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LINGUISTICA GENERALE

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CHE COS’È IL LINGUAGGIO?

La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano, scientifico perché prevede:

1. la formulazione di ipotesi generali che rendano conto del particolare

2. la formulazione di ipotesi necessariamente falsificabili e basate su esperimenti ripetibili,

sottoponibili al controllo pubblico -cfr. Karl Popper-

La linguistica non può non essere che:

- descrittiva e NON normativa: essa non pone infatti dei modelli da seguire, ma

spiega “perché si dice così”

es. dell’enunciato “l’uomo che gli ho dato l’orologio” la linguistica non si preoccuperà di

indicarne l’incorrettezza dal punto di vista grammaticale.

Ha un fine conoscitivo, e non pratico #grammatica

- eteroclita , perché deve appoggiarsi ad altre scienze (es. la psicologia)

Tutti i linguaggi sono sistemi di comunicazione: servono a trasmettere un messaggio da un

emittente a un ricevente; attenzione, se è vero che tutti i linguaggi sono identici nella loro funzione,

non è altrettanto vero che lo siano anche nella loro struttura.

IL LINGUAGGIO UMANO

L’oggetto di studio della linguistica è il linguaggio umano, inteso ovviamente in tutte le sue forme

odierne e con uno sguardo su quelle di passato e futuro.

Il linguaggio umano è:

- infinito , in quanto gli enunciati pronunciabili sono potenzialmente infiniti

- discreto e non continuo i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per

l’esistenza di limiti ben definiti

- costruito da fenomeni intrinsecamente non osservativi (l’attività cerebrale che porta

alla creazione di enunciati, difatti, non è osservabile)

- oggetto di studio non dato , ma la cui delimitazione è da costruire con la ricerca: la

somma di tutte le componenti del linguaggio si scopre volta per volta.

Il linguaggio umano è un sistema semiotico, basato cioè sulle facoltà di:

- associare entità di due ordini diversi, cioè contenuto ed espressione: a una realtà di

ordine mentale corrisponde una realtà di ordine sensoriale (es. le luci del semaforo,

l’espressione, e il loro significato, il contenuto)

- associare il contenuto a un’espressione fonica allo scopo di manifestarlo

I linguaggi come sistemi semiotici sono molti (es. quello degli animali, del computer o dei fiori),

alcuni dei quali implicano anche espressioni foniche (es. quello delle marmotte)

I linguaggi non si differenziano per la funzione ma per la struttura: il linguaggio umano ha una

struttura largamente specifica, accessibile pienamente solo all’homo sapiens

Queste le caratteristiche principali del linguaggio umano:

- produttività: può sempre creare nuove parole, nuovi enunciati potenzialmente

infiniti # i linguaggi degli animali sono a referenza fissa, cercopitechi

- discretezza: il linguaggio è composto da elementi dai confini determinabili, e, come

codice digitale, procede per unità discrete (es. vinti-venti-vénti)

- dislocazione: l’uomo parla di luoghi diversi da quelli in cui si trova, di eventi passati

o futuri oltre agli avvenimenti della realtà presente # gli animali comunicano solo su

ciò che sta succedendo al momento

- doppia articolazione: è scomponibile in unità dotate di significato (di prima

articolazione) che a loro volta sono scomponibili in unità prive di significato (di

seconda articolazione) ma chiaramente identificabili e combinabili in unità di

prima articolazione (es. parole, morfemi) - dalla definizione di Andrè Martinet

- trasmissione culturale, per cui una determinata lingua viene usata da una certa

comunità e in una certa epoca

discretum: serie di posizioni della lingua separate da un confine che in sé non c’è ma viene

creato quando questi suoni diventano linguisticamente pertinenti [i-e-è]

es. codice analogico linguaggio delle api: fanno movimenti a forma di “8” sulle pareti

dell’alveare, segnale attraverso cui trasmettono messaggi sui luoghi con fioritura

abbondante; quando percorrono la parte centrale dell’“8” le vibrazioni diventano più rapide

proporzionalmente alla distanza del cibo (aspetto analogico, poiché le vibrazioni non sono

separate da intervalli). E’ presente nel linguaggio delle api un certo grado di dislocazione (a

livello spaziale, non temporale), ma non c’è produttività (es. nel caso in cui una zolla con i

fiori interessati dalle api venisse sollevata da terra, nel linguaggio delle api non esiste un

segnale per indicare “su”)

- ricorsività: possibilità di creare enunciati sempre nuovi coordinando e subordinando

frasi; questa possibilità sta nella competenza ma non nell’esecuzione, perché

comunicativamente non è efficace

approccio funzionalista linguaggio come mezzo di comunicazione, per cui la ricorsività è

comunicativamente inutile

approccio mentalistala ricorsività è un’abilità specifica del cervello umano indipendente

dalla funzione di comunicazione, un’abilità di combinazione di elementi da parte del

cervello non influenzata dalla comunicazione

- dipendenza dalla struttura: il linguaggio non produce enunciati che sono una

semplice sequenza di parole, ma i rapporti all’interno di un enunciato sono spesso

tra elementi non contigui. Sono possibili quindi rapporti tra elementi di un enunciato

che sono molto distanti all’interno di esso. La selezione di un elemento

dell’enunciato è vincolata da un elemento lontano, per cui esistono regole complesse

soggiacenti. Questo fattore non si osserva in linguaggi differenti da quello umano.

LINGUAGGIO E LINGUA

Le parole lingua e linguaggio sono semanticamente differenti in italiano, ma in altre lingue, come

inglese e tedesco, esiste una sola parola che racchiude entrambi i significati delle due, es. language

o Sprache. Analogamente, il verbo “andare” in italiano non indica una distinzione tra andare a piedi

o andare con un veicolo, mentre in tedesco esiste una distinzione di questo tipo tra “gehen” e

“fahren”.

Filogenesi tutto ciò che non possiamo scegliere perché ci viene trasmesso attraverso il patrimonio

genetico

Ontogenesiriferito a ciò che l’individuo può sviluppare in un processo di crescita e relazione con

gli altri

Il linguaggio è un fatto di filogenesi, dato che tutti gli uomini possiedono questa facoltà, mentre la

lingua di ontogenesi esiste infatti un solo linguaggio, quello umano, ma tante lingue diverse.

Esistono dei limiti alla variazione linguistica , cioè la possibilità delle lingue di essere diverse l’una

dall’altra; essi sono:

elementi universali assoluti, essi sono presenti in tutte le lingue del mondo

a a

es. strategie per distinguere fra 1 e 2 persona sono presenti in tutte le lingue, così come le

vocali, la cui sonorità intrinseca è maggiore a quella delle consonanti: a parità di sforzo,

cioè, le vocali sono più percettibili all’orecchio umano

elementi universali implicazionali, essi non sono contraddetti da alcuna lingua

es. tavola tetracorica di verità a = genere, b = numero

se c’è a c’è b VALIDO (es. lingue romanze)

se non c’è a c’è b VALIDO (es. turco, armeno)

se non c’è a non c’è b VALIDO (es. cinese, giapponese)

se c’è a non c’è b NON esistono lingue di questo tipo

Perché sia vero un universale implicazionale non deve essere contradditorio, deve avere le

tre possibilità vere. Sono relazioni tra elementi non contraddetti da nessuna lingua al mondo.

Se qualcosa non può variare nelle lingue del mondo è perché il linguaggio ammette solo

quella possibilità.

Una lingua è una manifestazione storico-naturale della facoltà del linguaggio. E’ una realtà

strutturata su più livelli, conosciuta alla perfezione dai parlanti, ma inconsapevolmente (sapere

chiaro-confuso, secondo Leibniz: “so che si dice così, ma non so perché”)

Le lingue sono quindi conoscenze applicative che si manifestano solo ed esclusivamente nel “saper

dire”. Una riflessione metalinguistica sul funzionamento del linguaggio non è un’abilità naturale del

parlante, ed è bassissima nelle popolazione a oralità primaria, cioè coloro che sanno esprimersi solo

oralmente e non attraverso la scrittura.

L’organizzazione interna di una lingua può variare molto ma sempre all’interno di limiti del

linguaggio come facoltà.

Già R. Bacone diceva che “la grammatica è uguale nella sostanza ma varia accidentalmente”

Il linguaggio è la sostanza, e le lingue sono generate dagli accidenti.

Ad un certo livello di astrazione le lingue sono uguali, ma manifestano un grado di variabilità

interlinguistica che però non smentisce l’identità sostanziale.

SCRITTURA VS PARLATO

La dimensione del parlato è

• primaria sono esistite lingue che possedevano solo la dimensione orale (es. somalo, lingue

degli indiani d’America), ma non ne sono mai esistite che avessero solo quella scritta.

• naturale e prioritarial’uomo è programmato per parlare non per scrivere.

La scrittura, d’altra parte, è:

secondaria Il bambino impara prima a parlare che a scrivere

o tecnologia consente di trattenere gli enunciati nel tempo e renderli trasmissibili a una distanza

o maggiore a quella che la voce umana può coprire;

non naturale: nessuno impara a scrivere senza un processo di addestramento specifico.

o accessoria: può esserci come non esserci.

o conservativa: mentre la pronuncia si evolve, la grafia si cristallizza es. il latino oggi esiste solo

o come lingua scritta e proprio per questo è difficile che cambi.

L’oggetto di studio della linguistica è il parlato.

Ferdinand de Soussure utilizza coppie di concetti per spiegare il funzionamento del linguaggio nel

libro “Cours de linguistique generale”.

In realtà, egli non lasciò nulla di scritto sulle sue lezioni di linguistica, ma i suoi allievi, colpiti dal

carattere innovativo del maestro, decisero di compilare il volume che tenesse conto degli argomenti

trattati a lezione: il “Cours de linguistique generale”, appunto, che uscì nel 1916, tre anni dopo la

morte di Soussure.

Esso, se pur non venne mai rivisto da Soussure, rispecchiava gli argomenti trattati a lezione grazie

alla comparazione degli appunti dei suoi migliori studenti.

Soussure si serviva di coppie antinomiche per chiarire meglio il linguaggio, la prima è:

ASTRATTO vs CONCRETO

Se pronuncio dieci volte la parola v[i]nti, le misurazioni strumentali mi mostreranno dieci [i] dal

suono leggermente diverso, ma ciò non mi impedirà di comprendere il significato della parola. Se

però passo a v[e]nti, v[è]nti, v[a]nti, qualcosa cambia: esiste infatti un confine, un’opposizione tra a,

e, è, i a livello mentale, astratto, per il funzionamento del linguaggio in questo caso nella lingua

italiana sono pertinenti quattro posizioni: a, e, è, i.

In arabo, d’altra parte, [a] ed [è] non creano opposizioni, così come [e] ed [i], [o] ed [u] per gli

arabi solo tre vocali sono pertinenti linguisticamente (a, i, u)

es. capiterà di sentire pronunciare la parola “re” [malik] [mèlik] [mèlek] [malek] senza che ciò

generi incomprensioni negli ascoltatori parlanti nativi.

Ne consegue che le opposizioni valgono più degli elementi In italiano a, è, e, i generano

opposizioni, sono cioè separate da confini psicologici e vengono riconosciute come diversi suoni

dai parlanti; hanno valore funzionale al discorso, sono insomma linguisticamente pertinenti e

distinguono parole di significato.

A livello concreto ci sono n suoni, a livello astratto ci sono solo alcuni suoni realizzabili in n modi

diversi.

LANGUE vs PAROLE

Langue: è ciò che i parlanti sanno, le conoscenze che i parlanti hanno circa una lingua, la

conoscenza sovra-individuale della modalità di parlare in una comunità storica, è un sapere

socialmente condiviso pre-esistente e che sopravvive al parlante (es. opposizione i ed e), è il sistema

di riferimento collettivo

Parole: è ciò che i parlanti fanno, cioè l’esecuzione concreta di atti linguistici da parte di un

individuo (infinite varietà di i ed e), è attuazione, è realizzazione, è un atto individuale

langue sociale, astratta

parole individuale, concreta

La lingua esiste nella collettività ed è necessaria perché gli atti di parole siano intelligibili, ma

anche gli atti di parole sono necessari perché la lingua si stabilisca e perché funzioni.

CODICE vs MESSAGGIO

Roman Jakobson chiama codice e messaggio ciò che Soussure chiama rispettivamente langue e

parole.

Il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto (es. le lettere p, n, e, a) mentre un messaggio

viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice (es. la parola ‘pane’), ed è un atto concreto.

Per Jakobson il codice è il livello astratto, un insieme di potenzialità di elementi e regole, e la

possibilità di combinarle, sull’interazione di elementi e regole combinatorie per mettere assieme gli

elementi.

Dimensione inventariale = gli elementi, dim. processuale = le regole

Il messaggio è una sequenza verbale costruita secondo il codice, però non tutte le lingue hanno gli

stessi elementi e le stesse regole per combinarli.

Non tutte le possibilità sono sfruttate, es. lema non viola regole di combinazione per la lingua

italiana come fa invece mlea.

COMPETENZA vs ESECUZIONE

Noam Chomsky chiama competenza la dimensione astratta ed esecuzione quella concreta.

Per Chomsky la competenza è il livello astratto, mentale della lingua: mentre la langue è sociale e

trascende l’individuo, la competenza è invece individuale ed ha sede nella mente dell’individuo; la

langue garantisce la comunicazione perché è collettiva, la competenza garantisce la comunicazione

perché è largamente condivisa da chi parla la stessa lingua.

L’esecuzione è tutto ciò che l’individuo fa “linguisticamente” e corrisponde alla parole e al

messaggio. Saussure Jakobson Chomsky

Livello astratto langue codice competenza

Livello concreto parole messaggio esecuzione

CONOSCENZE LINGUISTICHE DI UN PARLANTE

Che cosa sa il parlante nativo? Conoscenza perfetta dei livelli di strutturazione della sua lingua:

- Livello fonetico-fonologico: sa articolare [f] ma sa che non può essere preceduta da [p]

(diversamente dal tedesco, es. “Apfel”)

- Livello morfologico: sa che la prima persona del congiuntivo di cadere è cada e che quella di

cantare è canti, un’informazione, questa, che è ricavabile solo da una rete di conoscenza più ampia,

sa ricavare nuove parole da altre che già conosce (collocamento da collocare), sa distinguere parole

uguali in tutto tranne che per l’accentazione (ancòra/àncora)

-Livello sintattico: “Ho chiamato Carlo” e non “Ho telefonato Carlo”, il parlante sa riconoscere la

grammaticalità o l’agrammaticalità delle frasi

-Livello semantico: serata molto calda = serata afosa, bevanda molto calda # bevanda afosa, il

parlante sa istituire relazioni semantiche tra parole, come antinomia e sinonimia

Tutte queste competenze costituiscono la grammatica dei parlanti.

SINTAGMATICO vs PARADIGMATICO

Rapporti sintagmatici sono rapporti obbligatori tra elementi compresenti, in prasentia, in un

enunciato

Es. il gatto incontrò un grosso alano sdentato

> Nella nostra mente esistono processi di selezione tra unità alternative per i quali quando parlo ne

emerge una sola da certe caratteristiche i rapporti paradigmatici sono quelle caratteristiche che

tengono insieme, a livello mentale, elementi sostituibili in un enunciato.

Es. il gatto incontrò un grosso alano sdentato

cane vide il piccolo topo sporco

leone azzannò

Se i rapporti sintagmatici sono obbligatori e a livello orizzontale , quelli paradigmatici offrono varie

opzioni e a livello verticale .

I rapporti sintagmatici sono obbligati, ineludibili, pena la produzione di una frase mal formata,

mentre i rapporti paradigmatici hanno un ruolo molto più essenziale per la lingua (non a caso

appartengono alla langue) ed esistono solo nella mente a livello astratto e offrono la gamma di

possibilità fra cui posso scegliere.

Le scelte paradigmatiche hanno conseguenze sintagmatiche.

DIACRONIA vs SINCRONIA

NON sono caratteristiche intrinseche dell’oggetto lingua, ma sono due modalità di studiare una

lingua; non sono mancati eccessi nello strutturalismo del secolo scorso secondo cui la lingua aveva

una natura duplice sincronica e diacronica.

-Approccio diacronico Studia il mutare di una lingua nel tempo; alcuni esempi:

1) espressione dell’oggetto diretto (cioè il compl. oggetto)

in latino caso accusativo

in italiano ordine delle parole

2) espressione della determinatezza (l’oggetto, cioè, è individuabile nella sua specificità

dall’interlocutore)

latino classico mancante (‘rex’ = “il re” ma anche “un re”)

latino volgare con il pronome ‘ille’, ‘illa’, ‘illud’ in epoca tardo-antica non si intendono più

i pronomi “quello”, “quella”, “quella cosa” ma gli articoli determinativi

lingue romanze articolo preposto (italiano ‘IL

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serge95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e sociolinguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scala Andrea.
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