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Metodologia ed ambiente di ricerca

Hirosaki, a nord della regione di Honshu, non ha un clima ospitale. L'inverno dura da ottobre ad aprile, con pesanti nevicate. Primavera ed autunno, più vivibili, permettono di godere dei sakura e delle foglie d'acero. Hirosaki è la seconda città della prefettura di Aomori, la capitale, ma è la prima per rilevanza culturale. È molto visitata ed è una località universitaria. Lo Tsugaru, parte occidentale della prefettura, fu abitato dagli Ezo, un ceppo differente da quello Yamato, ed è un'area rurale che non ha conosciuto lo sviluppo industriale postbellico giapponese. È una piana forestosa con al centro il sacro monte Iwaki, che vive della produzione di riso e mele.

Approcci all'antropologia

Dopo aver tentato di seguire le lezioni di folklore giapponese (demologia), Torsello inizia a frequentare antropologia e sociologia, più semplici e generiche (non di stampo prettamente nipponico, ma occidentale). Grazie alla conoscenza di un'infermiera riesce ad introdursi in un piccolo villaggio e a studiarne i comportamenti.

Metodologia

Per 9 mesi Torsello rimane nel villaggio Mikazuki, composto da ex coloni dell'impero giapponese e qualche autoctono.

La fondazione del villaggio

Il villaggio Mikazuki è stato fondato nel 46 come conseguenza del piano “Misura urgente per la Colonizzazione”. In queste zone il governo ha stanziato sussidi per le famiglie povere e per favorire agricoltura e allevamento. Dal 64, dopo il fallimento dell'iniziativa a causa di terreni e clima sfavorevoli, il governo ha cercato una conversione delle zone di Aomori all'industria.

I nuovi villaggi di Tsugaru

Nello Tsugaru sono stati fondati 3 villaggi, il più grande è proprio Mikazuki. I 3 kaitaku sono partiti con 34, 27 e 30 nuclei familiari, per finire con 17, 16 e 25 nuclei. Le nuove possibilità lavorative del Giappone sempre più industrializzato hanno sottratto i contadini dal loro lavoro nella terra (brulla, tra l'altro). Oggi nessun kaitaku è sopravvissuto, inglobati da altri villaggi maggiori. Solo Mikazuki ha conservato, fino a 10 anni fa, la dicitura ufficiale di kaitaku.

Il significato storico del piano

La misura economica attuata con il Piano, che ha permesso di assistere gli orfani di un dominio coloniale mai realizzatosi, fu una spesa enorme in sistemi agrari che non avrebbero comunque reso nulla più di quello che una terra povera.

Arrivo al villaggio

Le prime famiglie che popolarono Mikazuki furono 34, e ritornarono dopo essere state nelle colonie giapponesi (Manciuria e sud-est asiatico) con la sconfitta nel cuore. Il ritorno in patria fu squallido: centinaia di persone su barconi, poi confinate in villaggi d'emergenza fino alla promulgazione della Misura di Colonizzazione d'Emergenza nel 1946. I coloni costruirono un rifugio comune dove tutti gli abitanti del villaggio abitarono per i primi mesi, in modo da concentrarsi su attività più urgenti. Nel 48 iniziarono a vedersi le prime case private. La forte solidarietà venne turbata dal momento in cui si iniziarono a dividere i terreni, oltre che dalle proteste di chi non poteva disporre di una casa privata. Il Piano prevedeva l'insegnamento delle tecniche agronomiche, ma tali insegnamenti furono brevi ed insufficienti. L'azione di dissodamento della terra fu un nuovo fattore di coesione, vista anche l'indipendenza di parentela di Mikazuki dagli altri villaggi di coloni (o kaitaku), dove la differenza tra i coloni e i non-coloni creava disuguaglianze. Mikazuki fu un'eccezione in questo senso: per il suo distacco (a livello fisico e di parentela) dal villaggio-madre Tokoshinai, fu meno produttivo ma più coeso. I rapporti furono anche di antagonismo quando i coloni iniziarono a sottrarre legna in modo illegittimo ai boschi di Tokoshinai. Mikazuki fu quindi un esempio di esclusione sociale, a causa dell'assenza di legami di parentela, beni da offrire, distanza fisica, non condivisione dello sviluppo economico (coltura di riso e mele).

Conclusione

La creazione di una realtà sociale dal nulla è utile per capire la società giapponese. L'appartenenza territoriale, l'importanza della parentela e la condivisione di scopi sociali ed economici sono tre caratteristiche osservabili nell'esperienza di Mikazuki, ed esse si possono estendere all'antropologia generale dei giapponesi. La chiusura del giapponese allo “straniero” non è razzismo, ma protezionismo verso gli equilibri interni e la loro struttura di relazione tra individui e gruppi di individui. Queste strutture si sono create nei secoli su ogni scala, partendo dal gruppo domestico. Analizziamo di seguito tale processo.

Famiglia e legami di parentela

Il mutamento delle caratteristiche delle famiglie giapponesi è un tema vasto e complesso, ma esse sono lo specchio con cui è possibile studiare il mutamento dell'intera società. La famiglia tradizionale giapponese, o ie, si distingue dalla moderna kazoku per il fatto che era un'unione di membri che condividevano vita ed attività produttiva. La ie non necessitava la consanguineità dei componenti, ma poteva includere anche servi, domestici, figli adottivi ecc. La ie era un potente apparato sociale, coeso, che puntava alla perpetuazione del gruppo attraverso le generazioni. La sua struttura era di chiaro stampo confuciano: esistevano relazioni verticali ed orizzontali, capeggiate dal rapporto capofamiglia-primogenito. La honke era la residenza della casa paterna, ed è lì che venivano conservate le sacre tavolette degli antenati ed è lì che venivano prese le decisioni più importanti. I figli maschi minori potevano staccarsi dalla ie, ma solo con il consenso della honke. Nel ricco Giappone occidentale, invece, si sono diffuse forme familiari maggiormente corporative che hanno consolidato i rapporti orizzontali (fratelli, cugini, ecc) anche tra famiglie differenti. I due diversi tipi di sviluppo familiare porteranno poi a diversi sviluppi economici. Il lavoro collettivo presente nel Giappone occidentale si rivelerà adatto allo sviluppo di risicolture che richiedono grande manodopera (prima della meccanizzazione). In questo secondo tipo di famiglia, i fratelli minori godevano di maggiore indipendenza. Nelle zone dove la risicoltura non era possibile (nel Giappone orientale), la struttura della ie fu rispettata più rigidamente. La transizione alla kazoku fu un processo graduale, difficilmente individuabile. Se dobbiamo trovare due passi fondamentali, la ie è stata istituzionalizzata con il Codice Meiji del 1898, mentre la kazoku si è strutturata dopo la Costituzione Showa del 1946, che avvicinò il modello familiare a quello occidentale: il capofamiglia perse i suoi poteri e i figli minori poterono prendere scelte indipendenti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Torsello Davide.
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