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18/09/2018

PREMESSA: oggi fare distinzioni nette tra le varie discipline è ozioso, non necessario, poiché le discipline tra di loro

dialogano scambiando temi, punti di vista ecc.. le discipline permettono agli scienziati sociali di scrivere opere

facendo uso di concetti presi anche da altre discipline. L’antropologia è una disciplina di frontiera, sia perché

sconfina in altre discipline, sia perché esplora anche le altre frontiere

Antropologia e Sociologia, tenendo conto della premessa, si differenziano per due ragioni:

- Una ragione tematica: storicamente mentre l’antropologia studiava, e tendenzialmente ancora oggi, le

culture ‘’altre’’ (definite prima tradizionali, primitive), mentre la sociologia nasce come studio della nostra

cultura moderna, occidentale, della nostra società. L’antropologia oggi si trova a dover fare i conti con una

possibilità di studiare i ‘’popoli altri’’ sempre più stretta, poiché mentre negli anni 20-10 del 900 vi erano

popoli senza contatti con l’occidente, purtroppo oggi sono davvero pochi i casi che non hanno nulla a che

fare con l’occidente. L’antropologia si troverebbe in difficoltà se vorrebbe mantenere questo orizzonte, per

questo ha sconfinato nella sfera della sociologia studiando anche la nostra cultura (musica, televisione ..);

scambiando metodologie con le altre discipline. Anche la sociologia spesso si dedica allo studio di situazioni

che spesso erano patrimonio esclusivo dell’antropologia.

- Una ragione metodologica: tradizionalmente l’antropologia è una disciplina qualitativa, mentre la

sociologia è quantitativa, cioè fa largo uso di numeri e in particolare fa largo uso della statistica;

all’antropologo i dati statistici interessano poco poiché è più interessato alla qualità delle informazioni, è

più attento al racconto. una critica ha interpretato l’antropologia più come una disciplina letteraria.

Nascita dell’Antropologia

Etimologicamente significa ‘’studio dell’uomo’’. Parleremo per lo più di antropologia culturale (studio delle culture

) ma sconfineremo anche nell’antropologia fisica. La disciplina antropologia nasce con l’introduzione della disciplina

nelle accademie, per questo si afferma intorno alla metà dell’800 in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Però , con una

narrazione più libera , potremmo dire che già Erodoto era un antropologo. Ognun di noi è un antropologo quando

si interessa al modo di vivere degli altri, all’alterità.

L’antropologia nasce come disciplina ancella del colonialismo (per questo si è affermato prima in Frangia, UK, e USA)

e si porta dietro una forte eredità, poiché all’epoca gli antropologia dovevano solo giustificare lo sfruttamento delle

risorse e gli uomini del paese colonizzato, e che insegnassero a quei popoli come dovevano vivere. Questa si può

definire una colpa dell’antropologia, cioè giustificare la superiorità del paese dominatore e veicolato l’informazione

secondo cui NOI ≠ ALTRI.

Infatti la prima corrente antropologica è l’evoluzionismo che afferma che mentre NOI siamo alla cima della piramide,

gli ALTRI sono al livello più baso della barbarie o della selvatichezza, e quindi gli va insegnato di diventare come noi

-> è un fardello che ancora oggi ci portiamo dietro.

L’antropologo usa un metodo portato avanti da Malinowski, polacco che lo ha portato in Inghilterra, nel 1922

pubblicò gli ‘’ argonauti del pacifico occidentale’’ in cui introduce l’osservazione partecipante-> dopo di che questo

è il metodo che viene usato. Prima invece l’antropologo era un ‘’tuttologo’’ cioè costruiva delle storie con il

materiale che raccoglieva, si trattava di un antropologo da ‘’salotto, tavolino’’ che elaborava delle storie che

raccoglieva da chi viaggiava, dai missionari. mentre da M. in poi è necessario ‘’vedere con i propri occhi’’-> questo

significa osservazione partecipante cioè osservare per un lungo tempo, trasformarsi in qualche maniera in ‘’individui

di quella società’’, così che solo da dentro è possibile ricavare informazioni esatte e corrette , anche se poi

l’antropologia più moderna ha voluto giocare su questo termine criticandolo , poiché l’osservazione partecipata è

difficile, poiché più osserviamo e meno partecipiamo o più partecipano e meno osserviamo.

L’autorità che si ottiene dall’essere stato sul campo deve essere un elemento che differenzia il racconto rispetto a

chi là non è stato, a chi non ha visto. Malinowski afferma che chi è stato sul campo ha più autorevolezza di chi sul

campo non è stato.

Alcuni termini da definire

Etnologia: termine francese(che per anni è stato utilizzato anche dalla Internet->

tradizione italiana); etnologia: Scienza che ha per oggetto di

Etnografia: che definisce due cose studio l'origine e la diffusione delle culture

dei vari popoli

- Lo stretto lavoro sul campo: cioè l’antropologo va sul campo

per osservare e scrive sul proprio taccuino . etnografia quindi etnografia: disciplina che si limita a

come azione di elaborazione dei dati raccogliere e descrivere i materiali che

- Ma l’etnografia è anche il prodotto, cioè un testo che sono oggetto dell'etnologia

descrive la realtà, limitandosi a una descrizione più o meno

obiettiva e precisa delle realtà osservate (questa è la

differenza con l’antropologia poiché richiede una visione più ampia, non si occupa solo di popoli altri)

Claude Lévi-Strauss (uno dei suoi libri più importanti è ‘’ tristici tropici’’) risolve questo dubbio sull’opportunità di

chiamare in causa i termini affermando che l’antropologo svolge tre mestieri, ovvero per fare un buon lavoro

scientifico occorrono tre elementi:

- etnografia: momento di raccolta dei dati

- etnologia: riflessione sui dati raccolti

- antropologia: lavoro finale che comprende il momento comparativo

Tema dell’identità

L’uomo ha radici o ha piedi? Le radici rimandano all’idea di staticità che è un concetto forbiante. La tradizione e

l’identità sono fatte di elaborazioni continue, contingenti, storiche .. tutt’altro che inevitabili. L’espressione ‘’ io mi

sento italiano, siciliano, uomo, europeo, cristiano…’’ nasconde l’idea che noi l’identità la rappresentiamo a seconda

dei momenti. L’identità etnica, cioè di popolo, è definita dal popolo stesso, noi non possiamo definirla ma queste

identità si autorappresentano, possiamo solo confutarle. Noi italiani veniamo rappresentati con persone che

mangiano pizza e suoniamo il mandolino. Le identità sono costruzioni. Fictio-> non va tradotta con ‘’finzione’’ ma

con ‘’costruzione’’, l’antropologo è consapevole che concetti quali stato, popolo, etnia, razza, identità sono finzioni,

ma intesa nell’accezione latina, cioè nell’accezione costruzione, secondo cui tutti noi non le stiamo svuotando, ma

abbiamo una visione differenze, non esiste una realtà oggettiva .

cosa definisce l’identità di un popolo? La sua religione? Razza? Sono limitativi. L’identità non è data, ma è ridiscussa

in continua, sia quella personale che quella di un popolo.

Quando l’antropologia si stava affermando Taylor definì la cultura come ‘’ l’insieme di quelle usanze che

appartengono a un popolo che abita in un determinato territorio, parla una determinata lingua e pratica una

determinata religione ‘’.

Nonostante all’epoca era definita giusta, oggi non andrebbe bene, se dobbiamo considerare questa definizione

dovremmo escludere dagli italiani gli emigrati, i bambini uomini e donne che sono praticante di un’altra religione o

che parlano un'altra lingua.

Consequenzialmente al tema dell’identità, possiamo introdurre altri concetti:

tema della prospettiva: l’antropologia è un fatto di prospettiva e di interpretazione. Gli antropologia hanno da

tempo abbandonato l’illusione di descrivere i fatti oggettivamente. Ad esempio la bellezza è una finzione, una

interpretazione individuale, storica ( ad esempio in Africa le donne possenti sono belle, quelle magre sono brutte; i

quadri del 600 rappresentano le donne belle come floride, le ‘’maggiorate degli anni 50’’ erano donne floride ed

erano bellissime, negli anni 80 vigeva come canone di bellezza l’anoressica), la bellezza è un canone soggetto ai

capricci della geografia, storia, volontà.. l’uomo costruisce i propri gusti partire da interpretazioni e prospettive. Un

altro esempio è lo ‘’sviluppo’’, noi crediamo secondo il nostro canone, narrazione che lo sviluppo di un paese si

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calcola in base alla ricchezza. Ovviamente però esistono altre prospettive, esiste un’altra maniera di vedere le cose,

la nozione di sviluppo non è univoca e inequivocabile. Si tratta sempre di una costruzione, finzione che può essere

visto sotto un’altra prospettiva.

Lettura densa: fatto sociale e totale. Ad esempio la partita di calcio, una lettura semplice vede delle persone che

calciano un pallone, una lettura densa parla della rappresentazione delle identità , delle corporalità.

Anche la tradizione è una finzione, che a seconda delle circostanze ci fa valorizzare qualcosa che appartiene al

passato. Noi pensiamo che la tradizione nasconda sempre un valore positivo, può essere vero come può non essere

vero. Noi siamo molto attaccati alla nostra tradizione, mentre gli americani sono più attratti dal cambiamento e

della modernità. 20/09/2018

Cultura

Concetto più rilevante per gli studi delle scienze umane, in particolare per l’antropologia , difficile da descrivere

come un oggetto limitato è la CULTURA-> La cultura è una maniera di pensare , di percepire le cose, è un modo di

dare senso alle stesse. Ad esempio la corrente del relativismo è una ‘postura intellettuale’ cioè una maniera di

vedere le cose che parte dal presupposto che ogni popolo ha facoltà di scegliere, ma non è stato condannato a

qualcosa, esistono ovviamente delle condizioni naturali che influiscono sulle scelte(si parla di determinismo

ambientale) ma non le rendono OMOLOGHE, ci sono altri fattori che concorrono, uno dei più importanti è la

creatività individuale (ad esempio le immagini, esperienze, la logica.. )fa in modo che esistono delle culture che sono

condizionate nella religione, vestiario, cultura. Questa facoltà più o meno sviluppata, che in alcune culture costa

persino la vita, l’abbiamo vista storicamente realizzarsi attraverso le ribellioni politiche, religiose, le dissidenze, le

avanguardie.

La cultura è molto influenzata da questo margine che noi chiamiamo avanguardia, sottocultura (fine anni 60 con la

cultura Beatinick, poeti maledetti, movimenti per la liberazione dei neri, la nascita del movimento femminista, erano

movimenti marginali di ribellione e di lotta, ora questo è quell’immagine di America che ancora noi osserviamo, che

però allora era demonizzata). Per questo dobbiamo pensare alla cultura come a un focolaio, alimentato da diverse

tendenze, flussi e staticità (la staticità è un elemento che condiziona la cultura, ma NON l’unica)

Quale limite mettiamo alle culture? Che limite possiamo dare alla nostra ? ad esempio il Sushi fa parte della nostra

alimentazione? Non c’è una risposta, possiamo dire di si come no, qual è il cibo della nostra cultura? Abbiamo

continui disturbi che ci arrivano dall’estero e l’ambito culinario è uno degli elementi privilegiati dall’analisi

antropologica.

Ciò che è innaturale per l’uomo sicuramente è volare, respirare sott’acqua, ma tutto il resto è qualcosa che se esiste

in natura, che noi lo troviamo abominevole o meno è solo per una scelta culturale , è la cultura che ci ha dato questo

margine e limite ( ad esempio per una scelta culturale non mangiamo il cane). La cultura quindi non è inevitabile

ma è determinata da scelte storiche, di opportunismi, di creatività, una creazione però ‘’individuale’’-> noi

interpretiamo la nostra cultura, non a nostro piacimento ma mettendoci qualcosa della nostra individualità (quando

giochiamo, vestiamo , scriviamo…)

Un importante compito dell’antropologo è quello di ->Comparare la nostra cultura con le altre ci permette di

studiare meglio la nostra.

Quando si parla di ‘’culture altre’’ si deve mettere in campo anche l’interpretazione delle stesse; ogni cultura si

autorappresenta in una maniera che non corrisponde a quella di come gli altri vedono quella cultura. questo

succede quando andiamo in un locale all’estero che rappresenta il nostro paese e vediamo delle immagini, parole

che però sono contradditorie, non significative di quello che noi siamo.

Sono due gli assiomi che si devono ricordare: 2

- La cultura non è mai stata ordinata e coerente ,la descrizione di una cultura non può che prescindere da una

serie di distingui, di maniere , di appesantire la narrazione, non può che essere articolata e complessa . la cultura

è CAOTICA.

- Non è fissa nel tempo

COMUNITÀ IMMAGINATE-> termine coniato da Benedict Anderson, comunità che non sono richiudibili in un recinto

locale, ma ogni cultura è fatta ad esempio anche di milioni di immigrati. la cultura si nutre di queste comunità

‘’immaginate’’ possiamo quindi vedere uno scollamento, una decontestualizzazione . noi possiamo ritenerci facenti

parte di diverse città, possiamo ritenerci rappresentanti di una cultura occidentale , o una più meticcia e

contaminata, oppure potremmo volere che i nostri valori locali abbiano sempre la meglio nella nostra

autorappresentazione.

L’antropologo è contro l’essenzialismo -> cioè che le culture di cui sono portatori gli uomini, siano legate al sangue

, al corpo inteso come natura, all’inevitabilità. Mentre invece la cultura si sceglie.

Concetto di cultura come scelta-> noi abbiamo una capacità di interpretazione della nostra cultura che ci differenzia,

noi siamo portatori di una generica cultura , ma ognuno è libero di scegliere di come autorappresentarsi. La

dissidenza, la ribellione, il rifiuto sono stati largamente praticati nella storia, fanno comunque parte del nucleo della

cultura. Questo vuol dire che ognuno può costruire a suo modo i parametri come crede, sia a livello individuale che

a livello di comunità. Uno dei confini più importanti è quello dello STATO, non condiviso però da tutti, basta pensare

alle comunità, alle tribù

Ovunque noi viviamo siamo plasmati dall’ambiente, ma nello stesso tempo siamo creatori attivi di cultura, è un

elemento di rottura di consuetudine. ognuno di noi contribuisce alla creazione della cultura di cui facciamo parte.

Creeper afferma che la cultura è un ’’super organico ’’, cioè che viene dall’alto.

Siamo tutti fautori della cultura, non servi . questo ci induce a pensare che ognuno è responsabile del proprio

comportamento, ovviamente influenzato dallo stato sociale, dall’economia, ma allo stesso tempo ognuno è dotato

di responsabilità. Attribuire comportamenti sociali ritenuti disdicevoli ( come la violenza) come fattore ineluttabile

a seconda della provenienza è solo una distorsione.

Le culture cambiano nel tempo, in relazione alla straordinaria accelerazione dei flussi di persone, dati.. verificata da

pochi decenni, ha reso ancora più complesso il quadro. Prima l’antropologo assumeva un informatore, nell’epoca

romantica l’antropologo si avvaleva della consulenza di un autoctono che era in grado di parlare la sua lingua e che

gli spiegava una serie di comportamenti che l’antropologo da solo non riusciva a decifrare; ma vi era un pericolo

che si nascondeva nella figura dell’interprete -informatore, cioè si nascondeva l’idea che questo informatore avesse

interessi a decifrare la propria cultura, cioè non poteva essere davvero oggettivo-> nessuno di noi è in grado di

esserlo, tutti noi siamo in qualche maniera ‘’orientati’’ a presentare la nostra cultura e gruppo aspetti positivi-

negativi, orientando ciò che si dice.

Margareth Mead->scoprì che tutte le sue considerazioni su certi avvenimenti erano stati orientati da ciò che gli

informatori le raccontavano. Ogni avvenimento , cultura, tradizioni.. possono essere raccontate in una maniera

distorta, orientata. Per questo è necessario tenere a mente che l’oggettività non esiste , e che quello che ci viene

raccontato viene fatto a seconda della posizione dell’informatore. Bisogna partire dal presupposto che quello che

mi viene raccontato non è la VERITÀ ASSOLUTA, ma nemmeno quello che osservo poiché sono influenzate dai miei

orientamenti.

Noi siamo molto condizionati, anche nell’osservazione, dai punti di riferimento che abbiamo, dalla nostra storia

personale, dai nostri pregiudizi, dalla nostra esperienza, e sta alla nostra capacità cercare di eleminare.

Esiste una differenza tra STEREOTIPO e PRECONCETTO: Gli italiani amano gli spaghetti, è un esempio di stereotipo

che corrisponde a una verità ma solo parziale. Questo slogan non per forza ha una portata pesante, negativa, ma è

una scorciatoia alla com

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.gaiazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Scienze Storiche Prof.
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