Vecchia politica
Partiti di massa
L'esperienza della Repubblica dei Partiti riposa su due momenti inaugurali:
Primo momento: Unità nazionale
Tra il 1944-45, la DC, PC, e PS portarono il paese fuori dal fascismo. I tre partiti, dal 1945, sostennero il democristiano Alcide De Gasperi e ottennero il voto popolare per la Repubblica nel Referendum del 2 giugno 1946. Formarono la maggioranza nell’Assemblea Costituente che diede al paese una Costituzione democratica, garantista e sociale.
Secondo momento: Divisione dei partiti
Nel 1947, con lo scoppio della Guerra Fredda, fu lo stesso De Gasperi ad escludere dal governo sia i Comunisti che la maggioranza dei Socialisti, in modo tale che il paese prendesse posizione ad Occidente.
- La Democrazia Cristiana optò per il “centrismo”, alleandosi con il Partito Socialdemocratico, Liberale e Repubblicano. Nel 1948, ottenne il 50% dei voti più quelli dei suoi alleati.
- Pesante sconfitta del partito socialcomunista Blocco del Popolo.
- Ridotte ai minimi termini le due destre, la Monarchica e la Neo-fascista.
- Il fronte centrista e quello di sinistra si scontrano.
I leader dei partiti erano: Democrazia Cristiana: De Gasperi, Partito Comunista: Palmiro Togliatti, Partito Socialista: Pietro Nenni.
Le loro discordie precedenti avevano portato alla tirannide fascista, mentre la loro concordia tra il 1944-46 aveva aperto la strada alla democrazia, definendosi antifascisti.
L’Italia è l’unico paese mediterraneo ad aver conservato ordinamenti democratici per tutta la seconda metà del ‘900; questo perché i tre partiti, anche dopo il 1948, continuarono a fare sistema.
Partiti di "massa"
I partiti, secondo i dettami del cattolicesimo sociale e del social-comunismo, puntavano sull'inserimento nella vita pubblica delle masse popolari che in passato ne erano state escluse. La loro politica si faceva ovunque, anche faccia a faccia, avevano sedi ovunque ed i loro successi riflettevano un radicamento profondo nella società.
Italia pre-fascista
Nel 1861, il sistema elettorale prevedeva un suffragio ristretto per un'élite di ricchi proprietari e persone colte; i parlamentari si appoggiavano su associazioni locali e la politica si faceva nella Camera.
La legge elettorale del 1861 utilizzava un sistema maggioritario uninominale: il paese era diviso in piccoli collegi, ognuno dei quali mandava alla Camera il candidato più votato, mentre il secondo classificato non aveva nulla. Le minoranze non erano rappresentate.
- Critici progressisti: la Camera era una sommatoria di particolarismi, ed era manipolata dal Governo.
- Critici conservatori: il Governo era troppo debole nei confronti della Camera (parlamentarismo).
Nel 1882, l’Italia passò al suffragio allargato (voto agli alfabeti, piccoli borghesi ed artigiani); nel 1912, si passò al suffragio universale (voto agli analfabeti) ma non era tale perché le donne non potevano ancora votare.
L'accesso al voto delle classi popolari favoriva il Partito Socialista, primo partito nel senso moderno del termine. Nel 1919, si ebbe l’introduzione del sistema elettorale proporzionale, con il riporto dei voti di minoranza ottenuti in ogni collegio in un “collegio unico nazionale”, in modo che ciascun partito potesse ottenere una rappresentanza parlamentare proporzionata ai voti ottenuti nel complesso.
La riforma portò alla vittoria dei due proto-partiti di massa: Socialista e Cattolico (Ppi). Ma questo portò alla frantumazione.
Italia post-fascista
Il suffragio universale (maschile e femminile) e il sistema parlamentare si basano sulla fiducia del Parlamento. Vi è un rifiuto del modello presidenzialista: il PdR viene eletto dalla Camera e non direttamente dal popolo. Il sistema elettorale scelto fu rigidamente proporzionale, aperto all’ingresso di nuovi competitori.
I tre partiti di massa dal 1946 continuarono ad essere al di sopra di tutti e continuarono ad avere rapporti di forza tra loro: la guida del Governo andava sempre alla Democrazia Cristiana; al secondo posto si piazzava il Partito Comunista alla guida dell’Opposizione. Il Partito Socialista, con bassi voti, rimase il più piccolo partito di massa e il più grande dei partiti minori.
Sistema politico: bipartitismo imperfetto
Giorgio Galli definì il sistema come bipartitismo imperfetto. L’imperfezione riguardava la mancanza di alternanza alla guida del paese tipica dei sistemi bipartitivi veri, causata dal fattore “k”; da un lato dall'elemento in sé minaccioso insito nel termine comunista, e dall'altro perché esistevano nel sistema politico-parlamentare più che due soggetti.
Destra e Mezzogiorno
Il Movimento dell’Uomo Qualunque (qualunquismo), guidato da Guglielmo Giannini, dipingeva i partiti di massa allora alleati al Cnl come un nuovo partito unico post-fascista, ed i loro dirigenti concordi nell’imporsi alla gente comune, all’uomo qualunque. Nel 1946 i qualunquisti puntarono verso la Monarchia, però non si confermarono nel 1948; la gran parte dei suoi alleati votò per la Dc, riconoscendone il valore di baluardo anticomunista. Il Movimento si sciolse. Il Partito Monarchico scomparve negli anni ’70, mentre tenne il neo-fascista Movimento Sociale.
Centro sinistra
Nel 1946, il primo a scomparire fu il Partito di Azione. Mantennero rappresentanza parlamentare il Partito Repubblicano ed il Partito Socialdemocratico (parte moderata socialista e il Partito Liberale). Questi tre partiti formarono così l’area laica.
Sistema costituzionale
Alcuni sistemi di garanzia previsti dalla Carta Fondamentale non vennero attivati dopo il 1948. Solo la Dc spinse verso l’attuazione della Corte Costituzionale (1958) e del Consiglio Superiore della Magistratura. Seguirono leggi attuative dei principi costituzionali.
Economia
Lo sviluppo nel primo ventennio della Repubblica fu senza precedenti; molto influì una congiuntura internazionale favorevole:
- Scelte libero-scambiste: intese ad integrare il paese nei mercati europei occidentali.
- Scelte stataliste: intese a conservare il carattere pubblico di tutte le grandi banche e di molte grandi industrie, incentivarono lo sviluppo delle imprese anche private, con la costruzione di reti di comunicazione ed energetiche.
Cassa per il Mezzogiorno: il Sud si sviluppa allo stesso ritmo accelerato del Nord.
Progresso sociale: distribuzione meno disuguale/egualitaria dei redditi.
Democristiani
Alcide De Gasperi (1891-1954) era nato in Trentino quando questa era ancora sotto il dominio Austro-Ungarico, infatti fu un Deputato del Parlamento di Vienna; aveva continuato a Roma nel 1919 nel Partito Popolare fondato da Luigi Sturzo ed aveva mantenuto atteggiamenti antifascisti durante la dittatura rifugiandosi in Vaticano.
De Gasperi cercò di evitare che la Democrazia Cristiana si appiattisse su una linea di integralismo clericale. Alla Conferenza di pace di Parigi del 10 agosto 1946 portò a garanzia del rinnovamento democratico del paese tre ideali:
- Concezioni universalistiche del cristianesimo.
- Aspirazioni umanitarie di G. Mazzini.
- Speranze internazionalistiche dei lavoratori.
In diversi discorsi, quelli rivolti all’interno, prese le distanze dall’idea di un’Italia come sommatoria di parti, partiti o classi sociali (idea dei suoi alleati di sinistra). Voleva essere un leader nazionale. Chiamò dalla sua la parte rimasta sulla soglia della nuova politica per spirito conservatore e che era bisognosa di rassicurazioni. Le masse grigie, quelle lente, entrarono a far parte del fronte anti-comunista (cattolico-sociale e cattolico-moderato; repubblicano-progressista e conservatore-monarchico) che nel 1948 fornì la sua investitura alla Democrazia Cristiana.
Il governo e le politiche economiche
Il governo intendeva celebrare se stesso inaugurando cantieri per opere pubbliche e case popolari: Mario Scelba, duro Ministro della Polizia. Il governo “insegna, aiuta e protegge”.
Uno degli istituti chiamato ad applicare le leggi per la riforma fondiaria e per la diffusione della piccola proprietà contadina fu quello della Federazione dei Coltivatori Diretti (Coldiretti), vera corrente della Dc guidata dal senatore Paolo Bonomi; era la maggiore tra le organizzazioni di massa che consentivano alla Dc di contrapporsi al Pci sullo stesso piano. Altre organizzazioni di supporto includevano la Confederazione Sindacale Cattolica (Cisl), le cooperative bianche, le banche cattoliche, e Azione Cattolica.
La logica della continuità dello Stato garantì il sostegno alla Repubblica della burocrazia; va rivelato anche il contributo del sistema di economia statalizzata comprendente banche, industria, servizi, l’Iri e la Banca d’Italia.
La prima svolta si ebbe nel 1953, quando venne creato l’Ente Nazionale Idrocarburi (Eni) alla cui testa venne piazzato l’ex partigiano Enrico Mattei.
Politiche interne alla Democrazia Cristiana
De Gasperi: linea centrista
- Giuseppe Dossetti: linea di sinistra democristiana; puntava alla valorizzazione del Partito come strumento necessario per la difesa dei valori sociali e degli interessi popolari; chiedeva maggiore impegno nell’organizzazione sindacale, la piena attuazione della Costituzione, il mantenimento di un’economia mista.
- Luigi Sturzo: linea di destra democristiana; esule antifascista, si mantenne ai margini della Dc e si intestò una battaglia ispirata ai principi del liberismo classico contro la partitocrazia, contro le ingerenze dei partiti nella pubblica amministrazione ed in Parlamento.
- Partito romano: la componente più conservatrice della gerarchia cattolica sponsorizzò un’alleanza elettorale della Dc con monarchici ed antifascisti, cui proprio Sturzo doveva prestare il suo nome, ma De Gasperi si oppose. Esistevano così due destre, una interna e l’altra esterna alla Dc, collegate fra loro dall’anticomunismo ed avevano il medesimo elettorato potenziale.
La nuova legge elettorale e le elezioni del 1953
De Gasperi cercò di salvaguardare l’autonomia, la centralità democristiana con una nuova legge elettorale, che prevedeva un premio di maggioranza per la coalizione vincente. Gli oppositori però ci videro una grave minaccia alla democrazia e la definirono come Legge Truffa. Si opposero sia i comunisti che i socialisti.
Uno dei grandi leader della Dc fu Giulio Andreotti che affermò che i voti di destra per diventare politicamente attivi dovevano uscire ed indirizzarsi verso la Dc. In vista delle elezioni del 1953, Andreotti abbracciò pubblicamente il generale Rodolfo Graziani. Alla fine, quelli di destra avrebbero votato per la Dc.
Però, nelle elezioni del 1953, la Dc perse molti consensi rispetto al 1948, a favore delle opposizioni di destra, mentre si rafforzavano anche le opposizioni di sinistra, sicché la maggioranza non raggiunse il 50% e quindi non scattò il premio di maggioranza. De Gasperi dovette così lasciare il timone e la Dc restò senza vera maggioranza in Parlamento. Nel corso della legislatura si alternarono diversi deboli governi a guida democristiana che occasionalmente fecero ricorso al sostegno dei monarchici, ma il partito non cedette a chi lo spingeva verso destra. Anzi, si impegnò a rafforzarsi sotto il profilo politico con il nuovo segretario eletto nel 1954 Aminotore Fanfani.
Fanfani e il rafforzamento della DC
Fanfani decise di aderire alla Dc come seguace di Dossetti: richiamava il pericolo comunista; come il giovane, il proletario e la donna anche quei soggetti sani avevano bisogno del sostegno del “sindacato” e del “partito” per mantenersi in relazione con il potere legislativo ed esecutivo. De Gasperi affermò che il partito va bene per organizzare il consenso delle masse, ma accanto al numero vale l’esperienza, la capacità personale e la posizione sociale: così entrano in scena i cosiddetti notabili considerati come persone di qualità sia come rappresentanti di nuclei sociali o locali importanti. Qualità sociale e rappresentatività personale: il termine notabile richiama un’idea tipicamente liberal-moderata di relazione tra società politica e società civile.
Negli ambienti conservatori, anche cattolici, il fanfanismo fu rappresentato come un pericoloso “bolscevismo bianco”; Fanfani risponde che un partito forte non è per forza una caratteristica di totalitarismo, perché il partito forte rappresenta la quintessenza della moderna democrazia. Gli avversari di ispirazione progressista gli attribuirono l’ambizione di divenire capo di un governo integralmente cattolico, sostenuto da una maggioanza democristiana, purificata dai franchi tiratori della sinistra sociale-cristiana e della destra nazional-cattolica.
Il partito dei dorotei
Nel 1959, in una riunione tenutasi a Roma presso il convento di Santa Dorotea, il controllo del partito fu assunto da una corrente compatta dall’ostilità nei suoi confronti, che fu detta dei “dorotei”. Aldo Moro, il nuovo segretario del partito, fu il pugliese Aldo Moro, allievo di Dossetti ed era convinto che la Dc dovesse rappresentare tutti i valori che si trovano anche nel campo avversario, in una logica di restaurazione cristiana; ma anche riconoscere i suoi limiti valorizzando motivi liberali. Moro si presentava come un politico puro, privilegiava l’etica della responsabilità. I dorotei lo scelsero per il suo stile moderato, contro quello radicale di Fanfani.
Anticomunismo d’assalto
Le amministrazioni statunitensi, quella democratica di Truman prima e quella repubblicana guidata da Eisenhower, consideravano catastrofica la prospettiva di un avvento dei comunisti al potere per via insurrezionale, ma anche per via elettorale. Condivideva la stessa paura la maggioranza degli italiani, fiduciosa nello sviluppo capitalistico, timorosa che il paese venisse risucchiato come era accaduto ai paesi dell’Est.
- Gli americani non si risparmiavano ammonimenti e pressioni, e ne è l’esempio un importante esponente dell’amministrazione Truman, G.F. Kennan, che sin dal 1948 si chiese se non fosse opportuno mettere fuori legge il Pci prima delle elezioni, al fine di impedire una sua “pacifica vittoria”.
- Un’altra ondata di preoccupazione si ebbe con la caduta di De Gasperi nel 1953 e per i risultati delle elezioni, nel periodo in cui resse l’ambasciata statunitense a Roma un’anticomunista, Clare Boothe Luce. L’ambasciatrice premeva per un’alleanza tra la Dc ed i due partiti di destra e per la messa fuori legge dei comunisti.
- Nel 1948, la Dc poteva contare sui militari, tra cui era rappresentata l’opinione di destra e su apparati di sicurezza. I carabinieri di tradizione monarchica ed il Servizio di informazione militare (SIFAR).
Il Servizio segreto civile i cui componenti provenivano in gran parte dalla polizia politica del regime fascista (OVRA) che garantiva il loro “carattere anticomunista”.
Nella metà degli anni ’50, la CIA e il SIFAR presero accordi per creare in Italia una “rete clandestina” anticomunista: la GLADIO; la rete doveva compiere atti di sabotaggio e guerriglia in caso di invasione ed occupazione sovietica.
Uomini di destra e anticomunismo
- Uomo di destra della Dc era invece Scelba, Ministro degli Interni di De Gasperi, creatore dei reparti antisommossa della Polizia, Celere ed assunse la carica di Capo del Governo tra il 1954 ed il 1955. Sosteneva che il Pci operava contro la democrazia e lo stato democratico servendosi dell’appoggio di una potenza straniera.
- Nella frontiera orientale, vennero mobilitati alcuni ex-partigiani “bianchi” della brigata Osoppo, che già nel 1944-45 si erano trovati in forte contrapposizione con le formazioni partigiane rosse. Gli esponenti democristiani più coinvolti furono gli ex partigiani Enrico Mattei (ENI), Paolo Emilio Taviani. Non erano uomini di destra.
Nel rapporto con gli americani, Scelba si presentava poco lusingo nei confronti della Sig.ra Luce: le consigliò infatti di lasciar perdere l’ossessiva ricerca dello scontro finale con i comunisti. Stava anche ben attento a sottolineare la linea di confine tra Dc ed estrema destra: fu lui ad intestarsi una legge che proibiva la ricostituzione del partito fascista.
L’anticomunismo radicale fu impersonato non da un democristiano, ma da un repubblicano: Randolfo Pacciardi, un antifranchista; si dimostrò molto favorevole nei confronti della Sig.ra Luce, esponendole un progetto tendente a provocare il nemico comunista a scendere in piazza, per poterlo così schiacciare.
Altri esponenti anticomunisti
- Come Pacciardi la pensavano: Edoardo Sogno: racconta se stesso in un libro-intervista pubblicato nel 2000. Aveva capitanato una delle più combattive formazioni della Resistenza; nel Dopoguerra aveva militato nel Partito Liberale. Sogno sapeva che i democristiani non avrebbero dato il consenso alla messa fuori legge del Pci, ma collaborò con loro nell’“anticomunismo di Stato”. Scelba gli mise a disposizione segretamente i dossier della polizia fascista, l’OVRA, e lui li usò per attaccare i comunisti su tutti i piani, con preferenza per le accuse di moralità privata e sessuale. Ottenne finanziamenti dal Governo, dagli industriali (Valletta: FIAT). Successivamente entrato in contrasto con Scelba, fece ricorso ai canali finanziari garantiti dai servizi segreti americani grazie alla mediazione della Sig.ra Luce. Pur avviandosi alla carriera diplomatica, rimase convinto che tra i comunisti ci fosse strutturalmente una guerra civile.
- Indro Montanelli: negli anni del Regime era stato fascista, rappresenta una firma importante del giornale.
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