Amazzoni italiche
Bisogna esplorare un'ultima possibilità: la presenza nella leggenda e nel culto, di donne straordinarie, impavide, disposte a sfidare il periodo, prendere le armi, combattere; donne coraggiose e autonome, eroine le cui gesta sono assai difficilmente conciliabili con l'immagine di una donna da sempre domiseda e lanifica. Con l'immagine della donna romana, che sedeva nella sua casa intenta a filare la lana, e che le fonti, in età cittadina, collocano al centro di un'organizzazione familiare peraltro controllata e dominata dalla ben più significativa e ben più potente figura del pater familias.
Schema: amazzoni italiche
- Nelle leggende e nel culto esistono donne straordinarie, impavide, disposte a sfidare il periodo, prendere le armi, combattere; donne coraggiose e autonome, eroine le cui gesta sono assai difficilmente conciliabili con l'immagine di una donna da sempre domiseda e lanifica.
Camilla
Parliamo di Camilla, eroina probabilmente di una saga volsca, era la figlia di Metabo, re di Priverno. Quando il padre era stato costretto ad abbandonare il regno, aveva trascorso l'infanzia con lui, nei boschi, imparando a cacciare e a combattere. Grazie a questa educazione, durante la lotta contro Enea, alla quale prese parte, Camilla combatté con incredibile, indomito coraggio (così la descrive Virgilio): combatteva come un uomo e combatté come un uomo fino all'ultimo respiro, cadendo infine vittima, non certo imbelle, del terribile Arrunde. Tentò, con la mano, di strappare la lancia, ma invano: troppo profondamente la punta era conficcata nell'osso.
Anche in territorio italico esistono eroine dalle virtù maschili; in questo caso, una donna votata alla solitudine, una vergine indomita: donne diverse dalle trepide e devote donne romane (mogli e madri). Riguardo la figura di Camilla, secondo la tradizione/leggenda, il padre di Camilla, Metabo, costretto ad abbandonare la città natale, si trovò a dover attraversare il fiume Amasene; consacrò la piccola figlia a Diana e dopo averla legata saldamente a una picca, la lanciò al di là del fiume.
In qualche modo, dunque, Camilla (personaggio peraltro complesso e polisemico, come tutti i personaggi mitologici) era figura legata all'acqua, in questo come in altri casi intesa come un confine da varcare. L'elemento in cui, nel passaggio dallo stato verginale a quello di nupta, s'immergeva la sposa, per purificarsi. L'attraversamento del fiume, dunque era un rito di purificazione. E se nella storia di Camilla manca l'immersione nell'acqua, la purificazione è tuttavia attuata grazie a un altero, evidentissimo gesto catartico. Scrive, infatti, Servio, nel commentario alle Georgiche, che «ogni purificazione avviene attraverso l'acqua, o attraverso il fuoco, o attraverso l'aria».
Anche l'aria è un elemento purificatore. Servio ne parla a proposito degli oscilla, le figurine che i Romani usavano appendere agli alberi, porta di piccole altalene destinate a dondolare al soffio della brezza. Servio afferma: «gli oscilla sono il genere più potente di purificazione. Infatti il primo è quello che si compie con l'acqua, il secondo quello che si compie con il fuoco, il terzo con l'aria».
Il rito di purificazione più potente, dunque, consiste nel muovere l'oggetto da purificare nell'aria, nel lasciare che l'aria lo trasporti, nell'immergerlo nella forza di questo elemento. Ecco perché si usava appendere gli oscilla agli alberi ai cui rami qualcuno si era impiccato: muovendosi, dondolando, toglievano la maledizione da cui l'albero era stato colpito.
Schema: Camilla
- Eroina di una saga volsca: una donna votata alla solitudine, una vergine indomita;
- Figlia di Metabo, re di Priverno (secondo la leggenda, il padre di Camilla, costretto ad abbandonare la città natale, si trovò a dover attraversare il fiume Amasene; consacrò la piccola figlia a Diana e dopo averla legata saldamente a una picca, la lanciò al di là del fiume);
- Quando il padre era stato costretto ad abbandonare il regno, aveva trascorso l'infanzia con lui, nei boschi, imparando a cacciare e a combattere: grazie a questa educazione, durante la lotta contro Enea, ella combatté con incredibile, indomito coraggio, anche se cadde vittima di Arrunde.
Clelia
Un'altra eroina guerriera è Clelia che, durante la guerra contro il re di Chiusi, Porsenna, era stata spesa in ostaggio dai nemici, e con altre fanciulle si trovava negli accampamenti nemici, situati non lontano dalla riva del Tevere. Clelia era venuta a conoscenza del gesto eroico di Muzio, che, di fronte alla minaccia di Porsenna di bruciarlo vivo se non avesse rivelato i piani dei suoi concittadini, aveva messo la mano destra sul fuoco, e l'aveva lasciata consumare tra le fiamme senza un lamento; in questo modo conquistò sia la libertà, che il re nemico gli aveva concesso in riconoscimento del suo indomito coraggio, sia il soprannome di Scevola, che significa «mancino».
Clelia, per emulare Muzio, fu indotta a compiere il suo gesto eroico: elusa la sorveglianza delle sentinelle, passò a nuova il fiume sotto i dardi dei nemici, alla testa di una schiera di vergini, e le riportò tutte sane e salve a Roma. Clelia venne definita dux agminis («comandante della schiera»). Quando Clelia gli fu restituita, disse che intendeva farle dono una parte degli ostaggi, a scelta; e Clelia, dopo aver scelto gli adolescenti, tornò a Roma con questi, e nella città ricevette un onore insolito per una donna: una statua, che venne collocata nella parte più alta della Via Sacra.
Clelia era un'amazzone, un'eroina guerriera. L'etimologia del suo nome è legata a cluere, «purificare».
Schema: Clelia
- Un'eroina guerriera che, durante la guerra contro il re di Chiusi, Porsenna, era stata spesa in ostaggio dai nemici, e con altre fanciulle si trovava negli accampamenti nemici, situati non lontano dalla riva del Tevere; elusa la sorveglianza delle sentinelle, passò a nuova il fiume sotto i dardi dei nemici, alla testa di una schiera di vergini, e le riportò tutte sane e salve a Roma.
Riti di passaggio e matrimonio
Prima della nascita delle organizzazioni politiche, la popolazione era divisa per classi di età, e il passaggio da una classe di età all'altra avveniva, per tutte le persone appartenenti a quella classe, nel corso dei cosiddetti riti di passaggio.
Schema: riti di passaggio
- La popolazione era divisa per classi di età, e il passaggio da una classe di età all'altra avveniva, per tutte le persone appartenenti a quella classe, nel corso di riti di passaggio;
- Il Tigillum Sororium (p. 37):
- Era il varco sotto il quale passavano i soldati Romani rientrando dalle campagne belliche;
- Interpretato come una cerimonia di purificazione guerriera, che consentiva ai combattenti di rientrare in patria senza diffondere il contagio derivante dalla guerra, il Tigillum è tuttavia culto anche femminile: esso collega esterno e interno, spazio ostile e incivile e spazio interno civilizzato. Circostanza questa che riconduce ai riti di iniziazione e al loro svolgimento secondo l'usuale schema tripartito: Separazione - Segregazione - Aggregazione.
- Ecco come funzionava il rito (celebrato dalle donne), diviso in 3 fasi:
- Allontanamento simbolico dal gruppo (morte simbolica);
- Allontanamento dalla collettività;
- Riammissione nella collettività e rinascita della classe superiore dopo dei riti di purificazione.
Il Tigillum Sororium
Con riferimento ai riti femminili, prendiamo le mosse dal Tigillum Sororium, il varco sotto il quale passavano i soldati Romani rientrando dalle campagne belliche. Interpretato come una cerimonia di purificazione guerriera, che consentiva ai combattenti di rientrare in patria senza diffondere il contagio derivante dalla guerra, il Tigillum è tuttavia culto anche femminile. Esso collega esterno e interno, spazio ostile e incivile e spazio interno civilizzato. Circostanza, questa, che riconduce ai riti di iniziazione e al loro svolgimento secondo l'usuale schema tripartito: Separazione - Segregazione - Aggregazione.
Ecco come si svolgeva:
- L'individuo che deve lasciare una classe di età ed entrare in quella superiore deve essere, in una prima fase del rito, separato dal gruppo d'uscita, allontanandosi da esso, spesso grazie a una morte simbolica.
- Successivamente deve trascorrere una fase lontano dalla collettività, spesso vivendo al di fuori delle regole civili.
- Infine colui che è morto simbolicamente per la classe inferiore è riammesso nella collettività, ove rinasce come membro della classe superiore, dopo solenni riti di purificazione.
A questo punto, la tentazione di leggere nel Tigillum Sororium le tracce di un rito di passaggio è assai forte. E che esso potesse essere anche rito femminile è suggerito non solo dal fatto che il culto era celebrato dalle donne, ma anche da considerazioni lessicali: Sororius, infatti (che ritorna in Iuno Sororia) è derivato da soror. E la glossa sororiare, di Festo, definisce con questo verbo il primogonfiarsi dei seni femminili.
Le ragazze di Lavinio
Gli ultimi scavi effettuati nella zona di Pratica di Mare (antica Lavinio) hanno portato alla luce, accanto a uno dei locali santuari extra moenia, un giacimento di materiale votivo risalente ai secoli V e IV secolo a.C., e scaricato nel III secolo a.C. Il materiale, preziosissimo, comprende un centinaio di statue votive di fanciulli e fanciulle recanti un'offerta alla divinità, nonché quattro statue di una dea identificata con Minerva. Il santuario era dedicato alla dea e dalle offerte votive (giochi infantili come palle di stoffa o trottole) si apprende che in esso venivano celebrati i riti di passaggio dall'età impubere a quella pubere: corrisponde al momento in cui l'iniziando o l'inizianda abbandonavano i simboli della loro infanzia (i giochi), sacrificandoli alla divinità nel momento del passaggio all'età pubere:
- Gli offerenti di sesso maschile portavano al collo un ciondolo analogo alla bulla portata dai ragazzi Romani, e avevano i capelli rasati (tonsi); se erano di sesso femminile, invece, le offerenti avevano i capelli pettinati in tre boccoli ai lati di ciascuna tempia (seni crines), come le spose romane.
Schema: ragazze di Lavinio
- Gli scavi nell'antica città di Lavinio (oggi Pratica di Mare), hanno portato alla luce, accanto a uno dei locali santuari extra moenia, un giacimento di materiale votivo risalente ai secoli V e IV secolo a.C., e scaricato nel III secolo a.C; il santuario era dedicato alla dea Minerva e dalle offerte votive (giochi infantili come palle di stoffa o trottole) si apprende che in esso venivano celebrati i riti di passaggio dall'età impubere a quella pubere;
- Uomini: rasati e con un ciondolo al collo;
- Donne: capelli pettinati in tre boccoli ai lati delle tempie.
Conclusioni sulle amazzoni
Se si torna a pensare alle amazzoni romane, appare sempre più credibile l'ipotesi che le loro gesta altro non siano che la trasposizione mitica di un momento rituale della vita precittadina delle donne. Le loro gesta, infatti, sono eventi che riconducono a un periodo di "licenza", di rovesciamento dei ruoli. Le loro storie rispecchiano modelli di comportamento che, come spesso accade nei periodi di "margine", cancellano temporaneamente o addirittura capovolgono l'"ordinato": le regole del vivere nella fattispecie, del vivere delle donne secondo le giuste regole della vita femminile. Sono storie di donne che vivono nello spazio esterno, non protetto, avventuroso:
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