E p i l es s i e
L’epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dalla persistente predisposizione ad
avere crisi epilettiche. La crisi epilettica è un evento parossistico tramite il quale l'epilessia
si manifesta, causato dalla scarica improvvisa eccessiva e rapida di una popolazione più o
meno estesa di neuroni che fanno parte della sostanza grigia dell'encefalo. Le crisi epilettiche
tendono a ripetersi nel tempo in modo spontaneo, con frequenza diversa e non prevedibile.
Dal punto di vista clinico, per porre una diagnosi, devono verificarsi due crisi epilettiche a
distanza di tempo superiore alle 24 ore, avvenute spontaneamente (epilessia primaria), cioè
non provocate da fattori o situazioni particolari (epilessia secondaria).
L’epilessia, se non trattata adeguatamente, può compromettere la carriera scolastica, il lavoro
e in genere tutti gli aspetti della vita quotidiana: ad esempio, è necessario un anno in assenza
di crisi per poter guidare; nel caso dello sport agonistico, la diagnosi di epilessia
frequentemente non consente il rilascio dell’idoneità sportiva. Un altro esempio sono i
viaggi, per i quali si raccomanda al paziente di portare con sé una dichiarazione
dell’epilettologo curante che attesti l’utilizzo di farmaci antiepilettici e l’idoneità al volo
senza una specifica assistenza.
Si rivela molto importante anche la pianificazione della gravidanza, in quanto nei soggetti
l’insorgenza di
epilettici è più alto il rischio di complicazioni legate alla malattia e
malformazioni legate all’uso dei farmaci. Durante la gravidanza si raccomanda quindi alla
madre di effettuare costantemente controlli medici, ecografici e di laboratorio necessari per
valutare il corretto sviluppo del feto.
Storia
Nel 1861, John Hughlings Jackson affermò, con la sola osservazione clinica, che la crisi
epilettica dipende da una scarica occasionale, improvvisa, eccessiva e rapida, localizzata alle
cellule nervose della materia grigia. Fu solo però nel 1912 che Alfred Hauptmann introdusse
in terapia il fenobarbitale, un composto con un’attività anticonvulsivante intensa e poco
tossico.
Epidemiologia
L’epilessia è una malattia frequente, e spesso grave. In Italia colpisce circa 500.000 persone,
e un’incidenza di 24-53/1000/anno. L’incidenza tende
con una prevalenza di 4-8/1000/anno
a essere più alta nel primo anno di vita, per poi decrescere durante l’adolescenza e rimanere
relativamente bassa nell’età adulta; l’incidenza aumenta poi nuovamente in età avanzata,
dopo i 65 anni.
Classificazione
Nel 2017 è stata pubblicata una nuova classificazione delle crisi epilettiche e delle epilessie,
a cura della Lega Internazionale contro l’Epilessia (ILAE). La maggior parte delle crisi
epilettiche possono essere classificate come focali o generalizzate:
Nelle crisi focali (precedentemente chiamate “parziali”) l’origine dell’attività
cerebrale anomala coinvolge una zona limitata del cervello;
Nelle crisi generalizzate, l’abnorme attività elettrica neuronale coinvolge sin da
subito aree più estese situate in entrambi gli emisferi cerebrali.
Eziologia Per quanto riguarda l’eziologia, questa può essere:
Le epilessie hanno diverse possibili cause.
Strutturale: determinata da una lesione cerebrale visibile con metodiche
radiologiche;
Genetica: causata da alterazioni genetiche;
causata da una malattia infettiva, come la meningite o l’encefalite;
Infettiva: 86
Metabolica: causata da malattie che comportano alterazioni del metabolismo;
Disimmune: determinata da una malattia del sistema immunitario;
Da causa sconosciuta.
Una corretta classificazione della malattia permette di utilizzare una cura più mirata e
definire con maggiore precisione la prognosi.
nell’epilessia c’è una compartecipazione di fattori genetici e ambientali. Esistono sia
Anche
delle forme poligeniche, più frequenti, e monogeniche, che solitamente si manifestano già
dalla nascita. Le forme secondarie, invece, si manifestano a seguito di fattori scatenanti (es.
tumori, ictus e altri danni cerebrali).
Epilettogenesi
L’epilettogenesi consiste nello sviluppo e l’estensione del tessuto in grado di generare
convulsioni spontanee. I modelli animali di epilettogenesi non sono clinicamente
significativi, ma consentono di predire in modo affidabile gli effetti dei farmaci antiepilettici
nell’uomo. Questi esperimenti si basano su:
- Stimolazione cerebrale elettrica;
- Esposizione a chemioconvulsivi (es. pilocarpina);
- Somministrazione di eccitotossine (es. acido
kainico).
Il passaggio da una normale attività epilettogena ad
una vera e propria attività epilettica può richiedere
minuti, ore, mesi o addirittura anni. Questa transizione
periodo “latente” o
viene descritta dalla definizione di
“silente”: prima dell’insorgenza di una vera e propria
epilessia cronica, infatti, si ha una fase di progressione
dell’epilettogenesi, in cui si verificano le alterazioni
neuronali che portano a una predisposizione
all’attività sincrona all’origine di un focus epilettico.
e
I neuroni dai quali origina la scarica epilettica
mostrano un tipo di comportamento elettrico
denominato “variazione depolarizzante di tipo
parossistico” (PDS). Il potenziale di membrana si
riduce improvvisamente di circa 30 mV e rimane
depolarizzato per alcuni secondi prima di ritornare
normale. Nei neuroni “epilettici” questa
depolarizzazione si accompagna ad una raffica di
potenziali d’azione. Tale evento deriva dall’azione
eccessiva e prolungata di un trasmettitore eccitatorio.
Come si vede nell’immagine, vengono coinvolti
diversi neurotrasmettitori e diversi flussi ionici
mediati da canali posti sulla membrana delle cellule
+ 2+ + -
neuronali (es. Na , Ca , K , Cl ).
I modelli animali consentono di predire in modo
affidabile gli effetti dei farmaci antiepilettici
nell’uomo. Non sono però stati ancora chiarite le basi
neurochimiche della scarica anomala. Quest’ultima potrebbe essere associata a:
- Aumento della trasmissione simpatica mediata dagli aminoacidi eccitatori (es.
glutammato);
- Riduzione della trasmissione inibitoria (GABA);
- Polimorfismi in geni che codificano per canali ionici ionici neuronali. 87
Scariche epilettiche ripetute possono causare morte neuronale (eccitotossicità), che a lungo
andare porta anche a una perdita di efficacia dei farmaci (frequente nelle forme avanzate di
epilessia).
Terapia
Il primo approccio alla cura dell’epilessia consiste nell’utilizzo di farmaci antiepilettici. Tali
farmaci devono essere assunti quotidianamente con regolarità. In caso di effetti avversi, è
necessario parlare con il medico epilettologo di riferimento. I farmaci equivalenti possono
validamente sostituire i prodotti di marca.
I farmaci antiepilettici permettono un controllo completo delle crisi solo nel 70% dei
pazienti, mentre circa il 30% dei pazienti con epilessia, invece, continua ad avere crisi
epilettiche nonostante la terapia.
Il trattamento dell’epilessia rimane sempre sintomatico, mirato a ottenere il controllo delle
crisi, ma privo di un vero e proprio potere antiepilettogeno. Non si può quindi ottenere
L’epilessia si intende risolta nei
guarigione, ma solo risoluzione della malattia. seguenti casi:
- Soggetti che hanno avuto una sindrome epilettica età-dipendente e hanno superato
l’età applicabile;
- Dopo 10 anni di libertà da crisi, in assenza di terapia antiepilettica negli ultimi 5
anni.
Solitamente i farmaci antiepilettici devono essere assunti in 2 o 3 dosi, tutti i giorni, a
intervalli regolari. Il problema principale è far proseguire la cura ad un soggetto che presenta
uno stato di benessere e che ha già ottenuto un ottimo successo terapeutico (ossia la
scomparsa completa delle crisi immediatamente dopo l’inizio del farmaco). Il paziente deve
inoltre essere a conoscenza degli effetti collaterali dei farmaci e le eventuali interazioni tra
farmaci e patologie concomitanti. Complessivamente, il 10-30% delle persone con epilessia
sospende il farmaco prescritto, spesso a causa proprio degli effetti avversi.
Soprattutto all’inizio della terapia, è buona norma eseguire le analisi del sangue di routine e
verificare i livelli plasmatici del farmaco, per correggere eventualmente il dosaggio.
La sospensione dei farmaci antiepilettici viene presa in considerazione dopo un periodo di
almeno 2 anni di libertà dalle crisi. Viene programmata e avviene in maniera lenta e graduale.
La decisione di sospendere il trattamento e i tempi della sospensione devono essere discussi
e condivisi con ciascun paziente, tenendo conto del tipo di crisi, dei fattori prognostici e delle
implicazioni sociali e personali di un’eventuale recidiva delle crisi.
Il farmaco antiepilettico ideale dovrebbe possedere due caratteristiche fondamentali:
1. Essere efficace nella gran parte delle forme di epilessia;
2. Indurre meno effetti collaterali possibili.
Ovviamente i farmaci devono esser utilizzati solo quando la diagnosi è stata posta
correttamente. Come sempre, la buona riuscita del trattamento dipende dalla stretta
collaborazione tra il paziente, i suoi familiari e i medici di riferimento.
I farmaci antiepilettici proteggono dalle crisi epilettiche interagendo co