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Appunti antropologia culturale 2013/2014

Prima lezione – 12 febbraio 2014

Antropologia: origini

Antropologia deriva dal greco e significa discorso sulla razza umana o discorso sull'uomo. Fa parte delle scienze umane o scienze sociali. La differenza è basata sulla tradizione che i paesi hanno su questa scienza. Ad esempio, in Italia non si ha un'antropologia se non a partire dal 1930/1940, mentre in ambito inglese o americano si ha a cavallo della seconda metà del 1800. Questo è un periodo importante nello sviluppo del pensiero a causa dell'influenza di Darwin sull'origine delle specie, si iniziano a fare teorie che non erano applicate solo sugli animali ma anche sul concetto di cultura. Il primo pensiero antropologico spiegava la cultura umana come una sorta di flusso evolutivo dal periodo storico fino all'era moderna che conosceva l'industrializzazione.

In questo periodo non si notava la differenza tra società primitive e società evolute, un concetto che non durò con il tempo. In questo periodo, gli antropologi non potevano entrare a contatto direttamente con le culture che volevano analizzare, a causa di ricerche complesse, pericolose e costose. Per questo motivo, i primi antropologi venivano chiamati "da divano", teorizzando utilizzando reperti archeologici, studi linguistici, racconti di missionari e viaggiatori. Di conseguenza, l'idea che essi avevano della cultura umana non era un'idea basata su elementi reperiti sul campo.

La svolta si ebbe nel 1920, quando venne attuata la ricerca sul campo, e gli antropologi iniziarono a viaggiare. Le due figure più importanti sono Bronislaw Malinoski (fondatore della psicologia sociale) e Franz Boas (fondatore della sociologia culturale). Questi antropologi iniziarono a viaggiare per una serie di contingenze: il primo perché l'Inghilterra era la più forte potenza coloniale del mondo. Viaggiavano all'interno di queste missioni coloniali per capire meglio le culture. Malinoski fece la ricerca più lunga in assoluto all'interno di un arcipelago delle isole Trobriand per circa due anni e mezzo, mentre Franz Boas operava all'interno di missioni statunitensi per studiare le culture indigene e fu famoso soprattutto per l'analisi del popolo Inuit.

Per questo fatto, la posizione antropologica riguardo la cultura cambia: i discorsi sulla cultura umana, quando gli antropologi studiavano le popolazioni, diventavano obsoleti. Non si ha una visione completa della realtà studiando solo sui reperti. L'idea che ha dato l'evoluzionismo è un'idea falsata dalla cultura. Non esistono culture superiori e inferiori, perché ogni cultura al suo interno è complessa diversamente da un'altra. Si pensava che l'industrializzazione fosse l'apice della cultura umana, ma non è così.

Il modo in cui Boas consolida queste teorie per allontanarsi dall'idea dell'evoluzionismo è quello che lui chiama diffusionismo, un concetto abbastanza complesso. Si riferisce al fatto che è vero che all'origine le culture umane erano tutte uguali, ma piano piano alcune culture sono state più veloci di altre a sviluppare tecniche più complesse. Le culture infatti si mettono in contatto l'una con l'altra, non sono dei blocchi a sé stanti.

Un esempio famoso è quello dei totem, tipici degli indiani d'America, ma se si va a vedere popolazioni della Siberia che costruiscono i medesimi totem, come anche la popolazione nativa giapponese degli Ainu, si può concludere che l'America e l'Asia erano collegate tra loro. Questo indica che ci sono caratteristiche culturali che sono migrate dall'Asia all'America. Quindi, la cultura si diffonde e non c'è una differenza tra culture che hanno di più e che hanno di meno. Il concetto di cultura è un concetto che racchiude moltissime cose, può includere tante cose. Il concetto di cultura è diverso dallo sviluppo economico.

Piuttosto che definire la cultura, è meglio capire cosa include. Due aspetti importanti: è qualcosa introdotto dall'uomo e che l'uomo possiede a differenza degli animali (attenzione! L'uomo è diverso dall'animale: l'evoluzione cerebrale di qualsiasi animale è molto lontana dal nostro perché l'uomo sviluppa piano piano il suo cervello, e quello che sviluppa è la cultura derivante dall'esperienza, rispetto a quello degli animali che sviluppano velocemente il loro cervello) e l'altro aspetto è che non bisogna pensare che sia solo qualcosa di materiale.

Ci sono aspetti manifesti e aspetti invisibili, l'uomo è fatto non solo di quello che fa ma anche da quello che pensa, questo perché l'uomo è influenzato dalla società che lo circonda.

Perché si sono sviluppate due scuole di antropologia moderna, una in America e una in Inghilterra?

In America si chiama antropologia culturale perché gli antropologi americani volevano ricercare aspetti diversi. L'America è un grande calderone nel quale ci sono persone di culture diverse composte dai nativi e dai colonizzatori. Il progetto statunitense era quello di creare una cultura unica prendendo gente di culture diverse. A loro non interessava studiare culture diverse, ma creare una cultura unica. Questo non era il caso dell'Inghilterra perché in quel caso la cultura non serviva. Nel caso inglese, conoscere le culture differenti era un discorso per studiare le caratteristiche sociali di altri paesi. Agli inglesi, l'antropologia serviva per capire quei paesi che dovevano essere colonizzati. Quindi, cercavano di capire come funzionavano le società per dominarle al meglio.

Le due scuole, oltre all'antropologia, studiavano anche:

  • Antropologia culturale: archeologia, psicologia, linguistica (i primi antropologi americani erano linguisti).
  • Antropologia sociale: antropologia economica, politica, religiosa, legale, medica, della parentela. Si sviluppano una serie di sotto-discipline diverse l'una dall'altra ma connesse tra loro.

Per quanto riguarda la ricerca sul campo, questa nasce all'inizio degli anni '20 (fieldwork). Gli antropologi hanno capito che non si può studiare una cultura umana senza analizzarla con un contatto stretto con la popolazione. Per avere una ricerca sul campo servono:

  • La vicinanza alla popolazione: vivere presso la popolazione (v. osservazione partecipante, ovvero partecipando si osserva ciò che si deve analizzare).
  • La conoscenza della lingua locale: senza poter comunicare nella lingua locale si perdono gli aspetti più importanti dell'analisi. Non è detto che il traduttore traduca alla perfezione ciò che si vuole chiedere. Nel momento in cui si fa l'osservazione partecipante, quasi il 70% delle informazioni che si riescono a ottenere vengono ascoltate e non chieste.
  • La durata: una ricerca per avere successo deve avere la durata di un anno, in modo che si riesca a osservare un ciclo completo sia economico che religioso.

L'antropologia politica si sviluppa soprattutto tra gli anni '30 e '40, nascono quindi interessi politici, contingenti e applicati perché dietro c'erano degli interessi concreti. Intorno agli anni '50 si generano una sorta di criticismo da parte delle scienze politiche che affermano l'inesistenza di un'antropologia politica. Easton afferma che l'antropologia politica come disciplina non esiste, ciò genera una sorta di critica tra gli antropologi che affermano che quest'idea nasce dal fatto che le altre scienze non comprendono cosa sia di fatto l'antropologia. L'antropologia politica non ha senso all'interno dell'antropologia se non si parla anche di tutti gli altri aspetti che bene o male finiscono per essere connessi con la politica. La critica antropologica afferma che è vero che in occidente c'era una profonda tradizione di filosofia politica, ma quello che la filosofia politica teorizza non vale con gran parte delle popolazioni che l'antropologia studia. Questo discorso valeva fino agli anni '50, anni in cui si dissolvono i regimi coloniali, quindi l'antropologo deve confrontarsi con la realtà, perché è difficile ottenere i permessi senza un regime coloniale alle spalle. Si cercano altri metodi di studi, e si iniziano a studiare paesi che sono vicini (paesi del Mediterraneo, Europa centrale, settentrionale) e si chiude quella pagina in cui si afferma che gli antropologi vanno presso i gruppi che non sono i nostri. Finalmente, l'antropologia politica nasce come sotto-disciplina tale.

Seconda lezione – 13 febbraio 2014

Sistemi politici

Intorno agli anni '40 è iniziato l'interesse antropologico per la politica. Fortes e Pritchard scrivono il primo libro sui sistemi politici africani. Si inizia perché gli antropologi si interessano alle caratteristiche politiche comparate. Già all'interno della fase dell'antropologia evolutiva c'era però l'interesse riguardo a come si evolvono le forme politiche (fine 1800). I gruppi umani preindustriali, prima di un concetto specifico, passavano attraverso due fasi:

  • Fase della parentela (prima forma di attività politica): si creano gruppi legati dalla parentela/legami di sangue (clan o lignaggio). Il lignaggio è più organizzato rispetto al clan perché sa tracciare l'origine di un antenato comune, esistito davvero oppure essere mitologico, quindi unione basata su ideale di antenato comune. Il clan non possiede l'idea di un antenato comune, non ci sono strutture centralizzate di potere e il concetto di potere non dura a lungo, fino alla morte del capo.
  • Passaggio dalla parentela alla territorialità (definita anche fase intermedia): più si espande il clan, più aumenta la popolazione e più aumenta il potere territoriale. Si sente il bisogno di strutture politiche più organizzate per difendere il proprio territorio.

Dalla fase intermedia si arriva alla centralizzazione della politica. Fino alla fine dell'800 queste due fasi sembravano l'approccio dominante. In questo periodo iniziano dei lavori che criticano questa posizione. Robert Lowie scrive un saggio sull'origine dello stato e afferma che non si può pensare che tutte le culture si siano evolute allo stesso modo. È meglio dire che la parentela e il territorio possono coesistere: v. ecologia, quando l'uomo ha iniziato ad addomesticare la terra e gli animali si ha la nascita spontanea del concetto di territorio. È difficile capire se è esistito il passaggio da parentela a territorio. Ciò che non viene criticato è che quando aumenta la popolazione si sente il bisogno di centralizzare il potere.

Negli anni '20 il concetto di evoluzione sparisce, ciò avviene quando gli antropologi vanno sul campo e vedono che ci sono diverse forme politiche (chi ha un capo, chi non ha un capo). È definito gruppo acefalo quella società che non ha un leader e che si contrappone alla società con una struttura centralizzata del potere. Come spiegare questa differenza? La più importante è la spiegazione a carattere ecologico, l'uomo si adatta per natura a ciò di cui ha bisogno. Se l'uomo riesce a diventare sedentario allora c'è bisogno di un potere centralizzato per gestire il territorio che viene occupato. I gruppi senza questo tipo di potere sono definiti "cacciatori e raccoglitori" (foragers), i quali vivono di quello che c'è in natura. In queste popolazioni il concetto di autorità non interessava, anzi fuggivano da ciò. Il concetto di territorio è legato al tempo, a causa delle migrazioni (attenzione! Ora queste popolazioni hanno poco territorio in cui muoversi). Questo è il primo modo per capire le differenze.

Come si possono classificare queste popolazioni senza forme di autorità centralizzate e senza codici scritti?

Società acefale (bande)

Il concetto di banda è un gruppo sociale più o meno elastico che può variare nel tempo e sono gruppi abbastanza piccoli (da 20 a 200 persone). Vivono in aree remote e difficili da accedere, per questo riescono a rimanere compatti! Molti di questi gruppi si sono estinti a causa del territorio non abbastanza sufficiente e perché talvolta diventano sedentari. Non hanno bisogno di un'autorità, ma hanno delle persone guida che danno consigli perché sono anziani o per la loro bravura nella caccia; questa è l'unica differenza sociale riconosciuta all'interno della banda. Non c'è il concetto di proprietà privata e le azioni di caccia e raccolta sono ben organizzate; la caccia è uno sforzo collettivo (di gruppo) e non si deve nascondere ciò che si è cacciato, poiché tutti hanno il diritto di mangiarne.

Si possono trovare tre tipi differenti di bande:

  • Patrilocali: quando ci si sposa, la moglie vive insieme alla famiglia del marito; sono le bande più stabili.
  • Composte: bande con problemi di guerra e malattia poiché si sposano all'interno della banda stessa. Sono le uniche che praticano la guerra. Due esempi possono essere gli Inuit, al loro interno troviamo anche un'importanza religiosa data dallo sciamano che non è un leader, ma in queste società capita che quando bisogna prendere decisioni lo si interroga. I 2/3 delle nascite sono femminili (è un problema per la sopravvivenza, ad esempio non sono adatte alla pesca) ed in passato si praticava l'infanticidio femminile. Vi sono anche molti casi di adulterio soprattutto femminile; soluzione: lotta di canzoni tra i gruppi famigliari dei due uomini (solo maschi!) fino al tramonto e alla fine una giuria decideva il vincitore. L'altro esempio è la banda dei !Kung-San, popolazione che vive in aree completamente deserte e ha sviluppato un linguaggio con suoni che non si riescono a trascrivere sulla carta; sono suoni simili ai versi degli animali per potersi nascondere e cacciare meglio. La donna in questa banda è molto rispettata e il matrimonio deve essere accettato da tutte le donne anziane del gruppo. Sono presenti anche qui delle persone guida, ma non sono politiche.
  • Anomale: forme di organizzazione abbastanza frazionaria, a volte si uniscono ad altre bande e altre volte invece diminuiscono di numero. Non hanno quindi una struttura fissa e sembrano delle famiglie allargate.

Organizzazioni tribali (tribù)

Sono organizzazioni che non troviamo ovunque e non sono delle organizzazioni stabili, ma a carattere temporale (si disfano cessata la necessità). Hanno una forma politica abbastanza debole in cui ci sono alleati e dove non si riesce a definire chiaramente un leader. L'esempio comune sono i nativi d'America nelle quali si riuniscono gli anziani di ciascun gruppo. C'erano anche delle potenze femminili che decidevano soprattutto riguardo alla famiglia (v. clan e lignaggio).

Esempi tipici di tribù sono i Nuer (Sudan), organizzati all'interno di circoli di anziani e famosi per l'allevamento; hanno al loro interno delle differenziazioni sociali, sono patrilocali e non hanno un leader ma hanno dei ruoli dominanti come quello del "capo pelle di leopardo" (giudice di pace), che è una sorta di giudice in contese in cui i clan non riescono a trovare una soluzione (ultima spiaggia prima della guerra!). La riuscita del matrimonio è basata sulla donazione di bestiame per avere la donna. Altra tribù sono i Tiv (Nigeria), vivono separati in strutture segmentate (mini clan) che hanno un leader anziano e quindi è presente una sorta di struttura sotto-politica; e i Yanomano (Amazzonia), forme di allevamento e agricoltura abbastanza blande con organizzazioni temporali non basate sul territorio; c'è la figura del quasi leader che non è un anziano ma un uomo forte fisicamente. Sono popolazioni molto violente, anche nei riguardi delle donne a causa delle poche nascite femminili. Quando sta per scoppiare una guerra l'ultimo tentativo è che i due leader si siedano uno di fronte all'altro percuotendosi a vicenda con un bastone: cede colui che sviene o che si alza.

Potentato (Chiefdom)

Sistema con due tipi (Big Men e Great Men Societies) in cui c'è una persona che funge da capo. Li troviamo in Polinesia (Big Men), in Amazzonia (Big Men) e in Indonesia (Great Men).

Nei Big Men, a un certo punto, viene eletta dal popolo una persona come leader, la quale deve avere determinate qualità: ricco, generoso e con grandi conoscenze. In alcune popolazioni chi aspira a diventare leader deve sposarsi bene, ovvero con una donna appartenente a una famiglia numerosa, e deve creare situazioni in cui poter distribuire la sua grande ricchezza (economia di ridistribuzione) per mostrare la propria potenza. Inoltre, creano dei depositi di Yam (patata dolce) che rimangono in mostra per mostrare la propria ricchezza. Il leader, come viene scelto, può anche essere detronizzato, quindi è un'autorità non duratura. In alcuni sistemi è ammessa la poligamia, ovvero il permesso di sposare più donne (più famiglie = più potere).

I Great Men hanno un sistema più stabile in cui il leader è scelto dalla famiglia, non ha un carattere ereditario anche se di solito viene scelto sempre all'interno della medesima famiglia. Una volta scelto, il great men viene protetto dalla classe guerriera e viene tolto dalla carica solo se si ammala o diventa vecchio (deve essere completamente sano perché è sacro sia a livello politico ma anche a livello religioso; se è sano allora anche la società funziona alla perfezione). Il sistema di Great Men più complesso è quello hawaiano che possiede tre classi sociali: aristocrazia, popolani e schiavi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Torsello Davide.
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