa ampio uso del linguaggio figurato. Il barocco tenta di fondare equilibrio tra strutture barcollanti

del vecchio mondo, e stabilità scientifica dell’empirismo galoppante. L’armonia della Natura si manifesta attraverso

il corpo, delicato e ammirato. E’ un corpo mirabile, cioè figurabile, descrivibile, osservabile sia dal punto di vista

estetico che scientifico. La metafora barocca non è semplice ornamento, ma strumento epistemologico di verità. La

poetica del barocco primeggia tra i temi antropologici, in particolare con il linguaggio del sangue, i prodigi dei corpi

incorruttibili dei santi, la corruzione dei corpi mortali. Lo smembramento del corpo assume significati sia di vita (il

santo) sia di morte (il mortale). Non manca una fiorente produzione poetica e linguistica proprio sul reliquismo su

entrambi i versi: è mirabile il corpo dei santi, è mirabile quello dei mortali, ma per vie diverse. Santi e mostri. I

mostri sono signa della natura. La poetica della mostruosità si affida al reperto anatomico parallelamente alla poetica

del corpo santo. Discorso analogo per il martirio e il supplizio. I trattati su tortura sono ben precisi su come si

rappresenta il martirio e che effetti ha sul corpo, con una iconologia ben precisa. I testi non esitano a descrivere i

supplizi dei cristiani in tutta la loro crudezza. La poetica barocca non esclude da questa crudezza le testimonianze

di malattia fisica e mentale come il tarantismo. Le descrizioni sia del fenomeno provocato dalla puntura dei ragni

(approccio scientifico) sia dei comportamenti da esso dipendenti (approccio “poetico”) sono precisissime.


PAGINE

8

PESO

57.63 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Antropologia dei simboli Corpo mirabile. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Lo sguardo barocco e l’antropologia, Res Extensa, Cifre beate, Star trasformata in Dio. Orsola e le metafore del corpo estatico, Fervidi umori. San Gennaro ovvero della microfisica del sangue, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dei simboli e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Niola Marino.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Antropologia dei simboli

Antropologia dei simboli – Rovine e macerie
Appunto
Antropologia dei simboli – Totem e Ragù
Appunto
Antropologia dei simboli – Il corpo mirabile
Appunto
Antropologia – Razza e storia
Appunto