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Le osservanti: Marzia, Catone e Ortensio

Lo strano triangolo

L’eterno triangolo: si tratta di un triangolo che sarebbe stato composto da:

  • Marzia (la moglie),
  • Catone Uticense (il marito), e
  • Quinto Ortensio Ortalo (il terzo uomo).

È un triangolo strano, ammesso che fosse tale. Un triangolo diverso da come lo intendiamo oggi: Catone e Ortensio sono due amici, e Ortensio ammirava a tal punto Catone da considerare di avere con lui rapporti più stretti di una semplice amicizia: voleva imparentarsi con Catone, così gli chiese di dargli in moglie sua figlia Porzia (già sposata con Bibulo con due figli), ma egli rifiutò. Lo scopo di Ortensio era quello di avere un figlio con una donna di Catone, per divenire più legato a lui; così gli propose di cedergli la moglie Marzia, ancora giovane per dare dei figli. Catone accettò, dopo aver chiesto il parere del padre di Marzia, Lucio Marzio Filippo. Il pensiero di Marzia è ignoto: obbedì, e dopo aver lasciato Catone si sposò nel 56 con Ortensio e gli diede due figli; quando Ortensio morì, ella tornò da Catone.

Una pratica sociale: la cessione del ventre

Questo episodio è emblematico per un motivo: i Romani non solo usavano cedere le mogli, quasi prestandosele o dandosele in affitto: essi usavano cedersele quando erano già incinte. Infatti Marzia era incinta quando venne data a Ortensio. Anche Livia, sposata con Tiberio Claudio Nerone, era incinta di Druso (oltre che già madre di Tiberio) quando Ottaviano se la fece cedere dal marito (anche se si dice che Ottaviano avesse sottratto Livia a Nerone contro il volere di questi).

Turia, che non fu ventre

La storia di Turia è emblematica: della sua storia siamo a conoscenza grazie alla laudatio del marito. Fu un matrimonio raro, finito solo con la morte, durato ben 41 anni; Turia era stata casta, rispettosa, amabile, arrendevole, attiva al telaio, religiosa senza eccessi, modesta nell’adornarsi e nel vestire. Aveva compiuto gesti di straordinaria nobiltà e coraggio, infatti, durante la clandestinità del marito con i suoi gioielli gli aveva fornito aiuto, inoltre rese la sua lontananza meno miserevole fornendogli schiavi, denaro e provviste, ingannando le guardie dei nemici. Turia aveva salvato la vita del marito. Ma lei non era riuscita a dare al marito un figlio, non era riuscita a diventare un ventre (VENTER), ossia una donna incinta. Quando capì di non avere speranze, aveva dato la misura massima della sua nobiltà: gli parlò di divorzio e di prendere una donna fertile in moglie, e che avrebbe tenuto i figli in comune, come se fossero stati suoi. Il marito di Turia però respinse la proposta della moglie; non avrebbe mai potuto lasciarla, lasciare il certo per l’incerto (CERTA DUBIIS). Di lasciare una moglie perfetta come Turia, insomma, per sposare una donna di cui nessuno gli garantiva le virtù.

Regole giuridiche per il controllo dei ventri

A Roma il termine con cui veniva indicata una donna incinta era VENTER. Cosa significa il termine VENTER?

  • È in primo luogo il feto contenuto nel ventre umano materno.
  • Per metonimia, era anche la donna; il contenente per il contenuto.

E il marito esercitava un potere assoluto sia sul contenuto che sul contenente, anche dopo un eventuale divorzio, o dopo la morte. Se un marito divorziava dalla moglie incinta, infatti, o se moriva lasciandola incinta, il diritto si preoccupava di impedire che la donna abusasse della sua posizione di contenitore. In primo luogo, quindi, si preoccupava di impedire che abortisse, nominando un CURATOR VENTRIS. Ma si preoccupava anche di impedire che la donna simulasse di essere VENTER: cioè, che simulasse una gravidanza o un parto inesistente, e che sostituisse un neonato.

Una ribelle: Clodia-Lesbia

Tra le donne che invece rifiutavano di accettare le regole vi è una donna celeberrima: Clodia, passata alla storia con il nome di Lesbia, datole da Catullo, che disperatamente l’amò e con questo nome la cantò. Chi è Clodia? Clodia era la sorella di Clodio, ex tribuno e capo di una banda che appoggiava violentemente la politica dei popolari, e in particolare quella di Cesare. Della vita di Clodia conosciamo solo qualche data:

  • Il 94 a.C., l’anno della sua nascita;
  • Il 76 a.C., l’anno della morte di suo padre; importante perché ci fa sapere che Clodia si sposò tardi per le abitudini dell’epoca. Alla morte del padre era ancora nubile;
  • Nel 63 a.C. era moglie di Quinto Cecilio Metello Celeri, uomo politico molto noto, console nel 60 e morto nel 59 a.C.

Clodia era bella, gli amici la chiamavano BOOPIS, «Grandi Occhi», epiteto di Era, moglie di Zeus. Catullo è la fonte sulla quale ci si è tradizionalmente basati per tentare di capire qualcosa di lei, del suo modo di vivere. Ma Catullo era follemente innamorato di Clodia, ma anche follemente geloso: infatti, ritenendosi tradito, la amava e la odiava nello stesso tempo. Dunque la sua non è una fonte attendibile. Catullo raccontava un amore vero o descrive l’oggetto amato ricalcando dei modelli letterari? Catullo comunque è inattendibile perché è un innamorato che non riesce a capire la donna che ama; in effetti, Clodia è una donna difficile da capire, e quando Catullo non riesce a capirla, la insulta descrivendola a volte come una donna sfrenata, ai limiti della depravazione.

Clodia certamente è un topos, ma non necessariamente letterario. È lo stereotipo ben radicato nella mente maschile, della donna che nella realtà di un rapporto respinge o delude ogni pretesa di esclusività. Ciò che è certo è che, chissà quante volte, Lesbia dopo aver abbandonato Catullo torna da lui; a volte lo insulta, ed egli legge in quegli insulti una prova d’amore. A volte scaglia violente invettive contro di lui in presenza del marito: forse per rassicurarlo? Forse per ridere di lui? E Catullo continua a lodare Lesbia, la sua bellezza. Ha il suo amore, è un amore avvelenato, ed è in questi momenti quando crede che l’amore sia finito, che Catullo lancia le più terribili invettive a sfondo sessuale. Ma sono momenti in cui non è credibile, come quando descrive una Lesbia disposta a qualsiasi avventura, nel chiasso e nello squallore delle taverne.

Vi è stato chi ha creduto che Lesbia fosse come la descrive Catullo: una Lesbia lussuriosa, immorale, affamata di piacere e di potere; qualcuno è arrivato a vederla come una donna-vampiro. Una donna che vive di tradimenti. Depurate dal veleno della gelosia e dell’incomprensione, le poesie di Catullo fanno emergere che Clodia amò a sua volta Catullo: lo amò a suo modo, e non come Catullo voleva essere amato; lo amò come ama una donna libera, e si direbbe, felice di vivere; forse crudele ma nel modo in cui accade agli innamorati di esserlo, volontariamente o no.

Cicerone, invece, di Clodia diceva tutto il male possibile: «Clitennestra», la definiva tra l’altro. Un nome che era sinonimo di assassina. E per di più Quadrantaria, una donna da 4 soldi. Per non parlare della voce, da lui fatta circolare, secondo la quale Clodia sarebbe stata l’amante di suo fratello Clodio, e a suo tempo avrebbe avvelenato il marito per ereditare i suoi beni e darsi alla bella vita. Ma si tratta di nuovo di accuse inattendibili, poiché Cicerone era acerrimo nemico di Clodia per ragioni familiari: Clodio, il fratello di lei, era il suo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tatiana1988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antichità romane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Pasqualini Anna.
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